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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
26 aprile 2013
IL GOLPE? L'HA FATTO GRILLO (di Stefano Olivieri)
 



Il premier incaricato Enrico Letta già tentenna e si prende un giorno in più per decidere. D’altra parte il PDL, mancando il padre padrone Berlusconi (in America a coccolarsi con Bush), ha dato una risposta interlocutoria e oggi, al ritorno del cavaliere, si saprà meglio. Berlusconi più che mai al centro della scena, vero vincitore di questa schizofrenica commedia delle beffe. Ma deve, ancora una volta, ringraziare Grillo.

Il comico genovese e il suo popolo hanno reso un gran bel favore al cavaliere, non c’è che dire. Fino a due mesi prima delle elezioni il centrosinistra era abbondantemente in testa ai sondaggi elettorali, sulla scia delle elezioni primarie, svolte in modo tradizionale, gazebi nelle piazze, schede e carte d’identità in mano. Poi è arrivato il M5S con le sue parlamentarie (meno di 35mila voti online per eleggere i rappresentanti, un vero colpo di fortuna per chi si è poi ritrovato in Parlamento spinto da neanche dieci voti di amici e parenti). Ma l’effetto scenografico di modernità, cui ha contribuito l’età media del popolo grillino, davvero bassissima, è stato trainante verso un successo elettorale inatteso per lo stesso Grillo. 162 fra deputati e senatori e un problema grosso, quello di farli lavorare in parlamento. Che fossero inadeguati Grillo lo sapeva da subito: dovevano crescere, imparare perfino l’abbecedario delle istituzioni, ed era maledettamente pericoloso che cominciassero a parlare con gli altri in parlamento. Ve lo ricordate Grillo, prima delle elezioni, come parlava del suo popolo in piazza? Diceva "Guardateli! Sta succedendo una cosa straordinaria! Sono loro che decidono, fanno tutto da soli!" Arrivati in parlamento, il capo ha tirato fuori dalla tasca il telecomando.

Così è scattato da una parte l’attacco sistematico al PD e dall’altra il congelamento della risorsa. I grillini telecomandati, chi sbaglia fuori dal partito. L’unico facile ordine da eseguire: dire no a tutto, così non si commettono errori. E poco importa se il governo non parte, poco importa se molti dei voti grillini sono venuti da delusi della sinistra, che speravano invece di accelerare il cambiamento. Poco importa se l'intero paese va allo sfascio completo.

Il resto, è cronaca di questi giorni. La sinistra frantumata e la destra più forte che mai. L’abbraccio mortale fra Pd e PDL alla fine è avvenuto e Grillo e il suo blog si leccano i baffi. Lo chiedo di nuovo: chi ha fatto il golpe?

Personalmente non credo che questo governo riesca a partire. Troppi galli a cantare, e ogni giorno che passa è un’emorragia di voti da quello che una volta era il più grande partito del centrosinistra. Perciò, meglio l’eutanasia controllata, un bel divorzio e quel simbolo e quel nome vanno al rogo, non li deve adoperare più nessuno. A sinistra si è già aperto più di un cantiere, ma dovrà essere uno solo per ridare speranza e riferimenti certi ai democratici italiani.

Italia Bene Comune deve nascere senza ombre e diventare la casa, l’officina delle idee e del riscatto collettivo di chi è davvero disperato, non certo di chi passa tempo a gingillarsi con Casaleggio. Sarà un cammino impegnativo e con ogni probabilità il tempo è breve.

Così è verosimile pensare che le prossime elezioni le vincerà la destra, che ha risorse generose per fabbricare sogni convincenti a cui, alla fine, crederanno gli stessi grillini.
Lo chiedo ancora una volta: chi ha fatto il golpe, e perché?

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

21 aprile 2013
ITALIA BENE COMUNE. Subito! (di Stefano Olivieri)

Il Pd è morto. La democrazia è un bene comune che unisce chi la riconosce e divide chi tenta di servirsene per fare altro. A Dalema non andava bene Prodi, a Renzi non garbava Rodotà e il PD si è spiaggiato con la rielezione di Napolitano che prelude inevitabilmente a un governo di larghe intese con la destra di Berlusconi o a elezioni anticipate con un centrosinistra sfasciato.

Non c’è tempo per piangere sul latte versato perché è il paese a piangere, prima di tutto. Problemi gravissimi incombono su milioni di famiglie e la disperazione è una cattiva consigliera. Tocca dunque ricreare un riferimento affidabile prima che si accendano i fuochi e che qualche capopolo approfitti del caos. Ci vuole un bell'esorcista per il partito posseduto dai demoni e quest'esorcista non può essere che esterno al partito, senzqa baffetti e senza accento fiorentino per intenderci.

Berlusconi è già in campagna elettorale e ha risorse sufficienti per dipingere una nuova fantastica tela fatta di meno tasse e più lavoro. Grillo cavalca l’ondata di indignazione popolare per la mancata elezione di Rodotà a presidente, che anche moltissimi democratici avrebbero volentieri visto al Quirinale. Se la demagogia diventa sovrana, l’Italia è fritta. La rete politica è inquinata dalla casta e dai veleni degli affari personali, ma attenzione: la rete dei cittadini non è immune da critiche, non è salvifica per il semplice fatto di essere “altro”. La democrazia ha delle regole, faticose ma indispensabili, da seguire per garantire delega e rappresentanza politica agli eletti. E se Berlusconi ha mandato le sue badanti in parlamento, anche Grillo ha le sue colpe perché con il suo esercito di eletti (mediamente impreparati al compito) non ha voluto rispondere all’offerta del PD (gli otto punti su cui si poteva cominciare a lavorare) per alimentare il malcontento e aumentare il suo bottino di voti, ma di fatto uccidendo il paese. 

Il comico genovese ora consegna il governo nelle mani di Berlusconi. Il M5S, ben intesi, non ha distrutto il PD, che ha fatto tutto da solo, ma ne ha sicuramente agevolato il disfacimento lasciando la destra libera di capitalizzare questa situazione. E Bersani ha commesso errori, è vero, avrebbe dovuto staccare la spina a Monti prima di Berlusconi e andare subito a elezioni. Ora però non c’è tempo per voltarsi indietro, in maniche di camicia tocca sudare e organizzare in fretta una casa comune.

L’otto maggio è la prima data utile per questa costituente di sinistra, già convocata a Roma da Nichi Vendola. Per quella data mi auguro che il PD sia già morto ( e anche il simbolo deve essere distrutto) e che donne e uomini di buona volontà si riuniscano per risolvere i problemi delle famiglie italiane alle prese con il rosso in banca, con l’Imu, con la disoccupazione, con la fame. Ricominciamo dal lavoro, dai diritti dei più deboli, da una giustizia fiscale e retributiva che da troppo tempo è assente. Ristabiliamo i confini e il decoro della classe lavoratrice, facciamo che il lavoro smetta di essere merce, guardiamo alla Costituzione che è l’unica vera garanzia. I partiti liquidi, i frullati misti di imprenditori d’accatto e mestieranti della politica, lasciamoli ad altri perché la nuova bandiera stavolta dovrà essere chiara e facile da impugnare. ITALIA BENE COMUNE, potremmo chiamarla, come già si era detto. Ma può avere anche un altro nome, l’importante è essere sicuri dei compagni di viaggio, perché fra un paio di mesi si va alle elezioni.

Vendola, Barca, Fassina, Orlando, Orfini  e  i “giovani turchi”, la Puppato, Cofferati e tutti gli altri altri. Ma I nomi servono solo a indicare la strada ad almeno quindici milioni di cittadini che attendono di essere davvero rappresentati e difesi. Poi ci vorranno le idee, quelle giuste e condivise. Per costruire prima di tutto, che è molto più complicato di distruggere, e Grillo lo sa bene, per questo tiene in freezer i suoi eletti.

Facciamolo subito, questo nuovo partito. 

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


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