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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
6 febbraio 2013
MONTI FAI MENO LO SPIRITOSO (di Stefano Olivieri)


Egregio (in senso squisitamente etimologico) professor Monti, fai meno lo spiritoso. Fosti chiamato a governare un difficile passaggio, il cosidetto governo tecnico, e per questo eletto senatore a vita, così da consentire la chiamata di Napolitano. Governasti non da tecnico ma da politico di destra, lo dicono le scelte che hai fatto tu e soprattutto la professora piangente. Abbiamo, è vero, forse rassicurato gli speculatori che stavano facendo spezzatino del nostro paese, ma il prezzo lo hai fatto pagare esclusivamente alla classe lavoratrice dipendente e ai pensionati, perché l’attuale regime fiscale li penalizza fortemente, così come le riforme della Fornero. Invece l’evasione fiscale e contributiva sono ancora ben lontane dall’essere messe sotto controllo e la crisi economica che investe imprese e famiglie continua come e peggio di prima, soprattutto a causa della totale assenza di un organico progetto di sviluppo che tu per primo non hai inteso elaborare e offrire al paese da premier incaricato, perché dopo esserti rivolto sempre dalla stessa parte per drenare risorse, avresti dovuto a questo punto rivolgerti a quelli, non tanti ma potenti e danarosi, che di questa crisi invece si sono avvantaggiati. Non l'hai fatto e hai preferito dimetterti.

Per questo il tuo governo non è stato tecnico ma di destra, perché ti sei sempre ben guardato dall’intervenire su Berlusconi (che, per dirne una, utilizza ancora un bene pubblico come l’etere a prezzi stracciati e senza concorrenza), e in continuità con il tuo predecessore hai continuato non soltanto a impoverire la classe lavoratrice, ma anche a distruggere le nostre risorse future più preziose (i giovani, i tagli all’università e alla scuola).

Oggi l’Italia è in ginocchio e tu hai scelto di scendere in politica, per terminare il tuo lavoro. Sei in gara con il centrosinistra e con la destra Berlusconiana, sei stato scavalcato dal movimento di Grillo. Il buon senso dovrebbe consigliarti una maggiore prudenza, perché quelle che tu chiami riforme hanno affamato il paese e occorrerebbe ben più di un bagno d’umiltà da parte tua per recuperare stima e consensi, soprattutto a sinistra. Invece ti mostri agguerrito e anche villano, come e più di Berlusconi a tratti. Oggi addirittura, impudentemente, hai scoperto del tutto le tue carte mettendoti a ricattare Bersani sulla questione, tutta interna al centrosinistra, della alleanza fra PD e SEL. A chi gioverebbe una distruzione di quell’alleanza, egregio professore, se non quel Berlusconi che tu, a parole ma non a fatti, mostri di combattere?

Egregio professore, ti avevo consigliato di tornare alla Bocconi e non l’hai fatto. Con le tue prime riforme hai sfasciato il welfare italiano, che non è quel colabrodo che pensi tu e il tuo consigliori Ichino, è invece un sistema, senz’altro da migliorare, che ci invidiano in tutto il mondo occidentale, compresi gli USA. Hai voluto stravolgere le tutele e i diritti dei lavoratori senza offrire loro in cambio un progetto di sviluppo globale, sistemico, soprattutto solidale. Perché il tuo intento (e della Fornero) è stato in realtà quello di comprimere, stavolta sì in modo sistemico e duraturo, la condizione economica del lavoro dipendente, per abbassarne il costo. Questo è stato il tuo personalissimo cuneo fiscale, e non ci è piaciuto per niente. Il costo del liberismo che tu difendi, gli errori sciagurati di questo mostro che sa soltanto crescere divorando il lavoro come merce amorfa, non vogliamo pagarlo più, mettitelo bene in testa.

Perciò fai pure la tua competizione elettorale, ma abituati fin d’ora all’idea che, una volta che ci sarà il governo, tutti i partiti rappresentati in parlamento avranno diritto di parola. In particolare quelli del centrosinistra, che verosimilmente dovrebbero risultare vincitori. Il PD farà dunque le riforme con te ma non necessariamente, perché in parlamento oltre alla tua coalizione ci saranno altre rappresentative politiche in grado di votare.

Capito l’antifona?

Stammi bene, e salutami il tuo loden

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
12 gennaio 2013
IL PANE QUOTIDIANO (di Stefano Olivieri)

La crisi ha almeno un lato positivo, quello di scoprire le carte. Le chiacchiere, gli slogan elettorali, gli sguardi penetranti dei leader in tv, le battute azzeccate servono a poco quando lo stomaco brontola perché manca il pane quotidiano e l’orizzonte è nero. Se i soldi che circolano sono pochi per restituire fiato alle famiglie italiane, due e soltanto due sono le cose da fare subito. La prima, quella di verificare se quel denaro è DAVVERO così scarso. Il dubbio è legittimo perché siamo il paese con il tasso di evasione fiscale ( e anche contributiva, ma questo è già un altro discorso) più elevato del mondo. La seconda cosa da fare è strettamente legata all’esito della prima verifica, adottare cioè tutte quelle misure legislative, e non soltanto in campo fiscale, che consentano al tempo stesso una redistribuzione del reddito più equa e una sistemica ripresa virtuosa della produttività, perché il denaro che si spende deve essere poi rimpiazzato da nuove risorse economiche.

Fa bene dunque Bersani, alla vigilia della campagna elettorale, ad avanzare cauto. Il 2013 inizia con lo spread raffreddato ma i motori dell’Italia, che giorno dopo giorno perde i suoi pezzi migliori, l’altro ieri è accaduto alla Richard Ginori, hanno bisogno di essere revisionati in fretta e poi accesi, con il carburante giusto e in quantità sufficiente. Una falsa partenza potrebbe incepparli di nuovo, e la mancanza di rifornimento in corsa potrebbe farci perdere la gara per la sopravvivenza in una Europa che ormai si sta lentamente livellando, perché anche la stessa Germania comincia ad avere qualche problema ( e fra breve anche la Merkel dovrà andare al voto).

Il popolo italiano vuole sapere semplicemente come potrà riprendere a guadagnare il pane quotidiano, con continuità e con la giusta aspettativa che a quel pane si aggiunga, per chi ne ha diritto, prima o poi anche il companatico. Non importa se la salita è ripida, ciò che interessa è vedere sempre ben chiara la meta e soprattutto verificare continuamente che lo sforzo per raggiungerla sia davvero collettivo, che non ci sia insomma troppa gente in plancia a godersi il sole mentre gli altri remano per tutti.

Le ricette sono tante e a prima vista sembrano tutte belle e convincenti. Perfino quelle del cavaliere riesumato, che scopre di poter abolire l’imu alzando il prezzo delle sigarette e dei giochi. Fra l’altro, l’Italia è diventato il biscazziere mondiale dei giochi d’azzardo proprio sotto il decennio del cavaliere, chissà com’è. E gran parte del gettito dei mille giochi e scommesse ormai tutti legalizzati finisce in tasche misteriose (mica tanto poi) e lontane mille miglia dal nostro paese. Com’è lontana Antigua, del resto, l’isola che Berlusconi ha costellato di villoni di lusso come un centro vacanze. 

Ma le ricette troppo complicate vanno messe da parte all'inizio, vero professor Monti? A causa dell'emergenza l'anno scorso fu messa la corda al collo ai soliti noti. Ebbene, lo faremo anche stavolta, ma a pagare dovranno essere per forza altri, quelli che finora non si sono mai presentati all'appello.  

Bersani parta subito con il piede giusto. Raddrizzare l’equità fiscale, restituendo quella progressività alla tassazione che nell’ultimo decennio è venuta a mancare, determinando lo spostamento di reddito più clamoroso dall'inizio della storia d'Italia. E' per questo che servirà una tassa patrimoniale, non c'è proprio niente di scandaloso. Perché il motore dell’Italia sono i lavoratori a reddito fisso, gli stessi lavoratori che fanno funzionare tutto, dallo Stato alle piccole e medie aziende che costituiscono tuttora la parte più pesante dell’industria italiana, e lo stesso madeinitaly che ci ha reso famosi in tutto il mondo. Poi, anzi insieme a questo, restituire etica al mercato del lavoro, intervenendo su tutte quelle regole per furbi che hanno consentito a troppo imprenditori senza scrupoli di approfittare della crisi per fare gli affari migliori della loro vita. Sono gli stessi furbetti che oggi sono pronti a rialzare le sorti del cavaliere, loro sodale da sempre. A questa gente, che non si è fatta scrupolo di strozzare le vite di migliaia di lavoratori soltanto per riempirsi le tasche, sarebbe da togliere anche la cittadinanza italiana.

Fatto questo, il paese potrà ricominciare, con i motori ripuliti e senza scorie. E soltanto allora riprenderanno a guardarci con rispetto davvero anche all’estero. Non basta un presidente di bell’aspetto e dalla pronuncia oxfordiana a farci andare a testa alta. Io preferisco mille volte di più che l’ammirazione arrivi ai nostri operai, a come sanno lavorare e a quanto lavorano quando sono messi nelle condizioni di farlo. È a loro, e alle loro famiglie, che deve subito pensare il prossimo governo del paese.

Stefano Olivieri

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4 gennaio 2013
Montate tutti! (di Stefano Olivieri)


In anteprima assoluta l'accattivante simbolo elettorale del premier. Montate tutti, va'!

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24 dicembre 2012
BUON NATALE A TUTTI!


SE NON E' QUELLO GIUSTO, MEGLIO STROZZARLO NELLA CULLA! 
17 dicembre 2012
IMUDAY di Stefano OLivieri

IMUDAY (di Stefano Olivieri)

Così il giorno è arrivato. Se non la fine del mondo, certamente la fine del conto in banca, delle tredicesime, degli ultimi risparmi scampati non alla pizza al ristorante ( e chi ci va più? Solo Berlusconi continua a vederli pieni) e tantomeno alle vacanze (termine che ha perso ogni significato), bensì alla spesa quotidiana, alla spesa per il pranzo che si dirotta verso acquisti meno dispendiosi, la carne bianca al posto di quella rossa, il giro dei supermercati a cercare l’offerta per l’olio e per l’acqua minerale. Io ho dovuto chiedere il piccolo prestito al lavoro per pagare il saldo IMU, e mi trascinerò le rate da restituire anche sulla prossima pensione, che è già stata alleggerita da quella falsa piagnona della Fornero. E se le regole non cambiano in fretta dovrò per forza passare, nel prossimo futuro,  alla disobbedienza civile.

L’IMUDAY rievoca le gabelle medievali, quelle che consentivano al principe di smorzare sul nascere qualsiasi velleità popolare affamando la gente e rendendola così più docile al sovrano. Si va in banca o alla posta con la morte nel cuore, fra ravvedimenti operosi e saldi le centinaia di euro diventano migliaia e vanno via, non le vedrai più. E la cosa che fa più male è che contemporaneamente, mentre lo Stato apprezza il tuo bene immobiliare rivalutandolo ai fini di un maggior prelievo fiscale, il mercato invece lo deprezza fino al cinquanta per cento e tu tornando a casa hai l’esatta sensazione di essere stato rapinato.

È qui che s’infila l’ultima strategia del nano da circo. Ora Berlusconi la vuole abolire l’IMU, dimenticando che è stato proprio il suo governo a vararla ( ma l’avevano furbescamente prevista per il 2014, a babbo morto, cioè a legislatura finita. Era il suo modo di avvelenare i pozzi durante la ritirata, di creare problemi a chi sarebbe venuto dopo, per poter contrattaccare al momento opportuno con una nuova, ennesima promessa. Ma le cose poi sono andate diversamente, la crisi si è mangiata l’Italia molto più in fretta e quando hanno cominciato a impallinare anche le sue aziende il cavaliere, all’improvviso, ha dimenticato tutto il suo patriottismo e si è fatto volentieri da parte. Ma quando è arrivato Monti l’ex premier ha fatto in modo che il suo elettorato di riferimento non avesse di che soffrire, e infatti niente patrimoniale, niente revisione delle aliquote fiscali e invece blocco dei contratti, blocco delle pensioni, revisione dell’articolo 18 con un mercato del lavoro già fatto a pezzi dalla legge Biagi. Monti è stato bravissimo, ha fatto esattamente ciò che Berlusconi non era riuscito a fare, ha dimostrato che l’Italia è capace di far fronte agli impegni europei ma ha omesso di dire che a pagare sono stati sempre gli stessi, i soliti noti.

Per questo adesso Monti deve andare via. Perché ha dimostrato, lui e i suoi ministri, di non sapere quale è il limite oltre il quale si può infierire sul popolo sovrano senza conseguenze. Il vero baratro nel quale potremmo cadere tutti, indistintamente, è l’insorgenza civile senza controllo, la disobbedienza rabbiosa dei ceti più malmessi economicamente, di tutti i lavoratori dipendenti privati e pubblici che hanno visto diminuire anno dopo anno il potere d’acquisto della busta paga, mentre la casta dei SUV continua a scorazzare impunita.

Ebbene, adesso si regoleranno tutti i conti. Il PD ha promesso le primarie anche per i parlamentari, ma non ha ancora spiegato come possa fare un cittadino comune a mettersi a disposizione, a candidarsi. Poiché nessuno ha la sveglia al collo, Bersani dovrebbe affrettarsi a spiegare, grazie. Perché lo vogliamo sul serio, quasta volta, un parlamento specchio del paese. Basta con le troie e i leccaculo sistemati in parlamento solo per compiacere i desideri del sovrano di turno, basta con le aule di senato e Camera trasformate in votifici , vogliamo un paese libero per noi e per i nostri figli, che sono costretti a guardare all’estero per poter lavorare. Abbiamo un meraviglioso paese, mortificato dai vandali che lo hanno governato ma ancora in grado di riprendersi, se soltanto ci sarà data possibilità di farlo. Archiviamo una volta per tutte il berlusconismo, anche quello che inconsapevolmente ci stiamo portando dentro a sinistra, e riscopriamo non il gusto, ma la necessità di fare le cose davvero insieme, di condividere le scelte, di partecipare allo Stato, al nostro Stato non soltanto andando a votare ma ogni giorno, attivandoci per far tornare la giustizia, l’equità, la trasparenza e la solidarietà reale nella cosa pubblica. Facciamolo per i nostri figli, se non per noi stessi. Trasformiamo questo iniquo pegno dell’IMUDAY in un impegno a cambiare.

Stefano Olivieri

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30 settembre 2012
SERVE UNO DI NOI (di Stefano Olivieri)

In un momento di grave difficoltà una comunità si raccoglie in se stessa e fa affidamento sulle sue risorse migliori. L’Italia, grande paese, non dovrebbe avere difficoltà a farlo e invece succede, esattamente in questo momento. Perché da noi la regola dei numeri primi si scontra con la legittima diffidenza dei cittadini che proprio in quei numeri primi non credono più. E fanno bene a non fidarsi perché da troppi anni, troppi decenni il Picone di turno, le caste di turno hanno spedito in alto, nei posti di eccellenza i loro galoppini, i sottopancia, gli yesmen messi lì a eseguire ordini del proprio sponsor. E se le ultime rivelazioni dell’ex consigliori di un ex premier, un qualsiasi Lavitola insomma, non fanno lo scalpore che meriterebbero, è perché oltre la soglia dell’indignazione e della rabbia c’è, pericolosissima, l’inerzia intorpidita di un popolo che non riesce a riconoscersi più, e dà le dimissioni da una sovranità conquistata con i martiri della Resistenza e sancita dalla stessa Costituzione.

Per questo oggi perfino le primarie, raggiunte troppo tardi e nei fatti ancora disapplicate quanto a regole di trasparenza e di pari opportunità (se non sei ricco come ti fai conoscere in dieci province?), diventano inadeguate per restituire credibilità alla classe politica. Troppi anni di commistione fra affari privati e gestione della cosa pubblica, troppi Berlusconi e berluschini ancora in giro per il nostro paese. E soprattutto un premier, il Monti consacrato e osannato da tanti, che fa a meno del parlamento come e anzi più del suo predecessore. Tant’è che dichiara di essere ancora disponibile se lo si vuole ancora lassù a palazzo Chigi, ma senza passare dal suffragio universale. E Casini, Pdl, Fli, Montezemolo e il gruppo di Fioroni nel PD ad applaudire la conclamata promessa di golpe.

Il prossimo 12 novembre sarà un anno esatto dalle dimissioni coatte di Berlusconi. Non è nel frattempo arrivata l’annunciata nuova legge elettorale, che avrebbe dovuto liberarci dalla vergogna del porcellum. Non è arrivata la redistribuzione fiscale e anzi, grazie a Monti e Fornero, le diseguaglianze si sono vieppiù accentuate e il 90 % della middle class italiana è sprofondata nel disagio, accodandosi a una classe operaia ormai ben oltre la soglia della disperazione. Mentre evasori e furbetti continuano a battere cassa e a fare la bella vita. In Francia Hollande vara un piano da 40 milioni di euro che prevede una sostanziosa patrimoniale, da noi si continua a raschiare il fondo della botte al solito modo. E del sì di Parigi e Berlino alla Tobin tax, mentre il governo italiano tace imbarazzato, ne vogliamo parlare? Ormai i cittadini italiani, quando sentono parlare di riforme, mettono sacchi di sabbia alle finestre. A prescindere, come avrebbe detto Totò.

Ci vorrebbe un sogno, qualcuno che avesse non solo la faccia ma anche il sudore e l’integrità morale, l’entusiasmo e lo spirito di servizio della gente comune, della tanta brava gente onesta italiana. Se la politica non lo trova in fretta avremo perso non solo noi ma anche i nostri figli e nipoti. E a quel punto la rivoluzione sarà inevitabile.

Stefano Olivieri

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POLITICA
28 settembre 2012
SE SERVE A CHI, MONTI? (di Stefano Olivieri)


La domanda da porsi, dopo l’uscita dell'attuale premier sulla sua futura disponibilità dopo le prossime elezioni, non è tanto “a chi serve che ci sia Monti dopo le elezioni?” Rispondere a questa domanda significa, per chi da politico strapagato vuole soltanto allungare un vergognoso anno sabbatico di latitanza e disimpegno, ciurlare nel manico.

La domanda vera è piuttosto: Come fa Monti a ignorare quanto la sua disponibilità a governare, ma senza impegnarsi in prima persona come candidato, faccia a cazzotti con la stessa Costituzione italiana, quella sulla quale ha giurato?

È, semplicemente, inaudito. Questa di Monti, pur nella brevità e sobrietà, supera di gran lunga l’affermazione del cavalier Berlusconi, quando affermava che sarebbe stato meglio far votare soltanto i capigruppo e non tutto il parlamento. Lo sgarbo istituzionale stavolta è stato enorme, e ciò che mi sconforta è che nessuno finora l’abbia colto, a cominciare dal Quirinale.

Se Monti ritiene di aver fatto bene, scelga con chi schierarsi e prenda posto fra i candidati. Così si fa in democrazia. Altrimenti stia zitto, che ci fa una migliore figura.

Stefano Olivieri

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26 settembre 2012
MARIO GRANDE ELETTORE DI SILVIO (di Stefano Olivieri)


Mi affaccio per postare soltanto un trafiletto, ripreso da Repubblica online di oggi 26 settembre 2012: 

MONTI, BERLUSCONI? PIENO DIRITTO A RIPRESENTARSI

«Non so» se Silvio Berlusconi «si presenterà alle elezioni, ne avrebbe chiaramente tutto il diritto. Non ha mai lasciato la politica, ha lasciato la premiership». Lo ha detto il premier. «Vedo in lui uno dei maggiori sostenitori del governo»

Se a qualcuno fosse rimasto qualche dubbio....

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 


19 settembre 2012
E' ANCORA L'iTALIA DEL BUNGABUNGA (di Stefano Olivieri)


Non c’è bisogno di grandi sforzi di fantasia per accostare la festa dell’onorevole De Romanis del 2010 alle seratine eleganti dell’ex premier. Era, e probabilmente lo è ancora, l’Italia del bungabunga e troppo tempo dovrà passare prima che questo machismo da basso impero ( con donne compiacenti da basso impero, va detto purtroppo anche questo ) possa liquefarsi all’aria sana.

Bisogna prima di tutto cambiarla, quell’aria. In Parlamento come negli enti locali di questo nostro sciagurato paese che non riesce a cacciare i mercanti dal tempio. Da troppo tempo un’Italia marginale nei numeri ma godereccia, parassita e sprecona tiene banco arrogantemente, e non è bastato che Berlusconi desse le dimissioni per fare abbassare la cresta a questi cialtroni. Perché il commissario italiano Monti ha continuato a tenere ben conto delle pressioni della destra italiana e i risultati si sono visti. Oggi l’Italia povera è ancora più povera e quella ricca ancora più ricca e arrogante. Monti ha approfittato abilmente dell’imbarazzo del PD, ancor oggi sospeso fra Vendola e Casini, per realizzare tutti i desiderata dell’ex premier. Non solo, ma agendo esattamente come Berlusconi, cioè infierendo soprattutto sulla classe medio bassa della popolazione, su operai, dipendenti pubblici e privati, pensionati, fornisce oggi a Berlusconi l’occasione di replicare la favola dell’abbassamento delle tasse, dell’abolizione dell’IMU, della creazione di cento milioni di posti di lavoro dal nulla. 

Il populismo di destra riceve da Monti, nei fatti, un’eredità di bonus da spendere in termini elettorali assai più convincente del messaggio che necessariamente Bersani deve costruire, e con molta fatica, per smarcarsi definitivamente dalla deriva del governo dei professori e dei finanzieri.

Berlusconi, invece, non ha bisogno di smarcarsi perché ha da sempre abituato gli italiani a vederlo come il campione dell’antipolitica. Dunque, adeguatamente somministrata dalle tv del biscione, ben presto la minestra riscaldata dell’ex premier scenderà di nuovo sulle tavole degli italiani e molti, purtroppo, se la mangeranno, ancora una volta.

A meno che non si sparigli questo gioco infame e non si inchiodi Monti, Fornero, Passera & company alle loro responsabilità, prima fra tutte quella di aver scavato un solco ancora più profondo fra l’Italia che ruba e continua a godere e quella che lavora e soffre gli stenti di una ripresa che non arriva perché nessuno finora ne ha creato i presupposti.

È tempo di scelte radicali, che non sono fra destra e sinistra, categorie ormai logore. È tempo di scegliere, molto semplicemente, con quali risorse vogliamo uscire da questa crisi prima che ci ingoi del tutto. Bersani, sarebbe ora che tu ascoltassi la gente. La legislatura può anche finire alla sua scadenza naturale ma le carte, da parte del PD e della sinistra che vorrà stare dalla sua parte, devono essere scoperte da subito, perché il cavaliere sta per farlo. E le sue, come si sa, sono truccate.

Stefano Olivieri

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30 agosto 2012
BERSANI DEVI SMARCARTI ! (di Stefano Olivieri)


La Merkel si complimenta con il premier Monti e lancia l’opa tedesca sul futuro governo italiano. A detta della cancelliera qualsiasi prospettiva fuori dal tracciato montiano apparirebbe incerta e dannosa per gli italiani e per l’Europa in genere, e questo significa a chiare lettere che il governo tedesco fra qualche mese tiferà apertamente per un nuovo governo italiano di grande coalizione o, mal che vada, per un nuovo governo Berlusconi.
Come siano state rastrellate finora dal governo Monti le risorse necessarie per far fronte alla crisi è un dettaglio tecnico sul quale La Merkel si è guardata bene dall’esprimere valutazioni. Ci mancherebbe altro, che il premier del paese (la Germania, appunto) che di questa crisi si sta maggiormente giovando grazie allo spread molto positivo per i bund tedeschi, si metta pure a sindacare sulle ricette di governo di un paese amico. Questo è semmai compito, anzi dovere della politica italiana. Ed è qui che cominciano le dolenti note.
Si è detronizzato Berlusconi perché stava trascinando nel baratro l’intero popolo italiano. Si è affidato il governo a un tecnico, quell’ex commissario europeo che nel suo passato non aveva avuto paura di sanzionare l’uomo più ricco del mondo, il Bill Gates proprietario di Microsoft. Ebbene, il professor Monti e i suoi ministri, appena insediati al governo, sono diventati potenti e prepotenti con i deboli, gli unici a pagare veramente questa crisi; e al tempo stesso si sono mostrati concilianti e deboli, troppo deboli con i potenti. A cominciare dall’uomo più ricco d’Italia, per il quale – giusto per fare un esempio - stiamo ancora aspettando che il nostro governo decida il prezzo d’affitto dell’etere pubblico che Berlusconi sfrutta a piene mani in posizione dominante e pagando tariffe decise da lui stesso. E sempre per Berlusconi paghiamo almeno due milioni e mezzo di euro l’anno per garantirlgli ben 40 uomini di scorta, gli stessi che lui aveva da premier e che ha continuato a mantenere ( a nostre spese naturalmente) grazie a una leggina varata poco prima di andarsene dal governo.
Direi che il PD debba smarcarsi da questo incondizionato appoggio a Monti quando ciò significa tradire la missione stessa del partito democratico: garantire giustizia, uguaglianza e solidarietà fra tutti i cittadini di questo paese. Le cosiddette riforme del Governo Monti, in primis welfare, pensioni e lavoro, hanno inferto un colpo mortale alle famiglie di lavoratori dipendenti e di pensionati. E la costante disattenzione del governo verso i vari cartelli (petrolieri; assicuratori; servizi energetici; filiere di consumo;) ha fatto riaccendere l’inflazione, la tassa più odiosa di tutte perché percepita in misura diversa dalla popolazione. Lo spostamento della tassazione dalle persone alle cose (aumento accise benzina; ventilato aumento bibite; etc) è altrettanto spregevole perché spreme sempre e soprattutto i consumi del ceto medio e basso. Perché non si tassano invece le quote di iscrizione ai centri fitness e ai beauty center? Perché non si tassano le operazioni di chirurgia a scopo puramente estetico? Perché non si tassano le crociere intorno al mondo invece di dissanguare le famiglie dei lavoratori? Perché, egregio professor Monti, hai dimenticato di calcolare la detrazione nell’IMU per la presenza, nell’abitazione sottoposta a tassazione, di un figlio disabile riconosciuto ultraventiseienne? Avere in testa soltanto un registratore di cassa e ignorare i variegati e diversi problemi di un popolo non è buon governo. È piuttosto il segno di una scelta politica ben precisa, in soldoni esattamente la stessa fatta da chi ti ha preceduto.
Ribadisco: il PD si smarchi dagli appoggi incondizionati e detti al governo Monti la vera agenda di questa emergenza. Punto primo, ristabilire l’equità fiscale VERA, condizione necessaria perché il paese riparta. Chi non ha pagato finora deve aprire il portafoglio, serve una tassa patrimoniale applicata progressivamente e direttamente con il prelievo di persone e società presenti sul territorio italiano. Chi ha di più è tempo che partecipi con un sacrificio maggiore, non si può e non si deve continuare a martirizzare sempre gli stessi per far quadrare i bilanci che, con il fiscal kompact, ci terranno inchiodati ai sacrifici per almeno altri dieci anni. Se lo si continua a fare senza modificare la platea dei contribuenti, ci si dovrà assumere la responsabilità, tutt’altro che remota, dei tanti fuochi di insorgenza civile che da tempo hanno iniziato ad accendersi nel paese.
L’Italia non aspetta più, se non arriva adesso un segnale concreto di cambiamento questa legislatura finirà anticipatamente e occorre da subito spiegare agli elettori da che parte dovranno stare e perché. Se si intende davvero battere Berlusconi e il populista ma efficace Beppe Grillo, occorre spiegare concretamente al paese dove Monti sta sbagliando e come rimediare ai suoi errori senza destabilizzare l’opinione europea su di noi. Come a dire: le risorse si troveranno lo stesso e anche di più, favorendo crescita e ripresa senza deprimere ulteriormente i consumi e indebolire il reddito dei ceti medi e bassi. E la Merkel, se ancora sarà al suo posto bene intesi, dovrà farci i complimenti.

Stefano Olivieri
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