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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
25 agosto 2010
BOLLINO NERO (di Stefano Olivieri)
 

In famiglia nelle due vetture Agila ( vecchio tipo) che possediamo ha smesso all’improvviso di funzionare il condizionatore. E’ successo a inizio luglio, e il pezzo di ricambio è stato finora non disponibile. Risultato: finestrini aperti e viaggi urbani limitati al massimo ( mia moglie adopera l’auto soprattutto per accompagnare Francesco, mio figlio, disabile al 100 %).

La riparazione prevista per ambedue le auto è complessivamente di 600 euro e per il momento abbiamo deciso di soprassedere, sperando che prima o poi il fresco ritorni. Del resto anche il condizionatore è un lusso, il fatto che sia entrato come accessorio fisso anche nelle utilitarie è segno di altri tempi passati, altri scenari sociali, di altri popoli. E poi si è sempre detto che anche il clima è condizionato dal benessere economico, i ricchi stanno al fresco d’estate e al caldo d’inverno, i poveri esattamente il contrario e così sia.

Le vacanze, per chi le ha fatte, stanno per finire. Il paese torna al lavoro ( per chi ce l’ha) e la politica dovrebbe preoccuparsene, perché c’è una crisi gravissima che non da segnali particolari di cedimento. Anzi, al sud comincia soltanto adesso a mostrare i suoi aspetti più allarmanti, con una disoccupazione che fra i giovani tocca la metà della popolazione. Industrie e aziende segnano il passo, il ricorso alla cassa integrazione è ancora altissimo, gli enti locali salassati dal governo centrale non riescono ad aiutare i loro concittadini più deboli. La tv non fa che parlare di bollini rossi e neri per i gaudenti partenti o rientranti ma nulla dice degli incubi di chi è restato a casa e la notte si rigira nel sonno pensando a tasse e bollette da pagare. L’unica cosa certa è che in autunno ci sarà la solita stangata energetica, con buona pace di Berlusconi e dei suoi linguainbocca e i suoi baciamano stagionali con Putin e Gheddafi, proprietari di gas e petrolio che il premier ha sempre detto di portare in Italia a prezzo di favore. Di certo qualche favore lo faranno a lui, a noi restano le bollette sempre più alte.

La politica dovrebbe preoccuparsi della crisi. La Fiat licenzia e non reintegra e alla fine i tre operai di Melfi sono costretti a ricorrere al capo dello Stato, perché il ministro delle infrastrutture è assente. O meglio, è ben presente, nascosto nell’interim di Berlusconi, che i suoi affari industriali per le aziende di famiglia continuerà certo a curarli ma si guarda bene dall’impicciarsi nei problemi degli operai. Tutta la maggioranza di governo gioca al cucuzzaro e al totoelezioni mentre il paese va in frantumi. Perfino Famiglia Cristiana, noto periodico comunista, adesso tuona contro il “berlusconismo”, ma il premier tira avanti dritto, da qui alla fine dell’anno dovrà fare una gimcana continua per schivare i processi e la galera e non ha tempo per curare il paese. Però sorride e promette, perché tanto l’elettore italiano è “come un bambino di undici anni, e neanche troppo sveglio”, sua definizione di qualche tempo fa. Vi prego di guardarlo attentamente in questi giorni di difficoltà, con lui non è il nuovo ad avanzare, è il regime.

Prima o poi accadrà, i tempi sono maturi per non dire marci. Padri e madri di famiglia scenderanno in strada con i loro figli e marceranno verso il palazzo, per cacciare i mercanti dal tempio della democrazia e riprendersi il paese. Per il momento la politica non sembra voler rivendicare che il primato dell’inerzia.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

POLITICA
12 giugno 2009
L’ITALIA DI VILLA TROMBOSA (di Stefano Olivieri)
 

E’ vero, sacrosanto : i problemi sono altri, e pure scottanti. Un prodotto interno lordo che precipita, centinaia di migliaia di famiglie che stentano ormai a racimolare il pane quotidiano, e molte di esse fino a non molto tempo fa non avrebbero mai pensato di scivolare in povertà; i nostri giovani, con la saracinesca del futuro sempre più abbassata davanti ai loro occhi, che si chiedono dove andare e a chi chiedere aiuto; la nostra economia che stenta, senza una strategia di rilancio che venga in soccorso soprattutto delle piccole imprese artigiane e commerciali, e guarda con terrore le nubi che nuovamente si addensano all’orizzonte ( la stampa finanziaria specializzata annuncia da tempo un nuovo virulento ciclone, stavolta in Europa, che arriverà in autunno).

Quale soddisfazione può trarre un licenziato, un cassintegrato, un disoccupato dall’apprendere che il re è nudo, o se non proprio nudo messo in mutande dai suoi stessi pruriti senili ? Nessuna, senza dubbio, anzi un certo genere di notizie accresce il malumore di chi è nei guai non per gossip ma per reale disagio, con il rischio che poi questa insofferenza, questa rabbia da abbandono si riversi non in direzione del governo ma dell’opposizione, di cui i quotidiani che si accaniscono contro Berlusconi sono referenti.

Detto questo però, è lo stesso presidente del consiglio che continua a condurre le danze, mettendosi al centro del palco incurante delle uova marce. Perché lui, almeno fino ad ottobre, quando si pronuncerà la Corte di Cassazione sulla legittimità del lodo Alfano, è corazzato, protetto a tal punto da infischiarsene del tutto se il suo comportamento privato – questioni di privacy a parte : un politico che si definisce statista e che addirittura si mette in lista per il Nobel per la pace (….) non dovrebbe neanche sollevarle – non è proprio irreprensibile. Potrebbe starsene tranquillo e invece attacca, come se il lodo Alfano non fosse abbastanza, aggiungendo una ulteriore corazza, quella del d. sulle intercettazioni, che camufferà del tutto lui ma soprattutto i suoi amici e sodali, mettendoli al riparo dai giudici troppo ficcanaso.

Il direttore di El Pais si sta sfregando le mani dalla felicità da ieri pomeriggio, non appena appresa la notizia dell’ulteriore bavaglio imposto a magistratura e stampa italiana. Il link al suo quotidiano diventerà bollente ora dopo ora, tutti in Italia con il dito pronto a cliccare sulla gallery che mostra l’arzillo nonnetto che si sposa con una docile puledrina nel galoppatoio di villa Trombosa. Le quotazioni del boccaccesco reality sono già a mille, anche perché, a parte il premier e tante bellissime quanto sconosciute figuranti, ancora non sono del tutto noti altri interpreti di spicco. Chi è stato ripreso oltre all’inalberato Topolanek ? C’è per caso anche Bush o Putin, visto che sono stati ospiti del cavaliere ? C’è qualche politico del centrodestra, qualche ministro, magari sposatissimo ?

I cinquemila scatti, silenziosi e micidiali, del cannone di Zappadu presto ce lo diranno. Lo racconteranno al mondo intero grazie al selvaggio web, insofferente a qualsiasi cappio. Viaggeranno da computer a computer, da telefonino a telefonino, attraverso quella tecnologia della diffusione delle immagini che una volta tanto potrebbe non avvantaggiare mister tv. Una vera nemesi per Berlusconi, dagli esiti imponderabili. Perché Ghedini e il folto stuolo di parlamentari avvocati può proteggerlo dai giornali, non da un attacco che potrebbe provenire dall’interno del suo partito o da qualche leader internazionale messo in forte imbarazzo. Proprio così, lo stesso popolo di villa Trombosa potrebbe ammutinarsi verso il suo re e chiederne la testa. Che irriconoscenti. E alla fine anche il cassintegrato incazzato si scoprirebbe ad avere un inconsapevole sospiro di sollievo, che dopo tanta inutile gnocca possa arrivare finalmente un po’ di pane per le famiglie.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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