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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
17 novembre 2010
IL GIORNO DOPO SANTA LUCIA ( di Stefano Olivieri)

Ricordo che da bambino, prima che a scuola apprendessi le nozioni di solstizi ed equinozi, aspettavo con ansia il 14 dicembre, il giorno dopo santa Lucia, come il primissimo segno dell’anno nuovo. Questo perché amavo svisceratamente – e amo ancora oggi – il mare e l’estate, e quell’accorciamento progressivo del giorno rispetto alla notte mi deprimeva.
 
A proposito, piccola lezione di astronomia : Il detto “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia” risale a quando, prima del 1582, la sfasatura fra calendario civile e calendario solare era tanto grande che il solstizio invernale cadeva proprio fra il 12 e il 13 dicembre rendendo quindi questo il giorno più corto dell’anno.
Riformando il calendario secondo accurate osservazioni astronomiche, Papa Gregorio XIII decretò che si passasse direttamente dal 4 Ottobre al 15 Ottobre, togliendo quindi i 10 giorni di sfasatura accumulati negli oltre 10 secoli precedenti. Il solstizio passò così al 21-22 dicembre (come oggi) ma la festa della santa rimase sempre al 13. Quest’anno il solstizio invernale capita il 22 dicembre, ma a me piace pensare, soprattutto quest’anno, che il 14 dicembre sia una data di “risveglio”.
 
Quel giorno il nostro paese, infatti, potrebbe uscire da un torpore durato 17 anni affacciandosi a una nuova primavera. Quel giorno Berlusconi, con ogni probabilità, perderà la guida del governo del paese e nel giro di poche ore anche la certezza di non essere processato. Il 14 dicembre, infatti, la Consulta si pronuncerà sulla incostituzionalità conclamata del lodo Alfano e il premier, per di più forzatamente dimissionario, non disporrà più di alcuno scudo giudiziario e tantomeno potrà, in quanto non ricade fra le attività di un governo dimissionario, farne confezionare uno nuovo dai suoi dipendenti parlamentari. Anche perchè farlo approvare alla Camera, con FLI messa di traverso, oggi sarebbe davvero difficile. E acquisire in un mese  al morente PDL il pugno di deputati necessari alla bisogna è impresa davvero impossibile per il cavaliere, anche con il bunga bunga.
 
Napolitano secondo me ha deciso la data con molta saggezza e terzietà, ma la concatenazione particolare degli eventi potrebbe far pensare a una sottile perfidia dal capo dello Stato, che pur concedendo due settimane in più ha servito al premier un piatto avvelenato. Io resto sempre dell’idea che il presidente del consiglio più disastroso degli ultimi centocinquantanni alla fine emulerà Craxi emigrando, magari in Libia dal suo amichetto Gheddafi. Pensate che bellezza, quella sera saremo tutti in riva al mare a salutarlo sventolando il fazzoletto e a cantare: "Sul mare luccica, l'astro d'argento, placida è l'onda, prospero il vento...!"

Stefano Olivieri

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POLITICA
27 ottobre 2010
BERLUSCONI E LA MINORENNE. INDAGINE DELLA PROCURA DI MILANO SU UNA NOEMI MAROCCHINA ( di Stefano Olivieri)
 

Quando affidi ad un uomo un incarico importante che dura cinque anni, hai il diritto dovere di accertarti che si tratti di una brava persona. Onesta insomma, trasparente, senza scheletri nell’armadio. E se nel corso dell’incarico questa persona è chiamata a rispondere in tribunale per ipotesi di reato che riguardano eventi precedenti all’incarico stesso, tu hai il diritto di sapere subito se hai affidato il tuo incarico a un uomo onesto oppure a un delinquente.

I cittadini italiani vogliono sapere oggi, non a fine legislatura, se Berlusconi è un uomo onesto oppure un delinquente. Perché da quest’uomo, dalle sue scelte dipendono le sorti del paese.

Vogliamo sapere subito se lui, per dire soltanto l’ultima ( la notizia pubblicata da Il Fatto quotidiano e da L'Unità), ha qualcosa a che fare con Ruby (nome di fantasia) una diciottenne marocchina che è stata interrogata dalla Procura di Milano e che adesso è sotto scorta. Una ragazza presentata da Lele Mora al premier, e che potrebbe aver rivelato cose molto sconvenienti per il premier, relative al periodo in cui lei era ancora minorenne. Non c’è lodo Alfano che tenga per questo genere di cose, non c’è premier al mondo che esiterebbe un solo attimo ad affrontare un processo che lo vedesse sfiorato da un dubbio del genere, pur di dimostrare l’infondatezza delle accuse.

Non c’è nessuno, tranne Silvio Berlusconi.

Stefano Olivieri

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SOCIETA'
23 ottobre 2010
DUE MESI A NATALE ( di Stefano Olivieri)
 

In altri tempi, millenni fa, la data del ventitrè di ottobre coincideva con i primi allestimenti natalizi. Operai si affaccendavano sulle scale per le strade tirando da un lato all’altro i festoni, nei negozi i vetrinisti decoravano con drappi verde bosco, nastri rossi e stelline dorate la merce. Nelle drogherie in prima fila i canestri ripieni di ogni bendidio, torroni, panettoni e datteri immersi in un mare di noccioline lucide. Le chiese tenevano le porte aperte nel pomeriggio, e ci si entrava dentro anche solo per curiosità, per sfuggire alla calca degli acquisti, scoprendo quanto fosse piacevole quella pace odorosa di incenso, quelle luci tenui con il coro delle beghine che giù in fondo, proprio davanti all’altare, recitavano il rosario. In casa ci si preparava alle feste programmando le ferie natalizie, pulendo tappeti e tende, riprendendo i contatti con amici e parenti, facendo la lista dei regali natalizi.

Mi chiedo se sia la particolare contingenza di una crisi cinica e cattiva ad aver spazzato via tutto questo, e se non sia per caso in atto un mutamento profondo nell’uomo stesso. Non mi si fraintenda, non parlo del Natale come festa religiosa perché io per primo, da agnostico profondo, non possiedo gli strumenti culturali per fare un discorso del genere. Mi riferisco piuttosto a quel momento di intimità profonda di una comunità, che in occasione del Natale fino a pochi anni orsono riusciva a trascurare le ambasce della routine quotidiana per dedicarsi agli affetti, alle amicizie, ai rapporti con la gente. Tutto questo non c’è più, secondo me non solo per la crisi, e non è soltanto il Natale a risentirne.

Il nostro paese è oggi profondamente segnato da una nuova lotta di classe, che tende sempre più a dividere da Nord a sud tutta l’Italia. Una lotta assolutamente non ideologica, bensì intessuta di un materialismo profondo. La gente non si incontra più, non dialoga, piuttosto si riconosce e si assortisce prendendo come parametro il denaro posseduto. Si apre il portafoglio e lo si esibisce, circondandosi di quei beni voluttuari e costosissimi che sono gli unici a non aver conosciuto flessioni nelle vendite. Dopo aver apparecchiato il presepe personale si attendono gli ospiti, che non tarderanno ad arrivare. Ma potranno visitare il presepe soltanto quelli che riusciranno a dimostrare di essere “pari”, nel portafoglio s’intende. A tutti gli altri sarà lasciata soltanto l’opportunità di guardare dal di fuori, come quelli che pagano al Billionaire di Briatore e della Santanchè il biglietto per guardare dall’alto della piccionaia il parterre delle feste dei vip. Il denaro divide la gente, distrugge i rapporti, consolida le corporazioni, avvilisce la solidarietà e l’amicizia, seppellisce lo scambio e l'arricchimento culturale.

Un po’ prima di Natale, quest’anno, c’è un’altra data, non propriamente liturgica. Il 14 dicembre la Consulta potrebbe togliere lo scudo all’intoccabile, se nel frattempo non se ne sarà costruito un altro. Ebbene, tutta l’atmosfera prenatalizia degli italiani se ne è andata a farsi benedire a causa della personalissima e niente affatto religiosa via crucis del premier. Perché non solo costringe tutto il Parlamento ad occuparsi di lui soltanto, ma offende e mortifica un intero paese che attende da lui soluzioni importanti e definitive per una crisi sociale ed economica che ha ormai impoverito più dei due terzi delle famiglie. Oggi sfida apertamente perfino il Quirinale, chiamando Napolitano a garante dell’ennesima furbata, quella che dovrebbe aprire al premier più indagato della nostra storia repubblicana le porte del Colle, alla fine di questa legislatura. Ma Napolitano per fortuna ha già risposto con un secco NO.

Per questo oggi, con due mesi di anticipo, penso già a fare gli auguri di Natale. Perché potrebbe essere davvero un buon, anzi un ottimo Natale per l’Italia se sapremo sopravvivere alla prossima scossa senza mandare in frantumi la nostra democrazia.

Stefano Olivieri

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permalink | inviato da Stefano51 il 23/10/2010 alle 13:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
28 febbraio 2010
OLTRE IL SIGNOR B ( di Stefano Olivieri)
 

Io non mi rassegno e non mi abituo, anzi mi arrabbio sempre di più quando sento offendere le istituzioni di questo paese. Talebano sarà lei presidente, e tutti gli amichetti suoi. E’ da 15 anni che lei blocca una intera nazione per bloccare i suoi processi, è da 15 anni che i reati di cui lei è personalmente accusato vengono prescritti attraverso leggi da lei volute e dalla sua maggioranza approvate. Se davvero vuole l’assoluzione ci vada ai processi, invece di rinviarli contando per l’ennesima volta sulla prescrizione. Ci vada ia processi, e consenta al parlamento pagato da tutti gli italiani di occuparsi del paese.

Ci lasci dire, quel che succede ci sta nauseando. L’avvocato Mills non andrà in prigione, ma resta un corrotto. Neanche lei signor presidente intende andare in prigione, e per questo paga il suo esercito di avvocati (molti dei quali, deputati nel PDL, sono pagati profumatamente da noi cittadini per interessarsi di ben altro), ma anche se sarà prescritto rimarrà un corruttore, per di più spergiuro perché ha giurato perfino sui suoi figli che Mills manco lo conosceva, questo è ciò che vede la gente comune. CORRUTTORE E PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, il peggio che può accadere a un paese democratico.

Lei ha promesso il sogno a tutti gli italiani ma ci ha regalato una fiction posticcia e maleodorante di cui adesso cominciamo a leggere l’elenco dei titoli di coda rappresentato dai mazzettari, corruttori, malversatori e imbroglioni che grazie al suo governo, anzi meglio ai suoi governi sono cresciuti e pasciuti in questo paese. L’emergenza vera degli italiani, signor presidente, è come liberarsi del suo governo che è un regime a tutti gli effetti. E lei oggi la vera crisi dell’Italia, e se il nostro paese continua a precipitare in tutte le classifiche è lei che dovrà assumersi tutte le responsabilità politiche di questa disfatta.

Non va più bene nemmeno il concetto del “tanto peggio tanto meglio”, perché il peggio che lei può produrre supera di giorno in giorno la nostra immaginazione. La sua arroganza nei confronti della magistratura, dell’opposizione politica, del Capo dello Stato ha superato da tempo i confini della decenza e della legalità. Alzare i toni dello scontro è pericoloso signor presidente, ma se lei vuole davvero lo scontro noi ci siamo, non ci tiriamo certo indietro, anche se fino all’ultimo cercheremo ogni residua strada democratica comprese le prossime elezioni per riaffermare il diritto di questo paese a decidere la vera agenda delle emergenze di tutti i cittadini e non bensì quelle di un solo uomo, fosse anche il presidente del consiglio.

Noi ci siamo, non siamo certi che ci sarà lei a quel punto. Non è la prima volta che un presidente del consiglio scappa all’estero.

Stefano Olivieri 
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11 ottobre 2009
Una settimana in Calabria ( di Stefano Olivieri)



Da una settimana all’altra in Italia può cambiare il mondo. Approfittando dei prezzi stracciatissimi dopo il diluvio universale che ha battuto il meridione, mi sono concesso il lusso di scendere in Calabria ( jonio, Caminia) per cinque giorni di pesca, e mentre ero in riva al mare con la canna in mano a Roma è successo di tutto. Il lodo Alfano respinto dalla Consulta, Napolitano che diventa comunista, Obama nobel per la pace, e chissà come ci sono rimasti male quelli del comitato “Silvioperilnobel”, che avevano peso un sacco di soldi in gadgets, organizzazione, sede sociale, etc. Poi Bossi che annuncia che l’esercito padano è sempre pronto ( ???), perfino la Gelmini commissariata per aver ricacciato in fondo alla classifica dei professori precari quelli a punteggio più alto, che casualmente sono quasi tutti meridionali. I maligni dicono che lo abbia fatto su pressione di Bossi ( che spera forse che un settentrionale gli promuova finalmente il figlio), chissà se per i professori terroni ci sarà una deroga alla mobilità forzata prevista dalle nuove regole di casa Brunetta. Che finalmente dopo tanto bastone sorride e mostra la carota ai dipendenti pubblici, premi e promozioni per i meritevoli, inferno e licenziamento per i fannulloni. Fatto sta che a conti fatti ci rimettono comunque tutti perché i tagli effettuati con la legge 133 restano e pesano soprattutto sulla pensione, per chi ci è vicino. Quanto ai premi, se ad assegnarli sarà Brunetta – quello del culturame per intenderci – ho proprio la sensazione che andranno agli amici e agli amici degli amici. Ma l’effetto annuncio ci sta tutto e di questi tempi è quanto basta.

Con l’aumento della tensione politica, il linguaggio si è ancora di più involgarito, semmai era possibile. Un presidente del consiglio che fa outing – “ io sono di destra” – per avvalorare il suo attacco al presidente Napolitano, che gli ha fatto lo sgarbo di non telefonare alla Consulta per far passare il lodo Alfano. Un presidente del consiglio ed un governo che, qualsiasi cosa facciano, dalla consegna delle case ai terremotati ( a proposito, ora c’è anche Messina : ma non è che Berlusconi porta sfiga sul serio?...) alla legge antifannulloni, marcano la loro distanza dalla sinistra. Che poi non si sa più bene dove stia purtroppo in Italia, se in parlamento o altrove, perché con tutti gli strappi alla Costituzione consumati nelle ultime ore ci sarebbe da scendere immediatamente in piazza con i forconi, e invece niente.

Io comunque mi sono rilassato e ho anche pescato. Purtroppo soltanto dalla riva perché la barca di Nicola, il mio amico calabrese, se l’era presa il mare tre giorni prima che io arrivassi. Con Nicola ho chiacchierato tra una marmora e l’altra, mi ha raccontato le sue preoccupazioni e mi ha fatto riflettere. Lui fa il meccanico da una vita, 40 anni di lavoro, ora ha da tempo una officina tutta sua che gestisce con i tre figli maschi ( ne ha in tutto sei, pochi giorni fa gli si è sposata la seconda femmina e la prima ha partorito un bel bambino). E’ un gran lavoratore e la sua officina la conoscono tutti nel circondario, ora vorrebbe aprire una succursale in un paese vicino e gli servirebbe un prestito di 15mila euro dalla banca per elettrificare i locali. Ma la banca nicchia, dice che non ci sono garanzie sufficienti. Ma come, penso, trovate in Calabria uno che lavora da quarantanni e mette sempre in regola i suoi dipendenti, uno che ha messo su una famiglia numerosa e ha  sistemato i figli, che vuole adesso ingrandirsi per offrire ai figli opportunità di lavoro e di guadagno, e voi gli negate un prestito ? Ma allora a chi li prestate i soldi, alla mafia ? Pensare che con Nicola se parlo di politica ci litigo pure, perché lui è berlusconiano.

I pesci me li sono mangiati ieri sera, perché durante il viaggio di ritorno, a caua di una lunga coda in autostrada causa incidente, mi si erano scongelati tutti. Domani rientro al lavoro e troverò le nuove regole di casa Brunetta, ma non sono granchè preoccupato perché il mio lavoro lo faccio a prescindere da chi sia il ministro della funzione pubblica. Domani è un altro giorno, speriamo che prima o poi gli italiani scelgano un presidente che si dichiari – e si comporti – come presidente di tutti.

Stefano Olivieri
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28 settembre 2009
Quel futuro dietro l'angolo ( di Stefano Olivieri)
 



Quante fabbriche hanno riaperto dopo l’estate ? O per meglio dire, quante non hanno riaperto ? Di quanto è aumentata la tazzina di caffè al bar, un litro di benzina verde, il pane e la pasta, l’asilo nido, le verdure e la frutta di stagione ? Che cosa faranno i giovani appena diplomati quest’anno, si iscriveranno all’università o si cercheranno subito un lavoro? E quante sono le donne espulse dal lavoro nel corso del 2009, quante i licenziamenti immotivati, quanti i casi di mobing ?

C’è il paese del mulino bianco dove la scatola magica della tv detta le regole di sogni e bisogni, e lì tutto pare funzionare come nei film a lieto fine, i poveri che ammirano i ricchi e li emulano, i ricchi che si lasciano adulare benevolmente, il sovrano benigno che governa con saggezza stemperando con un sorriso le crisi del paese e invitando tutti all’ottimismo.

E poi c’è il paese dove quella tv è spenta, o è rotta, mal sintonizzata. Qui la gente presa dai suoi problemi è sfiduciata, preoccupata per un futuro che non arriva e un presente che replica all’infinito se stesso. Se sei fra quelli che ogni giorno pagano e arretrano nella scala sociale speri in un mutamento, e se questo cambiamento non arriva in tempo ti trovi inghiottito dal disagio, da un giorno all’altro sei costretto a rinunciare all’indispensabile, ti vendi l’auto, ti chiamano dalla banca per il conto scoperto conto, ti cominciano a rincorrere e tu sei costretto a scappare, scappare senza pensare più a niente. Padri di famiglia che non hanno più il coraggio di guardare negli occhi moglie e figli, giovani coppie che scoppiano per fallimento economico, suicidi che maturano nella solitudine e nell’indifferenza. Perché lo Stato non c’è, e non c’è più soprattutto la fiducia e la solidarietà fra la gente dello stesso quartiere, della stessa strada, della stessa sorte. Una volta si chiamavano compagni, condivisori dello stesso pane, adesso anche loro sembrano spariti, scomparsi insieme ai loro rappresentanti non più in parlamento, lentamente fagocitati da un partito democratico che mentre li accoglie stenta a digerirli perché qui dentro “sinistra” è diventata una parola sinistra e ti rende sospetto perfino soltanto il pronunciarla.

Ma allora dov’è il futuro dietro l’angolo, dove sta l’ascensore sociale che attendono i nostri giovani per spiccare il volo, dove sta la terra promessa della democrazia dei diritti ? Perché, se il progresso deve fare vittime, queste sono sempre dalla stessa parte ? In America Obama ha cominciato a parlare una lingua diversa, facendosi carico dei problemi della sua gente ma anche dei destini del mondo, qui da noi si chiude l’uscio di casa non ai clandestini ma a chiunque sia diverso, non omologato, non riconoscibile attraverso la rassicurante presenza del suo denaro, diventato l’unico passepartout nazionale. Chi non ti conosce non ti chiede più chi sei e che cosa sai, ma quanto denaro guadagni e sulla risposta ti misura all’istante.

Il benessere, o il disagio economico deformano tutto, travisano e differenziano la percezione del mondo reale. C’è chi attende un anno per risparmiare anche solo mille euro, e spesso neanche ci arriva, anzi si indebita e non per togliersi uno sfizio, ma per pagare il mutuo, i libri dei figli, la lavatrice nuova di casa. Il credito al consumo ha incravattato un numero straordinario di famiglie che dovranno affrontare l’ultimo miglio, il terribile 2010, partendo con l’handicap di debiti insostenibili. E le finanziarie lì pronte a mangiarti anche la casa, il “credito per nonni” inaugurato da un precedente governo Berlusconi ha continuato a falcidiare la classe media proprio nel mattone, il padre ipoteca la casa per realizzare un aiuto economico per se e per i figli, poi quando il vecchietto muore la banca si presenta agli eredi e chiede il saldo senza dilazioni, se non ce li hai la casa di tuo padre è andata.

Ma mille euro il popolo dei suv se li mangia a cena, senza manco accorgersene. E queste due Italie vivono una accanto all’altra ma non convivono più, l’una ha messo in schiavitù l’altra silenziosamente, senza strepiti. La politica non parla più di lavoro, di disagio economico, dei sogni infranti di chi oggi maledice il momento di aver messo al mondo dei figli in un paese che si dimentica di te se non hai nulla. Le piazze sono vuote, le fabbriche anche ma gli operai invece di scendere in strada salgono disperati e soli sulle gru, perché quel che conta non è urlare in questo paese di merda dove non ti ascolta più nessuno, ma farsi vedere nell’altro paese, nell’iperuranio del mulino bianco, entrare nell’occhio magico della tv e sperare di far così tanto rumore da indurre i potenti a darti per elemosina ciò che la Costituzione dovrebbe garantirti, una vita dignitosa per te e i tuoi figli, uno stipendio decoroso per il tuo lavoro quotidiano.

Hai voglia a dire : “dimentichiamo Berlusconi, altrimenti non cambieremo mai il paese”. Berlusconi c’èra già quando ancora non c’era, perché siamo da sempre il paese dei mimandapicone, degli eletti e degli elettori che non si scambiano mai di posto. Il paese era già bene avviato sull’incultura, sull’ignoranza e sull’indifferenza, Berlusconi gli ha soltanto dato una bella spinta. E adesso il risibile vantaggio di aver raggiunto il fondo è che non si può che risalire, ma attenzione : chi uscirà dal fondo del pozzo non riconoscerà nessuno e non farà prigionieri.

Domani il premier compie gli anni e i cortigiani mediatici gli regaleranno sicuramente l’ennesima sortita in tv. Lui contraccambierà regalando case ai terremotati e veleno all’opposizione. Poi fra circa una settimana ci sarà la lotteria del lodo Alfano e sapremo qualcosa di più degli ultimi maldipancia in casa Pdl. C’è già chi è al lavoro per un Alfano-bis, sicuramente, e a lui vorremmo consigliare : ma perché, invece di rimandare i processi del premier con quella brutta e ingombrante impunità, non fate una legge che costringa i magistrati a occuparsi immediatamente e velocemente delle incombenze legali delle 4 cariche dello Stato ? Se il problema è, come si dice e come ha spiegato la stessa avvocatura dello Stato, quello di non fare perdere tempo inutile al premier, ebbene il rimedio esiste. A botta calda, se c’è una accusa, che scatti immediatamente il processo, per direttissima. Così Berlusconi, che è sicuramente innocente, si sbrighrerà in poche ore e tornerà a occuparsi del suo amato paese con un’arma in più rispetto ai detrattori, quello di essere immacolato di fronte alla legge. Già vedo i cartelloni, un faccione sorridente con le ali e la scritta “ un presidente angioletto”.

Stefano Olivieri
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POLITICA
17 settembre 2009
Senza Parole 2 ( di Stefano Olivieri)



Un blogger farabutto deve premunirsi in tempo, così mi sto attrezzando. Naturalmente si intende funerale politico, mica altro ! Auguri per il prossimo 29 settembre, 100 di questi anni Presidente, meglio se trascorsi lontano dalla politica e dall'Italia.

Stefano Olivieri
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SOCIETA'
2 luglio 2009
Il giudice Mazzella, la cena e il libro ( di Stefano Olivieri)
 Riprendo una ADNKRONOS del 22 maggio scorso :

Roma, 22 mag. - Una serie di riflessioni sull'Italia, frutto di una ''conversazione tra amici''. Al centro il valore delle Istituzioni per il mantenimento dell'identita' e dell'unita' del Paese. Le riflessioni sono contenute nel libro scritto da Luigi Mazzella, giurista e politico, ''Casta?Italia. Il diario al tempo del grido: Delenda Res Publica!'' (Avagliano, edizione fuori commercio, pp. 270). Mazzella ne parlera', martedi' 26 maggio, alle 18,30, presso il circolo Antico Tiro a Volo di Roma, alla presenza di Ettore Boschi, Pier Alberto Capotasti, Roberto Gervaso, Antonio Ghirelli e Annibale Marini. ''Il libro - spiega all'ADNKRONOS Luigi Mazzella - e' il frutto di una conversazione 'tra amici' sulla base delle mie considerazioni diaristiche ispirate dall'osservazione della realta' che ci circonda. Il tema principale e' determinato da una preoccupazione serpeggiante: se si attaccano le Istituzioni, che rappresentano il 'cemento' del Paese, si corre il rischio di sfaldare l'unita' e l'identita' della Nazione. E' necessario, invece, mantenere un forte rispetto per il quadro istituzionale repubblicano, proteggendo quanto piu' possibile il Parlamento, la Corte Costituzionale e tutti gli altri organismi che compongono l'architettura dello Stato''. ''Sarebbe il caso - aggiunge poi Mazzella - di fare tesoro ad esempio, dell'esperienza francese. Anche nella prospettiva dell'Unione Europea, il paese transalpino salvaguarda le sue Istituzioni mettendole al riparo da ogni eventuale attacco. La Francia, peraltro, fa leva sempre su un forte sentimento nazionale presentando con un paese coeso sulla scena internazionale. La Francia, sempre piu' unita, sara' in grado di giocare un ruolo fondamentale nel contesto politico europea. Un paese che si sfalda, rinunciando alle sue Istituzioni e' destinato ad essere sempre piu' debole e ininfluente. Chi rimane una Nazione unita intorno alle sue Istituzioni e alla sua identita', puo' contare su una marcia in piu'. Inoltre, non bisogna mai confondere il ruolo che un'Istituzione riveste dalle persone che la rappresentano".

Pare che la tanto discussa cena fra Mazzella, Berlusconi, Letta, Alfano e l’altro giudice Napolitano sia avvenuta proprio nella prima quindicina di maggio 2009. Che la “conversazione fra amici” che avrebbe originato il libro ( 270 pagine, davvero una bella conversazione, ndr.) possa essere proprio quella con Berlusconi ed Alfano, appare improbabile, anche se non si può escludere che il premier sia stato invitato anche in precedenza dall’amico giurista, che è stato anche un suo ministro.

Comunque sia, una lettura a “Casta ? Italia. Il diario al tempo del grido : Delenda Res Publica” io la consiglierei, a chi è in grado di reggere 270 pagine di Mazzella. Magari si scopre qualcosa di apprezzabile.

Stefano Olivieri
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POLITICA
29 settembre 2008
STABILITA’ E DEMOCRAZIA (di Stefano Olivieri)

Tutti i cittadini, in primo luogo coloro che hanno votato in favore dell’attuale presidente del consiglio, devono oggi interrogarsi se stabilità e democrazia stiano per caso diventando in Italia due condizioni antitetiche fra loro. Perché le parole di Berlusconi a commento della futura decisione della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, che lo riguarda da vicino, dovrebbero allarmare tutti. La minaccia nemmeno velata di intervenire con “una profonda riflessione sulla giustizia” nel caso in cui il lodo fosse dichiarato anticostituzionale lascia intendere che tipo di paese e che tipo di governo soprattutto ha in mente Berlusconi, e non è certo quello di una democrazia rappresentativa.

Abbiamo sperimentato come negli ultimi quindici, venti anni, il desiderio di giungere finalmente dopo il ciclone di tangentopoli ad un governo stabile abbia spinto e convinto i cittadini a cedere progressivamente una quota della loro sovranità, sacrificata sull’altare di una maggiore efficienza governativa. Il referendum sul maggioritario, un sistema pur incompleto ( per il residuo 25 % restato proporzionale) e incompiuto ( il turno secco costringeva ad alleanze eterogenee) aveva appunto questo fine, semplificare il confronto politico avviando un bipolarismo reale che desse fine all’ egemonia di partiti come la DC e il PSI, polverizzati da tangentopoli.

Ma Berlusconi seppe per primo cogliere le opportunità che il nuovo sistema offriva, creando con Forza Italia il primo partito unico della destra e raccogliendo in esso le ceneri di democristiani e socialisti. Poi con il polo delle libertà caricò sul suo carro anche gli ex fascisti di una AN appena nata e i leghisti di Bossi e si prese di slancio il governo del paese. Fu lui, come è ancora adesso, a decidere su tutto e su tutti, grazie all’enorme potere finanziario e mediatico che già deteneva, e riuscì a sconfiggere il cartello dei progressisti e la “gioiosa macchina da guerra” che Achille Occhetto aveva allestito con il suo PDS, nato con la svolta della Bolognina dalle ceneri del PCI.

Il potere di persuasione di Berlusconi fu tale nei confronti di un elettorato confuso e disorientato da tangentopoli da riuscire a presentare una accozzaglia di politici navigati e inquisiti come la novità della politica italiana. Anzi dell’antipolitica, perché fu proprio così che si presentò Berlusconi. E la sua continua spinta verso la semplificazione, quel suo voler eliminare da uno stato troppo pesante e autoritario “lacci e lacciuoli” a vantaggio della libertà di impresa divenne un “must” affascinante perfino nel centrosinistra, ancora troppo eterogeneo e limitato da lotte e correnti interne.

Sappiamo oggi dove voleva andare a parare Berlusconi. Un premier sempre più potente, un parlamento ridotto a votificio, un governo creato a tavolino a immagine e somiglianza del premier stesso. E gli elettori progressivamente ridotti al rango di sudditi, che devono soltanto ratificare con un voto sempre più pilotato l’operato dell’esecutivo. La chiamiamo ancora democrazia, ma non lo è più da un pezzo, e non solo per la legge Calderoli.

E’ vero che va fatta una profonda riflessione, come dice Berlusconi. Ma non su una giustizia che lo renda ancora più diverso e comunque superiore agli altri cittadini, bensì su come questo paese stia sacrificando ormai troppo della sua democrazia sull’altare di una stabilità che ha di fatto partorito il mostro, la riedizione di un regime fascista e sopraffatore, che fa dell’impunità dei suoi membri lo strumento preferenziale per risolvere qualsiasi cosa, dal confronto con l’opposizione fino ai problemi giudiziari del premier e di qualche ministro. Mi chiedo, e chiedo agli elettori del premier, se siano stati del tutto consapevoli che, scegliendo Berlusconi come premier più affidabile di Prodi, avrebbero dovuto alla fine trasformarsi in tanti novelli balilla. Mi chiedo, e lo chiedo agli elettori del PD, della Sinistra e degli altri partiti dell’opposizione democratica, se non sia giunto il momento di considerare l’opportunità di unificare forze e strategie per contrastare il pericolo incombente di una deriva autoritaria che potrebbe mangiarsi del tutto questa nostra fragile democrazia. Potremo anche non chiamarli comitati di liberazione nazionale, ma a questo punto è ineludibile per tutti fare fronte comune.

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