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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
5 aprile 2012
PICCOLI FUOCHI (di Stefano Olivieri)


Dall’alto dei cieli sembrano piccoli, insignificanti fuochi. Scintille che brillano nel quieto buio e poi si spengono inghiottite dal nulla. Da vicino, invece, sono incendi devastanti, che bruciano sogni e speranze di famiglie intere, in pochi secondi. I suicidi che aumentano in modo allarmante, di uomini, padri di famiglia o di azienda che alla fine si lasciano vincere dalla disperazione e se ne vanno lassù, a guardare dall'alto altri fuochi. Per le loro famiglie la prossima Pasqua sarà un giorno di lutto, di dolore e miseria. Già 13 nel solo mese di marzo e 3 in questi primi giorni di aprile. C’è chi si spara al petto per cinquantamila euro. Una cifra che, se ce l’hai in tasca, non ti cambia la vita, ma che se non ce l'hai quella tua vita te la può togliere. Se ti fermi per strada in un minuto vedi passare 100 auto che valgono anche di più di quei cinquantamila euro, con a bordo la razza padrona, quella degli euricchi, mentre gli eurognosi alle sette di mattina li vedi fuori dai bar, tutti a grattare su quelle cartoline colorate che promettono di darti la fortuna. I tabaccai sono diventati lunapark dei sogni, alle loro spalle hanno rotoli interi di questa roba. C’è il sogno da un euro, quello da cinque, quelli più grandi da dieci, venti per i più avidi. O i più disperati, che non sanno come far fronte alla prossima trebbia fiscale. I numeretti nascosti nelle finestre dei grattacieli, sulle barre dei timoni, sulle paperelle. E tutti grattano, e poi buttano, e comprano e grattano ancora. Gioca responsabilmente, dicono gli spot alla tv di questa Italia biscazziera. Monti, caro e sobrio professor Monti, ma il gioco d’azzardo non era vietato dalla Costituzione? Quanti gratta e vinci avrà grattato quel padre di famiglia, prima di darsi fuoco? E quell’altro, che si è sparato al petto?

Lo avevo detto, ero stato facile profeta delle cose ovvie, questo trimestre sarà terribile. Gli effetti collaterali di questa normalizzazione italiana si cominciano a vedere, soccombono uno dietro l’altro i più deboli. Continuerà così, fa parte dell’assestamento dell’economia, dicono gli esperti. Il fiscal Compact, il patto di stabilità europeo che uccide la politica e mette i destini di popoli interi in mano alla finanza mondiale. Un patto  deciso a gennaio e firmato, fra i primi, dall’entusiasta premier Monti conteneva dentro di se tutti i piccoli fuochi che si sono già accesi, e anche quelli che continueranno ad accendersi. Piccoli, necessari drammi umani, vittime predestinate di una ripresa europea che ha scelto di non sgarrare più di un euro nei conti degli stati, ma che al tempo stesso lascia le briglie sciolte alla finanza, alle banche, a chi con il denaro ci gioca. Loro giocano a questa gigantesca roulette, noi tutti siamo le fiches, a perdere.

Non va. Non va Monti e non va chi in Europa la pensa come lui. Non va chi crede che il lavoro sia merce, e che la ricchezza sia l’unica cosa che conta. E la povertà un male, da estirpare annullandola alla radice. Con tanti, infinitesimali, piccoli fuochi a perdere. Forse domani tocca a me, a te, chissà. Tanti fuochi però possono creare un unico incendio, l'armageddon che in una sola vampata distruggerebbe tutto. Chi ha perso già tutto comincia sciaguratamente a sperarlo questo suicidio di massa, che almeno riporti nella sciagura un po' di democrazia. Ma a chi servirà a quel punto? Fermiamoci prima.

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

SOCIETA'
3 ottobre 2011
TORNARE A VIVERE ( di Stefano Olivieri)

 

 

 


Sveglia alle sei meno venti che vuol dire notte fonda, soprattutto se dalle parti tue ci sono nuvole a offuscare il barlume di alba all’orizzonte. E fresco umido, a quest’ora la temperatura può scendere già sotto i dieci gradi, anche se poi il sole continua a scaldare come d’estate. Le strade nelle aree metropolitane si riempiono di auto già alle cinque e mezzo della mattina perché il lavoro dipendente obbliga al rigoroso rispetto dell’orario, in particolare in questo periodo da caccia alle streghe. Nessuno può chiamarsi fuori, dall’operaio della piccola impresa edile fino al dipendente pubblico: in Grecia, per dirne una, di dipendenti pubblici ne stanno per tagliare trentamila e l’Italia, dalla Grecia, non è poi così distante, l’abbiamo saputo direttamente dall’Europa perché i nostri governanti continuavano a parlarci del mulino bianco, con i prati verdi, la moglie bona e i figli biondi e contenti.

Si vive, nell'Italia dei peones senza santi e senza papi, sempre più di corsa, risalendo quotidianamente la scala viscida e pericolosa della sopravvivenza economica che più di tanto, poi, non ti fa mai salire neanche se ne hai la voglia e la capacità di farlo. Arrivi in cima e all’ultimo piolo ti accorgi che sotto di te anche il mare in tempesta è salito, e devi considerarti fortunato perché in mezzo alle onde tanti disperati stanno annegando e tu sei lì ancora aggrappato, fradicio di pioggia tuttavia fuori dalle onde.

Inizia la giornata, il lavoro. Che tu fai al meglio osservato dai colleghi, dai compagni intesi in senso etimologico, condivisori del tuo stesso pane. Sorvegliato dai capi e dai capetti pronti a farti le pulci a vantaggio di quello lì o quella lì, appena arrivata, di cui si dice sia nelle grazie del padrone, e soltanto questo la rende pericolosamente tua rivale perché di questo è fatto ormai l’ascensore sociale in Italia, di tutto fuorchè del merito. Fai bene il tuo lavoro sapendo che comunque non basterà perché sarà poco remunerato, perché sarà considerato poco o niente, perché ai lavoratori sono rimasti gli obblighi da quando i diritti se li sono presi Sacconi, Brunetta, Tremonti e il resto della truppa governativa.

Fai il tuo lavoro pensando già a domani, perché scade la rata del mutuo, l’assicurazione dell’auto, la rata del dentista. L’otturazione al dente la puoi rimandare, l’auto puoi lasciarla ferma per mesi e prendi l’autobus ma il mutuo va pagato perché hai famiglia, e una famiglia deve avere un tetto.

Continui così ogni  giorno, tutti i santi giorni. Quando torni a casa sei troppo stanco per tutto, vorresti soltanto avere il tempo di riposare ma non puoi e non vuoi, perché c’è la famiglia, ci sono gli affetti, le cose di casa a cui pensare. E ti accorgi che anche tua moglie corre di continuo, fa i giochi di prestigio per amministrare quei pochi euro che entrano, per farli fruttare al massimo trasformandoli in pranzi e cene, in paghette per i figli, in libri scolastici da comprare. Il salvadanaio per le bollette di fine mese è ormai quasi sempre vuoto, quello per le spese extra è stato abolito due anni fa, esattamente l’ultima volta che tua moglie è andata dal parrucchiere.

Perché di extra non c’è più nulla. Nella nube ormai vaporizzata degli extra sono finiti gli amici, che quasi non sanno neanche più se sei vivo, e poi il cinema, la pizzeria, la gita fuori porta. Non è rimasto più nulla, c’è sempre meno tempo per il sociale, per lo scambio, per quel sognare insieme ad occhi aperti che tanto bene faceva al cuore quando si era giovani, pensando al futuro. Non si scambia più, soltanto qualche sorriso di solidarietà le rare volte in cui ci si riesce a incontrare a una manifestazione, come a dire : “Così ci sei anche tu qui, disperato come me!”. Ma non basta e poi non è giusto che sia così, la vita deve essere anche altro. Riprendiamocela questa nostra vita, a venti, a trenta ma anche a sessantanni possiamo ancora raggiungere la luna e tutti i pianeti ma dobbiamo essere tanti, giovani e vecchi, insieme. E’ sufficiente cacciare i mercanti dal tempio, ritrovare dentro di noi quel desiderio di sovranità popolare che è un diritto sacro e inviolabile, riprendersi le chiavi del palazzo e lasciar fuori i vecchi bavosi, i leccaculo e le puttane. L’Italia è un grande paese e il mondo se ne accorgerà.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

 

 

2 gennaio 2011
CARO ANNO 2011 (di Stefano Olivieri)

Ti saluto con affetto anche se sei ancora del tutto sconosciuto. E anche se so già che ti presenti con un carico di novità – si fa per dire - che non saranno per niente gradite a chi già oggi, anzi già nel 2010, aveva appena di che sopravvivere. Ci saranno i soliti aumenti, anche sui generi e sui servizi che hanno subito pesanti rincari nell’anno precedente, e l’affanno aumenterà in molte famiglie.
 
Vedere nero non piace a nessuno, credimi. Basta con la favola che i poveri sono tali perché a furia di lamentarsi si tirano addosso la malasorte. A chi non piacerebbe svegliarsi la mattina a cuor leggero senza l’incubo di un lavoro incerto e malpagato, o ancora peggio senza un lavoro per niente ? A chi non piacerebbe poter disporre di denaro non solo per il pane quotidiano, per l’affitto e il mutuo, per le bollette da pagare e i libri dei figli, ma anche di qualcosa in più per togliersi ogni tanto uno sfizio, un pranzo al ristorante, un weekend con tua moglie per non farla cucinare per due giorni e strapparla per 48 ore dalle fatiche della famiglia ? C’è gente nel nostro paese che non sa nemmeno di che cosa sto parlando, che si rotola nel denaro ed è sempre vissuta nell’agiatezza, ma io so che chi si suda il pane mi comprende, al di là e al di sopra di qualsiasi credo politico e religioso.
 
Già, perché poi perfino la madre Chiesa ci si è messa di traverso in questa farsa di poveri menagrami e di ricchi superottimisti. E un autorevole cardinale – addirittura Bagnasco – proprio sotto Natale si è divertito a lanciar strali contro i profeti di sventure. Lo stesso Bagnasco che, all’indomani del voto di fiducia al governo Berlusconi, aveva osservato come da quel risultato emergesse «un desiderio di governabilità in modo chiaro e democratico», ripetutamente espresso dagli italiani, che «deve essere da tutti rispettato e da tutti perseguito». Come possa aver considerato “chiaro e democratico” il modo in cui sono stati ottenuti quegli striminziti tre voti con cui Berlusconi ha evitato la sfiducia è per me un mistero, anche se posso capire – ma certo non approvare – i motivi molto profani e poco sacri che spingono il Vaticano a tifare per un presidente del Consiglio piduista adultero e probabile corruttore di minorenni e accertato corruttore di maggiorenni. “Ecclesia casta et meretrix” diceva sant’Ambrogio, e aveva ragione. Bagnasco si sa come la pensi, lo hanno capito prima di tutto uomini di fede che in mezzo alla gente ci stanno per davvero. Come don Paolo Farinella, che gli ha scritto in passato, proprio a proposito di Berlusconi, una gran bella lettera .
 
Caro anno nuovo, comunque Bagnasco una cosa giusta l’ha detta, al di là della speranza nell’altro mondo, dove gli ultimi saranno i primi. Ha detto ad esempio che “che la tentazione della sfiducia prende facilmente il singolo, ma può avvelenare la società intera, una città, un Paese. E questo diventa ancor più deleterio e pericoloso…” Condivido questa osservazione, e faccio tuttavia presente al cardinale che da sempre la povera gente tende ad essere più solidale della gente benestante. Quando si ha troppo denaro in tasca i valori condivisi tendono a stiepidirsi fino a scomparire, per cui sarebbe bene che il cardinale rivolgesse il suo pistolotto sulla sfiducia e il suo invito all’ottimismo non già a chi oggi non ha neanche gli occhi per piangere, ma piuttosto a chi in questa crisi ha continuato a ingrassarsi, proprio come quel famoso vitello raccontato dal Vangelo e sacrificato per il ritorno del figliol prodigo.
 
Ora noi non pretendiamo certo di arrostire Berlusconi – che ci fa anche un po’ schifo al solo pensiero – ma dal Vaticano non possiamo accettare che rimanga silenzioso e inerte di fronte a un governo che capitalizza i profitti sempre da una parte e le perdite sempre da un’altra.  E se la Chiesa tiene davvero alle sue pecorelle smarrite, che se le vada a cercare prima di tutto nei villoni dei quartieri alti, dove ci sono i parchi privati e le piscine, le guardie armate e le telecamere, e le ragazzotte nude a disposizione del sultano. Perché pratica molto di più il Vangelo l’operaio che si alza alle quattro di mattina per tirare su la famiglia, e magari la domenica mattina dorme, invece di andare a messa. Perché per mandare avanti il paese hanno chiesto di rinunciare al sabato a lui operaio, non certo al re Mida d’Italia, o a Marchionne. Gente che, a sentirla sull’argomento, ti risponde stizzita che dorme solo 4 ore a notte per lavorare. Però non ti dice che si alza alle quattro di mattina, e come si riposa quando si riposa. A parte che il riposo per i ricchi è una parola volgare, loro parlano di “relax” e di “seratine simpatiche fra amici”. Quelle infarcite di escort, che poi è il modo ipocrita dei ricchi per definire le mignotte.
 
Caro anno nuovo, voglio dirti che malgrado il tuo carico di sventure sono ottimista. Perché la solidarietà dei poveracci, dei diseredati è un’erba povera ma assolutamente fertile, e riesce a crescere ovunque, divorandosi anche le erbe rare e delicate dei parchi privati. La natura, quando i bisogni diventano primordiali, finisce per prevalere anche all'interno di una specie evoluta come la nostra. Con l’acqua e il gelo di questo inverno piovoso e aggrottato ancora non si vede, ma quando arriverà la tua primavera, caro 2011, vedrai che i campi saranno verdi e sterminati, su e giù per questo nostro bel paese. E allora toglieremo i sacchi di sabbia alle finestre e usciremo per strada, tutti, e a quel punto non ce ne sarà più per nessuno. Neanche per i cardinali strabici, per i capitani d’industria bucanieri e i presidenti corruttori.
 
Stefano Olivieri
 
SOCIETA'
1 gennaio 2009
Caro Napolitano, ma questa non è l’Italia del dopoguerra (di Stefano Olivieri)
Il presidente della repubblica nel suo discorso di fine anno ha invitato tutto il paese alla solidarietà in questo momento di crisi. Come si può non essere d’accordo con lui ? Purtroppo ha omesso di dire – e mai avrebbe potuto a onor del vero, per la doverosa equidistanza che deve rispettare per la carica che ricopre – che questa di oggi non è per niente la stessa Italia del dopoguerra.

Ho così ripescato un mio articolo di qualche anno fa, che voglio oggi riproporre perché riguarda questo argomento. Lo scrissi, manco a dirlo, durante un precedente governo Berlusconi, ma è drammaticamente attuale oggi più di ieri. Il suo titolo è appunto “Come eravamo”. Ve lo regalo con tanto di foto allegate, la prima estratta dall’album di famiglia, con mia madre e mio padre il giorno del loro matrimonio. Eccolo :

COME ERAVAMO

Mia madre è la tredicesima figlia di una patriarcale famiglia calabrese. Lungro, Il suo paese d’origine, di lingua albanese e seminascosto alle falde del monte Pollino, negli anni 50 corse il rischio di svuotarsi, perché la miniera di salgemma (risalente ai tempi di Plinio il Vecchio) non ce la faceva da sola a dare lavoro. E anche in casa sua, una delle famiglie più rispettabili del paese, ci furono partenze e separazioni : di tredici figli qualcuno morì giovanissimo, altri presero la strada della dell’America, soprattutto quella del sud come Argentina, Brasile e Uruguay, dove la richiesta di manodopera non specializzata era più forte. Dieci, quindici anni più tardi, sarebbe toccato alla Svizzera e alla Germania ricevere frotte di nuovi disperati italiani.

In famiglia, con la campagna e gli animali, durante la guerra non si era mai conosciuta la fame delle grandi città metropolitane. In paese c’era stata sempre un po’ di farina per fare il pane, polli e maiali che davano carne per la domenica. Addirittura mia madre mi raccontava come talvolta, a scuola, avesse scambiato il suo panino con la soppressata con la compagna di banco, che le dava in cambio pane e mortadella. La mortadella comprata dal salumiere aveva un sapore nuovo, moderno, a mangiarla sembrava di stare in città, una città ancora mai vista. Come tante ragazze dell’epoca, anche lei conobbe mio padre da soldato. Lui era di Rimini ma abitava a Roma, la sua compagnia durante la guerra era di stanza a Cosenza. Si sposarono a casa, in paese, con il rito greco ortodosso, e al ricevimento in giardino partecipò tutto il vicinato. Poi vennero a Roma, liberata da pochissimo ma ancora con gravissimi problemi di approvvigionamento. Così mia madre, che non aveva conosciuto la fame durante la guerra, la conobbe in tempo di pace. Le tessere annonarie distribuite dal Comune davano diritto a poco più di una ciriola a testa e lei rinunciava di nascosto alla sua parte per dare a mio padre un pranzo più consistente da portare al lavoro. Perché, rischiando molto, era riuscita a nascondere, quando era venuta a Roma, un sacchetto di farina dentro un materassino in fondo al baule dei vestiti, e la dogana non se ne era accorta. Così ogni tanto faceva il pane in casa, per mangiarlo o scambiarlo con qualche altra cosa, come una pezza di cotone o di flanella per fare i pannolini a mia sorella, appena nata. La borsa nera era florida ma carissima, bisognava accontentarsi. Alla fila per comprare le patate, quando era il tuo turno spesso erano già finite. Ogni tanto, quando era da sola in casa, si lasciava prendere dallo sconforto, ripensava al paese e a casa sua, dove non aveva mai patito la fame e la solitudine, poi si faceva coraggio e tornava a sorridere : il peggio era passato, e dunque non poteva che andar meglio. Ci si è dimenticati troppo in fretta di questa Italia. Dei cappotti rivoltati due o tre volte, della borsa nera, della fame. Oggi i vestiti smessi finiscono nei cassonetti, allora si passavano ai fratelli più piccoli, le famiglie erano sempre numerose. E quando diventavano stracci, come stracci venivano ancora utilizzati, fino all’ultima fibra.

Non è il denaro a fare la dignità o il decoro. Con il denaro si può comprare l’invidia o la paura, mai l’amicizia e la solidarietà umana. Oggi ti chiedono non chi sei o che cosa fai, ma quanto guadagni, e ti misurano all’istante. C’è tutta una scala di valori, da ricostruire, da recuperare dal nostro passato dietro l’angolo. C’è un Italia oggi che scivola, lentamente ma inesorabilmente, verso un disagio non molto distante da quello del dopoguerra. Di fronte ai nuovi poveri il governo tace, e anzi si compiace di aver contenuto il deficit statale entro 38 miliardi di euro. I ricchi di oggi applaudono, perché molti di loro in questo buco ci hanno inzuppato il pane, qualcuno di loro di fronte al disagio mette mano al portafogli ma è elemosina, mai solidarietà. Questo è l’insegnamento odierno del liberismo, che vuol trasformare lo stato sociale in un recinto di bisognosi.

Allora però era tutto il paese ad essere disagiato e ci si aiutava l’un l’altro, oggi c’è una voragine fra chi tende la mano e chi, quella mano, non la vuole vedere. Impariamo questo, ricordiamo questo, quando pensiamo al nostro futuro prossimo. Se riusciamo ad agguantare quella mano, avremo vinto la nostra battaglia contro l’egoismo e potremo ritirare su il paese.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

10 dicembre 2008
Ha 60 anni ma non li dimostra ( di Stefano Olivieri)
 



Ha già 60 anni, ma non li dimostra per niente. E il suo compleanno capita a pennello qui da noi, per ricordare che cosa sono davvero i diritti dell’uomo a un governo che vorrebbe riformare la giustizia italiana per i diritti di un uomo solo

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L'Assemblea Generale
proclama

la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell'Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5

Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un'eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un'eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8

Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibiltà di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10

Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonchè della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11

1. Ogni individuo accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie per la sua difesa.
2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, nè a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.

Articolo 14

1. Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni.
2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15

1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, nè del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16

1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.
2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17

1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà privata sua personale o in comune con gli altri.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.

Articolo 19

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20

1. Ogni individuo ha il diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
2. Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.

Articolo 21

1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio Paese.
3. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22

Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonchè alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23

1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.
4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24

Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25

1. Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
2. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26

1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria.
L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27

1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28

Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e la libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29

1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
2. Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e della libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30

Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.


Stefano Olivieri
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POLITICA
9 dicembre 2008
Caro ministro le scrivo ( di Stefano Olivieri)
 

Caro ministro Carfagna, le scrivo per una cosa, una delle tante, che non mi è andata giù del suo governo. La crisi che come un vento gelido ha investito anche il nostro paese non guarda in faccia nessuno e colpisce indiscriminatamente, sta poi alla responsabilità di un governo democratico intervenire in modo da proteggere in primo luogo i più deboli e meno tutelati. Così però non accade in Italia : il premier Berlusconi ha promesso aiuti alle aziende di credito in crisi di liquidità e l’aiuto arriva subito attraverso il dl 9 ottobre 2008, n. 155 dal titolo : "Misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali". Attraverso il decreto lo Stato si fa garante e aiuta le aziende di credito a superare il momentaccio, perché è in questi momenti che si vede la vera solidarietà.

Le banche ringraziano e che cosa fanno ? Chiedono al ministero del Lavoro un parere circa la possibilità, sia pure circoscritta al periodo di crisi ( 36 mesi, previsti dal dl), di derogare dall’impegno di assumere disabili. Lo chiedono perché effettivamente all’interno della legge n. 68 del 1999 ( quella che disciplina il collocamento dei lavoratori disabili) è previsto ( art. 3) l’esonero da questo obbligo nel caso di aziende che, a fronte di una crisi, ricorrano a procedure di mobilità, a contratti di solidarietà, o alla cassa guadagni strordinaria. Le banche infatti non hanno ammortizzatori sociali come la C.I.G. e hanno istituito fra loro un fondo di solidarietà per superare i momenti difficili.

Ora il primo rilievo che faccio è il seguente : dato per scontato che il concetto di solidarietà dell’A.B.I. è evidentemente strabico, altrimenti il quesito non sarebbe stato nemmeno posto al governo, perché il ministero di Sacconi prima di dare il via libera attraverso il direttore generale per l'attività ispettiva, Paolo Pennesi, non ha sentito la necessità di chiedere a sua volta il parere del Dipartimento delle Pari Opportunità, visto che la questione riguarda una impari opportunità di lavoro che si andava configurando a sfavore della categoria di lavoratori più svantaggiata ?

La seconda considerazione riguarda il Dipartimento delle Pari Opportunità. Come mai su una faccenda del genere, non sentendosi interpellato dal ministro del Lavoro, non ha fatto sentire la sua voce ? Forse che i disabili non fanno parte del core business del dipartimento ?

Fra l’altro nel provvedimento del governo si ipotizza anche lo sblocco dei “fondi dormienti”. Perché ad esempio non prevedere che siano utilizzati proprio questi per indennizzare le banche che, anche in periodo di crisi, sceglieranno di continuare ad assumere lavoratori disabili ?

La solidarietà, caro Ministro, non può essere a senso unico. I disabili hanno fra l’altro già dato un pesante obolo a questa crisi, per dirne solo una, attraverso il taglio del sostegno scolastico previsto da Tremonti ( e per altro, occorre dirlo, iniziato già nella precedente legislatura con l’intervento di Padoa Schioppa).

Mio figlio trentenne, disabile dalla nascita, non andrà mai a lavorare in banca, perché coltiva con passione la cultura e della scrittura cinematografica e su questa affascinante ma difficile strada intende continuare il suo percorso. Ma vi sono certamente fra i milioni di disabili italiani tanti aspiranti impiegati bancari, le cui aspettative non possono andare deluse proprio adesso. La coperta sociale deve coprire i più deboli, non i più forti, e lei in qualità di ministro delle pari opportunità non può esimersi dal porre con vigore all’attenzione del premier questa questione.

Ci attendiamo che lo faccia presto.






Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

17 settembre 2008
PERCHE’ IL PD DEVE ESSERE ANCHE UN PARTITO DI LOTTA (DI Stefano Olivieri)
 

Ma nel PD si può parlare di lotta democratica ? Milito a sinistra da più di quarant’anni e ho scelto di votare PD, scommettendo sul futuro. E quando percepisco fra la gente del MIO partito una certa qual supponenza rispetto a temi pesantissimi come il disagio e l’incertezza in cui Berlusconi ha precipitato milioni di famiglie italiane, sento il dovere di reagire. Sarebbe ora di uscire dall’ombra del governo ombra e dire al paese che ci siamo oggi, non che ci saremo fra cinque anni. E che siamo organizzati e pronti a lottare per questa democrazia mortificata, per l’attacco dissennato di questo esecutivo al reddito fisso da lavoro e da pensione. Non si tratta di noccioline e non si può fare accademia su queste questioni, che meritano una riflessione e una risposta POLITICA prima di essere esaminate alla lente dell’economia. Perché è della vita di milioni di lavoratori che si discute, e del futuro prossimo delle loro famiglie. Nel dettaglio, e con la massima sintesi di cui sono capace :

1. Per tutto il lavoro dipendente : Tasso di inflazione programmata per i contratti a meno della metà della inflazione reale.Il prossimo anno al 1,7 %. Poi al 1,5 % nel 2010 e 2011 ( andando addirittura al di sotto del target prefissato dalla BCE : Tremonti fa il virtuoso con gli stipendi dei lavoratori..). E’ la prima volta che accade che la differenza fra l’inflazione reale e quella programmata dal governo sia superiore al 100 %. Perché attualmente l’inflazione reale nel nostro paese è al 4,2 & e se poi ci riferiamo alla spesa alimentare dobbiamo ragionare addirittura a due cifre pensando agli aumenti di pane e pasta, giusto per fare due esempi. Brutalizzare un budget contrattuale attraverso una inflazione programmata al 1,5 % significa per il governo voler andare consapevolmente allo scontro sociale, altro che storie.

2. Per tutto il lavoro dipendente : Diminuzione programmata della redditività delle pensioni attraverso il pdl 1299, che prevede il calcolo con il metodo contributivo PER TUTTI ( anche per quelli che hanno già maturato entro il 1985 i requisiti per il calcolo retributivo) a far data dal 2009. Il pdl prevede anche la liquidazione del TFR non più in denaro contante bensì sotto forma esclusiva di azioni e buoni del tesoro. Per altro la frenata degli stipendi produrrà un danno perenne per tutti coloro che sono in prossimità della pensione ma non hanno ancora maturato i requisiti. Per gli altri è già un fuggi fuggi generale, che non mancherà di creare ulteriori scompensi soprattutto nel comparto pubblico, già fin troppo criminalizzato da Brunetta.

3. Per tutto il lavoro dipendente : mancata restituzione del Fiscal Drag che per legge (dal 1993) dovrebbe scattare quando l’inflazione supera il 2 %. Per inciso è dal secondo governo Berlusconi ( 2001) che il fiscal drag non viene recuperato sugli stipendi : dopo la prima riforma fiscale di Tremonti, infatti, anche il governo dell’Unione non fece in tempo a mettere mano su questa questione ( era la famosa “fase 2” che avrebbe dovuto avviare la redistribuzione dei redditi, mai giunta in porto per i contrasti interni all’esecutivo seguiti dalla crisi di governo e poi dalle elezioni). Perché sia chiaro che non si discute di aria fritta bensì di soldi sottratti ai lavoratori dipendenti, poiché riporto qui di seguito la sintetica spiegazione che da del fiscal drag il portale wikipedia : Una persona che guadagna 20.000 € l'anno, soggetto ad una tassazione del 20% oltre la soglia di non tassazione di 5.000€ l'anno pagherà (20000-5000)*0,2 = 3000€ di tasse, cioè il 15% del suo reddito. Si supponga, allora, per il recupero sull'inflazione, che il suo reddito aumenti del 5% mentre il governo incrementi il limite di non tassazione del 2%. In questo caso dovrà pagare (21000-5100)*0,2 = 3180€, ovvero il 15,14%. A questo occorre anche aggiungere quanto dovrà pagare in più nel caso l'aumento di reddito lo facesse rientrare in una aliquota fiscale maggiore. In questo caso la proporzione del guadagno prelevato dal fisco è aumentato. Tale aumento è il fiscal drag(drenaggio fiscale).

4. Per il lavoro dipendente pubblico : mancata detassazione dello straordinario (prevista e attuata sperimentalmente per l’anno in corso per il settore privato). Governo e Confindustria premono sul sindacato per barattare la proroga del provvedimento con la ridiscussione totale dei contratti (al ribasso naturalmente) e una breccia pare siano riusciti ad aprirla nella Cisl di Bonanni (ne ho già parlato qui) . Naturalmente il provvedimento ha incontrato i favori di quanti nel settore privato hanno avuto l’opportunità di effettuare prestazioni straordinarie oltre il normale orario di lavoro, avendo bene inteso la possibilità di farlo ( le donne ad esempio, impegnate anche sul fronte familiare, sono state fortemente penalizzate), ma non è tutto oro ciò che luccica : molti datori di lavoro hanno preso la palla al balzo per diminuire drasticamente l’orario di lavoro ordinario ( grazie alla legge Biagi) ai loro dipendenti/collaboratori. Così accade che in tempi di “vacche grasse” si possa guadagnare anche più di prima, ma se il tuo datore di lavoro ti nega all’improvviso lo straordinario la paga si riduce considerevolmente. Se non ci stai niente problemi, c’è sempre un aspirante schiavo pronto a rimpiazzarti.

5. Per il lavoro dipendente pubblico : sospensione per tre anni a far data dal 2009 del “salario di produttività” attraverso il decreto legge 112 . Si tratta di un provvedimento che colpisce in modo pesantissimo gli stipendi pubblici, dal momento che si tratta di somme che di fatto integravano i salari di base previsti dai contratti sempre più frenati a causa soprattutto del già citato tasso di inflazione programmata fin dal 1993. Nella stragrande maggioranza dei casi la diminuzione dello stipendio in tasca ai lavoratori sarà superiore a 1/3. Una “chicca” la devo segnalare : sarà penalizzata d’ora in poi perfino l’assenza dei genitori di figli disabili (art. 33 legge 104/92), dal momento che viene riconosciuto l’indennizzo pieno della giornata di assenza soltanto ai lavoratori disabili. Come a dire : per chi dona il sangue un giorno, indennizzo pieno. Per chi dona il suo sangue per tutta la vita a un figlio sfortunato, scatta la decurtazione. E mi duole constatare che finora sulle pazzie di Brunetta & c. anche il PD è stato molto, troppo prudente.

A ciò si dovrebbe aggiungere il ritorno di un clima di ricattabilità sui posti di lavoro pubblici e privati a causa della rimozione di diverse norme di tutela dei dipendenti entrate in vigore con il governo Prodi, come ad esempio la lettera di dimissioni firmata in bianco già tornata puntualmente nel cassetto del datore di lavoro. O come la norma “anti-precari” che prevede oggi, in caso di mancato reintegro sul posto di lavoro, una semplice sanzione per il datore di lavoro. O ancora la reperibilità 24ore in caso di malattia degli impiegati pubblici ( salvo dalle 13 alle 14 : in quell’ora non troverete un medico disposto a ricevervi o a venirvi a visitare a domicilio), mentre nel settore privato sono rimaste inalterate le due fasce 10-12 e 17-19.

Mi fermo qui per non farla troppo lunga, ma invito ad intervenire su questa discussione dal momento che è necessario rendere ben visibile l’enorme disagio in cui vivono attualmente milioni di famiglie legate ai redditi da lavoro dipendente. Così quando parlo di lotta (certamente non armata, siamo in democrazia, o almeno dovremmo esserlo) e mi rivolgo a Veltroni come a un nostro Robin Hood in un post che ieri ha conosciuto per qualche minuto qui dentro gli onori della prima pagina, lo faccio per motivi sacrosanti, perché con questi provvedimenti moltissime famiglie italiane scivoleranno rapidamente nel disagio, anche nel cosidetto ceto medi. E il PD ( e quanti vi militano a vario titolo, e intervengono nei blog ) farebbe bene a non considerare questa battaglia come corporativa ( fra pubblico e privato, i dipendenti – cococo e cocopro compresi, che pure vengono considerati “autonomi” dal governo - sono una fetta più che rilevante della popolazione) e a riconsiderare la necessità di una profonda riflessione che, alla luce dei recenti provvedimenti legislativi, rimetta in discussione tutti gli approfondimenti già avviati dal PD sui contratti, e sui diritti e le tutele dei lavoratori dipendenti. Un riposizionamento è necessario perché lo scenario è cambiato bruscamente e non far nulla potrebbe far giungere a sintesi errate e portare acqua a quella parte della sinistra che è restata ideologicamente antagonista scegliendo di tornare al passato, mentre invece è necessario guardare al futuro.

I sondaggi danno i consensi dalla parte di Berlusconi ? Ebbene infischiamocene dei sondaggi drogati dalla tv e guardiamo al paese reale. Attiviamoci per rendere visibile quanto fatto da Prodi e da Damiano in difesa del lavoro e quanto fatto invece da questo governo. Facciamo davvero aprire gli occhi, per far riflettere la gente, marcando la profonda e irreversibile diversità di intenti e di percorsi esistente fra il PD e la PDL. Scendere in campo con iniziative di lotta democratica è previsto dalla nostra Costituzione e non deve creare disagi e turbamenti, se non in chi ha evidentemente inteso questo partito come strumento di affermazione dei propri interessi personali. O in chi – ancora peggio – sempre nel PD pensa che sia meglio lasciar fare a Berlusconi un lavoro sporco ma necessario. La democrazia non accetta compromessi e ricette frettolose. In democrazia si vince o si perde tutti insieme, sempre. E guardare al futuro significa anche lottare, per raggiungerlo.

Non c’è più tempo. E’ ora di testimoniare, scendendo tutti in piazza e attivando ogni forma possibile di lotta, a Berlusconi e ai suoi che la solidarietà è quel qualcosa in più che abbiamo e avremo sempre rispetto a loro, e che può consentirci di competere per una alternativa di governo ben prima di cinque anni, se sapremo svegliare il paese.

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