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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
1 luglio 2015
Sbafante ( di Stefano Olivieri)


In diretta da Berlino, alla conferenza congiunta con la Merkel, Matteo Renzi: “Il referendum in Grecia è un errore”.In un momento del genere le parole sono pietre. A prescindere dalle opportunità economiche (e interesserebbe davvero a tutti sapere quanto e come il nostro paese sia esposto con lo Stato ellenico, in parole povere quanto andrebbe a perdere l’Italia nel caso di un’uscita della Grecia dalla UE, visto che Renzi l’altro ieri è tornato sul tema dicendo che si trattava di un referendum fra euro e dracma ben sapendo che invece il premier greco tiene a restare dentro l’euro), a prescindere dunque da tutto questo mi preme sottolineare come il premier italiano, nella sua ansia rottamatrice, abbia creduto opportuno allontanarsi da quel bilateralismo che ha sempre caratterizzato la politica estera italiana riferita all’area mediterranea.
Che cosa hai in mente Matteo, e con chi hai concordato queste tue uscite? Forse con il tuo partito, con il consiglio dei ministri? Oppure hai fatto tutto da solo, pensando anche tu di essere unto del Signore?
Che cosa diresti se Tzipras venisse a ficcare il naso e a commentare il tuo italicum, o il jobs Act?
Arrogante e presuntuoso, ecco che cosa sei. In calabria hanno un termine per i tipetti come te, li chiamano “sbafanti”.
Forse ti serve qualche giorno di vacanza, mi pari confuso. Vattene un po’ al mare o in montagna, possibilmente usando voli di linea per favore, non vorrai dare anche questo aiutino a Salvini e a Grillo.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it




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permalink | inviato da Stefano51 il 1/7/2015 alle 17:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
20 luglio 2012
LO SPREAD, ELIMINIAMOLO DEL TUTTO (di Stefano Olivieri)


Che cosa sono i buoni del tesoro italiani, i bond tedeschi, i bonos spagnoli? Sono promesse di pagamento, cambiali che uno stato sovrano emette per avere in cambio denaro da parte di chi li acquista. Dopo tre mesi, sei mesi, un anno o dieci anni quel denaro tornerà indietro a chi lo ha prestato, con in più un premio per l’attesa, l’interesse.
Sembrerebbe tutto normale e legittimo ma così non è in realtà. Perché intanto ha ben poco senso che uno Stato sovrano offra il proprio debito a un mercato fuori dai confini nazionali. Lo Stato non è un’impresa, quei soldi che chiede dovranno essere impiegati per costruire scuola, strade, ospedali. Beni, insomma, di tutti i suoi cittadini e non di altri. E sarebbe dunque giusto, ETICO che i governi di stati sovrani eletti democraticamente offrissero il proprio debito SOLTANTO ai propri cittadini, che per quegli stessi governi hanno espresso la loro fiducia attraverso il voto. Anche perché, in questo modo, potendo contare soltanto sulla ricchezza ( e sulla fiducia) all’interno dei propri confini e non oltre, nessuno stato sovrano potrebbe fare i passi più lunghi della propria gamba. Il pareggio di bilancio non sarebbe più una chimera bensì la naturale conseguenza di una onesta e oculata amministrazione. I cittadini potrebbero finalmente controllare al centesimo, fuori dalla pazza roulette mondiale dei titoli, come e quanto i loro denari siano stati investiti in beni comuni.

Invece avviene che, nell’Europa dell’euro, cioè di una moneta comune che avrebbe dovuto assottigliare le differenze e avvicinare i popoli, l’euro non sia lo stesso da stato a stato. Quello tedesco vale di più, o per meglio dire lo stato della Merkel offre maggiori garanzie di onorare il suo debito. Così i suoi bond vengono acquistati (soprattutto all’esterno) con interessi praticamente azzerati, e vanno a ruba. E si vendono come una qualsiasi azione, ma sono debito pubblico. Così la Germania continua ad accumulare ricchezza con una velocità esponenziale, inversamente proporzionale alla difficoltà di altri stati, come la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l’Italia. La Germania oggi può permettersi di fare la cicala con i soldi degli altri stati in difficoltà, gli stati cicala trasformati faticosamente in stati formiche con interventi pesantissimi che danneggiano gli strati più poveri delle loro popolazioni e inaridiscono i mercati interni, sono condannati a indebitarsi sempre di più senza mai riuscire a vedere la fine del tunnel.

Tutto questo non ha senso ed è ben magra la consolazione che anche la Germania, spingendo alle estreme conseguenze questo trend disastroso dell’economia europea e mondiale, avrà di che dolersene. Perché a quella data avremo sicuramente ben altri problemi, a cominciare dall’ordine pubblico in tutti gli stati in difficoltà.

Basterebbe una semplice regola, da votare in Europa tutti insieme, unitariamente. Senza mettere soldi in fondi anti spread, senza creare scudi. Basterebbe eliminare lo spread alla radice, imponendo la regola comune ( e profondamente etica ) del divieto, per tutti gli stati sovrani, di vendere il proprio debito a investitori appartenenti ad altri stati. Così ciascuno si risana il proprio debito, e misura i propri passi, con saggezza. E lo spread scompare in una bolla di sapone.
Provate a chiedere a Monti se è d’accordo.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

17 giugno 2012
Il cratere di Monti (di Stefano Olivieri)
 

Torno a scrivere dopo due settimane di assenza dal blog su cui, nel frattempo, ho postato soltanto un paio di tarocchi (la zecca di Arcore e il dramma delle esodate). Piccoli e grandi guai affliggono ogni giorno le famiglie italiane sempre meno attente al chiacchiericcio politico, sempre più agitate sul domani. Il premier Monti così benvoluto all’estero, con i suoi pari discute del destino dell’euro e del mondo intero, poi torna a casa e divulga immagini terrifiche di crateri che avanzano vanificando i risparmi fin qui conseguiti dai soliti noti. Come se già non ne avessimo abbastanza di crateri, di sommovimenti e di terremoti distruttivi.

Serve volare alto per capire che qui non serve più guardare a Grecia o Spagna, a interrogare le frattaglie della miseria per capire che cosa sta succedendo. Su questo pianeta, usato (e abusato) parecchio, c’è un pugno di uomini cattivissimi e cinici che tiene in scacco sette miliardi di creature senzienti e laboriose. La finanza divora tutto, fa e disfa destini di stati sovrani nel nome della libertà di pochi. La Merkel alla vigilia del voto greco interviene a gamba tesa e invita il popolo ellenico a votare per chi intende rispettare le regole. Ma quelle regole hanno già condotto la Grecia al disastro, ora non resta che il funerale. Sono le stesse regole che il nostro premier sta adottando in Italia, e infatti i risultati si vedono. Il liberismo finanziario non sa fermarsi, non possiede autocontrollo perché non vuole possederlo, non fa parte del suo dna. E dunque tocca a qualcun altro dire basta, che non sia la politica al soldo sei soldi, che non sia uno dei men in black del FMI.

Un futuro senza euro, o meglio, come già dicono alcuni, con l’euro destinato a divenire la bad company, la moneta serva degli stati uniti di Germania con il suo marco camuffato per anni da euro ma nei fatti sempre lì, a governare e ad azzittire. Nell’uno e nell’altro scenario ci sarà da piangere e da sudar sangue, sotto il giogo di una schiavitù economica che ha sempre meno a che fare con le risorse degli stati, con le loro industrie e la loro capacità produttiva, con il talento e la laboriosità dei loro imprenditori e impiegati, con l’efficienza della loro macchina pubblica, con le leggi e con i saperi di ogni singolo stato sovrano. Tutto diventa mercatabile nel risiko mondiale, in questo assurdo e cinico gioco del domino e non ce ne è più per nessuno, a cominciare dai sogni e dalle aspettative dei giovani e dei giovanissimi, che questo mondaccio dovranno ereditare.

Bene, se devo buttar sangue, preferisco farlo prima per quei sogni, appunto. Per restituire un sorriso di speranza a chi ha la vita davanti e vuol lanciare la sua sfida, il suo progetto. Siamo tutti di passaggio, Monti per primo. Forse anche l’euro se a governarne i destini resterà chi, come Monti e la Merkel, ha già deciso che il futuro prossimo dell’Italia e dell’Europa è fatto di schiavi e di eletti. E io non sono per niente d’accordo, non so voi. Non siamo animali da macello, siamo uomini e donne che pur continuando a produrre come e più di prima non guadagnano più abbastanza per la spesa quotidiana. Perché salari e stipendi sono fermi da anni, e i prezzi e le tariffe crescono, insieme alle nuove tasse imposte da Monti. E cresce il debito al consumo delle famiglie, nel 2002 era di 48 miliardi, è diventato di 112. Mentre la classe ricca continua a scialare e a fregarsene, tanto Monti una vera tassa patrimoniale non la farà mai, lo ha già detto e ripetuto.

Se il cratere si allarga, caro Monti, tu ci cascherai dentro per primo. Insieme alla Fornero. Siamo noi, l’Italia che lavora.

Stefano Olivieri
http//democraticoebasta.ilcannocchiale.it  

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