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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
6 febbraio 2011
DALLE PIAZZE ALLE BARRICATE O SARA’ LA FINE ( di Stefano Olivieri)

Ieri a Milano in diecimila e più sotto lo stesso tetto, si cercava l’Italia del futuro dando un volto e una voce all’ansia di tanti cittadini che vogliono dire basta. Saviano, Eco, Zagrebelsky, la Camusso e la De Gregorio cercavano le parole giuste per interpretare questo momento, per fare intendere non al premier – che ovviamente dice “ non bisogna prenderli sul serio” – ma a tutto il paese mortificato da anni di soprusi, bugie e raggiri, che si è passato il segno e stavolta si deve cambiare sul serio.
 
E’ vero, le parole sono importanti, e allora cerchiamole bene, prima di pronunciarle. Poche ma buone, perché in questo momento di asfissia democratica le parole giuste devono sostenere mente e muscoli, devono rappresentare ideali sempre più fantasmi nel nostro paese : giustizia, libertà, solidarietà, trasparenza.
 
La nave del governo è in rada dall’inizio della legislatura. Hanno fatto pagare  al popolo italiano, prima di partire, un biglietto salatissimo ma poi non sono mai salpati, adducendo come scusa di volta in volta la crisi internazionale, il deficit interno, la magistratura, etc. Ultimamente abbiamo scoperto che fra i motivi c’è anche la stanchezza e la poca lucidità di un premier che si diverte tanto la notte con le ragazzine.
 
Nel frattempo sul Bounty del cavaliere c’è stato anche  un ammutinamento e per rimpiazzare le perdite Berlusconi sta ora raccattando quel che passa il porto, da Scilipoti a Storace. Vuole tornare a quota 320 deputati per stare tranquillo, per continuare indisturbato il suo cammino. E per tacitare i giudici di Milano ha già promesso la legge sulle intercettazioni.
 
Ora, per l’opposizione, è giunto il momento di parlare chiaro. Scendere in piazza un giorno, a reclamare e a issare cartelli, non servirà a impedire a questo governo di vivacchiare fino al termine della legislatura. L’Italia, i cittadini, le imprese, i giovani e le loro speranze di futuro sono allo stremo e non possono, non devono aspettare altri tre anni. Dunque quando si parla di piazze, d’ora in poi, bisogna ragionare in prospettiva. Se non vogliamo e non crediamo – e io sono fra quelli – che Berlusconi possa cadere per problemi giudiziari, allora occorre trasformare la piazza in una barricata e proteggerla, presidiarla come porto franco della democrazia fino a quando sarà necessario.
 
Questa è violenza, è rivoluzione ? Non ancora. I partiti dell’opposizione devono mettere tutta la loro saggezza, la loro organizzazione, il carisma e l’impegno dei loro capi, ma la via è segnata. Se non si risponde oggi all’ultima tracotante violenza del cavaliere, quella di un voto infame che ha praticamente omologato il suo diritto a spupazzarsi le minorenni e di non essere perseguito dalla legge, allora o ci si rassegna o si combatte, fino all’ultima trincea. Ci saranno scontri, feriti, morti ? Ci sono già carissimi, e nessuno ne parla più: vittime di un’Italia che non tutela più la sicurezza sul lavoro, le angherie e la violenza della criminalità organizzata, il cinismo delle cricche di Stato.
 
La prossima, quella del tredici, potrebbe essere l’ultima piazza, per noi tutti o per il cavaliere. Tocca a noi scegliere guardando a questo martoriato paese, al futuro che non c’è più per i nostri giovani. Questa è una battaglia etica prima di tutto ma se sarà necessario bisognerà anche menare le mani e che nessuno si tiri indietro, lo dico prima di tutto a Bersani che candida giustamente il Pd alla guida per la svolta, ma lo dico anche agli altri, da Vendola a Casini. Non avremo una seconda occasione.
 
Stefano Olivieri
 
 
19 dicembre 2010
PIAZZA DI NATALE (di Stefano Olivieri)

 

Natale alle porte. Guardo il cielo grigio di pioggia e le foglie accartocciate per terra di questa Roma appena spolverata dalla neve che altrove, per le strade italiane, ha bloccato migliaia e migliaia di cittadini incauti giocherelloni, un esercito intero di auto flagellatori che si sono chiusi in auto per 24, 36 ore a sfidare la sorte. Una volta si diceva “piove, governo ladro!”, adesso anche i proverbi cambiano, e se d’inverno la neve gela per le strade della repubblica delle banane, la colpa dei disagi è degli automobilisti che sono andati per strada.
 
Il gelo sulle strade, il fuoco nelle piazze. Anche qui, la colpa è degli altri, di volta in volta segnalati come terroristi sovversivi, criminali, sbandati, etc. etc. Comunisti soprattutto, anche se ho negli occhi l’immagine di quel ragazzotto non proprio "rosso" che con il casco in mano è andato a sfasciare la testa di un quindicenne, uno poco più di un bambino, colpevole di aver tirato una mela su un furgone della polizia. Uno così bisognerebbe buttarlo direttamente in galera, e invece non è nell’elenco di quelli arrestati e processati per direttissima. Però Gasparri, se proprio gli prude la sicurezza, almeno questo potrebbe farlo arrestare ( e nemmeno preventivamente, visto quello che ha già fatto), invece di invocare la pulizia etnica preventiva dei centri sociali.
 
Ma che Italia, che italiani stiamo diventando ? Democratici della domenica. Ho letto della proposta di Bersani, e un paio di mesi fa ho letto di Casini che parlava di Cln. Ebbene, compagni e amici della opposizione in parlamento e nel paese, ebbene cari Bersani, Di Pietro, Casini, Fini, Vendola, Bonelli, Ferrero e  Diliberto : se davvero – e non è proprio il caso di discuterne – l’emergenza è così grande da farci dire a turno l’un l’altro che occorre unirsi attorno a un progetto comune di un paese che sia in primo luogo deberlusconizzato, facciamola pure questa alleanza a tempo ma chiamiamo subito a benedirla l’intero popolo italiano, in ogni piazza d'Italia lo stesso giorno alla stessa ora, mettendovi voi politici in prima fila, a sfilare per strada. Non importa se è Natale perchè in guerra – e questa guerra è ormai, chi non se ne è ancora accorto potrebbe avere domani brutte sorprese – non esistono ferie e nemmeno feste comandate. Tutti in piazza, tutti per davvero invece di lasciarci solo i minorenni a prendere le botte. Questi studenti, poi, i nostri figli, non lottano mica soltanto per la loro scuola e la loro università, ma pensano a quella cosa grande che si chiama futuro. Lo sapete o no che cosa è il futuro per un giovane, e quale rabbia dirompente si può scatenare quando qualcuno, di quel futuro, vuole abbassarvi davanti agli occhi la saracinesca ? Lo sapete o no quanto di questa furia, di questa rabbia il governo Berlusconi potrebbe avvantaggiarsi, con una stretta autoritaria ? Lo sapete o no che il futuro interessa anche voi, che abbiate 20 o 80 anni non importa, perché è del nostro intero paese che si parla ? Lo sapete o no che migliaia di italiani quest’anno, il cenone di Natale lo faranno alla mensa della Caritas ? Lo sapete o no che, se continueremo a discutere fra di noi e basta, il governo pian piano estenderà progressivamente la “zona rossa” su tutto questo disperato paese ? Se lo sapete, allora non  aspettiamo più, facciamoci vedere davvero TUTTI QUANTI in piazza il 22 a manifestare accanto ai nostri figli prima di essere costretti poi a discutere di nuovo e non per far salotto, dopo sessantasette anni, di resistenza armata.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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