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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
15 novembre 2011
IL COLPO DI CODA DEL CAIMANO (di Stefano Olivieri)


Tutti oggi a chiedersi perché lo spread continua a salire. Eppure Monti, con grande semplicità, lo ha spiegato: per troppo tempo – e lo stiamo ancora facendo – l’Italia si è guardata la punta dei piedi invece di osservare la strada, davvero impervia, davanti a lei. Abbiamo dovuto, o voluto, non so, inseguire per anni un premier che mentre proclamava di occuparsi dell’Italia si faceva i suoi affari militarizzando parlamento e governo nella promulgazione di leggi ad personam. Non è esattamente un comportamento da cicale svagate, quello della parte di italiani che berlusconi non lo hanno mai votato visto che avevano ben capito dove si stava andando a finire, ma l’effetto è stato lo stesso: l’intero pianeta ha cominciato a chiedersi che tipo strano di cittadino fosse quello italico, che pur lamentandosi non riusciva mai a scrollarsi di dosso Berlusconi mentre il paese andava all’inferno.

 

E adesso che siamo finalmente riusciti – incrociamo le dita affinchè Monti sciolga la riserva – a far sloggiare da palazzo Chigi il presidente “a tempo perso” con la sua corte dei miracoli, ci piacerebbe certo constatare che tutto cambia all’improvviso, ma non è così semplice. Ricreare un’immagine decente dell’Italia, del suo lavoro, della sua gente all’estero sarà un’impresa ardua, e non per l’imperizia del prof. Monti, che non è certamente uno che si perde in chiacchiere. Il problema vero è che la politica italiana per prima continua a fare acqua, a cominciare da quella irresponsabile ex maggioranza di governo che invece di coprirsi il capo di cenere e assecondare al massimo il tentativo del presidente incaricato, non fa altro che mettersi di traverso. Il “cupio dissolvi” di Berlusconi si è concretizzato l’altra sera, con il video prodotto e mandato in tv proprio mentre erano in pieno svolgimento le consultazioni per il nuovo governo. Al di là dello sgarbo istituzionale – Berlusconi ci ha purtroppo abituato a ben altro – il gesto dell’ex premier è come un “pizzino” recapitato ai parlamentari pdl : io ci sono ancora e intendo dar battaglia, attenzione a non appiattirvi troppo su Mario Monti. E ha addirittura insinuato il dubbio del colpo di stato effettuato da Napolitano, quando ha affermato che si  era fatto "generosamente" da parte pur avendo ancora la maggioranza in parlamento. 

 

Valutate voi quale possa essere l’effetto combinato di questo gesto con il disimpegno dell’altra parte dell’ex maggioranza, quella Lega che durante il governo Berlusconi si è tappata il naso facendo passare di tutto e oggi si scopre improvvisamente schizzinosa al punto di scegliere di stare all’opposizione. Berlusconi che si proclama “generoso” ma dice di non voler stare a guardare, Bossi che addirittura sceglie l’opposizione ( un bel siluro a Maroni, che avrebbe certo scelto di collaborare con Monti), se manterranno queste posizioni non faranno nemmeno partire il governo Monti. Con risultati disastrosi per il nostro paese. La Lega è scesa nei consensi popolari di almeno 4 punti e continua a precipitare, così Bossi sceglie il male minore: elezioni subito e salvare almeno lo zoccolo duro, quello secessionista. L’anno prossimo in primavera c’è un importante appuntamento elettorale amministrativo ed è lì che già si concentra l’attenzione del capo del carroccio, altro che bene della comunità nazionale.

Il PDL, da parte sua, finirà per implodere perché il cerino acceso in questo modo è probabile che resti nelle mani di Berlusconi: il PD non accetterebbe mai di condividere da solo l’appoggio concreto ( senza tatticismi come astensioni alla Camera e non partecipazione al voto al Senato) al governo Monti; ancora meno l’IDV di Di Pietro, che ha accettato di “andare a vedere” ma con riserva, l’aria che tirerà.

 

Detto questo, continuare a chiedersi come mai i mercati continuano a essere cauti e lo spread a salire è come guardare il dito invece della luna. Anche io sono stato costretto in questo articolo a tornare sul teatrino italiano e invece dovrebbe essere sforzo di tutti pensare davvero alle cose concrete, ai rischi ma anche alle opportunità che il domani ci può riservare. L’Italia è un grande paese e deve riuscirlo a dimostrare, ma occorre serenità di giudizio e fiducia nelle nostre risorse. Se continuiamo a piangerci addosso saremo seppelliti dalle nostre stesse lacrime.

 

Archiviamo Berlusconi, facciamolo tacere con le buone o con le cattive, non preoccupiamoci più di lui. Lo chiedo soprattutto ai parlamentari PDL e agli elettori che da destra aspirano a un paese migliore. Dovreste aver capito che Berlusconi non ha mai fatto per voi, lui inseguiva il sogno del primo sceiccato europeo, voi pensavate alla seconda repubblica. Adesso cerchiamo tutti insieme di ricostruire il paese, per favore, i sacrifici saranno più leggeri per tutti se tutti sentiranno di far parte della stessa squadra.

 

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


 

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permalink | inviato da Stefano51 il 15/11/2011 alle 8:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
20 giugno 2011
BARBARI SOGNANTI (di Stefano Olivieri)
 

Anche se portano in testa le corna di bue e indossano la tuta da paramedico, questi furbetti di leghisti hanno annusato l’aria. Sbraitano e mostrano striscioni al capo, come farebbe una folla di studenti riuniti in assemblea che in palestra sfida il preside fumandogli in faccia. Ma alla fine sono lì, tutti allineati e coperti agli ordini di Bossi. O per meglio dire, del socio di maggioranza della Lega Nord, quello che abita ad Arcore. Fanno i democratici in quel pratone che è più o meno la metà di un campo di calcio, in cinquantamila come dice Maroni non ci starebbero neanche uno sull’altro. Fischiano e urlano ma alla fine quando Bossi dice loro che non c’è trippa, che non è il momento di andare alle elezioni perché "altrimenti la sinistra...", a quel punto tacciono. Si fanno i conti in tasca e stanno zitti.
Perché evidentemente quelli che stanno lì sull’erba non sono tutti precari e disoccupati. Non stanno tutti in cassa integrazione, appesi a un filo. Non hanno il problema di evitare lo sguardo di moglie e figli che chiedono il minimo indispensabile per vivere quando neanche quel minimo loro riescono a racimolare. Non hanno questo tipo di problemi, evidentemente.
Lì in mezzo ci sono invece - e lo dicono le interviste – i piccoli berluschini del nordest, che i loro affari se li sono ben guardati. Che hanno preteso i rimborsi di quote latte immaginarie, alla faccia degli allevatori onesti. Che sfruttano, nelle loro officine e nello loro fabbrichette, i lavoratori extracomunitari lasciandoli in nero, senza contratto, senza contributi, senza tutele, sferzandoli con la continua minaccia di una denuncia per clandestinità, che adesso grazie ai buoni servizi di Maroni significa per diciotto mesi vera e propria galera (perché di questo si tratta nei cosidetti centri di identificazione ed espulsione: ti viene tolta la libertà personale). Così gli schiavi saranno più remissivi, più zitti.

Questi i leghisti di Pontida, che alla fine della fiera tornano a casa in suv. Questo il loro nuovo leader Maroni, il sassofonista addentatore di caviglie di pubblici ufficiali. Il ministro degli interni che per strappare l’applauso promette che ci saranno più soldi per i sindaci (leghisti) virtuosi per rinforzare le polizie locali. Proprio lui, ministro degli interni. Come se un salumiere dicesse alle sue clienti che darà loro soldi e consulenza per farsi il culatello a casa. Proprio lui, ministro della repubblica italiana, che per scaldare gli animi resuscita, come ha fatto Bossi poco prima, perfino la secessione.

Sarebbe Maroni il nuovo capo della Lega? Allora possiamo stare tranquilli. E’ lo stesso uomo che ha per primo accettato la versione burlesca del capo su Ruby ( era la nipote di Mubarak) arrivando a sconfessare il magistrato di turno nella questura di Milano su ciò che accadde quella famosa notte. Lo stesso ministro che prima della chiusura delle votazioni per i referendum è andato in tv a dichiarare che il quorum era stato già raggiunto, con l’intento neanche troppo nascosto di dissuadere i ritardatari dal recarsi ai seggi. Proprio una bella persona.

Pontida o non Pontida, ormai le chiacchiere stanno a zero. Tremonti deve varare a giorni la sua ricetta per recuperare 40 miliardi in una Italia dove l’inflazione cresce e l’evasione fiscale pure. I furbetti dell’ultimo condono fisco-contributivo si sono dileguati e hanno lasciato in sospeso il pagamento, in tutto fanno 4,3 miliardi. Cominciassero da questi bei tomi a recuperare i soldi, i cari leghisti che oggi scoprono che che le missioni militari all’estero costano care. Ma forse fra quegli evasori ci stanno troppe camicie verdi, meglio lasciar correre.

Faremo tutto un conto. La Lega tiene a distinguersi dal PDL ma farebbe bene a chiedersi che fine faranno, alle prossime elezioni politiche, i voti di quei padri di famiglia presi in giro, direttamente in casa loro, soprattutto dalla Lega. Maroni li ha chiamati “barbari sognanti” ma quella è gente pragmatica, mostrare soldi vedere cammello. E il cammello non c’è.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

19 giugno 2011
RECINTATELI ! ( di Stefano Olivieri)

 

Migliaia. Fossero anche decine di migliaia nel pratone di Pontida, sono sempre troppo pochi in rapporto al potere acquisito dalla Lega sulle scelte di un intero paese di 60 milioni di abitanti, un paese pieno di terribili problemi. Si riuniscono, si compattano oggi per contarsi, perché consapevoli di una diversità che non ha più nulla di virale, di seduttivo. La Lega non cresce più perché ha detto bugie anche lei, al suo popolo. E Bossi non è più il capo incontrastato, il vate di una formazione politica che per ventanni ha cavalcato la xenofobia, la disobbedienza fiscale, l’intolleranza alle istituzioni italiane, la secessione. Hanno imparato a memoria il giuramento di Pontida di Berchet, dimenticando che lì si parla di far muro contro l’impero austroungarico, mentre i leghisti di oggi con gli orfani di Haider ci andrebbero a braccetto volentieri.
 
Padroni in casa propria, hanno detto e ripetuto. Ma da un po’ di anni tentano di spostare i confini della loro padania, la terra che non c’è, scendendo sempre più a sud. Hanno utilizzato il vuoto di ascolto lasciato sciaguratamente libero dalla sinistra per insinuarsi nelle fabbriche e nelle case della povera gente, ma i loro servizi al capo Berlusconi testimoniano che nei fatti alla povera gente hanno voltato le spalle facendo una scelta di campo, quella di favorire il sovrano, che ha portato il paese sull’orlo del default economico.
 
Ora l’Europa ci chiede 40 miliardi di euro di riforme strutturali e le agenzie di rating sono pronte a impallinarci. Chi in questi anni ha goduto della crisi e si è riempito il portafogli punta su PDL e Lega perché non cambi nulla e quei risparmi, spaventosi, si realizzino al solito modo, sulle spalle di operai, dipendenti, pensionati. Il popolo leghista deve sapere che attorno a Pontida stavolta si stende una linea di confine che va ben al di là dell’ideologia politica, e deve trovare il coraggio di fare la voce grossa. Non sto chiedendo di sconfessare la padania, ciascuno creda a ciò che vuole, ma pretendo rispetto per l’intelligenza umana. Spostare i ministeri al nord e segregare per diciotto mesi gli extracomunitari nei c.i.e. non cambierà di una virgola l’attuale situazione, lo sapete bene. Altre sono le scelte da fare, con o senza le corna in testa. Se non lo fate il resto del popolo italiano, alcune decine di milioni e non le migliaia riunite a Pontida, potrebbero prima o poi decidere di recintare chi si oppone al cambiamento, di boicottare al momento del voto il sole delle Alpi. Forse è venuto il momento anche per voi, cari leghisti, di rottamare qualcuno.
 
Stefano Olivieri
 
POLITICA
15 agosto 2009
La Padania ? Lasciamola andare ( di Stefano Olivieri)

Padania, mitica terra di mezzo, le cui origini, storia e tradizioni sono come l’inutile esperanto, una zuppa di mille ruberie oltreconfine, dai celti ai longobardi passando da Attila e finendo a Pontedilegno. Gente ignorante che rinnega l’Italia, rinnega il mediterraneo, il profumo del mirto e del sammarzano, l’aroma dolce dell’arancio e quello pungente dei capperi cotti dal sole. Gente abituata alla nebbia di valli malsane e ai dirupi delle montagne, incapace di guardare oltre lo steccato di casa propria, gente che odia gli stranieri ma prima li sfrutta fino all’osso. Gente dalla pelle bianca e sgualcita, dagli occhi tristi e cattivi, abituata fin da piccola alla paura e all’odio, nutrita a radicchio e polenta, bastone e carota.

E’ vero, non sono italiani, sono di una terra di mezzo, hanno ripiegato le loro ricchezze come coperte all’interno dei loro confini, hanno eretto le loro cittadelle e le loro industriole, le loro chiesette e i loro ponti, hanno costruito le loro strade e hanno scelto i loro guardiani, veri e propri sceriffi a caccia dei diversi da cacciare. Questa gente non ha niente dell’Italia, lasciamola andare al suo destino, tiriamolo noi un bel muro attorno ai Bossi, Saia, Gentilini, Calderoli, lasciamoli cuocere nel loro grasso per un po’, vedremo se se la cavano. Si facciano pure il loro parlamentino, le loro manifestazioni con le corna e il verde paramedico, le loro leggi e i loro dialetti. Lasciamoli giocare con il loro medioevo per una decina d’anni, recintiamo la padania con un bel muro e agenti di confine, ogni volta che buttano il becco fuori una bella tassa di passaggio, così imparano davvero che cosa sono i dazi.

Lasciamoli stare questi padani, si purgheranno da soli, come le lumache lasciate nel cesto, e alla fine verranno a chiedere scusa all’Italia. Non ho nulla da spartire con questa gente, la voglio fuori dal parlamento italiano, fuori dagli stipendi che gli pago, fuori dal mio paese. Come si dice vaffanculo in padano ?

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/


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