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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
20 giugno 2011
BARBARI SOGNANTI (di Stefano Olivieri)
 

Anche se portano in testa le corna di bue e indossano la tuta da paramedico, questi furbetti di leghisti hanno annusato l’aria. Sbraitano e mostrano striscioni al capo, come farebbe una folla di studenti riuniti in assemblea che in palestra sfida il preside fumandogli in faccia. Ma alla fine sono lì, tutti allineati e coperti agli ordini di Bossi. O per meglio dire, del socio di maggioranza della Lega Nord, quello che abita ad Arcore. Fanno i democratici in quel pratone che è più o meno la metà di un campo di calcio, in cinquantamila come dice Maroni non ci starebbero neanche uno sull’altro. Fischiano e urlano ma alla fine quando Bossi dice loro che non c’è trippa, che non è il momento di andare alle elezioni perché "altrimenti la sinistra...", a quel punto tacciono. Si fanno i conti in tasca e stanno zitti.
Perché evidentemente quelli che stanno lì sull’erba non sono tutti precari e disoccupati. Non stanno tutti in cassa integrazione, appesi a un filo. Non hanno il problema di evitare lo sguardo di moglie e figli che chiedono il minimo indispensabile per vivere quando neanche quel minimo loro riescono a racimolare. Non hanno questo tipo di problemi, evidentemente.
Lì in mezzo ci sono invece - e lo dicono le interviste – i piccoli berluschini del nordest, che i loro affari se li sono ben guardati. Che hanno preteso i rimborsi di quote latte immaginarie, alla faccia degli allevatori onesti. Che sfruttano, nelle loro officine e nello loro fabbrichette, i lavoratori extracomunitari lasciandoli in nero, senza contratto, senza contributi, senza tutele, sferzandoli con la continua minaccia di una denuncia per clandestinità, che adesso grazie ai buoni servizi di Maroni significa per diciotto mesi vera e propria galera (perché di questo si tratta nei cosidetti centri di identificazione ed espulsione: ti viene tolta la libertà personale). Così gli schiavi saranno più remissivi, più zitti.

Questi i leghisti di Pontida, che alla fine della fiera tornano a casa in suv. Questo il loro nuovo leader Maroni, il sassofonista addentatore di caviglie di pubblici ufficiali. Il ministro degli interni che per strappare l’applauso promette che ci saranno più soldi per i sindaci (leghisti) virtuosi per rinforzare le polizie locali. Proprio lui, ministro degli interni. Come se un salumiere dicesse alle sue clienti che darà loro soldi e consulenza per farsi il culatello a casa. Proprio lui, ministro della repubblica italiana, che per scaldare gli animi resuscita, come ha fatto Bossi poco prima, perfino la secessione.

Sarebbe Maroni il nuovo capo della Lega? Allora possiamo stare tranquilli. E’ lo stesso uomo che ha per primo accettato la versione burlesca del capo su Ruby ( era la nipote di Mubarak) arrivando a sconfessare il magistrato di turno nella questura di Milano su ciò che accadde quella famosa notte. Lo stesso ministro che prima della chiusura delle votazioni per i referendum è andato in tv a dichiarare che il quorum era stato già raggiunto, con l’intento neanche troppo nascosto di dissuadere i ritardatari dal recarsi ai seggi. Proprio una bella persona.

Pontida o non Pontida, ormai le chiacchiere stanno a zero. Tremonti deve varare a giorni la sua ricetta per recuperare 40 miliardi in una Italia dove l’inflazione cresce e l’evasione fiscale pure. I furbetti dell’ultimo condono fisco-contributivo si sono dileguati e hanno lasciato in sospeso il pagamento, in tutto fanno 4,3 miliardi. Cominciassero da questi bei tomi a recuperare i soldi, i cari leghisti che oggi scoprono che che le missioni militari all’estero costano care. Ma forse fra quegli evasori ci stanno troppe camicie verdi, meglio lasciar correre.

Faremo tutto un conto. La Lega tiene a distinguersi dal PDL ma farebbe bene a chiedersi che fine faranno, alle prossime elezioni politiche, i voti di quei padri di famiglia presi in giro, direttamente in casa loro, soprattutto dalla Lega. Maroni li ha chiamati “barbari sognanti” ma quella è gente pragmatica, mostrare soldi vedere cammello. E il cammello non c’è.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

19 giugno 2011
RECINTATELI ! ( di Stefano Olivieri)

 

Migliaia. Fossero anche decine di migliaia nel pratone di Pontida, sono sempre troppo pochi in rapporto al potere acquisito dalla Lega sulle scelte di un intero paese di 60 milioni di abitanti, un paese pieno di terribili problemi. Si riuniscono, si compattano oggi per contarsi, perché consapevoli di una diversità che non ha più nulla di virale, di seduttivo. La Lega non cresce più perché ha detto bugie anche lei, al suo popolo. E Bossi non è più il capo incontrastato, il vate di una formazione politica che per ventanni ha cavalcato la xenofobia, la disobbedienza fiscale, l’intolleranza alle istituzioni italiane, la secessione. Hanno imparato a memoria il giuramento di Pontida di Berchet, dimenticando che lì si parla di far muro contro l’impero austroungarico, mentre i leghisti di oggi con gli orfani di Haider ci andrebbero a braccetto volentieri.
 
Padroni in casa propria, hanno detto e ripetuto. Ma da un po’ di anni tentano di spostare i confini della loro padania, la terra che non c’è, scendendo sempre più a sud. Hanno utilizzato il vuoto di ascolto lasciato sciaguratamente libero dalla sinistra per insinuarsi nelle fabbriche e nelle case della povera gente, ma i loro servizi al capo Berlusconi testimoniano che nei fatti alla povera gente hanno voltato le spalle facendo una scelta di campo, quella di favorire il sovrano, che ha portato il paese sull’orlo del default economico.
 
Ora l’Europa ci chiede 40 miliardi di euro di riforme strutturali e le agenzie di rating sono pronte a impallinarci. Chi in questi anni ha goduto della crisi e si è riempito il portafogli punta su PDL e Lega perché non cambi nulla e quei risparmi, spaventosi, si realizzino al solito modo, sulle spalle di operai, dipendenti, pensionati. Il popolo leghista deve sapere che attorno a Pontida stavolta si stende una linea di confine che va ben al di là dell’ideologia politica, e deve trovare il coraggio di fare la voce grossa. Non sto chiedendo di sconfessare la padania, ciascuno creda a ciò che vuole, ma pretendo rispetto per l’intelligenza umana. Spostare i ministeri al nord e segregare per diciotto mesi gli extracomunitari nei c.i.e. non cambierà di una virgola l’attuale situazione, lo sapete bene. Altre sono le scelte da fare, con o senza le corna in testa. Se non lo fate il resto del popolo italiano, alcune decine di milioni e non le migliaia riunite a Pontida, potrebbero prima o poi decidere di recintare chi si oppone al cambiamento, di boicottare al momento del voto il sole delle Alpi. Forse è venuto il momento anche per voi, cari leghisti, di rottamare qualcuno.
 
Stefano Olivieri
 
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