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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
DIARI
24 gennaio 2015
NON SIAMO RASSEGNATI (di Stefano Olivieri)


Non si riesce più a ragionare di pratica politica quotidiana e di paese reale. Di lavoro e di studio, di salari e stipendi che continuano a scendere, di case che costano troppo. Di salute sempre più privata e sempre meno assistita dal pubblico, di pensioni da fame. Finirà o non finirà mai questa maledetta recessione, torneranno prima o poi ai cittadini i miliardi di euro che se ne sono andati in tasse, bollette, corruzione e inefficienza della classe politica? Torneranno mai gli italiani a essere sovrani dei propri destini come comunità reale, come stato democratico o dovremo arrabbattarci ancora per decenni, abituarci a curare il nostro personalissimo interesse facendo i furbetti e fregando il prossimo, cercando la nostra scorciatoia la tranquillità economica a prescindere da regole che valgono sempre per gli altri e non per noi, abituandoci all’idea che se non ti attacchi per tutta la vita a un birbaccione qualsiasi purché potente, non diventerai mai nessuno?

Possibile che non se ne possa uscire fuori con dignità, direi con normalità visto che ci definiamo Stato Democratico?

Stiamo attoniti a osservare i pavoneggiamenti del giovanotto Renzi e dell’anziano Berlusconi, da lui sciaguratamente resuscitato da un forzato e strameritato oblio in cui però soltanto la giustizia, non la politica nostrana così contaminata da interessi personali, aveva saputo stringerlo. Grazie a Renzi avremo il pregiudicato condannato ex cavaliere fra i piedi, se ci va bene, per un nuovo decennio di orrori ed errori su cui piangere dopo.

Eppure non siamo rassegnati. Sappiamo che i nostri ragazzi terranno gli occhi bene aperti e sapranno costruirsi il loro cammino, e noi saremo al loro fianco a dare una mano finché le forze ce lo permetteranno perché la democrazia è un bene comune da alimentare fra generazioni. Perché c’è l’Europa dei banchieri e della finanza che ci vuole schiavi ma c’è anche l’Europa di Erasmus e delle rivoluzioni silenziose, l’Europa delle associazioni e dei diritti dei cittadini, l’Europa dei lavoratori che vuole far sentire la sua voce anche nel nostro paese in mano alle caste e al popolo di mezzo. Sta a noi adesso scegliere con chi stare, ricordando sempre che Libertà è una parola plurale, altrimenti si chiama arbitrio.

Stefano Olivieri

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23 marzo 2013
LA DEMOCRAZIA NON E' MAI ARROGANTE (di Stefano Olivieri)

La democrazia non è mai arrogante. È invece umile e laboriosa, si fa strada e piazza dove serve e quando è il momento giusto, chiede di governare, mai di comandare. Li abbiamo già avuti i duci e i ducetti, quelli del pensiero unico e dell’unico partito. Sono arrivati e poi sono passati, lasciando sempre dietro di loro segni di grande devastazione.

Nelle prossime settimane raddoppierà, da un giorno all’altro, il numero dei grandi poveri in Italia. Quelli che proprio stanno male, che non hanno più gli occhi per piangere e neanche la voce per gridare la loro disperazione. Un numero spropositato, pauroso, allarmante. Sono i cassintegrati in deroga, che stanno per essere buttati per strada, armi e bagagli, anzi meglio: lavoro e famiglie.

Per questa gente la democrazia finisce nello stesso istante in cui perdono la contrattualità del pane quotidiano, giacchè ormai si vive in un mondo che tutto considera mercatabile, anche i diritti sanciti dalla Costituzione.

È singolare che nel programma del movimento cinque stelle ci sia attenzione per l’inalienabilità della casa di abitazione, e si taccia del lavoro. Perché è il lavoro che restituisce dignità alla persona umana, non il denaro, fosse anche sotto forma di reddito di cittadinanza.

Sono ore da ultima spiaggia, poche e disperate, non c’è più tempo. Quando si accenderanno i fuochi saremo gli uni contro gli altri e non ci saranno partiti né movimenti a parlare per noi e di noi. Non resterà nulla, solo la disperazione.

Chiedo a tutti i parlamentari autenticamente democratici un severo, rigoroso esame di coscienza. Non vanificate lo spaventoso sacrificio economico già subito in questi ultimi anni dalla classe lavoratrice, dai pensionati, da tutti coloro che non hanno potuto fare il loro prezzo durante la crisi e hanno subito, pagandolo, il prezzo fatto dagli altri. Si tratta di una folla infinita di cittadini, onesti e laboriosi, che con grande responsabilità si sono caricati sulle spalle il destino del paese mentre altri continuavano, e continuano, a ingrassare. Lo hanno fatto non per ignavia, hanno accettato il sacrificio in cambio di un sogno: poter cambiare, per se stessi e per i loro figli, finalmente il volto di un paese eticamente modificato da decenni di saccheggi e soprusi. Questo sogno potrebbe avverarsi se ci fosse la volontà di farlo. Oppure svanirà e alla mitezza subentrerà la rabbia, mai la rassegnazione.

Se andiamo a fondo, non ce ne sarà per nessuno. L’Italia sarà un unico grande falò e i primi a bruciare saranno coloro che hanno impedito che questo sogno, giunto a un solo palmo, potesse concretamente realizzarsi.

SE vi sarò costretto io andrò insieme agli altri sulle montagne, e porterò con me una lista di nomi. Per non dimenticare chi ha tradito il mio paese.

Resistenza, Resistenza, Resistenza.

PENSATECI BENE, ELETTI IN PARLAMENTO. L’ITALIA VI GUARDA.

Stefano Olivieri

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25 aprile 2012
25 APRILE. RESISTERE PER ESISTERE DI NUOVO (di Stefano Olivieri)
 

Da " STORIA DELL'ITALIA MODERNA" DI G.CANDELORO : “Il 13 aprile 1945 il generale Clark (generale americano della quinta armata e poi di tutte le forze alleate in Italia) inviò un messaggio ai partigiani raccomandando loro di restare sulle montagne e di non compiere azioni premature. Appena conosciuto il testo dei messaggio Togliatti scrisse a Longo in questi termini: "Il nuovo ordine del giorno del generale Clark è stato emanato senza l'accordo del governo né nostro. Tale ordine del giorno non corrisponde agli interessi del popolo. E nostro interesse vitale che l'armata nazionale e il popolo si sollevino in un'unica lotta per la distruzione dei nazifascisti prima della venuta degli alleati. Questo è indispensabile specialmente nelle grandi città, come Milano, Torino, Genova ecc., che noi dobbiamo fare il possibile per liberare con le nostre forze ed epurare integralmente dai fascisti. Prendete tutte le misure necessarie per la rapida realizzazione di questa linea, scegliete voi stessi il momento dell'insurrezione sulla base dello sviluppo generale della situazione sui fronti, sul movimento del nemico e sulla base della situazione delle forze patriottiche…”

Come sappiamo, l’Italia rispose e la data di oggi ricorda il giorno in cui fu diramato l’appello di insurrezione per Milano, la più grande città del nord Italia. Era importante per la democrazia italiana che i liberatori americani trovassero nel nostro paese, una volta giunti, segnali incontrovertibili di una riscossa democratica, e così fu. Era altrettanto importante sconfiggere prima dell'arrivo dei liberatori, paese per paese, città per città, il nazifascismo e infatti “In tutte le città liberate dai partigiani, e pure nei piccoli comuni, i CLN locali nominarono nuovi sindaci e giunte comunali sulla base di elenchi di persone che essi stessi aveva già preparato. Lo stesso fu fatto per le cariche governative provinciali: prefetti, questori e al funzionari nominati dai CLN assunsero i poteri politici e amministrativi, mentre reparti partigiani costituirono le forze di polizia. Tutte cariche pubbliche furono distribuite tra i partiti antifascisti in modo generalmente paritario Intanto il CLNAI aveva emanato una serie proclami e decreti importanti. Anzitutto aveva diffuso un proclama che cominciava con questa premessa: "In nome del popolo italiano il Comitato di Liberazione Nazionale per l'Alta Italia, delegato dal governo italiano per assicurare la continuazione della guerra liberazione a fianco degli Alleati, per garantire contro chiunque la libertà, la giustizia e la sicurezza pubblica, assume tutti i poteri civili e militari. Tali poteri sono esercitati attraverso i comitati di Liberazione Nazionale regionali provinciali".

A settantanni da quella data la Resistenza italiana trova nell’Italia di oggi, 25 Aprile 2012, non solo ottimi motivi per commemorare la Liberazione dal nazifascismo. Oggi lo spirito della Resistenza deve tornare vigile perché di nuovo nel nostro paese si aggirano duci e ducetti mascherati da politici, capitani di impresa, potenti banchieri e finanzieri. Ai vent’anni di Mussolini si sono sommati i vent’anni di Berlusconi, che fin dal 1984, con la serrata delle sue tv, scese in campo a misurare il suo futuro elettorato.

Oggi siamo nella crisi più nera dal dopoguerra e in guerra siamo, appunto, contro il nemico invisibile ma tangibile della corruzione dilagante e del malaffare che ha depresso e umiliato le forze più sane del paese. Berlusconi è stata la peggiore jattura che ci potesse capitare ma per sconfiggerlo davvero dobbiamo scavare dentro di noi ed espiantare quei germi malati che hanno portato gli italiani a misurarsi l’uno con l’altro prendendo soltanto il denaro come punto di riferimento. Il commissariamento di Monti e ancor prima dei mercati internazionali testimonia quanta strada ci sia di nuovo da percorrere per ripristinare la giustizia e la democrazia nel nostro paese, per restituire la speranza in un futuro migliore. Il rigore a cui il Mercato internazionale vuole costringere tutta l’Unione Europea trova una forte sponda nella Germania della Merkel, che finora ha capitalizzato al massimo a suo vantaggio gli effetti aberranti di questa crisi. Ma quel rigore, si è visto, colpisce e continuerà a colpire soltanto le classi lavoratrici distruggendo il mercato interno e legando ancora più strettamente gli stati al debito estero. Serve dunque che l’Europa si svegli ( la Francia lo sta già facendo, l’anno prossimo toccherà a Italia e Germania) e rialzi la testa, riscrivendo completamente il “Fiscal Kompact” siglato a gennaio ( e Monti è stato fra i primi a farlo) affinché quello stesso rigore vada a cercare le risorse necessarie laddove sono state nascoste da chi in questa crisi ha trovato il bengodi.

La Resistenza oggi trova dunque nuovi motivi per essere ancora più forte e solidale, in Italia e in Europa. Facciamo di questo giorno la prima fondamentale tappa di una generale inversione di tendenza, che ricacci la feccia che è risalita dal pozzo (Montanelli) di nuovo nelle fogne e consenta al nostro paese di tornare a scrivere la sua storia con le donne e con gli uomini giusti che questo popolo ha certamente al suo interno, basta che gli sia consentito di sceglierli.

Buon 25 Aprile a tutti.

Stefano Olivieri
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14 agosto 2011
L'ULTIMO FERRAGOSTO ( di Stefano Olivieri)

Godiamoci questa domenica come se fosse un evento a se, fuori dal tempo e dallo spazio. Facciamo un bel pranzo sacrificale, quello dei condannati a morte: se siamo al mare un bel tuffo purificatore, se invece siamo restati a casa come la maggior parte degli italiani, basteranno braciole e salcicce, una pasta al forno, insalata e frutta, una bella fetta di cocomero. In allegria con amici e parenti, scherzando e ricordando il passato e quando è possibile il presente, mai il domani.
 
Del domani non v’è certezza alcuna.
 
Ferragosto lo festeggia, quest’anno più sciaguratamente che mai, soltanto il nostro paese. Domani le borse tritureranno la nostra borsa, ci sarebbe da fare una veglia per la Repubblica e la Democrazia ma noi no, siamo diversi. Sono diversi per meglio dire, quelli ai quali abbiamo affidato il nostro destino.
 
Berlusconi, Tremonti, Sacconi e Brunetta, Bossi e Maroni saranno in famiglia a festeggiare, Renatino è anche sposo novello. Hanno appena accroccato la bomba H con cui deflagrerà questo paese e ora stanno coi piedi a mollo. Hanno infarcito questa supermanovra di chissà quali innominabili schifezze oltre a quelle macroscopiche già note. Lo fanno sempre in queste occasioni, lo avranno fatto anche stavolta. Una l’ha scoperta e perfino denunciata la più assente fra i ministri, Stefania Prestigiacomo.  Riporto dal web (http://diarioelettorale.wordpress.com/2011/08/13/  ) :
 
ROMA – «Gravissima l’inaspettata norma contenuta nella manovra che cancella il Sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti. Un vero e proprio regalo alle ecomafie», attacca in serata il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.Secondo il ministro il sistema Sistri «avrebbe consentito il controllo e la movimentazione di tutti i rifiuti speciali nel Paese che rappresentano l’80% di quelli prodotti. La tracciabilità dei rifiuti è un obbligo comunitario e tutti sanno che l’attuale sistema cartaceo consente frodi e abusi e non è in grado di fornire in tempo reale, tanto al ministero dell’Ambiente quanto alle forze dell’ordine, un quadro della movimentazione dei rifiuti. I dati nazionali disponibili hanno un ritardo di due anni».«A parole sosteniamo di voler risolvere il problema dei rifiuti che vede mezza Italia in emergenza ma poi facciamo i regali alla criminalità organizzata in nome della semplificazione amministrativa che però stavolta obbligherà le imprese, nel terzo millennio, a usare china e carta anzichè il computer. Mi appello al senso di responsabilità di tutti affinchè si possa correggere questo clamoroso autogol».
 
 
Hanno approfittato dell’emergenza per attaccare il lavoro e dare una spallata definitiva alla contrattazione nazionale. Sacconi dice che non è stato toccato l’articolo 18, ma è come se lo fosse, nei fatti. Hanno alzato l’irpef per gli autonomi: intanto va detto che questi pagheranno l’anno prossimo e non subito, attraverso la dichiarazione dei redditi. Poi va ricordato l’indice altissimo di evasione fiscale già esistente in questa categoria. Per dirne una, l’ultima rata dell’ultimo condono fisco-contributivo di Tremonti varrebbe 4 miliardi e mezzo, ma il governo non si è mai peritato di riscuoterla. Come si può pretendere ora che il paese creda alla buone intenzioni?
 
Raschieranno al solito le tasche di chi ha il prelievo alla fonte, dipendenti e pensionati. Tenteranno di farlo perché stavolta è troppo sporca, ci saranno disordini e partirà inevitabilmente qualche scheggia impazzita dalla nostra sempre più malandata democrazia. E allora sarà il caos, l’incendio.
 
Dobbiamo evitarlo. Dobbiamo costringere questi criminali a fermarsi. Dobbiamo diventare tanti in piazza non solo in rete. Persone fisiche, padri e madri di famiglia, ragazzi con il futuro nel cuore, tutti insieme nelle città italiane a dire BASTA. Dobbiamo essere tanti ma non arroganti. Basta spaventarli al punto giusto, una pacifica ma oceanica manifestazione di un paese che non vuole più essere preso in giro. Basta coi ladri, con i mazzettari, i furbi, i vecchi pedofili, i servi sciocchi e le ballerine troie. Basta.
 
L’ho già scritto e lo ribadisco: questo governo non arriva alla fine dell’anno. Hanno suonato le loro trombe, ora ascolteranno le nostre campane. PAGHI CHI HA RUBATO, CHI HA APPROFITTATO DELLA CRISI INFIERENDO SULLA CLASSE LAVORATRICE.
 
RESISTENZA, RESISTENZA, RESISTENZA.
 
Stefano Olivieri

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permalink | inviato da Stefano51 il 14/8/2011 alle 9:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
12 febbraio 2011
DOMANI 13 FEBBRAIO IN PIAZZA, PER RIMANERCI ( di Stefano Olivieri)

C’è stato ieri il confronto fra Napolitano e Berlusconi. Un’ora, che sembra poco ma non lo è, perché la questione era arcinota ad ambedue. Evitare di far precipitare le istituzioni dello Stato in una rissa è in cima ai pensieri del Presidente della Repubblica, per Berlusconi invece è esattamente il contrario, l’ultima spiaggia che gli resta per salvarsi. I due si sono lasciati così, immutati nei loro convincimenti e questo è già un segnale di pericolo vistosissimo per la nostra democrazia. Il premier ha intenzione di imporre la sua riforma sulla giustizia per imbavagliare i giudici di Milano, Napolitano lo ha stoppato dicendo che il processo giusto è già garantito dalla Costituzione. Appare difficile che non esploda a breve un conflitto istituzionale senza precedenti e per questo diventa necessario, indispensabile far capire al presidente del Consiglio che la maggioranza del popolo italiano non ha nessuna intenzione di seguirlo in questa avventura solitaria. Occorre rispondere, e se Berlusconi è padrone dei media, ogni cittadino deve diventare medium di se stesso e unirsi agli altri fino a formare una diga, possente e insormontabile anche per lo strapotere di Rai-set. A questo punto è davvero in gioco la democrazia.
 
Domani scenderanno in piazza le donne. Vorrei che non fosse così, vorrei che scendessimo – e anzi dovremo farlo – in piazza tutti, per davvero. E una volta in piazza, nelle milleuna piazze italiane, decidere alla svelta come organizzarci per rimanerci, in piazza. Con tende, sacchi a pelo, cucine da campo e quant’altro, perché questa è la battaglia campale, chi la vincerà deciderà il futuro di questo paese. Non penso all’Egitto di Mubarak che in 18 giorni ha spezzato un regime trentennale, penso piuttosto a un paese europeo di cui da almeno 15 anni si è impossessata una cricca di malfattori, guidata da un puttaniere. Non deve continuare così, l’Italia non è soltanto un paese perbene, è prima di tutto un paese democratico.
 
Così domani si va in piazza, ma per rimanerci. A lungo se necessario. Se loro suoneranno le loro trombe, noi risponderemo con le campane dei nostri campanili, dalle metropoli ai borghi più sperduti, perché bisogna fare in fretta, bisogna far sentire il nostro appoggio incondizionato, il nostro abbraccio sincero al presidente Napolitano. Che non può, non deve restare da solo a fronteggiare gli attacchi del piduista. Italia svegliati e corri, butta fuori i mercanti dal tempio della democrazia. I partiti dell’opposizione devono sapere che è questo il momento, non altri, per agire in difesa delle istituzioni democratiche e repubblicane. Resistenza, Resistenza, Resistenza !
 
Stefano Olivieri
19 dicembre 2010
PIAZZA DI NATALE (di Stefano Olivieri)

 

Natale alle porte. Guardo il cielo grigio di pioggia e le foglie accartocciate per terra di questa Roma appena spolverata dalla neve che altrove, per le strade italiane, ha bloccato migliaia e migliaia di cittadini incauti giocherelloni, un esercito intero di auto flagellatori che si sono chiusi in auto per 24, 36 ore a sfidare la sorte. Una volta si diceva “piove, governo ladro!”, adesso anche i proverbi cambiano, e se d’inverno la neve gela per le strade della repubblica delle banane, la colpa dei disagi è degli automobilisti che sono andati per strada.
 
Il gelo sulle strade, il fuoco nelle piazze. Anche qui, la colpa è degli altri, di volta in volta segnalati come terroristi sovversivi, criminali, sbandati, etc. etc. Comunisti soprattutto, anche se ho negli occhi l’immagine di quel ragazzotto non proprio "rosso" che con il casco in mano è andato a sfasciare la testa di un quindicenne, uno poco più di un bambino, colpevole di aver tirato una mela su un furgone della polizia. Uno così bisognerebbe buttarlo direttamente in galera, e invece non è nell’elenco di quelli arrestati e processati per direttissima. Però Gasparri, se proprio gli prude la sicurezza, almeno questo potrebbe farlo arrestare ( e nemmeno preventivamente, visto quello che ha già fatto), invece di invocare la pulizia etnica preventiva dei centri sociali.
 
Ma che Italia, che italiani stiamo diventando ? Democratici della domenica. Ho letto della proposta di Bersani, e un paio di mesi fa ho letto di Casini che parlava di Cln. Ebbene, compagni e amici della opposizione in parlamento e nel paese, ebbene cari Bersani, Di Pietro, Casini, Fini, Vendola, Bonelli, Ferrero e  Diliberto : se davvero – e non è proprio il caso di discuterne – l’emergenza è così grande da farci dire a turno l’un l’altro che occorre unirsi attorno a un progetto comune di un paese che sia in primo luogo deberlusconizzato, facciamola pure questa alleanza a tempo ma chiamiamo subito a benedirla l’intero popolo italiano, in ogni piazza d'Italia lo stesso giorno alla stessa ora, mettendovi voi politici in prima fila, a sfilare per strada. Non importa se è Natale perchè in guerra – e questa guerra è ormai, chi non se ne è ancora accorto potrebbe avere domani brutte sorprese – non esistono ferie e nemmeno feste comandate. Tutti in piazza, tutti per davvero invece di lasciarci solo i minorenni a prendere le botte. Questi studenti, poi, i nostri figli, non lottano mica soltanto per la loro scuola e la loro università, ma pensano a quella cosa grande che si chiama futuro. Lo sapete o no che cosa è il futuro per un giovane, e quale rabbia dirompente si può scatenare quando qualcuno, di quel futuro, vuole abbassarvi davanti agli occhi la saracinesca ? Lo sapete o no quanto di questa furia, di questa rabbia il governo Berlusconi potrebbe avvantaggiarsi, con una stretta autoritaria ? Lo sapete o no che il futuro interessa anche voi, che abbiate 20 o 80 anni non importa, perché è del nostro intero paese che si parla ? Lo sapete o no che migliaia di italiani quest’anno, il cenone di Natale lo faranno alla mensa della Caritas ? Lo sapete o no che, se continueremo a discutere fra di noi e basta, il governo pian piano estenderà progressivamente la “zona rossa” su tutto questo disperato paese ? Se lo sapete, allora non  aspettiamo più, facciamoci vedere davvero TUTTI QUANTI in piazza il 22 a manifestare accanto ai nostri figli prima di essere costretti poi a discutere di nuovo e non per far salotto, dopo sessantasette anni, di resistenza armata.

Stefano Olivieri

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17 dicembre 2010
LA RISPOSTA DEMOCRATICA A UN REGIME (di Stefano Olivieri)

Leggo e rileggo i fatti dell’ultima settimana e ogni volta di più si accresce la sensazione di trovarsi di fronte a una vera e propria schizofrenia, a un cortocircuito del sistema etico-democratico di questo paese.
 
Il presidente del Consiglio si accatta la fiducia al suo governo. Dico “si accatta” non perché ce ne siano le prove provate, ma perché nei comportamenti dei singoli deputati e deputate, nella conversione a U effettuata rispetto alla promessa sfiducia dagli ormai noti tre più due più uno provenienti da FLI e IDV (dovrei aggiungere PD, anche se Calearo può esibire la minuscola foglia di fico di essere passato prima all’Api di Rutelli e infine al gruppo delle tre scimmiette cinesi) non esiste il minimo margine di un alibi.
 
La cura ricostituente della maggioranza è stata compiuta senza il minimo pudore perché siamo nella repubblica sudamericana delle banane, dove un premier miliardario può fare impunemente il capopopolo 24 ore su 24 senza che nessuno sollevi problemi di opportunità istituzionale, e può scatenare i suoi scagnozzi contro un presidente della Camera, suo ex alleato e cofondatore del PDL, adducendo proprio quella incompatibilità dei ruoli che tutti dovrebbero rimproverare innanzitutto a lui.
 
Per ottenere questa fiducia parlamentare il premier e il suo esecutivo hanno prima di tutto chiuso i battenti del parlamento senza una apprezzabile giustificazione democratica. C’erano anzi in sospeso un sacco di provvedimenti spinosi e importanti, di cui l’intero paese aspetta ancora la soluzione. Invece è partito un periodo sabbatico ( a spese dei contribuenti elettori, che con stipendi enormemente più miseri non si possono assentare altrettanto facilmente dal lavoro) soltanto perché l’esecutivo aveva iniziato ad andare sotto in continuazione. Napolitano secondo me ha sbagliato quella volta, avrebbe dovuto tenere duro e non concedere neanche un giorno a chi notoriamente ha sempre risolto questo genere di affari col metodo dello scambio.
 
Così siamo arrivati al PD in piazza l’undici novembre, e tre gioni dopo agli scontri nel centro di Roma, che hanno visto aquilani, cassintegrati, disoccupati, ambientalisti ma soprattutto studenti medi sfilare in corteo e alla fine scontrarsi con le forze dell’ordine poste a difesa di una zona rossa grande come tutto il tridente barocco della capitale. Che poi si continua a parlare solo di Roma, ma quel giorno l’Italia intera era in piazza, e mille fuochi accesi insieme possono fare un incendio.  Mentre la politica gioca a scacchi a palazzo, la regina del PDL si mangia uno ad uno i pedoni e l’opposizione moderata si arrocca in un fortino. E Il PD ? Non vuole sposarsi con Di Pietro e chissà, forse neanche con Vendola. Che ci si prepari a un altro “voto utile” al cavaliere nero?
 
Schizofrenia, ho detto all’inizio. Perché secondo me non ha senso che in presenza di una emergenza democratica così viva e grave  gli adulti si radunino allineati e coperti a piazza san Giovanni e siano i giovani invece a decidere  di esprimere la loro rabbia, il loro sacrosanto dissenso proprio sotto i palazzi del potere, quali sono diventati - ahinoi - ormai il Senato e la Camera dei deputati. Un potere in difficoltà estrema, tuttavia arrogante e irridente al punto di “acquisire” ciò che gli manca all’interno dello stesso parlamento, pescando fra le file dell’opposizione.
 
Nel frattempo il paese arranca, le famiglie dei cassintegrati osservano con terrore il conteggio alla rovescia che separa dal 2011, anno per il quale a tantissimi sarà strappata la pur misera coperta del reddito di sostegno. E ai precari, giovani e sempre più meno giovani, si abbassa davanti agli occhi la saracinesca del futuro. Eppure questa repubblica è stata fondata sul lavoro, non sulla schiavitù.
 
Sarebbe stato logico allora che il 14 dicembre fossero stati  gli adulti, i padri di famiglia con una memoria del passato, ad assaltare la bastiglia, e non ragazzi dai sedici a vent’anni. Così non è stato e tutti dobbiamo riflettere se non sia il caso, la prossima volta, di unire una buona volta gli eserciti del disagio verso un regime che ha certo in animo di risolvere l’immensa nuvola nera che si addensa all’orizzonte con il 2011, mettendo in campo una stretta autoritaria di stampo mussoliniano.  I segnali ci sono tutti, a cominciare dal processo di criminalizzazione degli studenti operato dai media e dai partiti di governo ( e non solo di governo, purtroppo).
 
Se è questione di numeri in parlamento, ebbene può essere questione di numeri anche in piazza. E’ la giusta risposta democratica a un governo autoritario, è la resistenza legittima di chi vede calpestati i diritti sanciti dalla Costituzione.  Vediamo un po’ se con un milione di cittadini per strada metteranno di nuovo la zona rossa attorno al parlamento, costringendo poliziotti malpagati a fronteggiare la rabbia di altri poveracci mentre le cricche se la spassano al caldo. Vedremo se basteranno quattro o cinque scilipoti in più a salvare la pelle del governo. Se mai arriverà la terza repubblica, dovrà essere davvero l’età dell’oro della democrazia, senza neanche una nuvola.
 
Stefano Olivieri
12 gennaio 2010
LA SPALLATA E’ DEL GOVERNO (di Stefano Olivieri)
 

Non c’è problema italiano, per quanto grave e urgente, che tenga più a questa maggioranza dei problemi penali del premier. Si sparano in aria i fuochi d’artificio di una riforma fiscale ( che per altro accontenterebbe la già satolla classe dei ricchi, grattando ancora di più il fondo della botte) ma nello stesso tempo si lavora per sfasciare del tutto ciò che resta di legalità, di giustizia e di democrazia nel nostro paese. E’ pronto il decreto d’urgenza per blindare Berlusconi anche dal processo Mills, e lo faranno passare forti dei loro numeri in parlamento. Il paese ? Può, deve aspettare.

La spallata è del governo, e non si può stare a guardare. Se l’opposizione ha davvero le palle deve sentire l’urgenza del momento, anche se si è in campagna elettorale per le regionali. Anzi proprio per questo, perché se il PDL le vince la deriva autoritaria sarà senza freni.

I parlamentari, tutti : dal PD all’IDV passando per l’UDC, e il paese che ha a cuore la democrazia, lo chiedo a tutti, uniamoci perché questo è uno scontro decisivo senza esclusione di colpi. La vigilanza democratica deve essere massima perché non si ripeta un gesto sciagurato, inutile e dannoso come quello di Tartaglia, che ha consentito a Silvio Berlusconi di azzerare i dissensi al suo interno, anche se solo momentaneamente. Al tempo stesso però occorre reagire significativamente a questo tentativo, che potrebbe essere risolutivo per la maggioranza, di piegare il paese al volere, al capriccio, alla necessità di uno solo.

Se non siamo un popolo di veline, di lacchè e di furbetti che non guardano oltre l’uscio di casa, dobbiamo scuoterci. In questo giorni, in queste ore si consumerà probabilmente il dissenso ormai insanabile fra il presidente della Camera e il presidente del Consiglio sul concetto stesso di potere e di democrazia. Le parole di Fini sono state chiare quanto pesanti : “Solo una visione mitologica della democrazia può indurre a ritenere che la funzione di governo si traduca automaticamente una volta conclusa la competizione elettorale in un'agenda legislativa predefinita e a senso unico in cui il potere esecutivo soprattutto con il ricorso all'uso distorto della decretazione d'urgenza tende a limitare o peggio a soffocare il libero dibattito sulle grandi decisioni di politica pubblica “. Se non è questa una sfiducia al premier, ditemi qual è. Berlusconi ha ancora Schifani dalla sua, ma il conflitto fra istituzioni non può giovargli, avrà bisogno di tutto il bromuro possibile per accattivarsi Napolitano e fargli digerire il processo breve nella nuova formulazione, che è ancora più schifosa della precedente.

Un attacco alle istituzioni dello Stato, un attacco al cuore stesso dello Stato democratico, non dobbiamo stare alla finestra. Il mio eskimo è già fuori dal baule. Resistenza, Resistenza, Resistenza !

Stefano Olivieri

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