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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
31 luglio 2009
Bandiera bianca ( di Stefano Olivieri)

Ma va, i prezzi non salgono ! A parte il fatto che non è vero per tutti i prodotti, e che comunque anche se a zero l’inflazione italiana è sempre più alta della media UE ( a -0,6), vorrei capire chi si deve rallegrare di questo. In un paese dove il pil non cresce e l’inflazione si abbassa rispetto agli anni precedenti, la causa di tutto questo non può essere che una : che ci stanno un sacco di birbaccioni in giro che si sono arricchiti senza sforzo negli anni precedenti, spremendo come limoni i consumatori, e adesso si sono un po’ fermati non perché illuminati da un inaspettato rimorso, ma semplicemente perché la domanda è calata di brutto, dall’indispensabile al superfluo.

L’Italia che lavora e con il proprio sudore si guadagna il pane quotidiano ogni giorno è stata spremuta e spellata fino all’inverosimile, e i suoi carnefici si sono fermati soltanto per mantenere in vita un mercato interno ridotto al lumicino. Ora su quei poveretti sventola una gigantesca bandiera bianca e ci vorrebbe una social card bella grossa, almeno quanto quella che Berlusconi ha confezionato per la Sicilia in odor di fronda, ma per i poveracci i soldi non ci sono mai. Qui da noi se sei ricco puoi evadere, esportare e riportare impunemente il tuo denaro lasciando appena un obolo allo Stato e senza neanche essere costretto a dire chi sei; se sei povero ti attacchi, aspetti e speri come gli aquilani che sia pronta una casa nuova con il frigo pieno. A ottembre, il mese che non esiste, direbbe la buonanima di mia zia Ninetta.

Ogni tanto Silvan Berlusconi tira fuori dei miliardi dal cappello. Un attimo prima non c’era nemmeno un euro per i casi più disperati, un attimo dopo arrivano gli ossi miliardari per Lombardo e Miccichè, che si ammansiscono scodinzolando perfino a Tremonti il nordista. Il governo delle pillole, una a te e una a lui, e pazienza se a te tocca sempre quella amara, la prossima volta sarai più fortunato.

Già, la fortuna, solo quella ci è rimasta. Il sogno di un bel sei al superenalotto, e con quello puoi dimenticarti pure di Berlusconi, per un bel po’. Sfidarlo in ricchezza non potresti, perché lui avrebbe comunque un centinaio di fantastiliardi in più rispetto a te, ma potresti alzare la voce, farti sentire, comprarti un canale satellitare e invitarci la sua ex moglie, chiedendole quando si decide a dissanguarlo con una bella causa di divorzio. E noi tutti a fare il tifo naturalmente, finchè il giudice non sgombra l’aula. Il giorno dopo nascerebbe il partito del sud, quello dell’ovest, quello del centro e tanti altri ancora, e un attimo dopo nessuno si ricorderebbe più del pdl e del suo fondatore. Che ingrati gli amici quando sono a busta paga. Ma c’è sempre Gheddafi, con tutti i miliardi che Silvan Berlusconi gli ha dato, una exit strategy lastricata d’oro per l’esule obbligato ci sarà pure scappata, o no ?

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/


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permalink | inviato da Stefano51 il 31/7/2009 alle 20:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
24 settembre 2008
Berlusconi, la Lega Nord e la Frega Sud ( di Stefano Olivieri)

 Solo in Italia può accadere, paese delle meraviglie. Alice non abita più qui da un pezzo ma in compenso abbiamo il cappellaio matto e tanti, tantissimi suoi amici. Il Berlusconi imprenditore, quando ancora non aveva deciso di “scendere in campo”, riusciva a fare ottimi affari grazie ad efficienti ( per lui naturalmente) padrinati politici. Mise su le sue tv con la legge Mammì, poi le sue assicurazioni, i suoi giornali, i suoi supermercati, le sue aziende editoriali sempre grazie agli amici politici. Quando poi gli amici scomparvero per cause – diciamo così – di forza maggiore, fondò un partito e si prese l’Italia conb tutti gli italiani. Ma da politico si è dimostrato, con gli amici imprenditori, assai meno abile e premuroso di quanto non lo furono con lui venti anni fa i big della politica nostrana. Ha usato Alitalia come un kleenex per vincere le elezioni e adesso l’ha gettata via insieme ai ventimila posti di lavoro. Tanto a pagare saremo sempre noi, alla fine.

Ma quello che gli riesce meglio è il gioco delle tre carte. E’ un gioco vecchio ma il signor B è in grado di ammodernarlo secondo la bisogna del momento. Nel 1994 e nel 2001 si alleò al nord con Bossi e al sud con Fini, facendo man bassa di voti, soprattutto in Sicilia dove si assicurò un clamoroso cappotto di seggi, 61 su 61.

Quest’anno dopo la caduta di Prodi si è inventato un altro partito dal predellino di una mercedes, e manco a dirlo è stato un nuovo grande successo. Gli spettatori – pardon, gli elettori – hanno totalmente apprezzato la PDL ( ancora non sa bene neanche chi ci sta dentro se sia l’acronimo di “popolo della libertà” o di “partito delle libertà”. Berlusconi non lo ha mai chiarito, perché lui, come disse la Vezzali, è un uomo del fare e non può star dietro a queste pinzillacchere... ). Comunque l’Italia che gli ha creduto ha apprezzato a tal punto l’ennesima invenzione da non rendersi conto che la mela, al solito, era bacata.

Perché se da una parte la PDL ha ormai metabolizzato, triturato finemente e perfino digerito quel poco che restava di AN ( e la prova è nel fatto che nessuno si prende più la briga di dissentire da Fini, qualsiasi cosa dica : tanto non conta più nulla), per rimpiazzare con qualcosa il radicamento aennino nel sud il signor B ha creato da nulla la Lega Sud, mettendoci dentro un Lombardo ( giusto per far capire che la foglia non cade mai lontano dall’albero) e strombazzando dalle tv una rinnovata attenzione per la questione meridionale. Bossi e la Lega sono restati fuori dall’ammucchiata perché avevano il preciso compito – con le mani libere – di sabotare sinistra e PD al nord, e ci sono riusciti molto bene tanto che la figura dell’operaio cigiellino che vota Lega è divenuta non l’eccezione, ma la regola da quelle parti.

La Lega però vuole fare il federalismo, che costa assai. Un federalismo un po’ strabico se vogliamo, e non proprio solidale come pretende la Costituzione, ma tant’è, si deve fare perché Bossi – Berlusconi lo sa bene – è un cavallo pazzo che può imbizzarrirsi da un momento all’altro. Così si è arrivati al compromesso che, mentre per tutto il resto dell’Italia le regole di maggior rigore fiscale varranno da subito, per i buoni amici della Sicilia l’esame verrà rimandato a una sessione di riparazione della cui data ancora non è dato sapere. Così mentre Tremonti, Sacconi, Maroni e Brunetta mazzolano il bel paese a colpi di tagli e scudisciate, nell’isola lontana si prospera felicemente ( leggasi a proposito l’articolo di Repubblica sull’argomento), i posti di lavoro nascono come funghi soprattutto attorno agli assessorati regionali e la spesa cresce, cresce fino a superare addirittura quella di alcuni stati sovrani come la Finlandia. Scommettiamo che Brunetta in Sicilia attuerà soltanto la fase due, quella dei premi ? Scommettiamo che stipendi e prebende dello smisurato esercito amministrativo della regione Siciliana ( ma anche di alcuni comuni, come la Catania dell’amico Scapagnini) sforeranno brillantemente il tasso di inflazione programmata del governo, a cui invece dovranno fare riferimento i contratti di tutti gli altri italiani lavoratori dipendenti ?

Scommettiamo quello che volete, tanto nessuno onorerà questa scommessa. Berlusconi, quando qualcuno gli fa una domanda appena un po’ più impegnativa, risponde sempre che non ha tempo da perdere, che deve lavorare. Ecco appunto, lasciamolo lavorare, che con la Lega Nord e la Frega Sud ci concerà per le feste prima del tempo. La vicenda Alitalia è una parabola, che dovrebbe farci capire ciò che ben presto avverrà per tutto il paese che rimarrà a terra. E a quel punto non basteranno Fantozzi ed Epifani, ci vorrà ben altro.

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