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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
22 ottobre 2011
PUNTO DI NON RITORNO (di Stefano Olivieri)

I fuochi, piccoli e interminabili, del disagio italiano sono ormai accesi ovunque e ardono giorno e notte, come i pensieri e le preoccupazioni degli italiani comuni. Leggere, interpretare la cronaca quotidiana di questi ultimi anni andando oltre ai singoli eventi è impresa sempre più semplice perché stiamo raggiungendo velocemente il punto di non ritorno. Ci avevano definito disfattisti menagrami, profeti di sciagure quando qualche anno fa avevamo iniziato a sottolineare certi segnali. Ci avevano detto che non amavamo l’Italia e invece è proprio lo sviscerato amore per questo sventurato paese che ci ha tenuto fermi, sul punto, a denunciare il pericolo.
 
Il nostro paese è davvero a un passo dall’insorgenza civile. Le aree di disagio si estendono giorno dopo giorno e sommano cittadini a cittadini. Studenti, operai, disoccupati e inoccupati, le stesse famiglie dei lavoratori in crisi scendono in piazza più o meno giornalmente. E se qualcuno ancora perde tempo a registrare se sia più alta la febbre della Fiom o quella degli indignados, se la violenza teppistica dei black blok nasconda o meno disegni eversivi, nel frattempo quei mille fuochi ardono e crescono dalle campagne alle città, dalle fabbriche alle officine fin dentro la pubblica amministrazione, perché anche lì dentro ormai da anni è entrato il vento della crisi.
 
Più poveri, più arrabbiati certamente. Anche delusi e disorientati da una opposizione inerte e troppo prudente, milioni di cittadini cominciano a sentirsi prudere le mani. Il denaro che manca in famiglia per le spese essenziali ristruttura rapidamente la scala di valori mettendo ai primi posti la sopravvivenza della famiglia stessa, il lavoro, il costo della vita, i figli disoccupati. Le urla esagitate dei carnefici di Gheddafi entrano in queste ore in tante case disperate del nostro paese e più di qualcuno, ne sono certo, avrà fatto cattivi pensieri pensando che laggiù in Libia è stato finalmente eliminato il tiranno. Quando si è disperati certi accostamenti, certe sintesi si fanno e la politica dentro quelle teste non entra più, attenzione.
Il governo ha inteso rispondere all'ansia di tante, troppe famiglie italiane ridotte allo stremo  con un decreto sviluppo teso soltanto a sviluppare la sopravvivenza di Berlusconi, perché non ci hanno messo dentro neanche un euro e con le chiacchiere non si fa sviluppo. Il nostro premier è ormai lo zimbello d’Europa, all’estero non si fa più vedere e in patria vive blindato nelle sue case che ne hanno già viste tante, troppe. E la UE, l'intero occidente sta togliendo fiducia all'Italia a causa di quest'uomo anziano, sempre più solo e ottenebrato dai suoi fantasmi, non più in grado di badare a se stesso, figurarsi al suo paese. Prima o poi cadrà e i fedelissimi che lo difendono cadranno probabilmente insieme a lui, che di questa plebaglia indecente di leccaculo e donnine compiacenti è il principale sponsor economico, prima che politico. L’opposizione parlamentare guarda troppo e fa troppo poco, non si può restare sulla sponda del fiume in questi casi perché il dramma vero è fuori da palazzochigi, è nelle case di tutti gli italiani comuni. ma non c'è più tempo
 
I mille fuochi si stanno unendo fra di loro, siatene certi, e quando l'incendio divamperà purtroppo non ce ne sarà più per nessuno, non occorre essere maestri della politica per capirlo. Scorrerà sangue inutile perché l’Italia ha già pagato questo prezzo. Per evitarlo imploro: fare presto, che a questo punto significa soltanto assediare il palazzo e costringere il governo alla resa. Tertium non datur.
 
Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it   

12 agosto 2011
Manovra: mazzate sui più deboli e niente crescita ( di Stefano Olivieri)

La cifra di quest’ultima manovra anticrisi la da Cicchitto: “Ci siamo messi al riparo”. A parte che non è vero, è l’affermazione che tradisce l’approccio culturale di chi vuole soltanto difendersi dalla crisi e non bensì aggredire le sue cause e combatterle: in questa manovra non c’è crescita, anzi, a detta di due dei più autorevoli esponenti fra gli amministratori locali del centrodestra, Formigoni e Alemanno, è addirittura recessiva, colpisce gli strati sociali più deboli, fa vaporizzare del tutto il federalismo fiscale tanto sbandierato fino a qualche mese fa come talismano per la crescita.
 
Niente tasse su mobili e immobili. Ricconi e gaudenti possono dormire fra due guanciali, nessun provvedimento li toccherà. E anche la casta politica può continuare a mangiare tranquillamente, almeno fino alla fine di questa legislatura. Vien da ridere ( per non piangere) a pensare che i nuovi tagli agli enti locali, ormai enormemente più virtuosi dell’apparato centrale dello Stato, si risolveranno in nuove tasse e aumenti per i cittadini e molti servizi essenziali subiranno vistosi rincari, insomma pioverà sul bagnato.
 

Quando è il paese intero a rischiare tutti dovrebbero mettere mano al portafoglio, ma in Italia non è possibile evidentemente. Finalmente parlano di rendite finanziarie (bot esclusi) tassate al 20 %, meglio tardi che mai, eravamo diventati le Cayman europee senza goderne alcun vantaggio. Ma il tasso di evasione fiscale è ancora così alto e nello stesso tempo così spuntate le armi ( ricordate? La controriforma tremontiana di qualche anno fa, dopo la caduta del governo dell’Unione) di chi dovrebbe rintracciare gli evasori, che alla fine ci andranno a rimettere soltanto i contribuenti onesti, pubblici e privati. Per loro sarà vera macelleria sociale, roba così sanguinaria da unire una buona volta  il popolo da destra a sinistra e dare finalmente una salutare spallata a questo governo di deficienti e mazzettari. Semmai questa manovra diventasse legge, una violenta reazione popolare sarebbe inevitabile e di difficile gestione anche per la stessa opposizione. Un consiglio al premier:  Belusconi faccia le valigie, raccolga i suoi nani e le sue ballerine e se ne vada ad Antigua una volta per tutte prima che in Italia scoppi una rivolta seria. Questo paese ha bisogno di respirare aria nuova.  

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

 

18 giugno 2011
FINE GIUGNO CALMA PIATTA ( di Stefano Olivieri)

Che cosa sta facendo il governo? Perché, a una settimana dal voto referendario di un paese che lo ha bocciato senza appello, continua a tergiversare e a non fare nulla? Come stanno dimostrando, Berlusconi e i suoi ministri, di tenere al bene comune se finora, pur ammettendo la sconfitta elettorale, non ne hanno tratto le dovute conseguenze rassegnando le dimissioni?

 
Non ha senso aspettare che il nodo scorsoio del default economico si stringa su un intero paese soltanto perché la sua classe dirigente, incapace di comprendere i problemi e di creare soluzioni, vuole restare al potere. Una scelta del genere sarebbe legittima – pur se odiosa da sopportare – in una monarchia ma non è tollerabile in una repubblica democratica rappresentativa. Neanche per un istante può essere consentito e invece Berlusconi è ancora lì, addirittura a minacciare, Brunetta è lì che straparla, Tremonti indora le pillole di una improbabile riforma fiscale basata sul nulla, e via via tutti i ministri e sottosegretari di questo sciagurato governo. La Prestigiacomo, la più bocciata di tutti, sparita. La Gelmini scomparsa, Maroni che pretende e ottiene un nuovo giro di vite sui clandestini che scappano dalle guerre ( vergogna!) solo per racimolare consensi dentro la Lega. E’ un governo di fantasmi, imbarcati su un veliero fantasma che continua a navigare al largo senza mai approdare, perché il popolo di questo paese non li vuole più.
 
Serve, a questo punto, soltanto una salutare, terapeutica spallata di tutto, ripeto tutto il popolo italiano. Senza violenza e sangue, per carità, abbiamo già dato per questo, abbiamo già pianto i nostri eroi. Ma occorre adesso fermezza e determinazione nell’asfissiare le ultime residue difese di un esecutivo che probabilmente aspetta soltanto l’onore delle armi per capitolare. E che sta rubando fino all’ultimo, trattando dipendenti e operai alla stregua di rifiuti.
 
Al popolo che già tanto ha fatto tocca ancora una volta uno sforzo, un sacrificio ultimo, l’attacco alla bastiglia. Non facciamoli restare ancora lì perché faranno crollare il paese con il sorriso sulle labbra, perché a loro conviene a questo punto avvelenare i pozzi per poter poi attaccare i nuovi governanti con le menzogne in cui sono maestri. Suvvia, non è della caduta dell’impero romano che stiamo parlando. E’ un semplice governo della repubblica, un pessimo governo per di più  e un premier che si è fatto sempre i suoi affari fregandosene del paese. Perciò non diamogli tregua, non diamogli speranza, pensiamo all’Italia dei nostri figli, dei giovani, delle donne, dei bambini che vogliono un paese libero.
 
Io ho sessant’anni ma ho rispolverato l’eskimo del lontano 68. E voi che cosa pensate di fare?
 
Stefano Olivieri

 


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permalink | inviato da Stefano51 il 18/6/2011 alle 13:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
12 dicembre 2010
E LA SPALLATA, QUANDO? di Stefano Olivieri

 

 

Volevo scaldarmi, perché faceva freddo oggi pomeriggio e malgrado la folla sentivo l’ansia di chi, intorno a me aspettava come di dare un senso compiuto a questa grande mobilitazione. I cortei, la musica, gli striscioni, la folla. Poi è arrivato Bersani a parlare, il sole era già all’orizzonte, ieri era santa Lucia, il giorno più corto dell’anno. E dal palco illuminato a giorno ha iniziato a parlare.

Non ha sbagliato una parola, esattamente nel solco del PD. “Democratiche e democratici…” che, devo dire la verità, non mi suona ancora familiare, mi resta posticcio, come imbalsamato nella tromba di Eustachio e rimbalza fuori, prima di giungere al cuore. Ma questo può essere nostalgia e nient’altro, perciò ci passo sopra e continuo ad ascoltare, sperando di scaldarmi, di sentire quel “puff puff” in mezzo al petto, e le guance che si scaldano e la voglia di ridere, applaudire, sorridere agli altri.
 
Dicevo, non ha sbagliato una parola. Ha ricordato tutti, dai giovani alle donne, dai disabili agli imprenditori, dai disoccupati agli operai, agli impiegati. E poi ha ricordato, ha ammonito che non ci si deve affezionare a un volto bensì a un’idea, a un valore comune, e ha nominato la repubblica. Applauso, chi è che non applaude alla repubblica in questi giorni, in quest’Italia assediata dalla Lega in combutta col riccone ? Ma il calore non arrivava su, la piazza non decollava, perché ogni volta che Luigi pareva volesse finalmente affondare il bisturi, diventava cauto, bipartisan, in una parola “riformista”, e di virgolette ce ne dovrei mettere una cinquantina a destra e a sinistra perché ormai questa parola ha perso di senso, da quando, da troppi anni ogni volta che è stata adoperata, è finita per annunciare un danno, un sopruso in più verso la classe lavoratrice, quella a busta paga per intenderci. Lo so, lo so bene che ci sono anche gli imprenditori che rischiano, e che quando vanno a fondo si portano dietro migliaia di famiglie di operai, ma non si può tacere, neanche Bersani può farlo, che è in atto in questi mesi, in questi giorni il più grande massacro sociale dal dopoguerra. Sarà, il 2011, un anno drammatico per la povera gente, e allora è giusto a questo punto chiamare le cose con il loro nome, dire al popolo riunito al freddio della sera dell’11 dicembre 2010 a piazza san Giovanni che da domani si parla di Resistenza, perché se vuoi davvero la pace sociale e conosci il tuo nemico, per avere quella pace devi preparati ad una guerra.
 
Quale messaggio ha ricevuto Berlusconi ? Che c’è una coalizione pronta a sostituirlo ? Lo sapeva già, lo sa da sempre, da quando è sceso in politica. Non ne ha paura. Invece di dargli una spallata gli abbiamo dato una pacca sulle spalle. Berlusconi non teme il parlamento, ci sta facendo shopping in questi giorni. Berlusconi teme la gente, teme la sollevazione popolare, teme che il Tartaglia che l’anno scorso, proprio in questi giorni  gli lanciò il modellino del duomo in faccia sia stato la punta di un iceberg. Questo teme Berlusconi, ed è forse l’unico timore che riesca a fargli dimenticare la paura dei giudici.
 
Bersani non poteva, anzi diciamolo bene, non doveva certo invocare una rissa nazionale, una rivolta violenta e sanguinolenta. Abbiamo già dato, grazie, ne sono morti troppi di italiani per fare questa repubblica. Ma proprio perchè sono morti per questa Repubblica e per questa Costituzione, non possiamo ignorare il loro sacrificio, non possiamo perdonare chi vuole fare a pezzi la nostra democrazia. Da piazza san Giovanni doveva partire una mobilitazione, un assedio al governo del fare, una veglia continua e soffocante per questo regime e non è successo. C’è tempo, caro Luigi Bersani, per essere buonisti, ma non è questo il tempo. Occorre dirlo alla gente che dovrà lottare, che occorre prepararsi al peggio davvero, altrimenti farà da se, ed il rischio dell’insorgenza civile incontrollata è ogni giorno più grande. Voglio dire che occorre accenderlo davvero, e subito, questo falò sotto palazzochigi e presidiarlo ogni giorno e ogni notte, perché così si fa quando c’è una vera emergenza democratica. E’ finito il tempo delle battaglie in tv, ho capito che qui tocca rispolverare l’eskimo, mannaggia, a sessant’anni suonati. Resistenza, Resistenza, Resistenza !
 
Stefano Olivieri
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