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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
10 giugno 2010
Più privacy per il crimine e meno sicurezza per gli onesti ( di Stefano Olivieri)




Salve. Oggi è una bellissima giornata per i mariuoli in giro per il nostro paese. E anche per i ladri, per i corruttori e per gli imbroglioni. L'impresa criminale ringrazia il governo per aver segato gli zebedei alla giustizia e alla polizia, nelle case dei furbetti si stappa lo champagne e si grida viva Berlusconi. Allegria legittima, dal punto di vista dei criminali professionisti e anche di chi su questa strada si vuole avviare proprio oggi, che la trasformano in una autostrada.

Avremo fra breve tanti ospiti, finalmente Berlusconi ha trovato il sistema di incrementare il turismo, visto che la Brambilla era un po' in difficoltà. Intere bande si trasferiranno dall'estero e pianteranno qui radici per i loro affari. Assisteremo alle olimpiadi dei truffatori, al decathlon dei mazzettari e al giro d'Italia dei preti pedofili. Perchè il ddl intercettazioni ha un occhio di riguardo anche per loro, se vengono pizzicati al telefono bisogna avvertire subito la curia.

Mi chiedo come voi cittadini onesti, desiderosi soltanto di tranquillità, magari un pizzico di destra ma comunque democratici, che riuscite ancora ad indignarvi se un imprenditore farabutto si mette a ridere col suo compare parlando di un terremoto e degli affari che potrà lucrare, mi chiedo dunque come mai avete potuto fare arrivare quest'uomo a questo punto, come mai avete portato questo paese su questa frontiera inesplorata.

Davanti a voi, a noi tutti, da ora in poi c'è il deserto. Niente informazione sui crimini, intercettazioni con il contagocce e sempre sottoposte a controllo preventivo, niente birbaccioni beccati con le mani nel sacco, traditi da una telefonata. I tg parleranno di diete e di gossip, le mariedefilippi, i grandifratelli e le isoledeifamosi abbrutiranno per overdose le vostre sinapsi e quelle dei vostri figli e tutto questo paese andrà a puttane. Come già ci è andato, e più volte, questo governo, lo si è visto e ascoltato sempre grazie alle intercettazioni. Mi chiedo, e vi dico : volete il teatro, la fiction perchè la vita è troppo brutta e scialba e vi serve evasione ? Accomodatevi in poltrona e guardate la tv che preferite, siete liberi di farlo.

Ma volete davvero anche che tutto, tutto quanto questo paese reale, dove il crimine esiste eccome purtroppo, divenga da un giorno all'altro il mulinobianco della pubblicità, dove tutti sono felici e contenti?  Volete davvero rischiare di trasformare l'Italia nella centrale del crimine europeo, ma che dico, mondiale? Volete tutto questo? Allora accomodatevi, sbellicatevi le mani applaudendo, perchè il vostro premier, vostro e non nostro, vi ha accontentato per benino. Ma sappiatelo noi non staremo a guardare, perchè oggi si è superato il segno, l'ultimo crinale della democrazia. Suonate pure le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane, e ben oltre i confini di questo paese. E' il bello del web, basterà un server straniero e le schifezze di questo povero paese torneranno a galla, una ad una e giorno per giorno, anche col bavaglio di questo duce fuori tempo massimo.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

2 novembre 2008
E LE CHIAMANO MORTI BIANCHE ( di Stefano Olivieri)
 

Altri due morti sul lavoro nel sabato di Ognissanti, il primo novembre. Dovrebbe essere un giorno di festa, ma in questa Italia di precariato diffuso le feste comandate non esistono più, e neanche le regole sul lavoro. Si lavora tutti i giorni della settimana se serve per guadagnare qualche briciola di euro, se serve per racimolare un pizzico di fiducia in più da parte del padrone, se serve per tappare un buffo in banca.

Le chiamano morti bianche ma non lo sono mai. L’inestetico sangue esce fuori quando finisci nel pentolone che fabbrica il truciolato, quando finisce addirittura nell’impastatrice del mangime. Macchinari sempre in movimento e molto, molto pericolosi, lo sanno bene gli operai che ci lavorano, lo sapevano bene anche quelli che hanno perso la vita. Sacconi insisterà ancora questa volta sulle regole di sicurezza, sulla necessità di formazione, sulla sciagurata inavvedutezza di questi due ultimi poveracci.

Perché la colpa alla fine è sempre la loro, perché se non si sentivano lucidi e in forma si dovevano fermare. E già, come se si potesse scegliere di fermarsi, di dire “sono stanco, per oggi basta !”. Non è possibile, Sacconi e tutto il governo dovrebbero sapere che cosa significa lavorare oggi, dovrebbero provarlo sul serio, e dovrebbero andare almeno una volta a vedere come finisce, sempre più spesso, un lavoratore logorato da orari sempre più lunghi e da paghe sempre più da fame. Dovrebbero guardare con i loro occhi quei corpi irriconoscibili e straziati, dovrebbero guardare negli occhi i familiari di questa povera gente, quando affermano che la colpa è sempre e soltanto dell’imprudenza di chi lavora.

Dovrebbero, ma non lo fanno mai, e mai lo faranno finchè non verranno cacciati dal palazzo del governo. Speriamo molto presto, facciamo in modo che sia molto presto.

SOCIETA'
25 ottobre 2008
Ieri altri 4 morti sul lavoro. Oggi manifestiamo anche per loro ( di Stefano Olivieri)
 

Ci sarà un corteo silenzioso oggi nella folla del circo massimo. Non avrà striscioni e non urlerà slogan, perché i morti non hanno mani e non hanno voce. In Italia gli incidenti mortali sul lavoro – deteniamo un tristissimo primato – sono più di 1300 l’anno e ormai sono divenute il doppio rispetto agli omicidi. Le chiamano morti bianche ma bianche non sono mai, perché la carne è debole rispetto alle macchine che stritolano le ossa, che lacerano la carne e uccidono. E ieri ne sono morti altri 4, la media di questo periodo.

Questo smisurato esercito è fra di noi, nell’angoscia e solitudine delle loro famiglie che oltre all’affetto più caro hanno perso anche una preziosa fonte di reddito. E’ nostro preciso dovere e impegno lottare anche per loro, far capire all’Italia quanto sarebbe più civile e utile parlare di sicurezza nei cantieri piuttosto che inseguire gli ambulanti clandestini nei mercati rionali. E’ nostro compito spiegare ai nostri figli che di lavoro non si deve morire ma vivere, e dignitosamente.

Lasciamo uno spazio libero oggi al circo massimo, e al centro piantiamoci una croce. Per ricordare e far ricordare una vergogna nazionale, che questo governo liberticida vorrebbe coprire rigettando ogni volta puntualmente la colpa dell’accaduto sulle vittime. Anche per loro, sopratutto per loro dobbiamo combattere per far cadere Berlusconi e ripristinare la legalità in questo nostro tormentato paese.

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

10 settembre 2008
PD, LE ALI PER VOLARE (di Stefano OLivieri)

Oramai l’argomento sta diventando un tormentone, dalla rete internet ai giornali fino a Ballarò, che alla sua riapertura si è subito interessato al tema : Perché l’opposizione – il PD in particolare – non fa l’opposizione ? O meglio : che cosa significa fare opposizione nell’Italia di oggi, con al governo un partito che non è un partito – e pare proprio che in casa PdL l’argomento fusione sia stato derubricato – e dall’altra parte un PD che non ha fatto in tempo a nascere e si è subito scaraventato in una competizione elettorale da cui, pur non uscendo con le ossa rotte ( il 34 % è un risultato di tutto rispetto) ha oggi più di un problema nel legittimarsi davanti ai suoi stessi elettori ?

Vorrei tentare di rispondere formulando delle ipotesi, perché nessuno oggi può dirsi depositario di verità assolute : tutto è in movimento e ciò che oggi può rappresentare una certezza domani potrebbe non esserlo più. Così, se da una parte mi sento di affermare che certamente la scelta di correre da soli e forzare la scelta dei suoi elettori ha prodotto scompensi a sinistra ( al punto che oggi gli elettori ex diessini, ex rifondaroli, etc oggi nel PD, si sentono un po’ orfani di quell’antagonismo ideologico che il nuovo partito ha ripudiato per statuto ), dall’altra sono consapevole che ciò ha prodotto proprio a sinistra del PD uno sconvolgimento profondo che ha messo in salutare crisi un sistema chiuso e autoreferenziale ( progetti di fusione avversati dalle stesse segreterie politiche; no alle primarie; candidati imposti dall’alto) che già da tempo scontentava non poco gli stessi elettori dei vai Prc, Pdci, Verdi, etc.

Insomma, può sembrare un paradosso ma la separazione, all’atto della nascita, dalla sinistra antagonista ha rimescolato molto più profondamente il terreno a sinistra di quanto sia riuscita a farlo all’interno dello stesso PD e se il popolo della sinistra, una volta azzerati i suoi vertici saprà ispirarsi a un sistema di regole di delega e rappresentanza veramente democratico, assisteremo alla nascita di una nuova forza che non avrà più la pretesa di “stare da una parte sola” come scelleratamente scelse Bertinotti per opporsi al “voto utile”. Una forza con cui il PD a quel punto potrà e dovrà confrontarsi in futuro.

Ma nel frattempo vanno anche risolti i problemi all’interno del partito democratico, primo fra tutti quello di una identità ancora niente affatto chiara. Anche qui lo sforzo più grande dovranno farlo i “peones”, non certo le ex segreterie di DS e Margherita. Per questo il confronto con la gente comune, e non solo con la base di iscritti e simpatizzanti, diventa una emergenza ineludibile, in particolare perché il paese intero sta attraversando un periodo terribile. Ma occorre farlo – lo dico prima di tutto a me stesso, perché per “svegliare” il partito anch’io talvolta ho soffiato sul fuoco – con spirito positivo, ricercando e capitalizzando della attuale spaventosa crisi che attraversa il paese proprio quegli anticorpi che la crisi produce : il senso di profonda solidarietà che nasce fra gli esclusi; l’ansia di giustizia, di pulizia morale e di rinnovamento dei cittadini; il desiderio diffuso di ricominciare dal basso e senza errori la costruzione di un sistema politico e produttivo dove affari e potere siano ben distinti e separati fra di loro, e dove il popolo sia davvero sovrano nelle scelte. Gli strumenti per farlo ci sono, dalle primarie al bilancio partecipativo per esempio. Basta volerlo fare.

Il centrosinistra soffre di un gap mentale nei confronti della destra : se la destra perde le elezioni, ha perso il partito, punto. Il giorno dopo stanno già a lavorare su nuove strategie e nuovi slogan, e in una settimana – anche grazie ai potenti mezzi di cui dispongono.. – sono già ben visibili fra la gente, con le loro proposte.

Se il centrosinistra perde le elezioni, pare che abbia perso la stessa democrazia. Un muro del pianto che dura mesi, anni e nel frattempo la base elettorale si confonde, si perde, magari ci ripensa e passa dall’altra parte .

E’ vero anche che la democrazia certamente non si fabbrica, si fa professandola giornalmente nel lavoro quotidiano, nel rapporto con gli altri, perfino nel tempo libero. E la circolazione democratica delle idee è una scelta obbligata ma deve essere e rimanere una risorsa piuttosto che diventare un problema, perché deve dare al PD le ali per volare alto e individuare meglio e più in fretta i problemi della gente, così da puntare a risolverli. I due anni del governo Prodi sono sicuramente serviti a rientrare dalla procedura di infrazione europea, ma chi ha pagato il conto più caro sono state le famiglie, le stesse oggi di nuovo messe nel mirino da Berlusconi. Non si può non ripartire da questa considerazione, perché un esercito pur imponente ma senza cartucce va al massacro.

Abbia dunque Veltroni questo colpo d’ali, senza temere di dire cose magari “troppo di sinistra” perchè la crisi come sappiamo è trasversale. La sinistra se vuole si unisca e si accodi, c’è posto per tutti quando si scende in piazza. Walter cominci pure la sua campagna d’autunno dalla scuola pubblica, decapitata di risorse dalla destra che evidentemente preferisce manodopera ignorante per schiavizzarla meglio. Ma non dimentichi il lavoro, la strage di licenziamenti più o meno occulti nel privato, dove con la scusa della legge Biagi i rapporti di lavoro sono stati ridisegnati tutti a favore del padrone. E non dimentichi il mobbing nella pubblica amministrazione operato da uno spoil system berlusconiano ancora addirittura superstite del precedente governo della destra (l’Unione nel 2006 scelse di intervenire morbidamente..). La pubblica amministrazione è la macchina dello Stato, e sarà letteralmente svuotata di risorse ma dall’interno, con la falcidia di salari e stipendi ( tasso di inflazione programmata al 1,7 %; nessuna restituzione del fiscal drag da anni; effetto combinato con il decreto 112, che massacrerà ulteriormente gli stipendi pubblici) e del disegno di legge 1299 del 16 giugno 2008 che se diventerà legge darà la mazzata definitiva alle pensioni, pubbliche e private. Per inciso uno dei firmatari del ddl è Deborah Bergamini, il cavallo di Troia di Berlusconi dentro la Rai. Che fa il PD di fronte a tutto questo ? In democrazia si scende in piazza. Fra l’altro la campagna sciagurata del ministro Brunetta contro i fannulloni ha mortificato il lavoro spesso eccellente di chi come il sottoscritto nel pubblico ha lavorato una vita adoperandosi sempre per migliorare giorno dopo giorno il rapporto fra Stato e cittadini, e ha visto distrutti in poche ore rapporti che si erano consolidati attraverso anni di miglioramento.

In tutto questo il PD non è senza colpe. Qualcuno nel precedente governo dell’Unione aveva già ipotizzato quell’attacco ai contratti di categoria e ai diritti dei lavoratori che questo governo ha poi soltanto perfezionato. Qualcuno nell’Unione (e oggi nel PD) aveva annunciato l’esigenza governativa di smantellare lo stesso statuto dei lavoratori (legge 300 del 1970) ed è fin dal 1997 che nel centrosinistra si vocifera di uno “statuto dei lavori” che possa includere quell’area sempre più vasta di lavoro flessibile e marginale attualmente priva di tutele. E il sindacato è stato sempre disponibile a trattare, purchè ben inteso per allungare la coperta non si mercanteggi proprio su diritti fondamentali come contributo e paga minimi garantiti, come la stessa sicurezza sul lavoro per dirne un paio. Io ho sempre combattuto la legge Biagi non tanto per il suo contenuto, ma per la filosofia che sottintende, quella di considerare il lavoro merce e il datore di lavoro compratore. Eppure ancor oggi c’è chi stando dentro al PD la Biagi la difende oggi a spada tratta, e chi vorrebbe riconsiderare la prassi stessa dei contratti nazionali di categoria, per ridimensionarli. Se Tremonti e Brunetta hanno sponde robuste anche nel nostro partito, ebbene vorrei sapere quanto queste sponde sono consistenti e quanto possono condizionare il “fare opposizione”. Che dire infatti del silenzio assordante del PD sugli attacchi di Brunetta contro gli impiegati pubblici, se non che il partito ha scelto di schierare fra le sue file uno come il professor Ichino, a cui probabilmente Brunetta stesso si è ispirato ? Era se non sbaglio il settembre di due anni fa quando il professore fustigatore si scagliò contro gli assenteisti. Facile prendersela con gli impiegati senza ricordare contemporaneamente che uno dei primi atti del precedente governo Berlusconi fu il disegno di legge 1696 del 2001, poi convertito nella l. 145 del 2002. Manco a dirlo, scompariva grazie alle modifiche quanto di buono era stato introdotto dal precedente provvedimento dell’Unione ( il ruolo unico della dirigenza pubblica, d.l. 165 del 2001), per esempio il comma 2 dell’articolo 21 del decreto 165 che prevedeva sanzioni come l’allontanamento per due anni o addirittura il licenziamento del dirigente in caso di gravi inadempienze, veniva addirittura cassato della nuova stesura.

La CdL si costruì una dirigenza pubblica ( non ancora sostituita) a sua completa immagine e somiglianza, riconducendo sotto il controllo politico criteri e scelte di nomina. Altro che futuro, era un ritorno al passato clientelare da prima repubblica, anzi peggio. Tutta la strada percorsa da dieci anni prima, a cominciare dalla legge 241 sulla trasparenza per finire con i decreti Bassanini, spazzata via dal nuovo duce italiano. Berlusconi declamava – come fa Brunetta oggi - di voler snellire la burocrazia, parlava di sciogliere lacci e laccioli ma in realtà pensava a un nuovo immenso business, a un nuovo lucroso affare per far contenti gli amici e gli amici degli amici. Non a caso la sua legge aveva come titolo "Disposizioni per il riordino della dirigenza statale e per favorire lo scambio di esperienze e l'interazione tra pubblico e privato". E non a caso l’outsourcing partì alla grande in tutta la pubblica amministrazione, convogliando attraverso mille rivoli spesso nascosti grandi risorse verso le aziende private, molte delle quali sorte appena un attimo prima soltanto per raccogliere la manna che scendeva dal cielo. Una esemplificazione del principio di sussidiarietà fra pubblico e privato in salsa d’Arcore, cioè tu dai che io prendo senza badare tanto al capello. Tutto questo naturalmente mentre salari e stipendi di impiegati e operai segnavano il passo, mentre i top manager volavano e anzi volano tuttora, con stipendi che ancora oggi sono più di venti volte superiori alla media impiegatizia.

Ebbene vorrei che il PD si opponesse in modo non formale a questo scriteriato attacco agli impiegati pubblici, e che disvelasse il piano eversivo di Berlusconi che ha certo tutto da guadagnare con lo sgretolamento, ad esempio, della previdenza pubblica. Come vorrei che il PD si ponesse decisamente dalla parte di chi nel sindacato non intende arretrare di un millimetro sulla dignità e sulla sicurezza degli operai, visto e considerato che le morti bianche ( che poi bianche non sono mai, provatevi a guardare il corpo di un disgraziato finito sotto una putrella da 500 Kg) aumentano e governo e Confindustria hanno intenzione di sabotare anche la legge sulla sicurezza dei cantieri. Nel PD ci sono più correnti di pensiero ? Ebbene è ora di sapere da che parte sta il partito, perché se scendo in piazza voglio sapere chi mi sta accanto. E se è qualcuno che sotto sotto pensa che la macelleria sociale di questo governo semplificherà le cose, se pensa che è meglio far fare alla PDL il lavoro sporco per poi subentrare più facilmente come salvatori della patria in un paese normalizzato, ebbene questo qualcuno vorrei che il PD lo prendesse per le orecchie e lo buttasse fuori, fosse anche un ex segretario di partito. Di generali ce ne sono fin troppi, è all’esercito che si deve guardare in battaglia.

Si potrebbe certo anche semplicemente aspettare che i frutti malati di questo governo cadano da soli. Ma non si può, non si deve attendere oltre : la ferita profonda fra le due Italie – quelli che stanno troppo bene e quelli che stanno troppo male – potrebbe diventare ancora più profonda e pericolosa per la stabilità democratica e Berlusconi non aspetta altro che un pretesto per trasformarsi in duce. Basta dialogo dunque, se non per consegnare un ultimatum.

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