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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
22 gennaio 2015
ESPOSITELLUM (di Stefano Olivieri)


Gira e rigira dopo la quarta, quinta e forse sesta Repubblica siamo tornati al punto di partenza, quello degli azzeccagarbugli furbi e prezzolati specializzati nel fottere regole e regolamenti delle istituzioni pur di affermare il potere del loro capo. È già accaduto con i “lodi” disegnati a suo tempo da parlamentari del centrodestra per realizzare i desiderata di Berlusconi, sta accadendo di nuovo con il governo di Matteo Renzi dove uno sconosciuto Carneade, al secolo Stefano Esposito, senatore pd, trova il suo momento di celebrità per aver superato in forbizio nientepopodimeno che mister porcellum Calderoli grazie all’emendamento “canguro”, ennesima bestialità partorita da una classe politica bastarda sempre più casta malgrado le affermazioni di principio, sempre più lontana dal Paese. Dice Esposito davanti alla tv, dove aver già straparlato ieri definendo parassiti quelli della minoranza PD, rei di non pensarla come il suo sponsor Renzi : “"E' il solito vizio italico, per cui siccome un'idea intelligente è venuta a me che nessuno conosce, allora vuol dire che deve essere stata suggerita da qualcun altro"
Stia pur tranquillo senatore Esposito, la cronaca ( non la Storia) della nostra Repubblica registrerà a suo nome la ricetta dell’ennesimo tramezzino giuridico infarcito di cacca e lei forse riceverà come attestato di stima qualche sottosegretariato. Sappia però, e lo riferisca a Renzi, che gli italiani hanno altro a cui pensare piuttosto che alla genialità del suo emendamento canguro. Ve ne accorgerete quando ci saranno le vere elezioni politiche.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

14 dicembre 2013
ATTENTA ITALIA (di Stefano Olivieri)
 

Attenta Italia. Se questa sia la protesta di autentici forconi proletari o piuttosto quella dei porconi che fino a ieri hanno addentato la parte debole del paese, non so dire. Troppa confusione in giro, troppa baruffa nell’aria. Ci sarebbero anche i sorconi aggrappati al sultano, ma questo è un altro discorso, non meno pericoloso, però.

Ho parlato spesso, in questi ultimi anni, dei mille fuochi che si andavano accendendo. Dalle fabbriche agli uffici, dalle aree metropolitane alle campagne. La gente non ce la fa più, e quando l’orizzonte si abbassa, quando la prospettiva certa è quella di un domani assai peggiore dell’oggi, chi già sta sul fondo del pozzo prende a salire, a mani nude, per riguadagnare la luce.

Se i mille fuochi diventeranno un milione sarà difficile sapere quando e come, dentro a quel falò, si sono imboscati i furbi. La democrazia è un esercizio quotidiano fatto di sintesi e di ragione, quando resta soltanto la sintesi esce fuori il peggio, il rifiuto di tutto e tutti e si finisce in mano al re travicello di turno.

Vorrei che ci fosse un sussulto di dignità in parlamento e smettessero tutti di guardarsi allo specchio. L’unica cosa decente da fare è varare una nuova legge elettorale che renda di nuovo il popolo sovrano nelle scelte, e subito dopo andare a votare.

Subito dopo, perché non c’è più tempo. La crisi corrode ormai i valori fondanti dello Stato democratico e nessun democratico può realmente desiderare uno stato di polizia. Ma le urla in piazza ormai questo portano, la richiesta della testa dei nemici, senza mezze misure. La tabula rasa, per ricominciare.

Non c’è tempo per le mezze bugie e le mezze verità. Non si varare una legge che elimina il finanziamento ai partiti dal 2017, chi non ha neanche un mese di autonomia si sente ancor più preso in giro. Così, per contro, non si può sbattere sul banco degli imputati Equitalia e condannarla all’impotenza, va invece preteso che Equitalia rivolti le tasche giuste, quelle che con la ctrisi si sono riempite a dismisura mentre gran parte del paese è ridotto alla fame vera.

I ricconi in Italia ci sono, e poco importa che non si vedano i loro soldi, blindati in Svizzera o alle Cayman. Si svuotino le carceri di quelli che han rubato alimentari al supermercato e le si riempiano di questi cinici furbacchioni che hanno azzannato per decenni il paese, e continuano a farlo. Non possono esistere mezze misure non ce ne facciamo niente degli sconti sui libri e sulle assicurazioni se i salari sono regolati da norme che premiano soltanto il padrone. Non arriveremo da nessuna parte se continueremo a considerare merce il lavoro, e il lavoratore vuoto a perdere. Alla fine l’incendio totale sarà inevitabile, e non ce ne sarà più per nessuno.

Legge elettorale, elezioni, patrimoniale vera per tutti i redditi non reinvestiti e carcere vero per gli evasori. Intanto per cominciare e restituire fiducia e speranza a un paese che non vuole più essere preso in giro. Fuori i mercanti e i santoni dal tempio della democrazia, torniamo a contare e torniamo a contarci, con le spalle dritte e la testa serena, perché ci sarà sempre qualche furbetto pronto a infiltrarsi. Renzi legga la lettera di Reichlin e mediti, questa è l’ora della verità. Il governo la smetta di essere ondivago e passi la mano, non vogliamo un nuovo ventennio e non ci tireremo indietro. Sappia, Letta, che la sinistra non ha ancora imbracciato i forconi, ma potrebbe decidere di farlo, prima o poi.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
11 novembre 2012
ELEZIONI, RICCHI PREMI E COTILLONS CON IL PAESE IN AFFANNO ( di Stefano Olivieri)


Sarà anche giusta questa battaglia del bonus elettorale, anzi lo è senz’altro. In un paese come il nostro, eticamente modificato da intrallazzi, ruberie e servilismi degli eletti in parlamento, ci vorrà una lunga cura di antibiotici per raggiungere la normalità. Il 42 % imposto dalla destra post berlusconiana come soglia per ricevere il bonus elettorale costituisce un vero e proprio sabotaggio per le prossime elezioni e l’intento di Alfano e Casini è trasparente, rieditare un Monti bis sperando stavolta in un sottogoverno.

Ma c’è un limite a tutto. Qui non si tratta di obiettivi ma di strumenti per raggiungerli, il rigore andava coniugato alla crescita e crescita non c’è stata e non si sarà mai con l’impoverimento della classe lavoratrice, a cui si è aggiunto negli ultimi anni anche il crescente disagio di quella classe media da cui Berlusconi in particolare ha ricevuto per ben tre volte l’investitura a premier. Ora i tempi son cambiati, il centrosinistra del Pd e SEL ha tenuto meglio di fronte allo sgretolamento della fiducia degli elettori, che hanno punito il PDL più che dimezzandone la consistenza da quel che dicono i sondaggi; e l’incognita Grillo, che con il Movimento 5 stelle è accreditato di un consenso intorno al 20 %, rende lo scenario futuro ancora più nero per le aspettative di Alfano e Casini. Così i due tentano di mummificare Monti ( che si presta) e di conservare il loro potere anche nella prossima legislatura.

Tutto questo ha un senso, certamente. Ma l’accanimento mediatico sulla questione sconforta gli italiani che sono giornalmente alle prese con i problemi essenziali della sopravvivenza economica e li allontana dal dibattito politico.

È ora di mettere le mani sul tavolo con maggiore decisione. Alla fine della legislatura mancano ancora ben sei mesi e se non c’è una decisa revisione dei meccanismi di raccolta delle risorse necessarie per la spending rewiew, l’Italia raggiungerà il pareggio di bilancio con le ossa rotte e non riuscirà più a risollevarsi. Considerazione, questa, meramente economica, perché sotto il profilo etico Monti si è rivelato cinico come e peggio di Berlusconi. E la grande menzogna che non esista altra strada che quella di taglieggiare paghe, stipendi e pensioni per far cassa continuerà per tutta la prossima legislatura se già in questa, prossima alla fine, non verrà pretesa un’inversione di tendenza da chi regge in piedi questa legislatura. Chi intende davvero proteggere questo paese si deve smarcare OGGI e costringere Monti a declinare sul serio quell’equità tanto contrabbandata all’inizio del suo governo. I soldi ci sono, sgrulliamo le tasche piene una volta per tutte e ridiamo fiducia a quella metà del paese cha ormai ha rinunciato anche a votare.

Facciamolo oggi, non fra sei mesi e vedrete come anche il popolo del movimento 5 stelle, a quel punto, ci presterà attenzione.

Stefano Olivieri

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29 marzo 2012
BERSANI FUORI ROTTA (di Stefano Olivieri)


Non so se l’intendimento sia quello di parlare d’altro, di derubricare di fatto l’argomento lavoro e articolo 18 dal dibattito politico e attendere i risultati delle prossime amministrative per riprenderlo da posizioni di forza che si prospettano migliori. Il fatto è che il nuovo argomento di conversazione scelto da Bersani, Alfano e Casini è la riforma elettorale, ovvero il pensionamento – finalmente dovremmo dire – del porcellum di Calderoli, che ha consentito a Berlusconi di ipertrofizzare la sua maggioranza e trasformare il parlamento in un recinto di nominati, anziché di eletti dal popolo.

Il guaio è che la discussione sta portando altrove. Dove lo si capisce dalle prime battute, e la cosa puzza parecchio. Intanto la fotografia di Vasto non c’è più: niente coalizioni secondo il nuovo progetto, ogni partito per conto suo e chi vince prende il bonus. Anzi no, ancora peggio: il primo e il secondo partito prendono il bonus elettorale, e a questo punto la cosa comincia a puzzare davvero. Siamo in realtà alle prove tecniche della grande coalizione preventiva, una cosa di fronte alla quale l’inciucio dalemiano sembra un giochino da elementari. In buona sostanza PD e PDL (o come cavolo si chiamerà la prossima aggregazione di destra) faranno da assi pigliatutto, poi dietro verranno gli altri. Con un limite fissato fra il 4 e il 5 % per essere in parlamento, più un assurdo “diritto di tribuna” per i più piccoli. Il partito che vince esprimerà il premier e l’Italia si troverà di nuovo nei guai.

Non ci siamo Bersani. Se davvero vogliamo cambiare completiamo questo maggioritario che è rimasto incompleto, introducendo un secondo turno, e lasciamo le coalizioni. E soprattutto restituiamo ai cittadini le preferenze, perché in parlamento ci è arrivata gente ignobile, che va scacciata a pedate, e una cosa del genere la può – e la deve fare – soltanto il popolo sovrano.

Bersani non scherzare col fuoco. Non hai ben capito, evidentemente, quanta “terra di mezzo” c’è nell’elettorato del PD. Gente che crede nella democrazia vera a tal punto, che potrebbe senza problemi voltarti le spalle. Gente che vuole risolvere davvero i problemi di questo paese cominciando col fare piazza pulita di ogni ignobile inciucio. Gente che vuole lì esercizio delle primarie, dei referendum e del bilancio partecipativo come strumenti quotidiani e non occasionali di democrazia diretta. Gente che vuole i ladri e i corrotti in galera, e gli onesti in parlamento. Gente che non ci sta più a firmare cambiali in bianco, a nessuno, e non vuole più pagare per chi non ha mai pagato in vita sua.

Riflettici su, Bersani. In fretta. La partita su lavoro e pensioni è da riaprire tutta altrimenti l’Italia si scassa, e l’Europa intera tornerebbe in crisi. La banca d’Italia, non più di tre mesi fa, aveva diffuso i dati della ricchezza delle famiglie italiane: una media di quasi 500mila euro a famiglia. Ciò vuol dire che i ricchi italiani ci sono eccome, e stanno portando alla fame e alla disperazione milioni di oneste e sane famiglie di operai e lavoratori dipendenti. Che non accetteranno, che non si rassegneranno perché c’è un limite a tutto. Monti eviti di parlare di sondaggi favorevoli dal Giappone, che mi ricorda tanto Berlusconi. Se vuole sondaggi veri li venga a fare in piazza il tredici di aprile. E se non gli sta bene torni a fare il professore alla Bocconi e si porti dietro la Fornero, che è meglio. O li licenziamo noi, senza articolo 18.
E tu Bersani, se hai a cuore l’Italia e il PD, pensaci bene prima di far salotto con certa gente.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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