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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
26 luglio 2011
PAROLA DI DISAGIATO, QUESTO GOVERNO NON ARRIVA A NATALE ( di Stefano Olivieri)
 

Una giornata un po’ così, stamane faceva fresco, 12 gradi alle 6,30 quando sono andato a lavorare. Cinquanta euro in tasca che dovrebbero bastare per tre giorni, perché in casa c’è anche mia moglie e mio figlio e la busta paga è 1500, che sono appunto 50 euro al giorno. Ciò che io risparmio guadagnano loro, la benzina col contagocce e il piede sempre più dolce sull’acceleratore,  meno male che la mattina presto c’è poco traffico e si risparmia gas.

Un pacchetto di sigarette, magari riuscissi a smettere. Chissà perché le emergenze invece di fare emergere le virtù accrescono i nostri vizi. Forse perché i vizi crediamo di padroneggiarli meglio, le virtù invece ti lasciano sempre l’amaro in bocca, quel poco che riesci a risparmiare oggi te lo gratta l’aumento di domani.

Trent’anni fa sognavo la pensione, pensavo al bengodi della sveglia che non ti sveglia più a notte fonda, alle volte che sarei potuto andare a pescare a mare.

Oggi tremo al pensiero di quando mi sbatteranno fuori per raggiunti limiti di età, perché dal giorno dopo il nostro già fin troppo morigerato tenore di vita subirà un crollo verticale. Questo è il mulino bianco del liberismo, questa la tassa che paghiamo al progresso, alla libertà da lacci e laccioli voluta dal cavaliere. Quei lacci sono finiti tutti addosso alla classe lavoratrice che lentamente è scivolata nel disagio, e non compra più, non sogna più, non fa più progetti di vita. Ma voi al governo oltre che cattivi siete anche stupidi, perchè se uccidete i nostri sogni morirà tutto il paese.

La finanziaria ci ha tagliato le gambe. Segate di netto. Famiglia monoreddito con figlio e moglie disabili, il capofamiglia presto lo diventerà perché non è una quercia. Chè per caso potrò andare a casa di Tremonti ad apparecchiarmi il pranzo sulla sua scrivania, quando arriverà il default familiare? Oppure mi depilo barba e gambe e mi trasferisco all’olgettina, sperando si ingannare il ragionier Spinelli, così scuce anche a me qualche diecimila euro?

Questo governo puzza dalla testa come il pesce guasto. E parte dell'opposizione purtroppo, da quel che si apprende in questi giorni, in queste ore, pur essendo diversa non profuma di lavanda. La gente onesta di questo paese non vuole più attendere, non accetterà più rognosi perchè a questo mondo, come si dice, il più pulito c'ha la rogna. Se si vuole, si può essere puliti, anzi si deve, prima, durante e dopo la politica. Prima del default economico dobbiamo guardarci da quello etico, molto più infido e pericoloso. Facciamo pulizia e poi facciamo le primarie sul serio, con regole che consentano agli elettori di avere sotto gli occhi la radiografia di tutti i candidati, separiamo con la mannaia la politica dagli affari una volta per tutte e senza voltarci indietro. La migliore Italia, quella che suda e lavora continuando a sognare, se lo merita. 

Io so per certa una cosa. Di cui sono certissimo, come se questa scena l’avessi ora davanti agli occhi. Se le famiglie italiane non arriveranno alla fine di questo terribile anno, ebbene non ci arriverà nemmeno questo governo. Parola di disagiato incazzato. Non so ancora dire come e perché, lo so e basta e lo sanno i milioni di cittadini che stanno come e peggio di me. E se Berlusconi non l’ha ancora capito, tanto peggio per lui. E non solo per lui.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

21 luglio 2011
Saremo tutti dePILati (di Stefano Olivieri)
 

Ma guarda un po’ l’Italia non cresce. Ci voleva la Confindustria e l’Istat a dircelo, non ce ne eravamo accorti. Il trimestre scorso la crescita era stata del 1,6 % e tutti lì a soffiare sulla vela, a gonfiare le speranze di questa sciocca Italietta che ancora crede alle favole del cavaliere.

Vi ricordate nel 2008 lo spot governativo con quel signore che, andando in giro per la strada con le buste della spesa, veniva continuamente fermato da sconosciuti che gli sorridevano e gli dicevano “Grazie!” ? Era un vero tormentone in tv, per far capire al popolino che bisognava avere fiducia, che si doveva fare una bella pernacchia ai profeti di sventure e invece spendere, spendere, spendere, perché acquistando le merci, anche le più piccole e costose, si sarebbe rimessa in moto l’economia.

Poi le cose cominciarono ad andare peggio ma Berlusconi e Tremonti continuavano a rassicurare i cittadini, ci dicevano che l’Italia era al riparo dalle intemperie, il ministro tranquillizzava tutti dicendo di aver messo al sicuro i conti, non si sarebbe abbattuto su di noi nessuno tsunami.

Nel frattempo raschiarono il fondo della botte, usarono i fondi per le aree depresse del sud per la cassa integrazione e quelle aree diventarono ancora più depresse. E i cassintegrati pure, perché con quei quattro soldi in tasca ma senza prospettive per il futuro sapevano di non poter andare lontano.

E mentre il bel paese affondava nella melma, mentre le famiglie scendevano in piazza sempre più spesso accanto ai capifamiglia, mentre giovani e meno giovani reclamavano il loro diritto a un futuro, a un lavoro, a una casa, a una vita dignitosa, alla corte del re si ballava il bungabunga sotto una pioggia di banconote da cinquecento euro. Berlusconi sarà stato pure munifico con le sue diecimila badanti, ma lo è stato ancor di più lo Stato, le Regioni, i Comuni italiani che hanno accolto queste signorine di bella presenza e di nessuna esperienza, bungabunga a parte, assegnando loro comodissime poltrone di ministre, deputate, assessore e via dicendo, con relativo stipendio da decine di migliaia di euro mensili. Insomma, quei famosi pacchi della spesa dello spot di cui sopra,  in realtà li ricevevano e belli ricchi soltanto le olgettine, che il premier ringraziava eccome, chiedere al ragionier Spinelli.

Intanto che in Europa divampava l’incendio della crisi, in Italia andava così in onda la fiction del mulino bianco con il cavaliere imbalsamato e la sua corte sorridente e questuante. E invece di pensare alla crescita del paese, al governo si continuava a spidocchiare il presidente dai suoi processi, sempre quelli, sempre gli stessi, in attesa dei nuovi (abuso di potere sul caso Annozero).

Poi sono arrivati i referendum e le ultime elezioni amministrative, due calci nelle gengive a PDL e Lega. Che però hanno subito risposto con una manovra finanziaria degna dei regimi medievali, manca soltanto lo ius primae noctis delle operaie (bone però, perché altrimenti il cavaliere le rimanda indietro).

L’Italia non è ferma, è già affondata e noi siamo già tutti depilati. Siamo al mattatoio in fila, dopo la Grecia. A meno che non scoppi una sana, liberatoria rivoluzione, come sarebbe pure giusto a questo punto se l’opposizione continua a nicchiare. Con le buone o con le cattive insomma, non è che ci sia poi il tempo e la possibilità di scegliere.

Perché in Italia i soldi ci sono, è che li hanno fatti sparire. Nelle loro tasche, nei loro conti esteri. Lo sappiamo e sappiamo chi sono, uno per uno, non serve Tom Ponzi. Conosciamo corrotti e corruttori, ben più pasciuti oggi rispetto all’ultima tangentopoli. Cominciamo a sgrullarli per bene e vedrete quanti tesoretti escono fuori, per le paghe e gli stipendi, per la scuola e la sanità, per nostri giovani mortificati nelle loro ambizioni.

Sbattiamo fuori da palazzo questo governo. Non farlo non ci salverà dal default. Prendiamo questa razza padrona e mettiamola nei campi a zappare la terra, che in galera magari si riposano troppo e invece devono sudare sul serio, devono provare quello che ci stanno facendo provare.

Non sto parlando di armi, non sto parlando di sangue e di morte, l'Italia ha già dato per sua sfortuna. Sto parlando di una sollevazione pacifica, ma di massa, e dovrebbe poter bastare. A meno che non vogliano capire che è ora di andarsene neanche davanti a una folla di un milione di persone sotto palazzochigi. Il popolo il senso di responsabilità ce l’ha eccome, e non da oggi. Il governo dimostri se non altro il senso del pudore e si dimetta subito.

Altrimenti sono guai. Un milione di piccoli fuochi può diventare un incendio ingovernabile, anche per l’opposizione.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

17 luglio 2011
IL GOVERNO TAGLIA, L'OPPOSIZIONE RAGLIA di Stefano Olivieri

IL GOVERNO TAGLIA, L’OPPOSIZIONE RAGLIA
 
Bossi non staccherà la spina a Berlusconi e tanto meno a Tremonti. Tremonti parla del Titanic e dice che sono guai anche per la prima classe, poi con la manovra butta direttamente a mare la seconda e la terza classe. Il governo chiama alla coesione il parlamento ma non vuole che uno dei suoi, incriminato per associazione mafiosa, venga arrestato.
 
Si fa avanti così in questa estate degli ultimi falò, si tiene insieme la moglie ubriaca e la botte piena. La botte della casta, naturalmente.
 
Cifre da capogiro disegnano l’incubo. Otto milioni di italiani a rischio povertà, più di tre milioni decisamente poveri. E per contro 245 miliardi di euro di evasione. Tremonti dice che si evita la crisi perché il risparmio ha tenuto, vorrei chiedergli a chi pensa quando parla di risparmio. Forse alla casta, alla cricca, o al suo amico Milanese. L’altro ieri Skytg disegnava due casi, quello di una famiglia povera e quello di una famiglia ricca, per rimarcare come la manovra sia iniqua. Secondo Skytg, la famiglia, povera e cagionevole di salute, tipizzata dai suoi esperti aveva nientepopodimeno che addirittura sessantamila euro di risparmi in banca.
 
Nessuno ha capito dove si sta andando, se anche i maggiori media tv toppano così vistosamente. Nessuno ha chiaro il fatto che, se l’America che è l’America, di Obama che è Obama, non Berlusconi, parla apertamente di rischio default, se è dunque vero che il paese del benessere per eccellenza sta in questa situazione, vuol dire che allora in Italia il default c’è già e questi mascalzoni al governo faranno rosicchiare l’osso dagli speculatori fino alla fine, pur di non lasciarci le loro penne. Ci faranno affondare tutti e poi si rifugeranno nei loro paradisi fiscali. Che farà uno come il sottoscritto, famiglia monoreddito di fascia mediobassa con ben due disabili totali ? Si spara? No, prima di arrivare a quel punto però un fucile potrei anche essere indotto a imbracciarlo, se la democrazia va via. 
 
Ho scritto : l’opposizione raglia. Lo scrivo di nuovo : RAGLIA! Che senso ha facilitare l’approvazione di una esecuzione di massa? Vi è ben chiaro, Bersani Di Pietro Casini, dove si sta andando? Sapete o no che il rapporto Pil/debito pubblico sta al 120%, che significa un accumulo di 350 miliardi di euro di debito in più soltanto negli ultimi tre anni?. Sapete che cosa significa attendere anche un solo mese di più?
 
Chi aspettate che ve lo dica, forse gli speculatori che da lunedì torneranno a mangiare l’Italia? O le famiglie, i milioni di “casi umani” come li chiama la tv, ma che hanno tutti nome e cognome, e diritti da tutelare e rivendicare? Chi deve ricordarvelo, la Costituzione, che siamo tutti uguali ? O forse la Resistenza, che i tiranni vanno tirati giù senza mezzi termini?
 
Se il Titanic affonda, io pretendo tutte le scialuppe di salvataggio per la stessa gente che ha consentito al Titanic di restare a galla finora. Quelli al governo invece vogliono salvare soltanto la prima classe e buttarci tutti a mare, non so se vi è chiaro.
 
O prendete un’iniziativa forte o il popolo farà da sé. E non sarà un gran bel vedere.
 
 
Stefano Olivieri

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1 luglio 2011
VOGLIONO AVVELENARE IL NOSTRO FUTURO (di Stefano Olivieri)

Roma, 1 luglio. Estate avvelenata.

Ormai è chiaro che Berlusconi sulla manovra metterà la fiducia. Una manovra criminale e criminogena perché non soltanto non prende atto – e dunque non tenta soluzioni in questo senso – del profondo malessere economico sociale che ha portato ormai anche un largo strato del ceto medio nel disagio, ma non propone nemmeno la minima indicazione su quale possa essere, da oggi al 2014, la strada per uscire dal pantano di una crescita prossima allo zero.
Perché, per paradosso, anche se si riuscisse ( ma non si riuscirà perché nulla stanno facendo per questo ) a dare occupazione a licenziati, disoccupati e cassintegrati buttati in mezzo alla strada negli ultimi anni ( e tenuti in sopravvivenza con i fondi destinati allo sviluppo), anche se dunque per paradosso si raggiungesse in Italia la piena occupazione, i livelli occupazionali e retributivi e il sistema di garanzie oggi offerto dal mercato del lavoro italiano sono oramai talmente sbilanciati sul fronte padronale che la miccia della instabilità, anzi di una vera e propria insorgenza civile resterà accesa. Ecco perché la manovra è criminogena.
 
Questa manovra dunque, se da un lato rappresenta esattamente la cifra politica di una classe governativa inefficiente, dall’altra segnala in modo clamoroso il baratro che ci aspetta. Berlusconi e i suoi lo sanno bene, e infatti hanno messo in questi primi due anni i tagli minori, i più insignificanti, scaricando tutto il peso della manovra sulla prossima legislatura. Stanno, con cinica cattiveria, avvelenando i pozzi del futuro del paese. Berlusconi : " Siamo riusciti ancora una volta a non mettere le mani in tasca agli italiani...". Ma di quali italiani parla signor presidente? Dei suoi amici, naturalmente, e delle sue amichette.
 
Abbiamo vinto le amministrative, le città più importanti della penisola italiana ( con esclusione della capitale, dove però Alemanno è in clamorosa caduta di consensi) sono governate dal centro sinistra. Abbiamo portato la quasi totalità del voto referendario a dire no al nucleare, no alle speculazioni sull’acqua bene comune, no al legittimo impedimento del premier e alle altre leggi ad personam.
 
Una grandissima fetta dell’elettorato di destra ha voluto lanciare un segnale di insofferenza – un altro premier e un cambio di strategia politica - ai propri leader di PDL e Lega, che non è stato minimamente raccolto. E io credo a questo punto che il premier, prima di mettere l’ennesima fiducia sulla manovra, dovrebbe con umiltà chiedersi che impatto avrà la manovra stessa nel paese. Perché esistono altre soluzioni, esistono altre tasche, altri portafogli ben più forniti a cui chiedere stavolta sacrifici. Invece niente tasse sui suv, niente prelievi sulle rendite da capitale, nessuno sgarbo alla casta degli intoccabili e porte aperte alle cricche. Dimenticarsi di mazzettari e corruttori e contemporaneamente rivolgersi ancora una volta a operai, impiegati e pensionati è come sparare sulla Croce Rossa. Ah, dimenticavo, neanche questo si può più dire perché anche quella è in corso di privatizzazione ad personam.
 
A distanza di un mese da due clamorosi tracolli elettorali questo governo se ne sbatte e tira fuori una manovra finanziaria da 47 miliardi di tagli, di cui quaranta scaraventati oltre la fine di questa sciagurata legislatura. Al solito, come sempre saranno colpiti i più deboli: i lavoratori a busta paga e i pensionati, le donne e i giovani senza sponsor, le famiglie a medio e basso reddito. La parte più povera della popolazione italiana dovrà ancora una volta caricarsi sulla schiena gli errori di un governo e di una maggioranza parlamentare costituita da yesmen e da olgettine, da mercenari prezzolati e servi sciocchi che hanno più volte dimostrato, in parlamento e non solo, di servire la causa del loro sponsor economico e non quella del paese di tutti.
 
Stavolta serve una risposta seria e determinata, che convinca Berlusconi e i suoi ad andarsene. Neanche la Lega riuscirà a farla franca. Il paese reale si sta già organizzando, la rete pullula di iniziative. L’Africa non è mai stata così vicina.

Stefano Olivieri

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31 maggio 2011
NON FERMIAMOCI QUI (di Stefano Olivieri)

 

Attenzione ai colpi di coda. Il presidente più indagato degli ultimi centocinquantanni cercherà adesso di rovesciare il tavolo con tutte le carte, denuncerà la sovversione delle piazze italiane in festa e tenterà la stretta autoritaria. Lo farà perché conosce soltanto la parte del lupo, quella dell’agnello non l’ha mai dovuta imparare perché ha preferito circondarsi sempre di chi gli dava ragione. Milano, Napoli, Torino, Bologna, Trieste, Cagliari hanno appena cambiato sindaco e in un paese normale il presidente del Consiglio, se non altro per galateo istituzionale, dovrebbe felicitarsi con i neoeletti. Berlusconi no, perchè lui si sente duce e non premier.
 
Ora proverà a buttarla in rissa e noi non dobbiamo permetterglielo. Non fermiamoci qui perché l’Italia non può aspettare ancora due anni. Meno di una settimana fa Standard & Poors ha rivisto il rating italiano da stabile a negativo. La notizia è stata risucchiata dalla baraonda elettorale ma è un macigno, trattenuto da qualche piccola breccola. Se non si fa subito qualcosa di serio, il nostro paese va giù, come o anche peggio della Grecia, questa è la situazione. E se un pezzo dell’elettorato milanese che ha votato Pisapia ha voluto dare questo segnale forte anche al paese, se Milano è la capitale produttiva, ebbene da quella città è arrivato il cartellino rosso questo sciagurato governo anche per questo. L’Italia può tornare su se tornano le spalle dritte, se scompaiono i furbetti e gli amici degli amici, se si smette di guardare alla giustizia come a un problema personale di Berlusconi.
 
Non fermiamoci qui, per le nostre famiglie, per le donne, per i nostri giovani. Questo se ne deve andare e subito, prima che sia tardi per il paese. Presidiamo le piazze per due settimane fino al referendum, piantiamoci le tende e aspettiamo, senza muoverci di lì. Se ne dovrà andare.
 
POLITICA
6 gennaio 2011
PASSATA LA FESTA GABBATO LO SANTO ? E NO. 2011, ORA DEVONO PAGARE ( di Stefano OLivieri)

 
Meno male, è arrivata l’epifania che tutte le feste si porta via. Da domani si potrebbe, si dovrebbe tornare a parlare di cose serie, speriamo, e il governo dovrebbe pensare agli italiani.
 
Gli ultimi spunti mediatici di queste festività ci hanno regalato Berlusconi vestito da metronotte che insieme alla befana accompagnava Torreggiani. Poi Tremonti che parla di videogames e di crisi, e dice che abbiamo sconfitto un mostro ( …ma chi ? e quale mostro ?) e adesso ne arriva uno più grosso e feroce. Capita l'antifona ragionier Tremonti, tanto sappiamo poi chi paga.
 
Bossi ciuccia latte alla palude romana e poi torna sulle sue montagne a fare la voce grossa. Alfano che timidamente batte cassa per la giustizia, Romani che si accorge solo adesso del cartello delle assicurazioni, Larussa che non sa che pesci pigliare per i soldati morti che continuano a rientrare dalle missioni di pace.
 
Intanto è stato varato il solito decreto mille proroghe, che testimonia come questo governo intenda tirare a campare senza scegliere. Niente aumenti degli incentivi per il fotovoltaico, poi 400 milioni per il cinquepermille ( e dovrenmmo pure ringraziare…) ma un bel taglio ai fondi dell’editoria (a danno naturalmente dei piccoli e delle tv locali, niente rischi per il cavaliere imprenditore).
 
Berlusconi è ancora a caccia di deputati, fino all’undici gennaio, che è poi la data che conta per verificare quanto di buono o meno buono ci porterà quest’anno 2011. Io consiglierei a questo punto, per non sbagliare, lagenda per la prossima settimana. Ormai si naviga a vista, ma è arrivata l'ora delle scelte :
 
1.    di costringere il PD a smetterla con questa politica dei due forni tutta interna al centrosinistra. Scelga una buona volta fra Vendola e Casini, perché così facendo non fa altro che alzare le quotazioni di borsa di Pierfendi e di quella bufala del quoziente familiare che si porta dietro. Questo governo ha svoltato a destra da un pezzo, per riguadagnare la retta via bisogna svoltare a sinistra almeno fino a quando si sarà realizzata una giusta redistribuzione del reddito, siamo stanchi di furbi e ladroni. Se negheranno le primarie il partito esploderà come un palloncino. Io voterei Vendola ma rimarrei in questo PD, perchè voglio farlo diventare più forte e più vicino al paese.
 
2.    Di contrastare tutti, apertamente e indistintamente, il piano schiavista di Marchionne e Sacconi, che non solo non attirerà investimenti in Italia ma porterà nelle fabbriche un clima da caccia alle streghe. Attenzione bucanieri, gli operai con la pancia vuota e la testa piena di pensieri diventano davvero delle brutte bestie da gestire.
 
3.    di mobilitarsi tutti in una manifestazione nazionale che unisca giovani e vecchi, studenti e operai, uomini e donne, occupati  disoccupati e precari in una sola voce : ANDATEVENE VIA ! Il giorno ? Io ho pensato all’undici gennaio, ma sarebbe meglio il giorno prima altrimenti finisce che la Corte fa slittare di nuovo la sentenza.
 
Non siamo più in democrazia, da un pezzo. Il governo nasconde i conti che sono sicuramente in rosso e quest’anno i nodi verranno al pettine. Di solito i bari quando vengono scoperti la buttano in caciara e cercano di rovesciare il tavolo, e per questo noi tutti DOBBIAMO FERMARLI PRIMA perché siano evidenti le loro responsabilità. Forza italiani riprendiamoci questo paese.

Stefano Olivieri

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17 dicembre 2010
LA RISPOSTA DEMOCRATICA A UN REGIME (di Stefano Olivieri)

Leggo e rileggo i fatti dell’ultima settimana e ogni volta di più si accresce la sensazione di trovarsi di fronte a una vera e propria schizofrenia, a un cortocircuito del sistema etico-democratico di questo paese.
 
Il presidente del Consiglio si accatta la fiducia al suo governo. Dico “si accatta” non perché ce ne siano le prove provate, ma perché nei comportamenti dei singoli deputati e deputate, nella conversione a U effettuata rispetto alla promessa sfiducia dagli ormai noti tre più due più uno provenienti da FLI e IDV (dovrei aggiungere PD, anche se Calearo può esibire la minuscola foglia di fico di essere passato prima all’Api di Rutelli e infine al gruppo delle tre scimmiette cinesi) non esiste il minimo margine di un alibi.
 
La cura ricostituente della maggioranza è stata compiuta senza il minimo pudore perché siamo nella repubblica sudamericana delle banane, dove un premier miliardario può fare impunemente il capopopolo 24 ore su 24 senza che nessuno sollevi problemi di opportunità istituzionale, e può scatenare i suoi scagnozzi contro un presidente della Camera, suo ex alleato e cofondatore del PDL, adducendo proprio quella incompatibilità dei ruoli che tutti dovrebbero rimproverare innanzitutto a lui.
 
Per ottenere questa fiducia parlamentare il premier e il suo esecutivo hanno prima di tutto chiuso i battenti del parlamento senza una apprezzabile giustificazione democratica. C’erano anzi in sospeso un sacco di provvedimenti spinosi e importanti, di cui l’intero paese aspetta ancora la soluzione. Invece è partito un periodo sabbatico ( a spese dei contribuenti elettori, che con stipendi enormemente più miseri non si possono assentare altrettanto facilmente dal lavoro) soltanto perché l’esecutivo aveva iniziato ad andare sotto in continuazione. Napolitano secondo me ha sbagliato quella volta, avrebbe dovuto tenere duro e non concedere neanche un giorno a chi notoriamente ha sempre risolto questo genere di affari col metodo dello scambio.
 
Così siamo arrivati al PD in piazza l’undici novembre, e tre gioni dopo agli scontri nel centro di Roma, che hanno visto aquilani, cassintegrati, disoccupati, ambientalisti ma soprattutto studenti medi sfilare in corteo e alla fine scontrarsi con le forze dell’ordine poste a difesa di una zona rossa grande come tutto il tridente barocco della capitale. Che poi si continua a parlare solo di Roma, ma quel giorno l’Italia intera era in piazza, e mille fuochi accesi insieme possono fare un incendio.  Mentre la politica gioca a scacchi a palazzo, la regina del PDL si mangia uno ad uno i pedoni e l’opposizione moderata si arrocca in un fortino. E Il PD ? Non vuole sposarsi con Di Pietro e chissà, forse neanche con Vendola. Che ci si prepari a un altro “voto utile” al cavaliere nero?
 
Schizofrenia, ho detto all’inizio. Perché secondo me non ha senso che in presenza di una emergenza democratica così viva e grave  gli adulti si radunino allineati e coperti a piazza san Giovanni e siano i giovani invece a decidere  di esprimere la loro rabbia, il loro sacrosanto dissenso proprio sotto i palazzi del potere, quali sono diventati - ahinoi - ormai il Senato e la Camera dei deputati. Un potere in difficoltà estrema, tuttavia arrogante e irridente al punto di “acquisire” ciò che gli manca all’interno dello stesso parlamento, pescando fra le file dell’opposizione.
 
Nel frattempo il paese arranca, le famiglie dei cassintegrati osservano con terrore il conteggio alla rovescia che separa dal 2011, anno per il quale a tantissimi sarà strappata la pur misera coperta del reddito di sostegno. E ai precari, giovani e sempre più meno giovani, si abbassa davanti agli occhi la saracinesca del futuro. Eppure questa repubblica è stata fondata sul lavoro, non sulla schiavitù.
 
Sarebbe stato logico allora che il 14 dicembre fossero stati  gli adulti, i padri di famiglia con una memoria del passato, ad assaltare la bastiglia, e non ragazzi dai sedici a vent’anni. Così non è stato e tutti dobbiamo riflettere se non sia il caso, la prossima volta, di unire una buona volta gli eserciti del disagio verso un regime che ha certo in animo di risolvere l’immensa nuvola nera che si addensa all’orizzonte con il 2011, mettendo in campo una stretta autoritaria di stampo mussoliniano.  I segnali ci sono tutti, a cominciare dal processo di criminalizzazione degli studenti operato dai media e dai partiti di governo ( e non solo di governo, purtroppo).
 
Se è questione di numeri in parlamento, ebbene può essere questione di numeri anche in piazza. E’ la giusta risposta democratica a un governo autoritario, è la resistenza legittima di chi vede calpestati i diritti sanciti dalla Costituzione.  Vediamo un po’ se con un milione di cittadini per strada metteranno di nuovo la zona rossa attorno al parlamento, costringendo poliziotti malpagati a fronteggiare la rabbia di altri poveracci mentre le cricche se la spassano al caldo. Vedremo se basteranno quattro o cinque scilipoti in più a salvare la pelle del governo. Se mai arriverà la terza repubblica, dovrà essere davvero l’età dell’oro della democrazia, senza neanche una nuvola.
 
Stefano Olivieri
POLITICA
30 maggio 2010
ANDANDO IN CERCA DI ( di Stefano Olivieri)
 

Il governo del fare alla fine la frittata l’ha fatta per davvero. La mannaia cala sul reddito fisso e le pensioni dopo che un governo allegro e benevolo aveva aperto le stalle e fatto scappare tutti i buoi. L’impennata dell’evasione fiscale dal 2008 a oggi è un segnale incontrovertibile, con tanto di coccardina rappresentata dal condono tombale per i capitali portati clandestinamente all’estero e fatti rientrare quasi allo stesso modo, anonimamente e con una tassetta sopra da far ridere i polli.

Il governo del fare ha sparso la sua clientela ovunque, ha aiutato gli amici e gli amici degli amici. E le cricche che già c’erano sono prosperate in bellezza, ridendosela dei guai altrui, tanto c’era chi li copriva, chi garantiva loro denaro a fiumi e tapirulà legislativi attraverso le ordinanze.

In nome dell’emergenza l’Italia si è giocata pure le mutande, e a furia di gridare “al lupo, al lupo” l’emergenza è arrivata sul serio : i FAS sono finiti, le piccole e medie imprese prive di una guida strategica continuano a chiudere e a mettere per strada i lavoratori, l’inflazione avanza grazie ai cartelli dei poteri energetici, telefonici, etc lasciati indisturbati, gli affitti e i mutui crescono insieme ai prezzi.

Il governo lascia fare e si occupa di intercettazioni per tacitare magistrati e malelingue, e quando tutti gli indicatori segnano rosso alla fine cala la sua scure sui soliti noti. Tutto già visto.

Andando in cerca di, appunto... Verso chi girarsi per chiedere aiuto ? IL sindacato CGIL è troppo solo, anche con Di Pietro. Il PD abbaia ma non morde, dovrebbe mettere almeno un presidio sotto palazzo Chigi e tutti i municipi italiani per rappresentare fin d'ora alla gente l’allarme gravissimo che minaccia la nostra economia. La sinistra ? Semplicemente non c’è, Vendola e Bersani dovrebbero sbrigarsi e sotterrare una anacronistica ascia di guerra, per il bene della democrazia. Perfino la Chiesa non può aiutarci, da quelle parti più vai in alto e più rischi che qualcuno ti metta le mani addosso.

Pensare che servirebbe da morire, in questo momento, un po’ di sana e semplice religiosità laica, servirebbe quella legalità che Galante Garrone chiamava “il potere dei senza potere”, per riprendere il bandolo della matassa senza perdersi in chiacchiere, per trovare la forza di rialzare la testa e dare l’assalto al palazzo del re e delle sue veline.

Questa manovra è criminogena. Da una parte indebolirà ancora di più la classe lavoratrice, già impoverita e in difficoltà grave. Dall’altra, non toccando i privilegi e le vere ricchezze, scaverà un solco ancora più profondo fra le due Italie divise dal dio denaro. Non va bene, a mali estremi devono tornare utili estremi rimedi.

Questo governo se ne deve andare. Dobbiamo ripetercelo, come un mantra : questo governo se ne deve andare. Dobbiamo mettere sul tavolo le nostre proposte, la nostra fantasia e la nostra conoscenza. Esiste una strada diversa da quella indicata da un liberismo cinico e incosciente, che ha stravolto insieme all’economia anche l’etica dei comportamenti. Le regole devono tornare a governare il paese, a regolare la crescita, a premiare il vero talento sopprimendo i privilegi. Il “nuovo” portato da Berlusconi è in realtà talmente vecchio che ha dovuto camuffarsi, per non essere riconosciuto e essere accettato dagli italiani. Oggi sta abbandonando la sua bella maschera e tutto torna chiaro, così chiaro che il premier fa sempre più spesso spavaldi riferimenti al suo modello ideale, il duce dell’Italietta che fu massacrata da due guerre. Stiamo attenti che quello non scherza per niente.

Dobbiamo aiutare il paese, il nostro paese. Per esempio, la sanità. Basterebbero due semplici mosse : la prima, fare arretrare le mani, sempre pi insozzate dagli affari loschi, della politica nelle assegnazioni dei posti di responsabilità. Basta considerare i titoli di merito, quelli più ovvi, ad esempio le pubblicazioni in riviste internazionali, le ricerche effettuate e i risultati conseguiti, perché è da questo che si misura un medico.

La seconda cosa : interrompere l’assurdo magna magna delle case farmaceutiche. Come ? Ogni regione conosce i propri malati, sa quali sono le patologie – e le conseguenti medicine – più ricorrenti nel proprio territorio. E sa anche le quantità necessarie alla sua comunità. Dunque può acquistarle lei le medicine, a tir e non a confezioni, dalle case farmaceutiche, esigendo uno sconto ben superiore a quello che può ottenere una singola farmacia. E pretendendo anche – con un cliente così importante le case farmaceutiche non potrebbero dire di no – confezioni monodose che possano essere vendute singolarmente : devo prendere un antibiotico per sette giorni, mi compro sette pillole e basta, insomma. Evitando così assurdi sprechi, che diventano miliardi di euro facilmente

Questo giusto per fare un esempio, da semplice cittadino e nemmeno esperto del ramo. Ma dobbiamo tutti fare così, pensare con la voglia di trovare soluzioni, e pretendere che i nostri rappresentanti ci ascoltino e valutino. Oggi c’è la rete, queste cose si possono fare, non usiamola per giocare a cappa e spada dentro lo stesso partito, pensiamo a salvare questo paese finchè siamo in tempo.

E poi diamola davvero, questa salutare spallata a un governo che non governa più neanche sé stesso. Altrimenti non ha più senso parlare di democrazia.


Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

18 novembre 2008
SIAMO NOI LA MAGGIORANZA (di Stefano Olivieri)
 

Il 53 % degli Italiani, spicciolo più spicciolo meno, fra Camera e Senato ( e contando anche il voto estero) NON ha votato per Berlusconi alle ultime elezioni. Il dato è grezzo e ovviamente non tiene conto delle regole elettorali, e faccio sempre un certo sforzo a definire regole quelle della legge Calderoli. Resta il fatto che il PDL – che fra l’altro NON è un partito come il PD ma ancora oggi una semplice coalizione, visto che a parte le dichiarazioni varie nulla di concreto è stato fatto in direzione di un partito unico della destra ( e la Lega comunque ha già detto che ne resterà fuori), resta dunque il dato elettorale che ci dice che la coalizione vincente non è andata oltre il 47, 3 % al senato e il 46,8 % alla Camera dei deputati. Certo c’è stato poi qualche piccolo aggiustamento in favore di Berlusconi dovuto allo shopping elettorale, ma insomma i numeri sono quelli.

Il PD era alla data delle elezioni e resta dopo circa sei mesi di governo il primo partito italiano per consistenza di voti. Un primato pagato duramente, con la sinistra al completo fuori dal parlamento. Ma il popolo che quella sinistra ha votato – e non parlo soltanto di sinistra estrema, ad esempio fra gli esclusi c’è stato anche Boselli – è ancora nel nostro paese, lavora e paga le tasse come tutti, ed è indiscutibilmente anche lui contro Berlusconi. Demonizzare l’antiberlusconismo oggi, con un paese piantato profondamente in una crisi senza precedenti per l’effetto combinato di una congiuntura planetaria e di un governo italiano che ha scelleratamente dilapidato molte risorse per scopi elettorali, vuol dire non comprendere fino in fondo la crisi che c’è nelle famiglie italiane. Se ai lavoratori chiedi per che cosa voterebbero a favore, ti risponderanno che aspettano una manovra che ridistribuisca reddito alle fasce deboli, almeno il necessario per fare fronte all’aumento dei prezzi. Perché in Italia continuiamo ad avere pasta e pane carissimi, benzina alle stelle, ma stipendi e salari sempre più frenati. Se poi chiedi agli stessi lavoratori quanto di tutto questo sia stato realizzato da Berlusconi, la loro risposta non può essere interpretata come antiberlusconismo soltanto perché ti rispondono “nulla”. Il governo ha aiutato e continua ad aiutare banche, petrolieri, corporazioni e tiene sulla spina tutti gli altri, cerca di dividere i sindacati, offende e deprime le speranze di studenti e precari, ricaccia le donne lavoratrici fra le mura domestiche, criminalizza tout court i lavoratori extracomunitari per nascondere la sua cecità politica e la sua debolezza organizzativa e gestionale della cosa pubblica.

Forti del potere delle loro tv e giornali, continuano a sputare veleno sull’opposizione in parlamento e nel paese, dicendo ai cittadini che quelli di sinistra oltre che fannulloni sono anche disfattisti e poco patrioti, perché inseguono la logica del “tanto peggio tanto meglio”. Ora hanno lanciato il pacco di natale da 80 miliardi, bum ! Un tesorone così chi l’ha mai visto, e da dove sono usciti tutti questi soldi ? Naturalmente a questa domanda non si risponde mai, come da consumati venditori di pentole. Dentro il pacco c’è la ormai logora social card, rivenduta migliaia di volte ma ancora non attiva, e ci sono i soliti regali alle imprese e ai lavoratori autonomi, che potranno far slittare di qualche mese il pagamento dell’acconto fiscale. Poi, quando nella lista compaiono i soliti rompicoglioni dei lavoratori dipendenti, i soldi sono già finiti, non ce ne è ad esempio a sufficienza per detassare la tredicesima ( che sarebbe, diciamolo, anche una miseria come aiuto, ma sempre meglio che niente).

E adesso spunta anche la deflazione. Dopo mesi e mesi di crescita zero del pil, durante i quali tutti quelli che potevano fare il loro prezzo ( commercianti, imprese, servizi, etc) non hanno esitato un attimo a continuare a spellare gli stipendi delle famiglie con continui rincari e aumenti, ora all’improvviso si sono resi conto di aver raggiunto il fondo della botte e finalmente abbassano i prezzi. Ma il governo Berlusconi è stato molto più previdente dei suoi elettori, perché la deflazione l’ha già scaricata in anticipo taroccando i tassi di inflazione programmata così da abbassare i budget contrattuali e quindi, alla fine di questa partita di giro chi paga : naturalmente sempre gli stessi, la povera gente, vittime predestinate di una sorta di pnac ( plan for a new american century) in salsa d’Arcore, vedrete che cosa sarà dell’Italia alla fine di questa legislatura se lasciamo lì Berlusconi per cinque anni.

Un’opposizione troppo moderata a un governo così platealmente antidemocratico e liberticida è come il burro fuso sulla crocca di pane caldo. Alla fine si fondono insieme e fine delle trasmissioni, fine anche della democrazia. Io non ci sto, e sto dentro a un partito che è il primo partito italiano per consistenza di voti. Sono consapevole di non poter attendere cinque anni – sono già costretto a cercarmi un secondo lavoro per recuperare i tagli programmati al mio stipendio da Brunetta – e voglio, fortissimamente voglio FARE QUANTO MI CONSENTE LEGALITA’ E DEMOCRAZIA per ripristinare al più presto un governo del paese più giusto, più solidale con le fasce deboli, più efficace nelle strategie economiche e sociali. Nemmeno io, come gli studenti dell’Onda, voglio pagare i costi di una crisi gonfiata ad arte per arricchire ancora di più i ricchi e sterminare la povera gente. Non ci sto, non posso starci ad aspettare.

Il PD siamo noi, contiamoci a questo punto. Un partito che non è capace di cacciare un Villari cinque secondi dopo il suo voltafaccia ha dei problemi gravi, che in democrazia si risolvono soltanto in un modo : voto a maggioranza. Il PD sia meno ingessato, cambi rapidamente pelle ( un po’ di “abbronzatura” non guasterebbe…) e strategia e si metta sul serio alla testa dell’opposizione, vedrà che li avrà tutti, ma proprio tutti dietro e sarà la svolta, perché un esercito anche malmesso ma UNITO E FORTE DI 19 MILIONI E MEZZO DI ELETTORI – quelli che NON hanno votato Berlusconi – non ha bisogno di tv, o di ministri telecomandati, e nemmeno di veline per farsi sentire, per farsi capire dal paese e dall’Europa. Lanci dunque il partito due o tre linee guida univoche ed essenziali, noi ci armeremo di pennarelli e di megafoni nelle fabbriche e negli uffici, andremo in giro facendo gli uomini sandwich se necessario per martellare l’opinione pubblica, creeremo e ci inventeremo ogni sorta di iniziativa mediatica che sfugga al momento alle redini del padrone, e ben presto un'altra Onda comincerà a montare nel paese. Soltanto così possiamo crescere, soltanto così Veltroni e il PD potranno acquistare consensi fin dalle prossime elezioni europee, ce lo insegna oggi uno come Obama che è stato finanziato soprattutto dalla povera gente in difficoltà per arrivare alla Casa Bianca. Noi siamo andati al governo nel 1996, poi nel 2006, ora non intendo aspettare il 2016. Siamo in maggioranza, siamo noi che dobbiamo metterli sotto assedio, e allora cominciamo subito, chi esita a questo punto è colluso con il regime.

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