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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
16 aprile 2015
Due cose per Bersani ( di Stefano Olivieri)


Pierluigi, ho due cose importanti da dirti.

Ti sto seguendo nel programma di Santoro e mi va di dirtele adesso, perché dopo potrei annoiarmi e cambiare canale.

La prima (sulla quale, quando ne parlasti a suo tempo, non ero d’accordo): le elezioni primarie “in sicurezza”, riservate cioè agli iscritti certificati e non ai cani e ai porci, come dire ai fuoriusciti, ai furbi, ai voltagabbana dell’ultima ora e a quelli che intendono la politica come scambio mercenario di favori personale e null’altro.
È vero, la prepotente affermazione di Renzi alle primarie e la conseguente asfaltatura dei suoi avversari, è stato soprattutto il frutto di un cambio repentino di pelle dell’elettorato del PD, che l’ex sindaco fiorentino non solo aveva messo in conto ma ci confidava anche , e parecchio. Non solo per le sue origini politiche (nel suo pantheon personale ci trovi di tutto, ma neanche un comunista o un ex comunista mentre Craxi, solo per fare un nome, occupa un posto di rilievo).
E’ anche vero, però, che nel suo processo di rottamazione Renzi è sceso dalla falciatrice elettrica ed è salito sul caterpillar senza che dall’interno del suo stesso partito si muovesse una foglia. Il che ha un senso, se scali un partito servendoti di un esercito di mercenari fedeli soltanto a te, è difficile che possa incontrare un dissenso importante. Cose che la gente che ha votato Renzi alle primarie poteva anche non sapere o immaginare, ma che deputati e senatori non renziani avevano il dovere di decodificare in tempo. Nessuno ha fatto nulla, neanche tu.
La seconda cosa, che è quella che mi ha davvero spinto a mettermi davanti alla tastiera. Tu dici che Renzi è comunque una risorsa per il PD e che tu la tua battaglia la vuoi condurre dall’interno.
Caro Bersani, il partito del PD è stramorto per ciò che riguarda il riferimento etico politico a cui tu giustamente alludi. E Renzi ha scalato il partito democratico pagando la minore pigione possibile ( l’affitto, appunto) e per il minor tempo possibile, solo quello necessario per assicurarsi il premierato. E tu questo DEVI saperlo, devi essere consapevole della doppiezza dell’uomo che avete messo lassù, alla testa di tutto, senza battere un ciglio. Neanche la segreteria del partito avete voluto togliergli.
Dovete uscire dal partito, tutti quanti, subito. Dovete rendere pubblico, visibile a tutta Italia il fatto che il PD renziano è tutto un altro partito e sta andando altrove, giovandosi di iscritti e supporters a vario titolo che con la sinistra non hanno mai avuto a che fare oggi, ieri e anche l’altro ieri. Avete Il DOVERE di farlo nei confronti di chi, come me, vi ha votato alle ultime elezioni politiche ( e non alle regionale del 41 %, quelle non contano) e se non lo fate subito, lo sbando della sinistra in Italia diventerà totale e sarà soltanto colpa vostra.
E se tu, invece di farlo, continui a dire che Renzi è una risorsa per il PD soltantro perché il PD è cresciuto, a quel punto non soltanto esci dal mio cuore ma mi si insinua il dubbio che anche Bersani, che pensavo dalla schiena dritta, stia pensando a un ministero qualsiasi.

Ora ti ho detto tutto, e con sincerità, senza giri di parole. Pensaci su e stammi bene, Pierluigi.

Stefano Olivieri
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16 marzo 2015
Casson candidato sindaco a Venezia

La minoranza PD vince le primarie a Venezia, Casson candidato sindaco. Certo non è un bel presagio per ladylike Moretti Emoticon grin http://www.repubblica.it/…/ne…/primarie_venezia_-109580020/…

Renzi è riuscito a portare dalla sua parte la maggioranza del partito ma il paese reale è un'altra cosa. Così come le elezioni europee sono un'altra cosa rispetto alle politiche e amministrative.
E' proprio vero, l'Italia cambia verso.

Stefano Olivieri
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POLITICA
15 settembre 2012
VERSO LE PRIMARIE (di Stefano Olivieri)


Chiedo scusa per la lunga assenza. Sono stato impegnato in una avventura culturale (torneo Ioscrittore) e il mio romanzo Ben Nahid è risultato finalista insieme ad altri 29. Ora diventerà un ebook del gruppo editoriale Mauri&Spagnol (che raccoglie sotto di se Longanesi, Garzanti e altre 11 prestigiose case editrici italiane ed estere), e se avrà buone gambe forse diventerà anche di carta, incrociate le dita con me.

Torniamo a noi. Renzi piace ai pidiellini, Bersani non piace ai giovani del PD. Favia non piace a Grillo e Di Pietro non piace a molti grillini. Monti piace tanto a Casini e a Fini e piace poco o niente a una buona metà degli italiani. L’Italia va in malora e la politica si sta riducendo a una specie di face book, inutile e anche un po’ sfottente nei confronti dei cittadini che continuano a passarsela male. Lo spread è sceso sui 330 punti, la Merkel sembra aver fatto pace con Draghi e Monti chiede pazienza per la recessione, perché “dopo” arriveranno i frutti del suo lavoro.

Intanto fare il pieno di benzina è diventato un atto da ricchi, con venti euro non riesci a infilare nel serbatoio dieci litri. I baristi furbi continuano a scontrinare un cliente sì e uno no e il fisco continua a punire soprattutto la classe medio bassa, se calcoliamo la somma fra imposte dirette e indirette e la diversificata capacità di evasione fra lavoratori dipendenti e pensionati. Le pensioni sono state taglieggiate a dovere e così i contratti, per chi ha ancora la fortuna di averne uno collettivo. Lo statuto dei lavoratori è archeologia di basso valore ( sempre secondo Monti e madonnina Fornero) e Marchionne può infischiarsene indisturbato di mantenere le sue promesse.

Questa è l’Italia che sta pagando la seconda rata dell’IMU e si appresta a resistere a un inverno di fame e di disagi mentre il parlamento gioca a mettere e togliere “mipiace” a questo o a quello. Indecoroso surplace da destra a sinistra, si fa di fatto una campagna elettorale badando sempre bene a non attaccare mai frontalmente il premier per la sua strategia smaccatamente liberista. Chi avesse ancora il dubbio che l’Italia non sia stata commissariata dalla finanza internazionale, oggi può toglierselo. Se proprio devo votare PD, voterò alle primarie per Laura Puppato, che non le ha mai mandate a dire a nessuno e si è data ben da fare per il suo territorio. Una donna, una amministratrice attenta all’ambiente e agli sprechi, un politico per sua fortuna non logorato dal tritacarne dei media. Provate a leggere che cosa dice e poi decidete. Questa la sua pagina FB

Stefano Olivieri

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20 agosto 2011
TAGLI A POLITICA: SERVE L'ETICA PRIMA DELL'ARITMETICA

Troppo e male si sta parlando in questi mesi dei risparmi della politica. Quando un argomento diventa un tormentone rilanciato dai media tutto il giorno, finisce che si perde il senso delle proporzioni e qualcuno ci inzuppa dentro il suo pane per il proprio tornaconto e non per senso dello Stato.
 
In mezzo alla folla ci sono sempre i mariuoli, i borseggiatori, quelli che piangono il morto ma fregano il vivo. Oggi tutti vogliono accorciare, taglieggiare i costi della politica, dal numero delle provincie a quello di deputai e senatori. Circolano elenchi degli stipendi di parlamentari, sindaci, assessori, etc. e poi ancora dei bonus, dalla mensa quasi gratuita del Senato fino al barbiere, gli sconti della Tim e chi più ne ha più ne metta. ttenzione, di questo passo arriveremo – qualcuno lo sta già facendo – a dire che l’impegno politico di chi è stato eletto dovrebbe essere assolutamente gratuito. A questo punto vorrei ricordare due cose.
 
La prima: i cosiddetti costi della politica non sono assolutamente circoscritti a stipendi, prebende varie, auto blu, etc. Certo si può risparmiare su queste cose e si può – anzi si deve - rendere più efficiente la macchina legislativa sfoltendo il numero dei parlamentari ed eliminando il bicameralismo perfetto in cambio di qualcosa che dia però le stesse garanzie di democrazia.
 
Il vero costo della politica sta nella corruzione della sua classe. Inutile girarci attorno, è questo il vero problema e se non lo si risolve alla radice, tornerà anche dopo qualsiasi dimagrimento. Perciò non perdiamo tempo in ricette francesi, tedesche o in salsa d’Arcore ( come è noto il premier ebbe a dire una volta che l’intero parlamento era inutile, sarebbero bastati i capi gruppo). E vengo alla seconda cosa che vorrei ricordare:
 
E’ dal 2001, dalla memorabile scoppola che l'Ulivo di Rutelli prese dal presidente operaio (ricordate i maxicartelloni) Silvio Berlusconi, è da allora che in Italia si è cominciato a parlare di primarie. Cioè di far tornare in mano ai cittadini, il popolo sovrano, il potere di scelta basato su una conoscenza reale dei candidati alla cosa pubblica. Perché non basta poter scegliere fra tanti nomi, si deve poter scegliere fra persone oneste e ci devono essere regole e strumenti per controllare questa onestà, al momento del voto e anche in corso d’opera, cioè durante il periodo di delega del deputato e senatore.
 
Noi abbiamo in vigore la legge Calderoli, che ha riempito il parlamento di persone che tutto sono tranne che rappresentanti del popolo. Fra di loro un numero altissimo di inquisiti, condannati, etc. Per non parlare dei servi sciocchi, delle ragazze di bella presenza pronte a organizzare feste di compleanno per il sultano, e via discorrendo. Uno degli effetti aberranti della Calderoli è stato quello di aver accelerato il guasto della frammistione fra politica e affari. Non a caso le cricche sono proliferate, sulle varie emergenze è nato l’affare della Protezione civile che più che altro ha protetto e arricchito i soliti noti, l’Aquila è ancora lì che aspetta.
 
Dunque non basta liberare il campo dalle erbacce, occorre ararlo, rivoltarlo bene con strumenti nuovi. Se dimezzassimo l’attuale classe politica senza mutarla nel suo DNA, l’Italia non risparmierebbe un fico secco. Anzi forse, potrebbero riuscire a rubare ancora meglio.
 
Fra l’altro, quella parte malata dell’imprenditoria italiana che ha sempre fatto affari con la politica, troverebbe assai più vantaggioso avere a che fare con meno parlamentari meno pagati di adesso. Il perché immaginatelo, non voglio offendere la vostra intelligenza.
 
E’ una fase delicata quella che stiamo attraversando, ma bisogna mantenere il buon senso. Perché ci sono sempre gli imbroglioni in agguato, anche e soprattutto nelle istituzioni. Prima si stabiliscano le regole per eleggere i futuri deputati e senatori, poi si provveda ai tagli. E nel frattempo facciamoci dare i soldi da chi non ha mai pagato, per favore.
 
Stefano Olivieri
14 giugno 2011
ORA E' VIETATO FERMARSI, C'E' L'ITALIA DI DOMANI (di Stefano Olivieri)


Quanto e come sia cambiato il parorama politico-sociale negli ultimi due mesi è sotto gli occhi di tutti. I giovani che tornano e la partecipazione, la voglia di esserci e di contare di tutto il popolo italiano, al di fuori dei paletti imposti dai partiti, soprattutto quelli più nuovi che all’improvviso sembrano già troppo vecchi e sorpassati. E’ la fine della seconda repubblica? Chissà, chissà se anche questa domanda è già vecchia, probabilmente sì.

Il risultato dei referendum dice parecchie cose. Prima di tutto: la politica che davvero conta è quella che interessa alla gente comune e che fa la gente comune, è il pane quotidiano e la fatica che si fa per guadagnarlo, è l’acqua e l’aria, l’ambiente in cui viviamo che è bene comune e non lottizzabile, mercatabile. Il primo ministro che dovrebbe rassegnare le dimissioni, se non altro per la sua manifesta e reiterata inoperosità per il bene comune, è l’imprenditrice Prestigiacomo di cui non si sa nulla, neanche dove sia adesso. Missing, scomparsa.

Erano referendum politici, eccome. Perché ci viviamo in questo paese e dobbiamo, anzi vogliamo continuare a viverci facendolo migliore, preservandolo dagli abusi e dagli stupri. Nel nostro mare adriatico, un mare interno, poco profondo e per questo delicato, sono pronti a perforare in cerca di petrolio, qualcuno li fermi. Le nostre spiagge, le nostre coste più belle sono finite in mano agli speculatori, andare al mare la domenica alla “spiaggia libera” è diventato un ricordo da raccontare ai nipoti. Fermiamoli subito, mettiamoli in condizione di non nuocere, facciamoli sloggiare dalla locomotiva.

Vogliamo l’energia rinnovabile per ogni cittadino di questo paese, vogliamo che anche gli incapienti possano avere il loro pannello solare, e per pagarlo lo Stato dovrebbe cominciare a sgrullare le tasche che non ha mai toccato negli ultimi dieci anni. E vogliamo anche un presidente del consiglio rinnovabile, proprio come l’energia: pulito e a basso costo. Vogliamo l’età dell’oro in un momento di crisi, perché è in queste occasioni che si può dare il meglio se tutti realmente sono chiamati a partecipare. Vogliamo che il merito, il talento siano premiati, prima di tutto fra i giovani, ma non solo: l’impiego pubblico e privato negli ultimi anni ha conosciuto un fenomeno, il mobing, di dimensioni criminali. E tutto questo mentre il capo ‘ndrangheta selezionava deputate, assessore e ministre al ritmo del bungabunga, mettendo a carico nostro i loro stipendi.

Questi referendum confermano una volta di più che il popolo è maturo per la democrazia diretta, che è ora di estendere il bilancio partecipativo a tutti i comuni italiani, che è ora di varare una legge nazionale sulle primarie obbligatorie da tenersi prima di ogni consultazione elettorale. Così da consentire ai cittadini di eleggere chi si conosce davvero, così da trasformare l’ipocrisia della “società civile”, da sempre temporaneo gagliardetto da esibire sotto elezioni, in “società politica” a tutti gli effetti, costituita da persone mature e responsabili, che quando scendono in campo lo fanno perché sostenute dall’appoggio e dalla stima di chi le conosce realmente.

I partiti e la politica si adeguino in fretta, con disponibilità e con umiltà mettano a disposizione ciò che questo mondo vitale e variopinto dei movimenti ancora non possiede, perché cresciuto in modo virale sullo spontaneismo e sull’entusiasmo :le regole di delega e rappresentanza in primo luogo, che siano democratiche fino in fondo e consentano un ricambio continuo, una trasfusione benefica dal paese più profondo alla politica rappresentativa. Perché l’assemblearismo va bene per le feste di piazza, ma poi occorre ricostruirlo questo benedetto, meraviglioso mondo nuovo dell’Italia di domani, e a farlo dovranno essere i migliori, scelti nella massima giustizia e trasparenza.

Dice bene Concita De Gregorio sull’Unità: oltre Berlusconi. Lui è già morto e non lo sa, è la casta intera che sta agonizzando. Un avviso alla politica italiana, da destra a sinistra, anche quella considerata estrema: nessuno metta le mani sui risultati referendari, che sono bene comune. Soprattutto Bersani, Vendola, Di Pietro non facciano errori e ascoltino con umiltà, e senza retro pensieri, tutto ciò che ancora ha da dire il popolo italiano. Siamo stati zitti per troppi anni e non vogliamo fermarci, la sovranità deve realmente tornare – e in modo stabile – nelle nostre mani, dunque nessun trucco perché vigileremo. Siamo indignati, ma mica scemi. Niente più deleghe in bianco a nessuno, e intanto via subito questo governo truffaldino. L’Italia che conta non frequenta Aspen bensì il sudore quotidiano.

Stefano Olivieri
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POLITICA
6 gennaio 2011
PASSATA LA FESTA GABBATO LO SANTO ? E NO. 2011, ORA DEVONO PAGARE ( di Stefano OLivieri)

 
Meno male, è arrivata l’epifania che tutte le feste si porta via. Da domani si potrebbe, si dovrebbe tornare a parlare di cose serie, speriamo, e il governo dovrebbe pensare agli italiani.
 
Gli ultimi spunti mediatici di queste festività ci hanno regalato Berlusconi vestito da metronotte che insieme alla befana accompagnava Torreggiani. Poi Tremonti che parla di videogames e di crisi, e dice che abbiamo sconfitto un mostro ( …ma chi ? e quale mostro ?) e adesso ne arriva uno più grosso e feroce. Capita l'antifona ragionier Tremonti, tanto sappiamo poi chi paga.
 
Bossi ciuccia latte alla palude romana e poi torna sulle sue montagne a fare la voce grossa. Alfano che timidamente batte cassa per la giustizia, Romani che si accorge solo adesso del cartello delle assicurazioni, Larussa che non sa che pesci pigliare per i soldati morti che continuano a rientrare dalle missioni di pace.
 
Intanto è stato varato il solito decreto mille proroghe, che testimonia come questo governo intenda tirare a campare senza scegliere. Niente aumenti degli incentivi per il fotovoltaico, poi 400 milioni per il cinquepermille ( e dovrenmmo pure ringraziare…) ma un bel taglio ai fondi dell’editoria (a danno naturalmente dei piccoli e delle tv locali, niente rischi per il cavaliere imprenditore).
 
Berlusconi è ancora a caccia di deputati, fino all’undici gennaio, che è poi la data che conta per verificare quanto di buono o meno buono ci porterà quest’anno 2011. Io consiglierei a questo punto, per non sbagliare, lagenda per la prossima settimana. Ormai si naviga a vista, ma è arrivata l'ora delle scelte :
 
1.    di costringere il PD a smetterla con questa politica dei due forni tutta interna al centrosinistra. Scelga una buona volta fra Vendola e Casini, perché così facendo non fa altro che alzare le quotazioni di borsa di Pierfendi e di quella bufala del quoziente familiare che si porta dietro. Questo governo ha svoltato a destra da un pezzo, per riguadagnare la retta via bisogna svoltare a sinistra almeno fino a quando si sarà realizzata una giusta redistribuzione del reddito, siamo stanchi di furbi e ladroni. Se negheranno le primarie il partito esploderà come un palloncino. Io voterei Vendola ma rimarrei in questo PD, perchè voglio farlo diventare più forte e più vicino al paese.
 
2.    Di contrastare tutti, apertamente e indistintamente, il piano schiavista di Marchionne e Sacconi, che non solo non attirerà investimenti in Italia ma porterà nelle fabbriche un clima da caccia alle streghe. Attenzione bucanieri, gli operai con la pancia vuota e la testa piena di pensieri diventano davvero delle brutte bestie da gestire.
 
3.    di mobilitarsi tutti in una manifestazione nazionale che unisca giovani e vecchi, studenti e operai, uomini e donne, occupati  disoccupati e precari in una sola voce : ANDATEVENE VIA ! Il giorno ? Io ho pensato all’undici gennaio, ma sarebbe meglio il giorno prima altrimenti finisce che la Corte fa slittare di nuovo la sentenza.
 
Non siamo più in democrazia, da un pezzo. Il governo nasconde i conti che sono sicuramente in rosso e quest’anno i nodi verranno al pettine. Di solito i bari quando vengono scoperti la buttano in caciara e cercano di rovesciare il tavolo, e per questo noi tutti DOBBIAMO FERMARLI PRIMA perché siano evidenti le loro responsabilità. Forza italiani riprendiamoci questo paese.

Stefano Olivieri

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22 settembre 2010
Più che un nuovo Ulivo, serve un nuovo PD (di Stefano Olivieri)
 Un’idea di Stato, un’idea di popolo. Sapere con quali compagni di strada fare questo percorso, sapere soprattutto dove andare e quando fermarsi. Ripenso alle parole di un vecchio come Reichlin – la sua riflessione di qualche giorno fa – e guardo il PD che bolle, ribolle in continuazione con quei fagioli che salgono e scendono, sempre più stracotti. A me la zuppa di fagioli piace anche, non la purea, però.

Il guaio è che non si fa prima un partito e poi si costruisce il suo credo. Se si pensa prima ad una carrozzeria pesante, che debba essere capiente e comoda ma anche robusta, che sia sicura ma anche che tenga bene in curva, alla fine le scelte sul motore saranno obbligate. Dovrà essere un motore fatto apposta per spostare tutti quei quintali, e una benzina fatta apposta per bruciare senza inquinare. E soltanto quando motore e carrozzeria saranno messi insieme si potrà sapere se l’auto può andare bene, quanto potrà costare metterla in produzione e a quale pubblico sarà rivolta. Perché, parliamoci chiaro, non ci sarà mai un’automobile che va bene per tutti.

Così un partito, almeno nella accezione che conosco io, quella di una comunità di uomini e donne che si riconoscono in una idea di società comune. Non un contenitore, un canestro. Non una religione monoteista come nel PDL, dove il vero dio non è Berlusconi ma il denaro. Se dico partito intendo luogo di confronto di valori ideali come di problemi quotidiani, di scontro ma alla fine di crescita comune, questo intendo.

Ebbene, mi pare davvero straordinario che tutto sia messo in discussione in questo PD, salvo il suo stesso patto costitutivo. Non sto pensando a uno scioglimento, a un “rompete le righe e fate un po’ come cazzo vi pare”. Sto soltanto dicendo che se il PD è malato, ebbene lo è stato fin dal suo parto. Gli elettori, i cittadini democratici hanno sempre chiesto alla politica – e continuano a chiederlo, unità di intenti e pochi litigi.

Dalla società civile non è mai venuta la richiesta di un partito unico, ma dell’unità fra i partiti sì, certo. Dalla società degli elettori non è mai partita la richiesta di far scrivere il manifesto fondativo a un gruppo di “saggi”, così come non è mai venuta – e ci mancherebbe – quella di lanciare una consultazione di elezioni primarie con regole così bizantine e antidemocratiche ( mi spiegate come un cittadino qualunque può presentarsi in 10, venti collegi diversi e fare campagna elettorale, se non è già un politico conosciuto e riconosciuto?) che non potranno che premiare i soliti noti. O magari un outsider dell'ultimora come Alessandro Profumo, dimissionato dall'Unicredit con 40 milioni di euro (notizia dell'ultimora : "E' Profumo il papa nero del PD ? Pare che il partito abbia pefino commissionato un apposito sondaggio). Ma per favore...

Ora tutti a piangere il partito (quasi) morto ma nessuno che dica “Ok, rifondiamolo, ma stavolta facciamo parlare i cittadini elettori per davvero!”. Perché pensate che basti sostituire una faccia per evitare l’emorragia di consensi? Il partito non è un canestro, ma una comunità viva. Il partito, è bene chiarirlo, siamo tutti noi, una testa un voto. E se così com’è non va bene, bisogna rivoltarlo e rifarlo daccapo. Cercando prima di tutto una convergenza su quell’idea comune di società democratica che oggi non appare per niente chiara. Una società che sappia darsi uno governo forte e autorevole, che sappia guardare lontano e sia in grado di varare progetti senza fare macelleria sociale; che sappia parlare con onestà alla sua gente quando ci sono momenti difficili, ma sappia anche sanzionare con durezza i comportamenti fraudolenti. Una società del merito e dell’onestà, dei diritti e dei doveri condivisi da tutti, perché il malanno peggiore non è Berlusconi ma la filosofia che in vent’anni quest’uomo, prima da monopolista tv e poi anche da premier, ha inteso inoculare profondamente nel popolo italiano. Continuiamo a chiamarci democrazia, ma dobbiamo inseguirla, riconquistarla non sarà per niente semplice anche se il centrosinistra riuscisse a vincere le prossime elezioni politiche. Perciò rifacciamolo dalle fondamenta questo partito, con elezioni primarie senza trucchi, dove escano fuori prima di tutto i programmi e poi i volti. Si parla di nuovo ulivo, ma qui serve urgentemente un nuovo PD.

Stefano Olivieri

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POLITICA
13 settembre 2010
SETTEMBRE, ANDIAMO (di Stefano Olivieri)
 

E' tempo di migrare, di andarsene, di desistere…

O di votare, chissà. Chiudono le feste dei partiti e si aprono le scuole, in perfetta sincronia. Torniamo a lavorare sotto l’incerto sole di settembre, ma questo autunno sarà infuocato, dalle fabbriche agli uffici, dalla scuola alla sanità.

Dall'inizio di questa legislatura abbiamo visto di tutto. Dalle costole dei due maggiori partiti italiani sono nate due nuove formazioni, l’Api di Rutelli e Fli di Fini. Il primo all’opposizione, il secondo pure ma restando dentro al governo. Il governo e il premier non sono stati mai così deboli, eppure l’opposizione non scende ancora in piazza. E dire che di che protestare ce ne sarebbe d’avanzo, dal caso Pomigliano alla disdetta di Federmeccanica, dalla riforma Gelmini alla sicurezza sul lavoro, fino alle cricche ancora impunite, passando dal Cesare delle intercettazioni, che poi era Berlusconi e non altri, i carabinieri avevano visto giusto, nonostante le barzellette sul loro conto. La Lega che punta in continuazione su una roulette impazzita, una volta sul rosso e subito dopo sul nero, adeguandosi alle scalmane del premier pigliatutto. Altro che Roma ladrona, questa è Lega magnona e servona, ampolle e folklore a parte. Ma che vuol dire tutto questo?

Il risultato è che la gente salta ormai a piè pari la prima pagina dei quotidiani e va alla pagina sportiva. Anche qui trova una certa confusione, con le provinciali che prendono a schiaffi le squadre miliardarie, ma almeno è solo calcio. Manca il sogno che possa curare la depressione di una crisi troppo lunga, manca il senso di essere qualcosa di più di un insieme di singoli abbandonati a se stessi, manca la voglia di dire a noi stessi e all’Europa che sì, siamo italiani e ne siamo fieri, perché sapremo cacciare mercanti e furbetti dal tempio della democrazia e i nostri figli conosceranno finalmente l’età dell’oro.

Il brutto è che lentamente, lascivamente prenda piede la convinzione che ci sia una super cricca ancora più vasta e potente delle precedenti, che ha messo in scena una fiction per addormentare il popolo dei senza nome. Una criccona dai mille volti come la mitica medusa, e anche dalle mille ideologie, che si muove, si muove ma poi alla fine resta sempre lì, bene abbarbicata al potere, quale che sia. Se questa convinzione, se questa febbre si fa strada i prossimi risultati elettorali potrebbero premiare novelli campioni dell’antipolitica ancora più populisti e dispotici dei precedenti.

Per questo, insisto, servono le primarie VERE, e presto. Bersani auspica un “grande risveglio italiano” e dice che le primarie servono, ma prima ancora servono i programmi. Benissimo, anzi, no, scusa Bersani. Perchè il grande risveglio deve essere della politica soprattutto, dal momentio che il popolo italiano è sveglio da un pezzo, guai ad addormentarsi quando ti tolgono anche il pane quotidiano.
E le primarie, poi : perché non fare in modo che portino al suffragio universale non solo dei nomi e dei volti, ma anche e prima di tutto delle istanze popolari di cui quei volti, quei nomi vogliono farsi carico? Perché i partiti non fanno un passo indietro una volta tanto e si consente al paese di scrivere l’agenda delle vere emergenze, chiamando chi si candida a rispondere subito nel concreto, all’atto stesso della candidatura, con delle risposte circostanziate ai problemi e non solo con slogan ?

Ricordo, millenni fa, che nel partito in cui militavo, in fase congressuale si definivano due o più mozioni, attorno alle quali si costruiva un vero e proprio programma e una squadra. Perché non farlo con le primarie di coalizione, visto che c’è da ricostruire un paese e indiscutibilmente, che si parli di nuovo Ulivo o di coalizione allargata al centro, le ricette per il lavoro, il welfare, la scuola, l’ambiente, etc saranno indubbiamente più di una?

Questo sarebbe davvero NUOVO. Far parlare le idee, le intenzioni, le necessità della gente, che voterebbe questa o quella ricetta insieme a questo o quel nominativo, indipendentemente dai partiti di riferimento, dalle ideologie, dalle bandiere. Questo era lo spirito dell’Ulivo del 96, l’unico finora davvero vincente perché nato direttamente dal popolo. Ma quell’ulivo i partiti lo misero sotto chiave il giorno appresso alla vittoria elettorale, andando incontro alla catastrofe. Pensiamo a qualcosa di davvero nuovo, e non a un PD che sta alla finestra (ulivo stretto; ulivo corto… ricordate ?).

Non sto qui a tirare la volata a nessuno, ma dico : muoviamoci ora. L’avversario è alle corde, abbiamo il dovere di mostrare il re nudo. Altrimenti saremo complici. Come in un brutto sogno, mi tornano alla memoria le parole di Violante, durante il governo Berlusconi precedente – il 2003, ma forse mi sbaglio – quando ricordava al premier un patto di non belligeranza. Attenzione che poi la gente alla supercricca finisce per crederci davvero.

Stefano Olivieri

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POLITICA
14 aprile 2010
Italia a rischio default, Berlusconi deve andarsene ( di Stefano Olivieri)
 

Erano dieci giorni che non scrivevo più, la sindrome della pagina bianca che ti prende quando ti rendi conto, leggendo in giro su giornali e web, ascoltando la radio e seguendo la tv, parlando con il tuo vicino e origliando le chiacchiere sull’autobus, che questo paese si sta accartocciando su se stesso, spinto non da un regime straniero e dominatore, non da un premier che pure è amato sempre meno e inviso almeno alla metà della popolazione. Niente di tutto questo : siamo, per la gran parte, vittime di noi stessi, incapaci di riprendere le fila di un discorso che prima che politico è economico e prima che economico è, squisitamente e totalmente, etico e morale. Un dramma quello dell’Italia di oggi, che si trascinerà anche in epoca postberlusconiana perché questo genere di elaborazioni impegna tempo e risorse collettive, dialettiche generazionali che hanno bisogno di confrontarsi liberamente e tranquillamente fuori da ogni livore politico, e questo oggi proprio non si può, non si sa più fare.

L’Italia postideologica scopre di non avere più fretta perché improvvisamente non sa più dove andare, soprattutto a sinistra. Abbiamo buttato via il bambino insieme all’acqua sporca, abbiamo sacrificato Gramsci e Marx, la bandiera rossa e la falce e martello sull’altare di un indistinto sogno plurale, senza pensare che dentro a quella ideologia, pur sclerotizzata da surfetazioni e ridondanze inutili, pur inquinata dalla clientela e dagli interessi di bottega di una sempre più insipiente classe politica, ebbene lì dentro c’era un carico prezioso di ideali e di valori senza tempo che avrebbe meritato invece di essere salvaguardato, protetto, nutrito da tutti.

Invece no, oggi ci continuiamo a interrogare sull’operaio leghista e sul botto che ha fatto Beppe Grillo, ci preoccupiamo del progressivo disinteresse della gente, soprattutto i giovani, per la partecipazione politica ma non vogliamo ammettere a noi stessi che la politica, anzi la Politica, quella che meriterebbe sempre il primato in un paese democratico, crisi o non crisi, in Italia è morta. Amen.

Attenzione Italia. Non c’è più tempo per elucubrazioni sul tipo che al posto di Bersani ci starebbe meglio Vendola, Saviano o Montezemolo. Non c’è più tempo per imprecare sul governo ladro e liberticida o sul tuo partito che vuol giocare la partita delle riforme con un baro incallito come Berlusconi, interessato soltanto a stare lontano dai processi che lo riguardano. Non c’è più tempo perché l’Italia è a rischio default, dal governo centrale a quelli locali, indebitati fino agli occhi al punto che presto mancheranno le risorse anche per gli ammortizzatori sociali, e se non si rivoltano finalmente le tasche ai furbi e ai furbetti per trovare nuove risorse il prossimo salasso fiscale innescherà la sovversione sociale fra la povera gente che ha sempre pagato, e che non può più pagare.

Ero stato buon profeta purtroppo per tutti, quando avvertivo che i giochi stavano per concludersi. L’effetto domino che nei prossimi mesi farà scivolare più della metà del ceto medio nella povertà di fatto non sembra essere nell’agenda delle priorità governative, tutte occupate dalle ansie del presidente Berlusconi : ddl intercettazioni, giustizia, semipresidenzialismo a turno unico come vuole lui. la combinazione dello scenario economico sociale italiano con gli interessi personalissimi del premier è una miscela altamente instabile che può detonare da un momento all’altro, e questo non è certo il momento di dire “tanto peggio tanto meglio” perché in una stretta autoritaria e nel dilagare di sommosse cruente in giro per il paese – come vedete non voglio appositamente parlare di rivoluzione – chi ci perderà per prima sarà la povera gente, i ricchi sanno sempre come mettersi al riparo.

Serve, adesso più che mai, la massima unità fra tutti i democratici, che si facciano o no i comitati di liberazione nazionali non è importante, è essenziale agire subito e parlare al paese tutto usando la verità, per brutta e drammatica che sia : l’Italia è a rischio default e questo governo deve andarsene subito, non fra tre anni, se vogliamo provare a raddrizzare la nave. Da oggi basta chiacchiere, il futuro deve tornare nelle nostre mani rapidamente altrimenti non lo avremo più, non lo avranno neanche i nostri figli.

Come dare la spallata al governo rispettando la democrazia è solo un problema di volontà e di organizzazione. Spetta al maggiore partito di opposizione ragionare sulle giuste modalità organizzative, ma è fuor di dubbio che se Bersani dovesse tergiversare troppo dovrà essere sostituito, perché non si accelera soltanto a parole. C’è un tempo per le parole e un altro per l’azione, l’Italia democratica non può più aspettare. Blocchiamo Roma, presidiamo ogni giorno per i prossimi mesi palazzo Chigi con i milioni di disoccupati, precari, cassintegrati, licenziati di questa Italia dei miracoli berlusconiani, a testimoniare per chi si è addormentato davanti alla tv che la crisi c’è e morde ed è necessario fermarla, bloccando il manovratore. Mandiamo via Berlusconi, buttiamo via la legge elettorale Calderoli, facciamo le primarie nazionali per tutti i partiti e che la gente possa votare rappresentanti del suo territorio, che conosce direttamente. Restituiamo il paese alle regole di democrazia dei padri costituenti o sarà la fine.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

25 gennaio 2010
IL CENTROSINISTRA DI VENDOLA CONVINCE DI PIU' ( di Stefano Olivieri)
 

Due elettori su tre hanno scelto alle primarie in Puglia  Vendola come candidato del centrosinistra. Malgrado il maggior partito di opposizione, il PD, avesse schierato un altro candidato, Boccia, lo stesso che Vendola aveva già battuto quando divenne governatore. Boccia, a detta dei dirigenti PD bene informati ( …..) avrebbe potuto garantire l’appoggio di Casini al momento delle elezioni vere e proprie. Malgrado questa "referenza"  Boccia è stato bocciato e adesso per il PD la domanda è : vale più, in prospettiva nazionale, il centrosinistra di Vendola o quello di Boccia ? Ovvero : Casini va inseguito e corteggiato, o va piuttosto ricercato un riavvicinamento a sinistra, non tanto in riferimento ai partiti ormai extraparlamentari, quanto agli elettori, quegli stessi elettori che complessivamente garantirono al governo dell’Unione un più che apprezzabile 18 % di voti complessivi ?

La risposta spetta a Bersani ma anche a tutti noi, perché le prossime elezioni regionali, come ho già scritto una volta, saranno un referendum fra democrazia e regime, lo sappiamo tutti. E tutti i candidati schierati dal centrosinistra, unito o disgiunto che sia, dovrebbero porsi questo problema, piuttosto che quello di raggiungere le poltrone di governatori. Vale per tutte le regioni, dal Lazio alla Campania, dal Piemonte alla Calabria. O si vince tutti insieme facendo una campagna vera, concreta, sui problemi reali di tutto il paese e che aggreghi a sinistra, o si cambia del tutto pelle e si fa un salto nel buio con l’apertura a Casini. Il quale, già lo sappiamo, si riserverà sempre il diritto di scegliere fino alla fine, perché Berlusconi continua a corteggiarlo.

Chiarezza o queste elezioni si perdono male, e si apre la strada a una stretta autoritaria. A me il centrosinistra di Nichi Vendola piace, e anche tanto. Parla il mio linguaggio, è attento al territorio ma anche all’etica generale della politica, infine fa sognare un mondo migliore, quello di cui hanno soprattutto bisogno le generazioni più giovani.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


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permalink | inviato da Stefano51 il 25/1/2010 alle 14:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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