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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
19 marzo 2016
LA POLITICA SOTTO IL GAZEBO (di Stefano Olivieri)

Vanno a ruba in tutta Italia ma il loro mercato è particolarmente vivace nelle metropoli. Sono in pvc, rigorosamente bianchi come i loro teli svolazzanti. Sono fabbricati in Italia ma più frequentemente all’estero, e i fornitori si affannano a descrivere come le specifiche tecniche del loro prodotto siano conformi alle leggi sulla sicurezza. Si vendono ma sempre più si affittano, perché il loro uso è strettamente legato a una tipologia di eventi attualmente molto in voga, quello della promozione e divulgazione politica in mezzo alla gente, insomma la classica discesa in campo. Roba che si decide e si fa senza pianificazione, e non ci sono più case o magazzini dove riporre le tende, le feste di partito ormai si subappaltano a terzi.

I gazebo sono l’esemplificazione di una disfatta generale della politica italiana. Una politica ormai del tutto incapace di stare fra la gente senza queste protesi difensive, una specie di Croce bianca in una zona di guerra. I cittadini si sono ormai abituati a questi accampamenti estemporanei che ostacolano il traffico e fanno perdere tempo, perché diversamente dai politici la gente comune lavora per sopravvivere e non ha tempo da dedicare al sondaggio di turno. Tanto i partiti – dicono – sono tutti uguali, anche le facce dei candidati si somigliano e il malumore cresce, così come la disaffezione. Non ci sono più zoccoli duri in questi partiti sempre più liquidi, le tessere di adesione si danno a cani e a porci senza neanche verificare ideologie e passioni, articoli da rottamazione spinta.

Che fine faranno queste Crociate impazzite, che cosa sceglierà l’Italia per uscire da questa camicia di forza? Come andranno le prossime elezioni amministrative e il referendum?

C’è aria di baruffa, una strana quiete di quelle che in genere precedono le tempeste. Renzi e il suo governo sono alla frutta, il Comune di Roma, la poltrona di sindaco più prestigiosa, è data per persa, ma anche Milano e Napoli non sono per niente sicuri e il Movimento Cinque stelle inizia ad avere paura di una vittoria generalizzata, che metterà i grillini di fronte a una responsabilità imprevista, quella di governare le grandi metropoli italiane.

La sinistra dentro e soprattutto fuori dal PD è irrequieta ed eccitata, è consapevole delle difficoltà del premier ma è divisa e senza idee. Perché nell’inseguire il premier rottamatore, anche i vecchi compagni hanno commesso l’errore di buttare via il bambino insieme all’acqua sporca. Con la morte delle ideologie se ne è andata anche la pratica, faticosa ma necessaria, del dibattito interno e della selezione della classe dirigente attraverso quei meccanismi di delega e rappresentanza che hanno fatto la storia della sinistra italiana, nei mille concitati congressi che dal PC hanno portato al PD.

Dove andremo non lo so, ma io sotto i gazebo non ci vado. Aspetto che sia la piazza a chiamare, attraverso il tam tam di una sana, spero non sanguinosa, rivoluzione democratica.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 


23 marzo 2013
LA DEMOCRAZIA NON E' MAI ARROGANTE (di Stefano Olivieri)

La democrazia non è mai arrogante. È invece umile e laboriosa, si fa strada e piazza dove serve e quando è il momento giusto, chiede di governare, mai di comandare. Li abbiamo già avuti i duci e i ducetti, quelli del pensiero unico e dell’unico partito. Sono arrivati e poi sono passati, lasciando sempre dietro di loro segni di grande devastazione.

Nelle prossime settimane raddoppierà, da un giorno all’altro, il numero dei grandi poveri in Italia. Quelli che proprio stanno male, che non hanno più gli occhi per piangere e neanche la voce per gridare la loro disperazione. Un numero spropositato, pauroso, allarmante. Sono i cassintegrati in deroga, che stanno per essere buttati per strada, armi e bagagli, anzi meglio: lavoro e famiglie.

Per questa gente la democrazia finisce nello stesso istante in cui perdono la contrattualità del pane quotidiano, giacchè ormai si vive in un mondo che tutto considera mercatabile, anche i diritti sanciti dalla Costituzione.

È singolare che nel programma del movimento cinque stelle ci sia attenzione per l’inalienabilità della casa di abitazione, e si taccia del lavoro. Perché è il lavoro che restituisce dignità alla persona umana, non il denaro, fosse anche sotto forma di reddito di cittadinanza.

Sono ore da ultima spiaggia, poche e disperate, non c’è più tempo. Quando si accenderanno i fuochi saremo gli uni contro gli altri e non ci saranno partiti né movimenti a parlare per noi e di noi. Non resterà nulla, solo la disperazione.

Chiedo a tutti i parlamentari autenticamente democratici un severo, rigoroso esame di coscienza. Non vanificate lo spaventoso sacrificio economico già subito in questi ultimi anni dalla classe lavoratrice, dai pensionati, da tutti coloro che non hanno potuto fare il loro prezzo durante la crisi e hanno subito, pagandolo, il prezzo fatto dagli altri. Si tratta di una folla infinita di cittadini, onesti e laboriosi, che con grande responsabilità si sono caricati sulle spalle il destino del paese mentre altri continuavano, e continuano, a ingrassare. Lo hanno fatto non per ignavia, hanno accettato il sacrificio in cambio di un sogno: poter cambiare, per se stessi e per i loro figli, finalmente il volto di un paese eticamente modificato da decenni di saccheggi e soprusi. Questo sogno potrebbe avverarsi se ci fosse la volontà di farlo. Oppure svanirà e alla mitezza subentrerà la rabbia, mai la rassegnazione.

Se andiamo a fondo, non ce ne sarà per nessuno. L’Italia sarà un unico grande falò e i primi a bruciare saranno coloro che hanno impedito che questo sogno, giunto a un solo palmo, potesse concretamente realizzarsi.

SE vi sarò costretto io andrò insieme agli altri sulle montagne, e porterò con me una lista di nomi. Per non dimenticare chi ha tradito il mio paese.

Resistenza, Resistenza, Resistenza.

PENSATECI BENE, ELETTI IN PARLAMENTO. L’ITALIA VI GUARDA.

Stefano Olivieri

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POLITICA
15 luglio 2012
SILVIO RITORNA ( di Stefano Olivieri)


La prima volta scese in campo per salvare il paese e lo giurò sui suoi figli. Ora, a settantasette anni suonati, che è poi l’età media dei deceduti in Italia, si tuffa di nuovo nella mischia per salvare il suo partito. Apprezziamo lo sforzo di sincerità e tuttavia sproniamo il cavaliere, almeno stavolta, a non mentire agli elettori. Dopo tutto quello che è successo, dopo i bungabunga, dopo le cricche dei G8, dopo l’Aquila, dopo il “presidente a tempo perso” sussurrato in aereo alle sue badanti, dopo Mills e Ruby sarebbe il caso di dire, una volta tanto, che si deve scendere in campo per salvare, come sempre è stato, i propri personalissimi interessi. Che è poi il brand culturale, se mi si passa il termine, più gradito in chi in Berlusconi vede appunto l’anfitrione del fancazzismo nazionale, del menefreghismo fatto persona, dell’antistato in una sola parola.

Si presenterà con un aquilone fresco di bucato in mano, circondato dalle forze fresche, quei giovani (meglio dire: quelle giovani) di cui ha amato circondarsi in questi anni in parlamento (così li paghiamo noi). Facciamoglielo fare, tanto lo farebbe in ogni caso. Riavremo il suo bel faccione sui manifesti, che ci sorride e ci indica la strada per uscire dalla crisi. Il mondo intero ha riso di noi per anni, se tornasse a ridere non farebbe neanche più notizia. Facciamone un duce con tanto di divisa, il nero se ricordate lo indossava già da tempo. Che Monti si faccia pure da parte, il suo lavoro sporco per spianare il ritorno del cavaliere lo ha compiuto per bene. Alla sinistra, se riesce a farlo, il compito di organizzare la rivoluzione. Altrimenti ci organizzeremo da soli.

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13 aprile 2012
CONSIGLI PER GLI ACQUISTI (di Stefano Olivieri)
 

Il signor Rossi è in braghe di tela da un pezzo. In famiglia hanno tagliato tutto, al superfluo non si pensa più da anni, se ne è persa la memoria. Ora si aggredisce la spesa dell’indispensabile, con prudenza e con un po’ di fantasia. Si taglia sulla spesa alimentare, sulla mobilità (benzina), sull’abbigliamento essenziale. I consigli per gli acquisti spottati dalla tv sono un refrain acido e inutile, roba del secolo scorso, qua manca poco che si torni al baratto, alla borsa nera, ai cappotti rivoltati dello scorso secolo.

Abbiamo risparmiato su tutto e, naturalmente, non basta. Per questo il signor Rossi è in braghe di tela. E quando sente parlare di centinaia di milioni di rimborsi elettorali ai partiti, diventa fumantino. Partiti che poi, questa crisi, non l’hanno risolta, per loro manifesta incapacità, e hanno lasciato il posto al governo tecnico di Monti, che facesse lui il lavoro sporco di rimettere un po’ a posto le cose.

Con il crack della lega padrina in casa propria anche l’antipolitica inizia a sbandare. La lega di lotta e di governo non c’è più, è stata tutta inghiottita dal buco nero del cerchio magico. E i poveri disperati del nord senza lavoro e senza denaro non sanno davvero più a che santo votarsi, ci vorrebbe davvero l’armageddon di quello lassù a raddrizzare l’Italia.

Questi italiani. Licenziati, disoccupati, cassintegrati ed esodati in prima fila. Un vero esercito di giovani e soprattutto meno giovani, che chiede di poter lavorare e produrre, e guadagnarsi il pane con cui pagare le tasse che Monti, per non aver voluto sgrullare le tasche dei ricchi e ricchissimi, ha spalmato sulla povera gente. Salari e stipendi taglieggiati, diritti sul lavoro umiliati dalla riedizione di un articolo 18 che è l’ombra di se stesso, pensioni rimandate a babbo morto e poi, quando pure percepite, di fame grazie ai vari ritocchi ai coefficienti di rivalutazione e al calcolo contributivo per tutti.

Per molto, molto meno nel 1848 scoppiarono rivoluzioni in tutta Europa, e il popolo si fece sentire, eccome. Oggi invece si segue la scia dei suicidi in tv e ci si volta dall’altra parte, sperando fino all’ultimo che la cosa non ci riguardi. E invece ci deve interessare eccome. L’ingiustizia, l’iniquità fiscale, la sopraffazione del denaro e delle sue ciniche regole ci deve interessare. Abbiamo ingegno e industrie, abbiamo vento, sole e laghi e fiumi a sufficienza per diventare indipendenti sotto il profilo energetico, scegliendo una decrescita intelligente che privilegi l’ambiente, i territori, i veri bisogni di questo popolo. Possiamo fare da noi, rifiutando le logiche malate di un mercatismo liberista che rende liberi solo i ricchi e schiavi i poveri. Se desiderare tutto questo e applicarsi tutti insieme per realizzarlo significa fare la rivoluzione, allora facciamola, questa benedetta rivoluzione, prima che sia troppo tardi.

Mario Monti, tu oggi sei responsabile di ciò che sta accadendo al paese. La forbice fra poveri e ricchi si sta allargando paurosamente e tu lo sai bene. L’IMU metterà in ginocchio milioni di famiglie, le case ereditate dai padri morti dovranno essere svendute dai figli vivi e arricchiranno gli speculatori. Tu sai bene quel che stai facendo, di finanza sei esperto, e ad alto livello. Dunque non hai scusanti, non hai alibi. Vogliamo subito la tassa patrimoniale sui beni mobili dei ricchi gaudenti, vogliamo un prelievo diretto almeno del 2% sui conti correnti superiori a 500mila euro, vogliamo che i grandi evasori vengano messi in carcere e le tasse da loro dovute immediatamente reincassate e messe a disposizione della comunità. Tassate gli sms di chi ha evidentemente denaro e tempo per spedirne centinaia al giorno; tassate il lusso, i centri benessere e fitness rifugi per ricchi. Bloccate lo tsunami dei miliardi di euro drenati ogni anno dal gioco d'azzardo, online e non, i cui proventi finiscono in mano alla malavita. Tassate la Chiesa, le banche, le assicurazioni e i petrolieri ma lasciate in pace chi vive di salario e stipendio. Premiate l'onestà dell'imprenditoria che soffre per restare nelle regole e menate duro su chi, quelle regole, le infrange quotidianamente. Vogliamo gente pulita e volenterosa, vogliamo vedere merito e onestà negli occhi di chi intraprende, e vogliamo una classe politica che faccia che quel merito lo sappia riconoscere e che faccia politica e basta, senza affari.  Vogliamo partiti poveri di denaro ma ricchi di iscritti e militanti con potere reale di decidere e di eleggere i loro rappresentanti, attraverso le elezioni primarie. Vogliamo, in una sola parola, DEMOCRAZIA. Vera, per tutti. E tu, egregio (in senso squisitamente etimologico) premier Monti, hai finora dimostrato di pensare ad altro, dunque devi farti da parte. Con le buone o con le cattive.

Grazie e arrivederci

Stefano Olivieri

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31 gennaio 2012
LA COPERTA E' CORTA E PURE STRAPPATA ( di Stefano Olivieri)
 

La coperta è corta e pure strappata. Monti sarà anche sobrio ed elegante ma ha menato giù duro su chi era già  malridotto grazie a dieci anni di berlusconismo, e così non va. PD e PDL continuano ad appoggiare il governo Monti, ma finora si sono visti solo i professori ( Monti appunto, poi Passera, Fornero, ecc.) I partiti fanno un po’ come le tre scimmiette cinesi, aspettano che il lavoro sporco venga terminato per riemergere dal sonno e chiedere i voti. Non va, decisamente così non va. L’Italia divisa dal denaro, dal denaro dev’essere riunita. Qui i ricchi continuano a fare i furbi, e se non possono più farlo con le tasse, trasformano il loro denaro in lingotti svizzeri . Monti avrebbe dovuto fare SUBITO la patrimoniale, ma è ovviamente un uomo della finanza e non l’ha fatta. Gli agrumi da spremere in questo modo non sono cambiati affatto, i soliti noti.
E poi: con la Rai, Berlusconi continua a fare quel che gli pare; l'asta tv (5,5 miliardi per lo Stato) è stata rimandata da Passera a babbo morto. Continuo? Ma chi si vuole prendere in giro?
L’Italia ci metterà due o tre anni e poi rivedrà la luce? Bene, beato chi nel frattempo se ne potrà stare al calduccio, con i soldi al pizzo. Perché la maggior parte delle famiglie non può attendere nemmeno un anno.

Come ho scritto in apertura, la coperta è corta. Anzi è stata ulteriormente accorciata, con gli interventi sulle pensioni, sull’Ici, perfino sui conti correnti dei poveracci. Salari e stipendi sono allo stremo, il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti non è mai sceso così in basso. Chi deve attendere, presidente Monti? Chi POTRA’ attendere?

EGREGIO PRESIDENTE MONTI, QUI O FAI SUBITO LA PATRIMONIALE  E REDISTRIBUISCI IL DENARO RUBATO AI LAVORATORI O TE NE VAI A CASA

Il segnali che la coperta corta si stia strappando ci sono. E saranno sempre più numerosi e inquietanti. Questa ricetta del liberismo con la faccia sobria non va per niente e non incanta nessuno. Caro Bersani, stavolta o tiri fuori le palle o molti ti volteranno le spalle, fa pure rima. Io sarò tra quelli .

Le chiacchiere son finite, la ricetta è fallita e un'altra Italia, un altro mondo deve venire. Non ci incantate più con la chincaglieria.

Stefano Olivieri

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13 gennaio 2012
Ma che paese stiamo diventando? (di Stefano Olivieri)

Il popolo dei tassisti scende in piazza perché una loro licenza oggi è come i bund tedeschi, si svaluta poco finchè non c’è concorrenza. Il popolo dei suvisti invece è disorientato e vede finanzieri dappertutto, così si distrae dalla guida e mette sotto bambini, giovani e vecchi. L’Italia è un paese stretto, con le strade piccole e affollate di sisordine; i suv danno senso di onnipotenza ma hanno scarsa visibilità per i primi metri di visuale dell’autista. Eppure continuano a circolare perché sono uno status symbol, le signore lo adoperano per accompagnare i loro figli a scuola e riscuotere consenso e invidia sociale, i mariti se ne servono per rimorchiare veline e investire pedoni e vigili.
In piazza anche i cavallari. Una volta si diceva “Datti all’ippica” a chi non sapeva che fare della sua vita. Oggi si scopre che in tanti hanno scelto questa strada impiastricciata di biscazzieri e malaffare, e questi, come i tassisti, adesso lamentano i tagli governativi. Mi chiedo quando scenderanno in piazza i veri marocchinati, i pensionati ( e pensionandi), i lavoratori dipendenti (pubblici e privati) ai quali soprattutto il sobrio governo Monti ha rivolto la sua attenzione fino ad ora.
La Lega ha (ri)scoperto che Cosentino è un galantuomo e lo ha salvato dal carcere. La Consulta ha scoperto che è meglio una porcata piuttosto che nulla, quando si va a votare.
Ma che paese stiamo diventando? Me lo immaginavo un po’ diverso il dopo Berlusconi. Ammesso che si possa davvero parlare, di dopo Berlusconi. Perché a parte Cortina non vedo granché, e dire che basterebbe poco. Ad esempio, rendere obbligatorio il passaggio della tessera sanitaria (codice fiscale) in tutti gli acquisti, non solo in farmacia. E consentire al cittadino pagante e consumatore di recuperare in automatico, sul suo file presente all’Agenzia delle Entrate, una percentuale dell’Iva, anche infima se vogliamo, ma di tutti i suoi acquisti di prodotti e servizi. Da un giorno all’altro questo paese diventerebbe virtuoso, sono pronto a scommettere. Soprattutto introducendo il reato penale (con carcere) per evasione fiscale.
Ma questo genere di riforme sono poco interessanti per l’attuale politica. Quei duecento nomi, da destra a sinistra, che da vent’anni tengono in mano il parlamento, non voteranno mai una legge del genere. Per questo, secondo me, non ne usciremo mai, se non con una sana rivoluzione. Possibilmente incruenta.
3 gennaio 2012
IO MI PREPARO ALLA FASE TRE ( di Stefano Olivieri)

Massimo Gramellini apre oggi su “La Stampa” con il titolo “Non lasciamoci mangiare” invitando tutti a prendere il lato buono di questa orrenda realtà italiana che finalmente ci viene disvelata. Come a dire che la matrix berlusconiana dell’ottimismo fine a se stesso è caduta, ma non per questo adesso si deve eccedere nel pessimismo.

Io però – e non credo di essere il solo – maturo giorno dopo giorno l’atroce dubbio che questo governo tecnico di Mario Monti sia soltanto un modo furbo, all’italiana insomma, di far passare inavvertito finchè si può quello che è un vero e proprio default economico del nostro paese. Con tanto di commissario europeo – Mario Monti appunto – venuto a farci le pulci e a tentare di liquidare il fallimento. Un fallimento prima di tutto della politica che ha fatto non uno, ma cento passi indietro.

Il 2012 si apre con la benzina più cara nel paese che più di tutti fa viaggiare le merci su gomma. Un vero e proprio suicidio. Si apre con una classe operaia annientata, e altri trecentomila ( se va bene) posti di lavoro che andranno persi nel corso dell’anno. Si apre con una diatriba aperta sulle regole del lavoro (dall’articolo 18 al contratto unico) che vede, di fronte a un governo che convoca separatamente i sindacati, come unica controparte governativa un sindacato che ha ritrovato l’unità ma a cui la politica, tutta, guarda con colpevolmente tiepido entusiasmo. Si apre, questo 2012 con una classe media che è scivolata nel disagio e non può fare più progetti di vita e di crescita ma soltanto di pura sopravvivenza, cercando di far fronte a rincari e prezzi in mano ai soliti commercianti, le solite corporazioni, i soliti cartelli (banche, assicurazioni, etc).

L’equità tanto contrabbandata non esiste, non è mai esistita e mai esisterà in un paese dove la politica per prima ha dichiarato default. Si continua a dire che i soldi per fare riforme redistributive non ci sono e intanto si consente ai ladri e ai mascalzoni di continuare a rubare e a nascondere il maltolto, tant’è che è ripartita alla grande la fuga dei capitali verso l’estero.

Non facciamoci prendere più in giro. É inutile frignare, è inutile gridare allo scandalo della mancata asta tv che renderebbe 5 miliardi alla comunità, ed è inutile tentare di bloccare l’acquisto di 131 aerei dal prezzo di più di venti milioni l’uno (pensate: una manovra finanziaria intera regalata al ministero della difesa di un paese che non ha neanche l’atomica).

Questo non è un governo tecnico, non è nemmeno un governo: è un commissariamento, e anche piuttosto cinico perché gratta dove è più facile grattare, al solito. Il maggior partito d'opposizione dice oggi, attraverso il suo leader, che è giunto il momento del dialogo: meglio tardi che mai caro Bersani, questo parlamento aveva più voce con Berlusconi, che è tutto dire.

Se questa è la fase due, ebbene io sono pronto già adesso alla fase tre, cari miei. L’Italia non ha mai conosciuto nella sua storia una vera e propria rivoluzione, forse stavolta ci siamo. Non si può aspettare sorridendo il plotone d’esecuzione, per quello che (non) stanno facendo i partiti, per conto mio potrebbero essere già sciolti. L’ho già scritto e in tempi non sospetti: la sovranità spetta al popolo. Oggi è molto più giusto pensare a un CLN.

Stefano Olivieri

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28 ottobre 2011
LICENZIATE PURE, COSI’ LO STATO NON PAGA LA CIG (di Stefano Olivieri)

Ci sono diversi modi di leggere la letterona di intenti del governo italiano alla UE (per chi voglia leggere il testo completo cliccare qui). Prima di tutto la modalità del tutto anomala con cui è stata confezionata: non l’ha vista il parlamento, non l’ha vista praticamente nemmeno il consiglio dei ministri, non c’è neanche la firma del ministro dell’economia Tremonti che dovrebbe essere il primo interessato, visto che i rilievi mossi dall’Europa sono soprattutto economici. È insomma un parto molto, molto ristretto del premier e del suo unico alleato Bossi.
Si dirà: siamo in emergenza e non si può spaccare il capello in quattro. Giusto. Osservo anche che il minidirettorio Sarkozy –Merkel è anch’esso ben lontano da qualsiasi ufficialità, e dunque potrebbe starci anche lo strappo delle regole di democrazia interna circa l’approvazione parlamentare della nostra lettera. Tuttavia Berlusconi e il suo governo sanno bene di non poter contare sul consenso popolare in questo momento, e di avere anzi grossi problemi anche all’interno della compagine governativa. Addirittura all’interno del partito del premier c’aria di fronda, che rischia di trasformarsi in tempesta.
 
Comunque, cosa fatta capo ha, la lettera è andata e la responsabilità è di chi l’ha scritta e presentata, su questo non c’è alcun dubbio.
 
Dunque torniamo al contenuto. In tanti si sono accaniti ieri sui “licenziamenti facili” che dovrebbero dare una scossa al mondo del lavoro. Il premier con la sua faccia di tolla si è presentato in tv dicendo che in questo modo si favoriranno donne e giovani, ben sapendo che a essere licenziati per primi saranno i più ricattabili, cioè proprio le donne e i giovani che si affacciano sul mondo del lavoro. Lo strappo è stato stavolta talmente grosso che ha fatto tornare all’ovile del sindacato unitario perfino Angeletti e Bonanni, che hanno grandi responsabilità riferite al  recente passato, per aver flirtato passivamente con Berlusconi, Sacconi e Brunetta dimenticando la delega ricevuta dai propri iscritti. Tan’t’è, se non cambiano le cose stavolta sarà sciopero generale. L’ultimo che ho fatto risale a settembre, ben 97 euro in meno nella busta paga di questo mese, che si sentono, eccome. Ma qui si sta giocando ormai sui fondamentali della democrazia, non sono in ballo soltanto regole sindacali.
 
Io comunque, che sono molto malpensante, ho una idea tutta mia della scelta sui “licenziamenti facili”. Che, è vero, sottintendono un’altra scelta, quella pervicace di continuare a non toccare la grana dei ricchi, il capitale finanziario italiano ben stretto nei portafogli del 10% della popolazione. Ma Berlusconi , costretto da Bossi ad addolcire la pillola sulle pensioni, ha certamente pensato ad altro, al prossimo futuro del suo governo. Perché lo dico?
 
Perché se le fabbriche nei prossimi mesi premeranno sull’acceleratore del dimagrimento, espellendo personale, l’opzione del licenziamento scaricherà questo sgangherato governo da ogni responsabilità di intervento con il sostegno al reddito. Niente CIG, niente cassa integrazione in deroga, niente mobilità e indennità di disoccupazione. La gente per strada sarà senza lavoro e basta, le casse dello stato rimarranno ben chiuse. La responsabilità sarà dei padroni, non del governo. Chissà se Marcegaglia questa mela avvelenata l’ha assaggiata bene, visto che ha mostrato di gradire la lettera.
 
Fino a ieri Berlusconi e Tremonti si sono vantati dicendo che avevano salvaguardato il lavoro, l’occupazione. In realtà, rubando i fondi FAS (destinati al Sud, a cui adesso viene tolta anche la chimera del ponte sullo stretto), rubando perfino con alchimie finanziarie dal fondo pensioni lavoro dipendente per attivare il sostegno al reddito. Hanno grattato finchè c’era da grattare, ovviamente guardandosi bene dal cercare altre fonti, come ad esempio quella della fiscalità generale. Il “contributo di solidarietà” è nato morto, è durato un giorno e mezzo e poi è sparito. E a leggerla tutta la lettera, c'è molto di più, ma sempre nel furbo ambito di una guerra fra poveri, mentre i ricchi continuano a guardare e a comprare suv. La cassa integrazione per l'impiegato pubblico, già morocchinato dal blocco dei contratti che dura da tre anni. E poi la delega assistenziale, il taglio alla parte più indifesa dello stato sociale, quella dei disabili, in alternativa la ripartenza delle accise, come a dire la benzina a due euro dal prossimo anno.  
 Insomma, la cosa va letta così: licenziate pure, perché lo Stato non ha più soldi per gli ammortizzatori sociali e per gli aiuti alle famiglie. E una lettera di questo tono, assunta dalla UE, rischia di trasformare il governo italiano nella foglia di fico di tutte le anime nere che in Europa non aspettavano altro che qualcuno facesse da apripista, per mandare giù la mannaia sul lavoro dipendente e sui diritti in genere. Lo prenderanno pure in giro, ma il servo sciocco Berlusconi pare serva molto all’Europa dei liberisti.
 
Se volevate un segno per la rivoluzione, è arrivato. D’ora in poi uno per tutti, tutti per uno. Vedremo chi riesce prima ad espugnare la Bastiglia, è certo che la gente non aspetterà più di essere allineata e coperta dai partiti dell’opposizione parlamentare. Sono partiti i fondamentali della democrazia, non so se ve ne rendete conto.
 
Stefano Olivieri
11 ottobre 2011
PROVE TECNICHE DI RIVOLUZIONE ( di Stefano Olivieri)

 

C'è un’accusa che fa andare particolarmente in bestia chi se la passa male. È ripetuta in continuazione in questi giorni nei dibattiti televisivi, nelle dichiarazioni dei politici, talvolta nelle interviste fra la gente.              Come uno sfottò, che fa incarognire lavoratori e disoccupati, operai e impiegati, sopratutto i giovani che studiano e lavorano precariamente. È quella di aver vissuto troppo al di sopra del consentito, di aver fatto le cicale, insomma. I fantastiliardi di debito pubblico vengono da lì, dalle sciaguratezze di un popolo brontolone che però, sotto sotto, se l’è goduta.

Da questa formidabile ipotesi di lavoro sta nascendo, fra l’altro, il decreto sviluppo. Dopo ben due finanziarie da centinaia di miliardi infatti il governo italiano si è accorto, anzi lo ha costretto la Ue ad accorgersene, che tappare semplicemente le falle della nave Italia non sarebbe servito a nulla se non si fosse trovata l’energia per azionare le pompe di sentina e il motore della nave, così da rimettersi in moto. Saremmo affondati comunque, senza speranza. Così hanno cominciato a circolare le ipotesi. Vendere, vendere e realizzare, dalle industrie alle partecipate statali, dalle spiagge alle isole, dai monumenti all’acqua pubblica. E nel contempo un’ altra stretta su pensioni e stipendi, giusto per abituare il popolo delle cicale a diventare formiche risparmiose. Dove abbiano visto queste cicale però, resta un mistero. Siamo qui a guardare questo doppio binario, costruito sotto i nostri occhi e spiegato come l’unico rimedio possibile. Da una parte il paese dei ladroni, ai quali si prospetta l’ennesimo condono tombale fiscale ed edilizio. Le cricche si stanno già facendo i conti, per loro sarà un altro bengodi, ne venisse una all’anno di crisi così.

Dall’altra la gente comune, quella che secondo gli esperti in doppiopetto sarebbe colpevole di aver precipitato il paese nell’indigenza e nella paralisi. La pistola fumante non si è trovata ma non fa nulla, questo è un processo indiziario e il popolo italiano mica fa Knox di cognome. Sono tutti poveracci, staranno zitti e la manderanno giù come al solito. C’è perfino chi insinua che alla fine saranno contenti di essere commissariati dall’Europa, almeno a Bruxelles c’è gente seria, mica quei magnoni che abbiamo mandato al governo.Il guaio è che su questo doppio binario costruito da Berlusconi, sconti e condoni da una parte, aria fritta e tasse dall’altra, ci deve passare un solo treno. Che se seguirà l’itinerario delle cricche manderà definitivamente all'inferno una grande fetta del paese. Farà diventare ladri anche gli onesti più incalliti, perché quando è troppo è troppo. E forse armerà più di una mano disperata. Così la gente comincia ad organizzarsi, a pensare che perfino la rivoluzione, con tutti i rischi che comporta, non sarebbe a questo punto il male peggiore. L’altro ieri c’erano decine di migliaia di studenti in novanta città a protestare contro i tagli nella scuola, gli scioperi nelle industrie in crisi ormai segnano tutti i giorni della settimana. Non c’è più il gesto isolato e disperato di chi si arrampica sulla gru, è tornata la solidarietà e la volontà di condurre la lotta insieme in Italia come altrove, meno male. Prove tecniche di rivoluzione ma attenti alle schegge, chi vuole intendere intenda. Noi lo stiamo dicendo da un pezzo, che governo e opposizione non caschino poi dalle nuvole.

Stefano Olivieri

 

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POLITICA
8 ottobre 2011
SE NON ORA, DOMANI ( di Stefano Olivieri)

 

 
Nel 2013 saranno quasi vent’anni, questi trascorsi dietro a Silvio Berlusconi. E che, come nel millennio mussoliniano, in Italia non ci sia stata nel frattempo una guerra, sono in tanti ormai che non stentano a crederlo. Il paese in ginocchio, il disagio economico che colpisce pesantemente anche la classe media dopo aver gettato nella disperazione gli operai, i padroni sempre più arroganti e al governo un uomo prepotente e incapace, che si è circondato di leccapiedi e donnette ossequianti, incapaci di contraddirlo neanche per timore, ma per la mancanza di amor proprio.
 
Siamo alla deriva verso l’iceberg che ci distruggerà e il capitano del nostro Titanic se ne va in Russia a fare turismo sessuale il giorno che anche la terza maggiore agenzia di rating declassa il nostro paese con out look negativo. Il suo commento laconico : “Decisione attesa” è la cifra del suo fallimento, anche se forse lui l’ha buttata lì per non essere bloccato proprio sul predellino dell’aereo perché già pregustava, poveretto, di usare la sua pompetta nella dacia dell’amico con le moscovite. Altro che bene del paese.
 
I suoi ministri rosicchieranno fino all’ultimo tutto il possibile, figurarsi se da loro ci aspettiamo il beau geste di una indispensabile eutanasia politica. Si mangeranno il paese se non li fermiamo e dunque occorre coraggio, non si può più rimandare. Se non ora, domani. Questo è lo slogan giusto.
 
Stefano Olivieri
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