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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
23 marzo 2015
Quando esplose tangentopoli ( di Stefano Olivieri)

Quando esplose tangentopoli l’Italia intera si innamorò dei giudici di Milano. I tre del pool Mani pulite diventarono, loro malgrado almeno all’inizio, gli interpreti del mugugno profondo della classe lavoratrice, soprattutto dipendente, di un paese che dopo il boom economico degli anni sessanta era cresciuto in fretta calpestando spesso e volentieri le leggi che esso stesso si era dato. Così spesso e volentieri che il sistema della mazzetta, o della tangente che dir si voglia, che era al centro delle attenzioni del pool di Milano, non veniva più percepito come fraudolento, bensì come la necessaria correzione di un sistema di regole antiquato e troppo rigido, insomma inadeguato ai nuovi tempi.

In realtà quel sistema non era la causa prima della corruzione. La stessa disponibilità del denaro, con cui confezionare mazzette da distribuire alla politica e alla amministrazione pubblica, derivava infatti da precedenti comportamenti fraudolenti come l’evasione o l’elusione fiscale. Quella, insomma, era una catena già ben strutturata, solida e perfettamente funzionante, quando Di Pietro la spezzò con l’arresto di Mario Chiesa. Dagli appalti di miliardi andando giù, fino al pizzo che la piccola impresa edile sottrae, gonfiando un preventivo, al cliente per foraggiare il tecnico che gli ha procurato la commessa.

Esplicito meglio ricorrendo a un esempio tratto da esperienza personale. Io rinunciai (non solo per questo naturalmente, ma anche per questo) a fare l’architetto professionista dopo che, al terzo incarico di progettazione di ristrutturazione di appartamenti, mi trovai per la terza volta di fronte agli ammiccamenti e ai cenni d’intesa dell’impresario edile, per la spartizione del 3% del plus valore derivato dal gonfiaggio dei preventivi.

Basta dire di no, non è difficile se si vuole. E infatti io risposi che il mio lavoro era stato già pagato dalla cliente e se c’era la possibilità di effettuare il restauro dell’immobile a un prezzo inferiore, era giusto che di quello sconto si avvantaggiasse il cliente, che pagava l’opera.

Mi dissero di tutto, che ero un pivello fuori dal mondo, e io infatti ne uscii. Continuai a essere iscritto all’albo degli architetti ancora per molti anni, quasi per mantenere in vita un sogno, poi mi cancellai. Nel frattempo tangentopoli aveva incendiato tutta l’Italia e dalle sue ceneri, purtroppo, era nata l’epopea berlusconiana. La feccia che risale il pozzo, come la definì pittorescamente Indro Montanelli. Riposi la laurea nel cassetto.
Aggiungo una sottolineatura non irrilevante. Offrire o accettare una mazzetta, o semplicemente essere spettatore consapevole e inerte di una "dazione", definisce una linea di confine che non si vede e non si sente, ma che esiste, eccome. E' il margine che divide l'onestà dalla disonestà, l'uso dall'abuso, la solidarietà e la condivisione dall'egoismo e dall'arbitrio. Accettare e promuovere, per esempio, un mondo come mafia capitale, in cui ladri e truffatori si muovono con libertà e interagiscono fra loro strutturandosi gerarchicamente, non solo costituisce una scelta dannosa per la comunità, ma determina, se consideriamo l'estensione del fenomeno, un mutamento profondo degli scenari e delle prospettive della comunità stessa, anche per chi è totalmente estraneo a mafia capitale e ne ignora addirittura l'esistenza.

Per questo la corruzione è un tumore sociale, perché finisce per contaminare anche le cellule sane della società. E non bastano le leggi e le sanzioni, serve anche e soprattutto lavorare in prospettiva, insegnando ai bambini e ai giovani, a scuola come in famiglia, che il ladro e il corrotto non è un furbo bensì un volgare delinquente da sbattere in galera.

Un cammino lungo e tormentato per l'Italia di oggi. Occorrono governanti sani e capaci disposti a combattere e io,a dire il vero, non ne vedo in giro, non potrei mai vederli con l'attuale meccanismo elettorale.

Il discorsetto che ha fatto oggi Renzi sui giudici e sul primato della politica mi ha dato i brividi. MI ha fatto ricordare il "tutti sapevano" di Crax, mi ha fatto capire che vent'anni sono passati invano. Forse serve davvero una rivoluzione

Stefano OLivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it



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permalink | inviato da Stefano51 il 23/3/2015 alle 22:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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