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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
16 settembre 2011
BENZINA A 1,7 EURO, IL GOVERNO TOLGA LE ACCISE! (di Stefano Olivieri)

Non distraiamoci troppo. Mentre sua maestà Silvio, smentendo clamorosamente il segretario del suo partito, che aveva appena affermato che il premier sarebbe andato dai giudici, si defila (andrà negli Usa alla riunione Onu) per l’ennesima volta, mentre l’Italia intera ascolta un dialogo intercettato fra il consigliori Lavitola e il presidente del consiglio italiano che sembra il trailer di un film di malaffare, mentre infine diventa interminabile il numero delle ragazze e ragazzine di buona famiglia che hanno partecipato alle seratine eleganti e goliardiche di sua signoria, magari vestite da suore o da poliziotte e scarrozzate da monsignor Tarantini in persona, mentre passa davanti ai nostri occhi questo splatter movie l’iva aumenta di un punto, trascinandosi dietro tutti i prezzi al consumo.
 
Non che i commercianti, previdenti quanto possono esserlo soltanto loro, non avessero già provveduto a ritoccarli, quei prezzi. 10 centesimi di là, mezzo euro di qua, in questi giorni nei supermercati le etichettatrici andavano come mitragliatrici in mano agli addetti. E se qualcuno chiedeva perché, la risposta era sempre la stessa: aumenta il trasporto con la benzina, aumenta la merce al dettaglio.
 
E già, perché la vera pena per i consumatori finali è proprio la benzina, che con la prossima settimana toccherà 1,7 euro al litro nella maggioranza delle pompe. Con 3400 lire ricordo che facevo il pieno della cinquecento fiat per andare in campeggio in calabria, tanti anni fa. Adesso ci compri un litro, dicasi uno, del prezioso carburante. Sul quale però i nostri amati governanti ( ‘acciloro!) hanno caricato le accise, buona ultima quella per finanziare la cultura, cenerentola fra le finanziate italiane. Perché in Italia, più che cultura, si fa intrattenimento, in tv come al governo. Però mentre in tv puoi cambiare canale, al governo per cambiare conduttore servirà l’armageddon. Magari venisse, quest'angelo sterminatore, perchè qui ormai è tutto un Sodoma e Gomorra.
 
Stefano Olivieri
7 settembre 2011
VORREI CHE FOSSE AMORE (di Stefano Olivieri)


Amore per lo Stato, per la collettività di tutti i cittadini a cominciare dai più deboli e invisibili. Vorrei vedere, in questo momento di grande sofferenza del nostro paese, vicinanza sincera del premier e dei suoi ministri verso la comunità che sono stati chiamati a servire pro tempore. Vorrei vedere interesse autentico in ciò che dice e fa Tremonti, il ministro che regge il portafoglio del nostro paese. Un ministro che è obbligato, dal suo mandato parlamentare e dal suo incarico ministriale, a bene amministrare le risorse collettive, facendo l'interesse della comunità nel modo più imparziale possibile. Che significa un fisco più equo e giusto, rigoroso ed efficiente con tutti, sempre. Che significa sanzioni per gli evasori, rapide ed efficaci nel riportare il maltolto alla cassa comune (stiamo ancora aspettando la seconda rata del condono del 2002, inaspettatamente dimenticata da Tremonti). Che significa non fare sconti a nessuno, perché non esiste migliore pubblicità, per un governo democratico, della sua capacità di far pagare il giusto a tutti i contribuenti, soprattutto in periodo di crisi.

Vorrei che fosse amore sincero e non strabismo ideologico (voglio pensar bene) il sentimento che spinge il ministro Sacconi a dichiarare guerra a sindacati e a lavoratori dipendenti. Lui, ministro del lavoro e del welfare, sembra avere da sempre occhi soltanto per i datori di lavoro, i padroni, mai per gli operai e i dipendenti. L’articolo 8 aggiunto alla manovra è opera sua, e colpirà il lavoro. I più deboli, i più ricattabili, in cima alla fila le donne e i giovani con rapporti di lavoro a tempo determinato, si vedranno improvvisamente scoperti dalle tutele contrattuali ed esposti a ogni colpo di vento. Ai padroni si spiana la strada, ma si è ancora ben lontani dall’aver giudicato il loro comportamento verso lo Stato, la loro virtu nel pagare tasse e contributi. Ci sono vasti territori del paese, penso alle valli vicentine dove operava la Mastrotto, dove il senso dello Stato non esiste da sempre. Si lavora, si opera, anche tanto e bene, esclusivamente per riempire le proprie tasche, punto. Ho sentito dire che la padana azienda Mastrotto – un buco spaventoso di evasione fiscale e contributiva recentemente accertato dalla Guardia di Finanza - faceva molta beneficenza nel vicentino. Ecco il welfare degli evasori, la beneficenza ai bisognosi (se va bene), non il pagare le tasse. Come la beneficienza del premier verso Ruby, o verso il “nipote” Giampi Tarantini e famiglia, bisognevoli di 20mila euro al mese più mezzo milione di euro una tantum. Per non parlare del biscazziere Lavitola, che in sette anni di milioni di euro se ne è ciucciati 20, con la scusa che era direttore dell’Avanti.

Vorrei che ci fosse amore sincero per gli altri ma non faccio che notare, giorno dopo giorno, correzione dopo correzione a una manovra sempre più comicamente indegna, soltanto interessi privati, sempre più privati, da comitato di affari più che da esecutivo di governo.

Signori del governo, voi non amate il vostro paese, per questo non lo conoscete e continuate a sbagliare. Se almeno vi è rimasto un briciolo di pudore, di amor proprio, fatevi da parte.

Stefano Olivieri

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5 settembre 2011
GOVERNO E PAESE, MAI COSI’ DISTANTI ( di Stefano Olivieri)

Lo spread dovremmo misurarlo qui prima di tutto, non solo fra i BTP e i Bund tedeschi. Perché la distanza che di giorno in giorno separa questo esecutivo e le sue azioni dai problemi reali dell’Italia si è fatta ormai incolmabile e ieri, con l’ultimo schiaffo a operai e lavoratori dipendenti sulla facoltà di licenziamento in deroga all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, il governo Berlusconi ha ammesso la sua sconfitta: non è, non lo è mai stato, il governo del nostro paese. E’ stato il comitato d’affari della parte peggiore dell’Italia, quella dei ladri e dei truffatori incalliti, quella degli evasori fiscali e contributivi, quella che sfrutta il lavoro nero e porta i suoi capitali all’estero. Quella dell’illegalità e della malavita organizzata, che non a caso hanno allungato i loro tentacoli proprio sotto gli esecutivi di Berlusconi, l’uomo che teneva in casa come guardiano un mafioso come Mangano. Berlusconi si lamenta – lo ascoltiamo nell’ultima intercettazione – ammettendo che l’unica debolezza che ha è la smania di scopare, ma non dice che proprio per questo la figa, nel nostro paese, ha sostituito di fatto la valuta legale negli affari che contano. Non dice che cosa faceva Tarantini oltre a procurargli la gnagna per le sue seratine eleganti, non capisce – o finge di non capire – che l’utilizzatore finale ha sconvolto, per appagare i suoi pruriti senili, la vita democratica e ‘produttiva di un intero paese.
 
Ora, che Berlusconi sia il papi di Noemi o lo zio di Tarantini, non ce ne può fregare di meno. Lo hanno capito tutti, anche i ragazzini, che ci marcia, che racconta balle colossali. Come quella di Ruby nipote di Mubarak, che però ha fatto registrare il momento più basso della nostra storia parlamentare, quella in cui la maggioranza fedele al Priapo ha giurato in parlamento che Ruby sì, poteva essere la nipote di Mubarak. Smentendo meschinamente non la propria coscienza, non la delega ricevuta dagli elettori ma prima di tutto l’impegno di fronte alla Costituzione di questo paese, di fare e dire cose per il bene della comunità e non per assecondare il priapismo di un vecchio bavoso.
 
Si dice: vizi privati e pubbliche virtù. Chiedo al più sviscerato sostenitore del premier di mostrarmele, queste virtù da statista, da uomo di governo. Ha fatto diventare il nostro paese ridicolo, debole, imbelle di fronte agli attacchi della speculazione finanziaria. Dietro alla quale poi ci sono altri pescecani come lui, fatti della stessa pasta, il che rende ancora più grave la sua negligenza, la sua incapacità di reggere, in questa crisi, le redini del governo italiano.
 
Domani scenderò per strada, scioperando per un giorno che dovrebbe essere destinato al lavoro, e che dunque non mi sarà retribuito. Come molti, troppi di voi non navigo certo nell’oro e già penso al riverbero dannoso che questo sciopero avrà sulla mia prossima busta paga. Ma non ci si può tirare indietro adesso, non si può – penso a Gramsci - più restare indifferenti a guardare il disfacimento della nostra democrazia. Domani sciopero, il prossimo 10 e 11 settembre si replica con l’arrivo a Roma di milioni di cittadine e cittadini, intere famiglie da tutte le regioni italiane a dire BASTA! Il nostro paese sta cadendo giù e vogliono impedirci di sorreggerlo, per continuare a proteggere chi fino all’ultimo continua a minare le sue fondamenta. Non possiamo consentirlo, mandiamo a casa questa banda di ladroni, liberiamo anche il popolo della destra imprigionato dai vaneggiamenti di un premier ormai esaurito da se stesso e consentiamo a tutto il paese di esprimere liberamente, fuori dai ricatti di questa classe politica, una nuova guida, un nuovo governo di persone normali e per bene, senza scheletri negli armadi, senza interessi personali da proteggere e alimentare, senza segreti ignobili da nascondere agli elettori.
 
Un nuovo premier ma prima di tutto una nuova classe politica. La road map della rinascita non potrà non passare da un atto di umiltà convinto di tutte le formazioni politiche, che dovranno tornare fra la gente e ai cittadini chiedere aiuto e consiglio a partire dai più deboli che sono restati senza voce da un pezzo. Elezioni primarie per tutti e nessuna ingerenza dei partiti nella formazione delle liste, poi dopo elezioni politiche con una nuova legge elettorale che sia rispettosa della Costituzione. Cara Italia di sinistra, di centro e di destra, lasciamoci questo incubo incubo alle spalle una buona volta.  
 
Stefano Olivieri
23 agosto 2011
CHI ROMPE PAGA ( di Stefano Olivieri)
 

La benzina? Cresce. Quale che sia il prezzo del petrolio, comunque vadano a finire le vicende in borsa dell’oro nero, quali che siano i destini dei paesi produttori ( la Libia, per dirne una), il carburante cresce di prezzo. Sul prezzo della benzina si regge l’equilibrio sempre più precario di moltissime famiglie italiane perché il lavoro, si sa, è fatto anche di mobilità, di traffico, di tempo. Il budget mensile destinato al trasporto privato erode sempre più la cassa familiare e il governo che cosa fa? Decide di aumentare le accise. Lo ha fatto recentemente per ripianare i fondi pubblici per i beni culturali, ha continuato a farlo e promette di rincarare la dose con quest’ultima manovra.

Le sigarette. Lo so, non si dovrebbe fumare, fa male, fa venire il cancro, l’infarto e un sacco di altre brutte cose. Vallo a dire a chi ha il vizio del fumo e vedi che ti risponde. Ma ci sono un sacco di vizi, per poveracci e per ricconi. Comprare un pacchetto di sigarette intacca la cassa familiare, affittare trenta troie per una seratina piacevole ed elegante costa molto di più, soprattutto se la condisci con ben altre droghe, altro che banali sigarette di tabacco. Però le accise il governo le mette solo sulle sigarette, non sulle troie. E l’industria della prostituzione non è mai stata così fiorente in Italia come in questi ultimi dieci anni, però nessuno ha mai deciso di tassarla. Eppure si sa chi va a puttane in Italia, se lo si considerasse - considerazioni etiche a parte - come bene di lusso quale in effetti è, dal vizio della gnocca a pagamento si potrebbero tirar fuori milioni di euro, invece di tassare il vizio dei poveri, le sigarette.

Le buste paga, gli stipendi, le pensioni. Il vero bancomat di un governo e di una maggioranza parlamentare costituita al 99,9 % da liberi professionisti e lavoratori autonomi. E nel lavoro autonomo si nasconde il 90 % dell'evasione fiscale. Difficile da colpire? Ok, allora prendiamoci tutto il tempo che si vuole ma colpiamola davvero una volta per tutte. Sono 50 anni che con la scusa dell'emergenza si lasciano gli evasori impuniti e si marocchinano dipendenti e pensionati, ora basta! Che venga lo Stato Etico sul serio, quello dove le tasse le pagano tutti perchè soltanto così possono abbassarsi davvero.

E poi voglio dire a deputati e senatori liberi al tempo stesso liberi professionisti e  lavoratori autonomi,  imprenditori, presidenti e amministratori di società, etc. che il loro lavoro istituzionale di governanti, deputati e senatori è così profumatamente retribuito dalla collettività perché si pretende la totale e completa disponibilità dell’eletto verso la cosa pubblica, durante il mandato. Invece da noi non succede, le eccezioni sono così tante da fare regola: gli avvocati ( solo quelli impegnati privatamente per Berlusconi sono una trentina), gli ingegneri, i commercialisti, gli imprenditori, etc eletti in parlamento se non addirittura ministri, non soltanto non smettono la loro attività privata ( anzi in molti casi addirittura la intensificano) durante il mandato, ma evitano anche accuratamente di legiferare a danno della categoria produttiva di riferimento, che poi in genere coincide ampiamente con il loro mercato elettorale. E poiché in parlamento le categorie non rappresentate sono appunto gli operai, i dipendenti privati e pubblici, e i pensionati, quando c’è da ravanare tasse si sa già dove si andrà a colpire.

Berlusconi, Bossi, Tremonti & compagni di merende, ascoltatemi bene: sappiate che questa Italia sta per darvi il benservito. Tenete a mente questa data, il prossimo dieci settembre 2011, perchè da tutto il paese si riverserà a Roma - e vi pianterà le tende -  così tanta gente  da procurarvi notevoli disturbi intestinali.

Per oltre un decennio altro che "casta", siete stati peggio dei lanzichenecchi, peggio dei proci a Itaca in assenza di Ulisse. Vi siete mangiati di tutto e di più, anche i nostri diritti e adesso, per riempire la voragine che voi stessi avete creato, volete dare il colpo definitivo alle famiglie italiane. Semplicemente, non ve lo permetteremo più e ci riprenderemo il paese. Ci avete tolto la tranquillità, avete infranto i sogni dei nostri figli e noi vi ripagheremo per questo bel servizio, con gli interessi. Non ci accontenteremo di rimandarvi a casa, in democrazia chi rompe paga. Preparate il portafoglio.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

4 luglio 2011
POTERE A CHI LAVORA! (di Stefano Olivieri)

Roma 4 Luglio 2011. Manovra: tagli alle pensioni a cominciare da 1500 euro, blocco dei contratti di lavoro, nessuna diminuizione alle bollette Enel ma anzi aumenti di benzina e carburanti. Colpita ( e affondata a questo punto) la classe lavoratrice del paese, olgettine, cricche e caste ringraziano sentitamente. Questa è una sfida, indecente e cattiva, al malessere delle classi più disagiate della popolazione italiana.

Se Napolitano firma questa indecenza non resta altro che la rivoluzione. E' già scattato il tamtam sulla rete, il sindacato CGIL annuncia uno sciopero per il 15 ma occorre muoversi subito e stavolta si fa sul serio. Presìdi e cortei  in tutte le città e una marea umana di tre milioni di lavoratori si riversi a Roma sotto il palazzo per invitare questo dispotico governo ad andarsene il più presto possibile. 

Hanno suonato le loro trombe, noi suoneremo le nostre campane da tutti i campanili di Italia, a cominciare dalle terre del nord dove la Lega pensa a pasteggiare a bistecche d'orso invece di occuparsi della miseria incombente.

E' ORA, POTERE A CHI LAVORA!

"Che roba Contessa all'industria di Aldo
han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti
volevano avere i salari aumentati
gridavano, pensi, di essere sfruttati
e quando è arrivata la polizia
quei quattro straccioni han gridato più forte
di sangue han sporcato il cortile e le porte
chissà quanto tempo ci vorrà per pulire."

Compagni dai campi e dalle officine
prendete la falce portate il martello
scendete giù in piazza picchiate con quello
scendete giù in piazza affossate il sistema.

Voi gente per bene che pace cercate
la pace per far quello che voi volete
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra
vogliamo vedervi finir sotto terra
ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.

"Sapesse Contessa che cosa m'ha detto
un caro parente dell'occupazione
che quella gentaglia rinchiusa là dentro
di libero amore facea professione.
Del resto mia cara di che si stupisce
anche l'operaio vuole il figlio dottore
e pensi che ambiente che può venir fuori
non c'è più morale, Contessa."

Se il vento fischiava ora fischia più forte
le idee di rivolta non sono mai morte
se c'è chi lo afferma non state a sentire
è uno che vuole soltanto tradire
se c'è chi lo afferma sputategli addosso
la bandiera rossa gettato ha in un fosso.

Voi gente per bene che pace cercate
la pace per far quello che voi volete
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra
vogliamo vedervi finir sotto terra
ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.

Ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.

Stefano OLivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

 

 

28 giugno 2011
L'ITALIA NON PAGA PER SILVIO ( di Stefano Olivieri)
 

Arriva Luglio e il caldo. Il governo però non va in ferie perché in ferie ci sta già da tempo e gli elettori italiani non riescono, dopo amministrative e referendum, a dargli l’eutanasia. Andiamo per ordine:

Berlusconi è una stella cadente. La sua immagine è oramai connotata negativamente anche fra i suoi elettori, che hanno votato in massa per l’eliminazione del legittimo impedimento. Insomma, gente di destra che da destra ha girato le spalle a Berlusconi.

Ciò è avvenuto in coincidenza del picco della crisi economica interna. UE e agenzie di rating pronte a recitare il de profundis per il bel paese, 43 miliardi da impegnare in un risanamento strutturale dei conti pubblici. Chi pagherà stavolta?

Berlusconi spera ancora in qualche trucco all’italiana per ingannare i giudici europei e parla di manovrina, ma il suo ministro dell’economia lo contraddice subito e mette nero su bianco: 43 miliardi di tagli in tre anni, la maggior parte dei quali sbattuti a fine legislatura, a babbo morto, come si dice. Partono i primi balloon d’essay per camuffare l’ennesima strage degli onesti, si parla di tagli alla casta, sforbiciate ai bonus e agli stipendi degli eletti, lotta agli sprechi. E a sinistra qualcuno abbocca, nei forum qualche allocco scrive "bravo Tremonti!" . Ma la ciccia, al solito, è nascosta dietro. Tre aliquote fiscali (che premiano, lo si sa già, i redditi medio alti), un rialzo dell’iva (che colpirà soprattutto la spesa alimentare, danneggiando ancora di più la popolazione a basso reddito), infine blocco (ulteriore: erano già scaduti nel 2010 e bloccati fino al 2012) degli stipendi pubblici fino al 2014, turn over e innalzamento dell’età pensionabile. Come farà a ripartire il mercato interno, che ha da anni l'elettroencefalogramma piatto, il ministro dell'economia non lo spiega.

Questo è tanto. Come a dire che la crisi ancora una volta sarà a carico di lavoratori dipendenti e pensionati che hanno già dato e non hanno più nulla da dare, se non la voglia di menare le mani. Niente rialzo della trattenuta fiscale per le rendite da capitale, niente galera immediata per evasori-corruttori-corrotti e furbetti dei milleuno quartierini, niente lotta ai cartelli ( assicurazioni; petrolieri; etc) che devastano i portafogli italiani. Ma una cosa è certa, stavolta l'Italia non paga, arrivano i forconi in piazza.

LA RICETTA DI TREMONTI E’ CRIMINOGENA. E non è poi diversa da quelle precedenti. I governi Berlusconi prosperano sulle crisi ma poi non le sanno risolvere, questo è il problema. E gli italiani hanno smesso di avere la sveglia al collo, a cominciare dalle donne.

Ora Tremonti, da ministro più amato degli italiani, è caduto improvvisamente in disgrazia. Non lo vuole il PDL ( vedi Crosetto) perché si oppone ai desiderata del gran capo, che vorrebbe arginare le ultime disfatte elettorali con qualche contentito ai soliti noti; non lo vuole più la Lega ( e qui c’entra molto la disputa interna fra Bossi e Maroni, che si fanno i dispetti l’un l’altro per far vedere al popolo chi ha più voce in capitolo), ma non lo vogliono soprattutto gli italiani che già hanno pagato più del dovuto. Se a Tremonti è rimasto un barlume di giudizio e di amor proprio dovrebbe dimettersi e prendersi una lunga vacanza dalla politica. Stacchi intanto la spina a Berlusconi e il paese gli sarà riconoscente.

E veniamo all’opposizione che vuole trasformarsi in forza di governo. Bersani vuole andare subito al voto perché ha capito che per lui tira brutta aria. Non per il PD, proprio per lui, che tutti hanno indicato come “imbucato” alla festa per il successo di amministrative e referendum. Le prime hanno incoronato sindaci di altri partiti dell’opposizione, i secondi hanno fatto di Di Pietro uno statista. Forse in realtà non lo è ancora, ma sta studiando.

La quadratura del cerchio: l’avevo già indicata qualche mese fa. Bersani si faccia da parte e lanci la candidatura a premier di Rosi Bindi. Una donna, una seria e preparata, al posto dello squallido bungabungaman dello scorso millennio. Sono quasi sicuro che Vendola e Di Pietro sarebbero d’accordo, e Casini tornerebbe silenzioso. Però in fretta ragazzi, che la situazione precipita.

Stefano Olivieri

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24 giugno 2011
LA PURGA DI GIULIO ( di Stefano Olivieri)

Così io dovrei, secondo Tremonti, per finanziare una manovra che aumenterà le tasse per la fascia economica medio bassa a cui io appartengo, che bloccherà ancora il mio contratto di lavoro congelando le retribuzioni che servono per il calcolo della mia pensione e dunque causandomi un danno ben oltre il contingente, per fare tutto questo dovrei anche accettare di andare in pensione ( e con una pensione ancora più alleggerita dal ritocco al ribasso dei coefficienti di rivalutazione) addirittura due anni più tardi ? Mentre chi dovrebbe finanziare questa manovra, quelli che i soldi ce l’hanno sul serio e continuano a farli sulla crisi, continueranno impunemente ad arricchirsi? Mentre i capitali basati sulle rendite si crogioleranno al sole? Mentre furbi ed evasori continueranno a prosperare?
 
Ma dico, ministro dei miei stivali  Tremonti, SIAMO MATTI? E questa altra bella pensata di aumentare l’Iva ( sulla quale c’è già il massimo dell’evasione), a chi crede che faccia bene? Agli evasori o ai consumatori? L’Iva al consumo la paghiamo tutti, e si sa già che, perché possa esserci un concreto risparmio, l’iva non aumenterà soltanto per i suv o per le barche di lusso, ma sarà ben spalmata su tutta la spesa alimentare, sui beni di consumo di massa. SIAMO DAVVERO MATTI, ministro Tremonti?
 
Volete davvero lo scontro sociale, volete davvero le armi in piazza? Allora provate a farlo, anzi a questo punto, una volta tanto valga il detto “tanto peggio tanto meglio”, così il popolo si sveglia tutto sul serio. Provateci a farlo e sarete spazzati via un attimo dopo. Accomodatevi.  
 
Stefano Olivieri

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5 luglio 2010
Caso Brancher chiuso, ora il governo pensi agli italiani (di Stefano Olivieri)
 

Si è conclusa la telenovela Brancher. Dopo averlo bene istruito il giorno prima ad Arcore, Berlusconi ha spedito sadicamente il suo uomo a rappresentare urbi et orbi quello che è certamente l'incubo più orrifico per il premier, presentarsi dimissionario addirittura in un'aula di giustizia. Brancher ha fatto il suo compitino con diligenza, prima ha comunicato di rinunciare al legittimo impedimento e poi ha dato le dimissioni da ministro. Berlusconi da capocomico naturalmente condivide la scelta, sottolineando l’altissima moralità di Brancher - …lo ha fatto per il bene del paese… - e il sipario si è finalmente chiuso anche su questa indegna vicenda.

Volevano stupirci con effetti speciali, e ci sono riusciti. Prima Scajola beneficiario di appartamenti in regalo, ora Brancher che voleva essere ministro senza portafoglio ma con il legittimo impedimento, e in più una crisi interna al PDL così grave da far impallidire – si fa per dire – la voce dell’opposizione ufficiale al governo. Un governo così dovrebbe sentirsi al capolinea e invece Berlusconi annuncia l’ennesima fiducia sulla manovra economica. Una manovra cinicamente e stupidamente strabica, che colpisce duro il lavoro dipendente, i pensionati, perfino i disabili, e ignora i ricchi e i furbetti italiani. Proprio oggi l’Istat ha confermato che ormai il disagio aggredisce anche il ceto medio, che si risparmia addirittura sulla spesa alimentare e i ricchi sono sempre più ricchi e impuniti. Come a dire che sono sempre gli stessi a raschiare il barile, mentre il presidente si vanta di aver bloccato la tassa sulle transazioni finanziarie. A favore di chi è inutile chiederglielo.

Sarebbe il caso di colpire duro adesso che la maggioranza si presenta debole. Invece Enrico Letta attacca ma ammicca anche a un governo delle larghe intese ( anche se con la condizione dell’ostracismo verso il premier). L’IDV propone come unica alternativa il ritorno al voto. Casini fa casino come al solito, un po’ di qua e un po’ di là, tanto per non perdere il vizio del grande centro che non c’è. La sinistra non c’è da un pezzo in parlamento e questo fatto sembra contribuire negativamente alla sua unificazione, i maligni potrebbero dire che quando il piatto è povero manca l’entusiasmo dei giocatori. Eppure Vendola c’è e dalla sua Puglia ha battuto diversi colpi, le “fabbrichedinichi” hanno attecchito al centro e cominciano a risalire il nord Italia, sarebbe il caso che almeno Bersani e Vendola comincino a fare qualche riflessione insieme. L’Ulivo che fu sarà pure morto, ma gli italiani che sperano in un ritorno della democrazia ci sono ancora tutti, e adesso anzi non stanno mica solo a sinistra. Per un Berlusconi che guida il governo ormai in stato di ebbrezza ( "..ghe pense mi..") serve il ritiro permanente della patente, e a comminare questa multa non possono che essere gli stessi cittadini che lo hanno votato. I tempi appaiono maturi per un cambiamento, prima lo si fa e meglio potremo affrontare la crisi che sta ammazzando il paese.

Stefano Olivieri
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26 giugno 2010
MI FACCIO L'ISOLA ( di Stefano Olivieri)
 






Le barche, che volgarità. Adesso il nuovo trend per i ricconi planetari è farsi un’isola, con spiagge, rocce, alberi e isolani incorporati se ci sono. La Grecia, in grave crisi di liquidità, non ci ha pensato su tanto e ha già preparato il suo bel postalmarket di ben seimila fra isole e isolette, per tutti i gusti e tutte le tasche. Beh insomma, per tutte le tasche si fa per dire, visto che quella più economica costa un milione e mezzo di euro. Che comunque non sono tanto di più di un appartamento, se Scajola si fosse distratto un po’ di più può darsi che qualcuno gliene avrebbe anche ragalata una, al posto di quello squallido mezzanino da 900mila euro di fronte al Colosseo.

Comunque l’idea del governo greco rischia di trovare emuli qui da noi, che stiamo nel bel mezzo di una manovra finanziaria che punisce soltanto i poveri e non tocca i ricconi. Il popolo – anche quello di destra – comincia a mormorare parecchio e qualcosa si potrebbe muovere al governo. Bossi, sempre molto preoccupato del “territorio”, potrebbe ad esempio telefonare al ministro Tremonti, più o meno così :

Bossi : - Uè, Giulio, guarda che per la manovra ho trovato la quadra.. –

Tremonti : - E sarebbe…? Guarda che non c’ho tempo da perdere, qui abbiamo già raschiato il fondo del barile… -

Bossi : - Ma lascia perdere la calcolatrice e il barile. Ho una cosa da dirti che rimette tutto a posto, e fa anche terminare la caccia alle streghe scatenata dalla sinistra contro gli italiani ricchi ed evasori. –

Tremonti : Già ! Qualunque idea sia, Silvio non te la farà passare. Sai quanto tiene lui al suo elettorato…-

Bossi : - Ma se è stato proprio lui a suggerirmela… -

Tremonti : - Ah beh, potevi dirlo subito, no ? Di che cosa si tratta ? –

Bossi : - Silvio si compra la Sardegna e sana lui il bilancio … -

Tremonti : - Magnifico ! E quando…? –

Bossi : - Subito. Il tempo di dettare un paio di regolette a Bonaiuti per la stampa…-

Da indiscrezioni provenienti dall’idraulico di palazzo Grazioli apprenderemmo che queste regole sono state già trascritte nella bozza di un ddl che avrà precedenza assoluta in Parlamento. Il titolo del provvedimento è “Norme per il demanio marittimo nel mar tirreno”, piuttosto generico, ma al suo interno c’è il passaggio dallo Stato italiano a una società anonima ( la “Vincenti Imprenditori Grassi Associati Ricchi Anonimi”) dietro la quale si cela il premier. La società V.I.A.G.R.A. rileverà tutta la regione Sardegna compresa la Maddalena, così sarebbe risolto alla radice anche il fattaccio del mancato G8.

Circa le norme contenute nel provvedimento, spiccherebbe certamente l’estradizione immediata dall’isola di tutti gli abitanti con cognome Zappadu e l’obbligo per la popolazione femminile dai 18 ai 60 anni di indossare un burqa completamente trasparente.

Il premier pretenderebbe anche che tutta l’isola venga considerata residenza di stato e dunque sia perennemente protetta da tutta la flotta militare italiana. In cambio prometterebbe di sanare tutti i buchi di bilancio lasciati dalla sinistra fino alla fine della attuale legislatura, purchè siano nel frattempo azzerati tutti i partiti dell’opposizione e i sindacati non appecoronati, e la gente non mugugni più per le strade e nelle piazze e si mostri invece sorridente e felice ogni volta che compare una telecamera di Rai o Mediaset.

Il vicerè Cappellacci, non appena appresa la notizia, potrebbe così commentare :

- Era ora che qualcuno mi tirasse fuori dai casini –

Speriamo non accada sul serio, perchè al peggio non c'è mai fine, qui da noi.


Stefano Olivieri
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POLITICA
4 giugno 2010
ESTATE DI TAGLI (di Stefano Olivieri)
 

Fra un po’ arriverà. In tv c’è già aria di smobilitazione, uno a uno se ne andranno Ballarò, Annozero, Report e il mucchio selvaggio di nani e ballerine dilagherà in tv. Ok spegniamola per adesso. Con l’amaro in bocca – dobbiamo rifare la nostra finanziaria familiare con gli aggiornamenti rilasciati dal governo – andiamo a fare spesa. Per la benzina usciamo dal quartiere, abbiamo trovato un selfservice da 1,317 nel quartiere vicino, conviene mettere lì trenta euro. Poi al supermercato, anzi ai supermercati perché ognuno ha i suoi sconti speciali e occorre fare un po’ di slalom : qui i crackers, lì le salviette e i biscotti, al nuovo discount il colluttorio che costa addirittura un terzo rispetto agli altri. La carne no, ai supermercati non la prendo, a meno che non sia il pollo ella marca che so io. Per la carne rossa ho il mio macellaio, che me la da sempre buona e come la voglio io. Ne mangio di meno magari, ma almeno sto tranquillo.

La casta non ha questi problemi. Dopo aver pensato tanto agli italiani se ne andranno in vacanza per un po’, così almeno non faranno ulteriori danni. Chi in Sardegna a fare casting per le sue nuove badanti esperte nel recupero di fossili, chi in montagna a farsi coccolare dai leghisti, chi in barca tanto le accise i ricchi non le pagano perché sono troppo intelligenti, mica come noi popolo sovrano. Poi si riaffacceranno stanchissimi e provati alla fine d’agosto, per controllare se la cura dimagrante l’abbiamo fatta oppure continuiamo a lamentarci. Tutti abbronzati verranno in tv a dirci che hanno fiducia negli italiani, grande popolo. E noi tutti saremo cornuti e mazziati come sempre. Sempre che nel frattempo non esca fuori un altro Tartaglia un po’ più incazzato a ricordargli che siamo tutti di carne e ossa.

Eccola l’estate, è già apparecchiata. Per loro il solito tuffo nel lusso sfrenato e menefreghista, per noi il giro per supermercati approfittando del poco traffico, riparazioni e tinteggiatura in casa che con il caldo si asciuga subito, una pizza margherita ogni 15 giorni, se ci scappa, con mia moglie e mio figlio e poi a casa, con il cocomero già messo a mollo nell’acqua fresca e la tv già accesa sul campo di calcio. E meno male che quest’anno ci sono i mondiali, per un po’ si sentiranno di meno i tagli ai nostri sogni. E quest’autunno cadrà il governo, che bello !

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/


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permalink | inviato da Stefano51 il 4/6/2010 alle 13:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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