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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
2 febbraio 2013
TE LO DICO IO, BERSANI, COME RISALIRE NEI CONSENSI (di Stefano Olivieri)


Te lo dico io, Bersani, come può tornare a vincere il PD. Se vuoi ristabilire 10 punti di differenza fra il centosinistra e la destra di Berlusconi devi fare tre cose, e subito. Se farai come ti suggerisco io non avrai nemmeno l'impiccio di elemosinare maggioranze al senato. Tieni anche presente il fatto che, se dovesse rivincere Berlusconi, in Italia scoppierebbe la guerra civile. 

La prima: lascia perdere l’affare MPS, non parlarne più. Sarà la magistratura, con tempi non dettati dalla campagna elettorale, a verificare le responsabilità. Gli avversari cavalcheranno la tigre fino alla fine ma non cadere nella trappola. Sappi che le banche, TUTTE LE BANCHE, sono nella lista nera dei pensieri anche della gran parte degli elettori del centrosinistra. Perciò, il PD farebbe molto meglio a lasciare cadere ogni provocazione, invitando semplicemente gli avversari a fornire prove certe, se ne sono in possesso, direttamente alla magistratura.

La seconda cosa: è l’IMU la vera bestia nera degli italiani. E Berlusconi la sua risalita la sta costruendo proprio lì, raccontando che verrà abolita subito. Sono queste le parole che la gente vuol sentire, per allontanare i fantasmi. La rata del prossimo giugno è soltanto fra quattro mesi e in tanti, per pagare l’IMU del 2012, hanno fatto i buffi, si sono già incravattati per bene.

Con il popolo italiano, soprattutto quando è molto preoccupato, non funziona dire che l’IMU sarà rimodulata. Come non funziona affatto dire che non ci sarà nessuna patrimoniale, e veniamo così al terzo punto, perché tu affermi che  l’IMU stessa costituisce una patrimoniale. 

Manco per niente caro Bersani. Perché tuttora i conti correnti dei poveracci sono tassati più delle rendite da capitale; perché l’evasione fiscale ( e anche quella contributiva, a maggior peso) è ancora enorme nel nostro paese; perché il prelievo fiscale, così come è fatto finora, punisce le classi medio basse di reddito; perché l’effetto combinato del blocco dei contratti di lavoro, e del nuovo calcolo dell’indennità integrativa speciale, ormai del tutto priva di senso perché da anni decurtata della quota energetica, han fatto sì che il potere d’acquisto dei lavoratori a reddito fisso sia crollato a picco negli ultimi anni.

Vuoi che continuo? Vogliamo parlare del falso in bilancio e delle tante leggi ad personam e ad castam che dovrebbero essere rimosse e che comunque, una volta rimosse, non produrranno immediati benefici per le tasche di lavoratori dipendenti e pensionati? Vogliamo parlare degli esodati della Fornero, dei milioni di pensionati e pensionandi che grazie alla professora piangente ( a Napoli dicono chiagne e fotte) avranno una vecchiaia insicura anziché serena?

Caro Bersani, è il tuo elettorato a chiedere la patrimoniale. Serve drenare IMMEDIATAMENTE risorse per salvare milioni di famiglie italiane e questo risultato può venire soltanto dal prelievo forzoso dalle tasche di chi si trova oggi in una situazione di benessere rispetto alla media. Benessere che va misurato sui conti correnti, sulla disponibilità quotidiana di approvvigionarsi di mezzi e servizi da parte di una qualsiasi famiglia. Siamo in emergenza e l’emergenza non ammette tentennamenti e mezze misure, ancor più in campagna elettorale.

Perciò, devi dire agli italiani che anche il PD VUOLE TOGLIERE L’IMU, e non rimodularla. E DEVI ANNUNCIARE LA PATRIMONIALE (potrebbe essere una tantum) come strumento di emergenza per riequilibrare l’emorragia di reddito che da quindici anni si sposta dal lavoro al capitale.

Parla di questo, SUBITO e IN MODO CHIARO e vedrai come risaliranno rapidamente i consensi. Non inseguire il ceto moderato, perché è lì che si nasconde in maggior misura ricchezza ed evasione. Se perdi queste elezioni sarà soltanto colpa tua. 

Auguri!

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

POLITICA
11 novembre 2012
ELEZIONI, RICCHI PREMI E COTILLONS CON IL PAESE IN AFFANNO ( di Stefano Olivieri)


Sarà anche giusta questa battaglia del bonus elettorale, anzi lo è senz’altro. In un paese come il nostro, eticamente modificato da intrallazzi, ruberie e servilismi degli eletti in parlamento, ci vorrà una lunga cura di antibiotici per raggiungere la normalità. Il 42 % imposto dalla destra post berlusconiana come soglia per ricevere il bonus elettorale costituisce un vero e proprio sabotaggio per le prossime elezioni e l’intento di Alfano e Casini è trasparente, rieditare un Monti bis sperando stavolta in un sottogoverno.

Ma c’è un limite a tutto. Qui non si tratta di obiettivi ma di strumenti per raggiungerli, il rigore andava coniugato alla crescita e crescita non c’è stata e non si sarà mai con l’impoverimento della classe lavoratrice, a cui si è aggiunto negli ultimi anni anche il crescente disagio di quella classe media da cui Berlusconi in particolare ha ricevuto per ben tre volte l’investitura a premier. Ora i tempi son cambiati, il centrosinistra del Pd e SEL ha tenuto meglio di fronte allo sgretolamento della fiducia degli elettori, che hanno punito il PDL più che dimezzandone la consistenza da quel che dicono i sondaggi; e l’incognita Grillo, che con il Movimento 5 stelle è accreditato di un consenso intorno al 20 %, rende lo scenario futuro ancora più nero per le aspettative di Alfano e Casini. Così i due tentano di mummificare Monti ( che si presta) e di conservare il loro potere anche nella prossima legislatura.

Tutto questo ha un senso, certamente. Ma l’accanimento mediatico sulla questione sconforta gli italiani che sono giornalmente alle prese con i problemi essenziali della sopravvivenza economica e li allontana dal dibattito politico.

È ora di mettere le mani sul tavolo con maggiore decisione. Alla fine della legislatura mancano ancora ben sei mesi e se non c’è una decisa revisione dei meccanismi di raccolta delle risorse necessarie per la spending rewiew, l’Italia raggiungerà il pareggio di bilancio con le ossa rotte e non riuscirà più a risollevarsi. Considerazione, questa, meramente economica, perché sotto il profilo etico Monti si è rivelato cinico come e peggio di Berlusconi. E la grande menzogna che non esista altra strada che quella di taglieggiare paghe, stipendi e pensioni per far cassa continuerà per tutta la prossima legislatura se già in questa, prossima alla fine, non verrà pretesa un’inversione di tendenza da chi regge in piedi questa legislatura. Chi intende davvero proteggere questo paese si deve smarcare OGGI e costringere Monti a declinare sul serio quell’equità tanto contrabbandata all’inizio del suo governo. I soldi ci sono, sgrulliamo le tasche piene una volta per tutte e ridiamo fiducia a quella metà del paese cha ormai ha rinunciato anche a votare.

Facciamolo oggi, non fra sei mesi e vedrete come anche il popolo del movimento 5 stelle, a quel punto, ci presterà attenzione.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it
6 agosto 2012
L'ITALIA DI DOMANI ( di Stefano Olivieri)


Seconda settimana d’agosto, l’Italia suda e non solo per il caldo. Sei italiani su dieci sono rimasti a casa e dei quattro che invece son partiti per le vacanze, almeno due si accontenteranno di brevissimo week end, il più delle volte selezionati fra le offerte lastminute di albergatori e ristoranti.
Quel dieci per cento della popolazione che da decenni detiene più della metà della ricchezza nazionale non si fa invece problemi di crisi. Aerei, barche, mete esotiche e chi più ne ha ne metta, insomma una vacanza alla Formigoni, con tutto il rispetto parlando, ovviamente.
Il paese annaspa sotto la disoccupazione sempre più alta e salari e stipendi sempre più bassi. Che non si pensi alle vacanze è cosa ovvia, che si resti a casa durante i giorni di ferie è già un lusso straordinario rispetto a chi, licenziato o disoccupato, quelle ferie le trascorre gratis. Io mi sono prenotato per la settimana di ferragosto, ho già in mente le varie riparazioni da fare in casa e, se ci scappa, un romantico gelato insieme a mia moglie il pomeriggio, al lago di Bracciano.
Vedremo. Intanto Monti si affanna a spiegare che la Germania è paese amico, preoccupato dai toni antitedeschi della nostra politica. Sarà, Angela Merkel non sarà senz’altro una culona inchiavabile come la definì sciaguratamente Berlusconi, ma è certo che gli elettori tedeschi, diciamo meglio gli investitori tedeschi, si stanno divertendo ( e stanno guadagnando) un sacco a giocare a risiko con le cenerentole d’Europa, con questa cosa di assegnare agli altri i compiti a casa mentre loro se la spassano sbevacchiando tra una birra e l’altra. La Germania si diverte a spingere i più deboli nel burrone ma rischia, le sue banche sono anch’esse drogate dai titoli atipici e questo è uno dei motivi per cui viene proprio da lì la più strenua resistenza a un’azione comunitaria europea di glasnost finanziaria, a cominciare appunto dal sistema bancario.

Intanto, grandi (ma davvero sono grandi?) manovre sul piano delle alleanze in vista delle prossime elezioni. La prima cosa che salta agli occhi è che Casini ha sempre meno margini per continuare il suo passatempo preferito, quello dei due forni. Fa gli occhi dolci a Bersani e le boccacce a Vendola, non sappiamo ancora come si porrà nei confronti di ciò che uscirà da destra dopo Berlusconi. Da lì infatti potrebbe uscire di tutto o niente, l’implosione del PDL non è stata ancora certificata dalle elezioni e il parlamento dei nani e delle puttane continua infatti a stare aggrappato alle poltrone infischiandosene dell’Italia. Nel frattempo il movimento cinquestelle si riempie di delusi berlusconiani e la cosa dovrebbe far riflettere.

A Bersani e a Vendola dico quattro cose: lavoro, scuola, salute ed energia (acqua compresa) regolate dal pubblico, che sia chiaro. Che significa, per il prossimo governo, che lo Stato c’è e deve fare tutta la sua parte senza esitazione. la politica deve tornare alta, al servizio del paese e dei suoi cittadini, tutti, e non abdicare di fronte alla finanza internazionale. Non può essere tutto mercatabile, affidato a un economia senza faccia e nazionalità. Il liberismo deve morire, o comunque non asfissiare più la politica nazionale. Vorrei sapere perché dobbiamo stare appesi alle scoreggie di un Soros qualsiasi quando potremmo e dovremmo decidere che prima di un fiscal Kompact, che ci vedrà schiavi per i prossimi dieci anni, si dovrà pensare a una politica di sviluppo europeo che espella definitivamente da se le cellule malate di certa finanza internazionale buona solo a fare cassa. Francia e Italia possono costituire un forte asse di rinascita etica, non appena dal nostro governo sarà uscito l’uomo del fondo monetario internazionale. E in Germania la Merkel ha di fronte a se elezioni dall’esito molto incerto.

Ci deve essere un altro modo di fare progresso, che non sia questo becerume schiavista promosso da Monti & c. Non si può far ripartire l’ascensore sociale senza modificare profondamente l’assunto stesso della manovra montiana ( e anche della Fornero), che ha colpito duro sempre dalla stessa parte, portando sotto la soglia del disagio sociale centinaia migliaia di famiglie italiane mentre i ricchi continuano a spendere e spandere. Non si può parlare di nuovo welfare senza aver prima chiarito come e da chi rastrellare i fondi necessari, e con quali regole. Non si può parlare di nuove regole per il lavoro se si guarda al lavoro come merce. E non si può parlare di ripresa del mercato interno se non si ridistribuiscono le risorse finanziarie, se non si interrompe il flusso di denaro che negli ultimi dieci anni ha letteralmente svuotato le tasche di operai e lavoratori dipendenti a vantaggio dei lavoratori autonomi, dei professionisti e delle imprese.

Perciò, cari Bersani e Vendola, chiacchierate pure e alleatevi con chi volete, ma sappiate che il prossimo governo le risorse le dovrà fare uscire dall’Italia, non dai prestiti internazionali. Dovrete fottervene dello spread e pensare prima di tutto alla giustizia fiscale nel nostro paese. Che significa patrimoniale subito, per intenderci, perché in tempi di crisi ciascuno deve dare per quanto può, e i braccini troppo corti vanno allungati con la legge. E questo non per spirito di vendetta dei proletari bolscevichi, che poi in Italia non sono mai esistiti, ma per una questione di giustizia e anche, se vogliamo, per un banalissimo calcolo economico: se non riparte il consumo interno non ci sarà crescita del mercato interno e le nostre piccole e medie imprese, incravattate dalla crisi e dimenticate dalle banche, chiuderanno i battenti creando altri milioni di disoccupati. L'altro ieri a un settantenne milanese hanno rubato la biciclketta, dopo averlo malmenato. Ladri di biciclette, il fil di De Sica, è del 1948. Quanto ancora indietro vogliamo tornare? 

Perciò: con il nuovo governo, patrimoniale subito. Occorre che l'Italia torni virtuosa sul serio, occorre annientare ogni residuo germoglio dell'etica berlusconiana.  Poi, ma soltanto poi, si potrà discutere del resto da fare, che è tanto.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

15 dicembre 2011
CHI HA PRESO I MIEI 400MILA EURO?(di Stefano Olivieri)

 

 

 


Apprendo oggi da una indagine effettuata da una fonte autorevole come Bankitalia che la ricchezza degli italiani è diminuita. Detta così sembra la scoperta dell’acqua calda, ma entrando nei dati la questione è meglio chiarita. Dice, Bankitalia (cito testualmente Repubblica online): «…Sempre in termini reali la ricchezza complessiva è scesa dell'1,5% tra il 2009 e il 2010. Alla fine del 2010 la ricchezza netta delle famiglie (al netto, cioè, delle passività finanziarie) è stata pari a 8.640 miliardi di euro. La ricchezza lorda era invece pari a circa 9.525 miliardi di euro, corrispondenti a poco meno di 400 mila euro in media per famiglia.»

Minchia! 400mila euro per famiglia, quasi un miliardo delle vecchie lire. Allora è vero quello che dice Berlusconi, che gli italiani sono benestanti. Tutte le famiglie italiane, mica solo i Montezemolo o i Briatore, e nemmeno soltanto il sultano di Arcore. Qui stiamo scoprendo che se la ricchezza italiana, pur diminuita da qualche anno a questa parte, fosse messa in un unico gruzzolo e poi spalmata meticolosamente su tutte le famiglie italiane, ci sarebbe una bella coperta miliardaria anche per i cassintegrati, i precari, perfino i disoccupati, pensate un po’.

 

Allora sì che tutti potremmo aspettare a piè fermo, e direi anche con il sorriso sulle labbra, il decreto sventraitalia del professor Monti. Perché con 400mila euro sul conto corrente non avrei problemi, dormirei tranquillamente la notte invece di essere tormentato dai demoni IMU, IVA e ACCISE ( Acci Tua!). Il governo per l’ICI ha concesso, bontà sua, un abbuono di 50 euro per ogni figlio ma fino a ventisei anni. E i disabili, cara ministra del pianto Fornero? Io ho un figlio disabile totale che ha gli anni di Cristo. Ma come le scrivete ‘ste cose, con i piedi?

 

Se avessi, come dice Bankitalia, davvero 400mila euro non girerei fino a notte fonda per trovare il benzinaio fuori servizio che ti da la benzina verde al prezzo più economico per fare il pieno, non rimanderei la pulizia dei denti con il rischio poi di perderli, non negherei a mia moglie la lavastoviglie rotta da due anni, ché si sta rovinando le mani, povera donna.

Non farei niente di tutto questo, staccherei un assegno e lo darei a Monti pregandolo di usarlo al meglio, perché comunque è denaro sudore della fronte, mica quello che fanno le cricche.

 

Ora, pensate un attimo. Se è vero – e deve essere vero, se non le sa Bankitalia queste cose, chi altri… - che la media della ricchezza italiana è comparabile a 400mila euro a famiglia, ciò vuol dire che il divario fra poveri e ricchi italiani è incommensurabilmente maggiore rispetto a quello che ci si vuole far credere. Altro che il 10% che possiede il 50% del reddito nazionale. Se Bankitalia dice il vero, la situazione è a dir poco vergognosa e Monti si dovrebbe soltanto vergognare, per quello che (non) sta facendo. E Bersani pure, perché a reggere la sporta della più grande macelleria sociale di tutti i tempi, c’è anche il partito democratico. Brutto affare.

 

Fino ad oggi la partita l’ha vinta l’ex premier, non c’è dubbio. Che pure fuori da palazzo Chigi continua a far pesare i suoi desiderata. Prima fra tutte la “patrimoniale ad personam”, quell’asta delle frequenze che Passera (....) non vuole fare ma che frutterebbe al popolo italiano (che, caro professor Monti, egregio ma in senso etimologico ministro Passera, è SOVRANO: mettetevelo in testa prima di assecondare i desideri del sultano di Arcore), che frutterebbe dunque almeno 4 miliardi di euro, mica noccioline. E poi la tassa sui beni scudati (denaro sottratto alle tasse italiane e portato clandestinamente all'estero), ancora indecorosamente bassa. Il governo si giustifica invocando cavilli giuridici, però poi per marocchinare pensionati e dipendenti dimentica anche i principi di uguaglianza che ci vengono dalla Costituzione, senza parlare di leggi e contratti.

Carissimo Monti, TU SEI SUL FILO DEL RASOIO. Non per ciò che accade in parlamento, ma per quello che accadrà nel paese nei prossimi mesi. Potrà anche non interessarti la carriera politica, ma deve essere un tuo problema non spezzare la corda dell’equità in questo paese. Altrimenti sarai tu, non meno di Berlusconi , responsabile di ciò che potrebbe accadere.

 

Preferisci non toccare Berlusconi che potrebbe dare di più, ma molto di più all’Italia, in questo momento. Preferisci non fare una vera patrimoniale sui redditi alti e altissimi. Preferisci non toccare il Vaticano. Preferisci abbassare il prelievo su barche super auto e aerei per alzare le accise sulle sigarette. vedi Monti, capitalizzare i profitti e condividere le perdite è un assioma che può andar bene per una società finanziaria, non per un paese civile e democratico.

Tu sarai pure un tecnico e non un politico, ma è con la politica che dovrai poi confrontarti. Non quella di Montecitorio, parlo di quella vera delle case e delle famiglie, delle piazze d’Italia. E non scenderemo con gli striscioni stavolta.

 

Decidi da che parte stai, perché a questo punto devi dirlo apertamente, giocare a carte scoperte. Oppure dai le dimissioni e sceglierà il paese.

Bersani, per te questa è l’ultima chiamata. Datti una bella regolata.

 

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

Post Scriptum : sono tornato a editare questo articolo perchè volevo mettere il link diretto al testo preso stamane da Repubblica online. Ebbene, quell'articolo c'è ancora ma è stato parecchio rimaneggiato, chissà perchè. Sopratutto è scomparsa la parte dove si fa riferimento, partendo dal reddito lordo complessivo del paese pari a 9525 miliardi di euro, alla incredibile media per famiglia di 400mila euro. Quasi che si volesse tenere il popolo nell'ignoranza, per poterlo mungere meglio. Bacchettata sulle dita ai censori di Repubblica online, e comunque a quel punto sono andato alla fonte, cioè Bankitalia. Il link dello studio sui redditi 2010 è questo:

http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2011/suppl_64_11.pdf

  

20 novembre 2011
PENSIERI D'AUTUNNO (di Stefano Olivieri)

Mentre i tecnici al governo lavorano l’Italia dei poveri ha il batticuore. Anche se non saranno lacrime e sangue bensì sacrifici, come ha affermato Monti, l’idea che questi sacrifici siano addossati in primis a chi ne ha già fatto troppi continua ad affiorare anche fra chi ha salutato con gioia la caduta del governo di Berlusconi e dei berluscones.
Questo perché nel nostro paese quasi sempre urgenza fa rima con indigenza, mai con ricchezza. E dal momento che questa crisi non aspetta, a tremare sono i soliti noti: dipendenti e pensionati. Ho già scritto dell’ICI e di come secondo me sia stato incauto da parte di Monti citarla e con disprezzo ( l’ha definita anomalia) senza nello stesso tempo far capire altrettanto chiaramente come quei soldi, risucchiati dalle famiglie con il ripristino dell’Ici, potrebbero nello stesso istante ritornarvi sotto forma di salari più sostanziosi per effetto di minori tasse, servizi pubblici, migliori prospettive per i giovani.
E poi i pensionati, o meglio, i pensionandi. Perchè qui si continua a parlare – giustamente per carità – di aggiustare l’orizzonte per i nostri ragazzi, ma poco si dice di chi ha già trenta o quarant’anni di lavoro sulle spalle e sente discorsi da brivido, come l’ipotesi di passare brutalmente dal calcolo retributivo a quello contributivo. Seppure dovesse essere, sarebbe giusto ritoccare in difetto anche le pensioni già in essere e con quei ricavi addolcire un po’ la pillola amara dei futuri pensionati, così da non creare per l’ennesima volta schiere di figli e figliastri, come accadde a suo tempo con le pensioni baby. E si potrebbe anche, prima di dire addio alle pensioni di anzianità, lasciare per quelle la porta aperta almeno alle categorie dei lavori usuranti, perché 40 anni da carpentiere non sono 40 anni da dirigente, lo sa anche un bambino. E non solo per l’usura prodotta dal lavoro in se, ma anche per quella che producono gli stipendi da fame che circolano oggi: l’operaio non può ritemprarsi con una vacanza a Sharm o con un tuffo in piscina, il dirigente sì.
 
Insomma serve giudizio, grande conoscenza dei problemi e soprattutto equità reale. L’Italia che lavora ha il fiato corto da un bel pezzo e non gradirebbe di essere presa di nuovo in giro. Questo nuovo governo è fatto di riconosciuti professoroni, per carità, ma se io fossi Bersani rimarcherei il ruolo del maggiore partito dell’opposizione dal punto di vista dello stimolo vigoroso per riportare nelle tasche delle famiglie quel fiume di denaro che si è sempre più concentrato nelle tasche delle cricche, di stato e non di stato. E se non ripartono i consumi interni, sarà difficile far ripartire questo paese. Un paese di lavoratori dove alligna una minoranza grassa che finora è stata lasciata a oziare. È un po’ anomalo che proprio adesso che abbiamo il “governo dell’impegno”, invece di parlare schiettamente di patrimoniale si parli di ICI e si prenda ispirazione, per il futuro welfare, dalla flexsecurity di Pietro Ichino.  
 
Lo dico senza problemi, sono uno di quelli che ha diffidato e diffida tuttora del giuslavorista che, a quanto ne so, ha studiato e analizzato molto il lavoro dipendente ma non è mai stato lavoratore dipendente. Almeno uno stage piccolo piccolo, in ufficio o in fabbrica dovrebbero farlo questi studiosi, che diamine, prima di emettere sentenze.  Perché non è  tanto la sua flexsecurity in salsa italiana a convincermi poco quanto il suo passato, neanche tanto lontano di fustigatore dei cosiddetti fannulloni del pubblico impiego. Di quella sua indecorosa campagna partita dalle colonne del Corriere della Sera se ne servì, a distanza di qualche mese, il mancato premio Nobel Renato Brunetta, con gli esiti che tutti conosciamo.  
 
Occorre un po’ di garbo presidente Monti, perché in Italia abbiamo i nervi scoperti e ci allarmiamo per nulla. Abbiamo già cominciato a risparmiare accorciando l’orario dei termosifoni in casa e mettendoci un maglione in più, abbiamo eliminato la pizza al ristorante una volta al mese e i regali di Natale già da qualche anno, abbiamo tollerato che impunemente ci trattenessero i soldi sullo stipendio per un giorno di malattia pur già contribuendo alla cassa malattia, abbiamo detto addio alle vacanze al mare da un pezzo. Adesso non si rammarichi se pretendiamo che questo governo tecnico da lei presieduto prenda atto che in Italia è stato effettuato un sistematico latrocinio a danno delle classi più deboli da parte del passato esecutivo. Se il paese deve tornare in carreggiata va trovato prima di tutto il denaro (che esiste, e dove sta voi lo sapete bene) per ridare ossigeno a salari, stipendi e pensioni. Il resto si vedrà strada facendo ma intanto la slitta si avvia. E lei sa bene, caro presidente, che una slitta va alla velocità del cane più lento, non di quello più veloce. Una bella cura di vitamine alla parte più debole del paese, a cominciare dai disabili visto che continuate a dimenticarli, e alla fine correremo tutti. Come è giusto che sia.
 
Stefano Olivieri
POLITICA
29 settembre 2011
NIENTE PATRIMONIALE, SI VENDA IL COLOSSEO (di Stefano Olivieri)

Adesso si venderanno davvero il Colosseo, la reggia di Caserta, la fontana di Trevi. La lista dell’argenteria di famiglia l’avevano già fatta da un pezzo, è tipico dei ladroni monetizzare tutto, anche l’aria che si respira. Si venderanno le isole e gli isolotti, le ville del Canova, i parchi delle Dolomiti, le poche spiagge ancora incontaminate del nostro paese. Il fantasioso Tremonti gongola, ha trovato un tesorone da circa duemila miliardi di euro e dice che circa la metà è a pronta cassa, ci sono già i papabili compratori
 
Si venderanno tutto e vedrete,  neanche al miglior offerente. Perché sono ladri e i ladri rubano, è noto. Ma gli elettori del cavaliere lo avevano messo in conto  che si sarebbe venduto gli ori e gli argenti della famiglia Italia, questo mostro di statista ?
 
Lo faranno. Pur di non toccare i beni privatissimi di ricchi e arricchiti dalla crisi prenderanno i beni comuni e indivisibili, il patrimonio artistico monumentale di tutti i cittadini italiani, dunque anche dei più poveri secondo la nostra Costituzione, e ne faranno spezzatino. Quegli stessi beni che in uno spot del brambillaministero avevano trovato la voce del premier a fantasticarne la bellezza, ora andranno in vendita mercenaria. Pur di non varare una patrimoniale, pur di non agire strutturalmente su un fisco più equo e progressivo ( come per altro prescrive la famosa lettera della UE, che finalmente abbiamo potuto leggere sui giornali), pur di non danneggiare i loro sempre più perplessi bacini elettorali sono pronti a smontare l’Italia.
 
A me, non so a voi,  cominciano a prudere davvero le mani, e ho sessantanni. Ma ho l’eskimo pronto di là, non ci metto niente a prenderlo e a scendere in piazza.
 
Voglio vedere il PD tirare fuori le palle, adesso. Voglio vedere l’Italia che lavora in piazza adesso, a difendere il nostro paese da questi omuncoli e da queste donnette da quattro soldi. Questa non è neanche la destra al governo, è una compagnia d’avanspettacolo in completo disarmo.
 
Dobbiamo fermarli. FERMARLI.
 
Stefano Olivieri
28 novembre 2008
INUTILE STRILLARE DAVANTI ALLA STALLA VUOTA, SERVE LA “PAPERON TAX” (di Stefano Olivieri)
 

Lo abbiamo ben capito, i soldi non ci sono,dice il governo. E sappiamo anche – come lo sa anche il governo – che quei sei miliardi che servirebbero per detassare almeno la tredicesima dei lavoratori dipendenti se ne sono andati nelle note operazioni elettorali di ICI e Alitalia. Ed è probabile anzi che la spesa per la nostra compagnia di bandiera non finisca qui, perché la CAI è tuttora traballante e fra le altre cose occorre restituire i trecento milioni presi in prestito. E poi, se vogliamo davvero dirla tutta a un governo che continua a sostenere la “saggezza” del proprio comportamento, ci sarebbero anche da mettere in conto almeno 5,2 miliardi di condoni tremontini – diciamo così – “non perfezionati dagli evasori” ( hanno chiesto il condono, hanno pagato la prima rata e lì, fine delle trasmissioni) che la Corte dei Conti ha segnalato come non ancora incassati qualche giorno fa. Dunque questo non proprio irreprensibile governo si mostra blindato soltanto da una parte, quella oggi meno protetta dalla crisi che è arrivata, mentre nei confronti di ricchi, furbetti ed evasori la manica è sempre molto larga. L’ultima notizia sul fronte dei tagli è addirittura tragica, starebbero per scomparire (la notizia la trovate qui : http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=10089 ) perfino i fondi (9 milioni di euro) per risarcire i nostri soldati restati vittime di contaminazione da uranio impoverito (ben 2536 casi di cui 167 già deceduti).

A questo punto piangere sul latte versato da altri non serve. Servono invece proposte chiare per reperire denaro fresco con cui fare fronte alle esigenze delle famiglie in povertà ( circa 7,5 milioni al di sotto della soglia, più altrettanti appena al di sopra) e alle piccolissime, piccole e medie imprese che rischiano la chiusura, con immaginabili ricadute sulla occupazione.

Una proposta secca. In uno stato democratico e solidale in momenti di crisi le risorse si prendono dove producono minor danno sociale. In Italia è inutile sanguisugare il lavoro dipendente e le pensioni più di quanto è stato fatto finora, occorre cercare altrove. La scelta poi non è così difficile, basta guardare alle rendite finanziarie vere ( non i bot risparmiati dalle famiglie, per intenderci, parlo di cifre da nove zeri in su), basta guardare ai grandi patrimoni e agli stipendi stellari. E’ questo o no il momento in cui per aiutare chi ha un reddito di diecimila euro l’anno, tanto per dire, si chiede di mettere mano al portafogli a chi, a parità di situazione familiare, ne ha almeno dieci volte tanto ? Io trovo molto più dignitoso parlare di una tassa “patrimoniale una tantum” piuttosto che di social cards con le quali ci compri a malapena un cappuccino al giorno. Un errore di valutazione che mi ricorda il tramonto della monarchia francese, quando all’annuncio della carenza di pane per il popolo si consigliava di mangiare brioches. Ma almeno a quei tempi li decapitavano, qui tocca tenerceli a palazzochigi.

La mia non è una provocazione. Se siamo davvero uno stato democratico va fatto. Se fa paura chiamarla tassa patrimoniale, chiamiamola pure “PAPERON TAX” che magari è più simpatico e ha anche più senso. In momenti di magra, il tanto denaro accumulato ( e per altro tassato a meno della metà degli altri redditi) nelle rendite finanziarie può e deve fare comodo a un governo in crisi di risorse. Il governo, anche se targato Berlusconi, DEVE RISPONDERE A TUTTA L’ITALIA, non può cavarsela con una scrollatina di spalle e una social card. Già è poco sano di per se ragionare in termini di una tantum, ma se si sceglie di battere questa strada almeno si abbia l’accortezza di non fare ancora più male a chi sta peggio di tutti.

Il Pd deve chiedere una tassa una tantum sulle rendite finanziarie. Il Pd deve difendere il disagio e inchiodare Berlusconi alle sue responsabilità. Il Pd deve tirare fuori le palle.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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