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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
22 giugno 2009
Quelle rose gelate ( di Stefano Olivieri)
 

Esistono infiniti, indescrivibili e straordinari modi di dare amore ad una giovane donna. Ne hanno cantato poeti e prosatori da quando è nato il linguaggio, e ciascuno di noi ha dentro di se un giardino segreto dove conserva immagini, suoni, sapori di incontri con l’altra metà del cielo che più gli hanno fatto battere il cuore.

La donna è una rosa che sboccia, risplende e poi sfiorisce, Quando si ama una donna non si bada se sia nella sua primavera o nel suo autunno, perché ogni stagione della vita ha un po’ di sale e un po’ di miele racchiusi insieme. Ma una donna che sboccia è uno spettacolo che ferma il cuore, e solo il cuore merita. Coglierla soltanto per strapparle i petali, violando la sua fragranza soltanto per soddisfare un desiderio bestiale, non ci fa certo più uomini, e non ci rende più giovani se non lo siamo più. Non c’è immagine più spregevole di un uomo vecchio che approfitta di giovani donne solo per assaporarne fugacemente il profumo, e per farlo è disposto a pagare. Quelle rose resteranno belle per qualche giorno, poi come gelate da un inverno precoce appassiranno rapidamente.

Per ciascuna di queste giovani bellissime ma inutili rose che hanno avuto il privilegio di decorare la tavola dell’imperatore, ci sono centinaia, migliaia di margherite e di viole nascoste nell’erba, a cui hanno negato il sole, l’acqua buona, la terra fertile, soltanto perché non hanno saputo, o per dir meglio non hanno voluto mettersi in mostra per essere raccolte.

Per ogni giovane donna, bellissima ma debole al punto da preferire di far cogliere il proprio corpo e non la propria mente e per questo, nell’Italia di papi, omaggiata di farfalle dorate, di automobili, appartamenti, collier di diamanti, viaggi da sogno, esistono migliaia di ragazze che hanno voluto dire no e per questo adesso sgomitano e faticano più del dovuto per farsi strada senza trucchi, senza scorciatoie dorate, senza colpi di basso ventre. L’Italia ha meravigliosi talenti da mettere in gioco, ma fin quando nella stanza dei bottoni ci sarà papi avremo non solo un governo, ma un intero paese che andrà a puttane. Potremo chiudere questa triste pagina italiana quando sopratutto le donne, tutte le donne si renderanno conto fino in fondo di come e di quanto siano state offese, violentate, mortificate e mercificate dall’”utilizzatore finale”. Ci vorrebbe una nuova Resistenza, tutta al femminile, per fermare questa cinica violenza quotidiana, che rimbalza dalla tv ai giornali inondando case, scuole, piazze, fabbriche e uffici, e che ha il suo primo referente in colui che dovrebbe dare l’esempio a tutti. E invece, in questa Italia che va sempre più a puttane, perde tempo correndo dietro a chi lo chiama papi.

Abbiamo letto tutti dell’andirivieni notturno a palazzo Grazioli, in certe sere della settimana. Come in un club privè, una telefonata e il portone si apre, niente poliziotti, niente custodi, niente di niente. Un terrorista travestito da gnocca potrebbe minare in qualsiasi momento il cuore delle istituzioni in questo paese dove proprio sulla insicurezza dei cittadini il governo ha voluto costruire gran parte dei suoi consensi elettorali. Le ragazze sfilano alla chetichella, tutte bellissime, italiane e anche straniere, extracomunitarie a cui nessuno chiederà quella sera il permesso di soggiorno, anche se poi ci passano la notte nella casa del primo cittadino d’Italia. E lui lì ad accoglierle, a raccontare barzellette, a mostrare le gioie di casa cominciando dalle foto di moglie e figli, esibite senza pudore alcuno in una serata che si sa già come andrà a finire. Qualcuna di queste ragazze racconterà che poi con lui non c’è stato nulla, e che anzi ha ricevuto regali e denaro senza dare in cambio nulla. Può essere anche vero, perché d’altra parte è nella quantità che si fa la qualità della scelta, come suggerisce la tecnica aziendale. L’utilizzatore finale ha diritto di scelta ma è magnanimo con le escluse, prodigo perché se lo può permettere, molto di quello sfarzo d’altronde è pagato dai contribuenti.

Per questo tutto ciò non è più gossip, chiacchiera denigratoria, senso di rivalsa. A qualunque uomo piacerebbe, almeno per un giorno, possedere l’”arcivernice” del prof. Pier Cloruro de Lambicchi, con cui basta pennellare un immagine per farla diventare reale, e far uscire fuori da una rivista per soli uomini un intero plotone di ragazze bellissime e disponibili. Ma qui non si parla di un capriccio, di una occasionale caduta di stile, di un isolato scaldaletto bensì della regola, della routine settimanale di un uomo a cui gli italiani hanno affidato lo Stato. E constatare che durante questa gravissima crisi che ha preso il paese e che inghiotte ogni giorno centinaia di famiglie, il premier metta in cima alla sua agenda viagra e pistolino, beh non può fare piacere nemmeno al più acritico dei suoi sostenitori. Se perfino i vescovi della chiesa di Ratzinger - un papa che certo non è lontano dai potenti – chiedono a papi di chiarire, vuol dire che si è toccato il fondo della botte e lì la melma è tale che solo un acido potente potrà rimuoverla. Serve un gigantesco collettivo scrollone etico prima di tutto, serve un nuovo governo che per cominciare non vada a puttane.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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