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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
28 maggio 2015
DOPO LE REGIONALI (di Stefano Olivieri)

Io vivo di sensazioni, mi fido del mio naso spesso anche più dell’esperienza, che in questi tempi fatica a decodificare e catalogare persone ed eventi fra i buoni e i cattivi. Così leggo la sfida di Matteo Renzi con le elezioni regionali di domenica prossima come una probabile Waterloo, a causa di una sequela impressionante di errori strategici. Capita, a chi ottiene il successo troppo in fretta, di sedersi sugli allori e rinunciare a comprendere i mille perché di un percorso trionfale (primarie, segreteria Pd, vittoria alle europee e governo del paese). A caval donato non si guarda in bocca, dice il proverbio. Renzi invece avrebbe fatto bene a cercare di capire, ma ha rinunciato a farlo perché aveva già in mente un progetto ambizioso e cinico, quello di bruciare il partito appena conquistato e dalle sue ceneri far risorgere il suo partito personale, sempre più spostato a destra perché lui è stato sempre intimamente di destra, ma ha scelto di farsi largo a sinistra perché era più semplice dato lo sbando del partito dopo le ultime politiche, e anche perché la sua retorica, le sue visioni sognanti di un bel paese, una bella scuola, un bel lavoro con il Jobs acts sarebbero state troppo sofisticate per farsi largo in un popolo che, fra l’altro, ancora oggi malgrado Fitto, Alfano, Salvini & company fa ancora riferimento all’immarcescibile Berlusconi.
La grande sfida di Renzi è quella di far cambiare completamente pelle al PD, scippando voti a Forza Italia e allo stesso Salvini e rinunciando totalmente al tentativo di riallacciare un dialogo a sinistra, sindacato compreso,
Il vestito, però, è stretto. La ripresa che si dice partita non produce occupazione, le imprese hanno più respiro per i benefit governativi (Irap in meno, Jobs acts, etc) ma non hanno liquidità tant’è che per rifornirsi sono tornate al baratto interno di merci. I lavoratori dipendenti, a cominciare da quelli della scuola, hanno ormai capito il gioco delle tre carte e le milleuno insidie che si nascondono dietro il Jobs acts ( si parla di nuovi posti di lavoro, ma in realtà si tratta in massima parte di stabilizzazione di posti precari. E poiché la stabilizzazione è attuata con la nuova disciplina del Jobs acts, il cosiddetto lavoro a tempo indeterminato che si raggiunge è sempre sotto la spada di Damocle delle tutele crescenti, che fino a quando non crescono del tutto consentono al padrone di licenziare il dipendente e di buttarlo fuori dalla porta con una mancetta. E l’indebolimento della scuola pubblica, soprattutto della sua capacità di selezionare futura classe dirigente, che Renzi intende perseguire con il preside plenipotenziario e l’ingresso di sponsor privati a bilanciare la diminuzione di risorse, va letto insieme al Jobs act nella visione complessiva, che ha il premier, di uno Stato vassallo dei potentati economici e delle multinazionali, destinato a produrre con la scuola pubblica manovalanza di basso livello mentre la scuola privata curerà la futura classe dirigente (in pratica, la riforma Gelmini attuata in pieno).
Dunque mi chiedo, chi voterà per Renzi stavolta? Chi nel popolo del PD darà fiducia a un partito che finora si è mostrato debole con i forti (dalle banche alla Ue fino a Marchionne, che oggi Renzi è andato a omaggiare a Melfi) e forte con i deboli, dai dipendenti ai pensionati, dalle donne ai disoccupati in cerca di prima occupazione? Riuscirà la fusione a freddo con il popolo di destra a bilanciare la perdita di consensi a sinistra?
Secondo me, il PD farà un tonfo clamoroso e purtroppo il resto della sinistra non potrà giovarsene, non essendosi organizzata in tempo. Torneranno su invece la Lega Salvini, il M5S e Forza Italia, disegnando una nuova mappa dell’elettorato che alla fine non consentirà a nessuno di cantare vittoria, preparando un terreno molto incerto alle elezioni politiche anticipate.
Così, dopo aver portato l’Italia al livello della Grecia per gran parte degli indicatori economici, dopo aver impoverito anche la classe media, dopo aver distrutto diritti e tutele nel lavoro, dopo aver svuotato, per le sue ambizioni personali, il più grande partito della sinistra europea, Renzi sarà costretto a gettare la spugna. Se la prenderà con i gufi perché non è capace di fare autocritica e scomparirà dalla scena in attesa di tempi migliori.
Questa la mia previsione, purtroppo distopica, dell’Italia all’indomani del voto regionale. La corte renziana si smobiliterà con velocità inaspettata, soprattutto i più giovani tenteranno di ricollocarsi in qualsiasi partito. Punto.

E non ditemi che faccio il gufo anch’io. È da quando Renzi ha smesso di fare il sindaco di Firenze che ho alzato le antenne.


Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


POLITICA
16 aprile 2015
Due cose per Bersani ( di Stefano Olivieri)


Pierluigi, ho due cose importanti da dirti.

Ti sto seguendo nel programma di Santoro e mi va di dirtele adesso, perché dopo potrei annoiarmi e cambiare canale.

La prima (sulla quale, quando ne parlasti a suo tempo, non ero d’accordo): le elezioni primarie “in sicurezza”, riservate cioè agli iscritti certificati e non ai cani e ai porci, come dire ai fuoriusciti, ai furbi, ai voltagabbana dell’ultima ora e a quelli che intendono la politica come scambio mercenario di favori personale e null’altro.
È vero, la prepotente affermazione di Renzi alle primarie e la conseguente asfaltatura dei suoi avversari, è stato soprattutto il frutto di un cambio repentino di pelle dell’elettorato del PD, che l’ex sindaco fiorentino non solo aveva messo in conto ma ci confidava anche , e parecchio. Non solo per le sue origini politiche (nel suo pantheon personale ci trovi di tutto, ma neanche un comunista o un ex comunista mentre Craxi, solo per fare un nome, occupa un posto di rilievo).
E’ anche vero, però, che nel suo processo di rottamazione Renzi è sceso dalla falciatrice elettrica ed è salito sul caterpillar senza che dall’interno del suo stesso partito si muovesse una foglia. Il che ha un senso, se scali un partito servendoti di un esercito di mercenari fedeli soltanto a te, è difficile che possa incontrare un dissenso importante. Cose che la gente che ha votato Renzi alle primarie poteva anche non sapere o immaginare, ma che deputati e senatori non renziani avevano il dovere di decodificare in tempo. Nessuno ha fatto nulla, neanche tu.
La seconda cosa, che è quella che mi ha davvero spinto a mettermi davanti alla tastiera. Tu dici che Renzi è comunque una risorsa per il PD e che tu la tua battaglia la vuoi condurre dall’interno.
Caro Bersani, il partito del PD è stramorto per ciò che riguarda il riferimento etico politico a cui tu giustamente alludi. E Renzi ha scalato il partito democratico pagando la minore pigione possibile ( l’affitto, appunto) e per il minor tempo possibile, solo quello necessario per assicurarsi il premierato. E tu questo DEVI saperlo, devi essere consapevole della doppiezza dell’uomo che avete messo lassù, alla testa di tutto, senza battere un ciglio. Neanche la segreteria del partito avete voluto togliergli.
Dovete uscire dal partito, tutti quanti, subito. Dovete rendere pubblico, visibile a tutta Italia il fatto che il PD renziano è tutto un altro partito e sta andando altrove, giovandosi di iscritti e supporters a vario titolo che con la sinistra non hanno mai avuto a che fare oggi, ieri e anche l’altro ieri. Avete Il DOVERE di farlo nei confronti di chi, come me, vi ha votato alle ultime elezioni politiche ( e non alle regionale del 41 %, quelle non contano) e se non lo fate subito, lo sbando della sinistra in Italia diventerà totale e sarà soltanto colpa vostra.
E se tu, invece di farlo, continui a dire che Renzi è una risorsa per il PD soltantro perché il PD è cresciuto, a quel punto non soltanto esci dal mio cuore ma mi si insinua il dubbio che anche Bersani, che pensavo dalla schiena dritta, stia pensando a un ministero qualsiasi.

Ora ti ho detto tutto, e con sincerità, senza giri di parole. Pensaci su e stammi bene, Pierluigi.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 



POLITICA
15 marzo 2015
BERSANI NON FARE L'INDIANO (di Stefano Olivieri)

Tosi scoperchia la Lega a destra, Landini lancia a sinistra l'idea di una Coalizione Sociale.Il popolo italiano è in movimento ma non trova rappresentanza politica plurale e non deve, non vuole adattarsi all'idea di un nuovo duce.
Bersani, tu sei una brava persona, non puoi fare la riserva indiana del Pd. Avresti do vuto realizzare Italia Bene Comune all'indomani delle ulltime elezioni politiche, quando appariva ormai chiaro il disegno di Renzi. Non l'hai fatto ma adesso puoi riproporre l'idea insieme a Landini, una grande officina di sinistra che sia di riferimento per i troppi diseredati italiani.
Se diventerà o no un partito lo decideranno gli italiani, tutte le donne e gli uomini che pensano che la democrazia non sia un format ma una pratica quotidiana, appassionante quanto faticosa di vita, nostra e di nessun altro.
Cominciamo a parlarne subito, senza steccati e retropensieri. Una nuova idea dell'Italia che lavora e produce per competere nel mercato senza trasformare i lavoratori in un esercito di schiavi. Parliamo con Landini e con chiunque voglia parlarne.

 Grazie.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

LAVORO
23 settembre 2014
Articolo 18, una bandiera strappata (di Stefano Olivieri)

La sinistra e il sindacato ne hanno fatto per decenni un simbolo, l’anima stessa dello statuto dei lavoratori. Oggi lo attaccano tutti, il maggiore partito al governo lo vuole eliminare del tutto non per il risultato, più che risibile, che la sua completa eliminazione potrebbe comportare nelle dinamiche del mondo del lavoro, ma per cancellare dal biglietto da visita dell’Italia all’estero ciò che è visto ormai dai più come un inutile residuato bellico, che scoraggia (dicono al governo) gli investimenti e al tempo stesso frena l’occupazione.
Sarà vero? Sarà falso che il mondo intero  non investe più  in Italia a causa dell’articolo 18? Potrei ricordare che, secondo me, è assai più ingombrante e dannosa per l'immagine e la reputazione del nostro paese la presenza attiva, ormai in tutto il territorio nazionale, della criminalità organizzata come mafia, camorra, etc., ma non voglio infoltire l’esercito chiacchierone dei benaltristi, che parlano tanto e alla fine concludono poco. 
Voglio piuttosto fare presente, soprattutto alla sinistra e alla CGIL alle quali mi sento vicino da sempre, quanto possa oggi essere dannoso difendere una bandiera strappata, la cui perdita o il cui mantenimento non sposterebbe di una virgola la dolorosa situazione del lavoro in Italia. Perché il vero problema, la vera domanda che andrebbe posta in questa disputa sull'articolo 18, in cui spesso e volentieri viene richiamato l'esempio di ciò che accade all’estero, la vera domanda dunque è: che cosa avrebbe in cambio il lavoratore italiano?

Perché se è vero che in Europa si licenzia con maggiore facilità, è altrettanto vero che lo Stato, in Francia come in Germania, in Olanda come in Svezia, è per tutto il resto molto più vicino ai suoi cittadini, anziani o giovani che possano essere. Nell’offerta di servizi alla  persona e alle coppie, nella trasparenza ed efficienza del sistema fiscale; negli aiuti per l’acquisto di una prima casa, o per la nascita di un figlio, nel supporto attivo ai disoccupati, affinché possano trovare rapidamente un nuovo lavoro affine alle competenze maturate. Infine nel regime di paghe e stipendi, che nella stragrande maggioranza dei paesi europei sono più alti di quelli italiani, e seppure le pensioni estere possono essere più leggere di quelle nostrane, quasi tutti gli operai e impiegati esteri hanno da decenni la possibilità reale, cioè sufficienti soldi in tasca, di attivare un mutuo o una assicurazione privata che garantisca loro una vecchiaia serena. Naturalmente non è tutto oro ciò che luccica e anche in Europa troviamo imperfezioni, talvolta truffe e bidoni ai lavoratori, ma rappresentano le eccezioni, non la regola come avviene in Italia. E soprattutto, in Europa i truffatori e i ladri di pubbliche risorse finiscono in galera, e ci restano.

È insomma sul fronte complessivo della qualità della vita, dell’appagamento reale delle necessità quotidiane, è nella soddisfazione completa dei diritti del cittadino lavoratore ma anche consumatore, abitante, utente fiscale che la sinistra italiana e il sindacato dovrebbero concentrare l’attenzione e ingaggiare battaglia. Perché in cambio di questo scalpo benedetto dell’articolo 18, in realtà il governo Renzi con il suo Jobs act non offre NULLA ed è questo il vero disastro, il vero problema. Il partito democratico sta ponendo il popolo dei lavoratori italiani a reddito fisso di fronte a un ricatto che di democratico, e di sinistra, non ha più niente. Perché Renzi pensa, in cuor suo, di replicare alle prossime elezioni politiche il successo del 40,8% delle europee incamerando i voti della destra, e quando ciò dovesse accadere scommetto che non esiterebbe a cambiare il nome stesso del partito democratico.
Ebbene io non ci sto, e penso che nessun democratico convinto possa accettare questa brusca sterzata.
Dobbiamo fermarlo prima che ciò accada, e sotto questo profilo la battaglia sull'articolo 18 torna a essere importante. Dobbiamo però riformularla all'interno di un quadro rivendicativo ( ma anche propositivo) più vasto e articolato, dobbiamo essere in grado di definire,  al di là di facili slogan,  i tanti deficit rispetto all'Europa che oggi contraddistinguono le difficoltà quotidiane dei cittadini italiani di fronte allo Stato, al Credito, agli enti erogatori di acqua ed energia, al diritto di curarsi negli ospedali pubblici senza che ogni ricovero divenga un'odissea pericolosa, al diritto allo studio e alla formazione in  scuole e università pubbliche che sappiano riconoscere e premiare il talento a prescindere dalla provenienza socio-economica, e sappiano sopratutto raccordarsi in modo sistemico al mondo del lavoro, per riattivare quell'ascensore sociale basato sul merito che è l'unico a poter garantire una vera, costante crescita del p.i.l. Le risorse per farlo ci sono già, non vanno cercate in nuove tasse per dipendenti e pensionati. Perché l'Italia è un paese ricco, fra i più ricchi in Europa come capitale mobile, ma questo capitale, come sappiamo,  non è equamente distribuito perché la più ragguardevole massa di reddito è in mano a una ristretta classe di cittadini. Di questi si conosce da tempo tutto, a partire dal nome e cognome per finire ai depositi bancari, per lo più all'estero, nei cosiddetti paradisi fiscali. Riconquistare al bene comune questa enorme massa di risorse non è un obbligo etico di chi governa, è piuttosto il modo giusto per restituire decoro all'immagine pubblica del nostro paese, testimoniando in modo concreto come possiamo farcela da soli, facendo totale pulizia in casa nostra.
L'attuale travaglio del PD sulla questione dell'art. 18 è tutta qui, ma non è cosa di poco conto. In un grande partito plurale e inclusivo si può e si deve discutere, quando sono in ballo gli stessi valori fondanti. La minoranza del PD deve sapere che non è minoranza nel paese e che in certi casi vale la pena di ricontarsi tutti, attraverso le elezioni.

Riflettiamo tutti e in fretta, perché si può anche perdere una battaglia se però ciò può consentirci di vincere la guerra finale. L’Italia è ancora lontana dall’Europa, ma non per l’articolo 18 della legge 300.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 






POLITICA
6 settembre 2014
La notizia del PD che parla con SEL (di Stefano Olivieri)

La ripresa del dialogo fra SEL e PD è diventata, nell’Italia renziana, perfino una notizia da prima pagina. Ripenso con tristezza all’ottobre del 2013, quando Bersani e Vendola sistemarono Grasso al Senato e Boldrini alla Camera, rilanciando il progetto, poi abortito, di Italia Bene Comune e confidando in un ritorno al voto. Poi è successo altro, Renzi ha vinto le primarie ed è diventato segretario, poi ha raggiunto la presidenza del Consiglio e la sua leadership è straripata con i risultati alle elezioni europee. Il resto è cronaca dei nostri giorni e mostra un PD sempre più spostato al centro e un capo dell’esecutivo sempre meno incline al dialogo con la sinistra, anche nel suo stesso partito, per non parlare poi del sindacato CGIL e di SEL, per l’appunto. Non mi affeziono alle sigle e agli slogan e bado all’osso, come è costretta a fare la stramaggioranza degli italiani ogni giorno. E l’osso mi dice che la crisi morde più di ieri e il lavoro non c’è, soprattutto per i giovani e le donne, soprattutto al sud. Draghi ha appena diminuito quasi a zero il costo del denaro, ammonendo le banche ad alleggerire i tassi di sconto su mutui e depositi bancari, e invitando il governo alle riforme strutturali. Con un po’ di coraggio in più si potrebbero trovare e rendere stabili risorse sufficienti a sbloccare i contratti di lavoro fermi da almeno cinque anni, dando un po’ di respiro alle famiglie dei lavoratori dipendenti, che non possono essere messe a tacere con un bonus di ottanta euro che, a detta della Picierno, consentirebbe perfino di comprare la Nutella.

Riforme strutturali è una gran bell’immagine, che però deve essere coerente con se stessa. In Italia lo squilibrio nella distribuzione della ricchezza ha superato da tempo il segnale di allarme, che in qualsiasi altro paese democratico avrebbe comportato quanto meno una revisione secca del regime fiscale in vigore. Qui da noi invece tutto tace e negli annunci delle cose da fare in mille giorni non leggo nulla che possa far sperare in un futuro più roseo. Ci teniamo il falso in bilancio, ci teniamo il blocco dei contratti, ci teniamo le tasse sempre più alte e le pensioni sempre più magre. E per risolvere i problemi dello Stato si guarda sempre e soltanto alle tasche dei dipendenti e dei pensionati, che vengono sistematicamente adoperate come un bancomat.

Voglio lanciare su twitter l’hashtag #renzinonmiconvinci e tastare il polso al paese. Perché il mugugno, il maldipancia nel PD non è cosa da trascurare e ha referenti importanti e numerosi, in ogni abitazione della nostra bella e amata Italia. Perciò, caro Matteo Renzi, riapri il dialogo con SEL, sarò io il primo ad applaudirti, purché tu non metta subito le mani nel piatto. Perché c’è un cuore che batte a sinistra anche nel PD, e non è affatto un cuore malato. C’è una gran fetta di elettori con una grande voglia di democrazia sana e solidale, che non ha per niente paura di manifestarsi di manifestare quando tu esibisci il 41% raggiunto alle europee.
Perciò niente ricatti lo diciamo noi a te, presidente del consiglio NON eletto dagli italiani, tienilo sempre a mente. Non abbiamo mille giorni di tempo per aspettare la cicogna, e non abbiamo paura di andare a elezioni anticipate non appena ci saremo liberati del porcellum e avremo adottato una legge elettorale degna davvero di un paese democratico. Il che significa che anche il tuo furbo italicum non ci piace per niente, ma tu questo lo hai capito da tempo e ci impensierisce il fatto che non ne voglia più parlare. Perché quando non riceve mai risposte, il popolo alla fine se le va a cercare lo stesso, senza paraocchi e talvolta in modo sbrigativo e violento. Anche questo lo sai bene, perciò fai le scelte giuste al momento giusto, cioè subito. E se ritieni per te impossibile un progetto di alleanza, culturale prima che politica, che stabilmente guardi a sinistra, allora puoi anche fermare, fin da adesso, l’orologio dei mille giorni e tornare a far visita a Napolitano. Perché di nuove elezioni, purché democratiche sul serio, questo nostro paese non morirà di certo, e neanche l’Unione Europea.

Stefano Olivieri
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7 dicembre 2013
CIVATI? CI VADO (di Stefano Olivieri)

 



Domani può essere un altro giorno per davvero. Per sapere come e dove votare vai su questa pagina: www.primariepd2013.it 

Stefano Olivieri
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8 novembre 2010
CRISI ED ELEZIONI, ULTIMA CHIAMATA (di Stefano Olivieri)

 

 

 

 

Alle elezioni politiche del 2008 del 14 aprile del 2008 il voto dei cittadini che votarono per la coalizione che faceva riferimento a Silvio Berlusconi assommò 15.507.549 adesioni (PDL+Lega+MPA). La percentuale sul voto complessivo fu del 47,329 %.

Gli elettori che votarono altri partiti ( e dunque contro Berlusconi, visto che il nostro sistema maggioritario per le politiche non prevede il doppio turno) furono 16.770.317 con una percentuale sul voto complessivo del 52,671 %

Se anche le prossime elezioni politiche anticipate ( a marzo 2011 ?) si dovessero risolvere, come pare, in un referendum pro e contro Berlusconi, occorre tenere presente che, se non viene cambiata la legge elettorale prima di effettuare la consultazione, il risultato del voto inteso come consenso o meno all’attuale premier varrà al solito come il due di briscola ( così come è stato nel 2008, quando Berlusconi NON EBBE il consenso della maggioranza dei votanti) e ci ritroveremo di nuovo il cavaliere in sella al governo e forse – complicazione in più – con due camere di opposto segno politico.

Modificare questa legge elettorale appare evidente a tutti come necessità, ma è altrettanto chiaro che l’eventuale governo tecnico che dovesse mettervi mano avrà molte difficoltà. Non tutto infatti si può risolvere semplicemente “blindando” le liste e consentendo così ai cittadini di esprimere di nuovo le loro preferenze, fosse anche all’ultimo nome della lista. I problemi più spinosi riguarderanno l’asticella della soglia percentuale per i partiti che intenderanno partecipare alla consultazione senza preventivamente allearsi in una coalizione : quanto più bassa sarà questa asticella, tanto maggiore potrà essere in parlamento il numero dei partiti fuori dai patti di coalizione, con evidente pregiudizio per la governabilità. In Italia infatti non è previsto il doppio turno, che se introdotto porterebbe inevitabilmente a riconsiderare la funzione del premier.

Insomma, il pericolo reale è che si perda tempo preziosissimo per fare affrontare dalla peggiore classe politica (un parlamento di nominati) un problema ( la nuova legge elettorale) al di sopra delle loro possibilità. Intanto per il momento la scena è occupata dal cerino acceso e dalle scommesse su chi si brucerà le mani. La manfrina durerà non oltre il 14 dicembre, quando la Consulta respingerà il lodo Alfano. Poi, forse - dipende sempre da quanta ammuìna tenterà di sollevare Berlusconi, fosse anche una guerra civile -  potrebbe esserci il governo tecnico e il tentativo di modificare la porcata Calderoli.  Sicuramente ci proveranno, non dico di no, ma poi vedrete che quando saranno passati 2 anni, 11 mesi e un giorno dal 14 aprile del 2008 ( per gli italiani elettori servono 35 anni di contributi per andare in pensione; per gli italiani eletti bastano 35 MESI per aver diritto a una pensione -cumulabile e reversibile - di almeno 3000 euro mensili) dopo appunto aver messo in saccoccia il diritto a pensione, il governo tecnico avrà una improvvisa fretta di sciogliersi.

Ci potremmo trovare così a marzo con la stessa porcata Calderoli e una situazione complessiva nel paese in totale disfacimento : l’humus ideale per l’ennesimo regime populista. Questa è la situazione e questa, per la sinistra italiana e per tutte le persone di buona volontà che hanno davvero a cuore il loro paese, è davvero l’ultima chiamata. Se non verrà raccolta alla povera gente non resterà che la rivoluzione.

Gli italiani, la gente semplice attende. Si  aspettano, alla fine di questo inferno che sarà pure mondiale ma questo governo ci ha messo molto del suo , un mercato del lavoro finalmente trasparente e giusto, che premi il talento e salvaguardi la persona umana; attendono una giustizia senza trappole e privilegi, che faccia pulizia dentro e fuori dal parlamento e offra garanzie sufficienti per gli investimenti nel nostro paese. Vogliono una scuola per tutti davvero, basata sul merito e non sulle clientele, e una ricerca all’altezza della nostra storia passata. Gli italiani vogliono sentirsi di nuovo cittadini e non sudditi o schiavi, vogliono poter lavorare e mettere su famiglia ma anche sognare e divertirsi.

Vogliamo, dobbiamo tornare ad essere sereni, vogliamo che la diversità sia confronto e non scontro, esigiamo una politica pulita che faccia ripartire in modo virtuoso tutto il sistema produttivo. La maggior parte del paese è composta da persone per bene, oneste e lavoratrici. Contiamo su di loro per favore, aiutiamole ad emergere e rifondiamo questo benedetto paese sul lavoro, sulla dignità dell’uomo, sulla giustizia e sulla solidarietà umana. Desiderare tutto questo non significa essere buonisti con la testa fra le nuvole, perchè perchè sarà necessaria fermezza e autorità per spalare la morchia stratificata da almeno un decennio su tutti noi, e troppe teste dovranno saltare. Ma non c'è alternativa se si vuole davvero passare da una logica di potere ad una vera azione di governo. Cominciando dalle parole : chiamare ladro chi è ladro, e un attimo dopo punirlo; chiamare onesto chi lo è per davvero e non ha difficoltà a dimostrarlo, e per questo premiarlo. Semplice, e non impossibile. 

Stefano Olivieri

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POLITICA
31 luglio 2010
Non esistono più i mezzi governi di una volta ( di Stefano Olivieri)

 

Non ci sono più i mezzi governi di una volta, quando si faceva un rimpasto ogni due mesi e i partiti erano tanti. Oggi è tutto semplificato con le formazioni politiche che stanno nelle dita di una mano e una legge elettorale che nomina direttamente, lasciando ai cittadini solo il fastidio di mettere una x sulla scheda elettorale. Oggi vige il maggioritario, chi vince prende tutto e anche il bonus per governare : parrebbe una panacea ai mali italiani e invece, malgrado le legislature si siano effettivamente allungate rispetto alla media di vent’anni fa, di governare se ne parla poco o niente.

Da quando poi, nel 94, è sceso in campo Berlusconi, governare il paese è diventato il secondo lavoro del premier, esattamente quanto bastava a conservare il consenso elettorale. Il suo primo impegno – e dal 1994 ad oggi, su sedici anni Berlusconi ha governato per dieci – è stato sempre quello di badare ai suoi affari personali, di volta in volta giudiziari, economici, finanziari.

Ora dopo la cacciata di Fini e del plotone dei finiani l’attuale legislatura torna a rischio. La strada del voto di fiducia che finora ha garantito al premier il passaggio di tutti i provvedimenti legislativi ad personam non è più percorribile perché è proprio sui temi di legalità e giustizia che si è consumato lo strappo fra i cofondatori del Pdl. Dunque la fine di questo governo già si vede all’orizzonte, l’incognita è se andare subito a nuove elezioni o a un governo “tecnico”.

Io sono decisamente per le elezioni anticipate, e per vari motivi.

Il primo : il governo tecnico di transizione dovrebbe poter pilotare in acque tranquille, quantomeno per riscrivere una legge elettorale degna di questo nome e restituire la sovranità decisionale al popolo. Ma così non è : l’Italia naviga, malgrado le assicurazioni di Tremonti, Berlusconi, Fede e Minzolini, in acque agitatissime e il rischio bancarotta è reale. Servirebbero riforme di grande spessore politico per far ripartire l’economia, per raddrizzare un fisco iniquo incarognito dall’ultima manovra, per redistribuire un reddito quella quota di reddito che negli ultimi anni è passata dal lavoro dipendente al lavoro autonomo e ancor più ai redditi da capitale.

Serve insomma un governo dal potere vero e non condizionato da ammucchiate istituzionali. E poi vorrei proprio vedere Casini e Di Pietro insieme, vorrei vedere come il PD potrebbe chiedere un voto a sinistra con certi alleati. Impossibile, improponibile.

Serve chiarirsi in fretta , capire dove vuole andare l’elettorato. Che a destra ormai ha a disposizione solo Berlusconi e la Lega. Una Lega che oramai ha gettato la maschera e incarna decisamente, mascherato dietro un quanto mai suggestivo e, per carità, anche laborioso localismo secessionista e razzista, il nuovo fascismo italiano. L’abbraccio sempre più stretto fra Berlusconi e la Lega finirà con lo strozzare lo stesso PDL, atteso il fatto che il cavaliere è intimamente, geneticamente quanto di più antidemocratico si sia mai visto nella politica italiana. Al punto tale che ha dato la purga a Fini, quello stesso Fini che ha avuto bisogno del cavaliere sedici anni fa per essere sdoganato ufficialmente nel mercato dei voti. Fiuggi non sarebbe mai bastato, servì la casa delle libertà per riportare gli ex fascisti al governo.

Io la vedo così : da una parte una destra sempre più destra, con un Pdl divenuto un partito monarchico mussoliniano, antitetico a tutte le Istituzioni dello Stato. Poi la Lega, partito ben disteso e radicato sul territorio del nord con i suoi sindaci e i suoi governatori, ma totalmente incapace di esprimere una strategia in grado di consolidare l’intero paese .

Dall’altra parte una opposizione divisa e confusa soprattutto per colpa del PD, che pare non voglia decidersi a voler riconoscere che il suo elettorato di riferimento non può che stare principalmente a sinistra. Al centro infatti si sta riempiendo di partiti e partitini, dopo Casini c’è Rutelli che appena l’altro ieri ha votato per la Gelmini ( e sua moglie banchettava allegramente seduta accanto a Berlusconi alla festa di compleanno di Rotondi). Poi c’è Cacciari con il suo “Verso Nord” che vede Casini candidato premier, e lo stesso IDV di Di Pietro che in questo arcipelago di centro ha da tempo gettato i suoi ami. Buon ultimo, Fini e i Finiani con la loro nuova formazione parlamentare. E’ vero che per il momento non c’è unità, ma oggettivamente in un mare così affollato di pescatori e di pesci ( l’elettorato moderato) può muoversi molto più agevolmente una flottiglia di piccoli pescatori piuttosto che un transatlantico come il PD.

Dunque il PD deve guardare a sinistra e a Vendola per definire una strategia elettorale. Deve definire meglio la sua vocazione “democratica” e riportare in parlamento quel 18 e passa per cento di voti che la sinistra nel suo insieme portò in dote al governo dell’Unione nel 2006.

Così si potrà vincere, e di larga misura. Ma occorre andare ad elezioni, non a governi di transizione che porterebbero soltanto acqua a Berlusconi. IL male va estirpato subito e con decisione, a cominciare da legge elettorale e conflitto di interessi. Se attendiamo troppo, l’eutanasia potrebbe darla il cavaliere al PD.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

27 giugno 2010
La Visione (di Debora De Angelis)

 
Legittimamente curioso di tutto ciò che si muove a sinistra, ospito molto volentieri sul mio blog questo articolo di Debora, che al IV municipio di Roma (Tufello) sta aprendo insieme ad altri giovani una fabbricadinichi. Ecco l'articolo :

La Visione

Di Debora De Angelis

Buon governo, Amore per la sapienza, Studio della scienza dei rapporti.

Tre semplici note ritmavano l'esistenza all'interno della comunità pitagorica, pilastri indispensabili alla costruzione di qualunque opera aspiri a durare nel tempo.

Ora, perchè ci lasciamo sempre convincere che il bello, inteso nel suo senso etico assoluto, sia irrealizzabile? Che c'è di così irrealizzabile in una società assolutamente paritaria, in cui uomini e donne si relazionino sulla base dei loro profondi convincimenti, in cui ognuno contribuisca al benessere del gruppo mettendo generosamente a disposizione i propri talenti, e solo quelli? Credete che basti? Non è forse un organismo in perfetta salute il risultato di cellule adibite ciascuna ad una specifica funzione, pur essendo tutte interconnesse? Ogni cellula un individuo, l'insieme delle cellule un organismo intero, una nuova e più espansa individualità.

Abbiamo perso il gusto per i ragionamenti belli.

Utopia, ci sentiremo dire. ma solo se non saremo abbastanza convinti noi stessi nel portare avanti le idee di cui abbiamo avuto la Visione.

Vi dico la mia.

Credo che si debba sempre partire dal territorio, dalle piccole realtà. Quelli della Lega, sembrano sciocchi, ma c'è del metodo in ciò che fanno. Il territorio è il luogo più fertile per un coscienza in formazione, quello dove si forgerà le proprie convinzioni sulla società e sui rapporti umani. Partiamo da qui, usando la tactica adversa. Ovvero: usiamo a nostro favore la loro mossa più collaudata, servirsi delle piccole realtà territoriali per offrire servizi di indubbia utilità ai cittadini. In cambio però di che cosa? Del loro senso etico, morale, verrebbe da dire, in cambio della famigerata anima? Perchè non rendersi conto che invece è da qui che possiamo rieducare le persone all'amore, al rispetto reciproco. Oserei dire, se non temessi di sembrare evangelica, alla fratellanza. D'altra parte dobbiamo essere comprensibili a tutti, e non credo che sia appannaggio solo di alcuni presunti depositari di Verità, insegnare le verità più semplici dell'esistenza attraverso parabole. Un racconto appunto, dar vita al semplice racconto di una vita comunitaria e paritaria, fatta di talenti messi in comune, di rispetto reciproco e di guardarsi negli occhi. Guardarsi negli occhi è segno di fierezza, non abbassare mai lo sguardo, e contemporaneamente del voler dire a chi lo incrocia: siamo compagni, puoi fidarti di me, non hai nulla da temere. Sono convinto che anch'io posso fare altrettanto con te.

Partire dal territorio, dal microcosmo di un quartiere popolare, magari, disagiato. Quanti possono essere i problemi quotidiani di qualche migliaia di persone? Un numero neanche poi troppo elevato. E non intendo quei finti problemi che si riducono al non possedere un qualche tipo di gratificazione materiale o non potersi concedere un po' di meritato riposo l'estate. Mi riferisco a quei problemi che effettivamente sussistono nel quotidiano, di più, che vengono creati da politiche sbagliate, poco rispettose dell'esistenza umana in quanto tale, non appena questa stessa esistenza abbia perso il proprio rango di consumatrice, di un prodotto, di un'ideologia di plastica.

Intendo. Quanti adolescenti abitano nei nostri quartieri senza avere nessuno in grado di seguirli con dolcezza e saggezza, né genitori né insegnanti? Avete mai provato a sorridere di cuore ad un ragazzo che non abbia mai trovato il canale per comunicare col mondo? Sboccia immediatamente, riscopre con gioia la fiducia. Anziani impossibilitati a scendere le scale di casa, magari residenti in un piano alto di uno stabile senza ascensore? Quanti ce ne sono proprio alla porta affianco alla nostra? Probabilmente non in grado di permettersi un'assistenza fissa, o che ancora non siano disposti a tollerare un'intrusione massiva nella loro casa ed esistenza? Cinquantenni padri di famiglia tagliati fuori dal mondo del lavoro? Ragazzini di varie etnie che avrebbero bisogno di una mano aggiuntiva per perfezionare l'italiano?

Ecco, è a loro che penso quando immagino la mia fabbrica. Un piccolo luogo, non solo virtuale, che diventi il fulcro vitale del quartiere: e per vitale intendo che offra a tutti questi... compagni, fratelli, una possibilità di avvicinarsi e dire: "Io avrei bisogno di... ma davvero tanto. Non so come fare. Mi aiuti?" "Ci inventiamo un modo, puoi contarci, amico mio".

E dirglielo guardandolo negli occhi e col sorriso nel cuore.

La messa in pratica:

C'è una sala, nella sezione di SeL del quarto municipio, che non è usata al massimo del suo potenziale. Apriamola a tutti, rendiamola accessibile alle persone. Di seguito una lista di idee di semplice realizzazione, non appena il senso di questa iniziativa sarà solidamente interiorizzato dal gruppo di partenza.

-Doposcuola:

un luogo in cui in orario pomeridiano gli adolescenti del quartiere possano venire, zaino in spalla e di loro iniziativa a chiedere una mano con un compito. Non garantiamo nulla, ma ci proviamo. I ragazzi vengono, stanno insieme con dei 'fratelli maggiori' che li trattano con rispetto e dolcezza, comprensione e simpatia. Hanno voglia di fare una confidenza? Hanno bisogno di un aiuto col tema o con l'interrogazione di scienze? Hanno semplicemente voglia di stare un po' lontano da casa e leggersi un libro o un fumetto? Di giocare a un gioco di ruolo? Si potrebbero mettere a disposizione dei libri e proporre anche un servizio di book sharing o videogame sharing. Si mette in comune quello che non serve più e si usufruisce gratuitamente di quello che gli altri hanno offerto. Magari, a parte i libri che non dovranno mai mancare nella sede della Fabbrica, si gestisce la disponibilità di ciascuno attraverso una bacheca di annunci di scambio. Lo stesso servizio potrebbe mettere in contatto tutte quelle mamme che hanno bisogno di vestiti per i loro bambini, uno scambio tra taglie necessario molto di frequente, con dei piccoli in casa.

La bacheca di annunci può servire insomma per coordinare tutti i bisogni ma anche le disponibilità e competenze di ciascuno, tipo una Banca del Tempo, che noi potremmo ribattezzare Fabbrica del Tempo. Esempio. Una vecchina del quartiere ha bisogno tutti i giovedì di qualcuno motorizzato che l'accompagni a fare le terapie. Un ragazzo del quartiere, magari universitario squattrinato, ha la macchina sempre a secco. Si mettono d'accordo, lui la va a prendere sotto casa (o anche su casa se lei non ha l'ascensore) e l'accompagna, mettendole a disposizione un paio d'ore. La vecchina lo ricompensa secondo i propri mezzi. Le due persone si sono aiutate a vicenda, lui ha la benzina anche per passare a prendere la ragazza e magari offrirle un cinema. E in più, che è l'aspetto di maggiore importanza, si è stabilito un legame.

Quanti disoccupati potrebbero avere una competenza utile alla comunità ma che rimane inutilizzata? Basta creare i canali per connetterli con tutti gli altri.

-Il Caffè Illuminista:

iniziativa non originale ma quantomai necessaria, dato il degrado culturale che ha avviluppato l'Italia come l'incantesimo della Bella Addormentata, per cui si ha ancora una volta bisogno della sala come luogo fisso a disposizione. In orario preserale chiunque voglia farsi due chiacchiere non da bar, ma leggermente più costruttive, può venire alla Fabbrica. Troverà giornali del giorno, riviste di un qualche spessore, libri. Troverà scambio di idee e grazie a qualche accordo coi negozianti del posto troverà anche un bicchierino in compagnia.

-Le feste di quartiere:

di tanto in tanto delle occasioni d'incontro vengono organizzate alla Fabbrica, si volantina qualche giorno prima e si invitano gli abitanti del quartiere a venire con qualcosa da mangiare e da bere e condividere tutti insieme qualche ora in compagnia.

-Le campagne di sensibilizzazione al rispetto dell'ambiente e degli animali:

invitiamo le persone del quartiere, soprattutto bambini e adolescenti delle scuole, ad aiutarci nella realizzazione di piccole opere artigianali con materiali semplici, o magari proprio con materiali di difficile smaltimento, da "vendere" in base a un'offerta anche piccola durante il giorno dedicato alla campagna.

Ovviamente le iniziative possono essere create in maniera inesauribile, l'abilità della Fabbrica sarà appunto di renderle "concrete" di volta in volte senza avere bisogno di una grande struttura burocratica alle spalle.

Come tirare su i soldi che ci servono? Credo che, a parte qualche piccola, iniziale colletta, potremmo esplicitare alle persone del quartiere la nostra necessità di autofinanziamento, pertanto accettare delle donazioni spontanee in base ciascuno alle proprie possibilità. Poi, se sapremo muoverci bene e pubblicizzare come si deve le nostre iniziative, trovare degli sponsor che siano in linea con tutti i valori in cui crediamo: energia pulita, biologico, rispetto per l'ambiente (magari i negozi biologici, le erboristerie o altro).

Tutto questo vuole essere un modo autentico di fare politica, ripristinandone l’originario significato e funzione, in netta antitesi con le modalità che si sono andate consolidando in questi tempi, i cui nefasti risultati sono sotto gli occhi di tutti.

E tuttavia siamo qualcosa di nuovo, il salto evolutivo della politica, potremmo dire: il salto quantico.

Noi siamo la Fabbricadinichi, un nome accattivante che ancora quasi nessuno sa che cosa sia e non dobbiamo permettere che gli venga attaccata addosso un'etichetta prima ancora che abbiamo iniziato a realizzare qualcosa che parlerà per noi. Ricordate. Ci riconosceranno dai frutti, e non dal nome dell'albero.

Molte persone che già apprezzano Nichi troveranno la nostra iniziativa un modo per aumentare il loro apprezzamento, quelli che ancora non lo conoscono o sono scettici o anche di un altro orientamento politico avranno molto tempo per cambiare idea, grazie alle nostre iniziative.

Per favore, siamo il più possibile inclusivi, non scoraggiamo nessuno dalla partecipazione attiva.

Sia ben chiaro. Io Nichi fino al No b-day nemmeno lo conoscevo. Poi mio padre si è voluto fermare in strada a stringergli la mano e dirgli di non mollare (per quella storia delle primarie in Puglia) e lui gli ha risposto: "Non ci penso proprio".

Ecco perchè sostengo Nichi.

Lo sostengo con l'energia della mia creatività, messa al servizio della comunità. Io credo che basti.

"Ti stupisci che gli altri ti passino accanto e non sappiano, quando tu passi accanto a tanti e non sai, non t'interessa, qual è la loro pena, il loro cancro segreto?"
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, diario, 17 agosto 1950

POLITICA
18 dicembre 2009
A UN PASSO DAL BARATRO ( di Stefano Olivieri)
 



“Di regola, la Clinica effettua prima del ricovero se l’assicuratore indicato dal paziente assume l’impegno di pagare direttamente la fattura comfort, senza dover pagare supplementi. In mancanza di accordo con l’assicuratore, i pazienti sono tenuti a pagare direttamente le fatture e a chiedere il rimborso alla loro assicurazione; in questi casi la Clinica si riserva di chiedere al paziente, all’entrata, un deposito di garanzia”

Questo è uno stralcio di ciò che si legge, alla voce Tariffe, sul sito web della Ars Medica di Lugano, la clinica svizzera per eccellenza. E’ qui che probabilmente si rifugierà il presidente Berlusconi, per cancellare almeno dal suo corpo ciò che la sua memoria continuerà  a conservare per sempre, i segni di un brutto incontro con uno psicolabile al termine di un comizio tenuto nella sua Milano.

Certamente i premier non baderà alle esosissime tariffe della clinica Svizzera, dal momento che lui quella clinica se la potrebbe comprare senza battere ciglio, figurarsi. D’altra parte gli svizzeri danno al denaro un valore che oltrepassa l’aspetto economico, e l’Ars Medica alzando i suoi prezzi alle stelle, spesso addirittura fuori della portata delle stesse assicurazioni locali, seleziona in questo modo la sua clientela. Se non hai un conto in banca superiore ai nove zeri inutile avvicinarsi, se non arrivi con un macchinone da almeno 200mila euro rischi di essere squadrato di traverso dallo stesso portiere della clinica. Mi ritorna alla memoria un viaggio che feci a Zurigo tanti anni fa, per portare mio figlio ad un consulto medico a cui ci avevano indirizzato alcuni parenti. Già a Roma, soltanto a salire su i wagonlits che avevano la croce svizzera sulla fiancata, dovetti litigare con un cerbero che si convinse a farci salire soltanto quando gli appiccicai in faccia i nostri tre biglietti ferroviari. Bruttissima esperienza, quella dei viaggi della speranza.

Per il premier sarà certamente diverso, il suo stesso nome è più che una garanzia, non ci sarà bisogno del volgare frusciar di banconote per farlo accogliere con tutti gli onori. Mani sapienti ricuciranno le ferite, levigheranno la pelle e ci restituiranno il nostro presidente ancora più giovane di quanto non sembrasse quella stramaledetta sera dell’attentato.

Dicono, i bene informati, che l’episodio del duomo lo abbia toccato davvero nel profondo. Ha parlato poco dopo l’incidente, anche per l’impedimento delle ferite, ma le sue esternazioni sull’amore e sull’odio sono state battute da tutte le agenzie di stampa. Così il leif motiv della politica italiana è d’incanto diventato quello di stemperare il clima, di tendersi tutti la mano l’un con l’altro come si fa in chiesa a un certo punto della santa Messa. Certo è però che se come pompieri ha scelto personaggi sul genere di Schifani e di Cicchitto, è più che probabile che al contrario il clima tenda ad invelenirsi sempre di più e non soltanto in parlamento. Stavolta è l’intero paese schierato in due opposte fazioni, tant’è che l’intelligence di stato negli ultimi tempi, fiutando l’aria, aveva allertato il premier circa la possibilità di attentati. Il che non depone certo a favore di chi sovrintende alla sicurezza del premier, tutt’altro. Comunque la baruffa nell’aria c’è, è innegabile, e c’è ovunque per una serie di motivi. Quali ? Io una idea me la sono fatta.

Prima di tutto, l’ideologia. Non è affatto vero che sia scomparsa, si è soltanto fatta molto più rozza e sommaria di quanto lo fosse 10, 15 anni fa, quando esistevano ancora i vecchi partiti. Oggi destra e sinistra sono l’un contro l’altra armate, ma di quali argomenti ? La conservazione dei privilegi di parte, abbinata spesso a una xenofobia omofoba ottusa che tende a stiepidirsi rapidamente quando il diverso di turno ha un bel paio di cosce da esibire in tv. Ancora, l’immiserimento della donna ad oggetto di piacere e di violenza, più o meno ricompensata dall’uomo padrone. E poi la cultura messa all’angolo con sospetto, e gli attacchi reiterati alla magistratura, al CSM, allo stesso Capo dello Stato, sull’onda del solito ritornello che a volere tutto questo è il paese, anzi più precisamente la maggioranza del paese. Che poi non è affatto vero, perché la maggioranza degli italiani nel 2008 votò contro Berlusconi, che vinse comunque le elezioni perché l’opposizione era divisa e grazie alla legge “porcata” ottenne una strabordevole maggioranza in parlamento. Comunque la assoluta poca raffinatezza del dibattito politico, frutto di un crollo culturale generalizzato all’intero paese e artatamente innescato dalla tv, è una delle concause fondamentali di questo scenario. Berlusconi ci ha messo molto del suo, ma l’assoluta mancanza di attributi di chi a sinistra avrebbe dovuto unirsi ed unire tutti di fronte ad un pericolo realmente eversivo ha certamente contribuito. Bersani arriva tardi, ma gli servirà Di Pietro, Casini e ciò che resta della sinistra ormai extraparlamentare per tentare di creare un argine sufficiente, ancor più adesso che Berlusconi può esibire anche le sue stimmate. E da democratico sono perplesso nel constatare che l’idea di un fronte unitario sia stata manifestata pubblicamente da Casini e non dal PD.

Secondo punto : la terzietà delle istituzioni. Discorso serio, da affrontare non come fosse bigiotteria. Chi se ne scorda, chi la dimentica dimostra di essere ignorante prima di tutto della Costituzione. Se il premier è una istituzione dello Stato – e lo è certamente – ebbene non può fare il comiziante e nemmeno il capo partito. Lo Stato e il Governo del paese sono di tutti, a prescindere dal voto e dal consenso politico. Non ricordo una sola occasione che sia una in cui Berlusconi, vestendo i panni del capo di governo, abbia omesso di ricordare che cosa ha fatto la sua parte politica e che cosa non ha fatto invece l’opposizione. Il paese alla fine è stremato da questa campagna elettorale che dura da quindici anni. Questo disprezzo assoluto della qualità più distintiva delle Istituzioni dello Stato – la terzietà appunto – lo portò ad infrangere immediatamente, fin dal 1994, il gentlemen’s agreement che fino ad allora aveva governato l’assegnazione delle cariche dei presidenti delle due Camere : la regola non scritta era che la coalizione vincente lasciava all’opposizione una presidenza, ma Berlusconi ci passò sopra senza neanche chiedere scusa e tutto cominciò. Fra l’altro dai pareri dei due presidenti di Camera e Senato nasce anche l’indicazione del nome del presidente del servizio radiotelevisivo pubblico, che infatti fu una emanazione diretta del governo. Da allora il galateo istituzionale ha abdicato per la legge della giungla e siamo finiti ad oggi, a pensare di blindare una piazza pubblica affinchè il comizio politico del presidente del consiglio in carica non sia disturbato da nessuno. Roba davvero da scomparsa dello stato di diritto, ti credo che Casini ha parlato di CLN, era il minimo.

Berlusconi non capisce perché lo odiano tanto. Berlusconi dice che il clima d'odio influenza le menti labili. Giusto, e vale anche per il PDL. Berlusconi dovrebbe piuttosto chiedersi in quanti lo amino davvero e sopratutto di che tipo di amore si tratti, visto che sulla sua persona è nato un vero e proprio culto popolare. Ed è qui il pericolo, in questa idolatria cieca e fanatica, che non vuol sentire critiche né commenti dissonanti. Temo molto di più il fanatismo quasi religioso di una vecchietta forzista esaltata, piuttosto degli strali di un Cicchitto che dalla eventuale caduta del suo leader avrebbe molto da perdere, ma non certo quell’intricata rete di relazioni, favori e privilegi che la pratica del potere gli ha consentito di creare attorno a se. Se cade Berlusconi, la sua corte tenterà di riciclarsi rapidamente altrove, questo è scontato, ma per il popolo degli elettori della libertà una giornata del genere potrebbe davvero essere a rischio di insorgenza civile. Per questo non è del tutto illogico parlare di CLN, almeno fin quando dall’altra parte si straparlerà di leggi speciali per riportare l’ordine e la sicurezza. Non è certamente così che si favorisce il dialogo, certamente, ma se il gioco governativo si fa pesante – e i segnali ci sono tutti per ora – occorre attrezzarsi per tempo. Non certo con gli inciuci alla D'Alema, ma tenendo ben dritta la barra della giustizia e della democrazia, almeno noi. Con la fondata e indomita speranza che nella maggioranza di governo ci sia alla fine una resipiscenza di ragione, e ci si possa fermare tutti a un passo dal baratro. L’Italia che lavora e soffre farebbe tutta volentieri a meno di una nuova Resistenza.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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