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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
6 novembre 2015
TRE CITTA' PER CAMBIARE ( di Stefano Olivieri)


Alla fine le cose stanno così. Renzi a Roma caccia Marino perché è stato troppo ingenuo per accorgersi del marcio che lo circondava, e nel frattempo lancia per la carica di sindaco il supercommissario Expo Giuseppe Sala a Milano, dove un audit interno per gli appalti della “piastra” di Expo (la struttura più costosa e più ambita dalle imprese di costruzione) FINISCE IN PROCURA perché (da Gianni Barbacetto per Il Fatto Quotidiano) “…Il commissario non si accorge di ciò che combina il suo alter ego e braccio destro, il manager Angelo Paris, non si rende conto di cosa fa il subcommissario Antonio Acerbo, non vede le imprese del facility manager Andrea Castellotti. Tutti finiti agli arresti.
Per approfondire l’argomento vi invito a leggere leggete anche questo articolo su Sala e Tronca (il commissario renziano per Roma), e su uno strano appalto Expo non passato sotto la lente di Cantone: http://www.lettera43.it/esclusive/sala-indagini-su-uno-strano-appalto-per-expo-2015_43675221488.htm
O anche quest'altro:http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/si-fa-presto-santificare-sala-audit-interno-appalti-112149.htm 

Insomma, sarebbe come dire che il dream team di riferimento per il candidato sindaco di Milano Giuseppe Sala è già in carcere ancor prima che il super commissario possa insediarsi, semmai accadrà, a palazzo Marino (ed è simpatica e un po’ velenosa questa ricorrenza e questa analogia: fosse mai che il fantasma dell’ex sindaco di Roma si sia insediato fra le guglie del duomo a complicare le cose al candidato renziano per la capitale morale?)

Segno incontestabile della sconfitta della politica, questi commissari speciali, con licenza di deroghe alla trasparenza, sono già in giro per le maggiori capitali italiane orfane di sindaco. Ce ne saranno tre a breve, e tutte belle grosse: Roma senza Marino, Milano senza Pisapia e anche Napoli dove De Magistris potrà certo ricandidarsi, ma certo non sotto le ali del PD.

Pare che il partito di maggioranza relativa al governo, quello che una volta era il partito democratico, non intenda oggi impegnare i suoi uomini e le sue donne migliori nelle competizioni comunali di città così importanti per tutto il paese. Una scelta obbligata per Roma, dove mezzo PD è già in carcere per mafia capitale, ma non obbligatoria per Milano e Napoli. Perché dunque Renzi pensa di fare così?


La risposta non può che essere una: il PD è in liquidazione e nella testa del premier c’è già il Partito della Nazione, a cui guarda con simpatia la maggior parte degli ex elettori di Forza Italia e del defunto PDL. La conversione a U è praticamente compiuta, ma l’esposizione politica già alle elezioni comunali sarebbe troppo rischiosa e così, aspettando il 2018, si preferisce mandare in avanscoperta i commissari.

A proposito: di commissari governativi dotati di superpoteri l’Italia ha purtroppo una memoria, recentissima: Guido Bertolaso, commissario straordinario sotto Berlusconi per le seguenti emergenze: terremoto dell'Aquila, vulcani nelle Eolie, aree marittime di Lampedusa, bonifica del relitto della Haven, rischio bionucleare, Mondiali di ciclismo di Varese del 2008, presidenza del G8 de L'Aquila del 2009, area archeologica romana.
Come sia finito Bertolaso, come sia finito il G8 mai fatto in Sardegna, come e dove siano finiti i soldi degli italiani raccolti per gli aiuti per lo tsunami e finiti nella cassa blindata della protezione civile predisposta all’epoca a palazzo Chigi, in parte dobbiamo ancora saperlo ma, a spanne, possiamo oggi dire che tutto sia andato in malora con totale disprezzo dei diritti del popolo sovrano. In Italia ogni volta che si incarta qualcosa di costosissimo con la scusa della fretta e dell’emergenza, quasi sempre si tratta di un mattone. Ebbene, per Roma, Milano e Napoli sono in viaggio tre mattoni, direi tre lingotti dorati con sopra ben impresso il nome del premier Matteo Renzi. Che per le tre città farebbe molto volentieri a meno delle primarie, chissà perché.

Io penso che per tutti gli italiani, gli elettori italiani i tempi siano maturi, anzi marci, per un grande, universale, trans ideologico e liberatorio VAFFANCULO a chi ha consapevolmente e sostanzialmente modificato il DNA del maggiore partito della sinistra italiana, fino a farne il contenitore della sua ambizione personale.


A lui diciamo in coro, su facebook, su twitter, su tutti i manifesti e i volantini clandestini che presto i pasquini di tutta Italia cominceranno a diffondere:

#RENZISTAISERENO, che noi ti staneremo!

Italiani, riprendiamoci l’Italia, riappropriamoci della nostra sovranità.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 
SOCIETA'
16 giugno 2015
E' TORNATO RENZORRO (di Stefano Olivieri)


VERTENZA SCUOLA: 

“Assunzioni? Con 3mila emendamenti quest’anno niente."

Renzi è tornato RenZorro, cioè come dice lui Renzi Uno. E come ha già fatto per i risultati elettorali, anche per le mancate assunzioni nella scuola scarica ogni colpa sulla sinistra. Non ditemi che sono monoitono, ma a me ricorda in modo sempre più sorprendente un vecchietto brianzolo molto potente, ricco e arrapato. Se anche Renzi sia ricco e arrapato non so dire, ma potente lo è e ho timore che sia anche vendicativo. Solo che invece di prendersela con la destra, spara a zero sui suoi nemici naturali, cioè tutti quelli che non la pensano esattamente come lui Qualcuno prima o poi dovrà dirglielo, che è ancora segretario del partito democratico e non già del partito della nazione. E il 2018? Per quella data, se saremo bravi ma proprio bravi per davvero, dopo aver avuto per un paio di mesi a palazzo Chigi Matteo Salvini, riusciremo a eleggere come premier Sergio Cofferati, che vincerà grazie all'appoggio del M5S (con cui la sinistra scriverà il programma di governo) contro il candidato di destra Sergio Marchionne

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 
28 maggio 2015
DOPO LE REGIONALI (di Stefano Olivieri)

Io vivo di sensazioni, mi fido del mio naso spesso anche più dell’esperienza, che in questi tempi fatica a decodificare e catalogare persone ed eventi fra i buoni e i cattivi. Così leggo la sfida di Matteo Renzi con le elezioni regionali di domenica prossima come una probabile Waterloo, a causa di una sequela impressionante di errori strategici. Capita, a chi ottiene il successo troppo in fretta, di sedersi sugli allori e rinunciare a comprendere i mille perché di un percorso trionfale (primarie, segreteria Pd, vittoria alle europee e governo del paese). A caval donato non si guarda in bocca, dice il proverbio. Renzi invece avrebbe fatto bene a cercare di capire, ma ha rinunciato a farlo perché aveva già in mente un progetto ambizioso e cinico, quello di bruciare il partito appena conquistato e dalle sue ceneri far risorgere il suo partito personale, sempre più spostato a destra perché lui è stato sempre intimamente di destra, ma ha scelto di farsi largo a sinistra perché era più semplice dato lo sbando del partito dopo le ultime politiche, e anche perché la sua retorica, le sue visioni sognanti di un bel paese, una bella scuola, un bel lavoro con il Jobs acts sarebbero state troppo sofisticate per farsi largo in un popolo che, fra l’altro, ancora oggi malgrado Fitto, Alfano, Salvini & company fa ancora riferimento all’immarcescibile Berlusconi.
La grande sfida di Renzi è quella di far cambiare completamente pelle al PD, scippando voti a Forza Italia e allo stesso Salvini e rinunciando totalmente al tentativo di riallacciare un dialogo a sinistra, sindacato compreso,
Il vestito, però, è stretto. La ripresa che si dice partita non produce occupazione, le imprese hanno più respiro per i benefit governativi (Irap in meno, Jobs acts, etc) ma non hanno liquidità tant’è che per rifornirsi sono tornate al baratto interno di merci. I lavoratori dipendenti, a cominciare da quelli della scuola, hanno ormai capito il gioco delle tre carte e le milleuno insidie che si nascondono dietro il Jobs acts ( si parla di nuovi posti di lavoro, ma in realtà si tratta in massima parte di stabilizzazione di posti precari. E poiché la stabilizzazione è attuata con la nuova disciplina del Jobs acts, il cosiddetto lavoro a tempo indeterminato che si raggiunge è sempre sotto la spada di Damocle delle tutele crescenti, che fino a quando non crescono del tutto consentono al padrone di licenziare il dipendente e di buttarlo fuori dalla porta con una mancetta. E l’indebolimento della scuola pubblica, soprattutto della sua capacità di selezionare futura classe dirigente, che Renzi intende perseguire con il preside plenipotenziario e l’ingresso di sponsor privati a bilanciare la diminuzione di risorse, va letto insieme al Jobs act nella visione complessiva, che ha il premier, di uno Stato vassallo dei potentati economici e delle multinazionali, destinato a produrre con la scuola pubblica manovalanza di basso livello mentre la scuola privata curerà la futura classe dirigente (in pratica, la riforma Gelmini attuata in pieno).
Dunque mi chiedo, chi voterà per Renzi stavolta? Chi nel popolo del PD darà fiducia a un partito che finora si è mostrato debole con i forti (dalle banche alla Ue fino a Marchionne, che oggi Renzi è andato a omaggiare a Melfi) e forte con i deboli, dai dipendenti ai pensionati, dalle donne ai disoccupati in cerca di prima occupazione? Riuscirà la fusione a freddo con il popolo di destra a bilanciare la perdita di consensi a sinistra?
Secondo me, il PD farà un tonfo clamoroso e purtroppo il resto della sinistra non potrà giovarsene, non essendosi organizzata in tempo. Torneranno su invece la Lega Salvini, il M5S e Forza Italia, disegnando una nuova mappa dell’elettorato che alla fine non consentirà a nessuno di cantare vittoria, preparando un terreno molto incerto alle elezioni politiche anticipate.
Così, dopo aver portato l’Italia al livello della Grecia per gran parte degli indicatori economici, dopo aver impoverito anche la classe media, dopo aver distrutto diritti e tutele nel lavoro, dopo aver svuotato, per le sue ambizioni personali, il più grande partito della sinistra europea, Renzi sarà costretto a gettare la spugna. Se la prenderà con i gufi perché non è capace di fare autocritica e scomparirà dalla scena in attesa di tempi migliori.
Questa la mia previsione, purtroppo distopica, dell’Italia all’indomani del voto regionale. La corte renziana si smobiliterà con velocità inaspettata, soprattutto i più giovani tenteranno di ricollocarsi in qualsiasi partito. Punto.

E non ditemi che faccio il gufo anch’io. È da quando Renzi ha smesso di fare il sindaco di Firenze che ho alzato le antenne.


Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


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