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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
18 maggio 2015
SIMPATICO BONUS (di Stefano Olivieri)

Caro Matteo, non si può definire “bonus” il risarcimento di una somma indebitamente ( lo ha sancito la Consulta) trattenuta dallo Stato su pensioni da 1500 euro mensili, riferite cioè a una classe economica medio bassa di pensionati. Non si può chiamare un risarcimento “bonus”, quasi fosse una regalìa concessa benignamente dal governo, e tanto meno definirlo “simpatico” come hai appena fatto tu.
Pensa, prima di parlare. E cerca di pensare, se ci riesci, con la testa di un pensionato da 1500 euro al mese. Ti accorgerai che non c’è nulla di simpatico nella decisione, del tuo governo, di erogare un acconto chiamandolo bonus.
La Corte Costituzionale ha invitato il governo a restituire il maltolto, punto. Non ha detto che non li dovrai restituire tutti, questi diciotto miliardi, applicando un principio di proporzionalità, cioè poco rimborso per le pensioni alte e rimborso totale per quelle basse. Ciò può essere giusto farlo, ma DOPO che saranno state rimborsate INTERAMENTE tutte le somme indebitamente trattenute. 
Non si può barare con la Consulta, neanche tu lo puoi fare.
Dunque comincia a pensare in fretta a come recuperare quel denaro, che i soldi ci sono, e lo sai. Basta far pagare per intero ciò che è dovuto allo Stato dalla banda del gioco d’azzardo, per dirne una. Basta sgrullare il portafoglio dei 5500 evasori totali di cui si conosce nome e cognome, per dirne un’altra. Basta uscire dall’indegno affare degli F35 (14,3 miliardi di euro, di cui 2,5 già spesi), di cui i pensionati italiani e tutti i loro familiari non sanno che farsene. Basta frugare un po’ sui movimenti di denaro contante, visto che in Italia c’è un movimento di banconote da 500 euro duecento volte superiore al normale. Ci sono un sacco di mariuoli in giro, caro Matteo, vestiti bene e con le tasche gonfie di euro. Comincia ad acchiapparli e svuota quelle tasche, vedrai come escono fuori i diciotto miliardi per i pensionati! Sono pronto a scommettere che ce ne saranno d’avanzo, anche per gli esodati e i disabili.
Datti da fare Matteo, e fai meno il simpatico, per favore. 
Che noi ti seguiamo con attenzione, anche perché se tu e i tuoi vi siete impadroniti del PD, partito di maggioranza del governo, è giusto che a questo punto siate pronti a onorare gli impegni. Senza scaricare responsabilità sulla minoranza, che avete messo fuori dalla porta di tutte le stanza che contano. 
Avete voluto la bicicletta? E adesso pedalate, e cercate di vincere la corsa.
Senza bonus, per favore.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it






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permalink | inviato da Stefano51 il 18/5/2015 alle 13:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
28 maggio 2012
GLI ULTIMI DELLA FILA (di Stefano Olivieri)


Così anche il calcio nostrano paga dazio alla repubblica delle banane. E alle cricche degli appalti, dei G8, dei terremoti e delle mille truffe italiche si aggiunge adesso anche quella degli scommettitori, un grumo nero di collusori e collusi che si spartivano ogni settimana torte plurimilionarie con le scommesse. È certa una cosa: l’appetito vien mangiando in questo paese dove si professano virtù pubbliche ma poi si spianano le strade soprattutto a chi ha collezionato avvisi di garanzia. Fra un po’, in parlamento, dovranno inserire una norma che chiarisce che possono essere eletti anche i cittadini normali, quelli che possono essere intercettati anche 24 ore al giorno senza che su di essi esca fuori qualche reato, quelli che non hanno avvisi di garanzia o sentenze passate in giudicato da esibire sul curriculum.

È una Italia a rovescio questa della crisi più nera dal dopoguerra, un paese dove i furbi resistono e si moltiplicano togliendo anche l’aria alla gente onesta. In questo mese di incubi fiscali e di suicidi, di terremoti e di bombe alle scuole, questa notizia degli ennesimi arresti di calciatori multimilionari è la classica ciliegina su una torta che era già guasta di suo, figurarsi adesso.

Servirebbe un colpo di reni energico e un definitivo irrevocabile cambio di rotta, per uscire da questa maleodorante palude. Perché dal lavoro allo studio, dalla salute al fisco, dall’ambiente all’energia, dall’informazione allo sport non c’è scenario dove, accanto all’esigenza della crescita, non si prenda in considerazione anche l’ipotesi della corruzione, della mancanza di trasparenza, della fine di ogni criterio meritocratico. Se non sapremo fare questo, rovesciare cioè totalmente questo schema, non ne usciremo fuori.

In un paese realmente democratico e sotto sforzo come il nostro, la prima regola dovrebbe essere quella di tutelare gli ultimi, perché il vero progresso civile non può ammettere effetti collaterali come l’aumento della miseria e della disperazione, come gli esodati e i disoccupati, come la compressione dei diritti dei lavoratori.

Partire dagli ultimi della fila, dai più poveri e derelitti, dai senza lavoro, dai malati e dai disabili e riuscire, avendo sempre sott’occhio le condizioni degli ultimi, a tirare su l’intero paese DEVE essere il compito di questo governo. Per ogni giorno che passa, per ogni abuso ancora impunito la sofferenza di chi continua a pagare e vede precipitare la propria condizione di cittadino e di contribuente, aumenta e comincia a cedere alla rabbia.

Non ci arriveremo tutti al 2013. Se la politica vuole tornare a esercitare il suo primato nelle scelte che contano, la risposta deve arrivare adesso. Il partito democratico si metta alla testa dell’Italia che vuole tornare a sperare, a pensare positivo, e presenti a Monti il conto. Patrimoniale subito, con prelievo progressivo da tutti i depositi che superino i duecentomila euro. E galera vera per i grandi evasori, senza sconti. I soldi in Italia ci sono, chiedetelo alla Banca d’Italia che ha fatto una indagine pochi mesi fa, scoprendo che il reddito medio delle famiglie italiane (immobili esclusi) è di 434mila euro. Il classico mezzo pollo a testa, anzi, altro che mezzo pollo! Qui si parla di un tacchino, e anche bello grosso. Che diventa un bue, anzi uno sconfinato armento di grassi bovini se andiamo a vedere le ultime dichiarazioni dei redditi che sono state rese note, quelle del 2005: i redditi più alti erano sempre, inesorabilmente, quelli di lavoratori dipendenti e di pensionati.

Come dunque si può riequilibrare la bilancia, se non con una patrimoniale che peschi oggi direttamente dai depositi? Come si può pensare che un paese, dove i ricchi esportano denaro all’estero e poi lo possono rimpatriare in modo anonimo con una tassa vergognosamente bassa (l’ultimo condono tombale di Tremonti), che in un siffatto paese la gente sia ancora disposta a lavorare con sempre meno tutele e poi ad andare in pensione con prestazioni economiche sempre più taglieggiate dal fisco? Come si può credere che si possa arrivare indenni al 2013?

Io dico: ora! Bersani risponda all’invito di Vendola e di Di Pietro, e lo faccia in fretta. Preferirei che Beppe Grillo restasse l’eccellente fustigatore del malaffare che ci ha mostrato di essere, piuttosto che vederlo trasformato in un improbabile premier sull’onda del disgusto che sta legittimamente montando dal basso.

Dobbiamo pensare a tutti gli italiani, in primo luogo agli ultimi della fila, che non hanno voce e sono invisibili. La velocità di una slitta dipende dal suo cane più lento, non da quello più vigoroso e veloce. Facciamoci indicare dagli ultimi la strada e sarà quella giusta. Perché se aiutiamo i più deboli a risollevarsi, avremo scritto al tempo stesso le regole per una nuova, più sana e davvero solidale crescita per l’intero paese. Dove dovranno esserci spazio e opportunità per tutti, non soltanto per i figlidi, a cominciare da quelli dei ministri. Un paese senza furbi e senza cricche. Riappropriamoci della sovranità che la Costituzione ha consegnato nel 1948 al popolo, riappropriamoci della politica con elezioni primarie in tutto il paese, riappropriamoci dei partiti che tentennano pensando agli interessi di bottega. Si scenda in piazza con le bandiere prima che altri lo facciano con le armi.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

27 marzo 2012
L'ITALIA E' UN GRANDE PAESE ( di Stefano Olivieri)

I timori di Alfano, che alle prossime amministrative si squagli il Pdl con i suoi elettori. Le “polpette” sindacali che la Fornero definisce indigeste e avvelenate, forse per questo ha deciso di mettere a dieta lavoro dipendente e pensioni; il premier Monti, che si sente sempre di più commissario dell’Italia e si dichiara pronto a lasciare se non gradito. E infine Bersani, che trova in extremis la quadra e dichiara la sua fiducia a Monti ma al tempo stesso l’insopprimibile necessità di un passaggio parlamentare che chiarisca dove dovrà andare a parare l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.

Il paese aspetta, sempre più spaventato, intimorito dai presagi di sciagure che di volta in volta parlano greco, spagnolo, portoghese e forse anche italiano. Il famigerato spread, chetato ma non troppo, ha messo la morsa a tutti i governi europei, esclusion fatta naturalmente per gli americani d’Europa, la Germania prima della classe che di quello spread è in fondo madre e matrigna al tempo stesso. Perché il dorato isolamento tedesco è tale perché esiste l’euro, con le sue regole e i suoi vincoli europei. Regole che dovrebbero spingere verso quegli Stati Uniti d’Europa che però la stessa Germania, con la sua intransigenza fondamentalista ( pensiamo agli eurobond mai varati) verso gli stati in maggiore sofferenza, intende tenere lontani, almeno fino alle prossime elezioni politiche.

Con Aprile si apre in Italia un trimestre terribile. Oggi è giorno di paga per i lavoratori dipendenti, è c’è un primo sostanzioso prelievo suppletivo (addizionali regionali e comunali) nelle buste paga. Poi toccherà all’IMU sulla prima casa e all’Ici sulle seconde, una stangata destinata a intaccare anche la spesa per le necessità fondamentali, come l’alimentazione, perché per la mobilità già ci ha pensato la benzina, che dappertutto sfiora i due euro al litro.

A bocce ferme, se non cambierà qualcosa e in fretta, questo paese non potrà farcela. L’inflessibilità e l’attenzione del governo Monti verso i soliti noti, martirizzati e salassati per primi, responsabilizzati per l’ennesima volta a dover ritirare su il paese, si distrae e si ammorbidisce molto di fronte alle corporazioni (niente liberalizzazioni), ai potenti (niente asta tv), ai portatori di interessi privati e privatissimi ( le banche). Lui continua a dire che occorre tempo, che in qualche modo la sua tassa patrimoniale l’ha “spalmata” su mille iniziative che presto o tardi daranno i loro frutti.

Sarà, ma intanto i soldi li viene a prendere subito dalle nostre tasche, come al solito, come faceva prima Berlusconi. E se glielo facciamo notare si offende pure. Come si offende la ministra Fornero se la paragonano a un coccodrillo che piange dopo aver sbranato un vitello indifeso. Si è fatto notare in questi giorni, da parte della destra, che questa alzata di scudi a sinistra per l’articolo 18 non c’è stata quando Monti ha toccato le pensioni. È vero, incontestabilmente vero, avremmo dovuto combattere, scendere in piazza già allora in tutto il paese. Forse si è avuto paura dello spread, forse era tale il sollievo per la caduta di Berlusconi che la gente si è distratta, e i partiti del centrosinistra hanno fatto ben poco per richiamarla all’attenzione di quell’emergenza. Modifiche legislative che hanno segnato, e segneranno per il futuro, il tenore di vita di milioni e milioni di pensionati e pensionandi italiani, teniamolo presente. Mentre ricchi, furbetti ed evasori continueranno a fare la loro spensierata vita nel bel paese.

Ora la stretta sul lavoro. Questo accanirsi sull’articolo 18 ha fatto smarrire il senso vero dell’operazione governativa, che è un altro, e di portata storica: tagliare alla radice, come fossero ortaggi, tutti i contratti di categoria, e abbassare paghe e stipendi al lavoro dipendente. Perché se a qualsiasi contratto togli la sicurezza della conservazione del posto, tutto il resto è aria fritta e il padrone può fare il prezzo che vuole. È questo l’intendimento, questa la velina mai esplicitata. Se uno stato europeo non può più deprezzare il denaro per risollevarsi, ecco trovato l’antidoto, semplice semplice. Si deprezza il prezzo del lavoro, così si creano le condizioni (vero, ministro Fornero? È stata proprio lei ad ammetterlo, involontariamente) di creare un po’ di Serbia, un po’ di Moldavia e di Slovacchia anche qui in Italia, con buona pace del welfare state, che è tutto da ricostruire. L’abbassamento del prezzo della manodopera frutterà margini di guadagno maggiore per le merci e i servizi italiani; i lavoratori staranno peggio ma i padroni meglio, questo è certo. Questa non è roba da governo tecnico, questa è politica bella e buona.

Ripeto, fino alla nausea, e ho cominciato a dirlo in tempi non sospetti, quando il coro di consensi per Monti veniva da tutti i partiti: questa è una manovra di destra, punto. Che considera, anzi classifica per legge il lavoro equivalente a merce, e come tale mercatabile in tutte le sue voci. E sono questi i giorni, queste le ore in cui occorre che il paese testimoni il suo consenso o il suo dissenso, perché dopo tutto sarà più difficile. Però, caso strano, sull’asta tv il governo, per bocca di Passera, ha rimandato tutto di tre mesi. Sul lavoro, invece, vorrebbe chiudere subito. 

Ma un uccellino, all'ultimo momento, deve aver suggerito prudenza perfino a Monti, tant’è che non si fa più la legge delega bensì il disegno di legge, dunque spazio al parlamento. Benissimo, facciamo che di questa roba si parli dopo le elezioni amministrative, che cancelleranno il Pdl dall’Italia. Poi ne riparleremo, di chi intende strozzare il lavoro dipendente. E magari anche di pensioni.

Ma il PD deve capire che cosa vuol fare da grande. Deve conoscere una buona volta il suo elettorato di riferimento, altrimenti non si va da nessuna parte. Si deve svoltare verso una crescita sostenibile e giusta. Che tuteli il lavoro, l’ambiente, il talento e sanzioni e punisca chi fa soltanto il proprio interesse. Che faccia pagare il giusto a tutti, sempre. È ora di cambiare spartito e l’Italia ce la può fare. Nel solco della nostra Costituzione, non del mercato.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

27 novembre 2011
MONTI NON SCHERZARE (di Stefano Olivieri)

Caro Monti non ci siamo. Una patrimoniale “mini” me la sarei aspettata da un politico e non da un tecnico. Perché il politico ha un certo qual pudore quando accosta la ricchezza, forse perché ne è attratto e non può ammetterlo, lui sempre in cerca di consensi popolari. Una mini patrimoniale in Italia, per di più limitata ai beni immobili, è un contentino per i gonzi. È la coccardina di quella dichiarata equità che doveva essere il passepartout per gli indignados davvero morti di fame che popolano il bel paese e che non si fidano e stanno all’erta. E secondo me fanno bene.
Ciò che sta accadendo in queste settimane ci ha fatto perfino dimenticare Berlusconi. Se non fosse stato per lui, per quella uscita patetica di oggi (“..starò dietro le quinte..”) che lo ha reso ancor più drop out di quanto non fosse già con la sua lotta ai comunisti mentre la spectre finanziaria si mangia il mondo, non ne avremmo neanche parlato. E siamo passati da Berlusconi a Monti proprio per questo motivo, per stare sul punto, per vedere ben chiaro lo scenario doloroso che si prepara. Ma su una questione siamo intransigenti: se la torta sarà amara le fette più grosse andranno fatte ingoiare a chi questa crisi l’ha cavalcata alla grande, sanguisugando senza pietà i sogni e i bisogni delle famiglie italiane.
Dunque: patrimoniale sia ma vera e soprattutto sui beni mobili, sconosciuti o meno al fisco. Trovarli sarà compito vostro, cominciate dai conti correnti, fate il giro dei portieri degli stabili, andate nei porti e fatevi dire di chi sono le barche, interrogate i gioiellieri. Perchè i ricchi sono furbetti: che succede se uno di loro invece di comprarsi un castello lo prende in leasing? Che facciamo, lo graziamo mentre operai e dipendenti finiscono alla mensa della Caritas perché con il ricalcolo delle rendite finanziarie (fermo al 1989) il valore del bicamere in periferia acquistato con trent'anni di mutuo schizza alle stelle? Ma lo sa lei, professor Monti, che nel 1989 operai e dipendenti stavano meglio, ma molto meglio di oggi? Lo sa che da vent’anni a oggi un oceano di denaro si è trasferito dal lavoro alla rendita? E Lei pensa forse che quella rendita si sia trasformata soltanto in ville e superattici? È al corrente di quali e quante fantasie possa produrre nella mente umana la disponibilità di tanto ma tanto denaro? Lo sa che c’è gente in Italia  capace di spendere in una serata anche centomila euro pur di fare bella figura con la squinzia di turno? Lo sa, per forza lo deve sapere, chi ha occupato la sua poltrona prima di lei si dedicava appunto a questo genere di passatempi.
 
E allora ci spieghi, professore: che senso ha oggi una patrimoniale timida e pudibonda? È un ossimoro, un nonsense, soprattutto adesso che la nave sta per affondare. Che senso ha alzare l’IVA che farà lievitare il prezzo del settore alimentare? Che senso ha non affondare il coltello nella parte grassa e grassissima del paese e nello stesso tempo capitozzare le pensioni? Come vuole che trascorrano la vita i futuri pensionati, con quel bel sasso al collo a cui lei  si prepara a legarli? Doveva essere solidarietà intergenerazionale, giusto? E lei ha trovato la soluzione, se il figlio ha una vita precaria, ebbene l’avrà anche il padre. le pare giusto? Lo sa che i padri pensionati oggi aiutano sempre di più i figli disoccupati? Come faranno domani?
Intanto i soldi, quelli veri e con tanti zeri, continuano a girare. La giostra dei ricchi non si ferma mai, gioielli viaggi ville night club troiette a gogò. E auto da 50mila euro in su, perché anche quelle fanno già scandalo, caro premier Monti, un operaio dovrebbe ibernarsi per due anni insieme alla famiglia soltanto per per acquistarne una, per non parlare di come mantenerla. Figuriamoci poi i suv milionari, le ferrarine e le giaguarine che schizzano da tutte le parti per le nostre vie. Ma quest’Italia gaudente e sprecona, chi la controlla? Lei forse, con l’aumento dell’ICI e la mini  patrimoniale sugli appartamenti? Ma vogliamo prenderci in giro,vogliamo davvero destabilizzare il paese?
Facciamo finta che abbiamo scherzato finora, diciamo che che questo minipacchetto di misure che Lei si prepara a varare nei primi di dicembre sia come il “cip” del pokerista. Un cinguettìo per ammansire gli altri giocatori, farli ingolosire per poi …zacchete! Calare giù la mannaia. Con una bella patrimoniale, vera e prosperosa, da 50 miliardi di euro, e dico ancora poco perché di ladroni in Italia ne abbiamo a iosa.
Spero, voglio illudermi che sia così, caro professor Monti, tecnico prestato alla politica. Perché se così non fosse staremmo perdendo tempo prezioso mentre la nave affonda. Il nostro paese ha già conosciuto, e troppo bene alla fine, un premier che prima di governare faceva altro. Quando arrivò, nel 94, disse che voleva aggiustare l’Italia. E invece l’ha sfasciata. Stavolta abbiamo chiamato un tecnico, un idraulico, un medico, scelga lei caro professore  il paragone che più l’aggrada, perché la situazione è disperata. Perciò, se c’è da tagliare, ora non ci deluda mettendo i ricconi in fondo alla fila. perchè siamo diventati molto sospettosi e anche permalosi da un po’ di tempo, potremmo prenderla male anche se siamo democratici. Non perda tempo e rivolti quelle tasche, che le nostre son vuote e semmai vanno riempite.
 
Stefano Olivieri
24 novembre 2011
ABUSI E BISOGNI NELL’ITALIA DELLA CRISI ( di Stefano Olivieri )

Lo ribadisco subito, prima di tutto qui serve un prelievo sostanzioso dalle rendite. Una tassa patrimoniale sulla ricchezza vera e neanche tanto nascosta, perché diciassette anni di governo Berlusconi non sono passati invano e l’abuso nel tempo è diventato vanto, ostentazione, esempio da seguire e inseguire. Gli strumenti a disposizione della Agenzia delle Entrate ci sono, le indagini si possono eseguire con mezzi sempre più sofisticati e pervasivi. Il riccone gaudente lascia tracce sostanziose nell’Italia sempre più desertificata, basta guardare le auto con cui va a spasso, basta chiedere al personale di servizio, basta andare in banca e dare un’occhiata ai suoi conti. Certo che se ci basiamo sull’autocertificazione prodotta con la dichiarazione dei redditi ci troveremo di fronte sempre ai soliti noti, il furbetto che scorazza in Porshe Cajenne evasore da millenni non lo scoveremo mai. Mi ha colpito la battuta di una coppia francese , un servizio in tv di qualche giorno fa. In Francia le tasse sono alte ma si pagano, anche perché se paghi le tasse dovute hai poi diritto a usufruire di tanti servizi che lo Stato eroga, dagli assegni per i figli ( il cui numero fa diminuire l’imposizione fiscale) fino ai vouquer con cui pagare la badante e perfino l’idraulico. Se non paghi le tasse, insomma alla fine non hai diritto a questi bonus e ci perdi.

Pensioni e assistenza. Contributi ed evasione contributiva. Negli ultimi dieci anni il contratto di lavoro dipendente è stato attaccato e le regole ad esso collegate erose, snaturate, distrutte dalla proliferazione dei contratti atipici nati dal pacchetto Treu (governo Dini) e poi ben cresciuti con la legge n. 30, la cosidetta legge Biagi. Chè Biagi, poi, non ne ha nemmeno colpa perché del suo pensiero fu presa da Berlusconi soltanto la prima parte, quella che riguardava l’ingresso al lavoro, e nulla si fece sul fronte poi del sostegno al reddito.

Sono nati così nel tempo prima i cococò e pi i cocoprò, figli bastardi di una legislazione imperfetta e abortita, soprattutto strabica a vantaggio dei datori di lavoro. Il “lavoro occasionale” che poi applica le regole proprio della legge trenta ha di fatto offerto a padroni e padroncini la possibilità di licenziare e poi riassumere gli stessi dipendenti ( per lo stesso lavoro) annullando di fatto le regole fissate dai contratti di categoria. Incarognirsi oggi contro i licenziamenti è un falso problema, in Italia questa battaglia i lavoratori l’hanno già persa accettando di essere inquadrati non più come lavoratori a tempo indeterminato bensì come collaboratori a progetto, amen.

Questi nuovi contratti ad personam hanno soltanto la parvenza della legalità. Non ti pagano ferie e malattia e la copertura inail e inps è proprio lo stretto necessario. Potrebbero andar bene per una vendemmia, altro è passarci la vita dentro, devi farti il segno di croce e sperare di stare sempre bene altrimenti son guai. E comunque, se vai in banca a chiedere un qualsiasi mutuo con un contratto trimestrale, ti ridono in faccia.

La prima mossa del governo Monti sulle regole del lavoro dovrebbe perciò riprendere il discorso da dove Prodi era stato costretto a interromperlo: alzare il prezzo del lavoro a tempo determinato, chi assume temporaneamente deve pagare di più.

Poi le pensioni, o meglio, la quota assistenziale che si paga in trattamenti che non hanno a che fare con i contributi ma vengono comunque definiti pensioni lo stesso, giusto per incasinare ( tipico dell’Italia) le idee. Le pensioni agli invalidi civili sono cifre ridicole se rapportate ai bisogni reali che comporta la cura quotidiana a un disabile totale. Più che di welfare state, in questi casi si dovrebbe parlare di welfare family perché è sulla famiglia del disabile che lo Stato scarica di fatto tutte le incombenze dell’esistenza quotidiana, indennizzandole con la pensione e nei casi più gravi anche con l’assegno di accompagnamento.

È giusto che uno stato che si dica democratico ed evoluto tuteli i suoi cittadini più deboli e persegua con ogni mezzo chi fraudolentemente si avvantaggia di indennizzi che non gli spettano. Ma la caccia ai falsi invalidi condotta dall’Inps e tanto reclamizzata sui giornali ha generato, in questo momento di crisi in cui tutti hanno paura che lo stato fallisca, un’odio indiscriminato e acritico nei confronti della categoria. Così a farne le spese sono gli invalidi veri, gente disabile dalla nascita con patologie gravissime richiamata a visita medica, come se da certe malattie come la tetra paresi spastica si potesse guarire con un viaggetto a Lourdes. Per di più, i soldi risparmiati dallo Stato stanando i falsi invalidi, etica vorrebbe che fossero adoperati per gli invalidi veri, e invece finora non è andata così.

Ancora: le pensioni “integrate al trattamento minimo”. Questa è una gran brutta storia, che va almeno sinteticamente spiegata. Dall’Italietta del dopoguerra fino al decreto Amato del 1992, prima vera riforma del sistema pensionistico italiano, molte categorie di lavoratori (in particolare privati: artigiani e commercianti, coltivatori diretti, etc.) sono state avvantaggiate rispetto al lavoro dipendente dall’entità dei contributi richiesti, una vera sciocchezza rispetto al reddito reale di queste categorie. Avveniva così che il macellaio sotto casa incassasse un milione di lire al giorno e pagasse mensilmente un decimo dei contributi dell’impiegato che andava ad acquistargli la carne, che aveva uno stipendio, diciamo per dire, di un milione (di lire ) al mese. La sperequazione fra i due versamenti era davvero tanta, e generava alla fine due pensioni che al calcolo dei contributi realmente versati restituivano da una parte dignità al versamento dell’impiegato, che percepiva una pensione più alta (per esempio 700mila lire al mese). La pensione a calcolo del commerciante, invece, data l’irrisorietà della contribuzione versata, era di 100 lire al mese e veniva perciò “integrata” a una soglia minima stabilita dalla legge, mettiamo 500mila lire. Così, oltre al danno, la beffa: il macellaio che aveva guadagnato tanto e versato poco, quasi raggiungeva l’impiegato anche nel pensionamento. Solo che mentre la pensione del secondo era tutta corrispondente ai contributi versati, quella del primo ( il commerciante) lo era soltanto per la parte adeguata (100 lire) e il resto (499900 lire) era assistenza a carico della collettività.

Vero che poi nel frattempo arrivò la legge Visentini con l’obbligo del registratore di cassa ( il famoso scontrino fiscale) e con l’obbligo per i lavoratori autonomi del versamento aggiuntivo, oltre ai contributi in cifra fissa, di un contributo a percentuale basato sul reddito. Ma le cose non cambiarono molto perché le dichiarazioni dei redditi fatte dagli autonomi non erano ( e non lo sono tuttora) veritiere e dunque anche il contributo a percentuale restò compresso da questi comportamenti illegali, costituendo per l’Inps e per lo Stato un mancato gettito, di fatto un’evasione.

Nel frattempo qualche correttivo era stato però introdotto. La legge 638 del 1983 subordinò (art. 6) l’integrazione al trattamento minimo delle pensioni ( cioè, per tornare all’esempio precedente, la possibilità che una pensione del valore di 100 lire al mese fosse pagata a 500mila lire al mese, ovvero all’ammontare del trattamento minimo in vigore in quel momento) alla verifica del reddito del richiedente. Successivamente il dlgs 503/1992 (decreto Amato) estese la verifica del reddito anche al coniuge del richiedente ( e chissà com’è, in quel periodo fiorirono in Italia le separazioni legali).

Di fatto ancora oggi abbiamo situazioni sicuramente di abuso anche – e direi soprattutto – proprio nella fascia delle pensioni integrate al trattamento minimo. Ci sono vedove che risultano nullatenenti e abitano in case di 200 e passa metri quadri in quartieri di lusso, e prendono l’integrazione al minimo per pagare la colf. Se si conducesse una battaglia di legalità vera ( con indagini dello stesso tipo di quelle effettuate sugli evasori fiscali, perché qui si parla, fra l’altro, di ignobile furto di risorse destinate al sostegno del reddito di chi è realmente bisognoso) si scoprirebbe una montagna di denaro frutto di abuso. Con quel denaro si potrebbe ripianare l’assistenza ai veri bisognosi ai quali oggi lo Stato eroga davvero un’elemosina, senza pesare sulle spalle della comunità sana.

Insomma, da grattare ce ne è, eccome. Basta volerlo fare, senza fidarsi delle dichiarazioni spergiurate da parte di chi fino ad oggi si è approfittato della buona fede. E anche senza disturbare – qui sta la vera efficienza delle indagini preventive, che permettono controlli realmente mirati ad personam – la gente perbene che legittimamente usufruisce di indennizzi legati al reddito o alla salute.

Dunque, ricapitolando: da subito una sostanziosa patrimoniale che colpisca i redditi alti e altissimi di chi nella crisi è evidentemente riuscito a galleggiare meglio di altri. Poi, con giudizio, prima di toccare le nuove pensioni con il paventato passaggio al contributivo per tutti e l’eliminazione della pensione di anzianità ( che andrebbe, per etica, mantenuta almeno per i lavori usuranti) dare una energica e risolutiva raddrizzata alle regole delle pensioni già in essere, sulla falsariga di quanto appena descritto, per restituire al popolo italiano un’etica del comportamento che dal governo entri direttamente nelle case dei cittadini facendo radicare il convincimento che stavolta si fa davvero sul serio, che è finita per sempre la stagione dei furbetti.

Speriamo che qualcuno lo suggerisca a Monti.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

20 novembre 2011
PENSIERI D'AUTUNNO (di Stefano Olivieri)

Mentre i tecnici al governo lavorano l’Italia dei poveri ha il batticuore. Anche se non saranno lacrime e sangue bensì sacrifici, come ha affermato Monti, l’idea che questi sacrifici siano addossati in primis a chi ne ha già fatto troppi continua ad affiorare anche fra chi ha salutato con gioia la caduta del governo di Berlusconi e dei berluscones.
Questo perché nel nostro paese quasi sempre urgenza fa rima con indigenza, mai con ricchezza. E dal momento che questa crisi non aspetta, a tremare sono i soliti noti: dipendenti e pensionati. Ho già scritto dell’ICI e di come secondo me sia stato incauto da parte di Monti citarla e con disprezzo ( l’ha definita anomalia) senza nello stesso tempo far capire altrettanto chiaramente come quei soldi, risucchiati dalle famiglie con il ripristino dell’Ici, potrebbero nello stesso istante ritornarvi sotto forma di salari più sostanziosi per effetto di minori tasse, servizi pubblici, migliori prospettive per i giovani.
E poi i pensionati, o meglio, i pensionandi. Perchè qui si continua a parlare – giustamente per carità – di aggiustare l’orizzonte per i nostri ragazzi, ma poco si dice di chi ha già trenta o quarant’anni di lavoro sulle spalle e sente discorsi da brivido, come l’ipotesi di passare brutalmente dal calcolo retributivo a quello contributivo. Seppure dovesse essere, sarebbe giusto ritoccare in difetto anche le pensioni già in essere e con quei ricavi addolcire un po’ la pillola amara dei futuri pensionati, così da non creare per l’ennesima volta schiere di figli e figliastri, come accadde a suo tempo con le pensioni baby. E si potrebbe anche, prima di dire addio alle pensioni di anzianità, lasciare per quelle la porta aperta almeno alle categorie dei lavori usuranti, perché 40 anni da carpentiere non sono 40 anni da dirigente, lo sa anche un bambino. E non solo per l’usura prodotta dal lavoro in se, ma anche per quella che producono gli stipendi da fame che circolano oggi: l’operaio non può ritemprarsi con una vacanza a Sharm o con un tuffo in piscina, il dirigente sì.
 
Insomma serve giudizio, grande conoscenza dei problemi e soprattutto equità reale. L’Italia che lavora ha il fiato corto da un bel pezzo e non gradirebbe di essere presa di nuovo in giro. Questo nuovo governo è fatto di riconosciuti professoroni, per carità, ma se io fossi Bersani rimarcherei il ruolo del maggiore partito dell’opposizione dal punto di vista dello stimolo vigoroso per riportare nelle tasche delle famiglie quel fiume di denaro che si è sempre più concentrato nelle tasche delle cricche, di stato e non di stato. E se non ripartono i consumi interni, sarà difficile far ripartire questo paese. Un paese di lavoratori dove alligna una minoranza grassa che finora è stata lasciata a oziare. È un po’ anomalo che proprio adesso che abbiamo il “governo dell’impegno”, invece di parlare schiettamente di patrimoniale si parli di ICI e si prenda ispirazione, per il futuro welfare, dalla flexsecurity di Pietro Ichino.  
 
Lo dico senza problemi, sono uno di quelli che ha diffidato e diffida tuttora del giuslavorista che, a quanto ne so, ha studiato e analizzato molto il lavoro dipendente ma non è mai stato lavoratore dipendente. Almeno uno stage piccolo piccolo, in ufficio o in fabbrica dovrebbero farlo questi studiosi, che diamine, prima di emettere sentenze.  Perché non è  tanto la sua flexsecurity in salsa italiana a convincermi poco quanto il suo passato, neanche tanto lontano di fustigatore dei cosiddetti fannulloni del pubblico impiego. Di quella sua indecorosa campagna partita dalle colonne del Corriere della Sera se ne servì, a distanza di qualche mese, il mancato premio Nobel Renato Brunetta, con gli esiti che tutti conosciamo.  
 
Occorre un po’ di garbo presidente Monti, perché in Italia abbiamo i nervi scoperti e ci allarmiamo per nulla. Abbiamo già cominciato a risparmiare accorciando l’orario dei termosifoni in casa e mettendoci un maglione in più, abbiamo eliminato la pizza al ristorante una volta al mese e i regali di Natale già da qualche anno, abbiamo tollerato che impunemente ci trattenessero i soldi sullo stipendio per un giorno di malattia pur già contribuendo alla cassa malattia, abbiamo detto addio alle vacanze al mare da un pezzo. Adesso non si rammarichi se pretendiamo che questo governo tecnico da lei presieduto prenda atto che in Italia è stato effettuato un sistematico latrocinio a danno delle classi più deboli da parte del passato esecutivo. Se il paese deve tornare in carreggiata va trovato prima di tutto il denaro (che esiste, e dove sta voi lo sapete bene) per ridare ossigeno a salari, stipendi e pensioni. Il resto si vedrà strada facendo ma intanto la slitta si avvia. E lei sa bene, caro presidente, che una slitta va alla velocità del cane più lento, non di quello più veloce. Una bella cura di vitamine alla parte più debole del paese, a cominciare dai disabili visto che continuate a dimenticarli, e alla fine correremo tutti. Come è giusto che sia.
 
Stefano Olivieri
21 agosto 2011
WELFARE & CANOTTA (di Stefano Olivieri)

Le pensioni da che mondo è mondo si costruiscono con i contributi. Oggi la Lega dice di difendere le pensioni dei suoi iscritti, ma dov’era quando gli imprenditori leghisti assumevano in nero gli extracomunitari (minacciandoli di denuncia se avessero fiatato, grazie alla Bossi Fini), cacciavano i rappresentanti sindacali dalle loro fabbrichette del nord est per fare il porco comodo loro ? Non si può tenere un piede in due staffe, essere  partito di potere ( e reggere il sacco a Berlusconi) e contemporaneamente andare nelle piazze e fare il gendarme dello stato sociale.
 
Perché che tipo di welfare ha in mente la Lega nord, lo sappiamo tutti : quello padano, punto. Ma un ministro della Repubblica che parla solo a nome della sua gente, non deve essere cacciato via a pedate? E’ stato forse cassato anche il reato di alto tradimento?
 
E il bello è che tutta la stampa, compresa quella di sinistra, va dietro a Bossi in canotta e alle sue balle. Rassegniamoci, siamo la Repubblica delle banane. O meglio, non rassegniamoci e cacciamoli via a pedate questi buffoni.
 
Stefano Olivieri

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permalink | inviato da Stefano51 il 21/8/2011 alle 10:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
24 gennaio 2010
SE QUESTO E' UN MINISTRO ( di Stefano Olivieri)



 Il ministro si faccia vedere in fretta da qualcuno bravo. E si vergogni a usare il uo potere e la sua visibilità per spararne una dietro l'altra, senza attaccare prima il cervello, ammesso che ne abbia uno. La coperta corta, dice. Certo, quella dei pensionati e dei ragazzi disoccupati è corta, cortissima, non come quella dei ricchi, della gente come lui, che ha promesso di sommare il suo stipendio da ministro a quello di sindaco se mai avverrà ( senza considerare quello di professore universitario, che immagino abbia conservato).

E non ci continui ad ammorbare con la favoletta deamicisiana del ragazzino che fa l'ambulante e studia sulle gondole. Se ne vada, scompaia dalla nostra vista. L'Italia che lavora ha ben altro a cui pensare che alle sparate di un ministro indegno della sua carica.

Stefano Olivieri

 http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/


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