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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
5 dicembre 2008
L’Ambiente ? Può aspettare ( di Stefano Olivieri)
 



Nella affermazione di Tremonti “
Per il futuro voglio ribadire un criterio: i crediti di imposta non sono e non possono essere un bancomat. Troppe volte sono stati utilizzati come bancomat” è concentrato tutto il disinteresse – per non dire il disprezzo – che questa destra al potere riserva a problemi come la tutela dell’ambiente, lo sviluppo delle energie rinnovabili, l’inquinamento. E’ un davvero fatto grave che il ministro Tremonti non percepisca – sarebbe da chiedergli se non può o non vuole farlo - nulla al di là dell’onere, del mero impegno finanziario del governo in uno scenario che in tutto il resto del mondo applica l’ottica virtuosa di trasformare la necessità di evitare la catastrofe climatica in una nuova opportunità di sviluppo economico sociale. Perchè il nostro paese, con il suo grave dissesto idrogeologico, con il suo abusivismo selvaggio dovuto ai troppi scriteriati condoni, con la sua spazzatura ma anche con i suoi tanti fiumi, il suo mare, il suo vento, la sua fortunata esposizione solare avrebbe bisogno oggi proprio di questo : uno strutturale definitivo reset rispetto a un passato spensierato quanto criminale, imboccando una strada nuova che da un canto farebbe benissimo alle nostre imprese di alta tecnologia impegnate sull’ambiente e dall’altra favorirebbe la crescita diffusa di culture positive e non solo sanzionatorie del rispetto ambientale e del risparmio energetico mai sufficientemente coltivate e propagandate.

L’Enea ha in questi giorni stimato che gli sgravi fiscali a sostegno dell’efficienza energetica hanno sfiorato nel solo biennio 2007 – 2008 1,8 miliardi di euro. Tremonti ha, è vero, eliminato la retroattività del suo provvedimento ( un errore, quello di introdurla in prima battuta, che non si scuserebbe nemmeno a uno studente del primo anno di economia politica : io affronto una spesa di ristrutturazione in piena vigenza di una legge che mi consente di detrarre una parte della spesa stessa, e poi a lavori ultimati arriva uno che mi cambia la legge anche per il passato…! ) ma ha stanziato nel 2009 per il 2010 soltanto 185 milioni di euro e 314 milioni nel 2010 per il 2011. In pratica il ministro non lo dice, ma questa stretta si traduce di fatto in una vera e propria moratoria, una frenata inopinata e criminale nel campo del risparmio energetico di un paese che importa a caro prezzo quasi tutta l’energia necessaria. Ovviamente una cosa del genere – è appena il caso di ricordarlo – non significherà soltanto una Italia più sozza e più inquinata di prima, ma scaverà ancora di più il solco nella diversa qualità della vita fra ricchi e poveri, stante il fatto che se sono ricco il pannello solare me lo piazzo lo stesso sul tetto e me ne frego dello sgravio che non c’è, se non ho mezzi finanziari devo quantomeno rimandare l’operazione.

Perché Berlusconi dell’ambiente non ne sa nulla e di quel poco che sa, se ne frega. Per lui, ex palazzinaro, al massimo conta “il verde” come valore aggiunto alle palazzine di Milano2. In Sardegna ha stuprato serenamente ettari ed ettari di fronte alla sua villa per riprodurre uno scenario texano per l’amico George, trapiantando migliaia di cactus al posto di mirti e corbezzoli. E quando ha scelto la Prestigiacomo per il ministero dell’Ambiente ( Matteoli dopo i noti fatti giudiziari era bruciato per quel ruolo) lo ha fatto ben sapendo che tipo di rispetto per ambiente, inquinamento, sicurezza aveva l’imprenditrice Prestigiacomo nelle sue aziende siciliane.

Se questa dell'ambiente era una occasione ghiotta per restituire competitività europea alle imprese italiane di alta e altissima tecnologia, beh, l'abbiamo già perso. Tutti gli ordinativi legati al mercato del risparmio energetico hanno subito una improvvisa battuta d'arresto e una nuova crisi di settore si aggiunge a quella generale. E andrà a farsi benedire anche la progressiva emersione dal nero di tante imprese del settore, innescata a suo tempo dall'introduzione degli sgravi. Evidentemente ci sono imprese e imprese per il premier, non tutte meritano di essere coccolate e protette dal governo. Insomma, per citare Crozza : “... abbiamo già salvato l’Alitalia, il pianeta può aspettare…”

23 ottobre 2008
CAMPIONI DI TAGLI
Se può servire per la manifestazione....
21 ottobre 2008
Quello di Stefania è proprio un bell’ambiente ( di Stefano Olivieri)

Berlusconi da ex palazzinaro l’ambiente lo ha sempre definito eufemisticamente “ il verde”, cioè quelle macchie vegetali che si disegnano attorno alle palazzine signorili prima di far vedere la planimetria ai potenziali acquirenti. La cultura ambientalista, l’ecologia, lo sviluppo sostenibile sono stati sempre argomenti piuttosto indigesti per il cavaliere, che tuttavia di tanto verde ama circondare, più che altro per proteggere una privacy dorata, le tante ville di sua proprietà, da Arcore alla costa smeralda in Sardegna, dalle Bermuda a Cernobbio passando per il lago Maggiore. Il nostro premier non si intende di botanica e ancor meno di impatto ambientale : in Sardegna non ha esitato a far stuprare un’intera scogliera per fare posto ad una darsena sotterranea da fare invidia alla Spectre. E per coronare il suo idillio con l’amico George che ogni tanto lo è venuto a trovare ha fatto radere al suolo ettari interi di meravigliosa macchia mediterranea, lecci, lentisci, corbezzoli e mirti centenari a farsi benedire sotto la ruspa per fare posto a un finto deserto texano di cinquemila cactus.

Uno così chi fa ministro dell’ambiente, una volta che diventa premier ?

La prima volta Berlusconi ci provò con Altero Matteoli, che da ministro dell’ambiente fu indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio in relazione all’inchiesta sul “mostro di Procchio”, un complesso in costruzione a Marciana nell’isola d’Elba, inchiesta che coinvolse, fra gli altri, un giudice e due prefetti accusati di corruzione. Dalle accuse pare che Matteoli si sia comportato come Cuffaro, ossia, abbia avvertito il prefetto di Livorno Vincenzo Gallitto di essere sotto indagine. Gallitto si incontrò a Portoferraio con il suo ex vice Giuseppe Pesce, col giudice Germano Lamberti e con l’ingegner Uberto Coppetelli, che a quel tempo era appunto il direttore dei lavori dell’insediamento di Procchio. Questa vicenda è tornata a galla recentemente a causa del cosiddetto “lodo Consolo” con cui si vorrebbe appunto dotare di paracadute giudiziario anche l’ex ministro dell’ambiente, come già accaduto per Previti.
Poi ultimamente è arrivata Stefania Prestigiacomo. Una che sull’ambiente la sa lunga, non fosse altro per il fatto che con le leggi ambientali ( e anche con le denunce, sanzioni e condanne relative) la sua famiglia di imprenditori in quel di Priolo ha avuto a che fare non poco negli ultimi decenni.

Perché Stefania Prestigiacomo prima di diventare ministra è stata – e per quanto ne sappiamo lo è tuttora – imprenditrice e figlia di imprenditori nella azienda di famiglia – la COEMI – ma non è tutto : il nostro attuale ministro dell’ambiente è' titolare del 21,5% della Fincoe di Casalecchio di Reno (BO), quota che detiene anche sua sorella Maria Pia e il papà Giuseppe, vicepresidente di Confindustria a Siracusa col 10%. I 3 insieme hanno la maggioranza assoluta dell’azienda, holding di famiglia con radici a Bologna ma interessi in Sicilia. La Fincoe è proprietaria al 99% della Coemi Spa di Priolo (SR), la Coemi controlla il 60% della “Vetroresina Engineering Development” (Ved) di Priolo (SR), il 22,5% della Ved appartiene al Gruppo “Sarplast s.p.a.” di Priolo (SR) di cui Giuseppe Prestigiacomo ha il 6,5%. Per inciso : la Sarplast è fallita nel 1997 e, a causa di un’inquietante serie di incidenti e malattie dei dipendenti, dal 2000 è al centro di un’indagine della Procura di Siracusa: il fascicolo parla di lesioni colpose. 3 operai hanno avuto figli con malformazioni congenite, altri operai non fumatori si sono ritrovati dopo 10 anni polvere nei polmoni, un dipendente morì cadendo da un traliccio, pochi mesi prima un altro dipendente rimase gravemente ferito. Un’irruzione della Polizia nelle aziende dei Prestigiacomo rilevò una serie di violazioni.

La procura di Siracusa indaga sul fallimento della Sarplast poiché sono venuti a galla ammanchi di diverse decine di miliardi di vecchie lire sottratte alle casse della società madre e di quelle controllate, attraverso numerose operazioni illecite. Alle grane che riguardano salute e la sicurezza dei dipendenti delle aziende dei Prestigiacomo, si deve aggiungere la grana del crack Sarplast e le pendenze col fisco per 6 miliardi di vecchie lire accumulate in un triennio. Il maxiemendamento del precedente governo Berlusconi che escluse dalla punibilità i reati tributari e quelli connessi al loro occultamento, permise tuttavia alla Procura siciliana di avviare un'indagine per bancarotta perché nel 2003 l'allora presidente Ciampi non firmò la tanto agognata amnistia. Fra l’altro, mentre allora come neoministro delle pari opportunità la Prestigiacomo si diceva premurosamente attenta ai problemi e alla salute di vecchi e disabili, come imprenditore invece si dava da fare per tappare la bocca a chi la salute sua e dei figli la stava perdendo a causa dell’inquinamento industriale, ad esempio quello prodotto dalla VED di Priolo, l’industria di vetroresina di proprietà dei Prestigiacomo.

Priolo è la città che ha maggiormente beneficiato della nascita e della ascesa rapida del polo pertrolchimico siciliano, fin dagli anni sessanta. Posti di lavoro, benessere economico che cresce in fretta, ma anche una profonda e diffusa disattenzione ambientale. Chi vive all’interno del triangolo industriale siracusano ( Melilli, Augusta e Priolo) si sente a rischio salute e ha ragione di crederlo. Quasi metà della popolazione ritiene inoltre che il rischio inquinamento della zona sia notevolmente aumentato negli ultimi dieci anni, a causa di un totale disinteresse politico ed economico di politici e imprenditori locali. Un nome solo valga per tutti : Eternit. La fabbrica è stata chiusa ma una bonifica seria non è stata ancora fatta nella zona. Emissioni di sostanze nocive, il continuo indiscriminato sversamento di sostanze inquinanti nel mare, l’interramento di prodotti e scarti di varia natura hanno prodotto una catastrofe ambientale. Recenti studi sulla mortalità tra la popolazione residente nei comuni dell’area Augusta - Priolo hanno riscontrato eccessi di morti premature tra gli uomini per cause tumorali pari al 10% in più rispetto alla media regionale, e per il tumore polmonare l’eccesso è pari al 20% circa. L’ufficio di Medicina del lavoro di Messina ha riscontrato nelle urine dei lavoratori della ditta Coemi, società controllata dalla Fincoe srl, addetti all’impianto cloro-soda, concentrazioni di mercurio molto al di sopra del limite consentito. Coemi e Fincoe sono aziende della famiglia Prestigiacomo.

Nel 1993 Sebastiano Guzzardi, un operaio di 36 anni della VED (Vetroresina Engineering Development la fabbrica di vetroresina di proprietà della Prestigiacomo), scopre che suo figlio ha una malformazione congenita dell’uretere che fa tornare i veleni del suo corpo al rene, danneggiandolo. Per fortuna dopo ben due operazioni il piccolo è tornato quasi alla normalità : ora ha sette anni e vive una vita serena, anche se il rene è danneggiato e deve essere comunque soggetto a controlli frequenti. Il suo però non è un caso isolato perchè tre anni dopo un collega di Guzzardi si ritrova nella medesima situazione: suo figlio nasce con una malformazione all’uretere. Anche lui ha la febbre e il reflusso urinario. Anche lui è operato a Vicenza. Non passa un anno e un altro operaio ha una bambina che nasce con la febbre e problemi alle vie urinarie. A questo punto Guzzardi ne parla al suo padrone, Giuseppe Prestigiacomo, e alla Asl, ma senza riscontri apprezzabili. La CGIL invece lo aiuta e lo fa eleggere rappresentante sindacale in azienda. Il sindacato Cgil avvia anche una campagna per migliorare le condizioni di lavoro in fabbrica, ma la famiglia Prestigiacomo non mostra di apprezzare, anzi il 14 maggio l’azienda spedisce a Guzzardi una lettera minacciosa. Eppure la richiesta portata dal sindacato di comprare gli aspiratori per tutelare i polmoni dei dipendenti non era per niente campata in aria. Alla fine soltanto dopo le indagini della procura gli aspiratori vengono installati, a riprova del fatto che le sostanze usate per produrre la vetroresina potrebbero avere un legame con le malattie.
Alcuni operai ricordano ad esempio che in fabbrica in passato si usava una sostanza chimica denominata dimetil anilina. Per capire di che cosa parliamo riporto soltanto due link trovati in due secondi sul web,
quello dell’Euratom del 2007 e quest’altro della Zetalab spagnola. Non ci sarebbe voluto granchè per avviare una qualsiasi indagine conoscitiva, ma è uno sforzo che la famiglia Prestigiacomo ha accuratamente evitato di fare. Forse perché avrebbe nociuto all’immagine della rampolla, all’epoca politico in rampante ascesa.

L’azienda VED è arrivata a perfino negare una settimana di ferie, trasformata in cassa integrazione, a un lavoratore che chiedeva di stare vicino al figlio durante l’intervento chirurgico. Un altro operaio ha avuto due figli nati con alcune dita delle mani attaccate. L’operaio chiese un prestito da trattenere in busta paga per la seconda operazione, ma gli fu opposto un rifiuto, e soltanto grazie a una colletta dei colleghi il bambino è stato operato. Bell’ambiente davvero, quello della ministra Prestigiacomo. Pensare che Sebastiano Guzzardi, l’operaio che per primo ha osato alzare la testa, è anche suo cugino di secondo grado. Se tratta così un parente, se tratta così gli operai delle sue fabbriche, figuriamoci gli scrupoli che può farsi la ministra per i problemi da inquinamento ambientale di tutti gli italiani. In quel rifiuto a Bruxelles e a Sarcozy c’è a questo punto anche il fumus di un conflitto di interessi. Ma questo, certo, da un ministro del governo Berlusconi è proprio il minimo che ci potremmo aspettare….

Note : alcuni brani di questo articolo sono ripresi interamente dalle fonti sottocitate. Ho evitato di inserire ogni volta il virgolettato e l'origine della fonte per favorire la leggibilità del testo.

Un grazie doveroso ai "vecchietti di Cecchina" che per primi hanno ritirato fuori gli scheletri dall'armadio della ministra siciliana

Fonti :

Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Polo_petrolchimico_siracusano );

Legambiente (http://www.verdenero.it/doc/3_la_chimica_dei_veleni.pdf );

La Siciliaweb (http://blog.lasiciliaweb.it/gattardi/index.php?entry=entry080508-120819 ) ;

L’Espresso ( articolo di Marco Lillo del 25 ottobre 2001 dal titolo “ la fabbrica delle malattie”

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