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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
5 marzo 2013
ATTRAZIONE FATALE (di Stefano Olivieri)

C’è un convitato di pietra nella contrapposizione Grillo – Bersani. Giornali e tv si accaniscono sulla crisi interna al PD e in tanti già reclamano lo scalpo di Bersani, ma basta muoversi sull’orizzonte politico italiano per accorgersi che c’è un altro fenomeno ancora più preoccupante: l’assordante silenzio del PDL, che all’indomani delle elezioni aveva suonato la grancassa e adesso , invece appare disciplinato e silente.
Si dirà, ci sono i soliti guai giudiziari e Berlusconi è preso da altri pensieri. Nulla di più errato, la storia recente lo insegna: il cavaliere, proprio nei momenti in cui si è sentito più braccato dalla giustizia, ha usato pesantemente la scimitarra dello scontro politico, amplificando le sue esigenze personali a problema nazionale.
Il silenzio del PDL è piuttosto determinato da altro. I pidiellini semplicemente hanno ricevuto l’ordine di scuderia di stare a guardare, limitandosi a dare qualche scudisciata ogni tanto a Bersani. Perché se è vero che gli otto punti proposti da Bersani potrebbero essere votati dal M5S, è altrettanto vero che anche il partito di Berlusconi ha molti progetti in comune con il M5S, perché entrambe le formazioni hanno semplificato,  addirittura sloganizzato la soluzione di alcuni gravi problemi del paese. E le soluzioni si assomigliano, così come probabilmente si assomiglia una parte consistente dei due elettorati. Per esempio:
1. Antitasse. Entrambi vogliono abolire IMU e IRAP senza spiegare da quali risorse verrà rimpiazzato il mancato prelievo. Faccio notare che l'Irap finanzia in larga misura il sistema sanitario pubblico.
2. Detassazione e decontribuzione nuovi assunti. Però poi non spiegano che cosa succederà a questi futuri pensionati.
3. Sindacati. Entrambi li vedono come fumo negli occhi
4. Insofferenza profonda verso il sistema bancario;
5. Abolizione Equitalia;
6. Insofferenza per i pagamenti digitali e ritorno al contante (in chiave antibanche, ma...)
Aggiungo che sul tema dell’evasione fiscale Grillo è stato finora piuttosto latitante. Non so perché, ma la fortissima sensazione che lavoratori dipendenti e pensionati saranno le vittime predestinate anche nell’ipotesi fantasiosa di un governo grillino, comincia a farsi strada in moltissimi elettori. Semmai accadesse, il guaio più grosso sarà che a quel punto dovremo ricostruire dalle ceneri tutta la sinistra, compresa la parte consistente che oggi combatte dentro un PD sempre più lacerato dai veleni.
Vorrei che ci si pensasse in tempo. Anche il cavaliere nel 94 era il nuovo, e poi andò come abbiamo visto tutti.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 



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permalink | inviato da Stefano51 il 5/3/2013 alle 7:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
14 ottobre 2009
IN PENSIONE A 75 ANNI ( di Stefano Olivieri)
 

Andare in pensione a 75 anni ? Quando l’Italia è in rovina, gira e rigira quelli al governo finiscono sempre con l’affacciarsi lì, per cercare la soluzione. Abbiamo un’evasione fiscale sempre più galoppante ( forse lo scudo fiscale ha ingolosito anche i pochi virtuosi rimasti), le famiglie – in particolare quelle a reddito fisso – frenano i consumi anche sui generi di prima necessità per mancanza di denaro, la disoccupazione e la precarietà avanzano assai più velocemente della coperta statale degli ammortizzatori sociali e da destra l’unica idea che viene fuori è quella di coprire il buco, la voragine meglio, fatta dai furbi grattando il fondo della botte degli onesti.

Ieri sera ( La7, Exit) Porro, il giovane tracotante vicedirettore di Feltri, l’ha buttata lì ma si sa che la filosofia di tutta la destra pseudoliberista è questa. Tagliare l’odiosa tassa dell’Irap (che interessa in modo assoluto le aziende e il lavoro autonomo, dove massimamente si annida l’evasione fiscale) e recuperare il mancato gettito per lo Stato colpendo ancora una volta il lavoro dipendente e i pensionati. Semmai ci arriveranno alla pensione, perché al traguardo dei 75 anni mica ci arrivano tutti allo stesso modo. Probabilmente – ma non è mai detto, perchè le vie del Signore sono insondabili e infinite - ci arriverà il nostro beneamato premier che oramai è prossimo a quella data, e forse ci arriverà Porro, Feltri, i ministri, i deputati e senatori ben pasciuti dalla comunità dei cittadini.

Forse loro ci arriveranno e bene al traguardo dei 75 anni e alla pensione, fra l'altro ben motivati da un lavoro appagante. Ma che dire del resto dell’Italia che lavora ? Non credo proprio. Provatevi a chiederlo a un padre operaio 65nne, con magari due figli disoccupati a carico, a dirgli che dovrà tribolare ancora dieci anni come consiglia Bruxelles, e che i suoi figli dovranno aspettare che si riprenda il nostro sistema produttivo ( e come ? Il governo finora ha distribuito solo ammortizzatori sociali, e meno male che c'erano i F.A.S. altrimenti saremmo già tutti in bancarotta).

Se la coperta è corta, cari miei,  bisogna allungarla, non stiracchiarla. Bisogna tessere nuova tela mettendo d’accordo tutti, e questo governo ha l’aria di non essere d’accordo neanche con se stesso, in particolare adesso che il premier è letteralmente ottenebrato da una sola grande paura, quella di finire sotto processo senza il lodo Alfano. Talmente fuori di se che per risolvere i problemi di una Sicilia che continua a cadere a pezzi annuncia l'inizio dei lavori del ponte di Messina. Una burla.

E a proposito del lodo, giusto per sapere : ma che aspettano i processi a suo carico ? Che arrivi nel frattempo una nuova impunità ?

Strano, triste paese questa Italia.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/


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