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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
13 aprile 2012
CONSIGLI PER GLI ACQUISTI (di Stefano Olivieri)
 

Il signor Rossi è in braghe di tela da un pezzo. In famiglia hanno tagliato tutto, al superfluo non si pensa più da anni, se ne è persa la memoria. Ora si aggredisce la spesa dell’indispensabile, con prudenza e con un po’ di fantasia. Si taglia sulla spesa alimentare, sulla mobilità (benzina), sull’abbigliamento essenziale. I consigli per gli acquisti spottati dalla tv sono un refrain acido e inutile, roba del secolo scorso, qua manca poco che si torni al baratto, alla borsa nera, ai cappotti rivoltati dello scorso secolo.

Abbiamo risparmiato su tutto e, naturalmente, non basta. Per questo il signor Rossi è in braghe di tela. E quando sente parlare di centinaia di milioni di rimborsi elettorali ai partiti, diventa fumantino. Partiti che poi, questa crisi, non l’hanno risolta, per loro manifesta incapacità, e hanno lasciato il posto al governo tecnico di Monti, che facesse lui il lavoro sporco di rimettere un po’ a posto le cose.

Con il crack della lega padrina in casa propria anche l’antipolitica inizia a sbandare. La lega di lotta e di governo non c’è più, è stata tutta inghiottita dal buco nero del cerchio magico. E i poveri disperati del nord senza lavoro e senza denaro non sanno davvero più a che santo votarsi, ci vorrebbe davvero l’armageddon di quello lassù a raddrizzare l’Italia.

Questi italiani. Licenziati, disoccupati, cassintegrati ed esodati in prima fila. Un vero esercito di giovani e soprattutto meno giovani, che chiede di poter lavorare e produrre, e guadagnarsi il pane con cui pagare le tasse che Monti, per non aver voluto sgrullare le tasche dei ricchi e ricchissimi, ha spalmato sulla povera gente. Salari e stipendi taglieggiati, diritti sul lavoro umiliati dalla riedizione di un articolo 18 che è l’ombra di se stesso, pensioni rimandate a babbo morto e poi, quando pure percepite, di fame grazie ai vari ritocchi ai coefficienti di rivalutazione e al calcolo contributivo per tutti.

Per molto, molto meno nel 1848 scoppiarono rivoluzioni in tutta Europa, e il popolo si fece sentire, eccome. Oggi invece si segue la scia dei suicidi in tv e ci si volta dall’altra parte, sperando fino all’ultimo che la cosa non ci riguardi. E invece ci deve interessare eccome. L’ingiustizia, l’iniquità fiscale, la sopraffazione del denaro e delle sue ciniche regole ci deve interessare. Abbiamo ingegno e industrie, abbiamo vento, sole e laghi e fiumi a sufficienza per diventare indipendenti sotto il profilo energetico, scegliendo una decrescita intelligente che privilegi l’ambiente, i territori, i veri bisogni di questo popolo. Possiamo fare da noi, rifiutando le logiche malate di un mercatismo liberista che rende liberi solo i ricchi e schiavi i poveri. Se desiderare tutto questo e applicarsi tutti insieme per realizzarlo significa fare la rivoluzione, allora facciamola, questa benedetta rivoluzione, prima che sia troppo tardi.

Mario Monti, tu oggi sei responsabile di ciò che sta accadendo al paese. La forbice fra poveri e ricchi si sta allargando paurosamente e tu lo sai bene. L’IMU metterà in ginocchio milioni di famiglie, le case ereditate dai padri morti dovranno essere svendute dai figli vivi e arricchiranno gli speculatori. Tu sai bene quel che stai facendo, di finanza sei esperto, e ad alto livello. Dunque non hai scusanti, non hai alibi. Vogliamo subito la tassa patrimoniale sui beni mobili dei ricchi gaudenti, vogliamo un prelievo diretto almeno del 2% sui conti correnti superiori a 500mila euro, vogliamo che i grandi evasori vengano messi in carcere e le tasse da loro dovute immediatamente reincassate e messe a disposizione della comunità. Tassate gli sms di chi ha evidentemente denaro e tempo per spedirne centinaia al giorno; tassate il lusso, i centri benessere e fitness rifugi per ricchi. Bloccate lo tsunami dei miliardi di euro drenati ogni anno dal gioco d'azzardo, online e non, i cui proventi finiscono in mano alla malavita. Tassate la Chiesa, le banche, le assicurazioni e i petrolieri ma lasciate in pace chi vive di salario e stipendio. Premiate l'onestà dell'imprenditoria che soffre per restare nelle regole e menate duro su chi, quelle regole, le infrange quotidianamente. Vogliamo gente pulita e volenterosa, vogliamo vedere merito e onestà negli occhi di chi intraprende, e vogliamo una classe politica che faccia che quel merito lo sappia riconoscere e che faccia politica e basta, senza affari.  Vogliamo partiti poveri di denaro ma ricchi di iscritti e militanti con potere reale di decidere e di eleggere i loro rappresentanti, attraverso le elezioni primarie. Vogliamo, in una sola parola, DEMOCRAZIA. Vera, per tutti. E tu, egregio (in senso squisitamente etimologico) premier Monti, hai finora dimostrato di pensare ad altro, dunque devi farti da parte. Con le buone o con le cattive.

Grazie e arrivederci

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

15 novembre 2011
IL COLPO DI CODA DEL CAIMANO (di Stefano Olivieri)


Tutti oggi a chiedersi perché lo spread continua a salire. Eppure Monti, con grande semplicità, lo ha spiegato: per troppo tempo – e lo stiamo ancora facendo – l’Italia si è guardata la punta dei piedi invece di osservare la strada, davvero impervia, davanti a lei. Abbiamo dovuto, o voluto, non so, inseguire per anni un premier che mentre proclamava di occuparsi dell’Italia si faceva i suoi affari militarizzando parlamento e governo nella promulgazione di leggi ad personam. Non è esattamente un comportamento da cicale svagate, quello della parte di italiani che berlusconi non lo hanno mai votato visto che avevano ben capito dove si stava andando a finire, ma l’effetto è stato lo stesso: l’intero pianeta ha cominciato a chiedersi che tipo strano di cittadino fosse quello italico, che pur lamentandosi non riusciva mai a scrollarsi di dosso Berlusconi mentre il paese andava all’inferno.

 

E adesso che siamo finalmente riusciti – incrociamo le dita affinchè Monti sciolga la riserva – a far sloggiare da palazzo Chigi il presidente “a tempo perso” con la sua corte dei miracoli, ci piacerebbe certo constatare che tutto cambia all’improvviso, ma non è così semplice. Ricreare un’immagine decente dell’Italia, del suo lavoro, della sua gente all’estero sarà un’impresa ardua, e non per l’imperizia del prof. Monti, che non è certamente uno che si perde in chiacchiere. Il problema vero è che la politica italiana per prima continua a fare acqua, a cominciare da quella irresponsabile ex maggioranza di governo che invece di coprirsi il capo di cenere e assecondare al massimo il tentativo del presidente incaricato, non fa altro che mettersi di traverso. Il “cupio dissolvi” di Berlusconi si è concretizzato l’altra sera, con il video prodotto e mandato in tv proprio mentre erano in pieno svolgimento le consultazioni per il nuovo governo. Al di là dello sgarbo istituzionale – Berlusconi ci ha purtroppo abituato a ben altro – il gesto dell’ex premier è come un “pizzino” recapitato ai parlamentari pdl : io ci sono ancora e intendo dar battaglia, attenzione a non appiattirvi troppo su Mario Monti. E ha addirittura insinuato il dubbio del colpo di stato effettuato da Napolitano, quando ha affermato che si  era fatto "generosamente" da parte pur avendo ancora la maggioranza in parlamento. 

 

Valutate voi quale possa essere l’effetto combinato di questo gesto con il disimpegno dell’altra parte dell’ex maggioranza, quella Lega che durante il governo Berlusconi si è tappata il naso facendo passare di tutto e oggi si scopre improvvisamente schizzinosa al punto di scegliere di stare all’opposizione. Berlusconi che si proclama “generoso” ma dice di non voler stare a guardare, Bossi che addirittura sceglie l’opposizione ( un bel siluro a Maroni, che avrebbe certo scelto di collaborare con Monti), se manterranno queste posizioni non faranno nemmeno partire il governo Monti. Con risultati disastrosi per il nostro paese. La Lega è scesa nei consensi popolari di almeno 4 punti e continua a precipitare, così Bossi sceglie il male minore: elezioni subito e salvare almeno lo zoccolo duro, quello secessionista. L’anno prossimo in primavera c’è un importante appuntamento elettorale amministrativo ed è lì che già si concentra l’attenzione del capo del carroccio, altro che bene della comunità nazionale.

Il PDL, da parte sua, finirà per implodere perché il cerino acceso in questo modo è probabile che resti nelle mani di Berlusconi: il PD non accetterebbe mai di condividere da solo l’appoggio concreto ( senza tatticismi come astensioni alla Camera e non partecipazione al voto al Senato) al governo Monti; ancora meno l’IDV di Di Pietro, che ha accettato di “andare a vedere” ma con riserva, l’aria che tirerà.

 

Detto questo, continuare a chiedersi come mai i mercati continuano a essere cauti e lo spread a salire è come guardare il dito invece della luna. Anche io sono stato costretto in questo articolo a tornare sul teatrino italiano e invece dovrebbe essere sforzo di tutti pensare davvero alle cose concrete, ai rischi ma anche alle opportunità che il domani ci può riservare. L’Italia è un grande paese e deve riuscirlo a dimostrare, ma occorre serenità di giudizio e fiducia nelle nostre risorse. Se continuiamo a piangerci addosso saremo seppelliti dalle nostre stesse lacrime.

 

Archiviamo Berlusconi, facciamolo tacere con le buone o con le cattive, non preoccupiamoci più di lui. Lo chiedo soprattutto ai parlamentari PDL e agli elettori che da destra aspirano a un paese migliore. Dovreste aver capito che Berlusconi non ha mai fatto per voi, lui inseguiva il sogno del primo sceiccato europeo, voi pensavate alla seconda repubblica. Adesso cerchiamo tutti insieme di ricostruire il paese, per favore, i sacrifici saranno più leggeri per tutti se tutti sentiranno di far parte della stessa squadra.

 

Stefano Olivieri

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28 settembre 2011
FIDUCIA PADANA

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21 agosto 2011
WELFARE & CANOTTA (di Stefano Olivieri)

Le pensioni da che mondo è mondo si costruiscono con i contributi. Oggi la Lega dice di difendere le pensioni dei suoi iscritti, ma dov’era quando gli imprenditori leghisti assumevano in nero gli extracomunitari (minacciandoli di denuncia se avessero fiatato, grazie alla Bossi Fini), cacciavano i rappresentanti sindacali dalle loro fabbrichette del nord est per fare il porco comodo loro ? Non si può tenere un piede in due staffe, essere  partito di potere ( e reggere il sacco a Berlusconi) e contemporaneamente andare nelle piazze e fare il gendarme dello stato sociale.
 
Perché che tipo di welfare ha in mente la Lega nord, lo sappiamo tutti : quello padano, punto. Ma un ministro della Repubblica che parla solo a nome della sua gente, non deve essere cacciato via a pedate? E’ stato forse cassato anche il reato di alto tradimento?
 
E il bello è che tutta la stampa, compresa quella di sinistra, va dietro a Bossi in canotta e alle sue balle. Rassegniamoci, siamo la Repubblica delle banane. O meglio, non rassegniamoci e cacciamoli via a pedate questi buffoni.
 
Stefano Olivieri

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20 giugno 2011
BARBARI SOGNANTI (di Stefano Olivieri)
 

Anche se portano in testa le corna di bue e indossano la tuta da paramedico, questi furbetti di leghisti hanno annusato l’aria. Sbraitano e mostrano striscioni al capo, come farebbe una folla di studenti riuniti in assemblea che in palestra sfida il preside fumandogli in faccia. Ma alla fine sono lì, tutti allineati e coperti agli ordini di Bossi. O per meglio dire, del socio di maggioranza della Lega Nord, quello che abita ad Arcore. Fanno i democratici in quel pratone che è più o meno la metà di un campo di calcio, in cinquantamila come dice Maroni non ci starebbero neanche uno sull’altro. Fischiano e urlano ma alla fine quando Bossi dice loro che non c’è trippa, che non è il momento di andare alle elezioni perché "altrimenti la sinistra...", a quel punto tacciono. Si fanno i conti in tasca e stanno zitti.
Perché evidentemente quelli che stanno lì sull’erba non sono tutti precari e disoccupati. Non stanno tutti in cassa integrazione, appesi a un filo. Non hanno il problema di evitare lo sguardo di moglie e figli che chiedono il minimo indispensabile per vivere quando neanche quel minimo loro riescono a racimolare. Non hanno questo tipo di problemi, evidentemente.
Lì in mezzo ci sono invece - e lo dicono le interviste – i piccoli berluschini del nordest, che i loro affari se li sono ben guardati. Che hanno preteso i rimborsi di quote latte immaginarie, alla faccia degli allevatori onesti. Che sfruttano, nelle loro officine e nello loro fabbrichette, i lavoratori extracomunitari lasciandoli in nero, senza contratto, senza contributi, senza tutele, sferzandoli con la continua minaccia di una denuncia per clandestinità, che adesso grazie ai buoni servizi di Maroni significa per diciotto mesi vera e propria galera (perché di questo si tratta nei cosidetti centri di identificazione ed espulsione: ti viene tolta la libertà personale). Così gli schiavi saranno più remissivi, più zitti.

Questi i leghisti di Pontida, che alla fine della fiera tornano a casa in suv. Questo il loro nuovo leader Maroni, il sassofonista addentatore di caviglie di pubblici ufficiali. Il ministro degli interni che per strappare l’applauso promette che ci saranno più soldi per i sindaci (leghisti) virtuosi per rinforzare le polizie locali. Proprio lui, ministro degli interni. Come se un salumiere dicesse alle sue clienti che darà loro soldi e consulenza per farsi il culatello a casa. Proprio lui, ministro della repubblica italiana, che per scaldare gli animi resuscita, come ha fatto Bossi poco prima, perfino la secessione.

Sarebbe Maroni il nuovo capo della Lega? Allora possiamo stare tranquilli. E’ lo stesso uomo che ha per primo accettato la versione burlesca del capo su Ruby ( era la nipote di Mubarak) arrivando a sconfessare il magistrato di turno nella questura di Milano su ciò che accadde quella famosa notte. Lo stesso ministro che prima della chiusura delle votazioni per i referendum è andato in tv a dichiarare che il quorum era stato già raggiunto, con l’intento neanche troppo nascosto di dissuadere i ritardatari dal recarsi ai seggi. Proprio una bella persona.

Pontida o non Pontida, ormai le chiacchiere stanno a zero. Tremonti deve varare a giorni la sua ricetta per recuperare 40 miliardi in una Italia dove l’inflazione cresce e l’evasione fiscale pure. I furbetti dell’ultimo condono fisco-contributivo si sono dileguati e hanno lasciato in sospeso il pagamento, in tutto fanno 4,3 miliardi. Cominciassero da questi bei tomi a recuperare i soldi, i cari leghisti che oggi scoprono che che le missioni militari all’estero costano care. Ma forse fra quegli evasori ci stanno troppe camicie verdi, meglio lasciar correre.

Faremo tutto un conto. La Lega tiene a distinguersi dal PDL ma farebbe bene a chiedersi che fine faranno, alle prossime elezioni politiche, i voti di quei padri di famiglia presi in giro, direttamente in casa loro, soprattutto dalla Lega. Maroni li ha chiamati “barbari sognanti” ma quella è gente pragmatica, mostrare soldi vedere cammello. E il cammello non c’è.

Stefano Olivieri

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POLITICA
15 agosto 2010
FORZA PIAZZA ( di Stefano Olivieri)
 

La politica italiana non finisce di stupire. E’ al governo da dieci anni, con l’intermezzo di spiccioli di mesi del governo dell’Unione, l’accoppiata Berlusconi-Bossi, con da una parte il boss miliardario e il suo partito azienda più volte restaurato per assomigliare sempre più al suo padrone, dall’altra il capopopolo padano con le camicie verdi, le adunate padane in riva al fiume, le doppiette bergamasche pronte a schioppettare su Roma ladrona.

Il cavaliere, si sa, preferisce in politica la piazza telematica. E’ più comoda, meno rischiosa per la salute e molto più facile da gestire. Proprietario di Mediaset e di fatto controllore della tv di stato, Berlusconi ha ottimizzato come nessuno in occidente la conquista del consenso elettorale senza quasi mai muovere un passo dalle sue residenze dorate, dove come è noto ha sempre ben altri affari da sbrigare. Anche in parlamento l’hanno visto poco, ma il governo del fare non ha tempo per queste soperchierie istituzionali.

Così è accaduto che mentre Berlusconi si dedicava al peer to peer a palazzo Grazioli, l’alleato padano avesse campo libero nel paese reale. E soprattutto al nord Bossi, anche approfittando dell’anemia dell’opposizione, ha fatto praticamente piazza pulita di regioni, provincie e relative poltrone. Su una di queste ( alla regione Lombardia) sta seduto perfino Renzo Bossi, la “trota”. Il figlio di Bossi fra la poltrona in regione e quella nell’osservatorio alla fiera di Milano ha uno stipendio mensile che un operaio non raggiunge in un anno di lavoro. Però, potenza della suggestione, Roma resta ladrona e Bossi il Savonarola delle prealpi.

Ora accade che il cavaliere scopra improvvisamente di aver bisogno di una nuova investitura popolare, dopo che Fini gli ha fatto perdere la maggioranza alla Camera. Così a ferragosto per quest’anno niente topolone e topolanek nudi a bordo piscina, bensì un’agenda fitta di incontri fra i fedelissimi Pdl e un’anomalo allestire di gazebi e di punti di raccolta cepu su tutto il territorio nazionale. La campagna “votasilvio” non è soltanto l’ennesima provocazione ( prove tecniche di Quirinale) a Napolitano, ma anche un tentativo disperato di arginare l’emorragia, tutta interna al Pdl, in direzione della Lega. Una Lega che pur sapendo che la fine anticipata della legislatura interromperebbe il federalismo, pompa decisamente sulle elezioni anticipate per strappare, hai visto mai, perfino il premierato al suo alleato di sempre. Ed è certo che il suo popolo lo pretenderebbe, dopo che Bossi per dieci anni ha raccontato a vuoto favole su secessione, indipendenza, etc. etc. Ora le chiacchiere stanno a zero, la crisi morde anche al nord e la nomenclatura leghista, ben sistemata su poltrone e poltroncine, potrebbe di colpo essere vista come la nuova casta del terzo millennio da abbattere. Dunque fiato alle trombe ed esercito verde schierato, i gazebi di forzasilvio saranno davvero ben vigilati da guardie padane che, all’occasione, non mancheranno di fare l’occhietto agli elettori pidiellini più disorientati.

Se non fosse che la Lega è anche più pericolosa di un Berlusconi sconfitto dall’anagrafe, ci sarebbe da parte dell’opposizione di che assecondare questo processo implosivo. Ma è ben strano il fatto che, mentre i partiti di governo invocano la piazza per rinsanguare, dopo aver fatto ben poco per la crisi nazionale, l’investitura popolare ricevuta con il voto, l’opposizione taccia. La Rai è stata silenziata (niente talk show sulla crisi, solo approfondimenti ( ma quali…?) del tg1) e nessuno si è ribellato più di tanto; Vendola ha chiesto le primarie e ha cozzato subito contro una schiera di benaltristi; l’area di centro si è improvvisamente affollata come per gli acquisti di Natale, con l’arrivo dell’ultimora di Montezemolo, che forse sperava di essere indicato – come accadde per la Bonino – come l’uomo della provvidenza e invece è stato anche lui passato per le armi. Fatto sta che fra “area della responsabilità”, il fritto misto con tanti capitani e pochi soldati, e l’ancora irrisolto patto fra Pd e sinistra vendo liana, Di Pietro, Verdi, etc, nel pianeta opposizione si naviga ancora a vista ed è forse per questo che sono d’accordo tutti su un bel governo “tecnico”. Ma Napolitano ha ammonito tutti : non esistono governi tecnici, esistono governi parlamentari che devono ottenere la loro fiducia in parlamento.

Adesso temo per il mio paese. Temo che la sua politica non riesca a volare alto come dovrebbe, in questo difficile momento. Temo che saremo colpiti e affondati dalla crisi come e peggio della Grecia e soltanto allora il paese si sveglierà dal sonno dei nani e delle ballerine in tv, delle barbe e dei capelli finti, delle mazzette, delle cricche e delle truppe mammellate. A meno che all'ultimo momento il popolo viola, ma anche rosso, giallo, azzurro di chi con la crisi ha perso lavoro e pane quotidiano non decida di autoconvocarsi sotto palazzo Chigi per un mese di fila per costringere alle dimissioni questo schifo di governo. E' l'ultima esigua speranza che ci resta.


Stefano Olivieri
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30 agosto 2009
Mo' se vuoi l'assoluzione... ( di Stefano Olivieri)

 

Questa davvero non me la voglio perdere per tutto l'oro del mondo, sarà una delle puntate più ghiotte di questo governo della fiction. Ricapitoliamo : L'Utilizzatore finale sferra l'attacco ai suoi nemici muovendo all'impazzata le sue pedine. Prima si autoinvita alla Perdonanza dell'Aquila, per incontrare il segretario di Stato Vaticano. Poi attacca Repubblica querelando le dieci domande ( ma si può querelare una domanda  ? Mah...), infine attacca Boffo, direttore dell'Avvenire secondo la logica certosina del "siamo tutti porcelloni".

Il risultato è inaspettato per il cavaliere : il Vaticano stoppa tutto e contrattacca. Niente cena con Bertone e giù sante bastonate sul presidente e sul Giornale di Feltri. Il cavaliere è sgomento, vede il pubblico dei suoi telespettatori cattolici allontanarsi all'orizzonte, e allora chiama i suoi bravi. Con la scusa che anche il Carroccio ha più di qualche incomprensione con il Vaticano ( non è più  la Lega della Pivetti...)  sul tema dell'immigrazione, spedisce Bossi e Calderoli oltre Tevere.

  Io personalmente non sono fra quelli che inseriscono disinvoltamente la Chiesa nella folta schiera dei tanti ricattatori del premier, ma è fuor di dubbio che il governo pur di ricucire il solito problema personale di Berlusconi sarà disposto a cedere molto al Vaticano, e fra breve si dovrà (ri)discutere di pillola abortista e di coppie di fatto. Bioetica laica addio, perfino un baciapile come Rotondi lo ha annotato.

Comunque adesso i due bravi leghisti busseranno, a meno che il cavaliere non ci ripensi, a piazza San Pietro, e immaginatevi che cosa potrà succedere. Della serie : due elefanti imbizzarriti in una cristalleria...

Intanto il nostro sfortunato paese va in rovina.


Stefano Olivieri
 http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/ 

POLITICA
15 agosto 2009
La Padania ? Lasciamola andare ( di Stefano Olivieri)

Padania, mitica terra di mezzo, le cui origini, storia e tradizioni sono come l’inutile esperanto, una zuppa di mille ruberie oltreconfine, dai celti ai longobardi passando da Attila e finendo a Pontedilegno. Gente ignorante che rinnega l’Italia, rinnega il mediterraneo, il profumo del mirto e del sammarzano, l’aroma dolce dell’arancio e quello pungente dei capperi cotti dal sole. Gente abituata alla nebbia di valli malsane e ai dirupi delle montagne, incapace di guardare oltre lo steccato di casa propria, gente che odia gli stranieri ma prima li sfrutta fino all’osso. Gente dalla pelle bianca e sgualcita, dagli occhi tristi e cattivi, abituata fin da piccola alla paura e all’odio, nutrita a radicchio e polenta, bastone e carota.

E’ vero, non sono italiani, sono di una terra di mezzo, hanno ripiegato le loro ricchezze come coperte all’interno dei loro confini, hanno eretto le loro cittadelle e le loro industriole, le loro chiesette e i loro ponti, hanno costruito le loro strade e hanno scelto i loro guardiani, veri e propri sceriffi a caccia dei diversi da cacciare. Questa gente non ha niente dell’Italia, lasciamola andare al suo destino, tiriamolo noi un bel muro attorno ai Bossi, Saia, Gentilini, Calderoli, lasciamoli cuocere nel loro grasso per un po’, vedremo se se la cavano. Si facciano pure il loro parlamentino, le loro manifestazioni con le corna e il verde paramedico, le loro leggi e i loro dialetti. Lasciamoli giocare con il loro medioevo per una decina d’anni, recintiamo la padania con un bel muro e agenti di confine, ogni volta che buttano il becco fuori una bella tassa di passaggio, così imparano davvero che cosa sono i dazi.

Lasciamoli stare questi padani, si purgheranno da soli, come le lumache lasciate nel cesto, e alla fine verranno a chiedere scusa all’Italia. Non ho nulla da spartire con questa gente, la voglio fuori dal parlamento italiano, fuori dagli stipendi che gli pago, fuori dal mio paese. Come si dice vaffanculo in padano ?

Stefano Olivieri
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POLITICA
10 maggio 2009
FACCETTA NERA NON SARAI ROMANA (di Stefano Olivieri)


Era nell’aria la ricucitura di Silvio Berlusconi con la Lega. Dopo vari strappi e strappetti, necessari anche per ricompattare il neonato Pdl e rintuzzare le critiche del vicepresidente della Camera Fini su tanti aspetti del decreto sicurezza, ora il premier cavalca l’episodio dei respingimenti in mare e ribadisce la assoluta unità di vedute con Bossi e Maroni sulla questione dei clandestini.

Va detto che sul piano legale respingere è legittimo. Purtroppo l’Italia, con i suoi 2700 Km di coste, è un vero e proprio pontile europeo teso nel sud del mediterraneo e per questo motivo il nostro paese non oggi, ma da sempre è stato punto di sbarco per il sud del mondo. Non possiamo e non potremo farci niente, almeno fino a quando sul tema dei migranti l’Europa unita non troverà una sola voce a decidere e un solo braccio per mettere in atto strategie condivise da tutti i paesi. E non potremo mai farci nulla fin quando il gap economico-sociale continuerà ad essere la vera polveriera di migrazioni di massa spontanee quanto benvolute da governi africani tanto corrotti dalle multinazionali che sottraggono risorse quanto cinici nell’assecondare la fuga verso l’occidente di una parte sempre più cospicua di braccia robuste, che se rimanessero in patria potrebbero minare il loro potere con una rivoluzione.

Ma di tutti questi discorsi, evidentemente comunisti, a Maroni e al premier non gliene frega granchè, come, pare, alla maggioranza degli italiani. Non è affar nostro che cosa potrà succedere ai rimpatriati, non è affar nostro se i nostri campi di concentramento profughi sono il paradiso se paragonati al destino che attende i clandestini rimpatriati in Libia. E pare non sia affare nostro nemmeno l’ingratitudine legalizzata per legge dalla Bossi Fini, dal momento che – non esistendo in Italia il “diritto di suolo” -, anche migranti residenti da anni nel nostro paese, pur se lavoratori e ligi alle leggi, possono essere cacciati via se perdono il lavoro e non hanno modo di ritrovarne un altro nei tempi previsti dalla legge. Chi è clandestino sarà cercato in ogni dove perché questo governo ci ha trasformato in un paese di spioni : dalle ronde padane che setacciano le città ai presidi spia che setacciano le scuole, per finire ai medici che perfino in ospedale, stando alle intenzioni di questi disinvolti legislatori, dovrebbero dare la caccia ai clandestini extracomunitari. Il bello è che negli stessi mesi, nelle stesse settimane e negli stessi giorni in cui si avvalora il principio legale della “spiata”, questo governo vuole decretare con la riforma della giustizia anche la scomparsa del principio della obbligatorietà dell’azione penale dei giudici. Come a dire : sì allo stato di polizia, ma che sia ben inteso ben saldo nelle mani dell’esecutivo ( a cui tutti gli spioni possono tranquillamente rivolgersi) e non controllato dalla magistratura. Perché i magistrati, come ha più volte sottolineato il premier, sono antropologicamente diversi e deviati, se li lasci fare potrebbero avviare indagini verso cittadini tanto perbene quanto fedeli al regime, e ciò senza dubbio potrebbe destabilizzare il paese.

Per attestare il ritorno dell’idillio con la Lega, il premier ne ha detta un’altra delle sue : “No all’Italia multietnica !” Poiché spesso le sue battute sono messe subito in cantiere dai suoi zelanti collaboratori e trasformate in legge, vorremmo chiedergli da quando il nostro paese ha smesso di essere multietnico e se per caso abbia in mente di retrodatare l’applicazione dei provvedimenti espulsivi. Perché se così fosse vorremmo raccogliere subito le firme (una bella spiata di massa…!) per cacciare dal nostro bel paese l’esercito dei galli padani, che con quella carnagione pallida e malaticcia non ci azzeccano nulla con la mediterraneità degli italiani. Ecco, piuttosto che dare la caccia ai “neggher” o ai “bingobongo” come carinamente Bossi e i suoi chiamano gli africani, sarebbe il caso di costruire un gran bel cpt a Pontida e riunirci dentro queste etniè residuali che così poco dimostrano di volersi integrare al resto del paese, anche se poi a “Roma ladrona” ci vengono tutti a mangiare visto che la Lega da sempre, malgrado la sua scarsissima rappresentatività a livello nazionale, aspira a governare il paese. E quando il paese non risponde aspira lo stesso, come ha dettagliato recentemente la radiotelevisione svizzera.

La verità è che, prescindendo dalle pulsioni razziste della Lega e dai pruriti senili del premier, il nostro paese è in rovina. Avremo ( più di un milione di disoccupati preventivati dalla UE per quest’anno) le ripercussioni economiche e sociali più laceranti di tutto l’occidente europeo, altro che previdenze tremontine. E la caccia agli africani è soltanto fumo negli occhi per nascondere l’incapacità di questo governo, anzi meglio, la volontà di questo esecutivo di NON combattere il lavoro nero, con tutti gli abusi e soprusi che ciò comporta non solo per gli extracomunitari trasformati in comodi ed economici schiavi usaegetta, ma anche per i nostri italianissimi giovani che non hanno alle spalle un “papi” che conti qualcosa. In Italia si si è ripreso alla grande ad evadere tasse e contributi e il governo allenta i controlli; si continuano ad evadere le norme sulla sicurezza dei cantieri, e il governo smonta pezzo per pezzo la legge sulla sicurezza appena varata dal governo dell’Unione, giungendo al punto di tentare perfino l’emendamento in zona Cesarini, quello che avrebbe graziato i veri responsabili del rogo stragista alla Thyssen; si strombazzano ai cittadini vacui principi di libertà e poi si rimanda per l’ennesima volta l’applicazione della class action. In Italia la legalità è a rischio e questo rischio l’opposizione intera e non solo il PD lo potrà combattere soltanto da sinistra, lo insegna la storia. Intravedo all’orizzonte ineluttabili bagliori di fuoco e metallo, la minoranza riflessiva sta cedendo il passo. Tutti all’erta per la democrazia.

Stefano Olivieri
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IL CANNOCCHIALE