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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
6 dicembre 2008
Pacchi per poveri, istruzioni per l'uso ( di Stefano Olivieri)

 La tv rileva le ridondanze della crisi : i negozi vuoti, i consumatori abbottonati, i saldi camuffati che cominciano ben prima di Natale, infine il premier che riscopre – si fa per dire – l’antica arte di venditore e frusta il popolo : “Comprare, comprare, comprare fino all’ultimo saldo di fine stagione”. Perché l’Italia è solida, le imprese sono solide, le banche sono solide e così via. Insomma saremmo una specie di Fort Knox a sentire Tremonti, ma allora chissà perché questi timori di non piazzare i nostri bot, allora come mai si scopre che rischio pagato più caro in Europa è quello legato a una eventuale insolvenza del nostro paese ? Qualcosa non quadra, e fra le sirene governative che tubano soavi davanti ai supermercati e l’allarme del Censis – due famiglie su tre hanno ristretto bruscamente i consumi – è chiaro che la massa degli italiani si orienta verso una saggia prudenza. D’altra parte con questi chiari di luna chi ha poche risorse taglia sul superfluo per non essere poi costretto a rinviare una seduta dal dentista, e lo fa senza pensarci troppo su perché ormai le chiacchiere stanno a zero. Il partito del disagio cresce di giorno in giorno e la sua consistenza la si misurerà già il prossimo 12 dicembre, con lo sciopero nazionale CGIL. Ma intanto mi piacerebbe sapere :

1. Quanto è costato far stampare centinaia di migliaia di social cards, a partire dal disegno stampigliato ( anche il disegnatore bisogna pur pagarlo) per finire con il costo della ditta che fisicamente le ha prodotte;

2. Quanto costa ai contribuenti l’intervento dei CAF, e poi quello degli Uffici postali, in termini di ore lavorate esclusivamente per l’operazione social card.

3. Quanto è costato ( e chiederei anchein base a quali CRITERI DI TRASPARENZA E MERITOCRAZIA è stata effettuata la selezione dei punti vendita..) individuare i punti vendita autorizzati ad accettare la social card;

4. Quanto è costato predisporre nei punti vendita sopraccitati la lettura magnetica delle social cards alle casse.

Lo dico perché la platea degli aventi diritto è individuata in base a criteri ( età, reddito personale, etc.) che ad esempio sono già in possesso dell’Inps, che alla stragrande maggioranza dei richiedenti la social card ha già concesso l’assegno sociale o la maggiorazione sociale sulla pensione contributiva integrata al trattamento minimo. Sarebbe bastato estrarre questo tipo di dati e ricalcolare le pensioni interessate con il nuovo importo, e ci saremmo risparmiati una serie di costi aggiuntivi che il governo avrebbe potuto ( dovuto) trasformare in denaro in più per gli indigenti, vista e considerata la miseria ( un cappuccino al giorno non toglie il medico di torno) che gli va a dare. Però così, vuoi mettere che cosa significa avere in tasca un bancomat ? Lo puoi toccare, accarezzare e ricordarti ogni volta lo usi del governo amico…!

Per ciò che riguarda il bonus famiglie, finalmente è visibile ( e scaricabile) sul sito della Agenzia delle Entrate il modulo della richiesta e le istruzioni relative. Anche qui non è che ci sia da scialare, in particolare considerando la contrazione dei budget contrattuali soprattutto ne pubblico impiego. Come dire, con una mano ti rapinano e con l'altra poi ti fanno l'elemosina.  Con le dovute eccezioni naturalmente : i Brunetta boys, ovvero il personale dipendente della Presidenza del Consiglio ( e dunque anche del dipartimento della Funzione Pubblica, quello di Brunetta per l’appunto) hanno di che essere contenti in questo periodo di crisi. Per loro – e solo per loro, va sottolineato in neretto – a fronte del piccolo sacrificio dell’aumento di due ore lavorative settimanali, da 36 a 38 ( che comunque saranno subito risucchiate dalle varie tolleranze dovute alla nuova disciplina dei tornelli di controllo) , avranno un aumento cospicuo ( fino a 900 euro mensili) direttamente introdotto nella prima voce stipendiale, cioè sul tabellare utile anche per la pensione, derivante dal travaso diretto nello stipendio di quel salario incentivante che per tutto il resto del pubblico impiego sarà invece sospeso e non elargito ( dl 112) per il prossimo triennio, salvo ripristinarne una parte con nuovi criteri ancora non resi noti. Così mentre i Brunetta boys si beccheranno un aumento aggiuntivo mensile pari alla paga di un lavoratore precario, il resto dei dipendenti pubblici si dovrà accontentare di 70 euro lordi ( più o meno 40 euro mensili) sul già magro stipendio.

Riporto qui di seguito, per comodità di chi fosse interessato, i links utili per scaricare la richiesta di social card e di bonus famiglia. Le pagine sono quelle ufficiali dell’Agenzia delle Entrate. I pacchi per i poveri sono pronti, affrettatevi perché non ce ne sarà per tutti, ma soprattutto per i bonus famiglie non serviranno a comprare il panettone dati i tempi di rilascio previsti, quanto piuttosto la colomba pasquale. Nel frattempo, dice Berlusconi, siate ottimisti e sorridete, che fa bene alla salute.

SOCIAL CARD – MODULO DI RICHIESTA

SOCIAL CARD – ISTRUZIONI

Numero verde informazioni : 800.666.888

Numero verde per blocco carta in caso smarrimento : 800.902.122

BONUS FAMIGLIE – MODULO DI RICHIESTA

BONUS FAMIGLIE - ISTRUZIONI

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

28 novembre 2008
INUTILE STRILLARE DAVANTI ALLA STALLA VUOTA, SERVE LA “PAPERON TAX” (di Stefano Olivieri)
 

Lo abbiamo ben capito, i soldi non ci sono,dice il governo. E sappiamo anche – come lo sa anche il governo – che quei sei miliardi che servirebbero per detassare almeno la tredicesima dei lavoratori dipendenti se ne sono andati nelle note operazioni elettorali di ICI e Alitalia. Ed è probabile anzi che la spesa per la nostra compagnia di bandiera non finisca qui, perché la CAI è tuttora traballante e fra le altre cose occorre restituire i trecento milioni presi in prestito. E poi, se vogliamo davvero dirla tutta a un governo che continua a sostenere la “saggezza” del proprio comportamento, ci sarebbero anche da mettere in conto almeno 5,2 miliardi di condoni tremontini – diciamo così – “non perfezionati dagli evasori” ( hanno chiesto il condono, hanno pagato la prima rata e lì, fine delle trasmissioni) che la Corte dei Conti ha segnalato come non ancora incassati qualche giorno fa. Dunque questo non proprio irreprensibile governo si mostra blindato soltanto da una parte, quella oggi meno protetta dalla crisi che è arrivata, mentre nei confronti di ricchi, furbetti ed evasori la manica è sempre molto larga. L’ultima notizia sul fronte dei tagli è addirittura tragica, starebbero per scomparire (la notizia la trovate qui : http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=10089 ) perfino i fondi (9 milioni di euro) per risarcire i nostri soldati restati vittime di contaminazione da uranio impoverito (ben 2536 casi di cui 167 già deceduti).

A questo punto piangere sul latte versato da altri non serve. Servono invece proposte chiare per reperire denaro fresco con cui fare fronte alle esigenze delle famiglie in povertà ( circa 7,5 milioni al di sotto della soglia, più altrettanti appena al di sopra) e alle piccolissime, piccole e medie imprese che rischiano la chiusura, con immaginabili ricadute sulla occupazione.

Una proposta secca. In uno stato democratico e solidale in momenti di crisi le risorse si prendono dove producono minor danno sociale. In Italia è inutile sanguisugare il lavoro dipendente e le pensioni più di quanto è stato fatto finora, occorre cercare altrove. La scelta poi non è così difficile, basta guardare alle rendite finanziarie vere ( non i bot risparmiati dalle famiglie, per intenderci, parlo di cifre da nove zeri in su), basta guardare ai grandi patrimoni e agli stipendi stellari. E’ questo o no il momento in cui per aiutare chi ha un reddito di diecimila euro l’anno, tanto per dire, si chiede di mettere mano al portafogli a chi, a parità di situazione familiare, ne ha almeno dieci volte tanto ? Io trovo molto più dignitoso parlare di una tassa “patrimoniale una tantum” piuttosto che di social cards con le quali ci compri a malapena un cappuccino al giorno. Un errore di valutazione che mi ricorda il tramonto della monarchia francese, quando all’annuncio della carenza di pane per il popolo si consigliava di mangiare brioches. Ma almeno a quei tempi li decapitavano, qui tocca tenerceli a palazzochigi.

La mia non è una provocazione. Se siamo davvero uno stato democratico va fatto. Se fa paura chiamarla tassa patrimoniale, chiamiamola pure “PAPERON TAX” che magari è più simpatico e ha anche più senso. In momenti di magra, il tanto denaro accumulato ( e per altro tassato a meno della metà degli altri redditi) nelle rendite finanziarie può e deve fare comodo a un governo in crisi di risorse. Il governo, anche se targato Berlusconi, DEVE RISPONDERE A TUTTA L’ITALIA, non può cavarsela con una scrollatina di spalle e una social card. Già è poco sano di per se ragionare in termini di una tantum, ma se si sceglie di battere questa strada almeno si abbia l’accortezza di non fare ancora più male a chi sta peggio di tutti.

Il Pd deve chiedere una tassa una tantum sulle rendite finanziarie. Il Pd deve difendere il disagio e inchiodare Berlusconi alle sue responsabilità. Il Pd deve tirare fuori le palle.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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