.
Annunci online

se sono partito ogni tanto devo pur tornare
7 settembre 2011
VORREI CHE FOSSE AMORE (di Stefano Olivieri)


Amore per lo Stato, per la collettività di tutti i cittadini a cominciare dai più deboli e invisibili. Vorrei vedere, in questo momento di grande sofferenza del nostro paese, vicinanza sincera del premier e dei suoi ministri verso la comunità che sono stati chiamati a servire pro tempore. Vorrei vedere interesse autentico in ciò che dice e fa Tremonti, il ministro che regge il portafoglio del nostro paese. Un ministro che è obbligato, dal suo mandato parlamentare e dal suo incarico ministriale, a bene amministrare le risorse collettive, facendo l'interesse della comunità nel modo più imparziale possibile. Che significa un fisco più equo e giusto, rigoroso ed efficiente con tutti, sempre. Che significa sanzioni per gli evasori, rapide ed efficaci nel riportare il maltolto alla cassa comune (stiamo ancora aspettando la seconda rata del condono del 2002, inaspettatamente dimenticata da Tremonti). Che significa non fare sconti a nessuno, perché non esiste migliore pubblicità, per un governo democratico, della sua capacità di far pagare il giusto a tutti i contribuenti, soprattutto in periodo di crisi.

Vorrei che fosse amore sincero e non strabismo ideologico (voglio pensar bene) il sentimento che spinge il ministro Sacconi a dichiarare guerra a sindacati e a lavoratori dipendenti. Lui, ministro del lavoro e del welfare, sembra avere da sempre occhi soltanto per i datori di lavoro, i padroni, mai per gli operai e i dipendenti. L’articolo 8 aggiunto alla manovra è opera sua, e colpirà il lavoro. I più deboli, i più ricattabili, in cima alla fila le donne e i giovani con rapporti di lavoro a tempo determinato, si vedranno improvvisamente scoperti dalle tutele contrattuali ed esposti a ogni colpo di vento. Ai padroni si spiana la strada, ma si è ancora ben lontani dall’aver giudicato il loro comportamento verso lo Stato, la loro virtu nel pagare tasse e contributi. Ci sono vasti territori del paese, penso alle valli vicentine dove operava la Mastrotto, dove il senso dello Stato non esiste da sempre. Si lavora, si opera, anche tanto e bene, esclusivamente per riempire le proprie tasche, punto. Ho sentito dire che la padana azienda Mastrotto – un buco spaventoso di evasione fiscale e contributiva recentemente accertato dalla Guardia di Finanza - faceva molta beneficenza nel vicentino. Ecco il welfare degli evasori, la beneficenza ai bisognosi (se va bene), non il pagare le tasse. Come la beneficienza del premier verso Ruby, o verso il “nipote” Giampi Tarantini e famiglia, bisognevoli di 20mila euro al mese più mezzo milione di euro una tantum. Per non parlare del biscazziere Lavitola, che in sette anni di milioni di euro se ne è ciucciati 20, con la scusa che era direttore dell’Avanti.

Vorrei che ci fosse amore sincero per gli altri ma non faccio che notare, giorno dopo giorno, correzione dopo correzione a una manovra sempre più comicamente indegna, soltanto interessi privati, sempre più privati, da comitato di affari più che da esecutivo di governo.

Signori del governo, voi non amate il vostro paese, per questo non lo conoscete e continuate a sbagliare. Se almeno vi è rimasto un briciolo di pudore, di amor proprio, fatevi da parte.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

 
POLITICA
12 gennaio 2011
L’Italia per strada e la politica nel palazzo ( di Stefano Olivieri)

 

Certe notizie sono un cazzotto in faccia quando arrivano. La vicenda di David, il piccolo morto di polmonite a Bologna, italiano figlio di italiani per intenderci, ha strappato il velo di ipocrisie che giorno dopo giorno, mese dopo mese continua a coprire il disagio montante di un intero paese. Disagio prima di tutto economico, che ti scombina da un giorno all’altro la lista dei valori, delle cose da fare e da non fare. Che si porta dietro il malessere esistenziale, la salute tua e dei tuoi familiari che condividono la tua sorte. Alla fine sei inghiottito dal buio, le città sono piene di anfratti per questi esseri dimenticati, per i quali esistono pure ottime leggi nazionali e locali, che nessuno però alla fine applica perché non basta dare l’aiuto economico quando sei nel fondo del tuo pozzo, serve una mano vera che ti accompagni fuori, e questa mano è difficile da trovare.

 

Si dice, nel solito rimpallo di responsabilità, che sia stata colpa della madre di David, o della sua famiglia, che ha rifiutato a suo tempo di voler essere aiutata. Ma chi lo afferma dimentica che soprattutto nelle nostre leggi per l’infanzia non c’è la possibilità, bensì è prescritto l’obbligo, per le istituzioni, di intervenire in questi casi di emergenza. Quanti sono questi poveri ? Dove sono? E che cosa sta facendo il governo per aiutarli, al di là della social card? Queste sono le domande da farsi.

 

I poveri che finiscono per strada, italiani o meno che siano, sono soltanto l’avanguardia di un esercito della disperazione e del disagio che la politica, e il governo prima di tutto, non riescono più a intercettare. Dietro di loro ci sono gli studenti preoccupati per il futuro della scuola e dell’università, investite da una riforma senza soldi che taglia e basta. E poi i lavoratori precari, cui vengono offerte sempre meno garanzie : seppure fosse vero che è necessario flessibilizzare il lavoro, che non si può e non si deve pensare al posto fisso, è però altrettanto vero che i padroni, in Italia, complice il governo Berlusconi, continuano a interpretare in chiave schiavista le nuove regole ( legge Biagi, etc) e non hanno alcun interesse a capitalizzare le immense risorse – attualmente sprecate – di competenza e scolarizzazione dei giovani che oggi tentano di entrare nel mondo del lavoro. Gente con centodieci e lode in fisiopatologia – lo abbiamo sentito e visto ieri a Ballarò – che si riduce a fare la segretaria in uno studio edile, e le è andata ancora bene. Così chi ha la possibilità e il coraggio fugge all’estero e l’Italia si invecchia e si impoverisce. L’Italia di Marchionne e di Sacconi, di Tremonti e soprattutto di Berlusconi che dei giovani si interessa soltanto se sono di sesso femminile e senza peli sullo stomaco.

 

Milioni di famiglie sempre più oppresse dai debiti, dal fornaio fino al credito al consumo. Chi paga ha le tasche vuote, chi si fa pagare sempre più spesso evade il fisco e l’Inps perchè sa di farla franca, perché tanto il capocricca lassù ha occhi soltanto per gli imprenditori. La marea di poveri per strada oggi ancora non si vede, c’è chi continua ad aggrapparsi ad amici e parenti e per un po’ riuscirà a sopravvivere. Ma nel corso di quest’anno, verso ottobre, quando forse, se abbiamo fortuna, i media annunceranno la fine della crisi economica, per i nostri poveri sarà il momento più duro. Ricordiamocelo e ricordiamolo a chi di dovere.

 

Comportiamoci da paese civile, torniamo ai problemi, pretendiamo che il governo affronti davvero questa crisi che dai poveri va agli operai, agli studenti, agli impiegati, perchè anche la classe media italiana sta svivolando giù. Mi chiedo: che senso ha proclamare urbi et orbi di aver tenuto i conti sotto controllo se poi più di mezzo paese è alla fame? Provate voi cari Berlusconi, Tremonti, Marchionne, e tutta la vostra plutocratica truppa, a patire anche per una sola settimana quel che sta passando la povera gente e poi diteci che è necessario tenere i conti sotto controllo, e deprimere la spesa per salari e stipendi. Lo Stato dovrebbe investire, e costringere le aziende ad investire in questi casi, invece di risparmiare. Perché il mercato interno così come fate voi non ripartirà mai, e varremo sempre meno in Europa. E nel mondo ? Lasciamo perdere.

 

Berlusconi pensa ai giudici e al suo nuovo partito. L’ha chiamato Italia, rottamando il vecchio nome di Forza Italia per far vedere che lui è nazionalista, ma che bravo. Sotto al simbolo però c’è sempre il suo nome, è lì il trucco. E gli italiani, sempre di più, cominciano a capire che il sogno berlusconiano è una cambiale protestata. Mandiamolo via e ricostruiamo questo paese dal deserto. Ho letto che il libro di un inglese lancia  l'ipotesi suggestiva di Napolitano che si dimette e poi guida al voto e al successo un confuso centrosinistra. Perchè no ? Fatti sotto presidente che ti votiamo tutti.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
20 dicembre 2010
SENATORI, FERMATE QUEL DECRETO (di Stefano Olivieri)
 

Il senato della Repubblica italiana è chiamato mercoledì 22 dicembre ad approvare il disegno di legge Gelmini su scuola, università e ricerca. Su questo decreto, che ha mobilitato da mesi in tante manifestazioni gli studenti medi e universitari in giro per l’Italia, si sta addensando ora dopo ora una grande apprensione dopo i fatti accaduti il 14 dicembre. Media televisivi e quotidiani sono stati sempre pronti a cogliere la drammatizzazione degli eventi, il gossip, l’interpretazione che del malessere giovanile di volta in volta ha dato la politica di governo e di opposizione; assai meno, purtroppo, è stata offerta agli stessi giovani, se si escludono le battute rubate qua e là durante i cortei, l’opportunità di descrivere e descriversi nello scenario futuro della riforma Gelmini. Delle loro ansie, dei loro progetti, di quali e quanti errori secondo il loro punto di vista sia intessuto il disegno di legge in esame al Senato, di quali aspettative nutrano in ragione dell’attuale scenario, di tutto questo alla stragrande maggioranza dei senatori chiamati a votare il provvedimento non è stata offerta informazione sufficiente.

Questo perché nel nostro paese, pur basato sul principio della democrazia rappresentativa parlamentare, da un po’ di anni vige una idea distorta di democrazia, in base alla quale chi vince le elezioni ( o sopravvive alle richieste di sfiducia parlamentare, come è accaduto di recente) è libero di infischiarsene di chiunque, in parlamento o nel paese, non sia d’accordo con le decisioni dell’esecutivo. Per tale motivo la maggioranza di centrodestra è andata finora avanti, fin quando la supremazia dei numeri lo ha consentito, utilizzando il voto di fiducia e riducendo il dibattito parlamentare a una asettica registrazione notarile della volontà dell’esecutivo. Quando poi i numeri sono cambiati con la nascita di FLI il governo ha iniziato ad andare sotto nelle votazioni e quindi ha interrotto le stesse, con un atto totalmente eversivo e tuttavia tollerato dallo stesso Quirinale, per il tempo necessario a riassestare gli equilibri di forza con metodi la cui poca chiarezza e trasparenza ha portato grande imbarazzo fra gli stessi elettori del PDL.

Questo gap di democrazia sta producendo una crescita esponenziale dell’inquietudine sociale, in particolare fra i cittadini meno garantiti dalla crisi : i giovani appunto, studenti e non studenti; i lavoratori disoccupati, le donne. Mille piccoli fuochi che possono divampare all’improvviso in un grande incendio che farebbe cenere del nostro paese, spazzando via vincitori e vinti allo stesso modo. Chiunque pensi di poter spegnere con la forza – e da oggi segnali in tale direzione sono già arrivati da rappresentanti del governo - la rabbia giovanile che poi è quella di tutto un paese in grave sofferenza, sta giocando con un cerino acceso dentro una santabarbara. Perché l’incendio divamperà dalla scuola alle fabbriche, alle periferie metropolitane disagiate, all’intero paese.

Per questo chiedo ai senatori, alla politica, a tutti coloro che possono farlo : fermate quel disegno di legge, prendete una pausa di riflessione, trovate le forme per ristabilire un dialogo con la nostra gioventù o l’intero paese andrà in fiamme. La polizia in piazza può e deve gestire la sicurezza e l’ordine pubblico, non può, come ha dichiarato lo stesso Manganelli, capo della polizia, fare azione di supplenza di un governo che vuole sempre vincere senza convincere. Senatori fermatevi finchè siete in tempo, ascoltate Manganelli, ascoltate Napolitano, per carità. E intanto spegnete quel cerino .

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

23 giugno 2010
Pomigliano, quanto pesa il PD su quel 62% di Sì (di Stefano Olivieri)
 



A me non interessa giudicare Sacconi. Un ministro del governo di un paese democratico dovrebbe essere terzo, ma da quando Berlusconi è arrivato al governo, fin dal lontano 1994, la terzietà istituzionale è scomparsa, è diventata un orpello per sfigati. Sacconi è entrato a gamba tesa nella vicenda di Pomigliano e c’era da metterlo in conto, perché lui insegue una precisa strategia, quella dello sgretolamento del fronte unitario sindacale prima di tutto, per avere poi le mani ancora più libere. Logico che Sacconi abbia spianato la strada a Marchionne, che per quanto illuminato imprenditore possa essere, ha colto la palla al balzo. Marchionne illuminato ? Non sono io a dirlo, che ho opinione dell’uomo evidentemente molto diversa, ma lo ha affermato in questi giorni Montezemolo, che aspetta impaziente di scendere in campo ed evidentemente non si accalora tanto se qualcun altro gli sgombra il terreno dai problemi, facendo il cosiddetto “lavoro sporco”.

Mi sconcerta invece il cerchiobottismo miope, nella vicenda Pomigliano, del Pd di Bersani, che in queste ultime ore, mentre il referendum era in corso, ha continuato a parteggiare per il sì e al tempo stesso a raccomandare a Marchionne il rispetto degli accordi a prescindere dal risultato. Come a dire che anche se avesse vinto il 51 % dei Sì, con la fabbrica e la catena di montaggio spaccata in due, la linea polacca delle regole ( perché di questo si tratta in fondo : portare la Panda a Pomigliano, ma con le stesse regole a cui sono sottoposti gli operai polacchi) sarebbe dovuta passare ugualmente.

Chiedo al PD di chiarire davvero, a questo punto, che cosa significhi essere compagni, condivisori dello stesso pane. Il partito democratico da che parte sta ? E’ al corrente, è consapevole dell’effetto domino contenuto nell’accordo di Pomigliano ? E’ altrettanto consapevole che l’alternativa a Berlusconi non potrà mai esserci in un paese che si allontana ogni giorno di più dalla democrazia dei diritti ? E’ al corrente dei milioni di piccoli fuochi che stanno per scoppiare nel nostro paese, ora che padroni e padroncini sanno di avere fra le mani un giocattolo mille volte più affascinante della legge Biagi ? E' infine consapevole che da solo il PD non arriverà mai al governo, senza i voti della sinistra ?

Continuo ostinatamente a credere che il partito democratico possa cambiare, ritrovare la strada della gente, della sua gente. Che sta in fabbrica come negli uffici, o nelle scuole di una Italia derelitta e frastornata. Continuo a pensare che è un dovere mio e di tutti i democratici ricordare e far ricordare che i diritti non sono mai mercatabili, in particolare quelli che riguardano la dignità e il valore del lavoro. C’è scritto sulla Costituzione, e io ci credo. Con Pomigliano torniamo indietro di almeno 50 anni. Il PD difenda piuttosto quel 36 % che ha detto no, e continuerà a dirlo. E’ una frontiera da non superare, per un partito che si chiama democratico.

Stefano Olivieri 
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

4 marzo 2010
ARBITRATO, QUANDO AL PADRONE PIACE VINCERE FACILE ( di Stefano Olivieri)
 

C’è stato un effetto perverso in tutto il polverone di questi giorni sollevato dalle liste in bilico del centro destra. Con certa gente non c’è da distrarsi un attimo, perché mentre la Polverini e Formigoni mugugnano per il pericolo di non potersi candidare, i loro referenti già (auto)eletti in parlamento hanno fatto passare le norme che introducono l’arbitrato in materia di lavoro.

La cosa è gravissima sotto qualsiasi punto di vista, e non riguarda soltanto il futuro ma anche il presente, e tutte le categorie dei lavoratori dipendenti, anche quelli che si sentono oggi più garantiti. Perché con l’introduzione di un arbitro che delibera “secondo equità” e non più secondo le leggi dello Stato, a rimetterci non sarà certo il datore di lavoro, mai, potete contarci fin da subito. Qualsiasi contenzioso, dal più insignificante al più grave fino al licenziamento senza giusta causa, non avrà più l’ombrello della legge. Qui non si tratta solo dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, qui il ministro Sacconi ci ha proprio strappato l’ombrello di mano e lo ha rotto, tanto per intenderci.

Gli articoli 31 e 32 del disegno di legge 1167-B già approvato dal Senato fanno tabula rasa di decenni di lotte e di conquiste sindacali, e riportano indietro i diritti dei lavoratori ai tempi della prima rivoluzione industriale.

Il comma nove dell’articolo 31 cancella il giudice del lavoro, stabilendo che in caso di contenziosi tra il datore di lavoro e il dipendente sia un arbitro a decidere, secondo un non meglio definito principio di equità. Giusto per intendersi sul rischio che si corre, vorrei ricordare che nel nostro recente passato il “lodo Mondadori” fu risolto proprio così, non obbedendo alla legge ma ricorrendo appunto ad un arbitrato. E in un paese dove si comprano i giudici per aggiustare sentenze, figuriamoci che cosa può succedere con gli arbitri, anche senza pensare al calcio, che sarebbe troppo facile il paragone.

Inoltre il disegno di legge prevede la possibilità per il datore di lavoro di introdurre la scelta (fra giudice e arbitro) direttamente nel contratto di lavoro, ed è più che lecito pensare che la pressione esercitata su chi deve essere assunto sarà fortissima.

Per di più i contratti di cui dovrà occuparsi l’arbitro - che sarà scelto dalle parti - verranno scritti e certificati da apposite commissioni, ovvero da enti bilaterali costituiti da sindacati e imprenditori. E se penso ai linguainbocca di Cisl e Uil e governo di questi ultimi mesi, non esito a credere che la CGIL resterà sempre più isolata nella difesa dei diritti dei lavoratori dipendenti di qualsiasi ordine e grado.

Siamo davvero alla frutta. Ieri sera su Sky tv si lanciava un sondaggio per schierarsi pro o contro l’adozione della patata transgenica, e sul tema c’era anche chi ipotizzava un vero e proprio referendum. Ecco, questa è diventata l’Italia, si lanciano i referendum sulle patate mentre padroni e padroncini mettono il cappio al collo ai loro dipendenti, con tanto di avallo legislativo di un governo e di un premier che non hanno mai nascosto la loro predilezione per la classe dei padroni.

Un governo di yesmen senza amor proprio, a parte l’indecorosa insipienza istituzionale : il presidente del senato Schifani che sul caso liste dice di guardare più alla sostanza che alla forma; Larussa che lancia cupe intimidazioni (ed è ministro della Difesa, roba davvero da far paura); Alfano (Giustizia) che si schiera sfacciatamente dalla parte del suo capo politico nella valutazione di merito dell’ultimo legittimo impedimento (il cdm in cui è stato deciso il ddl anticorruzione) non riconosciuto dai giudici di Milano. Questi qui non sono ministri della repubblica italiana, questi parlano e si schierano da politici, a cominciare dal premier, dimenticando sempre, comunque e ovunque che chi rappresenta le istituzioni dello Stato dovrebbe essere SEMPRE terzo e al di sopra delle parti. Questo governo fa ridere, anzi fa piangere per la sua inadeguatezza, perché l’Italia non può più aspettare. Mandiamoli davvero a casa tutti, in blocco, anzi mandiamoli in galera e buttiamo la chiave. Chi li ha votati ed è lavoratore dipendente si vada a leggere attentamente tutto ciò che la stampa sta pubblicando su questa loro ultima bischerata, il ddl 1167-B appena approvato al senato, e poi rifletta un attimo su ciò che lo aspetterà in futuro. Fare tabula rasa di tutti i diritti in virtù di una logica da “mimandapicone” forse può aiutarti una volta, magari anche due, ma consegnare il tuo destino nelle mani di un padrone che non riconosce i diritti collettivi, alla fine ti fa perdere. pensateci. Se non per voi stessi, per le vostre famiglie e i vostri figli.
 
Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

23 gennaio 2009
Bonanni e Angeletti sottoscrivono la precarizzazione del pubblico impiego ( di Stefano Olivieri)
 



Altra ulteriore bastonata in arrivo per i dipendenti pubblici, dopo le legnate di Brunetta ( controllo 24 ore per i giorni di malattia contro le 4 ore previste per il settore privato; nessuna detassazione per lo straordinario; sospensione sine die del salario incentivante, che per Agenzia delle Entrate ed Inps significa un terzo dello stipendio).

Stavolta, sempre con la completa acquiescenza di Bonanni e Angeletti che dopo la cena in casa Berlusconi sono ammansiti come agnellini e hanno sottoscritto l’accordo senza fiatare anzi congratulandosi con Sacconi, a essere ridimensionata sarà la durata dei contratti ( che diventa triennale) ma anche la consistenza del budget a disposizione, visto e considerato che dal tasso di inflazione programmata ( già di per se profondamente irrispettoso : l’ultimo calcolato è praticamente meno della metà dell’inflazione reale) si passa all’inflazione prefissata.

In sostanza l'accordo quadro firmato ieri sera a Palazzo Chigi prevede due novità: 1) i contratti avranno durata triennale tanto per la parte economica che normativa; 2) scompare l'inflazione programmata che verrà sostituita dall'Ipca (indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l'Italia), depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati. L'elaborazione della previsione sarà affidata ad un soggetto terzo. Considerata la profonda influenza del costo dei carburanti da autotrazione e da riscaldamento sul prezzo dei beni di consumo e dei servizi in Italia, si immagina già quanto grande diverrà in breve tempo lo scostamento fra inflazione prefissata e inflazione reale.

Il leader Cisl Bonanni ha commentato così l’accordo : "..E’ un obiettivo storico inseguito per tanti anni, un accordo di grande valore politico, economico ma anche contrattuale". D’accordo con lui  naturalmente il ministro Sacconi : “L'accordo per la riforma degli assetti contrattuali ha una portata storica, non solo perché sostituisce le intese sottoscritte il 23 luglio 1993, dopo una lunga e defatigante negoziazione, ma soprattutto perché sostituisce per la prima volta il tradizionale approccio conflittuale nel sistema di relazioni industriali con quello cooperativo. L'accordo quadro infatti” - spiega il ministro – “promuove lo spostamento del cuore della contrattazione dal livello nazionale alla dimensione aziendale e territoriale ove, anche grazie alla detassazione del salario di produttività, le parti sono naturalmente portate a condividere obiettivi e risultati”. E conclude infine, a proposito del sindacato CGIL che non ha sottoscritto l’accordo : “Spiace constatare che la Cgil non è allo stato del suo dibattito interno, in grado di convergere con le altre organizzazioni sindacali su comuni obiettivi di modernizzazione”.

La secca replica di Epifani : “Il Governo, che non riesce a dare una risposta sugli ammortizzatori sociali, non mette in atto un sostegno a consumi, famiglie e imprese, non ha uno straccio di idea di politica industriale e non redistribuisce risorse fiscali ai pensionati e lavoratori dipendenti, ha forzato in direzione di un accordo che sapeva non avrebbe trovato l'accordo della Cgil. Ci è stato presentato stasera, integrato con la parte relativa al pubblico impiego che non si conosceva. Era un prendere o lasciare e la Cgil non era d'accordo”. “Non sono contento, il Paese ha bisogno di unità ma non si può chiedere coraggio a quelli che lo hanno avuto e hanno pagato i prezzi più grandi, non si può chiedere responsabilità quando non si è responsabili di fronte alla portata di questa crisi. Preferiamo - ha inteso sottolineare Epifani - mantenere una linea di rigore e serietà, bisogna dare risposte vere alla crisi per difendere i diritti e la dignità".

Sta di fatto che l’effetto combinato fra la legge finanziaria, il decreto legge 133 e quest’ultimo accordo ha di fatto finito per precarizzare in modo pesante anche il pubblico impiego. Le conseguenze sul funzionamento della pubblica amministrazione si vedranno ben presto, dato per scontato che non i fannulloni e gli assenteisti ( per altro presenti anche nel settore privato) ma i lavoratori onesti e giudiziosi – che poi sono la maggior parte, saranno chiamati a lavorare in condizioni di mezzi e risorse a disposizione assai peggiori che in passato, in particolare alla Agenzia delle Entrate e all’Inps che guarda caso sono gli enti preposti al controllo e alla lotta dell’evasione fiscale e contributiva.

Il premier ha detto l’altro ieri che due punti in meno di pil non sono un dramma, e che al massimo è come se fossimo tornati indietro di due anni. Lo vada a dire a chi su uno stipendio di 1500 euro mensili si troverà una decurtazione di almeno 400 euro, esclusi ancora gli effetti di questa nuovo “tasso di inflazione prefissata” definito nell’accordo.

Se avessi in tasca una tessera Cisl e Uil mi affretterei ad andare da Bonanni e Angeletti per fargliela ingoiare. Tanto certa gente ha lo stomaco abituato a tutto, anche a lasciare il sindacato per un posto in parlamento, naturalmente fra gli scranni del pdl. Ma la mia è una tessera CGIL, e me la tengo ben stretta, perché prima o poi l’aria cambierà. Intanto spero che il PD si schieri dalla parte giusta, quella dell'unico sindacato che continua a fare il suo mestiere, cioè cercare di proteggere la classe lavoratrice.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
16 dicembre 2008
Dal governo Schiaffi e carezze al Vaticano, purchè se ne parli ( di Stefano Olivieri)

Il governo apre con Sacconi una nuova crociata contro l'eutanasia ( fra l'altro anche contro il parere della Corte di Cassazione, che poco prima aveva respinto il ricorso degli avvocati di Berlusconi circa la ricusazione del giudice Gandus....) nello stesso giorno in cui Fini condanna il comportamento poco coraggioso della Chiesa cattolica durante le leggi razziali. Una tecnica consolidata del governo Berlusconi, che non si smentisce nemmeno con il Vaticano : schiaffi e carezze purchè se ne parli, così il popolo potrà dire : “ Che uomo, non guarda in faccia nemmeno il papa quando è necessario”

Perché approfittando del fatto di riassettare casa non passiamo a Sacconi anche la Binetti..?

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. fini leggi razziali sacconi caso englaro

permalink | inviato da Stefano51 il 16/12/2008 alle 20:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
  

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte

Questo blog si presenta sotto forma di appunti personali, e come tale non segue un vero filo logico nel corso del tempo. Il presente blog non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilita’ dei materiali ivi contenuti. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della Legge n° 62 del 7.03.2001. posizionamento sui motori ricerca



IL CANNOCCHIALE