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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
7 dicembre 2010
LA SINDROME DELL'EX CARCERATO (di Stefano Olivieri)

Lui adesso vuol fare come Gentilini, l’ex sindaco sceriffo di Treviso che, avendo esaurito i suoi mandati, comanda oggi attraverso il suo vice. Berlusconi ministro, e chi ci crede ? Ve lo immaginate sua emittenza, lo statista più grande delle ultime centocinquanta ere geologiche, quello che smanaccia le sue ministre, relegato su uno strapuntino ministeriale ? Lui, che non può più parlare urbi et orbi ( e certo che, a parte il latino,  orbi lo siamo stati davvero) sotto il pataccone similamericano con scritto sopra “Il presidente” ?
Eppure sì, è proprio vero, Silvio si adatterebbe, dicono. Non certo per attaccamento alla cosa pubblica, della quale non gliene è mai fregato più di tanto, ma per avere la speranza (poca, presidente: non si illuda) di trovare ancora un rimasuglio di quel suo scudo spaziale contro quella plebaglia di giudici comunisti che è pronta ad accanirsi su di lui, un attimo dopo le sue dimissioni da premier.
Io continuo a pensare che dopo aver esperito e provato di tutto (stiamoci attenti alla sua disperazione…) alla fine se la svignerà molto poco elegantemente. In Russia, in Libia, in una qualunque delle sue trecento dimore principesche in giro per il globo terracqueo, a ristorarsi con le sue giovanissime infermiere private. Hai voglia a mandati di cattura internazionali, avremo voglia a sequestrargli i beni perché quelli che conosciamo oggi sono soltanto la punta di un iceberg smisurato. Del resto, è stato libero di fare quello che voleva per più di 17 anni, ha giocato a risiko e a monopoli coi beni comuni di uno Stato nazionale che bene o male è tra i primi dieci al mondo, e nessuno gli ha mai torto un capello, dunque figurarsi i fondi occulti, i conti correnti segreti, i forzieri nascosti che avrà quest’uomo in giro per il mondo.
Non avrà il tempo di goderseli tutti, certo, perché l’età c’è e il fisico, malgrado le apparenze, è piuttosto logorato dal bungabunga, ma insomma, come dire, più che in pensione se ne andrà in albergo, e a sette stelle. Alla fine ci scorderemo di lui, ma mi piace pensare che fino al suo ultimo respiro quest’uomo non riesca a dimenticare i suoi giudici, e che continui a sognare che cento magistrati vogliono giocare con lui a fare quel trenino selvaggio.
 
A noi toccherà invece assaggiare la sindrome dolceamara dell’ex carcerato. Che esce di carcere dopo quasi vent’anni, e già in strada perde l’equilibrio. Troppo spazio, troppo ossigeno, troppo sole. Bisognerà stare attenti, potremmo innamorarci perdutamente del nuovo premier, fosse anche uno qualsiasi, soltanto perché diverso da lui. Silvio lascerà un vuoto enorme, Ghedini potrebbe anche suicidarsi insieme a Fede, al solo pensiero. Ma è un vuoto che sapremo, che vorremo riempire, con tante cose, con tanti pensieri e progetti, ripiegati e depressi centinaia di volte  in questi lunghi anni di regime delle banane. Quel giorno faremo volare in alto i nostri aquiloni, su nel cielo, per sgranchirci la testa e riabituare la fantasia. Io ho già deciso, per festeggiare me ne andrò al mare a pescare. Per i vermi passerò l’undici dicembre da palazzochigi, lì ce ne stanno belli grossi.
 
 
Stefano Olivieri
POLITICA
1 luglio 2010
SENZA BAVAGLIO, SEMPRE (di Stefano Olivieri)
 

SAREMO SENZA BAVAGLIO, SEMPRE

Di Stefano Olivieri

Va ben oltre la difesa di una informazione libera ciò che accade oggi a Roma, a Milano e in tante altre città. Non si tratta di difendere i giornalisti ben pagati, anche perché sono una risibile minoranza rispetto all’esercito di bloggers che gratuitamente ogni giorno da almeno dieci anni, attraverso la loro pagina web personale o dai portali di controinformazione, svolgono una attività quotidiana quasi sempre del tutto gratuita al servizio di una informazione libera.

Non si tratta di rimuovere un bavaglio sulla bocca, o sugli occhi che non potranno più vedere determinati servizi, o sulle orecchie che non potranno ascoltare le disinvolte chiacchierate di molti nostri governanti, sempre più spesso pizzicati a interloquire con delinquenti matricolati o presunti tali.

Oggi si scende in piazza contro un principio che vuole fare scuola, in questo paese eticamente modificato. Il principio di non rispondere all’arroganza di chi vuole zittirti semplicemente alzando la voce, o sbattendoti in faccia una legge costruita apposta per coprire il reiterato abuso di potere di chi si è fatto eleggere dai cittadini giurando fedeltà allo Stato sovrano e alla Costituzione.

Gli arroganti, i bulletti si riconoscono da piccoli. Ogni classe ha il suo teppistello che sgomita e mena per comandare, finchè non lo prendono in quattro e gli fanno cambiare idea. Urlare “Stai zitto !” perché non si hanno argomenti e si vuole usare i muscoli al posto del cervello porta lontano dalla democrazia sia che si parli di parlamento come di una riunione condominiale. E’ il principio della forza, della prevaricazione che si vuole far passare, indorandolo con il rispetto della privacy. Perfino il Garante Francesco Pizzetti, a proposito della calendarizzazione al 29 luglio del ddl intercettazioni nella stesura voluta dal governo, comincia ad essere perplesso : “…si sposta oggettivamente il punto di equilibrio tra libertà di stampa e tutela alla riservatezza, tutto a favore della riservatezza…” Anche Fini sottolinea che occorre bilanciare la tutela della privacy con il rispetto della legalità ma alla fine non si mette di traverso come il suo ruolo, quello di presidente della Camera, gli avrebbe consentito, ad esempio spostando la discussione del decreto a settembre. Ma dentro il governo la conta è soltanto rimandata e il nervosismo del presidente è evidente nell’ultima uscita di Angelino Alfano, quella di correggere il suo lodo ( già dichiarato incostituzionale dalla Consulta) ampliando lo scudo del presidente Berlusconi ai periodi anteriori all’acquisizione della carica. Quanto anteriori non si sa ancora, forse fino alla sua fanciullezza, quando dai salesiani scambiava i suoi compiti per denaro. E’ talmente assurda quest’ultima pretesa da essere comica, ma va giudicata per quella che è, l’ultima pericolosa stilettata di un dittatorello che si sente messo all’angolo e mena colpi all’impazzata, non risparmiando più nessuno da Napolitano alla Magistratura – definita cancerogena perfino a Toronto, davanti a una platea di attoniti e perplessi canadesi.

Berlusconi ormai sragiona, ma il bavaglio alla nostra ragione non riuscirà a metterlo, né oggi e nemmeno domani. In piazza oggi scenderanno 3 generazioni di cittadini, i nonni che hanno già ben conosciuto i colpi di coda del fascismo e sanno quanto sia importante restare uniti in questi momenti. I padri, consapevoli che a restare zitti e muti ci vanno a perdere soltanto i più deboli, i lavoratori a busta paga, i pensionati e le loro famiglie. Infine i figli, che seppure non conoscono ancora bene il palazzo della politica, hanno già ben capito a proprie spese che occorre cambiarlo in fretta, aprirlo alle idee e ai bisogni che vengono dal basso, altrimenti il loro futuro è già segnato nell’Italia di Berlusconi, un paese dove viene premiata soltanto l’obbedienza incondizionata al padrone, e non il merito e il talento. In una Italia così la classe dirigente non può che peggiorare nel tempo, per questo quel bavaglio va stracciato, e va allontanato dal governo chi l’ha proposto e chi lo ha appoggiato. Ora, non fra tre anni. Oggi andiamo tutti insieme a dirglielo a Silvio, di stare zitto lui.


Una mattina mi son svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato
e ho trovato l'invasor.

O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.

E seppellire  lassù in montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna
sotto l'ombra di un bel fior.

E  le genti che passeranno
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E  le genti che passeranno
Mi diranno Che bel fior!

È questo il fiore del partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
È questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

10 giugno 2010
Più privacy per il crimine e meno sicurezza per gli onesti ( di Stefano Olivieri)




Salve. Oggi è una bellissima giornata per i mariuoli in giro per il nostro paese. E anche per i ladri, per i corruttori e per gli imbroglioni. L'impresa criminale ringrazia il governo per aver segato gli zebedei alla giustizia e alla polizia, nelle case dei furbetti si stappa lo champagne e si grida viva Berlusconi. Allegria legittima, dal punto di vista dei criminali professionisti e anche di chi su questa strada si vuole avviare proprio oggi, che la trasformano in una autostrada.

Avremo fra breve tanti ospiti, finalmente Berlusconi ha trovato il sistema di incrementare il turismo, visto che la Brambilla era un po' in difficoltà. Intere bande si trasferiranno dall'estero e pianteranno qui radici per i loro affari. Assisteremo alle olimpiadi dei truffatori, al decathlon dei mazzettari e al giro d'Italia dei preti pedofili. Perchè il ddl intercettazioni ha un occhio di riguardo anche per loro, se vengono pizzicati al telefono bisogna avvertire subito la curia.

Mi chiedo come voi cittadini onesti, desiderosi soltanto di tranquillità, magari un pizzico di destra ma comunque democratici, che riuscite ancora ad indignarvi se un imprenditore farabutto si mette a ridere col suo compare parlando di un terremoto e degli affari che potrà lucrare, mi chiedo dunque come mai avete potuto fare arrivare quest'uomo a questo punto, come mai avete portato questo paese su questa frontiera inesplorata.

Davanti a voi, a noi tutti, da ora in poi c'è il deserto. Niente informazione sui crimini, intercettazioni con il contagocce e sempre sottoposte a controllo preventivo, niente birbaccioni beccati con le mani nel sacco, traditi da una telefonata. I tg parleranno di diete e di gossip, le mariedefilippi, i grandifratelli e le isoledeifamosi abbrutiranno per overdose le vostre sinapsi e quelle dei vostri figli e tutto questo paese andrà a puttane. Come già ci è andato, e più volte, questo governo, lo si è visto e ascoltato sempre grazie alle intercettazioni. Mi chiedo, e vi dico : volete il teatro, la fiction perchè la vita è troppo brutta e scialba e vi serve evasione ? Accomodatevi in poltrona e guardate la tv che preferite, siete liberi di farlo.

Ma volete davvero anche che tutto, tutto quanto questo paese reale, dove il crimine esiste eccome purtroppo, divenga da un giorno all'altro il mulinobianco della pubblicità, dove tutti sono felici e contenti?  Volete davvero rischiare di trasformare l'Italia nella centrale del crimine europeo, ma che dico, mondiale? Volete tutto questo? Allora accomodatevi, sbellicatevi le mani applaudendo, perchè il vostro premier, vostro e non nostro, vi ha accontentato per benino. Ma sappiatelo noi non staremo a guardare, perchè oggi si è superato il segno, l'ultimo crinale della democrazia. Suonate pure le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane, e ben oltre i confini di questo paese. E' il bello del web, basterà un server straniero e le schifezze di questo povero paese torneranno a galla, una ad una e giorno per giorno, anche col bavaglio di questo duce fuori tempo massimo.

Stefano Olivieri
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POLITICA
3 gennaio 2010
L’ETA’ DELL’ORO DIETRO L’ANGOLO ( di Stefano Olivieri )
 

Fra tre giorni l’Epifania che tutte le feste si porta via. Restituendoci ben inteso un presidente del consiglio determinato a dare la spallata conclusiva a quel che resta della Costituzione e della democrazia. Vabbè, abbiamo visto tutto, vedremo anche questa, se la lotta si fa dura non sarà a tirarsi indietro per primo quel gran pezzo d’Italia che sulle barricate lo è già da un pezzo, e ci ha fatto il callo alle cattive notizie.

Eppoi non tutto il male potrebbe venire per nuocere. Mi ricordo una storiella raccontata in un libro di De Bono, quello del pensiero laterale. C’era una volta un sarto, che era molto depresso perché al suo laboratorio le cose non andavano bene. I suoi commessi erano scortesi con i clienti e gli rubavano la stoffa, tutto era sottosopra e alla fine di ogni giornata di lavoro l’uomo pensava al fallimento. Qualcuno gli consigliò di consultare il vecchio saggio della montagna, che dava sempre i migliori consigli a tutti e così il sarto si mise in cammino per raggiungerlo. Il saggio ascoltò in silenzio il lungo racconto dell’uomo e alla fine sentenziò : “ Prendi un vecchio caprone e portalo nel tuo laboratorio”. Il sarto restò disorientato da questa risposta, ma decise ugualmente di dare retta al vecchio saggio. Comprò un vecchio caprone e lo portò a forza dentro il suo laboratorio, ma nel giro di due, tre giorni, l’animale cominciò a mangiare e a insozzare tutti i tessuti, fece scappare commessi e clienti e lasciò il suo padrone in preda alla più cupa disperazione. Il sarto decise di tornare sulla montagna a chiedere consiglio, e stavolta il vecchio saggio gli disse : “ Liberati dal caprone”.

L’uomo non se lo fece ripetere due volte. Tornò al laboratorio e diede la libertà al caprone, poi si rimboccò le maniche e dopo una settimana di lavoro riuscì a far ritornare tutto a posto. Ora era rimasto solo, senza stoffe, senza commessi e senza clienti, ma il laboratorio era pulito e lui si sentiva dentro una gran voglia di ricominciare. Era tornato come prima, anzi probabilmente peggio di prima, ma si sentiva in paradiso.

E’ probabile, malgrado le immense difficoltà che stanno attraversando il nostro paese e la nostra democrazia, che noi quel vecchio caprone non lo abbiamo ancora portato in casa nostra. C’è un pezzo d’Italia che spende e spande e l’altra metà, seppure in difficoltà, annega l’incipiente miseria nella febbre dei saldi di fine stagione. Ci serve evidentemente un caprone molto irrequieto e puzzolente per ricondurci alla ragione, per farci esplorare ben bene il fondo del pozzo in cui siamo finiti. Diceva Montanelli, in una sua memorabile intervista, che di tutte le Italie da lui conosciute nel corso della vita quella di Berlusconi era stata certo la peggiore. La definì “la feccia che risale il pozzo”. Dovremo rimboccarci le maniche come il sarto della storiella, ma potremo ripulire tutto soltanto quando la feccia del caprone ci avrà fatto risvegliare con il suo fetore dal sonno in cui siamo caduti. L’età dell’oro in realtà è dietro l’angolo, ma non sarà la politica a farci trovare la strada. La via giusta la dobbiamo esplorare dentro di noi e fra di noi, e solo quando su questa strada ci ritroveremo tutti insieme potremo essere certi che, malgrado le macerie attorno, da quel momento in poi comincerà la terza repubblica.

Stefano Olivieri

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POLITICA
29 maggio 2009
Fischi, sputi e battutacce e censura della rete ( di Stefano Olivieri)
 

Brutta giornata ieri per il governo, dal punto di vista del marketing sociale. Il grumo eversilvio si becca i fischi alla Confesercenti per l’ennesimo attacco ai giudici, il ministro La russa viene sputacchiato da uno studente, infine Brunetta dopo i suoi soavi apprezzamenti sui poliziotti panzoni è costretto a un brusco dietrofront e a chiedere addirittura scusa. C’è anche qualcos’altro : a Roma gli appalti per i mondiali di nuoto stanno interessando la magistratura perché pare che la mano del governo centrale sia stata un po’ troppo invasiva rispetto ai controlli che il Comune deve poter esercitare. Non si tratta al solito di noccioline ma di appalti ( privati) di centinaia di milioni di euro, per i quali - vale la pena di ricordare – è in ballo anche la Protezione civile di Bertolaso che in qualche modo fa da raccoglitutto. Sotto sotto io ci leggo uno scontro fortissimo tutto interno al PDL fra AN e Forzaitalioti, il tempo dirà se ho ragione. Forse l’affare Noemi e l’ingombrante vicenda Mills cominciano a far puzzare il pesce in vetrina ed è già partito qualche segnale di allarme.

Infine i genitori degli studenti morti a l’Aquila sotto le macerie della casa dello studente. Molti di loro hanno già detto che rifiuteranno la laurea ad honorem che il governo intende assegnare ai loro figli defunti perché la cosa puzza da lontano di di propaganda elettorale.

In controtendenza l’inverosimile sondaggio sky sulla frase del cavaliere ( grumo eversivo) che poco fa raccoglieva addirittura l’88 % dei consensi. Come a dire che l’Italia intera sarebbe già pronta con il braccio destro alzato a piazza Venezia.

Da ultimo una notizia ripresa da Aprileonline : “ Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri provvedimenti scellerati come l'obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senza tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC), è stato introdotto l'articolo 50-bis, "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet" Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla Camera l'articolo è diventato il nr. 60. Anche se il senatore Gianpiero D´Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della "Casta" che non vuole scollarsi dal potere.

In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero. Il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l´interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore.
La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali. “

Sapevamo che prima o poi il cielo si sarebbe incupito. La rete va difesa perché è attraverso di essa che possiamo mostrare il re nudo. Resistenza, Resistenza, Resistenza

Stefano Olivieri

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permalink | inviato da Stefano51 il 29/5/2009 alle 10:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
25 aprile 2009
Libertà e Liberazione ( di Stefano Olivieri)
 




Liberazione deriva da libertà. E la libertà è un valore universalmente riconosciuto, e così intensamente percepito da ciascuno da essere assimilata, metabolizzata con facilità e naturalezza e poi ostentata per ragioni spesso le più diverse fra di loro. Non a caso è anche un termine usato e abusato a destra come sinistra, a sottolineare appunto quanto fra tutti noi, ma proprio tutti, il desiderio di libertà sia immutato e forte.

Ma a questo punto è bene chiarirsi sui significati. Anche a prescindere dalla ricorrenza del 25 aprile che è chiara, dettata dalla storia nella sua interpretazione univoca. E’ bene parlarsi, e forse il modo più alto e giusto per festeggiare la Liberazione, oltre quello di ricordare il martirio e il sacrificio degli eroi della Resistenza, è proprio questo, fare di questo giorno il simbolo di una ricerca ostinata e sincera di contatto fra diversi per conoscere fino in fondo in quanti modi si può coniugare il verbo “liberare”. E scoprire poi come sempre più spesso, appena scalfita la superficie delle parole e della retorica d’occasione, “libertà” sia soltanto l’involucro che ricopre l’arbitrio, il privilegio di alcuni su tanti, l’abuso e la sopraffazione incondizionata da regole.

Perché quando la libertà si coniuga al singolare, non funziona. Cambia pelle, diventa un’altra cosa. Se tentiamo di nutrirla con l’egoismo dei nostri desideri personali e non con la solidarietà, se intendiamo brandirla come un’arma l’abbiamo già perduta e per riconquistarla dovremo ricominciare da zero, farci sconfiggere da tutti per comprendere finalmente le ragioni e la rabbia degli ultimi, dovremo assaporare il giogo della sottomissione totale per comprendere alla fine che da quella condizione di schiavitù non se ne potrà uscire da soli bensì unendosi in tanti, condividendo le forze degli esclusi dai diritti contro l’oppressore.

Così il nazifascismo non appartiene soltanto ai libri di storia. Se così fosse sarebbe sufficiente raccogliersi in silenzio davanti alle mille lapidi dei nostri caduti e ricordare. Ma non è così, l’uomo ricade negli errori perché non sa, non vuole ricordare. C’è sempre un Hitler, uno Stalin, un Mussolini in agguato in una coscienza addormentata. Per questo il 25 aprile da fastidio, perché la libertà di questo giorno ha il sapore inconfondibile della vera democrazia. Non si tratta di destra o di sinistra, così come non ha senso rivendicare l’appartenenza di un valore assoluto come la libertà a questo o a quello schieramento politico, se con la libertà si gioca invece di servirsene per costruire un paese su basi solide e condivise.

Libertà di coscienza, libertà di opinione, libertà di studio, di lavoro, di cura. Tante libertà ma in fondo una sola, quella di essere davvero uguali e di partire tutti da pari opportunità. Ogni giorno può, deve essere un 25 aprile se si vuole ritrovare il coraggio, la rabbia e l’entusiasmo di ricostruire la casa comune della democrazia. La coscienza politica, la stessa cultura democratica di questo nostro paese sono da anni inclini al sonno, una narcosi innaturale indotta da chi ha affermato che l’elettore italiano è come un bambino di undici anni, e nemmeno troppo sveglio. E questo qualcuno ha tutto l’interesse a che questo bambino non cresca e continui a baloccarsi nell’incoscienza e nell’ignoranza dei diritti e dei doveri.

Berlusconi l’ha già ribattezzata festa della libertà, giocando ancora una volta sull’ambivalenza di un termine che è stato sempre presente nei suoi slogan, nelle etichette delle sue iniziative politiche, nel suo stesso partito, il popolo della libertà, appunto. Però l’abbraccio simbolico che lui richiama fra repubblichini e partigiani non è vera, sincera pacificazione, rappresenta piuttosto il tentativo – al solito goffo e irritante – di omologare questa data nel suo circo equestre. E occorre dire che la sua spudoratezza è direttamente proporzionale all’incapacità di reazione di una opposizione democratica che non sa ritrovarsi. Il premier con il sisma in poppa viaggia alla grande, forte di un consenso che se anche non dovesse realmente crescere nel paese aumenta a dismisura in tv, il che in Italia – paese in regime mediatico assoluto da parte del cavaliere – è quanto serve per conservare il potere. Qualsiasi decisione del presidente del consiglio, anche la più bislacca come quella di spostare il G8 dalla Maddalena a una città come l’Aquila ancora oggi in preda a scosse del 4 grado, non si contesta ma si esegue e basta. E con il consenso nasce e prende corpo un culto dell’uomo che è ormai religione, atto di fede. Essere di destra ormai non è più sufficiente se non si è con lui, alzare una mano per fare una domanda o semplicemente prendere appunti per una sua battuta fuori posto durante una conferenza stampa può significare trovarsi senza lavoro da un momento all’altro.

Che intanto la stampa, a cominciare da quella di destra, rialzi la testa con dignità, perché Berlusconi finirà prima o poi, e se si rinuncia completamente a un dibattito sociale e politico che prescinda da quest’uomo l’Italia rischierà, all’indomani della scomparsa di Berlusconi dalla scena politica, un contraccolpo micidiale. Cominciare a dire di no, tirare fuori le idee dalla testa, manifestare liberamente il dissenso non è soltanto utile e salutare per la nostra coscienza, lo è molto di più per questo paese dei campanelli che si sta addormentando. Liberiamoci dal sonno e scopriremo che è molto più semplice di quanto non si pensi liberarsi anche di un premier che al nostro paese ha preso immensamente di più di quanto abbia saputo restituire in termini di governo.

Stefano Olivieri
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14 dicembre 2008
Pulitzer anche per il web ( di Stefano Olivieri)
 

E tutti subito lì a sognare. Certo che american dream sarebbe trovarsi, dopo anni e anni di attività appassionata, spontanea e soprattutto gratuita sul web, ad essere candidati al premio giornalistico più prestigioso del mondo. Sarebbe soprattutto giusto, visto e considerato che le penne illustri già ravanano stipendi importanti dai loro editori, più talvolta qualche aiutino occulto per gli embedded più spregiudicati.

Il web libero ringrazia la commissione Pulitzer e attende. Non è dato sapere se i blog siano in qualche modo assimilati ai quotidiani ondine, personalmente non ci vedrei nulla di male visto e considerato che il limite imposto per la partecipazione al premio è quello della frequenza delle pubblicazioni ( credo almeno due a settimana), ma anche se così fosse mi chiedo in che modo – e soprattutto con quali risorse investigative a disposizione, si potrà davvero scrutinare tutto il mondo online alla ricerca delle migliori news e del loro autore.

Per chi vuole sognare e legge correntemente l’inglese – non è il mio caso, faccio già fatica a scrivere in italiano corretto – ecco il link del premio. Auguri a tutti, fatevi sotto.

Stefano Olivieri
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22 settembre 2008
DEMOCRAZIA & ALTRE MERAVIGLIE
 

Italia paese in movimento. Tutti a correre ma non si sa dove, tutti a gridare l’un contro l’altro, potere contro potere, corporazione contro corporazione, Picone contro il picone di turno. E tutti schierati da una parte o dall’altra. Ma tu che leggi ad esempio, sei democratico o fascista ? E’ il tormentone delle ultime settimane dopo le uscite di Larussa e Alemanno, e la svicolata di Berlusconi. Ma che significa esattamente oggi in Italia essere democratici o essere fascisti ? E poi ancora : Ti senti sicuro o insicuro ? E chi sono per te quelli o quelle cose di cui aver paura ? Prova a rispondere con sincerità. E infine, ti consideri ricco, tranquillo e benestante o ti senti già risucchiato dalla statistica dei poveri in canna ? E secondo te il tuo lavoro è sicuro o potresti perderlo da un giorno all’altro ?

Oppure : sai davvero in che paese vivi ? Pensi di essere sufficientemente informato, o non te ne frega niente ? Hai una tua opinione, un credo politico di riferimento o sei di quelli che “Franza o Spagna, purchè se magna” ? E secondo te è la politica a sporcare la società, o è la società che ha insozzato la politica ? E secondo te un paese dove è possibile fondare un partito dal predellino di una mercedes, è più libero o più schiavo ?

La mattina appena sveglio, in quei dieci scarsi minuti fantozziani durante i quali mi alzo dal letto, vado in bagno, mi vesto, prendo il caffè, saluto mia moglie e i cani ed esco di casa per andare al lavoro, faccio sempre un po’ di questa ginnastica mentale per azzerare le scorie immagazzinate dal giorno precedente. Mi serve per riposizionare la bussola etica, per ricordare che oltre al presente sempre troppo gravido di novità ingombranti esiste il passato dell’esperienza e il futuro delle opportunità che dovrebbero assisterci ogni volta che facciamo una scelta.

La democrazia ad esempio. Ne parliamo ad ogni piè sospinto, la citiamo in continuazione. Ne sentiamo celebrare il funerale e poi la rinascita centinaia di volte, la invochiamo quando ci sentiamo persi salvo dimenticarcene quando pensiamo – illusi - di averla raggiunta e conquistata per sempre. Eppure dovremmo sapere che la democrazia non è uno stato fisico, non è un insieme di leggi più o meno giuste bensì un farsi in continuo divenire di idee, valori e regole comuni, man mano consolidati in quanto condivisi, a cui la comunità deve ispirarsi nel suo percorso.

La prassi democratica è un esercizio faticoso ma necessario a cui nessuno dovrebbe mai sottrarsi, men che meno chi ha responsabilità di stato e di governo. Ma tutti, nessuno escluso, dovremmo avere un’ idea più o meno condivisa della democrazia, tutti dovremmo ispirarci sempre a quei principi di legalità repubblicana che hanno guidato la penna dei padri costituzionalisti. La nostra prima legge è una mappa preziosa, che può e anzi deve essere cambiata per ciò che prescrive nell’organizzazione dello Stato per adeguarla alla società attuale, ma non può mutare nei suoi principi ispiratori : i diritti di un uomo ad esempio, che sono inviolabili e devono rimanere uguali a quelli degli altri così come i doveri, ieri come oggi e come domani; la libertà e l’eguaglianza dei cittadini che non possono essere mai declinate al singolare, ritagliando aree di impunità per alcuni. Nella nostra Costituzione c’è scritto tutto ciò che serve alla prassi democratica, dalla libertà di associarsi ( art. 18) a quella di professare la propria fede religiosa (art. 19), dalla libertà di pensiero e di stampa (art. 21) al diritto alla salute (art.32) e alla istruzione (art. 34). E’ tutto già scritto ed elencato, ed è un elenco che se fosse davvero letto ed osservato da tutti almeno una volta al mese, farebbe dell’Italia un paese decente e un po’ più democratico perché la Costituzione spiega, ad esempio, quali e quante siano le differenze fra libertà di tutti e arbitrio personale.

Non è cosa di poco conto in un paese dove ancora oggi prosperano corrotti e corruttori, furbetti dei quartierini e politici – fin nelle più alte cariche istituzionali – impuniti per legge. Servirebbe, il conoscere bene la Costituzione repubblicana, per indignarsi, piuttosto che per le strade sporche e i rom clandestini, per il bavaglio imposto all’informazione che ci impedisce di conoscere lo stato del nostro paese, o per il lodo Alfano che immunizza Berlusconi mentre c’è chi viene arrestato per aver rubato l’insalata al supermercato o peggio, sgozzato per strada per un pacchetto di caramelle.

Conoscere meglio i nostri diritti e doveri vuol dire sapere quando rialzare la testa, saper distinguere un sopruso da una giusta punizione, e pretendere giustizia laddove è davvero assente. La “tolleranza zero” di uno stato poliziotto e di tanti sindaci sceriffi sta già producendo le banlieues nostrane in quel di Castel Volturno, che non sarà Napoli depurata dai rifiuti e militarizzata ma è vicino Napoli, ed è comunque Italia. Una Italia dove vince Gomorra evidentemente, e tuttavia si preferisce mostrare gli inceneritori presidiati dall’esercito piuttosto che andare a caccia dei camorristi, si preferisce intimidire la stampa ( la redazione dell’Espresso perquisita già due volte dopo la pubblicazione delle rivelazioni di un pentito) piuttosto che schierare l’esercito di fronte al clan dei casalesi. Perfino l’ineffabile Fede ci ha messo bocca, commentando da par suo i guadagni che il film e il libro Gomorra avrebbero portato all’autore Saviano.

E per contro, non conoscere bene la democrazia equivale soprattutto a un disimpegno nell’esercitarla proficuamente, a proprio beneficio e a vantaggio di tutta la comunità. E dimenticare, o semplicemente trascurare i principi fondamentali della legalità ci fa andare tutti fuori strada. Perché la legalità – amava dire Galante Garrone – “ è il potere dei senza potere”, è la madre di tutte le leggi, l’unica che ci consentirebbe davvero di eradicare in modo definitivo “la casta” al soldo dei potenti e non del popolo sovrano.

Conoscere davvero i nostri diritti e doveri servirebbe a farci capire che oggi in Italia la democrazia per come l’hanno intesa i nostri padri costituzionalisti, semplicemente non c’è più. Il popolo dei cittadini elettori, scippato di ogni residua libertà di scelta, non è ad esempio più sovrano da tempo; il premier impunito per legge continuerà ad imporre provvedimenti a suo personale uso e consumo, distribuendo premi e prebende a chi lo accontenterà prima e meglio; il fascismo e il razzismo, vietati dalla nostra Costituzione in ogni loro forma, dalla propaganda alle associazioni, sono nei fatti di nuovo presenti nel nostro paese, dal momento che il nostro presidente del consiglio non ha mai commemorato il 25 aprile, ha definito una vacanza il confino degli antifascisti e i suoi alleati della Lega vanno in tv e nelle piazze italiane ed europee, da Calderoli a Borghezio, a innescare incendi di odio. Tra i rifiuti di Napoli da incenerire la Lega ci avrebbe messo volentieri anche i Rom, e qualcuno a furia di sentirli gli ha dato retta in quel di Ponticelli.

La democrazia non si fabbrica in parlamento, e per fortuna neanche la si può disfare con una maggioranza strapotente e arrogante di deputati e senatori. Ma occorre una profonda e radicata consapevolezza e conoscenza per evitare che questo bene comune si ingrotti per sopravvivere, occorre fermezza e coraggio nel difendere le istituzioni in primo luogo, senza parteggiare per gli uomini che le rappresentano. Siamo noi cittadini i sovrani di questo paese, e abbiamo l’obbligo di difenderlo e di difenderci quando c’è chi attacca le regole fondamentali della democrazia. Non possiamo, non dobbiamo stare a guardare aspettando che le mele marce cadano dall’albero, perché il marcio infetta il terreno su cui cresce l’albero e se l’albero muore, occorrerà aspettare che ne cresca un altro altrettanto grande, forte e fruttifero.

Così dunque, ripassiamo la democrazia ogni giorno. Per strada andando al lavoro, dialogando con gli amici. Spargiamo il suo seme, e se pensiamo di non averne a sufficienza facciamo rifornimento da chi non ha ancora smarrito i valori della giustizia, della solidarietà sociale, della conoscenza come strumento di progresso. Tendiamo la mano a chi è più diseredato di noi – ce ne è sempre qualcuno – e non chiudiamoci in casa per paura, attendendo che la tempesta passi. La democrazia siamo noi, vive attraverso di noi, i nostri atti, i nostri stessi sogni. Facciamola vivere e crescere nonostante questo tempo buio, diventiamone apostoli laici in un paese che ha eletto il denaro come dio e sovrano assoluto, facciamolo se non per noi, almeno per i nostri figli che hanno una vita intera da vivere. Cacciamo i mercanti dal tempio.

Vorrei chiuderla qui, ma ho ancora la sensazione di non aver detto abbastanza, sopratutto ai più giovani. E allora mi affido alle parole di Piero Calamandrei, che nel 1955 così parlava ai giovani della nostra Costituzione :

DAL DISCORSO DI PIERO CALAMANDREI AI GIOVANI, SULLA COSTITUZIONE – MILANO 1955 :

L'articolo 34 della nostra Costituzione dice: “I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più importante, il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo, impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti. Dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. 1 “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, questa formula corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e studiare e trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica, perché una democrazia in cui non ci sia questa eguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una eguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale. Non è una democrazia in cui tutti i cittadini siano veramente messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro migliore contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società; e allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà; in parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinnanzi!...

Però vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove; perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. L’indifferentismo che è, non qui per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghi strati, in larghe categorie di giovani, un po’ una malattia dei giovani: l’indifferentismo. “La politica è una brutta cosa. Che me ne importa della politica?”

Ed io, quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: - Ma siamo in pericolo?- E questo dice: se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda. Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice: "Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda". Quello dice: "...che me n’importa? unn’è mica mio!...". Questo è l’indifferentismo alla politica.

E’ così bello, è così comodo, è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi di politica! Eh, lo so anche io, ci sono…Il mondo è così bello vero? Ci sono tante cose belle da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica!

E la politica non è una piacevole cosa: Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…

Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra, metteteci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo, che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora, vedete, io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, tutte le nostre sciagure, le nostre glorie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane… E quando io leggo nell’art. 2 “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”; o quando leggo nell’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”, la patria italiana in mezzo alle altre patrie…ma questo è Mazzini! Questa è la voce di Mazzini! O quando io leggo nell’art. 8: “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”, ma questo è Cavour! O quando io leggo nell’art. 5: “la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali”, ma questo è Cattaneo!; o quando nell’art. 53 io leggo a proposito delle forze armate: “l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”, esercito di popolo; ma questo è Garibaldi! E quando leggo nell’art. 27: “non è ammessa la pena di morte”, ma questo, o studenti milanesi, è Beccarla! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani…

Ma ci sono anche umili voci, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!Dietro ad ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta, Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.

Stefano Olivieri http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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