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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
4 novembre 2014
IL PD CON O SENZA RENZI. MEGLIO SENZA (di Stefano Olivieri)
 

L’Italia è ammalata gravemente e le cure sembrano tutte costosissime e debilitanti. I luminari europei continuano a emettere bollettini poco rassicuranti sul nostro paese e stiamo ancora attendendo la più volte promessa alzata di reni del premier Renzi, che ha sì varato una manovra in deficit ma con l’impegno di non sgarrare neanche di una virgola dai limiti imposti dalla UE. E sembra che tutto il marchingegno, costruito per la risalita dalla crisi più lunga dal dopoguerra, ruoti attorno al lavoro e al Jobs Act, un provvedimento che il governo non ha voluto negoziare neanche in minima parte con il sindacato, mentre è stato molto attento e disponibile al dialogo con la Confindustria.

La sensazione diffusa in tutto il paese, non solo quello sindacalizzato e politicizzato a sinistra, è che le nuove regole sul lavoro abbasseranno l’asticella delle tutele per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati, sia quelli cosidetti garantiti che quelli attualmente non tutelati , e questo nuovo quadro di regole sarà naturalmente imposto a tutti i nuovi assunto. Ciò che fa dire non senza ragione a tutti i sindacati, e non solo a Landini, che per risolvere il problema dei precari italiani Renzi ha deciso di precarizzare tutto l’universo del lavoro dipendente, così il malanno da patologico si trasformerà in fisiologico e a quel punto se ne valuteranno le nuove opportunità.

In realtà qualsiasi padrone, pubblico o privato che sia, si tiene ben stretti i dipendenti efficienti e volenterosi, e tende a confermarli se il loro contratto è a tempo determinato. E la legislazione attualmente in vigore già consente, a parte i casi interessati dal famigerato articolo 18 della legge 300/74, di sanzionare fino al licenziamento in tronco chi non lavora ovvero commette reati sul posto di lavoro. Dunque perché arrivare al Jobs Act, soprattutto perché arrivarci senza neanche aver ascoltato le ragioni dei rappresentanti dei lavoratori?

La risposta è consequenziale, non occorre essere psicologi. Il Jobs Act di fatto scardinerà il potere di rappresentanza dei sindacati, polverizzandolo e lasciando ogni singolo lavoratore in mano all’arbitrio del suo padrone. E siccome la logica di qualsiasi iniziativa imprenditoriale è il business, ciò significa che anche i lavoratori più valenti e rispettosi delle regole padronali saranno ricattabili su tutte le questioni riguardanti la loro prestazione: orario e posto di lavoro, sicurezza, salario. Praticamente tutto. Renzi di fatto indica alle imprese, come soluzione alla crisi, la possibilità di abbassare discrezionalmente tutti i costi, da quelli dei macchinari fino alle risorse umane. E se ci aggiungiamo la considerazione che nulla è stato predisposto per una più qualificata formazione professionale, e che molto si è tolto dalle tutele per l’invalidità da lavoro, il quadro finale è quello di uno scenario, per i futuri operai e impiegati italiani, in totale regressione rispetto al passato e sempre più vicino agli standand dei paesi dell’est Europa. Insomma, se avevamo paura dell’idraulico polacco che veniva a fregarci il lavoro in casa nostra, d’ora in poi non dovremo più averne e anzi potremo scegliere di andare a lavorare in Polonia a pari condizioni.

Ora capisco perché Squinzi si è spellato le mani ad applaudire Renzi.

C’è un’ ultima considerazione tutta politica, non irrilevante. Con le sue ultime scelte il premier Matteo Renzi di fatto ha consolidato, lo dicono accreditati sondaggi, il suo elettorato più stabile e convinto nell’area di centrodestra e non più nel centrosinistra. Dunque non ha più bisogno del PD, potrebbe anche andarsene domani e continuare a mietere consensi e voti dal nuovo palco del suo partito della nazione, o come altro diavolo vorrà chiamarlo.
Non lo fa soltanto per questioni di opportunità, cioè non vuole essere lui a restare con il cerino acceso in mano e preferisce che siano altri (leggi: minoranza PD, sinistra e CGIL) a provocare eventuali elezioni anticipate.

La pattuglia dei renziani è diventata maggioranza nel partito, è vero. Ma soltanto perché si è aggiunto allo sparuto drappello dei renziani nativi, quelli che seguivano Renzi quando era ancora sindaco di Firenze, tutto un blocco di deputati e senatori, ex PC, PDS e DS, che per convenienza personale hanno giudicato utile avvicinarsi a un premier che di connotati democratici non ne ha mai avuti, neanche da piccino. Questi deputati e senatori sono stati eletti in Parlamento da cittadini che li conoscono, e che hanno creduto, votandoli, di spostare a sinistra il paese. Ebbene, chiedo a questi eletti e a questi elettori di renziani dell’ultim’ora un attimo di profonda riflessione, e se non sia giusto rivendicare all’interno del PD non un ritorno alle origini ma il semplice rispetto dello statuto dello stesso partito. Andatevelo a leggere cari deputati e senatori, e scoprirete che Renzi anche dello statuto ha fatto carta straccia, insieme alla vostra stessa dignità. È lui che deve andar via dal partito se il governo cade, perché il partito si chiama democratico e Renzi, di democratico, ormai non ha più nulla. Voi, se lo riterrete opportuno, potrete seguirlo altrove, ma il PD deve tornare a essere il maggiore partito della sinistra italiana, con o senza Matteo Renzi. A questo punto meglio senza Renzi. E non abbiate mai paura della democrazia, sappiatela esercitare con la stessa fiducia che i vostri elettori hanno riposto in voi. Rifletteteci per favore. Le prossime ore, i prossimi giorni sono importanti per il futuro del partito e decisive per le sorti del paese 
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Grazie


Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

14 agosto 2012
ILVA, LO STATO GARANTISCA LAVORO E SALUTE (di Stefano Olivieri)
 

Che cosa può mai desiderare un lavoratore, non soltanto di Taranto ma di qualsiasi città italiana o del mondo? La risposta non è difficile: un lavoro retribuito secondo la legge, decoroso e sicuro, nulla di più. La fatica ce la mette lui, lo stipendio il padrone e le garanzie lo Stato. E che cosa può desiderare la famiglia di quel lavoratore, se non avere una casa, possibilmente non distante dal posto di lavoro perché anche la mobilità logora, in una zona non degradata, non inquinata, non avvelenata da quello stesso padrone che stipendia il capofamiglia?

La scelta sull’Ilva di Taranto dovrebbe paradossalmente essere, soprattutto per il nostro governo tecnico, la più semplice di tutte. C’è il dato, scientificamente certificato, di un avvelenamento in corso da decenni, con dati di mortalità anche infantile a dir poco allarmanti. E l’indagine della Magistratura ha ricondotto le responsabilità all’ILVA, la fabbrica che produce acciaio, roba cioè che serve e continuerà a servire per la ripresa e lo sviluppo dell’intero paese. La soluzione è terribilmente semplice: l’ILVA deve ammodernare i suoi impianti per metterli a norma ( non italiana: internazionale) per poter consentire la ripresa del lavoro in condizioni di sicurezza ( per i lavoratori e per gli abitanti che vivono lì intorno). Ci saranno da spendere dei soldi evidentemente, denaro risparmiato dall’Ilva nei decenni scorsi in mancate opere di adeguamento, sulla pelle della gente. Ci vorrà del tempo per sistemare tutto ma pianificando l’operazione sarebbe possibile, step by step, consentire una ripresa produttiva in quelle aree già sottoposte a controlli e a manutenzioni. E anzi i lavoratori stessi potrebbero essere coinvolti in questa operazione di bonifica, opportunamente equipaggiati e informati.

E quando mastro lindo avrà terminato le sue operazioni, tutta la fabbrica riprenderà l’attività e l’aria di Taranto sarà finalmente pulita. Così si deve fare, qualsiasi altra soluzione è contro la legge e qualsiasi governante di un paese democratico non dovrebbe neanche prenderla in considerazione. Nel frattempo alle famiglie rimaste senza stipendio saranno corrisposte prestazioni a sostegno del reddito e le risorse necessarie dovranno provenire dall’Ilva stessa, che è l’unica responsabile del blocco degli impianti non a norma, e dal governo italiano, che piuttosto che piangere miseria dovrebbe varare una buona volta quella tassa patrimoniale che tutta la gente onesta si aspetta.

È così che si fa, professor Monti.

Stefano Olivieri
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permalink | inviato da Stefano51 il 14/8/2012 alle 11:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
22 marzo 2012
MONTI, BASTA! (di Stefano Olivieri)


È una manovra di centro destra. Monti ha diviso i sindacati, ha ucciso la concertazione, ha apertamente lanciato il guanto di sfida al PD dopo aver favorito, fin dall’inizio del suo mandato, i desiderata dell’ex premier. Niente asta tv, niente tassa patrimoniale per i ricchi ma qualche blitz della finanza, che fa molto scena in tv (panem et circenses) ma non produce effetti sistemici. Niente riforma del fisco, anzi sì: uno scellerato spostamento dalla tassazione diretta a quella indiretta, cioè dalle persone ai prodotti. E questo in un paese dove l’evasione fiscale è ancora altissima, dove i furbetti e gli evasori sono ovunque e mangiano, continuano a mangiare. L’aumento dell’Iva produrrà inflazione, la tassa più iniqua e odiosa perché colpisce i consumi. Monti ha avuto il braccino corto con le liberalizzazioni, promesse e poi non fatte dopo l’alzata di scudi del centrodestra. Monti ha distrutto il futuro di pensionandi e pensionati, taglieggiando le pensioni e continuando a tenere bloccati i contratti. E adesso arriva la riforma (???) del lavoro, ad opera della caimana Fornero, quella che piange e poi ti fotte bellamente. Dicono di volere i licenziamenti più facili per favorire gli investimenti esteri, ma il vero scopo è quello di diminuire paghe e stipendi. Non potendo svalutare l'euro si svaluta il prezzo della manodopera, così il margine di guadagno di prodotti e servizi sarà ancora più alto per i sciur parun. E questa sarebbe equità professor Monti? Ma stiamo davvero scherzando?

Che cosa si sta aspettando, forse le barricate? Il guanto è stato lanciato, l’Italia che lavora e che sta male lo ha già raccolto. Se Bersani e il PD non rispondono, l’Italia scenderà comunque in piazza, e stavolta con i forconi, c’è da giurarci. Qui non si tratta soltanto di pane quotidiano, che sarebbe già un gran bel problema. Qui si tratta di ripensare totalmente la strategia di crescita di un paese, a cominciare da dove vanno reperite le risorse. Perché se gli ammortizzatori sociali andranno riferiti a 12 milioni invece di 4, ciò vuol dire da una parte che nessun posto, pubblico e privato, è più al sicuro, ma dall’altra parte, che le risorse per questo nuovo welfare non potranno che uscire fuori dalla fiscalità generale, non più dunque soltanto dalle tasche del mondo del lavoro e dei pensionati. Insomma, invece di strozzare la povera gente con l’IMU in certi casi quintuplicata per le seconde case ( spesso improduttive, frutto di lasciti), si dovevano svuotare le tasche dei furbi e degli evasori, di chi ha portato il denaro all’estero. E non si è fatto, non si è ancora fatto, si continua a spremere il popolo bue.

Ma il popolo bue ha le corna, e pungono. L’Italia s’è desta e ha risorse per uscire dalla crisi. Se la politica non le saprà reperire, il popolo se le andrà a cercare da solo. Molto presto, da qui a giugno, diciamo.

Bersani svegliati e rispondi chiaramente: Da quale parte della barricata vorrai stare? Perché a questo arriveremo, ben presto. A meno che non si sconfessi apertamente questo governo di destra camuffato da tecnico e si vada immediatamente a elezioni anticipate. Due italiani su tre le vogliono.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

25 settembre 2010
100 PAROLE NON DI PIU' (di Stefano Olivieri)


L'opposizione supplente di Fini è probabilmente agli sgoccioli, è finita la ricreazione. Il centrosinistra si dia una regolata, il PD scenda nell'arena che è giunta l'ora. E' finita anche l'estate e l'autunno morderà i più deboli, come sempre. Abbiamo poco tempo.

Il sogno dietro l’angolo in 100 parole per ogni problema. Di meno diventa uno slogan e invece c’è bisogno di spiegare, di più non ti ascolta più nessuno, c’è sempre un canale tv pronto a coccolarti nel nonsense. Ma l'Italia deve svegliarsi, non si può tirare avanti con un uomo così al governo. ha traviato due generazioni, ha affossato diritti ed economia, va cacciato.

A marzo si vota e il paese è allo sbando. Nel lavoro, nella testa, perfino nella famiglia. Gli elettori finiranno con l’andar per prati invece che per seggi. Servono poche parole dunque, ma che siano pietre. Da fare anche male, ma che sveglino i pensieri. Io nel mio piccolo ci provo, se può aiutare. Provo intanto a esprimermi su quattro punti, lavoro e giustizia, fisco e protezione sociale. Sintesi e Costituzione, per non sbagliare:

Lavoro : un diritto sancito, dunque un obbligo per chi governa, niente bluff. Semmai flessibile ma non precario perché poi lo resti a vita. Dignitoso, che vuol dire :padrone metti mano al portafoglio. Sicuro, perché di lavoro non si deve morire ma vivere. Meritocratico, cioè premiare talento e competenze stoppando ruffiani, mignotte e figli di. Se oggi abbiamo una classe dirigente che fa schifo è perché su questo fronte non abbiamo mai tenuto. E' ora di farlo.

Giustizia : per garantire i diritti di tutti cominciando dai più deboli. Per indirizzare tutti i doveri verso la comunità democratica. La legge non è mai dura per chi la rispetta. Chi sbaglia va punito subito, altrimenti si puniscono gli onesti e si distrugge la coesione sociale.

Fisco : manette agli evasori prima di tutto, le tasse le devono pagare tutti e chi evade commette un reato verso la comunità, pensate solo al 20 % del nostro pil nazionale che è in nero. Poi, che vengano tassate le rendite da capitale, allineandoci all’Europa. Infine che sia proporzionale al reddito, ma non in senso inverso com’è attualmente. Tassiamo tutti, sgrulliamo le tasche di furbi e furbetti e potremo eliminare la tassa indiretta, quella che si spalma sui beni da consumo, dalla benzina al pane quotidiano, e favorisce i ricchi. Se lo facciamo torneremo competitivi.

Protezione sociale: al welfare ci si deve pensare tutti, non solo i lavoratori dipendenti. Le sue fonti vanno ricostruite anche per ridare legalità al nostro paese, perché finora il famoso cuneo fiscale è penetrato profondamente soltanto nel didietro dei lavoratori. Il sostegno agli incapienti, ai disabili, a chi ha perso il lavoro è dovere di tutti e va ripartito in base al reddito.

La pulizia morale, la giustizia uguale per tutti, il lavoro e la casa come diritto devono diventare un mantra da ripetere a noi stessi, al vicino di casa, al collega di lavoro e di studio. Sei mesi per sconfiggere il re travicello e la sua corte, sei mesi per svegliarci e svegliare il paese che dorme. Il globalismo non può trasformare l'uomo in merce, sono gli uomini e le donne che fanno un popolo, non le merci.

Partito democratico e sinistra unita, cacciamo i mercanti dal tempio della democrazia!

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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