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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
14 dicembre 2013
ATTENTA ITALIA (di Stefano Olivieri)
 

Attenta Italia. Se questa sia la protesta di autentici forconi proletari o piuttosto quella dei porconi che fino a ieri hanno addentato la parte debole del paese, non so dire. Troppa confusione in giro, troppa baruffa nell’aria. Ci sarebbero anche i sorconi aggrappati al sultano, ma questo è un altro discorso, non meno pericoloso, però.

Ho parlato spesso, in questi ultimi anni, dei mille fuochi che si andavano accendendo. Dalle fabbriche agli uffici, dalle aree metropolitane alle campagne. La gente non ce la fa più, e quando l’orizzonte si abbassa, quando la prospettiva certa è quella di un domani assai peggiore dell’oggi, chi già sta sul fondo del pozzo prende a salire, a mani nude, per riguadagnare la luce.

Se i mille fuochi diventeranno un milione sarà difficile sapere quando e come, dentro a quel falò, si sono imboscati i furbi. La democrazia è un esercizio quotidiano fatto di sintesi e di ragione, quando resta soltanto la sintesi esce fuori il peggio, il rifiuto di tutto e tutti e si finisce in mano al re travicello di turno.

Vorrei che ci fosse un sussulto di dignità in parlamento e smettessero tutti di guardarsi allo specchio. L’unica cosa decente da fare è varare una nuova legge elettorale che renda di nuovo il popolo sovrano nelle scelte, e subito dopo andare a votare.

Subito dopo, perché non c’è più tempo. La crisi corrode ormai i valori fondanti dello Stato democratico e nessun democratico può realmente desiderare uno stato di polizia. Ma le urla in piazza ormai questo portano, la richiesta della testa dei nemici, senza mezze misure. La tabula rasa, per ricominciare.

Non c’è tempo per le mezze bugie e le mezze verità. Non si varare una legge che elimina il finanziamento ai partiti dal 2017, chi non ha neanche un mese di autonomia si sente ancor più preso in giro. Così, per contro, non si può sbattere sul banco degli imputati Equitalia e condannarla all’impotenza, va invece preteso che Equitalia rivolti le tasche giuste, quelle che con la ctrisi si sono riempite a dismisura mentre gran parte del paese è ridotto alla fame vera.

I ricconi in Italia ci sono, e poco importa che non si vedano i loro soldi, blindati in Svizzera o alle Cayman. Si svuotino le carceri di quelli che han rubato alimentari al supermercato e le si riempiano di questi cinici furbacchioni che hanno azzannato per decenni il paese, e continuano a farlo. Non possono esistere mezze misure non ce ne facciamo niente degli sconti sui libri e sulle assicurazioni se i salari sono regolati da norme che premiano soltanto il padrone. Non arriveremo da nessuna parte se continueremo a considerare merce il lavoro, e il lavoratore vuoto a perdere. Alla fine l’incendio totale sarà inevitabile, e non ce ne sarà più per nessuno.

Legge elettorale, elezioni, patrimoniale vera per tutti i redditi non reinvestiti e carcere vero per gli evasori. Intanto per cominciare e restituire fiducia e speranza a un paese che non vuole più essere preso in giro. Fuori i mercanti e i santoni dal tempio della democrazia, torniamo a contare e torniamo a contarci, con le spalle dritte e la testa serena, perché ci sarà sempre qualche furbetto pronto a infiltrarsi. Renzi legga la lettera di Reichlin e mediti, questa è l’ora della verità. Il governo la smetta di essere ondivago e passi la mano, non vogliamo un nuovo ventennio e non ci tireremo indietro. Sappia, Letta, che la sinistra non ha ancora imbracciato i forconi, ma potrebbe decidere di farlo, prima o poi.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

19 febbraio 2011
REGIME E RIVOLUZIONE (di Stefano Olivieri)

Berlusconi è tornato Berlusconi. Sarà il panico da processi che gli mette le ali, ma è ripartito alla grande. Sta vampirizzando FLI sotto gli occhi del suo fondatore Fini ( l’ultimo è Menardi, che era stato anche il primo a iscriversi al nuovo gruppo del presidente della Camera); sta rilanciando contro Quirinale e Consulta (adesso prepara la grande infornata sulla giustizia, compresa la leggina che riformerebbe la Corte Costituzionale); infine se ne frega di intervenire presso la Libia (“…non posso disturbare Gheddafi..”) per gli 83 morti in tre giorni a causa della repressione poliziesca contro i dimostranti. Lo stesso Gheddafi ricevuto in pompa magna a Roma appena qualche mese fa, con coreografie da medioevo e immancabile esercito di squinzie italiche a contorno.
 
Del processo per prostituzione minorile, della concussione, della Chiesa che deplora, delle italiane scese in piazza il 13 febbraio contro le sue conclamate e reiterate offese al genere femminile, il premier semplicemente se ne fotte, e si dice sicuro di far passare le sue leggi e anche di vincere i referendum. Perché poi ci sarà anche la stretta sulla stampa e l’informazione, per stritolare ogni residua resistenza critica al suo primo apparire. E se la gente dovesse incazzarsi sul serio e fare le barricate, Gheddafi docet…
 
E’ una vita che parlo di regime, e senza abbassare la voce. E’ una vita che chiedo risposte forti a una opposizione di deputati e senatori messi in parlamento dalle segreterie dei loro partiti e non dal popolo sovrano ( grazie a Calderoli), e che ai loro partiti direttamente ubbidiscono. Abbiamo un paese in subbuglio, le famiglie senza soldi ( leggetevi bene il mille proroghe e scoprite che cosa succede alla cassa integrazione in deroga, quella destinata a coprire i più emarginati e indifesi fra i lavoratori), i nostri giovani senza più guida, che vedono l’Africa mediterranea incendiarsi e rovesciare i regimi autoritari e non capiscono perché ciò non possa, non debba avvenire anche qui da noi, paese evoluto dell’occidente europeo, dove si muore ogni giorno sul lavoro in proporzioni enormi, inarrivabili da qualsiasi democrazia occidentale. Morti di regime anche queste, o no ? Chi è stato, se non Berlusconi, a stoppare le leggi sulla sicurezza del lavoro? Tremonti è giunto perfino a dire che non ce la possiamo permettere, perché è troppo cara per le nostre imprese.
 
Questo è regime cari miei, non giriamoci attorno alle parole. R E G I M E.  Impariamo (di nuovo, per chi fosse troppo giovane) il senso di questa parola, assaporiamola fra i denti e chiediamoci tutti, come si può e si deve rispondere a un regime canagliesco e autoritario come questo di Berlusconi e dei suoi ministri sodali e genuflessi. Chiediamoci dove ci porterà e che cosa dovremo fare per evitarlo. Chiediamoci se alla scadenza di questa legislatura di regime saranno rimaste le stesse regole di garanzia per elezioni democratiche. E poi chiediamoci a quel punto se sia esagerato parlare di rivoluzione partigiana, come ne parlava Gramsci quando pensava agli indifferenti. Chiediamocelo sul serio e non restiamo indifferenti. Tanto per cominciare dovremmo tornare subito in piazza e restarci, stavolta. faccio un invito serio a tutti i nostri rappresentanti : ci servono tre cose, un leader che unisca tutti, una coalizione, un programma democratico. Se queste tre cose non riuscite a trovarle in parlamento, cercate nel paese ma fate presto, o il paese farà anche a meno di voi.
 
Stefano Olivieri
26 dicembre 2010
SE ANTONIO AVESSE AVUTO UN BLOG ( di Stefano Olivieri)

Antonio Gramsci è nato nel 1891 ed è morto nel 1937, il 27 aprile, a Roma, dopo aver trascorso quasi un quarto della sua breve vita nelle carceri fasciste. Lo voglio ricordare a chi, come il nostro sciagurato premier, del fascismo e della sua feroce repressione ha voluto più e più volte stemperare i toni fino a trasformare la prigionia degli oppositori in un periodo di vacanza.

Se Antonio Gramsci avesse avuto un blog, al "volemose bene" smielato e ipocrita che i media asserviti al regime propinano al paese affamato in questi giorni, avrebbe certo preferito la schiettezza di questo suo messaggio che riporto di seguito. Un messaggio d'amore vero, e di unità reale per chi oggi ha smarrito il bandolo della matassa e accetta l'ineluttabilità di una crisi economica e sociale che da questo scellerato governo è stata non combattuta, bensì utilizzata per dividere ancora di più la classe lavoratrice, perchè sui lavoratori e sulle loro famiglie continuano ad essere riversati tutti i costi della crisi stessa :

"L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Antonio Gramsci
 
 
Buone feste a tutti, mangiate e rinforzatevi perchè il 2011 sarà un anno molto energico per la democrazia. Uniti si vince, a sinistra.
 
Stefano Olivieri
 

 

19 dicembre 2010
PIAZZA DI NATALE (di Stefano Olivieri)

 

Natale alle porte. Guardo il cielo grigio di pioggia e le foglie accartocciate per terra di questa Roma appena spolverata dalla neve che altrove, per le strade italiane, ha bloccato migliaia e migliaia di cittadini incauti giocherelloni, un esercito intero di auto flagellatori che si sono chiusi in auto per 24, 36 ore a sfidare la sorte. Una volta si diceva “piove, governo ladro!”, adesso anche i proverbi cambiano, e se d’inverno la neve gela per le strade della repubblica delle banane, la colpa dei disagi è degli automobilisti che sono andati per strada.
 
Il gelo sulle strade, il fuoco nelle piazze. Anche qui, la colpa è degli altri, di volta in volta segnalati come terroristi sovversivi, criminali, sbandati, etc. etc. Comunisti soprattutto, anche se ho negli occhi l’immagine di quel ragazzotto non proprio "rosso" che con il casco in mano è andato a sfasciare la testa di un quindicenne, uno poco più di un bambino, colpevole di aver tirato una mela su un furgone della polizia. Uno così bisognerebbe buttarlo direttamente in galera, e invece non è nell’elenco di quelli arrestati e processati per direttissima. Però Gasparri, se proprio gli prude la sicurezza, almeno questo potrebbe farlo arrestare ( e nemmeno preventivamente, visto quello che ha già fatto), invece di invocare la pulizia etnica preventiva dei centri sociali.
 
Ma che Italia, che italiani stiamo diventando ? Democratici della domenica. Ho letto della proposta di Bersani, e un paio di mesi fa ho letto di Casini che parlava di Cln. Ebbene, compagni e amici della opposizione in parlamento e nel paese, ebbene cari Bersani, Di Pietro, Casini, Fini, Vendola, Bonelli, Ferrero e  Diliberto : se davvero – e non è proprio il caso di discuterne – l’emergenza è così grande da farci dire a turno l’un l’altro che occorre unirsi attorno a un progetto comune di un paese che sia in primo luogo deberlusconizzato, facciamola pure questa alleanza a tempo ma chiamiamo subito a benedirla l’intero popolo italiano, in ogni piazza d'Italia lo stesso giorno alla stessa ora, mettendovi voi politici in prima fila, a sfilare per strada. Non importa se è Natale perchè in guerra – e questa guerra è ormai, chi non se ne è ancora accorto potrebbe avere domani brutte sorprese – non esistono ferie e nemmeno feste comandate. Tutti in piazza, tutti per davvero invece di lasciarci solo i minorenni a prendere le botte. Questi studenti, poi, i nostri figli, non lottano mica soltanto per la loro scuola e la loro università, ma pensano a quella cosa grande che si chiama futuro. Lo sapete o no che cosa è il futuro per un giovane, e quale rabbia dirompente si può scatenare quando qualcuno, di quel futuro, vuole abbassarvi davanti agli occhi la saracinesca ? Lo sapete o no quanto di questa furia, di questa rabbia il governo Berlusconi potrebbe avvantaggiarsi, con una stretta autoritaria ? Lo sapete o no che il futuro interessa anche voi, che abbiate 20 o 80 anni non importa, perché è del nostro intero paese che si parla ? Lo sapete o no che migliaia di italiani quest’anno, il cenone di Natale lo faranno alla mensa della Caritas ? Lo sapete o no che, se continueremo a discutere fra di noi e basta, il governo pian piano estenderà progressivamente la “zona rossa” su tutto questo disperato paese ? Se lo sapete, allora non  aspettiamo più, facciamoci vedere davvero TUTTI QUANTI in piazza il 22 a manifestare accanto ai nostri figli prima di essere costretti poi a discutere di nuovo e non per far salotto, dopo sessantasette anni, di resistenza armata.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
14 ottobre 2010
AUTARCHIA, PER RICRESCERE (di Stefano Olivieri)


L’Italia sta per essere spazzata via. Dall’industria che conta e dalla ricerca, perché non si può esportare il made in Italy nel mondo se prima non si valorizza il lavoro italiano. E ogni giorno restano senza lavoro sempre più operai, gente che sa il suo mestiere, che ha costruito l’industria manifatturiera in Italia pezzo dopo pezzo, dai pistoni agli elettrodomestici, dalle auto ai pannelli solari, dai vestiti ai cuscinetti a sfere. Il lavoro è prima di tutto quel che sai, competenza e professionalità, non solo quel che produci, ma questo i nuovi padroni italiani non vogliono, probabilmente non riescono a comprenderlo perché sono esperti soltanto ad aprire il loro portafogli e a contare i soldi guadagnati. E sanno di restare impuniti, sanno di essere protetti, ha dato proprio un bell’esempio, il cavaliere. Con gli operai non si parla, con i sindacati non si contratta, così va il liberismo all’italiana, ottuso e ostinato nel prendere senza mai dare.

Se ne va il cinema, a Cinecittà costruiranno alberghi e parchi del fitness per accogliere ricconi da tutto il mondo, con la suggestione di un cinema che fu che assomiglia sempre di più a un parco archeologico. Oggi inizia il grande fratello, ma gli operai di Cinecittà resteranno senza lavoro perché le commesse tv sono già belle e confezionate altrove, il denaro già spartito, scenografie e arredi già prodotti dagli sponsor, per questo reality show che ormai è diventata tutta l’Italia. Pensate che ancora tre anni fa i film realizzati a Cinecittà superavano per numero quelli realizzati a Hollywood. Col denaro ormai si compra tutto, che sia made in Italy o no, per questo stiamo andando giù e ci stiamo impoverendo, perché vogliono metterci in competizione non per il talento ma per i muscoli, la fame e la disperazione che esprimiamo. Vogliono schiavi, non dipendenti. Ma alla fine dei giochi il conto non torna, l’Italia perde competitività non perché lavora meno ma perché non esiste un piano industriale, non esistono regole e sanzioni per i negrieri della nostra industria, non esiste nulla. Un esempio emblematico è dato dal calcio: milionario per i clubs, miserevole per la nazionale. La squadra italiana più forte aveva un solo italiano ( e di colore) e l’ha venduto, la nazionale under21 ha preso schiaffi da tutti, più o meno come la nazionale maggiore in sud Africa. Se non si investe nelle proprie risorse si perde in partenza, il denaro può generare soltanto altro denaro, è con la testa, con i progetti che si cresce.

Io penso che ci farebbe bene un po’ di autarchia. Spazzare via la monnezza e la polvere accumulata e poi chiudere per un po’ porte e finestre, come fanno i negozi quando devono allestire una nuova vetrina. Lavorare sodo e mettere fuori il cartello “lavori in corso” fin quando non sarà fatta pulizia. Autarchia per ricrescere, per far ripartire il mercato interno, poi si vedrà. La bufala di strizzare gli operai per vendere meglio all’estero la raccontino ad altri, se ci riescono, perché da noi non funziona più. Occorre fare ordine nelle regole, tornare a chiamare le cose con il loro nome. Perché i sacrifici qui da noi li fa soltanto la povera gente, ed è stufa, non solo stanca. Perché chi sbaglia deve pagare, deve essere messo da parte, punto. Basta con i ladroni, i catastorie, i truffatori e i mazzettari. Basta.

Rimbocchiamoci le maniche e torniamo a scegliere il nostro futuro. Anche fra le macerie, con un po’ di inventiva, con pazienza e sacrificio, si trova materiale utile per la ricostruzione. L’Italia è stata bombardata, mettiamola così, dovremo rimetterla su nel più breve tempo possibile. L’ingegno ce lo abbiamo, l’entusiasmo ci verrà se ci lasciano in pace, se restituiscono dignità ai lavoratori, se la smettono di considerare il lavoro una merce. Facciamo da noi, puntelliamo la Costituzione, scegliamo fra di noi chi va in parlamento, tiriamo giù la statua di capi e capetti illuminati dalla tv e voltiamo pagina con una rivoluzione allegra e pacifica, ma determinata. Non facciamoci più prendere in giro, siamo nel terzo millennio e l’Italia vuole tornare a mettere la sua firma nella storia del mondo dopo il medioevo del cavaliere e dei suoi compagni di merende.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
7 ottobre 2010
REPETITA JUVANT (di Stefano Olivieri)
19 giugno 2010
LA MEMORIA CORTA ( di Stefano Olivieri)
 

Ok non chiamiamole più Destra e Sinistra. Una volta si distingueva per non fare confusione, oggi pare che ci si confonda di più nel tenerle divise. Parliamo allora di governo del paese e di opposizione, che magari è più semplice per il partito – sempre più grande – degli agnostici per scelta, quegli ignoranti orgogliosamente consapevoli di essere gli esemplari nativi, mutanti ma a quanto pare fertili, di una Italia divenuta tabula rasa non della politica, che sarebbe poca cosa detta così, ma della cultura dei diritti, quella archeologia di valori collettivi che dopo essere sopravissuta chissà come per decenni, oggi è stata sostituita da regole più semplici e di intuitiva immediatezza : i potenti stanno sopra, i deboli sotto, e non si discute.

Facciamoci un giro in questa Italia per vedere se va. La crisi semplifica lo scenario, la polvere pian piano si va abbassando e tutto diventa più chiaro su questo scenario post bellico. Oggi è solo il potere del denaro ad assegnare potenza, benessere, forse anche la felicità, bene prezioso perché si vive una volta sola. Con il denaro in Italia non acquisti più soltanto case, barche e sogni, ti compri direttamente il biglietto per il paradiso. Con la potenza che ti da il denaro diventi immune e impunito per tutto il tempo che vorrai, soltanto la morte potrà fermarti.

Eppure a nessuno importa se il paese reale appare bombardato. Nelle case dei deboli e dei poveri manca l’indispensabile ma in un angolo del saloncino lo stargate televisivo impartisce ogni giorno le semplici istruzioni per l’uso su come trasformare l’inferno nel mulino bianco. Quelli di Pomigliano ad esempio sono cinquemila stronzi egoisti – truffatori perché oltre tutto si ammalano – che non pensano a guadagnare le mollichine di euro per le loro famiglie ma parlano di diritti. E che sono i diritti, roba che si mangia ? Chi sa rispondere è bravo, ma non risponde nessuno. Da quel lato che una volta si chiamava sinistra hanno da tempo buttato via il bambino con l’acqua sporca, nell’ansia di rifondare un popolo. Così finisce che un qualunque minzolini diventa la Bibbia. Del resto, chi sa più chi erano Marx, Gramsci, Calamandrei, Carlo e Nello Rosselli ? Nessuno, impossibili i confronti, la memoria è troppo corta, e non si è trasferita dai vecchi ai giovani.

Se attacchi un potente invocando la legalità delle istituzioni lui si nasconde dentro le istituzioni e ti impallina con la legge fatta apposta. Non c’è rimedio legalitario, occorre decidersi e cambiare strategia.

Il loro obiettivo : crescita del capitale di pochi e buoni, saranno loro a decidere poi l’elemosina da fare al resto del paese, tutto qui in sintesi il piano governativo. Mentre la decrescita incontrollata è già iniziata da un pezzo sull’altra sponda, in casa ci si veste con gli abiti smessi dai parenti ricchi e si scalda l’acqua al gas per lavare i piatti perché la lavastoviglie ha tirato le cuoia da un pezzo e non ci sono risorse per sostituirla. Barboni e zingari sono scomparsi ma i cassonetti sono sempre smossi, forse da fantasmi. Il mercato della frutta è preso d’assalto alle due meno dieci, ma chi vuole risparmiare di più cerca direttamente nelle cassette dei rifiuti dietro ai banchi. L’auto non si cambia finché non va in pezzi, l’assicurazione non si paga e sul parabrezza compare al suo posto una patacca, tanto anche la polizia stradale è scomparsa, non ha benzina per girare. Sei italiani su dieci “scelgono” di non andare in vacanza, forse per fare un dispetto ai poveri petrolieri che ci regalano il carburante più caro d’Europa. A Genova sono comparsi perfino i cartoneros dell’obitorio, una squadra bene addestrata che cannibalizza i cari estinti prima di tumularli come fossero pc fuoriuso. Si recuperano collanine e denti d’oro, prezioso titanio dalle protesi ortopediche e si ricicla tutto. L’Italia ha perso l’etica per la strada e la gente si ingegna come può, mentre il cavaliere e i suoi ingrassano.

Non parliamo più di destra e sinistra, ma andiamo per strada e tocchiamo con mano questa Italietta infetta. E’ malata grave e serve un antibiotico potente, non basta più l’aspirina. Il virus si è sparso dalla testa ai piedi e forse occorrerà anche qualche amputazione, ma va fatto. Stanno cambiando la Costituzione, hanno seppellito i diritti, hanno immeschinito il ruolo della donna a cortigiana del potente, hanno chiuso a chiave il futuro dei nostri giovani, riservandolo ai loro rampolli.

Chi riesce ancora a indignarsi, per carità, lo faccia : spegniamo la tv, stacchiamo la spina a questa matrix e scendiamo per strada, diventiamo tutti untori di legalità, scudi umani della democrazia. Ma fermiamoli per favore, finché abbiamo forza nelle mani e ragione nella testa. L'opposizione siamo prima di tutto noi, cittadini elettori. I nostri eletti ci ascoltino e sappiano canalizzare la rabbia di giustizia che monta nel paese, se non lo fanno faremo a meno anche di loro ma ci ricorderemo, alle prossime elezioni, di chi si è tirato indietro. 

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/


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permalink | inviato da Stefano51 il 19/6/2010 alle 14:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
10 giugno 2010
Più privacy per il crimine e meno sicurezza per gli onesti ( di Stefano Olivieri)




Salve. Oggi è una bellissima giornata per i mariuoli in giro per il nostro paese. E anche per i ladri, per i corruttori e per gli imbroglioni. L'impresa criminale ringrazia il governo per aver segato gli zebedei alla giustizia e alla polizia, nelle case dei furbetti si stappa lo champagne e si grida viva Berlusconi. Allegria legittima, dal punto di vista dei criminali professionisti e anche di chi su questa strada si vuole avviare proprio oggi, che la trasformano in una autostrada.

Avremo fra breve tanti ospiti, finalmente Berlusconi ha trovato il sistema di incrementare il turismo, visto che la Brambilla era un po' in difficoltà. Intere bande si trasferiranno dall'estero e pianteranno qui radici per i loro affari. Assisteremo alle olimpiadi dei truffatori, al decathlon dei mazzettari e al giro d'Italia dei preti pedofili. Perchè il ddl intercettazioni ha un occhio di riguardo anche per loro, se vengono pizzicati al telefono bisogna avvertire subito la curia.

Mi chiedo come voi cittadini onesti, desiderosi soltanto di tranquillità, magari un pizzico di destra ma comunque democratici, che riuscite ancora ad indignarvi se un imprenditore farabutto si mette a ridere col suo compare parlando di un terremoto e degli affari che potrà lucrare, mi chiedo dunque come mai avete potuto fare arrivare quest'uomo a questo punto, come mai avete portato questo paese su questa frontiera inesplorata.

Davanti a voi, a noi tutti, da ora in poi c'è il deserto. Niente informazione sui crimini, intercettazioni con il contagocce e sempre sottoposte a controllo preventivo, niente birbaccioni beccati con le mani nel sacco, traditi da una telefonata. I tg parleranno di diete e di gossip, le mariedefilippi, i grandifratelli e le isoledeifamosi abbrutiranno per overdose le vostre sinapsi e quelle dei vostri figli e tutto questo paese andrà a puttane. Come già ci è andato, e più volte, questo governo, lo si è visto e ascoltato sempre grazie alle intercettazioni. Mi chiedo, e vi dico : volete il teatro, la fiction perchè la vita è troppo brutta e scialba e vi serve evasione ? Accomodatevi in poltrona e guardate la tv che preferite, siete liberi di farlo.

Ma volete davvero anche che tutto, tutto quanto questo paese reale, dove il crimine esiste eccome purtroppo, divenga da un giorno all'altro il mulinobianco della pubblicità, dove tutti sono felici e contenti?  Volete davvero rischiare di trasformare l'Italia nella centrale del crimine europeo, ma che dico, mondiale? Volete tutto questo? Allora accomodatevi, sbellicatevi le mani applaudendo, perchè il vostro premier, vostro e non nostro, vi ha accontentato per benino. Ma sappiatelo noi non staremo a guardare, perchè oggi si è superato il segno, l'ultimo crinale della democrazia. Suonate pure le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane, e ben oltre i confini di questo paese. E' il bello del web, basterà un server straniero e le schifezze di questo povero paese torneranno a galla, una ad una e giorno per giorno, anche col bavaglio di questo duce fuori tempo massimo.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

28 febbraio 2010
OLTRE IL SIGNOR B ( di Stefano Olivieri)
 

Io non mi rassegno e non mi abituo, anzi mi arrabbio sempre di più quando sento offendere le istituzioni di questo paese. Talebano sarà lei presidente, e tutti gli amichetti suoi. E’ da 15 anni che lei blocca una intera nazione per bloccare i suoi processi, è da 15 anni che i reati di cui lei è personalmente accusato vengono prescritti attraverso leggi da lei volute e dalla sua maggioranza approvate. Se davvero vuole l’assoluzione ci vada ai processi, invece di rinviarli contando per l’ennesima volta sulla prescrizione. Ci vada ia processi, e consenta al parlamento pagato da tutti gli italiani di occuparsi del paese.

Ci lasci dire, quel che succede ci sta nauseando. L’avvocato Mills non andrà in prigione, ma resta un corrotto. Neanche lei signor presidente intende andare in prigione, e per questo paga il suo esercito di avvocati (molti dei quali, deputati nel PDL, sono pagati profumatamente da noi cittadini per interessarsi di ben altro), ma anche se sarà prescritto rimarrà un corruttore, per di più spergiuro perché ha giurato perfino sui suoi figli che Mills manco lo conosceva, questo è ciò che vede la gente comune. CORRUTTORE E PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, il peggio che può accadere a un paese democratico.

Lei ha promesso il sogno a tutti gli italiani ma ci ha regalato una fiction posticcia e maleodorante di cui adesso cominciamo a leggere l’elenco dei titoli di coda rappresentato dai mazzettari, corruttori, malversatori e imbroglioni che grazie al suo governo, anzi meglio ai suoi governi sono cresciuti e pasciuti in questo paese. L’emergenza vera degli italiani, signor presidente, è come liberarsi del suo governo che è un regime a tutti gli effetti. E lei oggi la vera crisi dell’Italia, e se il nostro paese continua a precipitare in tutte le classifiche è lei che dovrà assumersi tutte le responsabilità politiche di questa disfatta.

Non va più bene nemmeno il concetto del “tanto peggio tanto meglio”, perché il peggio che lei può produrre supera di giorno in giorno la nostra immaginazione. La sua arroganza nei confronti della magistratura, dell’opposizione politica, del Capo dello Stato ha superato da tempo i confini della decenza e della legalità. Alzare i toni dello scontro è pericoloso signor presidente, ma se lei vuole davvero lo scontro noi ci siamo, non ci tiriamo certo indietro, anche se fino all’ultimo cercheremo ogni residua strada democratica comprese le prossime elezioni per riaffermare il diritto di questo paese a decidere la vera agenda delle emergenze di tutti i cittadini e non bensì quelle di un solo uomo, fosse anche il presidente del consiglio.

Noi ci siamo, non siamo certi che ci sarà lei a quel punto. Non è la prima volta che un presidente del consiglio scappa all’estero.

Stefano Olivieri 
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

POLITICA
24 febbraio 2010
I paladini della libertà ( di Stefano Olivieri)
 



Berlusconi non è Carlo Magno e nemmeno Re Artù. Non ha la spada escalibor ( ma in compenso si sta facendo fare uno scudo niente male), non ha al suo fianco le amazzoni di GHeddafi e neanche le guardie padane di Bossi, figurarsi poi i "paladini della libertà" che dovrebbero fare apostolato del suo verbo in questo paese così malfidato. Il guaio per lui è che questi paladini per ora non ci sono : al suo fianco risultano soltanto intemerati politici tesserati PDL, alcuni dei quali – è il caso oggi del senatore Di Girolamo, ma l’elenco potrebbe essere più lungo – non si sono messi esattamente al servizio del bene comune ma di ben altro genere di affari, in alcuni casi anche criminosi.

Dunque se ha intenzione davvero di creare l’”esercito del bene” il premier dovrebbe prima di tutto fare un bel po’ di pulizia nel suo partito. Poi ci sono le regole, quelle democratiche, quelle che il suo governo spesso non rispetta contrapponendone altre, che il crimine invece di combatterlo, lo generano a loro volta : è il caso delle indagini sulla Protezione civile ( e a proposito : ma perché nessuno ci dice che fine ha fatto il tesorone degli aiuti umanitari – la Protezione civile ha sempre fatto da collettore principale - raccolti con gli sms per le varie calamità ? Sono un botto di miliardi e se tanto mi da tanto, ho tanta paura che anchè lì potremmo avere sorprese amare), è il caso attualissimo che interessa anche il senatore PDL Di Girolamo, che a quanto parrebbe dalle intercettazioni durate anni, è perfettamente organico alla ndrangheta. Complimenti cavalier Berlusconi, se chi vota PDL è costretto a scegliere fra veline, infermiere di coscia lunga e mafiosi impenitenti, vedrà che alla fine l’esercito del bene nascerà sicuramente. Ma non in casa sua, su questo non ci piove.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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IL CANNOCCHIALE