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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
28 agosto 2011
ITALIA EXIT STRATEGY ( di Stefano Olivieri)

Una volta ad agosto si andava al mare e per un mese ci si beveva il cervello. Le chiacchiere sul bagnasciuga, le canzoni al jukebox, i bikini delle ragazze, l’asciugamano arrotolato sulle spalle e i rayban sul naso. E basta, un mese così a cazzeggiare nell’Italia dell’inflazione a due cifre, dei democristiani che si spartivano il paese con i socialisti, degli operai che si univano nelle piazze con gli studenti e urlavano la voglia di cambiare.
 
E siamo cambiati, ma non in meglio. Sedici anni fa si è presentato il cavaliere e in un attimo ci ha fatto dimenticare di tangentopoli, della crisi ( c’era già allora, pensate!), dei contratti dei metalmeccanici, dei sogni dei ragazzi. Ci siamo bevuti il cervello dietro a quel video dove il venditore di pentole ci raccontava la sua Italia e la voglia di scendere in campo, da allora siamo finiti nel buco nero, il maelstrom di Berlusconi.
 
Oggi, fine agosto 2011 i nodi, tanti, sono arrivati al pettine e il premier non vuole proprio fare quell’unica cosa sensata che potrebbe dare al paese tempo e risorse sufficienti per gestire una crisi da vero e proprio default generale. Non vuole mettere le mani in tasca agli italiani furbi, ricchi ed evasori fiscali, quelli per intenderci che costituendo neanche il 10 % della popolazione detengono la metà del reddito nazionale. Non vuole proprio perché è ricattato e chi è ricattato alla fine getta la spugna, mai la maschera. Prima o poi lo farà e noi ci troveremo comunque in un bel guaio.
 
Perché l’Italia in questi anni è cambiata a sua immagine e somiglianza. E’ diventata il suo boudoir, il suo scannatoio privato, il suo film luce, il suo bancomat. E sarà molto complicato cambiare registro da un giorno all’altro, ma va fatto.
 
In America quando una famiglia fallisce porta sulla strada tutti i suoi gioielli e tenta di venderli ai passanti. Lì in mezzo ci sono cose belle, cose brutte e curiose, cose stomachevoli, talvolta anche l’affarone a saper rovistare bene.
 
Il guaio è che qui da noi, a quel che sembra, nessuno ha il coraggio di fare quest’operazione estrema, svuotare tutto e fare un bel censimento dei nostri beni. Da una parte quelli spendibili, che ci possono servire a ritirare su la testa, dall’altra la zavorra da abbandonare nei cassonetti. Perché se non si fa così non si andrà da nessuna parte.
 
Dunque, per semplificare: prima di tutto prendersi un time out, perché il tempo è necessario per raccapezzarsi in mezzo a questo casino. Tempo e risorse necessarie, un bel tesoretto da raschiare dalle tasche giuste, senza pietà.
 
  1. Senza una patrimoniale vera – chiamiamola pure con il suo nome, così intanto ci si abitua e poi non fa più impressione, che porti non pochi euro ma almeno una ventina di miliardi, non si va da nessuna parte. Con questo denaro non si dovranno tappare i buchi di bilancio bensì finanziare la crescita. Anche per una questione etica : col denaro dei birbaccioni si finanzia l’emancipazione degli onesti. Tremonti non ci pensa per niente e continua a battere sugli eurobond, mi sta venendo il sospetto che voglia creare una via di fuga per quei furbetti condonati all’estero: se investissero il loro denaro in eurobond nessun governo potrebbe più chiederglielo indietro. Troppo comodo mister Tremonti, che prima paghino i loro debiti a chi ha pagato per loro per tanti, troppi anni.
 
  1. Poi i gioielli di famiglia. Il primo che mi viene in mente è l’immenso patrimonio di beni naturali e monumentali che possiede il nostro paese. Nessun altro al mondo può vantare la qualità e la quantità di risorse che ha l’Italia. Il secondo gioiello è il Turismo. L’Italia ha le Alpi e 2700 Km di costa. Ha le città fra le più belle del mondo, ha una cucina mondiale ed è una penisola che come un trampolino fa bella mostra di se nel Mediterraneo. Non si potrebbe desiderare di meglio. Ebbene, Berlusconi ha affidato i beni culturali a Bondi ( e al suo successore) e il turismo a mezzacalzetta Brambilla. Soltanto per questo dovrebbe essere processato come criminale di guerra, ma ormai cosa fatta capo ha. Quando diciamo che se ne deve andare è perché anche la sua ciurma è indecente. La miniera d’oro costituita dal territorio del nostro paese e dalle sue gemme è stata saccheggiata invece di essere valorizzata, offesa e abbandonata a se stessa invece di essere protetta. Dallo sfascio di Pompei ai tagli agli enti locali, nulla è stato tralasciato da questo sacco vandalico. D’altronde siamo nella mani di un uomo che non ha il senso dello Stato e dunque non comprende il valore del bene comune, quando qualcosa gli piace l’acquista e poi la recinta, alla faccia di chi resta fuori. In Italia a far le cose davvero per bene e coordinando le varie strategie di crescita potremmo davvero vivere di solo turismo, valorizzando e bonificando tutto il nostro territorio da incuria, speculazione edilizia, inquinamento e dissesto idrogeologico. Potremmo e dovremmo valorizzare, altro che accorpare, le tante diversità locali dei piccoli comuni, assecondando in modo intelligente ( la rete internet può fare tantissimo su questo versante) la semplificazione burocratico amministrativa ma fornendo al tempo stesso tutti gli strumenti per valorizzare il patrimonio locale.
 
  1. Poi la giustizia. Quella civile – ha ricordato recentemente Draghi – se funzionasse al meglio ci regalerebbe un punto di P.i.l. E’ vero, e aggiungo che anche quella penale, soprattutto quella privata del premier, se semplicemente funzionasse ci regalerebbe una immagine diversa del nostro paese agli occhi del mondo.
 
  1. Infine, la fiducia dei cittadini, che può essere riconquistata soltanto con l’azzeramento del cancro affari&politica. Senza la forza dirompente di un sogno collettivo la nostra nave non riuscirà a disincagliarsi dalla sabbia perché è il popolo dei cittadini che deve soffiare il vento in poppa. Per farlo bisogna restituire al popolo la sua sovranità di scelta e trovare nuove regole – non trucchi – di delega e rappresentanza per portare in parlamento una nuova classe politica, con eletti non a vita ma pro tempore, due legislature e poi a casa, di nuovo a produrre nella società. E’ perfettamente inutile parlare solo di numeri perché 100 parlamentari ladroni e corrotti possono anche diventare cinquanta, ma continueranno a rubare, forse ancora meglio. Qui non basta chiedere supplenza alla magistratura, è piuttosto necessario ritrovare l’etica della politica andandosi a studiare per bene la nostra amata Costituzione.
 
Riassumendo: patrimoniale seria, per reperire tempo e risorse e dare un segnale; poi una nuova strategia del governo del paese, che faccia con serenità una raccolta differenziata delle macerie che Berlusconi sta per lasciarci: io privilegerei il rilancio turistico perché sarebbe un ottimo traino per l’industria legata alla eco sostenibilità energetica, al riassesto complessivo del territorio italiano, etc. Poi una giustizia civile che diradi la nebbia che favorisce i furbetti e offende gli onesti, per rilanciare una imprenditoria illuminata e legata al territorio di appartenenza.
 
Infine il sogno: restituire le scelte agli italiani, con una nuova legge elettorale.
Tutte cose da fare insieme, dopo la patrimoniale. E senza Berlusconi. Se non si fa così sarà il caos e probabilmente scorrerà sangue. Evitiamolo, abbiamo già dato.
 
Stefano Olivieri
 
16 marzo 2011
DISASTRI, RIVOLUZIONI E ALTRE CATASTROFI (di Stefano Olivieri)

Ciò che natura crea l’uomo distrugge. E ciò che l'uomo crea, la natura distrugge. Il terremoto e lo tsunami più violenti mai conosciuti hanno colpito la terza potenza economica mondiale, mettendola in ginocchio. Non solo: la paura di contaminazione nucleare derivante dal disastro delle centrali giapponesi colpite dal sisma cresce in tutto il pianeta, rievocando il fantasma di Chernobyl. I governi di tutto il mondo, nuclearisti o meno, si interrogano sul futuro, solo il nostro va avanti imperterrito ignorando i sondaggi che indicano danno ormai nel nostro paese una sconfessione dell’opzione nucleare al 80 %.
 
 
L’uomo, creatura proterva e vanitosa, continua a baloccarsi con l’atomo e a bruciarsi le mani, ma insiste. Perché al di là e al di sopra della tecnologia più o meno sicura, al di fuori delle convenienze energetiche, il business del nucleare è ricchissimo, per chi naturalmente può infilarci il muso dentro. Pochi, pochissimi ci si arricchiranno, e state certi che le centrali non saranno costruite vicino casa loro.
 
Ho una esperienza davvero dolorosa della precedente emergenza nucleare, che investì l’Italia nel 1986. Avevo mio figlio ancora piccolo, e mia moglie già iperprotettiva nei suoi confronti perse completamente la testa, costringendomi ogni giorno a fare mille telefonate per informarmi su tutto, dall’acqua potabile al latte, dalle uova al pesce congelato. Per due anni Francesco, mio figlio, fu tenuto a stecchetto di latte e derivati, come a dire tutte le golosità dei piccoli. Avevamo nel freezer di casa, quando successe di Chernobyl, un tronchetto Algida, la “Viennette” come viene chiamata. La feci durare quasi un anno, tagliandola a fettine così sottili che pareva prosciutto e servendola a mio figlio ogni tanto, quando andava in crisi di astinenza.
 
L'arroganza ottusa e offensiva di Romani, Brunetta, Sacconi, della stessa Prestigiacomo sul rischio nucleare che potrebbe correre il nostro paese, notoriamente sismico come il Giappone, costituisce la cifra dell’attenzione nei confronti della gente di questo esecutivo: zero.
 
Adesso rifiutano ancora di più la proposta dell’election day (accorpamento del referendum antinuclearista già convocato in tempi non sospetti, con le elezioni amministrative). Sono disposti a dilapidare più di 300 milioni di euro dei cittadini per non correre il rischio di essere travolti da un NO! oceanico. Ma lo saranno ugualmente.
 
Per il resto, che dire ? Poco o nulla, le solite scene pietose di un governicchio alla canna del gas. Berlusconi vara la sua riforma epocale sulla giustizia, la pensata più smaccatamente anticostituzionale che il suo governo avrebbe potuto partorire. E’ fin troppo chiaro, dati i problemi di tenuta che da tempo denuncia la maggioranza, che questa riforma epocale vuole soltanto essere un diversivo per tirare a campare finchè sarà possibile. Nel frattempo Berlusconi sarà costretto a presentarsi ai processi, per spiegare come e perché si è voluto scopare una sedicenne, recapitata a casa sua dai paraninfi Mora e Fede.  Lui va dicendo in tv che la riforma epocale non riguarda i suoi processi, intanto però è in dirittura d'arrivo  la “prescrizione breve” per i sessantacinquenni incensurati come lui: se passasse, i processi Mediaset e Mills andrebbero al macero.
 
Intanto il paese affonda nei debiti. L’altro ieri la Banca d’Italia ci ha fatto sapere che per effetto del debito pubblico che cresce (quasi 2000 milioni di euro), ciascun italiano, anche i neonati, dovranno restituire 31mila euro a testa. A casa mia siamo in tre, quindi farebbero centomila tondi. Chi li ha mai visti e che cosa mai avremmo fatto per dilapidarli? A quali festini, a quali costosi bagordi abbiamo mai partecipato, visto che neanche andiamo in ferie da più di dieci anni, proprio per mancanza di soldi?
 
E’ veramente ora che questa razza cafona, arrogante  e padrona venga spazzata via dalle elezioni. Se non sarà il vento del nord Africa ce lo inventeremo da soli l’uragano, stia tranquillo Berlusconi. E a proposito di Libia e di tutto il nord Africa in rivolta : ignobile la sceneggiata italiana circa l’ipotesi di opzione militare per fermare il genocidio di Gheddafi.
 
Ricordo che Berlusconi fu tra i primi entusiasti firmatari del documento del “willings”, i volenterosi che Bush chiamò intorno a se per attaccare prima l’Afghanistan e poi l’Irak. Il parere dell’Onu all’epoca non fu minimamente richiesto e tenuto in considerazione, e anzi si diceva che l’organismo internazionale era “una scatola vuota”.
 
Adesso improvvisamente Berlusconi e Frattini attendono che l’Onu si faccia avanti, e continuano a dirsi contrari a una opzione militare nei confronti del genocida Gheddafi. L’ex alleato, l’ex amico di Silvio al quale il nostro premier pochi mesi fa baciava la mano (ma era guascone come dice lui, o non sarà mica un po’ finocchio?) oggi tuona contro l’occidente e l’Italia, e perfino alla Russia di Putin gli ha voltato le spalle.
 
Preghiamo per il Giappone, perché laggiù se la passano davvero male. Soprattutto speriamo che dopo una batosta del genere vogliano ripensare, i cittadini del paese più sismico del pianeta, la loro strategia energetica, perché è un fatto indiscutibile che da qualche anno continuano a verificarsi terremoti, maremoti, inondazioni e catastrofi naturali sempre più spaventosi, e bisogna metterli in conto. Si dice che le energie alternative non siano sufficienti al fabbisogno mondiale, ma si tace sul fatto che in Italia proprio su queste energie si è praticamente chiuso il rubinetto della ricerca. Proprio nel paese più ricco di sole, di mare, di vento, per non parlare dei mille corsi d’acqua e laghi, che fino a meno di mezzo secolo fa ci hanno assicurato una tutt’altro che disprezzabile risorsa energetica con l'idroelettrico.
 
Mi chiedo come gli elettori del governo possano continuare a dormire in questa situazione. Per fortuna le iene sono già al lavoro : da Miccichè a Scajola, dalla Poli Bortone agli stessi Responsabili che potrebbero girare le spalle al governo se non accontentati con un ministero, perfino Giovanardi che ha la delega per la famiglia minaccia di andarsene, vista l’attenzione nulla del governo per le famiglie italiane.
Siamo costretti ad aspettare : ha da passà la nuttata, diceva Eduardo. Gli italiani, già martoriati da Berlusconi, adesso hanno anche l’incubo di non ricevere informazioni sufficienti sul disastro nucleare giapponese da un governo che ha sposato il nucleare per favorire i soliti noti. Ma appuntano tutto e non dimenticano, e presto presenteranno il conto a questo governo dei miracoli mancati.
 
Stefano Olivieri
  
9 marzo 2011
IL COLLO DI BOTTIGLIA (di Stefano Olivieri)
 

Ci siamo davvero stavolta. Siamo arrivati al collo di bottiglia, o se preferite, molto più verosimilmente considerato questo governo, all’ingorgo di fogna, e non basterà l’idraulico liquido.

L’Italia sta male. Le famiglie che sopravvivono con stipendi e salari sempre più taglieggiati dall’inflazione, dai contratti congelati, dalle tasse vere e mascherate, non sanno davvero più a che santo votarsi : la benzina a Napoli è arrivata a 1,7 al litro e nessuno fa nulla, e dal momento che in Italia le merci viaggiano in massima parte su gomma, l’impennata dei prezzi al consumo è generalizzata. Si fa la spesa con la morte nel cuore, si girano due, tre supermercati per una spesa alimentare il più economica possibile.

Il lavoro non c’è, soprattutto per i nostri giovani. I laureati presi dalla disperazione accettano posti sempre meno qualificati e devono anche combattere duro per averli. Chi pensa a mettere su casa e famiglia deve poter disporre di mezzi adeguati ( cioè denaro, e tanto) perché le nostre banche dopo essere state le prime beneficiarie del governo Berlusconi quando la crisi finanziaria le ha toccate direttamente, adesso stringono ( ma quando mai le hanno allargate, poi?...) ancora di più i cordoni con i semplici correntisti, con le piccole imprese, soprattutto con i giovani che non possono vantare proprietà o referenze per chiedere un prestito, piccolo che sia. Le famiglie si stanno indebitando sempre di più, al credito al consumo ( Mastercard e simili) si accede ormai per la spesa quotidiana. Manca soltanto la borsa nera, perché il clima postbellico c’è tutto.

Ma l’Italietta che usciva dalla guerra era unita, affratellata e solidale. Ci si vestiva di stracci ma si camminava a fronte alta perché si sapeva dove andare e con chi andarci. L’Italia di oggi non è così, è divisa dal denaro in due fronti, l’un contro l’altro armati: chi quel denaro ce l’ha e continua a farne sempre di più, e chi non ce l’ha e precipita nel disagio. Il resto sono chiacchiere: è il lavoro che non c'è, è il reddito che non c’è la chiave di volta della nostra crisi, e se il lavoro non c’è è perché questo governo ha sbagliato tutto, ma proprio tutto della sua politica strategica per lo sviluppo del paese. Se mai ne ha avuta una, perchè a furia di decreti fatti di un unico articolo con trecento commi e di voti di fiducia ( siamo a 44), è proprio la produzione legislativa - carta canta - la prova provata dell'incapacità strategica di questo governo e della totale mancanza di prospettiva - parlo del bene del paese, s'intende, non dei benefici per il premier - dell'azione legislativa.

Ebbene, in questa valle di lacrime il nostro governo viaggia spedito soltanto per fare la riforma addirittura epocale sulla giustizia. Che significa non più l’obbligatorietà, senza se e senza ma, dell’azione penale dei giudici; che significa un CSM dimezzato anche nei suoi poteri; che significa, con la prevista separazione delle carriere,  una magistratura inquirente assoggettata al potere esecutivo; che significa in ultima analisi la rituale via di fuga del premier dai suoi processi.

Come dicevo, siamo al collo di bottiglia perché tutta questa schifezza stamattina sarà portata al vaglio del Quirinale. Napolitano potrà rifiutarla e rispedirla al mittente, che farà poi finta di modificarla e la ripresenterà, con la consueta faccia di tolla. A quel punto il Presidente della Repubblica non potrà che sottoscrivere anche l’atto più indegno che questa legislatura si prepara a varare. A meno che non decida di dimettersi e lasciare in braghe di tela il neo-operato maxillo facciale ( a proposito : sappia il nostro premier che in Italia la massima parte dei settantacinquenni non può permettersi la dentiera e neanche l’igienista dentale personale stipendiata dai cittadini).

C’è un tappo, un ingorgo pauroso e mefitico a questo punto della legislatura. E qui si gioca tutto sia la maggioranza che l’opposizione. Ma soprattutto il paese, quello delle persone comuni, rischia di rimanere invischiato in questa fogna. Occorre un colpo d’ala della nostra democrazia e noi puntiamo sull’aquila del Quirinale. Se Napolitano si dimettesse e un attimo dopo decidesse di guidare tutta l’opposizione, il circo barnum di Berlusconi sarebbe costretto a piantare le sue tende alle Bermuda.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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