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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
22 gennaio 2013
Ollie che non c'è più

Bambino mio peloso, quanto ti ho voluto bene. Sei entrato in coma quasi a farci capire che sì, dovevamo addormentarti e non perderci più in chiacchiere con il veterinario, perché stavi soffrendo troppo. Sei entrato in agonia quando mi sono chinato su di te per baciarti, ancora prima che il medico ti addormentasse. Per dimostrarci che la nostra era una famiglia speciale, unita da un amore speciale fino all'ultimo istante. Sei stato tenero e meraviglioso, e anche tanto esuberante e mordace. Ci hai lasciato i tuoi segni nel corpo e nell’anima, a Eugenia dieci anni fa hai addirittura salvato la vita facendo scoprire in tempo, con quel morso al seno, un brutto male che stava crescendo dentro di lei. 
Quando morì il primo Ollie, anche lui cocker biondo, mi feci aprire dal veterinario il bustone dove era stato messo e lo abbracciai piangendo. Poi presi il bustone e lo portai a casa. Feci una grossa buca nell’unico punto del giardino libero delle radici dei pioppi , lo avvolsi nel suo plaid preferito, quello scozzese e lo riposi la sotto. Ci aggiunsi, prima di coprirlo, un mandarino. Era ghiotto di mandarini il primo Ollie, quando ne sbucciavo uno mi veniva vicino e sbavava dalla voglia.
Per quattro giorni piangemmo tutti, in casa. Io continuavo anche al lavoro, mi chiudevo a chiave nella mia stanza e inondavo la tastiera. Era l’unico cane che avevamo e la sua perdita fu immensa, nessuno avrebbe potuto mai sostituirlo.
Eppure avvenne, perché l’amore che si ha dentro non si riesce a chiuderlo come un semplice rubinetto, deve continuare a sgorgare. Così presi a telefonare a tutti i negozi di animali, ma di cocker inglesi non ce ne era uno, erano forse passati di moda, in quel periodo, il 2000. Non c'era un cocker biondo in tutta Roma.
Alla fine mi rivolsi all’allevamento Francini, a Incisa Valdarno. Era nata una cucciolata due settimane prima ma i cuccioli erano stati già prenotati tutti. Non mi vergogno a dirlo, mi misi a piangere al telefono e quella signora, pur non conoscendomi, si commosse.
Partimmo una mattina freddissima di febbraio e alla fine, attraversando la campagna toscana immersa nella nebbia, arrivammo all’allevamento. Avevamo portato con noi una copertina morbidissima, per avvolgere il cucciolo e non fargli sentire umido durante il viaggio.
Ricordo come se fosse ieri, quando la signora dell'allevamento lo chiamò, aprendo una porta di legno di un magazzino in penombra, completamente tappezzato di trucioli di legno. 
Gridò verso l’interno «Pulce, vieni fuori! » E dalla penombra uscì una palletta di pelo morbida e tremolante, lei ti agguantò al volo e ti mise fra le mie braccia. Eri Ollie secondo, ma dopo un attimo eri diventato già Ollie e basta. Figlio di campioni mondiali, tua madre nera come la pece (Midnight Francini) e tuo padre, autentico montone di razza (Shavian Hey Presto), aveva addirittura un portale web dedicato a lui per i titoli mondiali che aveva vinto. Ma non avremmo mai ritirato il tuo pedigree, malgrado due genitori così importanti, perché già sapevamo che tu il tuo torneo, lungo tutta la tua vita, l'avresti fatto e vinto restando in seno alla famiglia che già ti adorava.
Facesti il viaggio di ritorno a Roma avvolto nella tua copertina neonatale, fra le braccia di Francesco, mio figlio, e appena arrivato corresti in giardino a far pipì da femmina e poi tornasti dentro, a rosicchiare i mobili del salone. Li avresti “invecchiati” per bene in pochissimo tempo, il tavolino fra i divani conserva ancora vistosi segni del tuo appetito. 

Oggi, a distanza di dodici anni dalla morte del tuo predecessore, te ne vai anche tu strappandoci l'anima, ma la vita deve continuare per chi resta. La nostra rimane una famiglia allargata, tre umani e cinque, non più sei, pelosi.

Forse inizierò davvero a scriverla questa tua storia, perché dopo di te in casa sono arrivati a casa altri tuoi fratelli, c’è stato un periodo in cui eravate, con quella carrettata di nipoti che arrivò,  addirittura dieci. Avrei anche già il titolo: “Ollie, Birillo e i sette figli di Luna Scompiglio”. Non sarà certo un manuale (farebbe inorridire gli educatori dei cani) ma una vera storia d’amore fra la razza umana e canina, corredata di foto e di filmati. Una storia che comincia con una morte e si conclude con un’altra morte, quelle del primo e del secondo Ollie. E in mezzo l’incontro e l’amore fra Birillo e Luna, entrambi trovatelli da noi adottati, e poi i loro magnifici sette figli. Quando riuscirò a superare questo dolore, farò la punta al mio cuore e comincerò a scriverla.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


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permalink | inviato da Stefano51 il 22/1/2013 alle 13:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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