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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
29 giugno 2009
Lingotto, fra luci e ombre c’è già sapore di democrazia ( di Stefano Olivieri)


Franceschini, Bersani, Chiamparino, e poi forse Marino, la Serracchiani. Possiamo chiamarle “anime”, “correnti” o semplicemente le tante voci di un partito democratico che vuole, anzi deve consolidare il suo radicamento sociale prima di un qualunque progetto di alternativa di governo, l’importante intanto è riuscire a sentirle una ad una, per valutare e cominciare a ragionare. Poi dovremo fare primarie senza trucchi e bizantinismi e finalmente potremo avere un partito con una classe dirigente attrezzata per la lotta dura che ci attende.

Ho sentito Chiamparino sottolineare la necessità – citando Brunetta – di togliere qualcosa ai garantiti per darlo ai non garantiti. Non condivido per niente, perché prima di ipotizzare meno risorse per lo stato sociale si deve pretendere l’equità fiscale, l’annullamento dell’evasione e della corruzione. Niente paraocchi quando si parla di etica pubblica, altrimenti davvero può apparire che Brunetta in tv appaia addirittura di sinistra mentre quei circa due milioni di italiani che non hanno più rappresentanza parlamentare – ma pure avrebbero tante cose da dire su corruzione ed evasione – non hanno modo di farsi sentire neanche dal PD.

Ma per adesso va bene così, che bella cosa che è comunque la diversità, lo scambio, un bene preziosissimo per la democrazia, guai a perderne il gusto : dall’altra parte c’è un premier - capo di una maggioranza e del PdL - che parla sempre e soltanto di chiudere la bocca agli oppositori e di strangolare le risorse ai media non allineati. Fate il confronto.

Questo dico : come la si voglia vedere, è già un successo di democrazia questo anticipo di congresso al Lingotto di Torino, e se in Italia ci fosse davvero un garante dell’informazione attivo 24 ore su 24, che consentisse a tutti di poter valutare come e quanto si discute a sinistra e come invece a destra ci si impegna soltanto per mettere le toppe alla condotta di un premier anziano malato di sesso mentre il paese è ancora più ammalato a causa della crisi, se dunque questo fosse possibile Berlusconi avrebbe già perso fin d’ora non il treno per il Quirinale ma perfino la speranza di portare a termine questa legislatura.

Intanto, aspettando ottobre e il congresso, sarà bene marcare stretto l’esecutivo su questa manovrina d’estate che poco o nulla continua a prevedere per le famiglie e gli strati più disagiati della popolazione, malgrado le raccomandazioni di Draghi che ha avvertito, la crisi non è ancora finita. Qualche social card in più non basterà, finiamola con l’elemosina e prendiamo il toro per le corna, una volta per tutte. Combattiamo soprattutto l’evasione fiscale dei troppi furbi e furbetti che continuano a sanguisugare il nostro paese, perché è immorale soltanto l’ipotesi di rimettere mano alle pensioni mentre c’è chi vive in albergo a cinque stelle tutto l’anno dichiarando al fisco una manciata di euro.

Sotto questo punto di vista mi sento di dare ragione a Marino : è pregiudiziale una battaglia all’ultimo sangue per ripristinare i diritti civili, dal primo all’ultimo. Se le partenze sono truccate, nel nostro paese non si potrà mai sapere chi vince e chi perde davvero. Se l’ascensore sociale è interdetto alla maggioranza dei nostri giovani perché riservato soltanto a velini e veline, la nostra classe dirigente futura sarà anche peggio di quella attuale, che già non ci piace.

E’ vero, stravero che c’è una maggioranza nel paese che vedrebbe volentieri una ventata, ma che dico, un tornado di pulizia morale a spazzare via tutte le schifezze a cui tocca assistere quotidianamente. E non parlo soltanto dei pruriti del premier, ma dello scandalo dell’evasione fiscale e della corruzione dilagante. Cifre da capogiro, centinaia di miliardi di euro scippati al paese mentre il governo mette il bavaglio alle intercettazioni solo per nascondere i festini di re Silvio. Vergogna ! Vergogna due volte, per un presidente corruttore che sta ancora lì soltanto per il lodo Alfano, e cerca già di ingraziarsi qualche giudice della Corte Costituzionale andandoci a cena. Lo ha svelato l’Espresso, la cena era a casa di Mazzella ( già ministro di Berlusconi, ora giudice) e vi partecipava anche un altro giudice della Corte, Paolo Maria Napolitano. Non c’erano escort ma era presente il ministro Alfano e Gianni Letta. Che si pensasse solo a mangiare dubito fortiter, il cavaliere se ha un momento libero preferisce pasteggiare a letto con ben altre persone, c’è solo una cosa capace di fargli scordare le donne e questa cosa è la galera.

Più di qualcuno ha detto, anche a sinistra, che è stato male fare del “gossip” allo scopo di incastrare Berlusconi sulle donne, suo tallone d'achille. Il problema è che se ci si occupa di Berlusconi in quanto presidente del consiglio, ci si imbatte prima o poi nei suoi vizi e vizietti, che quanto più sono gravi, tanto più meritano attenzione e impongono la massima vigilanza democratica. Un premier che non avesse davvero niente da nascondere, e che ha fatto a suo tempo della sua (falsa) vita privata addirittura un gadget elettorale tutto dedicato a Dio, patria e famiglia, invece di dare la caccia alle foto di Zappadu e mettere all’ostracismo chi ne parla, dovrebbe invitare tutti i cittadini italiani a circondare le sue tante dimore ( a proposito : ma quanto ci costano e quante sono le dimore di stato ? Perché non cominciamo a risparmiare anche lì ? ) armati di teleobiettivo. In fondo, è lui che continua a ripeterci che è uno di noi, uno come noi, buono, sincero e trasparente. Dovrebbe promuovere il “silviowatching” durante tutto l’anno, organizzare eventi per premiare le inquadrature più riuscite, prevedere bonus per l’acquisto di macchine fotografiche, altro che censure. Questo sarebbe il vero sapore della democrazia, un paese libero di sapere che cosa fa il suo presidente 24 ore su 24.

Prima o poi accadrà che sua emittenza si ritiri a vita privata. Se riuscirà a traguardare l’età dell’impunibilità (credo siano i 75 anni) senza farsi beccare prima da qualche condanna penale, lo vedremo finalmente tranquillo a godersi la pensione dorata in qualche angolo del pianeta. Ma conoscendolo, vedrete che sarà lui a quel punto, una volta lontano dai riflettori, a cercare i fotografi. E’ troppo “piacione” il cavaliere.

stefano olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

POLITICA
12 giugno 2009
NUOVO PD, NON E’ QUESTIONE DI TESTE MA DI REGOLE ( di Stefano Olivieri)
 Seguo il dibattito aperto dopo la sconfitta del PD alle amministrative e la sua pseudo tenuta alle europee. Soprattutto i giovani sono avvelenati, perché ancora una volta si tende a minimizzare la sconfitta invece di analizzarla, perché si continua a demonizzare Di Pietro e nello stesso tempo a rincorrerlo, perché infine il partito, malgrado la cura Franceschini, continua ad essere né carne né pesce, un po’ democristiano e un po’ di sinistra ma senza grande entusiasmo, senza consapevolezza, senza identità.

Così si finisce con il consolarci del bicchiere mezzo pieno, della Debora Serracchiani che ha battuto Berlusconi dopo essere stata catapultata dalla rete internet sul proscenio della politica nazionale. Fortunata – dicono – ma certo anche brava, abile nel fiutare l’occasione giusta al momento giusto, furba nell’attirarsi quell’applauso iniziale con l’accenno a Eluana Englaro accolta soltanto dalla sua città, Udine. Ma soprattutto preparata, bene informata, aggressiva e pungente sul piano dialettico, come vorremmo tutti i nostri rappresentanti in questo momento di stradominio della destra in Italia.

Certo che poi, andando a vedere più da vicino, ti accorgi che anche quella di Debora è stata alla fin fine una cooptazione, come quella che portò Marianna Madia in parlamento alle scorse politiche. Diventare famosa, acquisire consensi e visibilità dicendo delle cose giuste e condivise da tanti è certo cosa assai diversa da quella scuola di formazione politica per veline che aveva messo su Berlusconi prima che la moglie gli vomitasse addosso tutto il suo veleno. Tuttavia non ci siamo ancora, non è questa la democrazia di un paese che intenda davvero scrollarsi di dosso un premier diventato impresentabile e la sua filosofia velinocratica. Ogni tanto guardarsi indietro può servire, per riscoprire regole dimenticate, valori comuni impolverati dal disuso. Ma prima di tutto occorre scegliere, una volta per tutte, chi vogliamo diventare e che cosa intendiamo costruire in Italia quando parliamo di opposizione di sinistra.

Perché delle due l’una : se continuiamo ad andare alla ricerca di leader – giovani o meno giovani che siano non ha importanza – a cui affidare tutto, dalle nostre aspettative ai nostri bisogni primari, dai sogni alle certezze, allora ci comportiamo già – ma senza averne vera consapevolezza, come è per esempio negli Stati Uniti – da partito liquido, probabilmente più adatto alla rete e alla sue modalità di comunicazione, dove burocrazia e impalcature non servono se non in fase prelettorale e ci si stringe tutti, come un immensa scuderia, attorno al purosangue che dovrà correre il gran premio. Può essere una scelta azzeccata, ma allora ci sono da apportare importanti e significative correzioni al processo di selezione della classe dirigente. Ad esempio vanno benissimo le elezioni primarie, purchè non siano finte ovvero infarcite da quei tanti bizantinismi che invece di favorire le new entries della società civile le mortificano in un angolo, salvo ripescarle se la rete te le risbatte in faccia come è avvenuto per la Serracchiani. La selezione deve essere vera, democratica, trasparente e non gestita in modo esclusivo dalla segreteria di partito, che in questo caso riprodurrebbe se stessa con qualche ritocco, Bersani al posto di Franceschini ad esempio, e basta. L’ho già detto e lo ripeto : il ducismo non ci deve appartenere, la democrazia è un dovere, un sacrificio quotidiano di tutti e tale deve rimanere se vogliamo che cresca sul serio. Dunque se scegliamo il partito liquido dobbiamo totalmente rivedere il criterio di selezione, ed essere anche pronti, una volta scelto il nostro purosangue, a sostituirlo – se dovesse fallire - senza drammi e senza lungaggini, per ritornare in corsa rapidamente. Ma non solo : dobbiamo accettare che anche lo statuto e il manifesto dei valori del PD vadano a suffragio universale, perché gran parte della attuale inadeguatezza del partito è dovuta – parere personale naturalmente, ma prima di pronunciarmi su una cosa così vistosa mi sono prudentemente sciroppato mesi e mesi di rete, centinaia di forum e di pagine web – è dovuta dunque alle troppe non scelte, ai troppi compromessi disegnati dai padri fondatori del PD. Ai quali evidentemente non è andato di ispirarsi alla semplicità della nostra Costituzione, ed è per questo che hanno fallito. Bisogna parlarsi a lungo, frequentarsi, capirsi fino in fondo e se alla fine questo provocherà qualche scissione, nulla di male, purchè si arrivi a un chiarimento definitivo sulle strategie di lungo respiro, su come interpretare oggi la democrazia, su quali strumenti adottare per conquistarla e proteggerla. C’è tutto un paese che spinge fuori dalla porta, c’è un immenso iceberg di idee e progetti surgelati dalla disattenzione di una classe dirigente che non è disposta a mettersi completamente in gioco, rinunciando per una volta ai privilegi della fama e della visibilità, per contendere ad armi pari con chi intende affacciarsi alla politica attiva dalle retrovie di una militanza tanto oscura quanto gratuita. E non si può aver timore di essere politicamente scorretti in un paese che sta soffocando sotto il regime, non è più tempo di esitare.

Poi, in alternativa al partito liquido, c’è l’altra strada, quella più tradizionale : il partito solido organizzato stabilmente, con la sua struttura diffusa territorialmente, e la sua scuola di formazione politica. A prima vista sembrerebbe antistorico pensare oggi a cose del genere, ma per certi versi potrebbe essere l’unica strada davvero percorribile per chi non ha il supporto dei media televisivi e delle risorse economiche a disposizione di Berlusconi e dei suoi. Radicarsi al territorio, ascoltare la gente, prendere appunti e spunti da ogni situazione, anche la minima, e metabolizzare tutto i chiave di riferimento politico. E’ quello che ha saputo fare la Lega, che è avanzata non a caso ben oltre il PO; è quello che ha fatto anche Di Pietro, erodendo consensi al PD, che invece è arretrato vistosamente proprio in riferimento al territorio, visto il dato delle amministrative.

C’è il tempo per fare nel PD una cosa del genere, ammesso che si riesca a coniugare democrazia e burocrazia ? Non va bene secondo me, un partito organizzato e tanto strutturato non ce lo possiamo permettere, i tempi poi sono troppo stretti e il rischio di fare un indigesto fritto misto fra le due ipotesi, ovvero un partito pesantemente strutturato che poi però rinnovi la sua classe dirigente con le primarie, è più che evidente : si finirebbe con il fare le primarie finte come è successo finora, per consentire ai pulcini allevati nell’incubatore di prendere tutti i posti disponibili lasciando solo qualche insignificante rimasuglio a chi arriva dall’esterno del partito.

Insomma non è questione di teste, e nemmeno di età anagrafica, bensì di regole da darsi e subito dopo di programmi chiari e distintivi, che devono tornare ad avere supremazia sulle persone. Sono i programmi chiari, le scelte cristalline a riflettere davvero la condivisione dell’elettorato di riferimento, e non i begli occhi, la fotogenìa, i comportamenti di questo o quel candidato leader. Obama è diventato presidente dal nulla, e ha fatto subito dimenticare i suoi tratti distintivi ( un nero alla Casa Bianca, etc. ) perché sono state le sue scelte, i suoi discorsi ad appassionare la gente, ben oltre il suo elettorato. Non conta insomma, non è tanto importante trovare il nostro Obama, quanto saper ritrovare il coraggio di parlare, di condividere idee, di progettare un futuro che possa essere condiviso senza lasciare indietro nessuno, perché spesso le risorse migliori sono nascoste dal buio.

Siamo oggi arrivati al fondo del pozzo, scivoloso e oscuro. Per tornare a rivedere la luce non possiamo aspettare di crescere per inerzia e ammassarci gli uni sugli altri fino in cima, perché così i più deboli fra di noi finirebbero schiacciati. Dobbiamo darci un piano più efficace per risalire in fretta perchè la crisi, il disagio ci stanno divorando, e questo piano lo dobbiamo scegliere partecipando tutti insieme, perché quando si è in fondo al pozzo le cariche, la fama, la visibilità sono cose che non possono, non devono avere più valore. Siamo dunque solo noi peones  - e non pochi altri - a dover stabilire se ci sarà o meno un congresso ad ottobre, e con quali regole. Il cappio lo abbiamo accettato una volta, ma si era sotto elezioni, ora abbiamo 4 anni davanti, non facciamoci prendere di nuovo in giro.

Berlusconi è un format – ha detto qualcuno qui dentro – e io condivido. Un format però così ben congegnato e così ormai ben assimilato ( è dal 1984, dalla serrata Mediaset con l’auto oscuramento durante i serial Dalla e Dinasty, che Berlusconi alleva il suo elettorato) da far digerire anche lo scandalo Noemi e Mills ai suoi sostenitori. Berlusconi è una religione ormai, e tanto più lo è diventato in assenza di una sincera, appassionata quanto laica risposta da parte dell’opposizione. Ecco, o il nuovo PD sarà un partito sinceramente e intimamente  laico, nei suoi programmi e nei suoi rappresentanti - perché la laicità è l’unico valore che possa unire davvero il popolarismo cattolico al riformismo di sinistra -, oppure è meglio fin d’ora rompere le righe e pensare ad altro.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it /

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