.
Annunci online

se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
21 aprile 2010
74 CUOR DI LEONE ( di Stefano Olivieri)

 
In fila per tre col resto di due, come tanti bravi cagnolini affezionati al padrone. Questa lettera dei berluscones ex An è la cifra del vuoto di democrazia denunciato dal presidente della Camera Fini all'interno del partito di maggioranza. Gasparri, Larussa, Matteoli, la Meloni che non sa nemmeno lei come e perchè è diventata ministro, le prime e le seconde file di AN transitate nel ristretto circolo della fiducia del premier ci tengono a precisare che non stanno dalla parte di Fini ma bene aggrappate al loro nuovo sponsor politico-economico. Non conta più - e da un pezzo - l'ideologia politica, non ci sono più valori, non esiste militanza al di fuori di questo sissignorismo incondizionato e sorridente.

Diciamocelo, caro Larussa, è davvero una cosa poco dignitosa quella che avete fatto. Non per Fini, che già sapeva su chi poter contare, ma per voi stessi, che così avete dimostrato a tutti di sentirvi davvero i parenti poveri del PDL. Avevate l'occasione di rivendicare al partito cofondatore di questa indecente ammucchiata la responsabilità di rialzare la testa e portar dentro la democrazia, e invece quella testa l'avete chinata ancora una volta.

Siete davvero dei cuordileone, non c'è dubbio. Ha fatto bene Fini a citare Ezra Pound, come a rimarcare una differenza fra chi pensa e combatte per una idea e chi si mette al servizio di altri, a prescindere dalle idee proprie.

Ora il quadro è perfetto, il PDL ha anche la sua opposizione, e ce l'ha dentro. Il PD non resti a guardare troppo a lungo e tiri fuori le palle adesso, non per fare strane alleanze, ma per scongiurare il rischio di essere derubricato come opposizione legittima di questo governo. I nodi sono venuti al pettine, adesso servono le forbici per tagliarli, e serve mano ferma per indirizzare il paese che soffre verso l'alternativa di governo e il ritorno alla democrazia. Occorre essere pronti.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. PDL finiani opposizione

permalink | inviato da Stefano51 il 21/4/2010 alle 8:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
18 febbraio 2010
LA VITA O LA RIFFA ( di Stefano Olivieri)
 

E’ proprio vero, queste prossime elezioni regionali sono importanti. Bersani potrà anche ricamarci sul “giudizio di Dio” in cui Berlusconi tende a trasformare ogni competizione elettorale, ma è drammaticamente vero che alla fine di marzo l’Italia intera sarà ad un bivio : da una parte la resistenza, la voglia di mettersi in gioco e di unirsi contro un regime prevaricante, di più, contro una filosofia dell’esistenza che trasforma le relazioni individuali e collettive in quella gelatina che sta emergendo dalle ultime intercettazioni. E dico ultime perché Berlusconi stavolta - e questa è l'altra scelta che si può fare - è davvero intenzionato a mettere il silenziatore su questo indispensabile strumento di indagine, fosse pure per decreto : dopo non sapremo più niente, ci attende come in Avatar un bel criosonno di almeno tre anni, fino alla scadenza della legislatura, semmai ce ne sarà ancora una.

Ma il 22, o forse il 28 di marzo prossimi ( Sacconi ha proposto di far slittare il voto per accorpare le comunali e provinciali), il popolo italiano, investito dal premier in persona, ha una grandissima opportunità : testimoniare con il suo voto se questo potente sonnifero lo accetta o meno, se è d’accordo nel farsi un bel sonno mentre l’Italia finiscono di sgranocchiarsela i furbetti e i loro sponsor politici.

Leggo che perfino l’igienista dentale – tale Nicole Minetti – che Berlusconi ha conosciuto al S. Raffaele durante il suo forzato ricovero dopo l’attentato Tartaglia, è diventata con il tocco di re Mida una candidata consigliera nella lista Formigoni per le prossime elezioni regionali. Non è la prima infermiera che curando il premier trova un posto in politica, è successo in passato anche con l’ex caposala Licia Ronzulli, quella che smistava le ragazze a villa Certosa, oggi deputata europea.

Mi rivolgo alle donne, a tutte le donne, ma soprattutto a quelle che votano a destra. Sarete voi, carissime, a fare la differenza a queste prossime elezioni regionali, che Berlusconi ritiene – e sono perfettamente d’accordo – essere un importantissimo test nazionale. Ebbene, prima di votare, prima di entrare in quel gabbiotto con la scheda in mano, pensate a come quest’uomo, Silvio Berlusconi, tiene in considerazione non questa o quella donna, ma l’intero genere femminile. Pensate all’uso che vuole farne, all’uso che ne ha fatto finora, per quel pochissimo che è trapelato dalle indagini, dalle intercettazioni, dai video e dalle foto rubate, dalle ammissioni delle escort che sono state con lui.

So bene che la difesa d’ufficio in questo caso è sempre la stessa : sono fatti privati, l’importante è che abbia ben governato. Ma è importante o no, vi chiedo - guardate la mano sinistra di Berlusconi dove sta, nella foto - essere o meno consapevoli che si da il potere, sempre più potere, a un uomo che le donne intende usarle soltanto come un kleenex, per se e per i propri amici ? E’ importante o no sapere che non contano più gli studi fatti, la competenza, la professionalità acquisita, se non sono accompagnate ad un bel paio di cosce da mostrare generosamente, magari da far anche toccare al maschio potente di turno ? E’ importante o no sapere, capire che questa non è più libertà, emancipazione femminile, ma soltanto un meschino asservimento ad un maschilismo fondamentalista che porta l’Italia indietro non di decenni ma di secoli ?

Non vi chiedo di votare per l’opposizione, che vi appare smunta e dimessa. Vi dico però che sta a voi scegliere fra il partito di un capo assoluto, che potrebbe diventare così forte da decidere che anche le elezioni sono inutili, e i candidati dell’opposizione, i cui rappresentanti sono stati toccati anche loro dagli scandali, è vero, ma si sono dimessi dall’incarico, come pretende la democrazia. Decidete voi, se continuare a voler votare e a scegliere oppure delegare questo residuo diritto a chi candida alle elezioni la giovane igienista dentale del S. Raffaele che ha avuto la fortuna di incontrarlo. Scegliete voi, la vita o la riffa, per voi stesse e per le vostre figlie.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

POLITICA
15 luglio 2009
GRILLO, FAR FINTA DI NULLA NON NASCONDE IL PROBLEMA (di Stefano Olivieri)
 

Il settimanale L’Espresso online lanciò 15 giorni fa, esattamente alla mezzanotte del 30 giugno, un sondaggio su otto possibili candidati alle primarie del 25 ottobre. Oltre a Franceschini c’erano i nomi di Bersani, Chiamparino, della Serracchiani, e poi D’Alema, Civati, Marino e Adinolfi.

Quel sondaggio, ancora aperto, ad oggi ha raccolto più di 31mila voti. Pur trattandosi di un sondaggio online offerto all’universo dei navigatori e dunque non rappresentativo di un campione significativo ai fini statistici, tuttavia il sondaggio de l’Espresso è piuttosto serio perché riconosce l’I.P. dell’utente e non gli consente di rivotare nemmeno a distanza di giorni.

I risultati di questo sondaggio mostrano (ore 8,25 del 15 luglio) in testa Bersani con 5939 voti, tallonato dalla Serracchiani (5567) e da Marino ( 5237). Un po’ distanziato l’attuale segretario Pd Franceschini (3661) seguito da D’Alema (2664) e da Chiamparino ( 2020).Civati supera quota mille ( 1196) e Adinolfi si ferma a 414 voti. Nel sondaggio è anche presente l’opzione “nessuno di questi” selezionata da 4455 utenti, che si piazza così al quarto posto.

Due giorni fa, il 13 luglio alla mezzanotte, appena esploso il caso Grillo, l’Espresso ha lanciato un nuovo sondaggio ( “PD, una poltrona per cinque), restringendo stavolta la scelta a un quintetto composto da Adinolfi, Bersani, Franceschini, Grillo e Marino.

Ad oggi questi i risultati : Grillo (28581), Bersani ( 2391), Marino ( 2288), Franceschini ( 783) e infine Adinolfi ( 266). In appena due giorni i votanti sono stati 34309 contro i 31160 del precedente sondaggio realizzati in ben 15 giorni. Il pubblico di riferimento è evidentemente lo stesso, i lettori dell’Espresso.

Grillo ha più che decuplicato i consensi rivolti a Bersani, ponendo una distanza abissale fra la sua candidatura e quella dei suoi inseguitori. Ciò significa che il popolo della rete, e non solo quello che legge l’Espresso, basti andare nella pagina del social network del pd per rendersene conto, nella sua maggioranza non è per niente d’accordo con la decisione presa dal partito, quella cioè di negare la tessera a Beppe Grillo per non ben precisate questioni statutarie. Proprio negli stessi giorni, fra l'altro, in cui esplode il caso-scandalo dei tesseramenti gonfiati nella Napoli di Bassolino e della Jervolinos. 

Beppe Grillo è uno abituato all’ostracismo. Estromesso dal circuito televisivo diversi anni fa, il comico genovese si è ricreato un suo pubblico attraverso i suoi spettacoli che registrano sempre il tutto esaurito e soprattutto, negli ultimi anni, attraverso la rete internet, dove ha aperto un blog che in breve è diventato il più visitato d’Italia e fra i primi venti al mondo.

I temi che tratta sono di interesse pubblico perché è il pubblico stesso che li seleziona, attraverso il suo blog. Temi squisitamente politici, anzi meglio prepolitici perché nella maggioranza dei casi attengono all’etica del comportamento di chi detiene, dalle stanze della politica, dell’industria, della finanza e dell’informazione, il potere nel nostro paese. L’acqua come bene pubblico, la sovranità popolare del voto usurpata dalla “casta”, la disinformazione di stato, l’arroganza del potere sono combattute da Grillo con metodi che oggi sarebbe ben difficile definire politicamente scorretti, visto e considerato che non è precisamente a colpi di fioretto che si dibatte fra governo e opposizione. Ma Grillo parla davvero fuori dai denti : chiama psiconano il presidente del consiglio e definisce senza mezzi termini “zoccole” alcune parlamentari. E’ in qualche modo populista anche lui come il presidente del consiglio, e come il presidente del consiglio ha un seguito sempre crescente di consensi. Ma diversamente da Berlusconi, che ha fatto dell’imprenditoria e degli imprenditori il suo territorio d’elezione, il comico genovese si rivolge – e in modo esclusivo, ai cittadini comuni, in particolare all’ultimo anello della categoria, quello dei consumatori che sono costretti sempre a pagare il prezzo stabilito da altri.

Da un paio d’anni il suo impegno prepolitico di fustigatore dei costumi si è fatto più insistente radicandosi nei territori attraverso i meetup, gruppi di suoi sostenitori che hanno cominciato ad affacciarsi nella politica attiva nelle competizioni locali. Anche lui è dunque in qualche modo “sceso in campo”, schierandosi decisamente nell’area di centrosinistra pur criticandone ferocemente la classe dirigente.

Insomma, a ben guardare, il PD avrebbe potuto – e secondo me dovuto, stando all’attenzione diffusa non tanto verso il personaggio Grillo, quanto ai problemi che lui solleva – accettare la sua candidatura, pur presentata in termini di sfida alternativa “al nulla”. Come ho già più volte scritto, il PD e la sua classe dirigente non sono esenti da critiche e non possono inventarsi regole bulgare per sbarrare la strada a quella che potrebbe diventare, se questo atteggiamento di chiusura sarà confermato, una vera e propria o.p.a. diretta al maggior partito d’opposizione. Tanto più non dovrebbe sbarrare la strada a Grillo, negandogli addirittura la tessera di iscrizione al partito, perché andiamo verso le elezioni primarie di ottobre, quel suffragio su cui si addensano aspettative di totale rinnovamento di una strategia politica finora perdente.

Spero davvero che il partito ci ripensi in tempo, e non decida di tenersi dentro tanti gatti, volpi e lucignoli schiacciando sul muro Beppe Grillo. Che se dovesse suo malgrado rinunciare alla candidatura, finirebbe per portarsi dietro una fetta molto consistente di elettori. Magari verso l’IDV, se Di Pietro gli aprisse la porta. Ricordo un episodio di quando andavo a pesca di notte nella barchetta di un amico, giù in Calabria. Avevamo una lampara piccolina, dalla luce flebile, che ci metteva un po’ a radunare i pesci sotto la barca. Una notte ci passò vicino un peschereccio con davanti le sue barche pilota, i cosidetti “cencioli”, dotati ciascuno di una lampara assai più potente della nostra. Quella sera uno dei due cencioli deviò, venendo proprio verso di noi. Il pescatore ci chiese come andava la pesca, si accese una sigaretta e dopo qualche secondo si allontanò, remando nel silenzio della notte. E si portò dietro, sotto la sua barca, tutto il nostro branco di pesci, quello che faticosamente eravamo riusciti a riunire in un paio d’ore.

Se il PD rinuncia a Grillo, mi dispiace dirlo perché è il mio partito, è destinato inesorabilmente all’estinzione , ma non per Grillo in se, ma per la cattiva coscienza della dirigenza PD che in qualche modo il comico genovese incarna agli occhi degli elettori, lo scheletro nell’armadio che si vorrebbe nascondere. Se invece accetta la sfida lanciata da Grillo - oggi martire suo malgrado di un ostracismo ottuso quanto elitario -  quella cioè di stare sui temi che il comico genovese propone e di cambiare registro nella lotta a questo governo, assisteremo finalmente a elezioni primarie vere, fra candidati che non si risparmieranno colpi, e vincerà la democrazia.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

28 gennaio 2009
Cambiare subito o si affonda tutti (di Stefano Olivieri)
 





















Tutti gli indicatori segnano profondo rosso e sul nostro paese, fanalino di coda della UE, l’effetto della crisi vale doppio. La immensa difficoltà (e inadeguatezza) del nostro governo nell’attrezzare coraggiose ed efficaci contromisure è visibile agli occhi di tutti, il premier quando può parla d’altro e minimizza la crisi, il ministro dell’economia non fa che ricordarci che abbiamo il debito pubblico più alto del pianeta, come a scagionare la destra italiana che più di altri è stata al governo in questi ultimi quindici anni.

La gravità della situazione è tale che perfino questioni come il decreto anti intercettazioni – che pure è preoccupante e sintomatico della stretta autoritaria del governo Berlusconi – non riesce ad appassionare gli animi più di tanto. Il paese è stordito, in attesa di una fune a cui aggrapparsi per non precipitare nella voragine che si sta aprendo, ma quella fune non arriva mai a terra. Il governo ha stanziato qualcosa per le imprese e per i lavoratori autonomi, poi con le briciole rimaste ha confezionato quel ridicolo giocattolo della social card immediatamente smascherato per la sua inadeguatezza. E appena ieri sera ha tirato fuori la ridicola cifra di 300 milioni per salvare l’indotto dell’auto.

E’ vero, i soldi non ci sono, ma per due semplici motivi. Il primo è perché enormi risorse sono state sperperate nell’abolizione dell’ICI ( che fra l’altro ha messo nei guai finanziari la quasi totalità dei comuni italiani, costretti a ridurre o a rendere più cari i servizi essenziali ai loro cittadini, alla faccia del federalismo) e poi nel “salvataggio” di Alitalia ( almeno altri 4 miliardi di euro dilapidati); il secondo motivo risiede semplicemente nel fatto – che capirebbe perfino un bambino – che da quando l’euro è entrato in vigore c’è stato una micidiale trasfusione di capitale dalle tasche delle famiglie a quelle delle imprese e dei lavoratori autonomi, o per meglio dire dalle tasche dei semplici consumatori di prodotti e servizi a quelle dei produttori, erogatori, fornitori dei prodotti e servizi medesimi. Un’impoverimento massivo e costante che il premier ignora così cinicamente che perfino Famiglia Cristiana lo accusa di interessarsi soltanto di Kakà e di Fiorello ( e delle elezioni in Sardegna, aggiungerei) invece del suo paese che va in malora.

Lo spettro della disoccupazione sta tracimando, non c’è regione dal profondo sud al nord che non conti centinaia di espulsioni giornaliere dalle fabbriche, dalle botteghe artigiane, dai negozi e supermercati, dagli uffici. Perché la crisi non risparmia neanche i colletti bianchi, in Fiat la cassa integrazione colpisce gli impiegati, nella pubblica amministrazione centomila precari non hanno ripreso il lavoro da gennaio di quest’anno, e per chi resta nel pubblico impiego sono in arrivo sostanziosi tagli retributivi dai ministeri di Tremonti, Sacconi e Brunetta. Il lavoro dipendente nella sua generalità è stato colpito a morte, e proprio adesso che servirebbe la massima unità sindacale si assiste al clamoroso e vergognoso strappo di Cisl e Uil, che firmano un accordo con il governo che svuoterà la fase di contrattazione nazionale di ogni residua risorsa grazie all’annullamento di fatto del tasso di inflazione programmata. La CGIL è restata sola a difendere la classe lavoratrice e stavolta è indispensabile che il PD batta un colpo.

Le forze politiche di opposizione, dentro o fuori dal parlamento, devono mettere in agenda al primo posto la straordinaria esigenza di fermare la strategia suicida di questo governo. Non c’è tempo per le parole, d’ora in poi conteranno soltanto gli atti e i comportamenti. C’è un intero paese da tirare su da una tempesta e se la politica non gli tende subito una mano, scomparirà ben presto anch’essa fra le onde. Il maggior partito dell’opposizione ritrovi immediatamente un’intesa con la CGIL, la sinistra extraparlamentare accantoni la rissa identitaria per fare la sua parte. Serve dare al nostro paese una sponda solida per chi sta per annegare, serve una esemplare dimostrazione di forza e di coesione fra politica, sindacato e cittadini titolari di diritti, che metta davvero paura a questo governo di nani e ballerine. Che dia il segno, perentorio e inequivocabile, che il paese c’è e non resterà più a guardare inerte lo sfascio delle istituzioni, del sistema produttivo, dei sogni e dei diritti di milioni di famiglie. E’ giunta l’ora, da Lampedusa a Bolzano, che l’Italia intera tiri su la testa. Lo abbiamo fatto in passato, lo sapremo fare ancora. E’ ora di ricostruire la nostra democrazia.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. crisi opposizione lampedusa unità

permalink | inviato da Stefano51 il 28/1/2009 alle 11:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
16 dicembre 2008
IMPARARE DA UNA SCONFITTA ( di Stefano Olivieri)
 Europa, il quotidiano di Stefano Menichini molto vicino a D’alema, non usa molte perifrasi dopo le elezioni in Abruzzo e titola : “ …E ora basta con Di Pietro..” L'accusa è sempre la solita, e cioè che IDV – che è cresciuta in Abruzzo fino al 15 %, tallonando un PD ridimensionato al 20 % - più che Berlusconi ha messo nel mirino Veltroni e i democratici. Lavorando sui dati, a livello nazionale il PD si assesta adesso su uno scarso 26 % mentre Di Pietro sale quasi al 9 %. Praticamente un democratico su cinque, dall’indomani delle elezioni politiche ad oggi, si è spostato nell’area di IDV.

La domanda giusta da farsi sarebbe : perché è nata questa lotta fraticida e come evitare che possa danneggiare non tanto il PD, quanto nel suo complesso l’opposizione a Berlusconi ? Ma è una domanda che Europa non si pone. Piuttosto si schiera armi e bagagli contro chi, all’interno del partito democratico, sulla questione PD – IDV reclama coerenza non solo e non tanto con quanto si afferma nel documento costitutivo del partito ( inclusività; arricchimento attraverso la diversità ; etc) quanto piuttosto rispetto alla situazione dell’oggi, con un premier che sempre di più preme l’accelleratore del suo governo in direzione di una deriva autoritaria, facendosi scherno degli avversari e delle istituzioni repubblicane.

L’ultimo caso, esemplare, il tema della riforma della giustizia innescato da vicende tutte interne al PD ( dai casi La Torre e Villari fino a Bassolino, etc.) e artatamente gonfiato dai media genuflessi al premier. Berlusconi e Alfano vogliono fare in fretta e magari da soli una riforma della giustizia che – sappiamo già dalle anticipazioni – segnerà la fine dell’autonomia della magistratura e vedrà sparire un altro cardine della nostra democrazia, ovvero l’obbligatorietà dell’azione penale dei giudici. Questi due aspetti sono per Berlusconi irrinunciabili ( e ben immaginiamo perchè… ) e a queste condizioni non si va a nessun tavolo delle trattative, non si può diventare complici di uno sfascio istituzionale così grande da compromettere la stessa stabilità democratica. Ci vada pure Casini se vuole, si assuma da solo la responsabilità di legittimare il disegno eversivo del premier. Ma Veltroni NO PER FAVORE, Walter per carità, non farlo ! Ma quale tavolo credi che Berlusconi possa concederti sulla giustizia, se non un tavolo truccato ? I suoi avvocati, giusto per fare un esempio, al tavolo che tu richiedi stanno già segando una gamba, con il dl in dirittura d’arrivo grazie al quale Ghedini e gli altri mille difensori del premier potranno usufruire di un numero di testimoni lungo come i rotoloni regina, quelli che non finiscono mai. Per non fare finire mai nemmeno i processi pericolosi per il premier, processi congelati ma che potrebbero riaprirsi nel caso il lodo Alfano fosse – come sarebbe anche giusto – dichiarato anticostituzionale.

Chi è causa del suo mal non può che piangere se stesso, e il PD farà bene ad avviare una profonda autocritica sulla strategia perdente di identificare le sue difficoltà con gli attacchi di Di Pietro. Le mele marce sono marce e basta, occorre disfarsene e semmai tagliare il ramo infetto. I tanti che hanno votato PD proprio credendo non solo alla sua dichiarata vocazione maggioritaria, ma anche alla sua promessa inclusività di idee e progetti diversi da far crescere in un unico grande laboratorio popolare, ora sono perplessi e non sarà certo l’invito perentorio del quotidiano Europa a convincerli. La strada da battere è esattamente l’opposta, anche perché Di Pietro in Abruzzo è probabilmente cresciuto non solo a spese del PD, ma anche recuperando un numero sostanzioso di consensi a quella sinistra che non è più in parlamento. E un partito che si chiama “democratico” non può restare indifferente a un fenomeno del genere quando il problema è crescere nel paese e battere Berlusconi.

Così che si apra pure un tavolo, ma non con Berlusconi e per la giustizia a modo suo. Piuttosto si torni a discutere serenamente con Di Pietro sul tema della giustizia e non solo, perché i temi della crisi e dell’emergenza nazionale sono tanti, ed è necessaria a questo punto chiarezza. Fosse per me, io mi aggrapperei, come suggerisce anche il presidente Napolitano, ai principi fondamentali della nostra Costituzione e li userei come pilota automatico in questo mare in tempesta, ma per essere un po’ più precisi sarebbe bene che il PD chiamasse a un tavolo tutta l’opposizione parlamentare ed anche extraparlamentare su una griglia, per il momento di pochi punti :

1. LAVORO E OCCUPAZIONE : le regole, le tutele da mantenere e quelle da reinventare; precarietà e flessibilità; contratti e ammortizzatori sociali.

2. GIUSTIZIA : autonomia dei giudici; efficienza della macchina della giustizia; risorse della giustizia; obbligatorietà dell’azione penale e mezzi a disposizione;

3. FISCO : revisione delle aliquote fiscali ; tassazione del lavoro; tassazione rendite da capitale;

4. SCUOLA : STRATEGIA E RISORSE per la scuola pubblica .

Ci sarebbe - è vero - molto altro ( sicurezza, politica estera, temi etici, etc) ma se l’opposizione non riesce intanto a trovare una intesa decente su questi quattro gettonatissimi temi il cammino da oggi fino alla fine della legislatura sarà lungo e tormentato da altri insuccessi. Occorre umiltà e avvedutezza, e ricordare sempre che la maggioranza degli italiani alle ultime elezioni NON ha votato per Berlusconi. Si può far cadere questo governo, ma bisogna farlo tutti insieme. Perché si cresce tutti insieme, a cominciare dal PD che deve recuperare al suo interno un gap di democrazia che comincia ad essere allarmante. Ma le discussioni non devono spaventarci, noi non siamo il partito del padrone, per questo malgrado tutto, se lo vogliamo davvero, We Can.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

21 novembre 2008
DAL FONDO DEL POZZO ( di Stefano Olivieri)

Stiamo giocando col fuoco cari miei. Villari che fa il giapponese nell’isola dei comprati, Berlusconi che fa cucù alla Merkel, i pizzini a Bocchino, la Rai o non la Rai, la Cai e l’alitalia, Dalema e La Torre, le veline e Vespa. Ma se invece della tv aprite la finestra sentirete il vento che già soffia gelido e cattivo. La burrasca è arrivata e travolgerà tutta la povera gente, quella che non ha mai avuto voce se non quando la pietas televisiva ha deciso che sì, in quel momento ci stava bene la faccia in tv di un padre di famiglia che piange, o le urla di una madre che vuole difendere i suoi figli dalla miseria.

Ditemi un po’, ma che senso ha sbrodolarsi addosso questa politica televisiva fatta di frasi smozzicate, di affermazioni e smentite, di povericristi dati in pasto a giornalisti che fanno i politici e a politici che fanno i giornalisti, di piazze televisive collegate con un paese che assomiglia sempre più al terzo mondo. Che senso ha gridare al tiranno, al regime se poi quando ti levano il microfono ti ricomponi buono buono sulla tua poltroncina aspettando la prossima inquadratura ? Ma il PD degli eletti, lo sa che le chiacchiere stanno a zero, che qui i soldi sono proprio finiti ? Lo sa che le famiglie sono strozzate dai debiti, dai bancomat che non si possono più usare, dal credito al consumo che comincia a consumarti lui se non hai da pagarlo ? Lo sanno i nostri rappresentanti che uno che diventa povero da un giorno all’altro non sa da dove cominciare, se vendersi prima l’auto o tagliare perfino sul pane quotidiano ? Voi parlate di aspettare cinque anni, ma qui c’è gente che non aspetterà neanche cinque mesi, e non per scendere in piazza, non so se ci siamo capiti. L’unico, devo dire purtroppo l’unico è Epifani ad avvertire del tremendo pericolo, della catastrofe che sta per sommergerci. Ma il resto dell’opposizione, il resto della sinistra dov’è? Nel PD pare sia arrivata la notte dei lunghi coltelli, nella sinistra extraparlamentare stanno ancora cercando un nuovo modo per suicidarsi collettivamente, e intanto il tempo passa inesorabile sulle nostre speranze, sulla nostra rabbia che si incattivisce e fra breve non riconoscerà più nulla e nessuno, tutti nemici, ma nemici sul serio.

Dite un po’, ma avete la minima idea di che cosa può significare uno scontro sociale non ideologico, che nasce dalla volgare fame ? Avete idea di che cosa può fare un padre che non ha più il coraggio di guardare in faccia moglie e figli perché la loro esistenza si va degradando giorno dopo giorno ? Non sto parlando del piumino alla moda che non si può comprare, del week end che si rimanda o di altre piacevolezze simili, sto parlando della VITA QUOTIDIANA, dei soldi per i libri che servono, del macinato di secondo taglio che già costa troppo, del pesce che ormai non si può più nemmeno avvicinare per i prezzi che ha. Voi vi stupirete, direte che non è vero, che basta girare un po’ e si trova, ecco perché potete aspettare cinque anni, comodi comodi.

Qui a poverandia abbiamo finito di aspettare. Presto i blog della povera gente si spegneranno uno ad uno come i lumicini al cimitero, e la protesta si ingrotterà rancorosa per qualche tempo, disillusa dai media e dalla politica. Ma il disagio clandestino degli esclusi è quanto di più alieno da se possa produrre una democrazia, guai a sottovalutarne l’impatto. Il mio randagetto si è ammalato e l’unica cura è costituita da croccantini carissimi. Ma nel fare le buste a inizio mese, in famiglia non si è battuto ciglio, c’è una bustina anche per lui, sarà una fetta di carne di meno a testa, io poi devo anche dimagrire. Solidarietà, fra gli esclusi, è una esigenza di sopravvivenza, non una virtù, e per questo alla fine vinceremo.

C’è un sapore strano e meraviglioso in questa nuova povertà di gente che non l’aveva mai provata prima. Ci si riconosce fra sconosciuti, mentre si rovista fra i panni di un mercato o si rimette a posto una bottiglia negli scaffali del discount, ci si guarda negli occhi senza abbassarli e perfino – credetemi - ci si sorride. E’ la dignità del popolo del fondo del pozzo, ne presidiamo insieme i confini ogni giorno accogliendo i nuovi arrivi, porgendo loro la mano, rassicurandoli che questa è davvero l’ultima fermata prima dell’inferno. Ma noi lì non vogliamo andarci, per ora. Continuiamo ad alzare la testa ogni tanto per guardare la luce lassù, per raccogliere frammenti di voci indistinte sperando che qualcuno prima o poi ci lanci una corda e ci dica che è ora, che si va tutti insieme a cacciare il tiranno. Cari nostri rappresentanti, cari eletti prescelti e preselezionati, per fare davvero il vostro lavoro oggi dovreste sporcarvi un po’ le mani con la nostra povertà, dovreste assaporarla un attimo almeno, e poi se avete un oncia di giudizio dovreste lanciarci una corda subito. Ma non fateci aspettare troppo, qui sotto a furia di buttar giù povera gente si comincia a star stretti e se non arriva nessuno a porgerci una mano saliremo da soli, ammasseremo le pietre fredde della nostra coscienza politica che avete fatto annegare nella vostra indifferenza e arriveremo su tutti insieme, e a quel punto vi conviene farvi da parte perché faremo da soli. Questo paese è anche nostro, non dimenticatelo, e ce lo riprenderemo.

stefano olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

18 novembre 2008
SIAMO NOI LA MAGGIORANZA (di Stefano Olivieri)
 

Il 53 % degli Italiani, spicciolo più spicciolo meno, fra Camera e Senato ( e contando anche il voto estero) NON ha votato per Berlusconi alle ultime elezioni. Il dato è grezzo e ovviamente non tiene conto delle regole elettorali, e faccio sempre un certo sforzo a definire regole quelle della legge Calderoli. Resta il fatto che il PDL – che fra l’altro NON è un partito come il PD ma ancora oggi una semplice coalizione, visto che a parte le dichiarazioni varie nulla di concreto è stato fatto in direzione di un partito unico della destra ( e la Lega comunque ha già detto che ne resterà fuori), resta dunque il dato elettorale che ci dice che la coalizione vincente non è andata oltre il 47, 3 % al senato e il 46,8 % alla Camera dei deputati. Certo c’è stato poi qualche piccolo aggiustamento in favore di Berlusconi dovuto allo shopping elettorale, ma insomma i numeri sono quelli.

Il PD era alla data delle elezioni e resta dopo circa sei mesi di governo il primo partito italiano per consistenza di voti. Un primato pagato duramente, con la sinistra al completo fuori dal parlamento. Ma il popolo che quella sinistra ha votato – e non parlo soltanto di sinistra estrema, ad esempio fra gli esclusi c’è stato anche Boselli – è ancora nel nostro paese, lavora e paga le tasse come tutti, ed è indiscutibilmente anche lui contro Berlusconi. Demonizzare l’antiberlusconismo oggi, con un paese piantato profondamente in una crisi senza precedenti per l’effetto combinato di una congiuntura planetaria e di un governo italiano che ha scelleratamente dilapidato molte risorse per scopi elettorali, vuol dire non comprendere fino in fondo la crisi che c’è nelle famiglie italiane. Se ai lavoratori chiedi per che cosa voterebbero a favore, ti risponderanno che aspettano una manovra che ridistribuisca reddito alle fasce deboli, almeno il necessario per fare fronte all’aumento dei prezzi. Perché in Italia continuiamo ad avere pasta e pane carissimi, benzina alle stelle, ma stipendi e salari sempre più frenati. Se poi chiedi agli stessi lavoratori quanto di tutto questo sia stato realizzato da Berlusconi, la loro risposta non può essere interpretata come antiberlusconismo soltanto perché ti rispondono “nulla”. Il governo ha aiutato e continua ad aiutare banche, petrolieri, corporazioni e tiene sulla spina tutti gli altri, cerca di dividere i sindacati, offende e deprime le speranze di studenti e precari, ricaccia le donne lavoratrici fra le mura domestiche, criminalizza tout court i lavoratori extracomunitari per nascondere la sua cecità politica e la sua debolezza organizzativa e gestionale della cosa pubblica.

Forti del potere delle loro tv e giornali, continuano a sputare veleno sull’opposizione in parlamento e nel paese, dicendo ai cittadini che quelli di sinistra oltre che fannulloni sono anche disfattisti e poco patrioti, perché inseguono la logica del “tanto peggio tanto meglio”. Ora hanno lanciato il pacco di natale da 80 miliardi, bum ! Un tesorone così chi l’ha mai visto, e da dove sono usciti tutti questi soldi ? Naturalmente a questa domanda non si risponde mai, come da consumati venditori di pentole. Dentro il pacco c’è la ormai logora social card, rivenduta migliaia di volte ma ancora non attiva, e ci sono i soliti regali alle imprese e ai lavoratori autonomi, che potranno far slittare di qualche mese il pagamento dell’acconto fiscale. Poi, quando nella lista compaiono i soliti rompicoglioni dei lavoratori dipendenti, i soldi sono già finiti, non ce ne è ad esempio a sufficienza per detassare la tredicesima ( che sarebbe, diciamolo, anche una miseria come aiuto, ma sempre meglio che niente).

E adesso spunta anche la deflazione. Dopo mesi e mesi di crescita zero del pil, durante i quali tutti quelli che potevano fare il loro prezzo ( commercianti, imprese, servizi, etc) non hanno esitato un attimo a continuare a spellare gli stipendi delle famiglie con continui rincari e aumenti, ora all’improvviso si sono resi conto di aver raggiunto il fondo della botte e finalmente abbassano i prezzi. Ma il governo Berlusconi è stato molto più previdente dei suoi elettori, perché la deflazione l’ha già scaricata in anticipo taroccando i tassi di inflazione programmata così da abbassare i budget contrattuali e quindi, alla fine di questa partita di giro chi paga : naturalmente sempre gli stessi, la povera gente, vittime predestinate di una sorta di pnac ( plan for a new american century) in salsa d’Arcore, vedrete che cosa sarà dell’Italia alla fine di questa legislatura se lasciamo lì Berlusconi per cinque anni.

Un’opposizione troppo moderata a un governo così platealmente antidemocratico e liberticida è come il burro fuso sulla crocca di pane caldo. Alla fine si fondono insieme e fine delle trasmissioni, fine anche della democrazia. Io non ci sto, e sto dentro a un partito che è il primo partito italiano per consistenza di voti. Sono consapevole di non poter attendere cinque anni – sono già costretto a cercarmi un secondo lavoro per recuperare i tagli programmati al mio stipendio da Brunetta – e voglio, fortissimamente voglio FARE QUANTO MI CONSENTE LEGALITA’ E DEMOCRAZIA per ripristinare al più presto un governo del paese più giusto, più solidale con le fasce deboli, più efficace nelle strategie economiche e sociali. Nemmeno io, come gli studenti dell’Onda, voglio pagare i costi di una crisi gonfiata ad arte per arricchire ancora di più i ricchi e sterminare la povera gente. Non ci sto, non posso starci ad aspettare.

Il PD siamo noi, contiamoci a questo punto. Un partito che non è capace di cacciare un Villari cinque secondi dopo il suo voltafaccia ha dei problemi gravi, che in democrazia si risolvono soltanto in un modo : voto a maggioranza. Il PD sia meno ingessato, cambi rapidamente pelle ( un po’ di “abbronzatura” non guasterebbe…) e strategia e si metta sul serio alla testa dell’opposizione, vedrà che li avrà tutti, ma proprio tutti dietro e sarà la svolta, perché un esercito anche malmesso ma UNITO E FORTE DI 19 MILIONI E MEZZO DI ELETTORI – quelli che NON hanno votato Berlusconi – non ha bisogno di tv, o di ministri telecomandati, e nemmeno di veline per farsi sentire, per farsi capire dal paese e dall’Europa. Lanci dunque il partito due o tre linee guida univoche ed essenziali, noi ci armeremo di pennarelli e di megafoni nelle fabbriche e negli uffici, andremo in giro facendo gli uomini sandwich se necessario per martellare l’opinione pubblica, creeremo e ci inventeremo ogni sorta di iniziativa mediatica che sfugga al momento alle redini del padrone, e ben presto un'altra Onda comincerà a montare nel paese. Soltanto così possiamo crescere, soltanto così Veltroni e il PD potranno acquistare consensi fin dalle prossime elezioni europee, ce lo insegna oggi uno come Obama che è stato finanziato soprattutto dalla povera gente in difficoltà per arrivare alla Casa Bianca. Noi siamo andati al governo nel 1996, poi nel 2006, ora non intendo aspettare il 2016. Siamo in maggioranza, siamo noi che dobbiamo metterli sotto assedio, e allora cominciamo subito, chi esita a questo punto è colluso con il regime.

POLITICA
24 ottobre 2008
DOMANI E' UN ALTRO GIORNO ? (di Stefano Olivieri)

Non scoppierà la rivoluzione ma un segno forte dovrà pure arrivare al popolo italiano e al governo – si fa per dire governo – di questo paese. Aspettare tanto tempo, ben sei mesi dalla data delle elezioni, prima che il maggior partito dell’opposizione scendesse in piazza non è stata forse un’ottima idea, ma cosa fatta capo ha, ora cerchiamo di capitalizzare al massimo questo grande evento. In questi sei mesi è successo di tutto, oltre le più nere previsioni. Abbiamo dapprima assistito a patetiche quanto false prove tecniche di dialogo da parte del PDL verso il PD. Un Berlusconi cicisbeo e mansueto come un agnellino, che si sperticava in complimenti verso questo o quello di una opposizione parlamentare presa a calci fino al giorno delle elezioni, fece gridare al miracolo da parte di più di un giornale. Le tv ci inzupparono il pane sulla grossa coalizione all’italiana, fatta di ammiccamenti e di pacche sulle spalle fra vecchi nemici. Al PD fece comodo in fondo quell’apertura di credito e mise un piede nella porta del dialogo, e in quel momento era conveniente sia al PD che al governo appena insediato svelenire un po’ l’atmosfera, che si era fatta davvero pesante negli ultimi giorni. Di qui però a pensare che sul serio Berlusconi fosse diventata un’altra persona ce ne corre, e forse la manfrina del cosidetto dialogo – che poi di fatto non c’è mai stato, con il parlamento ridotto ad una funzione indegnamente notarile di una vagonata di decreti legge mai emendati dall’opposizione – forse dunque sarebbe stato meglio se il PD, invece di prestare attenzione ad una componente centrista sempre più intransigente e interessata ad accrescere la sua influenza all’interno del partito anche a costo di civettare troppo con Berlusconi, avesse ascoltato di più i suoi elettori, compresi quelli che provenendo da sinistra, pur non del tutto convinti da statuti e manifesti dei valori oggetto di tante polemiche, avevano accettato la sfida del “voto utile” più che altro per la disfatta annunciata a sinistra da una sciagurata, catastrofica campagna elettorale – “ lo stare da una parte sola” – di Fausto Bertinotti, (auto)candidato della Sinistra Arcobaleno.

E tanto più da sei mesi ad oggi il governo di questo paese è scivolato a destra, con un premier che un giorno sì e l’altro pure non perde occasione per attaccare ogni istituzione e ogni diritto fondamentale della nostra repubblica democratica, tanto più oggi serve dare ascolto e soprattutto aprire una linea di credito non formale a quella parte del paese – parlo in particolare del lavoro a reddito fisso – che dopo aver atteso invano la cosidetta “fase due” dal governo dell’Unione ha dovuto poi subire l’attacco forsennato e cinico ai redditi, alle tutele, ai diritti dei più deboli. Non sarà mai davvero democratico questo partito se non concentrerà d’ora in poi tutto il suo vigore, se non metterà a partire da domani tutte le sue risorse in campo per evitare una vera ecatombe di diritti. Far scivolare nel disagio più nero, fare entrare nella nebbia dell’esclusione sociale ben 15 milioni di cittadini – un quarto della popolazione - è un danno irreversibile per il nostro paese e non c’è, non ci deve essere per ilo momento altra emergenza più importante. La disperazione se non trova sponde può produrre schegge impazzite, è vero ciò che dice Cossiga anche se poi il suo giudizio è cinico e interessato a reprimere piuttosto che a risolvere il dissesto sociale italiano. Ricordo di essermi già espresso su questo argomento quando ho detto che anticipare le proteste di piazza – proteste democratiche e civili naturalmente – era in fondo una scelta moderata rispetto al rischio che si presenta ora, con un governo che ha scoperto apertamente il suo piano eversivo, quello di affamare e poi colpire l’intera classe lavoratrice, accerchiandola dal lavoro ( contratti scaduti e da rinnovare a tassi di inflazione programmata ridicoli; diritti calpestati e negati; adesso perfino si criminalizza il diritto di manifestare..) fino alla scuola ( per trasformarla in breve in una fabbrica di schiavi malpagati e ignoranti), passando per la salute ( svuotamento di risorse) all’ambiente e ai nostri beni culturali e ambientali ( complessivamente più di un miliardo e 300 milioni di euro di tagli). L’Italia che uscirà fuori da questa legislatura non sarà più il bel paese, sarà una terra ferita e mortificata, saccheggiata da mercanti ignoranti e sensibili soltanto al denaro. Se non cominciamo da subito a ribellarci sul serio a questa catastrofe annunciata non riusciremo a dare ai nostri figli e ai nostri nipoti gli strumenti necessari per una difficile, impegnativa ricostruzione. E’ come la guerra, anzi peggio, perché giorno dopo giorno saremo sempre più soli, perfino nell’Unione Europea che oggi guarda al nostro paese come ad un problema e non come a una risorsa preziosa.

Allontanare Berlusconi, disarmarlo sarà soltanto l’inizio perché dovremo mettere in quarantena tutta l’intera classe polica – PD compreso – per liberarci una volta per tutte di una filosofia becera e appicicaticcia che di affari e politica ha fatto tutt’uno trasformando i cittadini titolari di diritti in sudditi sottomessi.

Io mi auguro che domani sia un grande giorno, e che la partecipazione sia altissima. Se così sarà come spero, ebbene da dopodomani stesso il PD dovrà attivare un conto alla rovescia, dandosi una scadenza che non può essere quella di cinque anni, perché fra cinque anni avrà perso l’Italia intera. Se dobbiamo salvarla dobbiamo creare le condizioni per incrinare la stabilità di questo regime, non piuttosto porgergli la stampella accettando il dialogo, fosse anche per tematiche importanti. Questo va deciso, darsi un termine e cominciare ogni giorno di lotta come se fosse l’ultimo. Berlusconi tenterà – oh se tenterà, una volta messo alle strette – di trasformarsi di nuovo in agnellino, blandirà e cercherà di sedurre dalle sue tv, si inventerà la manna dal cielo che cade ma non dovremo mai recedere. Se abbiamo a cuore la Costituzione e la democrazia dobbiamo respingerlo, “a prescindere” come direbbe il buon Totò. Non esiste alternativa alla lotta, e con un parlamento desautorato di qualsiasi diritto è bene che i noistri rappresentanti si dedichino da oggi a organizzare nel paese una protesta crescente e sempre più incisiva. A partire da domani, che vogliamo tutti davvero che sia un altro giorno.

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/
POLITICA
14 ottobre 2008
C'è sinistra nel PD ( di Stefano Olivieri)
 

Letta guarda al centro, Rutelli strizza l’occhio a Casini, Dalema pure. Ma che senso ha dire che se non si guarda al centro faremo sempre opposizione ? Ci siamo già scordati come è nato il PD, dalla fusione di un partito di sinistra maggioritario ( i DS) e di un altro minoritario (la Margherita) ? Ci siamo scordati le tante – oggi dico troppe - mediazioni che hanno accompagnato la nascita dello statuto del partito ? la sinistra ha già concesso troppo, e anzi deve riprendere quota dentro al PD, non fosse altro per il fatto che molti dei suoi elettori provengono dai partiti restati fuori dal parlamento. E’ o no il PD un partito a vocazione maggioritaria, un partito inclusivo, un partito che guarda al disagio, a chi sta peggio ? E’ il PD DAVVERO democratico ? Ebbene, se lo è, non può cercare alleati soltanto in parlamento, c’è tutto il resto del paese, che diamine.

Trovo di una supponenza irritante questo camminare con i paraocchi orientati verso la parte più ondivaga – e sicuramente meno disagiata, aggiungo – del paese. Non sto chiedendo a Veltroni di tornare indietro, perché il PD è una realtà e meno male che c’è. Pretendo però, io e i tantissimi che hanno il cuore che batte a sinistra e vogliono cittadinanza per le loro idee e le loro esigenze qui dentro, che ci sia rispetto. Se la ex sinistra non sta più in parlamento, ciò non vuol dire, non deve dire anzi che i suoi elettori debbano rassegnarsi ad essere “azionisti di minoranza” dentro un partito che si chiama democratico. Se così fosse davvero, potremmo chiamarlo partito democratico cristiano e farla finita lì.

Ma non è così. Perché il nostro paese deve andare avanti, non indietro. E i vari Letta, Rutrelli, etc che continuano a pontificare farebbero bene a ricordarsi che sono stati nominati, non eletti, per ben due volte consecutive. Gli elettori non li hanno scelti, si sono scelti da soli inserendosi nella parte alta delle liste elettorali governate dalla peggiore legge che l’Italia si sia mai potuta dare, una legge che avremmo dovuto abrogare all’indomani delle elezioni vinte nel 2006 e che invece è ancora lì, e potrebbe anche peggiorare in vista delle europee.

C’è sinistra nel PD, e vi assicuro che nessuno la metterà all’angolo. E quanto più questo plotone irriducibile riuscirà a farsi sentire, a seminare valori e proposte, tanto meglio sarà per uil paese, tanto meglio sarà perfino per quell’altra parte di sinistra che ha scelto il suicidio elettorale ed è ancora lì a leccarsi le ferite. Un dialogo è sempre possibile, una strategia comune la sta dettando già la cronaca di questi giorni, di questi mesi, con l’attacco frontale portato da Berlusconi al lavoro dipendente, ai salari, al diritto di libera espressione, perfino al diritto di sciopero. E’ proprio così impossibile in questa strage di diritti pensare ad un laboratorio comune che sorpassi l’esperienza negativa del governo dell’Unione ? Io credo di no, io penso, voglio credere che sia possibile che nasca una nuova alleanza, più consapevole e stabile, fra il PD e ciò che nascerà a sinistra. Al partito di Cuffaro preferirò sempre, se avrò facoltà di scelta, chiunque venga da una sinistra più democratica e vicina ai suoi elettori. Se a sinistra faranno delle vere primarie, trasparenti e realmente rispettose delle pari opportunità di tutti i candidati, da quella sinistra non potrà venire che un alleato prezioso. E il PD pur ribadendo la sua diversità non può non augurarsi di incontrare di nuovo i suoi vecchi compagni di strada. Perché nel PD la sinistra c’è, e anzi deve crescere. Che tutti i compagni battano un colpo se ci credono. Altrimenti Berlusconi governerà per altri vent’anni.


http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

POLITICA
14 ottobre 2008
L'Ultima Piazza (di Stefano Olivieri)

 Con tutto il rispetto possibile per i risparmiatori italiani angosciati dal crack finanziario planetario, mi permetto di osservare che è presente – ed è anzi sempre più estesa nel nostro paese, una fetta di popolazione che al risparmio non può nemmeno pensarci perché il denaro non basta a coprire neanche le spese essenziali.

Questo esercito di correntisti in rosso annovera fra le sue fila la stragrande maggioranza di operai e lavoratori dipendenti che hanno visto in questi ultimi anni assottigliarsi sia la loro paga che il potere di acquisto della medesima, dal momento che l’inflazione – la tassa più odiosa che paga soprattutto la fascia più debole della nostra popolazione, continua ad alzarsi soprattutto nel settore alimentare.

Questi lavoratori non hanno sottoscritto obbligazioni di alcun tipo, non hanno bot né bpt, non hanno azioni della Lehman Brothers, eppure subiranno gli effetti dello tsunami finanziario ben più pesantemente di chi si è affidato agli operatori finanziari. I poveri aumenteranno e saranno ancora più poveri perché questo sciagurato effetto domino, con tutti gli stati nazionali costretti a correre in soccorso delle banche private per non far fallire l’economia, non potrà che concludere la sua corsa proprio sulla povera gente. Per ogni banca salvata ci sarà un taglio in più alle tutele dei più deboli, per ogni risparmiatore tutelato dallo stato ci saranno decine di famiglie ad annaspare in un mare di debiti già contratti con il credito a consumo, con i conti dal panettiere, con il mutuo della casa da pagare. Chi era ricco forse diventerà un tantino meno ricco, ma chi si trovava già sul crinale del disagio non verrà salvato da nessuno, nemmeno da questo ultimo decreto salva banche del governo da ammucchiata bitartizan.

Nel disinteresse generale si va predisponendo da parte del governo Berlusconi l’indigenza di massa di tutti i lavoratori dipendenti italiani, in particolare quelli pubblici, i “fannulloni” di Brunetta. I tagli saranno pesantissimi soprattutto all’Inps e alla Agenzia delle Entrate, guarda caso i due enti deputati a provvedere alla lotta all’evasione contributiva e fiscale nel nostro paese, lo ha ricordato qualche giorno fa proprio il prof. Ichino, su cui continua comunque a pesare l’enorme responsabilità della primogenitura di questa campagna di infamia nei confronti dell’impiego pubblico, fin dal 2006, in piego governo dell’Unione. 400 euro al mese di meno a partire dal prossimo gennaio a chi ne guadagna 1300 sono tanti, troppi perché non ci sia una immediata ripercussione negativa prima di tutto nell’economia familiare. E in più i pubblici non possono nemmeno contare nello straordinario detassato che ha in qualche modo aiutato i dipendenti privati. Saranno tre anni almeno di vera tragedia economica, con i contratti di lavoro fissati al ribasso grazie a un tasso di inflazione programmata criminale, 1, 7 % il primo anno, 1,5 % per il residuo periodo triennale. Un ribasso premeditato per affamare per sempre non solo i futuri pensionati ( le ultime retribuzioni sono quelle su cui viene calcolata la pensione) ma tutta la classe lavoratrice. Un progetto destabilizzante a cui si dovrebbe rispondere tutti insieme e non divisi come si sta facendo. Prima la sinistra qualche giorno fa in piazza, con Di Pietro che da un’altra parte raccoglieva le firme del il lodo Alfano. Il 17 prossimo venturo ci sarà lo sciopero generale delle rappresentanze sindacali di base, poi il 25 la manifestazione del PD che molti – troppi vorrei dire stante la tremenda crisi - vorrebbero non di lotta ma di proposta. Ma che si può proporre a un governo sordo e criminale come questo ? Quale altro segnale di pericolo deve lanciare il paese profondo perché l’opposizione parlamentare faccia il suo dovere ? Il 30 alla fine di ottobre ci sarà infine lo sciopero generale confederale, anche questo con parecchi distinguo soprattutto di Bonanni. Ma dico, vogliamo salvarlo questo paese o no ? Comincio a preoccuparmi sul serio per la stabilità democratica quando vedo questo torpore sospetto in chi dovrebbe invece dare la carica.

Personalmente sarò costretto a cercarmi un secondo lavoro per fare fronte alle spese essenziali, mia moglie per la prima volta in più di trent’anni di matrimonio mi ha chiesto di accompagnarmi alla prossima manifestazione di piazza. E vorrei dire che chi continua a questo punto a fare il pompiere, a invitare alla calma e al dialogo istituzionale, ha evidentemente la pancia più piena della mia, altrimenti non ragionerebbe così. Non sto invitando alla guerra civile, non sto già parlando di schegge impazzite, perché questo paese ha già pagato in passato il suo tributo di sangue per la libertà e la democrazia. Ma quella lezione pare dimenticata, e la sciagurata incoscienza con cui si sta accettando, ora dopo ora, giorno dopo giorno questa deriva autoritaria comincia a farmi pensar male anche del mio stesso partito. Al quale lancio un appello sperando che venga raccolto : il 25 ottobre sia davvero e in modo univoco una giornata di LOTTA e di DENUNCIA contro un governo che di democratico non ha davvero più nulla. Stanno affamando i lavoratori, stanno chiudendo ogni spazio per la libertà di espressione, stanno preparando lo scontro per esibire finalmente quella prova muscolare che i neofascisti attendono da tempo. Non permettiamo loro di arrivare a quel punto, testimoniamo civilmente e democraticamente la nostra opposizione ma facciamolo TUTTI INSIEME, altrimenti sarà inutile. Questo mese potrebbe essere quello dell’ultima piazza, se falliamo potrebbe non esserci un’altra occasione e la disperazione spingerebbe sicuramente – se non l’ha già cominciato a fare – il disagio sociale a ingrottarsi e a scegliere scorciatoie antidemocratiche per manifestarsi. Non arriviamo a quel punto per favore, i cln hanno liberato l’Italia dal fascismo ma a un prezzo altissimo di sangue, sfortunato è quel paese che ha bisogno di eroi per far vincere la democrazia e la giustizia sociale. Noi siamo padri e madri di famiglia, abbiamo ancora le spalle dritte e la consapevolezza della memoria. Uniamo l’opposizione, uniamo il fronte sindacale, lavoriamo per unire davvero e organizzare il mare del disagio prima che divenga tempesta. Siamo noi il paese, e se i nostri capitani non sono capitani davvero coraggiosi cambiamoli prima che sia troppo tardi.

sfoglia
  

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte

Questo blog si presenta sotto forma di appunti personali, e come tale non segue un vero filo logico nel corso del tempo. Il presente blog non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilita’ dei materiali ivi contenuti. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della Legge n° 62 del 7.03.2001. posizionamento sui motori ricerca



IL CANNOCCHIALE