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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
4 novembre 2014
IL PD CON O SENZA RENZI. MEGLIO SENZA (di Stefano Olivieri)
 

L’Italia è ammalata gravemente e le cure sembrano tutte costosissime e debilitanti. I luminari europei continuano a emettere bollettini poco rassicuranti sul nostro paese e stiamo ancora attendendo la più volte promessa alzata di reni del premier Renzi, che ha sì varato una manovra in deficit ma con l’impegno di non sgarrare neanche di una virgola dai limiti imposti dalla UE. E sembra che tutto il marchingegno, costruito per la risalita dalla crisi più lunga dal dopoguerra, ruoti attorno al lavoro e al Jobs Act, un provvedimento che il governo non ha voluto negoziare neanche in minima parte con il sindacato, mentre è stato molto attento e disponibile al dialogo con la Confindustria.

La sensazione diffusa in tutto il paese, non solo quello sindacalizzato e politicizzato a sinistra, è che le nuove regole sul lavoro abbasseranno l’asticella delle tutele per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati, sia quelli cosidetti garantiti che quelli attualmente non tutelati , e questo nuovo quadro di regole sarà naturalmente imposto a tutti i nuovi assunto. Ciò che fa dire non senza ragione a tutti i sindacati, e non solo a Landini, che per risolvere il problema dei precari italiani Renzi ha deciso di precarizzare tutto l’universo del lavoro dipendente, così il malanno da patologico si trasformerà in fisiologico e a quel punto se ne valuteranno le nuove opportunità.

In realtà qualsiasi padrone, pubblico o privato che sia, si tiene ben stretti i dipendenti efficienti e volenterosi, e tende a confermarli se il loro contratto è a tempo determinato. E la legislazione attualmente in vigore già consente, a parte i casi interessati dal famigerato articolo 18 della legge 300/74, di sanzionare fino al licenziamento in tronco chi non lavora ovvero commette reati sul posto di lavoro. Dunque perché arrivare al Jobs Act, soprattutto perché arrivarci senza neanche aver ascoltato le ragioni dei rappresentanti dei lavoratori?

La risposta è consequenziale, non occorre essere psicologi. Il Jobs Act di fatto scardinerà il potere di rappresentanza dei sindacati, polverizzandolo e lasciando ogni singolo lavoratore in mano all’arbitrio del suo padrone. E siccome la logica di qualsiasi iniziativa imprenditoriale è il business, ciò significa che anche i lavoratori più valenti e rispettosi delle regole padronali saranno ricattabili su tutte le questioni riguardanti la loro prestazione: orario e posto di lavoro, sicurezza, salario. Praticamente tutto. Renzi di fatto indica alle imprese, come soluzione alla crisi, la possibilità di abbassare discrezionalmente tutti i costi, da quelli dei macchinari fino alle risorse umane. E se ci aggiungiamo la considerazione che nulla è stato predisposto per una più qualificata formazione professionale, e che molto si è tolto dalle tutele per l’invalidità da lavoro, il quadro finale è quello di uno scenario, per i futuri operai e impiegati italiani, in totale regressione rispetto al passato e sempre più vicino agli standand dei paesi dell’est Europa. Insomma, se avevamo paura dell’idraulico polacco che veniva a fregarci il lavoro in casa nostra, d’ora in poi non dovremo più averne e anzi potremo scegliere di andare a lavorare in Polonia a pari condizioni.

Ora capisco perché Squinzi si è spellato le mani ad applaudire Renzi.

C’è un’ ultima considerazione tutta politica, non irrilevante. Con le sue ultime scelte il premier Matteo Renzi di fatto ha consolidato, lo dicono accreditati sondaggi, il suo elettorato più stabile e convinto nell’area di centrodestra e non più nel centrosinistra. Dunque non ha più bisogno del PD, potrebbe anche andarsene domani e continuare a mietere consensi e voti dal nuovo palco del suo partito della nazione, o come altro diavolo vorrà chiamarlo.
Non lo fa soltanto per questioni di opportunità, cioè non vuole essere lui a restare con il cerino acceso in mano e preferisce che siano altri (leggi: minoranza PD, sinistra e CGIL) a provocare eventuali elezioni anticipate.

La pattuglia dei renziani è diventata maggioranza nel partito, è vero. Ma soltanto perché si è aggiunto allo sparuto drappello dei renziani nativi, quelli che seguivano Renzi quando era ancora sindaco di Firenze, tutto un blocco di deputati e senatori, ex PC, PDS e DS, che per convenienza personale hanno giudicato utile avvicinarsi a un premier che di connotati democratici non ne ha mai avuti, neanche da piccino. Questi deputati e senatori sono stati eletti in Parlamento da cittadini che li conoscono, e che hanno creduto, votandoli, di spostare a sinistra il paese. Ebbene, chiedo a questi eletti e a questi elettori di renziani dell’ultim’ora un attimo di profonda riflessione, e se non sia giusto rivendicare all’interno del PD non un ritorno alle origini ma il semplice rispetto dello statuto dello stesso partito. Andatevelo a leggere cari deputati e senatori, e scoprirete che Renzi anche dello statuto ha fatto carta straccia, insieme alla vostra stessa dignità. È lui che deve andar via dal partito se il governo cade, perché il partito si chiama democratico e Renzi, di democratico, ormai non ha più nulla. Voi, se lo riterrete opportuno, potrete seguirlo altrove, ma il PD deve tornare a essere il maggiore partito della sinistra italiana, con o senza Matteo Renzi. A questo punto meglio senza Renzi. E non abbiate mai paura della democrazia, sappiatela esercitare con la stessa fiducia che i vostri elettori hanno riposto in voi. Rifletteteci per favore. Le prossime ore, i prossimi giorni sono importanti per il futuro del partito e decisive per le sorti del paese 
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Grazie


Stefano Olivieri
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19 luglio 2014
Fatelo, non ditelo (messaggio al governo) di Stefano Olivieri
 

Oggi è l’anniversario, 22 anni, della morte di Borsellino. Ma è anche il giorno dopo la morte dei quasi trecento passeggeri, più di ottanta bambini, dell’aereo asiatico abbattuto sui cieli ucraini da un missile russo. È poi il giorno dopo dell’ennesimo attacco di Israele sui cieli e per le strade di Gaza e infine, tornando all’Italia che i nostri giornali considerano l’ombelico del mondo, dell’assoluzione di Silvio Berlusconi sul caso Ruby.

Un mix di notizie fra loro inconciliabili finisce per diventare soporifero in un paese già addormentato dalla sua stessa rassegnazione a non cambiare. Il mondo intorno a noi, a due passi da noi considerata la vicinanza di Ucraina e Palestina, va in pezzi e tutto ciò produce ormai uno sdegno moderato, anomalo, fuorviante. Le prime pagine dei giornali sono occupate dalle analisi della rimonta di Silvio, dal suo rinnovato candore, dalla sua reiterata fiducia nella magistratura buona che lo assolve dai suoi peccatucci troppo privati per diventare materia processuale. Non c’è stata concussione, non c’è stato sesso con minori, non ci sono state le orge a pagamento nella casa del premier, nulla di nulla. Così il partito del premier, molto più vasto delle sue stesse tessere, risorge dalle ceneri e Brunetta chiede una commissione d’inchiesta e una lista di proscrizione dei cattivi.

Gli italiani, però, quasi non se ne sono accorti perché sono in guerra da mesi, da anni contro una crisi patologica che ha ormai colpito pesantemente anche il ceto medio. I senza casa, senza lavoro, senza prospettive sono più di un terzo del paese e anche se il nuovo premier Renzi è giovane e molto simpatico alla Merkel, sono sfiduciati verso il futuro. Non vedono ancora i furbi e gli evasori sufficientemente perseguiti dalla legge, non vedono spiragli da cui possa arrivare qualche euro in più alle famiglie, non vedono riforme tangibili e incassabili immediatamente da una popolazione ridotta allo stremo. I lavoratori dipendenti sono sempre più schiavi e malpagati mentre dall’altra parte gli imprenditori furbi continuano a evadere, i commercianti a non scontrinare come trent’anni fa più o meno, i padroni a evadere tasse e contributi.

Dov’è il colpo d’ala promesso, dov’è il riscatto etico, dov’è la pistola fumante di un partito maggioritario del 40, 8 % che ha dichiarato di volersi mettere alla testa del paese per portarlo fuori dalla palude? E perché la stampa continua a sbrodolare prime pagine su fatti e persone che non riguardano la carne viva del paese piuttosto che dare voce e visibilità ai tanti, troppi che ogni giorno finiscono inghiottiti dalla miseria e dalla disperazione?

Non è più tempo di chiacchiere ma di scelte. Raddrizzare il fisco, eliminare le spese non indispensabili e colpire l’evasione recuperando e redistribuendo quel reddito finito in poche mani, del tutto insensibili verso i guai comuni, questo occorre fare subito. Non ci facciamo nulla di un senato fantoccio, non ci facciamo niente degli F35 che neanche in USA fanno volare più, non ci facciamo nulla degli streaming. Basta. L’Italia da mille euro al mese non starà a guardare in silenzio e se non si vuole finire nel caos occorrono procedure d’emergenza da accollare a chi finora con questa crisi non solo non ci ha perso ma ci ha guadagnato, spudoratamente. Voi sapete, tutti ormai sanno, a chi ci si deve rivolgere. Fatelo, non ditelo.

Stefano OLivieri
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14 dicembre 2013
ATTENTA ITALIA (di Stefano Olivieri)
 

Attenta Italia. Se questa sia la protesta di autentici forconi proletari o piuttosto quella dei porconi che fino a ieri hanno addentato la parte debole del paese, non so dire. Troppa confusione in giro, troppa baruffa nell’aria. Ci sarebbero anche i sorconi aggrappati al sultano, ma questo è un altro discorso, non meno pericoloso, però.

Ho parlato spesso, in questi ultimi anni, dei mille fuochi che si andavano accendendo. Dalle fabbriche agli uffici, dalle aree metropolitane alle campagne. La gente non ce la fa più, e quando l’orizzonte si abbassa, quando la prospettiva certa è quella di un domani assai peggiore dell’oggi, chi già sta sul fondo del pozzo prende a salire, a mani nude, per riguadagnare la luce.

Se i mille fuochi diventeranno un milione sarà difficile sapere quando e come, dentro a quel falò, si sono imboscati i furbi. La democrazia è un esercizio quotidiano fatto di sintesi e di ragione, quando resta soltanto la sintesi esce fuori il peggio, il rifiuto di tutto e tutti e si finisce in mano al re travicello di turno.

Vorrei che ci fosse un sussulto di dignità in parlamento e smettessero tutti di guardarsi allo specchio. L’unica cosa decente da fare è varare una nuova legge elettorale che renda di nuovo il popolo sovrano nelle scelte, e subito dopo andare a votare.

Subito dopo, perché non c’è più tempo. La crisi corrode ormai i valori fondanti dello Stato democratico e nessun democratico può realmente desiderare uno stato di polizia. Ma le urla in piazza ormai questo portano, la richiesta della testa dei nemici, senza mezze misure. La tabula rasa, per ricominciare.

Non c’è tempo per le mezze bugie e le mezze verità. Non si varare una legge che elimina il finanziamento ai partiti dal 2017, chi non ha neanche un mese di autonomia si sente ancor più preso in giro. Così, per contro, non si può sbattere sul banco degli imputati Equitalia e condannarla all’impotenza, va invece preteso che Equitalia rivolti le tasche giuste, quelle che con la ctrisi si sono riempite a dismisura mentre gran parte del paese è ridotto alla fame vera.

I ricconi in Italia ci sono, e poco importa che non si vedano i loro soldi, blindati in Svizzera o alle Cayman. Si svuotino le carceri di quelli che han rubato alimentari al supermercato e le si riempiano di questi cinici furbacchioni che hanno azzannato per decenni il paese, e continuano a farlo. Non possono esistere mezze misure non ce ne facciamo niente degli sconti sui libri e sulle assicurazioni se i salari sono regolati da norme che premiano soltanto il padrone. Non arriveremo da nessuna parte se continueremo a considerare merce il lavoro, e il lavoratore vuoto a perdere. Alla fine l’incendio totale sarà inevitabile, e non ce ne sarà più per nessuno.

Legge elettorale, elezioni, patrimoniale vera per tutti i redditi non reinvestiti e carcere vero per gli evasori. Intanto per cominciare e restituire fiducia e speranza a un paese che non vuole più essere preso in giro. Fuori i mercanti e i santoni dal tempio della democrazia, torniamo a contare e torniamo a contarci, con le spalle dritte e la testa serena, perché ci sarà sempre qualche furbetto pronto a infiltrarsi. Renzi legga la lettera di Reichlin e mediti, questa è l’ora della verità. Il governo la smetta di essere ondivago e passi la mano, non vogliamo un nuovo ventennio e non ci tireremo indietro. Sappia, Letta, che la sinistra non ha ancora imbracciato i forconi, ma potrebbe decidere di farlo, prima o poi.

Stefano OLivieri
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1 giugno 2013
GRILLO A PARTE (di Stefano Olivieri)



Prima c’era Berlusconi, adesso Grillo. Ma quando potremo vedere i media interessarsi dell’agenda vera di questo paese? Scivoliamo rapidamente verso il terzo mondo e continuiamo a vedere giornali e tv pieni di gossip parapolitico, che non è neanche così divertente da farci dimenticare questa brutta crisi. Le famiglie, tante famiglie, oggi più di ieri certamente, hanno i conti in rosso e urgenze da affrontare in modo rapido e pragmatico. Il lavoro che non c’è, i debiti da sanare, il pane quotidiano sempre più caro, il futoro dei figli. E i contratti di lavoro sono fermi da più di sei anni. E invece si parla di Grillo, quello che tiene soltanto per  quella che sul suo blog ha chiamato Italia B, quella dei lavoratori autonomi, zelanti e virtuosi nel pagare le tasse!

Quel che più manda in bestia è il fatto che non si sta diventando poveri tutti insieme, perché quella parte del paese che della crisi ha approfittato per fare ancora più affari è ancora tutta lì, arrogante e impudente.

Perciò, per favore, non parliamo più di Grillo, c'è altro. Le due fondamentali urgenze del paese sono il lavoro che non c’è e il riequilibrio fiscale, vorrei che i media bastonassero ininterrottamente governo e politica tutta affinchè di questo si parli finchè non si sia fatto qualcosa di concreto, a cominciare da un indispensabile prelievo forzoso dalle tasche troppo piene. Perchè se anche i poveri diventeranno evasori, forzati dalla effettiva mancanza di denaro, la pompa idrovora del governo, orientata sempre dalla stessa parte, non pescherà più nulla e si romperà.
Per far ripartire rapidamente il mercato interno la classe più disagiata economicamente DEVE essere ritirata su, e con riforme sistemiche, non provvedimenti una tantum. A Grillo, che si accalora sulla nuova legge per il finanziamento dei partiti e la chiama legge truffa, vorrei ricordare che non l’ho visto, prima delle elezioni, colpire con altrettanta durezza chi, in questi ultimi vent’anni, si è circondato di leggi truffa per difendere i suoi interessi personali. Ma a Grillo, evidentemente, interessava soltanto abbattere Bersani e non c’è dunque bisogno che oggi chiarisca che il suo movimento non è di sinistra, ce ne siamo accorti da tempo. E per fortuna se ne è accorto anche chi, da sinistra, lo ha votato alle ultime elezioni politiche.

Stefano Olivieri
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17 aprile 2013
PRESIDENTI DI UN'ITALIA PIU' POVERA (di Stefano Olivieri)



Chiunque sia, il prossimo sarà il Presidente di un’Italia più povera e affannata. Che in percentuale sempre crescente ha ormai  il problema del pane quotidiano, e sta perdendo la voglia di sognare.

Il prossimo Presidente della Repubblica andrà a sedersi su una polveriera. Siamo da quasi due mesi senza governo e in molto più di metà del paese il reddito pro capite precipita giorno dopo giorno. I giovani, le donne, i pensionati. La crescita inarrestabile della disoccupazione, che svela il vero scopo della riforma Fornero, quello di creare manovalanza a prezzo sempre più basso distruggendo regole e tutele. C’è un gran pezzo d’Italia che non cresce per fame, per mancanza oggettiva dei requisiti minimi che qualsiasi crescita dovrebbe avere. Chi si è approfittato della crisi – e continua ad approfittarne – ha ormai raschiato il fondo della botte e presto si dirigerà altrove perché l’azienda Italia è un morto che cammina. Il governo che ancora non c’è non potrà più rivolgersi ai soliti noti per raddrizzare il bilancio, perché anche la classe media è entrata in sofferenza. Serviranno altre misure, da rivolgere a chi potrà sopportarle, e occorre fare in fretta prima che la disperazione faccia scoppiare i fuochi.

Siamo oltre la metà di aprile e fra breve si dovranno versare le tasse e l’Imu. È facile prevedere quanto e come quest’anno la disobbedienza fiscale crescerà, per necessità. In quest’esercito di disperati si nasconderanno ancora meglio gli evasori fiscali incalliti, se non li prenderemo prima. Se lo Stato non darà un segno, forte, di presenza e autorità.

Non possiamo essere all’infinito l’Italia dei furbetti. I giornali tedeschi hanno senz’altro interesse di bottega a dipingerci così, come i “chiagne e fotte” del mediterraneo, ma la verità è che lo squilibrio fra ricchi e poveri non è stato mai così corte nel nostro paese come adesso. Ci riflettano su, i poveri che votano ancora Berlusconi. E i sognatori che hanno votato Grillo, sperando di voltare davvero pagina. Perché a causa di Grillo quella pagina si è fermata al 24 di febbraio, tutte le altre ci si sono incollate sopra.

Il prossimo Presidente della Repubblica. Il prossimo Presidente del Consiglio. Aspettandoli questo paese muore e il primo capopolo d’accatto potrebbe, vorrebbe beccarsi alle prossime elezioni i voti di tutti. E infatti sono già in due, Berlusconi e Grillo, a chiedere senza pudore il 51 %., ben sapendo che un partito dal 51 % puzza già di regime ancora prima di arrivare al governo.

Italia mia, stai attenta, scegli la strada della ragione. La democrazia non prende mai scorciatoie perchè è sacrificio quotidiano, è coraggio, è fiducia in se stessi e nei compagni di viaggio. Purché siano quelli giusti.

Stefano Olivieri

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5 marzo 2013
ATTRAZIONE FATALE (di Stefano Olivieri)

C’è un convitato di pietra nella contrapposizione Grillo – Bersani. Giornali e tv si accaniscono sulla crisi interna al PD e in tanti già reclamano lo scalpo di Bersani, ma basta muoversi sull’orizzonte politico italiano per accorgersi che c’è un altro fenomeno ancora più preoccupante: l’assordante silenzio del PDL, che all’indomani delle elezioni aveva suonato la grancassa e adesso , invece appare disciplinato e silente.
Si dirà, ci sono i soliti guai giudiziari e Berlusconi è preso da altri pensieri. Nulla di più errato, la storia recente lo insegna: il cavaliere, proprio nei momenti in cui si è sentito più braccato dalla giustizia, ha usato pesantemente la scimitarra dello scontro politico, amplificando le sue esigenze personali a problema nazionale.
Il silenzio del PDL è piuttosto determinato da altro. I pidiellini semplicemente hanno ricevuto l’ordine di scuderia di stare a guardare, limitandosi a dare qualche scudisciata ogni tanto a Bersani. Perché se è vero che gli otto punti proposti da Bersani potrebbero essere votati dal M5S, è altrettanto vero che anche il partito di Berlusconi ha molti progetti in comune con il M5S, perché entrambe le formazioni hanno semplificato,  addirittura sloganizzato la soluzione di alcuni gravi problemi del paese. E le soluzioni si assomigliano, così come probabilmente si assomiglia una parte consistente dei due elettorati. Per esempio:
1. Antitasse. Entrambi vogliono abolire IMU e IRAP senza spiegare da quali risorse verrà rimpiazzato il mancato prelievo. Faccio notare che l'Irap finanzia in larga misura il sistema sanitario pubblico.
2. Detassazione e decontribuzione nuovi assunti. Però poi non spiegano che cosa succederà a questi futuri pensionati.
3. Sindacati. Entrambi li vedono come fumo negli occhi
4. Insofferenza profonda verso il sistema bancario;
5. Abolizione Equitalia;
6. Insofferenza per i pagamenti digitali e ritorno al contante (in chiave antibanche, ma...)
Aggiungo che sul tema dell’evasione fiscale Grillo è stato finora piuttosto latitante. Non so perché, ma la fortissima sensazione che lavoratori dipendenti e pensionati saranno le vittime predestinate anche nell’ipotesi fantasiosa di un governo grillino, comincia a farsi strada in moltissimi elettori. Semmai accadesse, il guaio più grosso sarà che a quel punto dovremo ricostruire dalle ceneri tutta la sinistra, compresa la parte consistente che oggi combatte dentro un PD sempre più lacerato dai veleni.
Vorrei che ci si pensasse in tempo. Anche il cavaliere nel 94 era il nuovo, e poi andò come abbiamo visto tutti.

Stefano Olivieri
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9 maggio 2012
L'ITALIA TORNA PARTIGIANA (di Stefano Olivieri)

Gente comune, che interpreta la politica come prassi etica del vivere civile e del lavoro quotidiano di ciascuno. Vivere, lavorare, muoversi, relazionare con gli altri e perché no, godere delle tante cose belle che questo nostro meraviglioso paese, se non fosse ripiegato su se stesso e in mano al malaffare, potrebbe donare a tutti i suoi cittadini. Questo il popolo di Beppe Grillo, che nelle proiezioni di voto politico ieri sera veniva dato sopra il 15 % (nel 2007 era sotto il 5).

Dargli un’etichetta di provenienza non ha senso. Ex girotondini, popolo viola, indignados italiani, ambientalisti, ex disimpegnati dalla politica riemersi dal non voto dopo anni, forse decenni di silenzio partecipativo. Giovani ma anche meno giovani, è l’Italia, gente.

Accusare i grillini di antipolitica e addirittura non vedere – brutta uscita di Napolitano - soprattutto in loro il risveglio del paese dal torpore in cui lo aveva precipitato una politica inetta e imbelle, significa non voler cogliere il senso vero di queste elezioni. Che, essendo amministrative, esprimono prima di tutto i bisogni dei territori, ma nello stesso tempo danno un segnale forte al governo del paese, a quel commissario straordinario che dice di voler salvare l’Italia.

Lascio agli addetti ai lavori l’analisi del voto, a me interessa la gente. Se la destra si sia più o meno disciolta e in quale modo pensi di risorgere, a questo punto non dipenderà più da Berlusconi o da chiunque dei suoi, e lo stesso discorso vale per la Lega. Stesso discorso per il centro moderato, da Casini al FLI, appiattiti ovunque al di sotto delle due cifre. Perché l’Italia, ormai è chiaro, non vuole più essere moderata, perché moderata non è stata la crisi e al tempo stesso moderato non è stato il governo Monti che, subentrato a Berlusconi, per far quadrare i conti ha menato duro soltanto da una parte, e subito. L’Italia, ecco, non è più indifferente, per citare Gramsci. Oggi è (ri)diventata partigiana nel senso squisitamente gramsciano del termine, e lo ha fatto ben capire.

E a questo punto sorge un problema grande, impellente e irrimandabile per il PD. Berlusconi cercherà di lasciare Bersani con in mano il cerino acceso della fedeltà giurata al governo Monti. Il cavaliere non ha più nulla da perdere dopo la disfatta e per camuffarsi per bene nella nuova e ancora sconosciuta maschera con cui intende presentarsi agli elettori italiani ha bisogno della baruffa, cioè di passare all’opposizione. Cosa che per altro lo riavvicinerebbe alla Lega, quanto meno a ciò che ne è rimasto.

Per Bersani il discorso è diverso. Alla sua sinistra Vendola e Di Pietro hanno ribadito con nettezza quanto le scelte del governo Monti siano lontane dai bisogni reali della popolazione. Il rigore economico, per altro molto strabico e unilaterale, non sta dando i risultati che la stessa Europa si aspetta da uno dei suoi partner principali, ancor più oggi con Hollande in Francia e con una Grecia sull’orlo dell’abisso. Il rigore non può giustificare la macelleria sociale, l’apnea forzata di pensionati e lavoratori dipendenti, la scomparsa di tutele per i nostri giovani e per le classi più a rischio della popolazione a cominciare dai disabili. Accompagnare il rigore alla crescita in Italia può significare soltanto una cosa, quella cosa che Monti non ha voluto fare e continua a non voler fare: mettere le mani in tasca agli italiani davvero ricchi e davvero evasori, perché uno dei segreti di pulcinella del nostro paese è appunto quanto e come la ricchezza ormai si accompagni sempre e comunque a una qualche illegittimità. Ci sono i depositi svizzeri da stanare, c’è il costo della politicada ridimensionare subito e davvero, ci sono i conti correnti superiori ai 200mila euro da attingere, ci sono le liste di imprenditori, commercianti, liberi professionisti beccati a evadere fisco e contributi, che non si vogliono stilare e rendere pubbliche. C’è insomma l’Italia delle mille cricche che ancora va in giro in suve in barca, che fa la bella vita a spese della crisi e della popolazione che dalla crisi è stata colpita. E’ come se nel nostro paese ci fosse un pezzo della Germania della Merkel, che di questa crisi generale si è certo avvantaggiata per aumentare il gap fra lei e il resto dell’Europa unita. I tedeschi d’Italia, però, diversamente dai tedeschi di Germania, le tasse in genere non le pagano, la legge non la rispettano e della solidarietà sociale si fanno beffe.

Bersani dunque può anche scegliere di restare fedele al governo Monti, e come primo azionista a questo punto, visti i risultati elettorali di PDL, Lega e UDC. Ma deve imporre a Monti un repentino cambiamento di rotta, in direzione di quell’equità, di quella giustizia sociale contrabbandata finora soltanto a parole dal governo dei professori e delle professoresse. Altrimenti anche Bersani si scotterà con i mille fuochi che vanno accendendosi ovunque nel nostro paese. Piccoli falò di attenzione e di consapevolezza sociale, accesi da gente comune e responsabile, perché si tratta di lavoratori, padri e madri di famiglia, giovani con il futuro da giocarsi nelle mani. Gente pronta a reprimere qualsiasi spinta eversiva possa nascere al suo interno, ma decisa anche a non fare più sconti a una politica attenta finora soltanto a giustificare se stessa.

Se il PD sbaglia le prossime mosse potrebbe essere la sua fine. C’è chi forse se lo augura, ma fare adesso tabula rasa significherebbe rischiare di mettere in mano il paese, anche per la prossima legislatura, al professor Monti. Che, credetemi, è molto più saggio a questo punto rispedire alla Bocconi. Gli inquieti segnali di un possibile riaccendersi del terrorismo ci dicono che la Politica deve tornare urgentemente al centro del campo.

Stefano Olivieri

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SOCIETA'
3 maggio 2012
LETTERA A UN SUICIDA ( di Stefano Olivieri)
Dovrebbe essere la stagione delle rose, vellutate e profumate. Il mese del sole e dell’amore, dell’erba che ricresce, dei piccoli merli che ricevono il verme dal becco della mamma, in mezzo alle zolle smosse. Della speranza e della vita che riparte e si perpetua.

Invece sembra che sarà, come lo è già stato aprile, il mese dei suicidi.

Crisantemi a maggio. Non si può, non dobbiamo coltivarli, ma come se ne esce?

Serve tanto coraggio per ritrovare la voglia di scrollarsi di dosso quest’angoscia di una crisi che semina soltanto solitudini di povertà e lacrime. La voglia di crederci, di alzare la testa e girare lo sguardo sorridendo, certi di trovare prima o poi un sorriso amico. Perché anche nel pozzo più profondo e buio c’è vita, quella di chi è caduto laggiù un attimo prima di te e sta per tenderti la mano senza sapere chi sei e da dove vieni. E c’è un vero esercito ormai in questo pozzo italiano, ma il gelo e l’umido si percepiscono sempre di meno se si resta insieme. Pensaci.

Risalire la china aiutandosi l’un l’altro. Parlare invece di tacere. Esternare l'angoscia anziché coltivarla come un orto malato. Abbattere le pareti di case e famiglie e ritrovarsi tutti insieme per strada significa sollevarsi di almeno un gradino dalle sabbie mobili della disperazione. Con la rabbia di vedere l’alba del nuovo giorno, di quel domani che abbiamo già dipinto di nero fin da oggi e che invece sarà diverso se avremo voglia di lottare, fianco a fianco.

L’Italia ha già conosciuto la guerra e ha avuto i suoi martiri. Donne e uomini che scrissero col sangue la loro scelta di fare liberi i loro fratelli, le loro sorelle, offrendogli l’opportunità di ricostruire dalle macerie un paese nuovo e vitale.

Quello stesso paese oggi lo inseguono ancora in tanti anche se ora tu non li vedi. Cerca di incontrarli.

Non vogliamo più vedere crisantemi a maggio. Un padre di famiglia solo e disperato deve trovare la forza di spezzare la sua solitudine con la ragione e la consapevolezza che la soluzione a qualsiasi debito non può essere quella di togliersi la vita, un atto crudele e inutile che trasferirà quel debito su una famiglia ancora più debole e addolorata.

La soluzione è invece aprire quella porta e uscire per strada, fra la gente. Cercare gli altri fin quando la disperazione cesserà e il demone denaro sarà sconfitto. E fare tutto questo prima che la ragione venga meno e quella stessa rabbia possa armare la tua mano e farti credere che è giusto farsi giustizia, verso di se o verso gli altri, quando nessuno ascolta.

Ma se non cominci a parlare, se dopo aver bussato a cento porte inutilmente non alzi la voce e cominci a urlare nessuno potrà ascoltarti, parlarti, aiutarti. Dalla tua voce può nascere un coro e dal coro una folla, un cambiamento. Dalla tua morte nulla.

Di povertà e di debiti non si può, non si deve morire. Mettitelo in testa, amico.

Stefano Olivieri
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29 aprile 2012
TROPPE TASSE E IL PAESE MUORE, SIGNOR MONTI ( di Stefano Olivieri)
 

Il troppo è troppo e basta, l’Italia così non ce la farà. Non si tratta di cambiare ricette, si tratta di alleggerire un peso intollerabile per dipendenti, pensionati e quella fascia di lavoro autonomo virtuosa che da anni continua a soccombere di fronte alla concorrenza sleale di evasori, elusori e truffatori. E attenzione: quando i suicidi diventeranno troppi qualcuno vorrà vendicare quelle morti e arriveranno anche gli omicidi mentre il governo Monti continua a ignorare questi terribili segnali di sofferenza.

Il fondo della botte è stato raschiato e c’è forse oggi l’equità sociale? C’è forse oggi la giustizia fiscale? Si stanno tutelando le classi meno abbienti, si stanno offrendo prospettive maggiori ai nostri giovani? E infine, si sta forse salvaguardando quella fascia invisibile della popolazione composta dai disabili totali e dalle loro disgraziate famiglie? La risposta, lo sappiamo, è negativa e le chiacchiere son finite.

Questa Italia non è un paese civile. Siamo passati dal regime di un mignottaro come Berlusconi a quello non meno cinico di Monti, che è ben attento a non dispiacere il potere finanziario, i cartelli di petrolieri e assicuratori, i grandi potentati economici.

Non pretendo certo da Monti che diventi democratico da un giorno all’altro. Vorrei però che per l’onestà intellettuale che contrassegna un governo tecnico dicesse a chiare lettere che cosa intende fare della classe lavoratrice a reddito fisso e dei pensionati a basso reddito, che soccombono e continueranno a soccombere con le tasse e i tagli da lui previsti. I cittadini sono tutti uguali quando vanno a votare, e la voce di tutti va dunque ascoltata, a maggior ragione da un governo tecnico che sia lì non per investitura elettorale ma per manifesta e conclamata incapacità dell’intera classe parlamentare.

Uno studio di qualche mese fa della Banca d’Italia ha rivelato che il reddito medio di ciascuna famiglia italiana si aggira sui 434mila euro. Ciò vuol dire che nel nostro paese ci sono ladri ricchissimi che detengono assai più del 60 % del reddito delle famiglie italiane. E a questi signori, che con la crisi continuano ad accrescere il loro patrimonio, il signor Monti non vuole fare nulla.

Italia svegliati! Ai partiti del centrosinistra deve premere la tenuta della democrazia prima che il rigore economico. Si diano in fretta una sveglia anche loro prima che sia troppo tardi. C’è già un esercito di disperati che ha ben poco da perdere, a menare le mani.

Patrimoniale subito sui grandi patrimoni, prelievo coatto del 2% su tutti i conti correnti e su tutti i depositi bancari superiori ai 200mila euro. Subito l’asta tv e subito un nuovo consiglio di amministrazione per la Rai (Vergogna Monti!). E per il lavoro autonomo: si vari una legge che leghi l’esercizio di qualsiasi attività autonoma, dal dentista al fruttivendolo, dall’avvocato al fabbro, alla verifica di tutti i requisiti di correntezza fiscale e contributiva. Chi non si fa verificare dal fisco, dall’Inps e dagli altri enti certificatori NON DEVE POTER LAVORARE E FARE PROFITTO.

La legge deve essere uguale per tutti, altro che sciopero fiscale dei furbi.

Monti non perderti in chiacchiere, Bersani pensa alla tenuta democratica del tuo paese o fatti da parte.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

13 aprile 2012
CONSIGLI PER GLI ACQUISTI (di Stefano Olivieri)
 

Il signor Rossi è in braghe di tela da un pezzo. In famiglia hanno tagliato tutto, al superfluo non si pensa più da anni, se ne è persa la memoria. Ora si aggredisce la spesa dell’indispensabile, con prudenza e con un po’ di fantasia. Si taglia sulla spesa alimentare, sulla mobilità (benzina), sull’abbigliamento essenziale. I consigli per gli acquisti spottati dalla tv sono un refrain acido e inutile, roba del secolo scorso, qua manca poco che si torni al baratto, alla borsa nera, ai cappotti rivoltati dello scorso secolo.

Abbiamo risparmiato su tutto e, naturalmente, non basta. Per questo il signor Rossi è in braghe di tela. E quando sente parlare di centinaia di milioni di rimborsi elettorali ai partiti, diventa fumantino. Partiti che poi, questa crisi, non l’hanno risolta, per loro manifesta incapacità, e hanno lasciato il posto al governo tecnico di Monti, che facesse lui il lavoro sporco di rimettere un po’ a posto le cose.

Con il crack della lega padrina in casa propria anche l’antipolitica inizia a sbandare. La lega di lotta e di governo non c’è più, è stata tutta inghiottita dal buco nero del cerchio magico. E i poveri disperati del nord senza lavoro e senza denaro non sanno davvero più a che santo votarsi, ci vorrebbe davvero l’armageddon di quello lassù a raddrizzare l’Italia.

Questi italiani. Licenziati, disoccupati, cassintegrati ed esodati in prima fila. Un vero esercito di giovani e soprattutto meno giovani, che chiede di poter lavorare e produrre, e guadagnarsi il pane con cui pagare le tasse che Monti, per non aver voluto sgrullare le tasche dei ricchi e ricchissimi, ha spalmato sulla povera gente. Salari e stipendi taglieggiati, diritti sul lavoro umiliati dalla riedizione di un articolo 18 che è l’ombra di se stesso, pensioni rimandate a babbo morto e poi, quando pure percepite, di fame grazie ai vari ritocchi ai coefficienti di rivalutazione e al calcolo contributivo per tutti.

Per molto, molto meno nel 1848 scoppiarono rivoluzioni in tutta Europa, e il popolo si fece sentire, eccome. Oggi invece si segue la scia dei suicidi in tv e ci si volta dall’altra parte, sperando fino all’ultimo che la cosa non ci riguardi. E invece ci deve interessare eccome. L’ingiustizia, l’iniquità fiscale, la sopraffazione del denaro e delle sue ciniche regole ci deve interessare. Abbiamo ingegno e industrie, abbiamo vento, sole e laghi e fiumi a sufficienza per diventare indipendenti sotto il profilo energetico, scegliendo una decrescita intelligente che privilegi l’ambiente, i territori, i veri bisogni di questo popolo. Possiamo fare da noi, rifiutando le logiche malate di un mercatismo liberista che rende liberi solo i ricchi e schiavi i poveri. Se desiderare tutto questo e applicarsi tutti insieme per realizzarlo significa fare la rivoluzione, allora facciamola, questa benedetta rivoluzione, prima che sia troppo tardi.

Mario Monti, tu oggi sei responsabile di ciò che sta accadendo al paese. La forbice fra poveri e ricchi si sta allargando paurosamente e tu lo sai bene. L’IMU metterà in ginocchio milioni di famiglie, le case ereditate dai padri morti dovranno essere svendute dai figli vivi e arricchiranno gli speculatori. Tu sai bene quel che stai facendo, di finanza sei esperto, e ad alto livello. Dunque non hai scusanti, non hai alibi. Vogliamo subito la tassa patrimoniale sui beni mobili dei ricchi gaudenti, vogliamo un prelievo diretto almeno del 2% sui conti correnti superiori a 500mila euro, vogliamo che i grandi evasori vengano messi in carcere e le tasse da loro dovute immediatamente reincassate e messe a disposizione della comunità. Tassate gli sms di chi ha evidentemente denaro e tempo per spedirne centinaia al giorno; tassate il lusso, i centri benessere e fitness rifugi per ricchi. Bloccate lo tsunami dei miliardi di euro drenati ogni anno dal gioco d'azzardo, online e non, i cui proventi finiscono in mano alla malavita. Tassate la Chiesa, le banche, le assicurazioni e i petrolieri ma lasciate in pace chi vive di salario e stipendio. Premiate l'onestà dell'imprenditoria che soffre per restare nelle regole e menate duro su chi, quelle regole, le infrange quotidianamente. Vogliamo gente pulita e volenterosa, vogliamo vedere merito e onestà negli occhi di chi intraprende, e vogliamo una classe politica che faccia che quel merito lo sappia riconoscere e che faccia politica e basta, senza affari.  Vogliamo partiti poveri di denaro ma ricchi di iscritti e militanti con potere reale di decidere e di eleggere i loro rappresentanti, attraverso le elezioni primarie. Vogliamo, in una sola parola, DEMOCRAZIA. Vera, per tutti. E tu, egregio (in senso squisitamente etimologico) premier Monti, hai finora dimostrato di pensare ad altro, dunque devi farti da parte. Con le buone o con le cattive.

Grazie e arrivederci

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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