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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
5 luglio 2012
NON FIRMIAMO CAMBIALI SUL DECLINO DELL'ITALIA ( di Stefano Olivieri)


Il primo esercito di esodati è, secondo le stime veritiere dell’Inps, di 395mila lavoratori del settore privato. Non sappiamo ancora bene che fine faranno, a quanti di essi verrà garantito un sostegno fino all’età della pensione. Una pensione, poi, inferiore alle attese per effetto della precedente riforma della Fornero. Adesso all’orizzonte si profila un secondo esercito, quello dei dipendenti pubblici. 10 % fuori, recita la spending review. A conti fatti sarebbero altri 350mila lavoratori. Non si sa ancora con quali criteri: età, produttività, colore dei capelli. Non si sa nulla ma la pubblica amministrazione è già, ovviamente, tutta in allarme. Per i fortunati che rimarranno al loro posto si parla di blocco degli stipendi fino al 2014. Stipendi di fatto già bloccati dal 2008, grazie al combinato disposto di vari provvedimenti varati dal trio Brunetta-Sacconi-Tremonti. Dicono che dopo la cura la pubblica amministrazione andrà meglio, ma intanto già molti servizi stentano, e costano di più ai cittadini.

Ricapitolando: fra settore pubblico e privato il paese perderà, per scelta programmata dal governo, quasi ottocentomila lavoratori. Ai quali vanno aggiunti quelli già licenziati dall’inizio della crisi ad oggi. Con questo sgombero, parrebbe il paradiso per le giovani generazioni che si affacciano sul mondo del lavoro. E invece no: la fascia di disoccupati dai 15 ai 30 anni è più del 36%, al sud Italia ha da tempo superato la metà della popolazione di riferimento.

Perdita del lavoro e perdita del potere di acquisto. Il primo bene a saltare è la casa, più di 250mila sfratti eseguiti negli ultimi cinque anni. Per beni immobiliari accaparrati sempre più in poche mani, quelle della speculazione.

Come Monti abbia l’ardire di continuare a parlare di crescita dopo questo massacro, lo trovo davvero straordinario. La spending review, chiamiamola revisione della spesa che è meglio, dovrebbe avere un senso quando le risorse tagliate vengono poi reinvestite. Qui invece si sta dissanguando un intero paese per pagare un debito che continua a crescere. E continua a crescere perché, mancando le risorse, abbiamo sempre maggiori difficoltà a saldarlo e gli investitori (sarebbe bene cominciare a chiamarli con il loro vero nome: i delinquenti, truffatori, speculatori succhiasangue della finanza internazionale ma anche di casa nostra, insomma la peggiore cricca del pianeta) come è noto si accaniscono sempre di più proprio con i paesi in difficoltà.

Stiamo assistendo inermi al nostro declino. Se verrà approvato il fiscal Kompact (Monti è stato uno dei promotori) l’Italia avrà davanti dieci anni come e peggio dell’attuale, sempre più incravattata da un debito che continuerà a crescere senza estinguersi mai, perché chi l’ha causato non ha alcun interesse a cambiare le cose. A cominciare da madame Merkel e la sua Germania, che di questa crisi oggi si sta approfittando dopo aver ricevuto l’aiuto del mondo intero quando era in difficoltà.

Così non va. Occorre che tutti dicano BASTA! sul serio alla roulette della finanza internazionale. La finanza non può divorare i popoli, il denaro deve tornare a essere strumento di scambio di beni e servizi reali e tangibili, e non altro.

Ciascuno deve fare la sua parte, anche l’ultimo dei cittadini. Basta dire NO, ma con forza ed energia, tutta l'energia possibile. Che non ci stiamo più a questo gioco al massacro. Perché non è vero che abbiamo fatto le cicale, le cicale continuano indisturbate a volare e sappiamo bene chi sono. E lo sa benissimo anche il signor Monti, che finge di non vederle abbassando gli occhi sugli inermi. Glielo avranno insegnato alla scuola del FMI. 

Riprendiamoci questo paese, prima che sia troppo tardi. L’Italia è stato uno dei paesi fondatori dell’Europa, trovi in se la forza per lanciare la nuova rinascita europea fondata sul lavoro, sulla cooperazione e la solidarietà fra i popoli, sulla giustizia e sullo sviluppo. Trovi in se la forza per cacciare i mercanti dal tempio e per ripristinare il diritto e la vera meritocrazia. Punisca subito chi ha rubato e continua a rubare e si faccia restituire il maltolto. Lo sviluppo e la crescita sono a portata di mano se cominciamo a rivoltare le tasche giuste, piuttosto che continuare a massacrare lavoratori a reddito fisso e pensionati. Un governo questo deve fare e subito, e se non vuole farlo, va cacciato. Con le buone o con le cattive.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

21 novembre 2008
DAL FONDO DEL POZZO ( di Stefano Olivieri)

Stiamo giocando col fuoco cari miei. Villari che fa il giapponese nell’isola dei comprati, Berlusconi che fa cucù alla Merkel, i pizzini a Bocchino, la Rai o non la Rai, la Cai e l’alitalia, Dalema e La Torre, le veline e Vespa. Ma se invece della tv aprite la finestra sentirete il vento che già soffia gelido e cattivo. La burrasca è arrivata e travolgerà tutta la povera gente, quella che non ha mai avuto voce se non quando la pietas televisiva ha deciso che sì, in quel momento ci stava bene la faccia in tv di un padre di famiglia che piange, o le urla di una madre che vuole difendere i suoi figli dalla miseria.

Ditemi un po’, ma che senso ha sbrodolarsi addosso questa politica televisiva fatta di frasi smozzicate, di affermazioni e smentite, di povericristi dati in pasto a giornalisti che fanno i politici e a politici che fanno i giornalisti, di piazze televisive collegate con un paese che assomiglia sempre più al terzo mondo. Che senso ha gridare al tiranno, al regime se poi quando ti levano il microfono ti ricomponi buono buono sulla tua poltroncina aspettando la prossima inquadratura ? Ma il PD degli eletti, lo sa che le chiacchiere stanno a zero, che qui i soldi sono proprio finiti ? Lo sa che le famiglie sono strozzate dai debiti, dai bancomat che non si possono più usare, dal credito al consumo che comincia a consumarti lui se non hai da pagarlo ? Lo sanno i nostri rappresentanti che uno che diventa povero da un giorno all’altro non sa da dove cominciare, se vendersi prima l’auto o tagliare perfino sul pane quotidiano ? Voi parlate di aspettare cinque anni, ma qui c’è gente che non aspetterà neanche cinque mesi, e non per scendere in piazza, non so se ci siamo capiti. L’unico, devo dire purtroppo l’unico è Epifani ad avvertire del tremendo pericolo, della catastrofe che sta per sommergerci. Ma il resto dell’opposizione, il resto della sinistra dov’è? Nel PD pare sia arrivata la notte dei lunghi coltelli, nella sinistra extraparlamentare stanno ancora cercando un nuovo modo per suicidarsi collettivamente, e intanto il tempo passa inesorabile sulle nostre speranze, sulla nostra rabbia che si incattivisce e fra breve non riconoscerà più nulla e nessuno, tutti nemici, ma nemici sul serio.

Dite un po’, ma avete la minima idea di che cosa può significare uno scontro sociale non ideologico, che nasce dalla volgare fame ? Avete idea di che cosa può fare un padre che non ha più il coraggio di guardare in faccia moglie e figli perché la loro esistenza si va degradando giorno dopo giorno ? Non sto parlando del piumino alla moda che non si può comprare, del week end che si rimanda o di altre piacevolezze simili, sto parlando della VITA QUOTIDIANA, dei soldi per i libri che servono, del macinato di secondo taglio che già costa troppo, del pesce che ormai non si può più nemmeno avvicinare per i prezzi che ha. Voi vi stupirete, direte che non è vero, che basta girare un po’ e si trova, ecco perché potete aspettare cinque anni, comodi comodi.

Qui a poverandia abbiamo finito di aspettare. Presto i blog della povera gente si spegneranno uno ad uno come i lumicini al cimitero, e la protesta si ingrotterà rancorosa per qualche tempo, disillusa dai media e dalla politica. Ma il disagio clandestino degli esclusi è quanto di più alieno da se possa produrre una democrazia, guai a sottovalutarne l’impatto. Il mio randagetto si è ammalato e l’unica cura è costituita da croccantini carissimi. Ma nel fare le buste a inizio mese, in famiglia non si è battuto ciglio, c’è una bustina anche per lui, sarà una fetta di carne di meno a testa, io poi devo anche dimagrire. Solidarietà, fra gli esclusi, è una esigenza di sopravvivenza, non una virtù, e per questo alla fine vinceremo.

C’è un sapore strano e meraviglioso in questa nuova povertà di gente che non l’aveva mai provata prima. Ci si riconosce fra sconosciuti, mentre si rovista fra i panni di un mercato o si rimette a posto una bottiglia negli scaffali del discount, ci si guarda negli occhi senza abbassarli e perfino – credetemi - ci si sorride. E’ la dignità del popolo del fondo del pozzo, ne presidiamo insieme i confini ogni giorno accogliendo i nuovi arrivi, porgendo loro la mano, rassicurandoli che questa è davvero l’ultima fermata prima dell’inferno. Ma noi lì non vogliamo andarci, per ora. Continuiamo ad alzare la testa ogni tanto per guardare la luce lassù, per raccogliere frammenti di voci indistinte sperando che qualcuno prima o poi ci lanci una corda e ci dica che è ora, che si va tutti insieme a cacciare il tiranno. Cari nostri rappresentanti, cari eletti prescelti e preselezionati, per fare davvero il vostro lavoro oggi dovreste sporcarvi un po’ le mani con la nostra povertà, dovreste assaporarla un attimo almeno, e poi se avete un oncia di giudizio dovreste lanciarci una corda subito. Ma non fateci aspettare troppo, qui sotto a furia di buttar giù povera gente si comincia a star stretti e se non arriva nessuno a porgerci una mano saliremo da soli, ammasseremo le pietre fredde della nostra coscienza politica che avete fatto annegare nella vostra indifferenza e arriveremo su tutti insieme, e a quel punto vi conviene farvi da parte perché faremo da soli. Questo paese è anche nostro, non dimenticatelo, e ce lo riprenderemo.

stefano olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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