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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
20 novembre 2011
PENSIERI D'AUTUNNO (di Stefano Olivieri)

Mentre i tecnici al governo lavorano l’Italia dei poveri ha il batticuore. Anche se non saranno lacrime e sangue bensì sacrifici, come ha affermato Monti, l’idea che questi sacrifici siano addossati in primis a chi ne ha già fatto troppi continua ad affiorare anche fra chi ha salutato con gioia la caduta del governo di Berlusconi e dei berluscones.
Questo perché nel nostro paese quasi sempre urgenza fa rima con indigenza, mai con ricchezza. E dal momento che questa crisi non aspetta, a tremare sono i soliti noti: dipendenti e pensionati. Ho già scritto dell’ICI e di come secondo me sia stato incauto da parte di Monti citarla e con disprezzo ( l’ha definita anomalia) senza nello stesso tempo far capire altrettanto chiaramente come quei soldi, risucchiati dalle famiglie con il ripristino dell’Ici, potrebbero nello stesso istante ritornarvi sotto forma di salari più sostanziosi per effetto di minori tasse, servizi pubblici, migliori prospettive per i giovani.
E poi i pensionati, o meglio, i pensionandi. Perchè qui si continua a parlare – giustamente per carità – di aggiustare l’orizzonte per i nostri ragazzi, ma poco si dice di chi ha già trenta o quarant’anni di lavoro sulle spalle e sente discorsi da brivido, come l’ipotesi di passare brutalmente dal calcolo retributivo a quello contributivo. Seppure dovesse essere, sarebbe giusto ritoccare in difetto anche le pensioni già in essere e con quei ricavi addolcire un po’ la pillola amara dei futuri pensionati, così da non creare per l’ennesima volta schiere di figli e figliastri, come accadde a suo tempo con le pensioni baby. E si potrebbe anche, prima di dire addio alle pensioni di anzianità, lasciare per quelle la porta aperta almeno alle categorie dei lavori usuranti, perché 40 anni da carpentiere non sono 40 anni da dirigente, lo sa anche un bambino. E non solo per l’usura prodotta dal lavoro in se, ma anche per quella che producono gli stipendi da fame che circolano oggi: l’operaio non può ritemprarsi con una vacanza a Sharm o con un tuffo in piscina, il dirigente sì.
 
Insomma serve giudizio, grande conoscenza dei problemi e soprattutto equità reale. L’Italia che lavora ha il fiato corto da un bel pezzo e non gradirebbe di essere presa di nuovo in giro. Questo nuovo governo è fatto di riconosciuti professoroni, per carità, ma se io fossi Bersani rimarcherei il ruolo del maggiore partito dell’opposizione dal punto di vista dello stimolo vigoroso per riportare nelle tasche delle famiglie quel fiume di denaro che si è sempre più concentrato nelle tasche delle cricche, di stato e non di stato. E se non ripartono i consumi interni, sarà difficile far ripartire questo paese. Un paese di lavoratori dove alligna una minoranza grassa che finora è stata lasciata a oziare. È un po’ anomalo che proprio adesso che abbiamo il “governo dell’impegno”, invece di parlare schiettamente di patrimoniale si parli di ICI e si prenda ispirazione, per il futuro welfare, dalla flexsecurity di Pietro Ichino.  
 
Lo dico senza problemi, sono uno di quelli che ha diffidato e diffida tuttora del giuslavorista che, a quanto ne so, ha studiato e analizzato molto il lavoro dipendente ma non è mai stato lavoratore dipendente. Almeno uno stage piccolo piccolo, in ufficio o in fabbrica dovrebbero farlo questi studiosi, che diamine, prima di emettere sentenze.  Perché non è  tanto la sua flexsecurity in salsa italiana a convincermi poco quanto il suo passato, neanche tanto lontano di fustigatore dei cosiddetti fannulloni del pubblico impiego. Di quella sua indecorosa campagna partita dalle colonne del Corriere della Sera se ne servì, a distanza di qualche mese, il mancato premio Nobel Renato Brunetta, con gli esiti che tutti conosciamo.  
 
Occorre un po’ di garbo presidente Monti, perché in Italia abbiamo i nervi scoperti e ci allarmiamo per nulla. Abbiamo già cominciato a risparmiare accorciando l’orario dei termosifoni in casa e mettendoci un maglione in più, abbiamo eliminato la pizza al ristorante una volta al mese e i regali di Natale già da qualche anno, abbiamo tollerato che impunemente ci trattenessero i soldi sullo stipendio per un giorno di malattia pur già contribuendo alla cassa malattia, abbiamo detto addio alle vacanze al mare da un pezzo. Adesso non si rammarichi se pretendiamo che questo governo tecnico da lei presieduto prenda atto che in Italia è stato effettuato un sistematico latrocinio a danno delle classi più deboli da parte del passato esecutivo. Se il paese deve tornare in carreggiata va trovato prima di tutto il denaro (che esiste, e dove sta voi lo sapete bene) per ridare ossigeno a salari, stipendi e pensioni. Il resto si vedrà strada facendo ma intanto la slitta si avvia. E lei sa bene, caro presidente, che una slitta va alla velocità del cane più lento, non di quello più veloce. Una bella cura di vitamine alla parte più debole del paese, a cominciare dai disabili visto che continuate a dimenticarli, e alla fine correremo tutti. Come è giusto che sia.
 
Stefano Olivieri
18 novembre 2011
VENI, VIDI, ICI ( di Stefano Olivieri)

Ci scommetto che di tutto il bel discorso di Monti ieri al Senato, nella testa degli italiani sia rimasto a galla soprattutto un nome (che è per la verità un acronimo): ICI. L’unica tassa realmente tolta da Berlusconi ( il cui effetto poi è stato nullo per i tagli agli enti locali, costretti a loro volta a tassare) è stata subito messa nel mirino dal nuovo premier, che l’ha definita una anomalia. Ecco qui.
Da quel momento in poi nessuno ha più ascoltato nulla ed è stato un vero peccato, perché le linee programmatiche dell’intervento di risanamento prospettato da Monti sono in gran parte da condividere. Le tre parole magiche, equità, sviluppo e rigore, c’erano tutte, in fondo.
Magari ci saremmo aspettati che prima di parlare dell’ICI fosse arrivato qualche dettaglio su come rivoltare davvero le tasche dei ricconi furbi ed evasori. Perché il problema grosso del nostro paese è che i soldi ci sono e si sa anche a questo punto ( è o non è un governo di banchieri? Se non lo sanno loro come stanare i ricchi...) anche chi li nasconde.
Voglio dire insomma che prima di ripristinare l’ICI l’Italia che arranca vedrebbe di buon grado una tassa sui suv, ad esempio. Perché quelle camionette di lusso da 50mila euro in su sono un continuo sfottò per le strade e nei parcheggi (quando parcheggiano bene…) per la gente che non ha i soldi per riparare la vecchia utilitaria e per la benzina. Senza parlare di tutto il resto, dalle barche agli aerei, dai cavalli ai viaggi verso il sole tutto l’anno, dai gioielli firmati alle piscine riscaldate anche d’inverno, dai vestiti milionari alle pellicce, mai del tutto scomparse nella vipperia degli arricchiti.  L’industria del lusso in Italia va a gonfie vele, il presidente Monti lo sa bene, e ha contato finora nella più che benigna disattenzione dell’ex premier Berlusconi.
L'Italia che lavora invece non ha i soldi per acquistare bot, comprarsi l'auto e neanche, giusto per fare un bell'esempio di inversione di rotta,  per mettere i pannelli solari sul tetto. Sarebbe un bel risparmio sulla bolletta delle famiglie e una bella soluzione per la nostra fame di energia, ma l'installazione è ancora troppo onerosa e lo Stato da questo punto di vista potrebbe fare molto, ad esempio farla pagare a rate leggere direttamente sulla bolletta, considerato anche il fatto che durante le ore di mancato utilizzo l’energia elettrica prodotta andrebbe alla rete diventando un credito per il contribuente. L’equità, insomma, andrebbe declinata invertendo prima di tutto, e  in modo significativo, l’enorme flusso di denaro che da almeno 15 anni ha prosciugato i portafogli delle famiglie di operai, dipendenti e pensionati a vantaggio di chi il denaro lo ha invece accumulato e nascosto, piuttosto che reinvestirlo per il bene della comunità. Tremonti è riuscito, ammesso che ci sia davvero riuscito, a tamponare le perdite soltanto perché ha continuato a raschiare cinicamente il fondo di stipendi e pensioni, e se è vero che si è distribuita tanta CIG, è altrettanto vero che quei soldi sono stati sottratti ad esempio ai FAS (destinati al sud), alla cassa lavoratori dipendenti (con un giochetto di prestigio fatto una decina di anni fa sulla legge 88 del 1989, per rendere comunicanti fra di loro il serbatoio dell’assistenza con quello della previdenza), insomma agli stessi cittadini cui sono stati destinati.
Il sostegno al reddito, invece, soprattutto in una fase critica come questa e in presenza di un fenomeno eclatante di evasione, sarebbe giusto farlo finanziare non soltanto da dipendenti e pensionati bensì dalla fiscalità generale.
Stanare gli evasori si può e si deve fare, e senza essere tanto delicati carissimo professor Monti. È questo che aspetta l’Italia degli operai, dei lavoratori dipendenti privati e pubblici, dei pensionati, dei giovani senza lavoro e senza prospettive, delle donne che sono in maggioranza nel nostro paese. E, se mi consente, anche dei disabili e delle loro9 famiglie, dimenticate perfino da lei. Sarebbe bastato un cenno per dare una speranza, per restituire un sorriso a chi è diventato invisibile sul serio e legge il suo nome sui giornali soltanto quando parlano di falsi invalidi. Pazienza, aspettiamo fiduciosi. Buon lavoro presidente.  
Stefano Olivieri
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