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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
19 marzo 2016
LA POLITICA SOTTO IL GAZEBO (di Stefano Olivieri)

Vanno a ruba in tutta Italia ma il loro mercato è particolarmente vivace nelle metropoli. Sono in pvc, rigorosamente bianchi come i loro teli svolazzanti. Sono fabbricati in Italia ma più frequentemente all’estero, e i fornitori si affannano a descrivere come le specifiche tecniche del loro prodotto siano conformi alle leggi sulla sicurezza. Si vendono ma sempre più si affittano, perché il loro uso è strettamente legato a una tipologia di eventi attualmente molto in voga, quello della promozione e divulgazione politica in mezzo alla gente, insomma la classica discesa in campo. Roba che si decide e si fa senza pianificazione, e non ci sono più case o magazzini dove riporre le tende, le feste di partito ormai si subappaltano a terzi.

I gazebo sono l’esemplificazione di una disfatta generale della politica italiana. Una politica ormai del tutto incapace di stare fra la gente senza queste protesi difensive, una specie di Croce bianca in una zona di guerra. I cittadini si sono ormai abituati a questi accampamenti estemporanei che ostacolano il traffico e fanno perdere tempo, perché diversamente dai politici la gente comune lavora per sopravvivere e non ha tempo da dedicare al sondaggio di turno. Tanto i partiti – dicono – sono tutti uguali, anche le facce dei candidati si somigliano e il malumore cresce, così come la disaffezione. Non ci sono più zoccoli duri in questi partiti sempre più liquidi, le tessere di adesione si danno a cani e a porci senza neanche verificare ideologie e passioni, articoli da rottamazione spinta.

Che fine faranno queste Crociate impazzite, che cosa sceglierà l’Italia per uscire da questa camicia di forza? Come andranno le prossime elezioni amministrative e il referendum?

C’è aria di baruffa, una strana quiete di quelle che in genere precedono le tempeste. Renzi e il suo governo sono alla frutta, il Comune di Roma, la poltrona di sindaco più prestigiosa, è data per persa, ma anche Milano e Napoli non sono per niente sicuri e il Movimento Cinque stelle inizia ad avere paura di una vittoria generalizzata, che metterà i grillini di fronte a una responsabilità imprevista, quella di governare le grandi metropoli italiane.

La sinistra dentro e soprattutto fuori dal PD è irrequieta ed eccitata, è consapevole delle difficoltà del premier ma è divisa e senza idee. Perché nell’inseguire il premier rottamatore, anche i vecchi compagni hanno commesso l’errore di buttare via il bambino insieme all’acqua sporca. Con la morte delle ideologie se ne è andata anche la pratica, faticosa ma necessaria, del dibattito interno e della selezione della classe dirigente attraverso quei meccanismi di delega e rappresentanza che hanno fatto la storia della sinistra italiana, nei mille concitati congressi che dal PC hanno portato al PD.

Dove andremo non lo so, ma io sotto i gazebo non ci vado. Aspetto che sia la piazza a chiamare, attraverso il tam tam di una sana, spero non sanguinosa, rivoluzione democratica.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 


POLITICA
6 novembre 2015
TRE CITTA' PER CAMBIARE ( di Stefano Olivieri)


Alla fine le cose stanno così. Renzi a Roma caccia Marino perché è stato troppo ingenuo per accorgersi del marcio che lo circondava, e nel frattempo lancia per la carica di sindaco il supercommissario Expo Giuseppe Sala a Milano, dove un audit interno per gli appalti della “piastra” di Expo (la struttura più costosa e più ambita dalle imprese di costruzione) FINISCE IN PROCURA perché (da Gianni Barbacetto per Il Fatto Quotidiano) “…Il commissario non si accorge di ciò che combina il suo alter ego e braccio destro, il manager Angelo Paris, non si rende conto di cosa fa il subcommissario Antonio Acerbo, non vede le imprese del facility manager Andrea Castellotti. Tutti finiti agli arresti.
Per approfondire l’argomento vi invito a leggere leggete anche questo articolo su Sala e Tronca (il commissario renziano per Roma), e su uno strano appalto Expo non passato sotto la lente di Cantone: http://www.lettera43.it/esclusive/sala-indagini-su-uno-strano-appalto-per-expo-2015_43675221488.htm
O anche quest'altro:http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/si-fa-presto-santificare-sala-audit-interno-appalti-112149.htm 

Insomma, sarebbe come dire che il dream team di riferimento per il candidato sindaco di Milano Giuseppe Sala è già in carcere ancor prima che il super commissario possa insediarsi, semmai accadrà, a palazzo Marino (ed è simpatica e un po’ velenosa questa ricorrenza e questa analogia: fosse mai che il fantasma dell’ex sindaco di Roma si sia insediato fra le guglie del duomo a complicare le cose al candidato renziano per la capitale morale?)

Segno incontestabile della sconfitta della politica, questi commissari speciali, con licenza di deroghe alla trasparenza, sono già in giro per le maggiori capitali italiane orfane di sindaco. Ce ne saranno tre a breve, e tutte belle grosse: Roma senza Marino, Milano senza Pisapia e anche Napoli dove De Magistris potrà certo ricandidarsi, ma certo non sotto le ali del PD.

Pare che il partito di maggioranza relativa al governo, quello che una volta era il partito democratico, non intenda oggi impegnare i suoi uomini e le sue donne migliori nelle competizioni comunali di città così importanti per tutto il paese. Una scelta obbligata per Roma, dove mezzo PD è già in carcere per mafia capitale, ma non obbligatoria per Milano e Napoli. Perché dunque Renzi pensa di fare così?


La risposta non può che essere una: il PD è in liquidazione e nella testa del premier c’è già il Partito della Nazione, a cui guarda con simpatia la maggior parte degli ex elettori di Forza Italia e del defunto PDL. La conversione a U è praticamente compiuta, ma l’esposizione politica già alle elezioni comunali sarebbe troppo rischiosa e così, aspettando il 2018, si preferisce mandare in avanscoperta i commissari.

A proposito: di commissari governativi dotati di superpoteri l’Italia ha purtroppo una memoria, recentissima: Guido Bertolaso, commissario straordinario sotto Berlusconi per le seguenti emergenze: terremoto dell'Aquila, vulcani nelle Eolie, aree marittime di Lampedusa, bonifica del relitto della Haven, rischio bionucleare, Mondiali di ciclismo di Varese del 2008, presidenza del G8 de L'Aquila del 2009, area archeologica romana.
Come sia finito Bertolaso, come sia finito il G8 mai fatto in Sardegna, come e dove siano finiti i soldi degli italiani raccolti per gli aiuti per lo tsunami e finiti nella cassa blindata della protezione civile predisposta all’epoca a palazzo Chigi, in parte dobbiamo ancora saperlo ma, a spanne, possiamo oggi dire che tutto sia andato in malora con totale disprezzo dei diritti del popolo sovrano. In Italia ogni volta che si incarta qualcosa di costosissimo con la scusa della fretta e dell’emergenza, quasi sempre si tratta di un mattone. Ebbene, per Roma, Milano e Napoli sono in viaggio tre mattoni, direi tre lingotti dorati con sopra ben impresso il nome del premier Matteo Renzi. Che per le tre città farebbe molto volentieri a meno delle primarie, chissà perché.

Io penso che per tutti gli italiani, gli elettori italiani i tempi siano maturi, anzi marci, per un grande, universale, trans ideologico e liberatorio VAFFANCULO a chi ha consapevolmente e sostanzialmente modificato il DNA del maggiore partito della sinistra italiana, fino a farne il contenitore della sua ambizione personale.


A lui diciamo in coro, su facebook, su twitter, su tutti i manifesti e i volantini clandestini che presto i pasquini di tutta Italia cominceranno a diffondere:

#RENZISTAISERENO, che noi ti staneremo!

Italiani, riprendiamoci l’Italia, riappropriamoci della nostra sovranità.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 
30 ottobre 2015
Marino ritira le dimissioni e Renzi ritira gli assessori (di Stefano Olivieri)


Roma, 30 ottobre 2015

Marino ritira le dimissioni e Renzi, per cacciarlo, ritira gli assessori comunali renziani senza esitare a chiedere aiuto alla destra per i voti che gli mancano.
E i romani? Ritireranno il voto al PD alle prossime comunali, c'è da starne certi.
Le cose stanno così, l'unico uomo che Mafia capitale non era riuscita a corrompere lo vuole cacciare via il premier, che come presidente del Consiglio abbaia parecchio ma come segretario di partito, lo stesso partito a cui appartiene Marino, eletto sindaco con il 64% dei voti mentre Renzi non è stato eletto premier da nessuno, come segretario di partito , dunque, non si vuole sporcare le mani e lascia che a occuparsi del caso Marino sia Orfini.
Ma se mafia capitale e il premier Renzi vogliono cacciare Marino, la proprietà transitiva mi spinge a dire che fra mafia capitale e il premier Renzi ci possa essere un qualche interesse comune, sicuramente molti uomini del Pd romano avevano e spartivano interessi con la criminalità organizzata e infatti sono in galera in attesa del processo che inizierà fra pochi giorni.
Renzi non vuole che, a quel processo, Marino sia ancora in carica, perché il sindaco saprebbe bene su chi puntare l'indice accusatore e ciò farebbe deflagrare la crisi del partito di maggioranza ben oltre i confini di Roma.
Sono stati così meschini a palazzo Chigi da offrire al sindaco la buona uscita di un'alta carica scientifica non meglio definita. Suggerimento certamente giunto dal nuovo consigliori del premier, Verdini, che ha enorme esperienza come posteggiatore di politici trombati.
E Matteo Orfini, non era un attivissimo "giovane turco" appena due anni fa? Ricordo (da polisblog) che dopo le prime primarie perse contro Bersani "...Con Matteo Renzi tornato a fare a tempo pieno il Sindaco di Firenze, i renziani che pensavano di essere sul punto di conquistare il partito si sono fatti un po' da parte. E hanno lasciato gli onori delle cronache alla loro controparte più organizzata: i 'giovani turchi' del Pd. A sinistra del partito, fedeli a Bersani, oppositori di Renzi e del suo 'liberismo riformista': il gruppo capitanato da Stefano Fassina si appresta a sbarcare numeroso in Parlamento (si parla di una cinquantina di deputati) grazie al successo alle primarie del Partito Democratico e alla vicinanza con il segretario...."

Ebbene sì, Matteo Orfini era un giovane turco fra i più aguerriti. Si vede cha adesso il liberismo riformista gli piace.

Ultima chiamata per Bersani e i suoi: uscite da questa fogna di partito, che verrà molto presto giubilato. E sarà l'unica cosa buona di questa immonda crisi capitolina.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


POLITICA
16 aprile 2015
Due cose per Bersani ( di Stefano Olivieri)


Pierluigi, ho due cose importanti da dirti.

Ti sto seguendo nel programma di Santoro e mi va di dirtele adesso, perché dopo potrei annoiarmi e cambiare canale.

La prima (sulla quale, quando ne parlasti a suo tempo, non ero d’accordo): le elezioni primarie “in sicurezza”, riservate cioè agli iscritti certificati e non ai cani e ai porci, come dire ai fuoriusciti, ai furbi, ai voltagabbana dell’ultima ora e a quelli che intendono la politica come scambio mercenario di favori personale e null’altro.
È vero, la prepotente affermazione di Renzi alle primarie e la conseguente asfaltatura dei suoi avversari, è stato soprattutto il frutto di un cambio repentino di pelle dell’elettorato del PD, che l’ex sindaco fiorentino non solo aveva messo in conto ma ci confidava anche , e parecchio. Non solo per le sue origini politiche (nel suo pantheon personale ci trovi di tutto, ma neanche un comunista o un ex comunista mentre Craxi, solo per fare un nome, occupa un posto di rilievo).
E’ anche vero, però, che nel suo processo di rottamazione Renzi è sceso dalla falciatrice elettrica ed è salito sul caterpillar senza che dall’interno del suo stesso partito si muovesse una foglia. Il che ha un senso, se scali un partito servendoti di un esercito di mercenari fedeli soltanto a te, è difficile che possa incontrare un dissenso importante. Cose che la gente che ha votato Renzi alle primarie poteva anche non sapere o immaginare, ma che deputati e senatori non renziani avevano il dovere di decodificare in tempo. Nessuno ha fatto nulla, neanche tu.
La seconda cosa, che è quella che mi ha davvero spinto a mettermi davanti alla tastiera. Tu dici che Renzi è comunque una risorsa per il PD e che tu la tua battaglia la vuoi condurre dall’interno.
Caro Bersani, il partito del PD è stramorto per ciò che riguarda il riferimento etico politico a cui tu giustamente alludi. E Renzi ha scalato il partito democratico pagando la minore pigione possibile ( l’affitto, appunto) e per il minor tempo possibile, solo quello necessario per assicurarsi il premierato. E tu questo DEVI saperlo, devi essere consapevole della doppiezza dell’uomo che avete messo lassù, alla testa di tutto, senza battere un ciglio. Neanche la segreteria del partito avete voluto togliergli.
Dovete uscire dal partito, tutti quanti, subito. Dovete rendere pubblico, visibile a tutta Italia il fatto che il PD renziano è tutto un altro partito e sta andando altrove, giovandosi di iscritti e supporters a vario titolo che con la sinistra non hanno mai avuto a che fare oggi, ieri e anche l’altro ieri. Avete Il DOVERE di farlo nei confronti di chi, come me, vi ha votato alle ultime elezioni politiche ( e non alle regionale del 41 %, quelle non contano) e se non lo fate subito, lo sbando della sinistra in Italia diventerà totale e sarà soltanto colpa vostra.
E se tu, invece di farlo, continui a dire che Renzi è una risorsa per il PD soltantro perché il PD è cresciuto, a quel punto non soltanto esci dal mio cuore ma mi si insinua il dubbio che anche Bersani, che pensavo dalla schiena dritta, stia pensando a un ministero qualsiasi.

Ora ti ho detto tutto, e con sincerità, senza giri di parole. Pensaci su e stammi bene, Pierluigi.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 



SOCIETA'
29 marzo 2015
Il guado di Maurizio (di Stefano Olivieri)


Sono in tanti a dare delle gran pacche sulle spalle a Landini, in questi giorni. Di simpatia e di incoraggiamento, anche di stimolo affinché esca fuori dal guscio della proposta e spieghi una volta per tutte la sua proposta politica, come e quando, e con chi, potrebbe trasformarsi in formazione a tutti gli effetti, e diventare riferimento elettorale per quell’universo variegato, a lui vicino, che Landini afferma essere, attualmente, più numeroso e performante del popolo renziano.

Quanto questo accadimento debba necessariamente coincidere con una scissione del partito democratico sono in tanti a dirlo. Nel far due conti, però, il contributo che potrebbe fornire la minoranza pd al progetto di Landini è, allo stato, non determinante. D’Alema, Bersani, Damiano e Cuperlo, infatti, malgrado i toni accesi degli ultimi scambi di cortesie con il premier, non paiono ancora del tutto convinti a fare un passo così impegnativo. Anche perché sono politici abituati a essere protagonisti e nella nuova primavera di Maurizio Landini potrebbero essere costretti in nun ruolo da comprimari, almeno in un primo momento.
C’è poi il popolo di SEL, accreditato comunque di un 4% che rappresenta appena un decimo del PD misurato alle ultime elezioni europee. Ben più determinante potrebbe essere l’apporto del popolo dei delusi che da anni hanno rinunciato a votare. Su questo fronte Landini può e deve lavorare con coraggio, anche perché il suo messaggio è esattamente rivolto ai tanti che hanno smesso di partecipare all’impegno politico da quando nessuno ha più richiesto loro di esprimersi su temi strategici quanto dimenticati.
Ne elenco quattro, per sintesi. Il lavoro e la scuola. Appiattendosi sulla riforma Fornero con il Jobs act Renzi ha gettato di fatto le basi per la creazione di una nuova manovalanza a basso costo con cui le imprese italiane e straniere, a suo dire, potrebbero ricostruire il pil italiano E l’uscita di Poletti con l’ipotesi degli stages di lavoro estivo per gli studenti, accredita ancora di più questa ipotesi.
Poi c’è la casa e la sanità pubblica. Due temi che sembrano scomparsi dal dibattito, eppure sono pesantissimi. L’impoverimento di salari e pensioni determina oggi enormi problemi anche dal punto di vista abitativo, atteso il fatto che di edilizia popolare non si parla più da decenni a livello nazionale come locale, anche a causa dei tagli della spending review. Per ciò che riguarda la sanità la situazione è ancora più drammatica, sono sempre pi i cittadini italiani che rinunciano a curarsi (e non parliamo neanche di medicina preventiva…) perché non ne hanno i mezzi.
Di tutto questo si dovrebbe tornare a parlare, e ancor prima si dovrebbe manifestare per ricordare all’esecutivo quali siano i problemi del paese reale. Servirebbe un risorgimento del movimentismo che alla fine degli anni novanta riempì le piazze di tutte le città italiane, e forse servirebbe anche un’idea, più robusta e pragmatica della semplice e un po’ grossolana ipotesi di coalizione sociale di Landini, di una nuova “Italia che vogliamo” sulla falsariga di quella che lanciò Romano Prodi, e che poi diventò l’Ulivo.
Ecco, servirebbe che tornasse quell’Ulivo lì, magari insevatichito dalle troppe ristrettezze ma vitale e ben distribuito su tutto il territorio nazionale. Vorrei proprio vedere se a quel punto Matteo Renzi parlerebbe ancora di “ennesima parata”.
Nessuno in Italia, potrei giurarci neanche Maurizio Landini, desidera lotte fratricide. C’è soltanto un gran bisogno di democrazia, e di conoscenza dei problemi da parte del paese, in particolare le fasce più deboli e indifese della popolazione. Se un leader, se un premier non riesce a percepire l’urgenza di uno scambio vero e disincantato con i suoi sostenitori, anche quando questo dovesse costargli l’aggiornamento della sua agenda di riforme, ebbene quest’uomo ha e avrà grandi problemi di governo, a partire dai prossimi mesi.

Stefano Olivieri

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POLITICA
15 marzo 2015
BERSANI NON FARE L'INDIANO (di Stefano Olivieri)

Tosi scoperchia la Lega a destra, Landini lancia a sinistra l'idea di una Coalizione Sociale.Il popolo italiano è in movimento ma non trova rappresentanza politica plurale e non deve, non vuole adattarsi all'idea di un nuovo duce.
Bersani, tu sei una brava persona, non puoi fare la riserva indiana del Pd. Avresti do vuto realizzare Italia Bene Comune all'indomani delle ulltime elezioni politiche, quando appariva ormai chiaro il disegno di Renzi. Non l'hai fatto ma adesso puoi riproporre l'idea insieme a Landini, una grande officina di sinistra che sia di riferimento per i troppi diseredati italiani.
Se diventerà o no un partito lo decideranno gli italiani, tutte le donne e gli uomini che pensano che la democrazia non sia un format ma una pratica quotidiana, appassionante quanto faticosa di vita, nostra e di nessun altro.
Cominciamo a parlarne subito, senza steccati e retropensieri. Una nuova idea dell'Italia che lavora e produce per competere nel mercato senza trasformare i lavoratori in un esercito di schiavi. Parliamo con Landini e con chiunque voglia parlarne.

 Grazie.

Stefano Olivieri

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POLITICA
6 settembre 2014
La notizia del PD che parla con SEL (di Stefano Olivieri)

La ripresa del dialogo fra SEL e PD è diventata, nell’Italia renziana, perfino una notizia da prima pagina. Ripenso con tristezza all’ottobre del 2013, quando Bersani e Vendola sistemarono Grasso al Senato e Boldrini alla Camera, rilanciando il progetto, poi abortito, di Italia Bene Comune e confidando in un ritorno al voto. Poi è successo altro, Renzi ha vinto le primarie ed è diventato segretario, poi ha raggiunto la presidenza del Consiglio e la sua leadership è straripata con i risultati alle elezioni europee. Il resto è cronaca dei nostri giorni e mostra un PD sempre più spostato al centro e un capo dell’esecutivo sempre meno incline al dialogo con la sinistra, anche nel suo stesso partito, per non parlare poi del sindacato CGIL e di SEL, per l’appunto. Non mi affeziono alle sigle e agli slogan e bado all’osso, come è costretta a fare la stramaggioranza degli italiani ogni giorno. E l’osso mi dice che la crisi morde più di ieri e il lavoro non c’è, soprattutto per i giovani e le donne, soprattutto al sud. Draghi ha appena diminuito quasi a zero il costo del denaro, ammonendo le banche ad alleggerire i tassi di sconto su mutui e depositi bancari, e invitando il governo alle riforme strutturali. Con un po’ di coraggio in più si potrebbero trovare e rendere stabili risorse sufficienti a sbloccare i contratti di lavoro fermi da almeno cinque anni, dando un po’ di respiro alle famiglie dei lavoratori dipendenti, che non possono essere messe a tacere con un bonus di ottanta euro che, a detta della Picierno, consentirebbe perfino di comprare la Nutella.

Riforme strutturali è una gran bell’immagine, che però deve essere coerente con se stessa. In Italia lo squilibrio nella distribuzione della ricchezza ha superato da tempo il segnale di allarme, che in qualsiasi altro paese democratico avrebbe comportato quanto meno una revisione secca del regime fiscale in vigore. Qui da noi invece tutto tace e negli annunci delle cose da fare in mille giorni non leggo nulla che possa far sperare in un futuro più roseo. Ci teniamo il falso in bilancio, ci teniamo il blocco dei contratti, ci teniamo le tasse sempre più alte e le pensioni sempre più magre. E per risolvere i problemi dello Stato si guarda sempre e soltanto alle tasche dei dipendenti e dei pensionati, che vengono sistematicamente adoperate come un bancomat.

Voglio lanciare su twitter l’hashtag #renzinonmiconvinci e tastare il polso al paese. Perché il mugugno, il maldipancia nel PD non è cosa da trascurare e ha referenti importanti e numerosi, in ogni abitazione della nostra bella e amata Italia. Perciò, caro Matteo Renzi, riapri il dialogo con SEL, sarò io il primo ad applaudirti, purché tu non metta subito le mani nel piatto. Perché c’è un cuore che batte a sinistra anche nel PD, e non è affatto un cuore malato. C’è una gran fetta di elettori con una grande voglia di democrazia sana e solidale, che non ha per niente paura di manifestarsi di manifestare quando tu esibisci il 41% raggiunto alle europee.
Perciò niente ricatti lo diciamo noi a te, presidente del consiglio NON eletto dagli italiani, tienilo sempre a mente. Non abbiamo mille giorni di tempo per aspettare la cicogna, e non abbiamo paura di andare a elezioni anticipate non appena ci saremo liberati del porcellum e avremo adottato una legge elettorale degna davvero di un paese democratico. Il che significa che anche il tuo furbo italicum non ci piace per niente, ma tu questo lo hai capito da tempo e ci impensierisce il fatto che non ne voglia più parlare. Perché quando non riceve mai risposte, il popolo alla fine se le va a cercare lo stesso, senza paraocchi e talvolta in modo sbrigativo e violento. Anche questo lo sai bene, perciò fai le scelte giuste al momento giusto, cioè subito. E se ritieni per te impossibile un progetto di alleanza, culturale prima che politica, che stabilmente guardi a sinistra, allora puoi anche fermare, fin da adesso, l’orologio dei mille giorni e tornare a far visita a Napolitano. Perché di nuove elezioni, purché democratiche sul serio, questo nostro paese non morirà di certo, e neanche l’Unione Europea.

Stefano Olivieri
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20 marzo 2013
PROVE DI GOVERNO (di Stefano Olivieri)



Roma, 20 marzo 2013.

Sono passati 23 giorni dalle elezioni politiche. Più di tre settimane dal big bang che avrebbe dovuto restituire il paese al suo elettorato, l’unico titolare di sovranità secondo la Costituzione. Negli ultimi vent’anni si è fatto uso e abuso della presenza di “società civile” all’interno delle liste elettorali, il più delle volte si è trattato di pietosi copripudenda immediatamente dimessi all’indomani del voto. Quest’anno l’elettorato si è spaccato in quattro, diciamo in tre blocchi e mezzo. Un partito, o per meglio dire un movimento di cittadini ha conquistato il maggior numero di elettori nel nostro paese, superando il 25 % dei consensi. Non è il primo partito in assoluto ( il Pd ha poi recuperato con il milione di elettori italiani all’estero, anch’essi titolari di sacrosanti diritto di voto) ma è sicuramente la novità più interessante di questa legislatura. Perché non vuole, il M5S, allearsi con nessuno ma al tempo stesso esige legittimamente di poter vigilare e soprattutto decidere sui destini di questa legislatura, che si preannuncia irta di ostacoli.

Grillo ha raccolto e coagulato su di se rabbia e disperazione di milioni e milioni di elettori, da destra e da sinistra, indifferentemente. Quegli elettori hanno spedito in Parlamento un piccolo esercito, entusiasta e inesperiente, più o meno, come buona parte delle nuove leve delle altre formazioni politiche. A differenza dagli altri partiti, però, i grillini hanno mille problemi a muoversi, hanno soprattutto l’ordine di non dialogare con nessun parlamentare italiano, e neanche con la stampa (italiana). Qualcosa però è successo con l’elezione delle presidenze di Camera e Senato, e credo che qualcosa d’altro continuerà a succedere, se la fortuna assiste questo disperato paese.

Fra oggi e domani prime prove tecniche di governo e staremo a vedere. Il premier incaricato andrà in Parlamento e come in una battuta all’asta presenterà alcuni progetti che potrebbero, se approvati dall’assemblea, risolvere uno dietro l’altro gli enormi problemi che l’Italia si porta dietro da decenni. Quelle leggi andranno a cercare il consenso fra i delegati dei cittadini e in quel momento si misurerà, al di là e al di sopra di qualsiasi chiacchiera o slogan, la caratura politica di ciascun rappresentante.

Chi voterà contro dovrà motivare la sua scelta e se ne assumerà la responsabilità, di fronte al Parlamento e soprattutto di fronte al paese. Chi segue la logica del cupio dissolvi potrebbe avere qualche sorpresa, andando a nuove elezioni. Chi deciderà di perdere questa fantastica occasione dovrà spiegarlo per bene ai suoi elettori, se mai ne sarà capace.

Stefano Olivieri

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2 febbraio 2013
TE LO DICO IO, BERSANI, COME RISALIRE NEI CONSENSI (di Stefano Olivieri)


Te lo dico io, Bersani, come può tornare a vincere il PD. Se vuoi ristabilire 10 punti di differenza fra il centosinistra e la destra di Berlusconi devi fare tre cose, e subito. Se farai come ti suggerisco io non avrai nemmeno l'impiccio di elemosinare maggioranze al senato. Tieni anche presente il fatto che, se dovesse rivincere Berlusconi, in Italia scoppierebbe la guerra civile. 

La prima: lascia perdere l’affare MPS, non parlarne più. Sarà la magistratura, con tempi non dettati dalla campagna elettorale, a verificare le responsabilità. Gli avversari cavalcheranno la tigre fino alla fine ma non cadere nella trappola. Sappi che le banche, TUTTE LE BANCHE, sono nella lista nera dei pensieri anche della gran parte degli elettori del centrosinistra. Perciò, il PD farebbe molto meglio a lasciare cadere ogni provocazione, invitando semplicemente gli avversari a fornire prove certe, se ne sono in possesso, direttamente alla magistratura.

La seconda cosa: è l’IMU la vera bestia nera degli italiani. E Berlusconi la sua risalita la sta costruendo proprio lì, raccontando che verrà abolita subito. Sono queste le parole che la gente vuol sentire, per allontanare i fantasmi. La rata del prossimo giugno è soltanto fra quattro mesi e in tanti, per pagare l’IMU del 2012, hanno fatto i buffi, si sono già incravattati per bene.

Con il popolo italiano, soprattutto quando è molto preoccupato, non funziona dire che l’IMU sarà rimodulata. Come non funziona affatto dire che non ci sarà nessuna patrimoniale, e veniamo così al terzo punto, perché tu affermi che  l’IMU stessa costituisce una patrimoniale. 

Manco per niente caro Bersani. Perché tuttora i conti correnti dei poveracci sono tassati più delle rendite da capitale; perché l’evasione fiscale ( e anche quella contributiva, a maggior peso) è ancora enorme nel nostro paese; perché il prelievo fiscale, così come è fatto finora, punisce le classi medio basse di reddito; perché l’effetto combinato del blocco dei contratti di lavoro, e del nuovo calcolo dell’indennità integrativa speciale, ormai del tutto priva di senso perché da anni decurtata della quota energetica, han fatto sì che il potere d’acquisto dei lavoratori a reddito fisso sia crollato a picco negli ultimi anni.

Vuoi che continuo? Vogliamo parlare del falso in bilancio e delle tante leggi ad personam e ad castam che dovrebbero essere rimosse e che comunque, una volta rimosse, non produrranno immediati benefici per le tasche di lavoratori dipendenti e pensionati? Vogliamo parlare degli esodati della Fornero, dei milioni di pensionati e pensionandi che grazie alla professora piangente ( a Napoli dicono chiagne e fotte) avranno una vecchiaia insicura anziché serena?

Caro Bersani, è il tuo elettorato a chiedere la patrimoniale. Serve drenare IMMEDIATAMENTE risorse per salvare milioni di famiglie italiane e questo risultato può venire soltanto dal prelievo forzoso dalle tasche di chi si trova oggi in una situazione di benessere rispetto alla media. Benessere che va misurato sui conti correnti, sulla disponibilità quotidiana di approvvigionarsi di mezzi e servizi da parte di una qualsiasi famiglia. Siamo in emergenza e l’emergenza non ammette tentennamenti e mezze misure, ancor più in campagna elettorale.

Perciò, devi dire agli italiani che anche il PD VUOLE TOGLIERE L’IMU, e non rimodularla. E DEVI ANNUNCIARE LA PATRIMONIALE (potrebbe essere una tantum) come strumento di emergenza per riequilibrare l’emorragia di reddito che da quindici anni si sposta dal lavoro al capitale.

Parla di questo, SUBITO e IN MODO CHIARO e vedrai come risaliranno rapidamente i consensi. Non inseguire il ceto moderato, perché è lì che si nasconde in maggior misura ricchezza ed evasione. Se perdi queste elezioni sarà soltanto colpa tua. 

Auguri!

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

POLITICA
23 dicembre 2012
MONTI SI CANDIDA E SMONTA IL PDL (di Stefano Olivieri)
 

Così alla fine superMario si candida. Ci ha girato molto attorno, prima di dirlo. Ha ringraziato i presidenti, il parlamento, i partiti che gli hanno consentito di governare fino ad oggi. Ha dimenticato di ringraziare i cittadini, grazie ai sacrifici dei quali gli è stato consentito di tenere alta la testa in Europa. Ha omesso di farlo e non per caso, perché anche quando ha toccato il tema del sovraffollamento delle carceri italiane si è dimenticato di dire che lì dentro c’è tanta gente che ha rubato soltanto un tozzo di pane, mentre i veri birbaccioni stanno ancora fuori perché sul tema giustizia lui ha dovuto tener conto dei desiderata di Berlusconi.

Il popolo, per Mario Monti, non è evidentemente così importante, e l’equità a egli cui accennò a inizio legislatura la dovremo archiviare nello stesso cassetto dove andiamo a conservare le lacrime del ministro Fornero. La candidatura il professore la vincola alla sua “agenda Monti”, e scommetto 10 euro contro un fico secco che nascerà di punto in bianco un gruppo fattapposta che si chiamerà proprio così, per compiacerlo.

L’unica nota positiva è che a questo punto nel PDL è già suonato il segnale di rompete le righe. Il plotone dei “montisti” diventerà un esercito e Berlusconi sarà costretto a reintegrare le perdite arruolando Storace, capitan Uncino il pirata Berbanera. Gli resteranno le amazzoni, le igieniste e e le olgettine, che dovrà sistemare a questo punto a sue spese personali dentro Mediaset, senza farcele pagare ancora una volta a noi.

Il PD. Bersani ha già risposto cautamente, e ha fatto bene. Perché intanto il cerino acceso, per ammissione stessa di Monti, è restato in mano a Berlusconi (tramite il povero Alfano); e anche perché qui non si discute il fatto che occorrano risorse per risolvere la crisi e rilanciare l’economia, qui si discute di come e da chi quelle risorse sono state prelevate. Dunque se l’IMU, e tutto il resto, erano provvedimenti necessari dettati dall’emergenza di pronta cassa ( e la pronta cassa la fai soltanto con i lavoratori dipendenti e pensionati), visto che il credito del paese è risalito, lo spread e sceso e Monti ha detto a Napolitano “Missione compiuta!”, sarà pure il momento a questo punto di ripensare a un modo più sano, più etico e giusto per recuperare i denari che servono al paese. Vorrà dire che il PD, con una destra berlusconiana ormai all’estinzione e un centro montiano in crescita, dovrà anche fare i conti con il professore, ma da posizioni ben diverse. Perché a questo punto è chiaro a tutti, anche ai mille cespugli di sinistra, che diventa fondamentale che il PD vinca le elezioni. E il suo programma di rilancio del paese, se dovrà fare scricchiolare qualche costola, stavolta la dovrà andare a cercare nei quartieri alti, perché i poveracci hanno già dato.

Alla fine dei giochi, forse non è del tutto male che Monti entri in politica. Certo, la furbizia di non candidarsi alle elezioni in quanto senatore a vita sembrerebbe uno sgarbo a Napolitano, ma se il rovescio della medaglia è far fuori una volta per tutte il nano di Arcore, ci passeremo sopra. Se il PD (insieme a Vendola e chi altri vorrà stare, ed escludendo quelli che invece vedrei volentieri fuori dal partito come Renzi e Ichino, manifestatamente filomontiani) vincerà le prossime elezioni, deciderà la sua agenda nel nome del popolo italiano e non del professore della Bocconi, con tutto il rispetto naturalmente.

Rimbocchiamoci le maniche, che l’ultima partita è appena iniziata. Ci sarà da lavorare.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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