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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
29 aprile 2011
Silvio in guerra (vignetta)


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29 aprile 2011
LE ALLEGRE COMARI CHE FOTTONO IL PAESE ( di Stefano Olivieri)

Non stiamogli dietro. Il gioco è fin troppo chiaro, perfino stupido, roba d’avanspettacolo di terzo ordine. Lo facevano Gianni e Pinotto, Franco e Ciccio e alla rivista poteva anche andar bene, ma all’Italia cominciano a girare le palle.
 
Mancano pochi giorni alle elezioni amministrative e le due allegre comari del più disastrosamente allegro governo italiano si passano la palla l’un l’altro, prendendo per il culo l’intero paese. Che Gheddafi potesse diventare il coniglio da far uscire e rientrare nel cilindro da parte di due prestigiatori da strapazzo, era prevedibile. Tutto è lecito quando si tratta di nascondere la polvere sotto il tappeto. Guerra si, guerra no, coi tornado o senza, con le armi o con la diplomazia. I giornalisti che rincorrono Bossi da un comizio all’altro, da una cena a un dopocena, e registrano. E il senatur si diverte a parlare, a vaticinare catastrofi, salvo rimangiarsi un’ora dopo tutto. E i berluscones dietro, tanto il gioco è collettivo, lo scopo è fottere il popolo italiano il più a lungo possibile, franza o spagna purchè se magna. Intanto L’Unione europea ha decretato che clandestine in Italia sono le carceri e che gli immigrati sono esseri umani titolari di diritti, guarda un po’. L’ennesima figuraccia.  
 
Al cavaliere poi non sembra vero poter parlare d’altro. Le cronache italiane piene di politica estera, non s’era mai visto. Frattini, che sarebbe l’unico davvero deputato a parlarne, messo da parte da Larussa, da Calderoli, poi da Bossi, da Berlusconi, oggi vedremo chi altri ci vuole metter bocca.
 
Intanto l’Italia agonizza. Il lavoro che non c'è per i giovani, per i disoccupati e i licenziati. Le famiglie in povertà, il Sud abbandonato, gli studenti abbandonati, la sanità abbandonata, le imprese abbandonate.  Ci vuole una rivoluzione nordafricana anche da noi, o di queste allegre comari non ci libereremo più
 
Stefano Olivieri
 
 

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permalink | inviato da Stefano51 il 29/4/2011 alle 8:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
17 marzo 2011
No fly zone in Libia, oggi il voto ONU ( di Stefano Olivieri)

Ciò che sta succedendo in Libia viene passato sotto silenzio in Italia dalla stampa amica dell’amico di Gheddafi. Ma è un genocidio e Berlusconi, che da “volenteroso” per Bush si è trasformato in svogliato e riottoso di fronte alle stragi di civili in Libia, sta condizionando pesantemente il fronte anti Gheddafi che si è realizzato in Europa.
 
Occorrono prese di posizioni chiare e certe, e occorre soprattutto agire in fretta con deterrenti che siano convincenti per un pazzo sanguinario come il colonnello libico. L’ipotesi di una  “No fly zone”  avversata da subito – e in modo ufficiale – nel nostro paese per esplicite dichiarazioni del ministro Frattini, andrà comunque in discussione oggi all’ONU. Se passerà una risoluzione per un intervento che possa garantire la No fly zone in Libia, il governo italiano sarà costretto ad allinearsi senza indugio, altrimenti sarà costretto a spiegare a tutte le Nazioni Unite i motivi della sua posizione.
 
Oggi è il giorno in cui si festeggia – si fa per dire – l’unità del nostro paese. Con un partito come la Lega che vergognosamente non solo sta apertamente boicottando questa ricorrenza, non presentandosi in Parlamento, ma fa anche una vera e propria campagna politica in giro per il paese ( vedi Salvini a Milano) per provocare disordini. E tutto questo senza neanche una tiratina di orecchie da parte di un premier che sembra sempre più un re travicello in mezzo ad uno stagno di ranocchie. Per festeggiare ancora più degnamente l’unità italiana sarebbe bene riuscire a comprendere quanto sia importante e fondamentale per il nostro paese appoggiare la democrazia dei paesi nordafricani.
 
Bersagliamo il parlamento italiano di email chiedendo che venga messo all’ordine del giorno il voto sulla Libia non appena sarà nota la determinazione dell’Onu. Fermiamo la strage dell’amico di Berlusconi.
 
Stefano Olivieri
 

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26 febbraio 2011
SCINTILLE ( di Stefano Olivieri)

Son rimasto fermo una settimana per una influenza ed è cambiato il mondo. Questo atomo opaco di male ha avuto un piccolo sussulto dalle parti del nord Africa, che pian piano è diventato un terremoto. Le crepe aperte in quelle terre povere e aride ma ricche di energia nel sottosuolo hanno inghiottito in pochi giorni tre regimi totalitari e adesso rischiano di esportare nel sonnacchioso ed evoluto occidente europeo le faville di una democrazia germinale – pane e libertà – che da noi purtroppo non esiste più.
 
Dovremmo preoccuparci delle somiglianze fra il nostro premier e i suoi amici Ben Alì, Mubarak, Gheddafi, dovremmo preoccuparci della loro vicinanza in affari – tv, petrolio e altro – per capire come e perché occorre essere totalmente vicini ai popoli nordafricani adesso, e non fra qualche mese. E invece siamo preoccupati che Bin Laden possa spargere il seme del fondamentalismo in quelle terre, in quelle menti. Lo sceicco non aspetta che la nostra paura per cominciarlo a fare, lui è un evoluto che sa come vanno queste cose, sa come giocare su più tavoli perché non a caso era socio in affari con Bush.
 
Ricorda Concita De Gregorio che l’apertura di una via del gas a sud, verso l’Africa di Gheddafi, fu motivata da Berlusconi come una valida alternativa a quella strada del nord che l’instabilità ucraina aveva messo a rischio. Menomale che oggi abbiamo il gas ucraino altrimenti saremmo tornati di colpo  all’età della pietra. La Libia, paese "stabile e amico" secondo Berlusconi, oggi è in fiamme e il nostro premier ha un appoggio in meno anche nella politica internazionale.
 
Vorrei proprio sapere che altro deve succedere per buttarlo giù. Ci stiamo preoccupando nel constatare come, secondo recenti sondaggi e interviste, molte ragazze italiane sarebbero disponibili a partecipare ai festini del premier, incoraggiate dalle loro mamme. La scoperta dell’acqua calda. Come a dire che questa non è l’Italia che di zoccole e di magnaccioni ne produce in quantità industriale, da esportazione. E’ stato sempre così, ma il punto oggi è capire che questa tendenza, che questo trend è incoraggiato ad arte, e si identifica nel frequente ragionamento del premier sulla sua intangibilità dalla Legge perché eletto e supportato dalla maggioranza del popolo italiano.
 
A parte il fatto che a ben contare i voti politici, chi oggi sponsorizza Berlusconi presidente rappresenta una esigua minoranza degli italiani, resta il fatto che l’andazzo, la cosidetta costituzione di Arcore, non è ancora in vigore e chi infrange le leggi deve pagare, anche se gode di consensi, simpatie e ammiccamenti diffusi. La democrazia non può essere furba, la democrazia è democrazia e basta.
 
Prendiamo in prestito una scintilla africana e proteggiamola. Pane e libertà cominciano ad essere beni preziosi anche da noi, provatevi a chiederlo in giro. Non aspettiamo di contare i morti, abbiamo già dato su quel fronte, ma mandiamo a casa Berlusconi. Ne ha da scegliere, anche all’estero.
 
Stefano Olivieri

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permalink | inviato da Stefano51 il 26/2/2011 alle 12:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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