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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
14 agosto 2012
ILVA, LO STATO GARANTISCA LAVORO E SALUTE (di Stefano Olivieri)
 

Che cosa può mai desiderare un lavoratore, non soltanto di Taranto ma di qualsiasi città italiana o del mondo? La risposta non è difficile: un lavoro retribuito secondo la legge, decoroso e sicuro, nulla di più. La fatica ce la mette lui, lo stipendio il padrone e le garanzie lo Stato. E che cosa può desiderare la famiglia di quel lavoratore, se non avere una casa, possibilmente non distante dal posto di lavoro perché anche la mobilità logora, in una zona non degradata, non inquinata, non avvelenata da quello stesso padrone che stipendia il capofamiglia?

La scelta sull’Ilva di Taranto dovrebbe paradossalmente essere, soprattutto per il nostro governo tecnico, la più semplice di tutte. C’è il dato, scientificamente certificato, di un avvelenamento in corso da decenni, con dati di mortalità anche infantile a dir poco allarmanti. E l’indagine della Magistratura ha ricondotto le responsabilità all’ILVA, la fabbrica che produce acciaio, roba cioè che serve e continuerà a servire per la ripresa e lo sviluppo dell’intero paese. La soluzione è terribilmente semplice: l’ILVA deve ammodernare i suoi impianti per metterli a norma ( non italiana: internazionale) per poter consentire la ripresa del lavoro in condizioni di sicurezza ( per i lavoratori e per gli abitanti che vivono lì intorno). Ci saranno da spendere dei soldi evidentemente, denaro risparmiato dall’Ilva nei decenni scorsi in mancate opere di adeguamento, sulla pelle della gente. Ci vorrà del tempo per sistemare tutto ma pianificando l’operazione sarebbe possibile, step by step, consentire una ripresa produttiva in quelle aree già sottoposte a controlli e a manutenzioni. E anzi i lavoratori stessi potrebbero essere coinvolti in questa operazione di bonifica, opportunamente equipaggiati e informati.

E quando mastro lindo avrà terminato le sue operazioni, tutta la fabbrica riprenderà l’attività e l’aria di Taranto sarà finalmente pulita. Così si deve fare, qualsiasi altra soluzione è contro la legge e qualsiasi governante di un paese democratico non dovrebbe neanche prenderla in considerazione. Nel frattempo alle famiglie rimaste senza stipendio saranno corrisposte prestazioni a sostegno del reddito e le risorse necessarie dovranno provenire dall’Ilva stessa, che è l’unica responsabile del blocco degli impianti non a norma, e dal governo italiano, che piuttosto che piangere miseria dovrebbe varare una buona volta quella tassa patrimoniale che tutta la gente onesta si aspetta.

È così che si fa, professor Monti.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


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13 dicembre 2008
Crisi auto, l'occasione per cambiare ( di Stefano Olivieri)

Se perfino Michael Moore “il rosso” si dichiara contro il prestito ultramiliardario alle 3 big dell’auto Usa, vuol dire che finalmente sta succedendo qualcosa di straordinario. O per meglio dire potrebbe succedere se la politica – in questo caso quella Usa, da noi siamo purtroppo in pieno medioevo con Berlusconi al governo – alzasse la testa e si accorgesse finalmente che sì, può accadere che l’impresa talvolta sbagli, anche se si chiama GM o Ford, e allora oltre all’aiuto finanziario occorre imporre condizioni, più che consigli, su come impiegare quei soldi che verranno dati, che poi sono quelli di tutti i contribuenti.

34 miliardi di dollari per risollevare l’industria automobilistica statunitense. In realtà per fare molto di più, ridare fiducia a un intero pianeta invertendo l’effetto domino al ribasso che ha prima sconquassato la finanza e adesso investe anche le imprese produttive. La finanza per il momento è stata aiutata - ed è stato probabilmente un azzardo – senza essere bastonata a dovere per aver barato con i suoi mille trucchi. Non è escluso per questo motivo che il male sia stato del tutto rimosso, il liberismo cieco è una bestia selvaggia che si può domare soltanto sottomettendola del tutto e costringendola in una gabbia di regole condivise da tutti e soprattutto trasparenti. Il benessere artificiale creato dalla trasformazione dei debiti in denaro sonante ha messo in ginocchio prima di tutto i più deboli ed è da questi ultimi che Obama dovrà ripartire : l’America è prima di tutto dei suoi 250 milioni di cittadini comuni, poi vengono le banche e le industrie. Ma ci arriverà prima o poi senza dubbio, speriamo soltanto che faccia presto, altrimenti una nuova bolla speculativa potrebbe mettere in ginocchio definitivamente il più grande paese del mondo. E’ tempo che si smetta di scommettere sui ballon d’essay e si torni a dare credito alle cose che contano davvero, al core business di imprese solide che dimostrino di essere orientate al futuro, per esempio.

Perciò questa crisi dell’auto può davvero tornare utile, per entrare sul serio nel terzo millennio. Abbiamo inventato le autostrade stellari per spostare la nostra voce e le nostre immagini da un capo all’altro del pianeta, ma siamo ancora all’età della pietra per la mobilità fisica. Creiamo megalopoli e torri di cristallo, e poi continuiamo a chiuderci uno dietro l’altro dentro scatolette di latta puzzolenti, continuiamo a far sfumacchiare le nostre industrie e le nostre case come se niente fosse, come se il surriscaldamento globale interessasse Marte e non la Terra.

Il petrolio sta a quaranta dollari il barile, ma non è messo all’angolo, sonnecchia aspettando che passi la paura per uscire di nuovo dalla sua tana. E’ una risorsa fossile e inquinante, che ci è servita in questi ultimi due secoli per arrivare fin qui, ma ora basta. Abbiamo il dovere di cambiare, possiamo cambiare, definitivamente. GM, Ford e quant’altri si decidano una buona volta di tirare fuori i loro progetti nascosti e producano auto pulite e silenziose, ce lo meritiamo a questo punto. E si dia di nuovo credito alle nuove idee, in Italia ci sono ragazzi al politecnico di Torino che hanno già perfezionato uno scooter elettrico che potrebbe invadere il mercato mondiale, e non hanno trovato uno straccio di industria che desse loro credito. La Fiat tiri fuori la cinquecento elettrica che ha nel cassetto, senza indugi, ha l’occasione con la sua esperienza nel segmento delle piccole e medie cilindrate di mangiarsi il mondo, se lo vuole. Se farà questo, a carte scoperte, troverà non solo l’aiuto dello Stato ma anche quello dei piccoli risparmiatori.

Abbiamo bisogno di riprendere a sognare, soprattutto sotto il nero cupo di questa crisi. Ma deve essere un futuro a colori, e quei colori li vogliamo decidere noi. E’ tempo di farlo.

23 novembre 2008
NECESSITA' FA VIRTU', MA NON PER SILVIO (di Stefano Olivieri)

 Non può farci niente, è proprio connaturata all’uomo questa logica utilitaristica e antisolidale di un certo tipo di imprenditoria d’antan che il nostro paese non riesce a scrostarsi di dosso, e non vi riuscirà fino a quando il bastone del comando resterà nelle mani di Berlusconi. Questo suo parlare sempre come se stesse davanti a un registratore di cassa e tu davanti a lui in attesa che ti dica il prezzo. Quando parla ad esempio dei beni artistici italiani li trasforma in cifre, tutte le chiese insieme da una parte, tutti i siti archeologici dall'altra, tutti i musei, e poi fa la somma entusiasta, come se il tesoro che ha l’Italia lo scoprisse in quel momento per la prima volta, più della metà del patrimonio mondiale, venghino signori turisti. In realtà il suo non è amore per l’arte, ma per il denaro che si potrebbe tirar fuori dai nostri giacimenti artistici se soltanto si potesse imprenditorializzare liberamente l’operazione alla sua maniera. E ci sta già provando, ha detto a Bondi di assumere un supermanager di McDonald per curare i musei, mica serve la laurea in archeologia per salassare a dovere i turisti giapponesi, no ? Magari negli atri dei musei si potrà organizzare qualcosa di carino, qualche velina un po’ scosciata vestita da Indiana Jones sopra un SUV con cui scorazzare in giro per gli scavi, oppure che so, qualche vecchia pietruzza senza valore tagliata a fette e venduta con certificato del museo, di queste cose i texani ci vanno matti.

E’ così che si fanno i dindi diamine, ci sarà pure un po’ di crisi ma che cavolo, basta industriarsi un po’ e non ascoltare gli iettatori di sinistra. Se tutti consumassero e spendessero un po’ di più staremmo già meglio e il governo potrebbe occuparsi di cose più serie che tirare su il morale al paese. Perché per esempio da gennaio qualche pensiero c’è, con quei trecento miliardi di bot che vanno in scadenza, e se la gente vorrà monetizzarli per tappare qualche buffo allora sì che ci sarà crisi ma per colpa vostra, che siete depressi. Intanto aiutiamo chi possiamo, mica possiamo fare miracoli. La pretesa di detassare la tredicesima è davvero surreale, che non lo sa la gente che abbiamo speso tutto per togliere l’ici ? Mica si stampano euro a palazzochigi, che diamine ! E la UE, con la sua battaglia donchisciottesca sul clima : ma non lo sanno a Bruxelles come stanno messe le imprese italiane ? E’ tutta una scusa per boicottare il nostro paese, l’Europa è piena di facinorosi comunisti che non aspettano altro che fare lo sgambetto all’Italia. Così vaffanculo a Kioto e agli altri protocolli, non sarà un po’ di veleno in più nell’aria e nell’acqua a rovinare l’Italia, ora cribbio bisogna risollevare il paese tutti insieme, lavorando e mica facendo scioperi come quei rinnegati dei comunisti, e non c'è trippa nemmeno per l'Unicef e i suoi bambini tutti abbronzati. E poi smettetela anche con 'sta storia dell’Alitalia per favore, lo capite o no che se si fosse ceduto tutto ad Air France a quest’ora i turisti giapponesi li avrebbero portati tutti nei castelli della Loira invece che a Pompei ? Invece io con i miei capitani coraggiosi ho salvato la compagnia, e ci sarà pure qualche esubero in più ma la crisi è mondiale cari miei, lo sapete quanti licenziamenti dovrà fare il vostro Obama ?

Questo è Silvio Berlusconi. Pensate : potremmo approfittare di questa enorme crisi per invertire la rotta, impegnare risorse nella ricerca e creare migliaia di posti di lavoro stabili e ben retribuiti nella lotta all’inquinamento, al dissesto idrogeologico, alla cementificazione selvaggia e abusiva nel nostro paese. Con il sole, il mare, il vento che ci ritroviamo in dote potremmo essere il paese leader mondiale nelle energie alternative e invece no, di alternativo abbiamo soltanto un premier che pensa ai fatti suoi e si diverte a fare cucù alla Merkel.

Silvio l’incantatore, il facilitatore, quello che riuscirebbe a vendere ghiaccio agli esquimesi, purchè abbiano tutti la tv naturalmente. Silvio l'obnubilatore di coscienze via etere : tagliategli le antenne e avrete un patetico anziano venditore di pentole, da preferirgli anche Mastrota. Lasciategli le tv e ricompare il doppiopetto blu e il sorriso impallinante, quel viso di gomma che è capace perfino di lacrimare come la Madonnina di Civitavecchia. Ma Silvio l’incantatore ha esaurito insieme ai soldi nostri i suoi trucchi, stavolta anche il fondo del barile è stato raschiato a dovere ma non per le vere emergenze del paese, e a meno che non ci metta del suo l’Italia, cari miei elettori del cavaliere, nel prossimo anno andrà in bancarotta.

Non ci sono i soldi per pagare le casse integrazioni. Non ci sono i soldi per onorare i debiti da bot. Non ci sono i soldi da restituire a comuni e regioni per i mancati incassi di ICI. etc. Non ci sono i soldi probabilmente nemmeno per fare quei contratti schifosi del pubblico impiego che pure hanno visto la firma di Cisl e Uil. Non ci sono i soldi per assumere i precari e nemmeno quelli per costruire le case promesse alle giovani coppie. Non c’è niente di niente, soltanto qualche bonus fiscale per professionisti e aziende, i più coccolati dal premier anche nelle emergenze più nere.

Da gennaio vedremo i sondaggi, che cosa diranno. Da gennaio per altro pagheremo, oltre quei due o tre miliardi della bad company di Alitalia, anche circa trecentomila euro al giorno per tenerci Emilio Fede sui canali analogici della tv. Queste sono tasse indispensabili al premier, così importanti che manco si devono definire tasse, tanto le pagheremo noi, popolo bue. Mi sa tanto che la vaccinazione a cui alludeva il buon Montanelli è arrivata, finalmente arrivata.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

21 ottobre 2008
Quello di Stefania è proprio un bell’ambiente ( di Stefano Olivieri)

Berlusconi da ex palazzinaro l’ambiente lo ha sempre definito eufemisticamente “ il verde”, cioè quelle macchie vegetali che si disegnano attorno alle palazzine signorili prima di far vedere la planimetria ai potenziali acquirenti. La cultura ambientalista, l’ecologia, lo sviluppo sostenibile sono stati sempre argomenti piuttosto indigesti per il cavaliere, che tuttavia di tanto verde ama circondare, più che altro per proteggere una privacy dorata, le tante ville di sua proprietà, da Arcore alla costa smeralda in Sardegna, dalle Bermuda a Cernobbio passando per il lago Maggiore. Il nostro premier non si intende di botanica e ancor meno di impatto ambientale : in Sardegna non ha esitato a far stuprare un’intera scogliera per fare posto ad una darsena sotterranea da fare invidia alla Spectre. E per coronare il suo idillio con l’amico George che ogni tanto lo è venuto a trovare ha fatto radere al suolo ettari interi di meravigliosa macchia mediterranea, lecci, lentisci, corbezzoli e mirti centenari a farsi benedire sotto la ruspa per fare posto a un finto deserto texano di cinquemila cactus.

Uno così chi fa ministro dell’ambiente, una volta che diventa premier ?

La prima volta Berlusconi ci provò con Altero Matteoli, che da ministro dell’ambiente fu indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio in relazione all’inchiesta sul “mostro di Procchio”, un complesso in costruzione a Marciana nell’isola d’Elba, inchiesta che coinvolse, fra gli altri, un giudice e due prefetti accusati di corruzione. Dalle accuse pare che Matteoli si sia comportato come Cuffaro, ossia, abbia avvertito il prefetto di Livorno Vincenzo Gallitto di essere sotto indagine. Gallitto si incontrò a Portoferraio con il suo ex vice Giuseppe Pesce, col giudice Germano Lamberti e con l’ingegner Uberto Coppetelli, che a quel tempo era appunto il direttore dei lavori dell’insediamento di Procchio. Questa vicenda è tornata a galla recentemente a causa del cosiddetto “lodo Consolo” con cui si vorrebbe appunto dotare di paracadute giudiziario anche l’ex ministro dell’ambiente, come già accaduto per Previti.
Poi ultimamente è arrivata Stefania Prestigiacomo. Una che sull’ambiente la sa lunga, non fosse altro per il fatto che con le leggi ambientali ( e anche con le denunce, sanzioni e condanne relative) la sua famiglia di imprenditori in quel di Priolo ha avuto a che fare non poco negli ultimi decenni.

Perché Stefania Prestigiacomo prima di diventare ministra è stata – e per quanto ne sappiamo lo è tuttora – imprenditrice e figlia di imprenditori nella azienda di famiglia – la COEMI – ma non è tutto : il nostro attuale ministro dell’ambiente è' titolare del 21,5% della Fincoe di Casalecchio di Reno (BO), quota che detiene anche sua sorella Maria Pia e il papà Giuseppe, vicepresidente di Confindustria a Siracusa col 10%. I 3 insieme hanno la maggioranza assoluta dell’azienda, holding di famiglia con radici a Bologna ma interessi in Sicilia. La Fincoe è proprietaria al 99% della Coemi Spa di Priolo (SR), la Coemi controlla il 60% della “Vetroresina Engineering Development” (Ved) di Priolo (SR), il 22,5% della Ved appartiene al Gruppo “Sarplast s.p.a.” di Priolo (SR) di cui Giuseppe Prestigiacomo ha il 6,5%. Per inciso : la Sarplast è fallita nel 1997 e, a causa di un’inquietante serie di incidenti e malattie dei dipendenti, dal 2000 è al centro di un’indagine della Procura di Siracusa: il fascicolo parla di lesioni colpose. 3 operai hanno avuto figli con malformazioni congenite, altri operai non fumatori si sono ritrovati dopo 10 anni polvere nei polmoni, un dipendente morì cadendo da un traliccio, pochi mesi prima un altro dipendente rimase gravemente ferito. Un’irruzione della Polizia nelle aziende dei Prestigiacomo rilevò una serie di violazioni.

La procura di Siracusa indaga sul fallimento della Sarplast poiché sono venuti a galla ammanchi di diverse decine di miliardi di vecchie lire sottratte alle casse della società madre e di quelle controllate, attraverso numerose operazioni illecite. Alle grane che riguardano salute e la sicurezza dei dipendenti delle aziende dei Prestigiacomo, si deve aggiungere la grana del crack Sarplast e le pendenze col fisco per 6 miliardi di vecchie lire accumulate in un triennio. Il maxiemendamento del precedente governo Berlusconi che escluse dalla punibilità i reati tributari e quelli connessi al loro occultamento, permise tuttavia alla Procura siciliana di avviare un'indagine per bancarotta perché nel 2003 l'allora presidente Ciampi non firmò la tanto agognata amnistia. Fra l’altro, mentre allora come neoministro delle pari opportunità la Prestigiacomo si diceva premurosamente attenta ai problemi e alla salute di vecchi e disabili, come imprenditore invece si dava da fare per tappare la bocca a chi la salute sua e dei figli la stava perdendo a causa dell’inquinamento industriale, ad esempio quello prodotto dalla VED di Priolo, l’industria di vetroresina di proprietà dei Prestigiacomo.

Priolo è la città che ha maggiormente beneficiato della nascita e della ascesa rapida del polo pertrolchimico siciliano, fin dagli anni sessanta. Posti di lavoro, benessere economico che cresce in fretta, ma anche una profonda e diffusa disattenzione ambientale. Chi vive all’interno del triangolo industriale siracusano ( Melilli, Augusta e Priolo) si sente a rischio salute e ha ragione di crederlo. Quasi metà della popolazione ritiene inoltre che il rischio inquinamento della zona sia notevolmente aumentato negli ultimi dieci anni, a causa di un totale disinteresse politico ed economico di politici e imprenditori locali. Un nome solo valga per tutti : Eternit. La fabbrica è stata chiusa ma una bonifica seria non è stata ancora fatta nella zona. Emissioni di sostanze nocive, il continuo indiscriminato sversamento di sostanze inquinanti nel mare, l’interramento di prodotti e scarti di varia natura hanno prodotto una catastrofe ambientale. Recenti studi sulla mortalità tra la popolazione residente nei comuni dell’area Augusta - Priolo hanno riscontrato eccessi di morti premature tra gli uomini per cause tumorali pari al 10% in più rispetto alla media regionale, e per il tumore polmonare l’eccesso è pari al 20% circa. L’ufficio di Medicina del lavoro di Messina ha riscontrato nelle urine dei lavoratori della ditta Coemi, società controllata dalla Fincoe srl, addetti all’impianto cloro-soda, concentrazioni di mercurio molto al di sopra del limite consentito. Coemi e Fincoe sono aziende della famiglia Prestigiacomo.

Nel 1993 Sebastiano Guzzardi, un operaio di 36 anni della VED (Vetroresina Engineering Development la fabbrica di vetroresina di proprietà della Prestigiacomo), scopre che suo figlio ha una malformazione congenita dell’uretere che fa tornare i veleni del suo corpo al rene, danneggiandolo. Per fortuna dopo ben due operazioni il piccolo è tornato quasi alla normalità : ora ha sette anni e vive una vita serena, anche se il rene è danneggiato e deve essere comunque soggetto a controlli frequenti. Il suo però non è un caso isolato perchè tre anni dopo un collega di Guzzardi si ritrova nella medesima situazione: suo figlio nasce con una malformazione all’uretere. Anche lui ha la febbre e il reflusso urinario. Anche lui è operato a Vicenza. Non passa un anno e un altro operaio ha una bambina che nasce con la febbre e problemi alle vie urinarie. A questo punto Guzzardi ne parla al suo padrone, Giuseppe Prestigiacomo, e alla Asl, ma senza riscontri apprezzabili. La CGIL invece lo aiuta e lo fa eleggere rappresentante sindacale in azienda. Il sindacato Cgil avvia anche una campagna per migliorare le condizioni di lavoro in fabbrica, ma la famiglia Prestigiacomo non mostra di apprezzare, anzi il 14 maggio l’azienda spedisce a Guzzardi una lettera minacciosa. Eppure la richiesta portata dal sindacato di comprare gli aspiratori per tutelare i polmoni dei dipendenti non era per niente campata in aria. Alla fine soltanto dopo le indagini della procura gli aspiratori vengono installati, a riprova del fatto che le sostanze usate per produrre la vetroresina potrebbero avere un legame con le malattie.
Alcuni operai ricordano ad esempio che in fabbrica in passato si usava una sostanza chimica denominata dimetil anilina. Per capire di che cosa parliamo riporto soltanto due link trovati in due secondi sul web,
quello dell’Euratom del 2007 e quest’altro della Zetalab spagnola. Non ci sarebbe voluto granchè per avviare una qualsiasi indagine conoscitiva, ma è uno sforzo che la famiglia Prestigiacomo ha accuratamente evitato di fare. Forse perché avrebbe nociuto all’immagine della rampolla, all’epoca politico in rampante ascesa.

L’azienda VED è arrivata a perfino negare una settimana di ferie, trasformata in cassa integrazione, a un lavoratore che chiedeva di stare vicino al figlio durante l’intervento chirurgico. Un altro operaio ha avuto due figli nati con alcune dita delle mani attaccate. L’operaio chiese un prestito da trattenere in busta paga per la seconda operazione, ma gli fu opposto un rifiuto, e soltanto grazie a una colletta dei colleghi il bambino è stato operato. Bell’ambiente davvero, quello della ministra Prestigiacomo. Pensare che Sebastiano Guzzardi, l’operaio che per primo ha osato alzare la testa, è anche suo cugino di secondo grado. Se tratta così un parente, se tratta così gli operai delle sue fabbriche, figuriamoci gli scrupoli che può farsi la ministra per i problemi da inquinamento ambientale di tutti gli italiani. In quel rifiuto a Bruxelles e a Sarcozy c’è a questo punto anche il fumus di un conflitto di interessi. Ma questo, certo, da un ministro del governo Berlusconi è proprio il minimo che ci potremmo aspettare….

Note : alcuni brani di questo articolo sono ripresi interamente dalle fonti sottocitate. Ho evitato di inserire ogni volta il virgolettato e l'origine della fonte per favorire la leggibilità del testo.

Un grazie doveroso ai "vecchietti di Cecchina" che per primi hanno ritirato fuori gli scheletri dall'armadio della ministra siciliana

Fonti :

Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Polo_petrolchimico_siracusano );

Legambiente (http://www.verdenero.it/doc/3_la_chimica_dei_veleni.pdf );

La Siciliaweb (http://blog.lasiciliaweb.it/gattardi/index.php?entry=entry080508-120819 ) ;

L’Espresso ( articolo di Marco Lillo del 25 ottobre 2001 dal titolo “ la fabbrica delle malattie”

15 agosto 2008
DIARIO DI UN'ECOBALLA ( di Stefano Olivieri)
 



Ciao a tutti, io sono un’ecoballa. Ma non nel senso di una panzana ecologista. O forse sì, anche in questo senso. Anzi pensandoci bene soprattutto in questo senso perché dell’ambiente – diciamoci la verità - del “verde” come lo definiva schiettamente e un po’ grossolanamente Silvio Berlusconi, pare che agli italiani non freghi in fondo granchè se si sono bevuti come acqua fresca il fatto che basti comprimere una montagna di rifiuti indifferenziati, costiparla con la forza dentro un metro quadro per trasformarla in qualcosa di ecologico e addirittura di preziosamente utile per la comunità. Quasi parlassimo dei diamanti artificiali, quelli che vengono fuori comprimendo volgare carbone, per intenderci.

Io invece no, sono soltanto un’ecoballina, io come le mie tante , tantissime sorelle ammassate qui come rifiuti ( ma che orrore !...) e abbandonate lì a percolare. Dicono che se fossi un'ecoballa per bene non dovrei farmela sotto, non dovrei essere umida. Ebbene provateci voi a stare all’addiaccio mesi e mesi, sferzate dal vento e dalla pioggia. Provateci voi a tenervela e poi ditemi. Forse non sapete che cosa può succedere a mischiare il sugo delle pacchere con l’urina dei pannolini, le gambe dei carciofi con l’olio combustibile, i pannoloni del nonno con la carogna di un gatto morto investito e buttato nel cassonetto senza misericordia. Accade di tutto a quel punto, catene molecolari che si fanno e si disfano come in un film di fantascienza, reazioni chimiche ai confini dell’alieno. E con tutta quest’ammuìna sullo stomaco io dovrei starmene pure zitta e buona, incolonnata come un mattone nell’infinita attesa di essere valorizzata con il calore? E no! Se volevate un soldatino buono e zitto dovevate separare i cavoli dai vescovi, i gatti morti dagli stracci vecchi, prima. Così non vale, così non avete fatto un’ ecoballa, avete soltanto imballato i rifiuti. Bella mossa. O forse stavate aspettando che in Italia la piramide sociale crescesse come nel sud del mondo, così alla fine sarebbero arrivati i “cartoneros” come a Buenos Aires, quelli che la raccolta differenziata ve la fanno gratis e a domicilio per ricavare qualcosa da mangiare e da rivendere ?

Fatto sta che finora non avete smaltito un bel nulla, anzi ! Avete soltanto nascosto per decenni la polvere – magari fosse solo quella ! – sotto il tappeto, un tappeto grande come tutta la Campania, ma che dico, come tutta l’Italia, il giardino del mediterraneo. Ingrassando nel frattempo il malaffare della camorra e l’infinita filiera degli intermediari, su su fino ad arrivare alle istituzioni deputate, ignoranti e inefficienti nel migliore dei casi, spesso colluse. E facendo ammalare la gente costretta ad abitare accanto al frutto del vostro ingegno. Il vostro progresso è stato quello di aver creato decine di migliaia di discariche bonsai, che ovunque vengano trasportate infetteranno, disseminando il loro liquame dappertutto, più micidiali delle cluster bombs. Ma fatela finita !

Magari vorreste valorizzarci scaraventandoci giù nel Vesuvio, meglio dico io se trascinate su da chi sui disagi e sulle malattie della gente ci ha finora speculato e guadagnato. Potrebbe essere una soluzione, chi può dirlo ? Tutti poi con il naso all’insù ad aspettare l’eruzione riparatoria e purificatrice, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato scordammose ‘o passato che alla fine ci pensa il vulcano brontolone. Il brutto è che se dovesse funzionare davvero il giorno dopo tutte le regioni si metterebbero in fila con i loro rifiuti davanti al vulcano, proprio come ai bei tempi quando i cummenda del nord prendevano accordi con persone tanto “ammodo” del sud per dare una ripulita alle cantine dello stabilimento. Ti credo che si è ingrassata la camorra.

La verità ? Noi ecoballe siamo una razza malata e purtroppo, grazie a voi politici, assai prolifica. Per favore, stavolta dateci l’eutanasia una volta per tutte e non partoriteci più, che è meglio. E domani, prima di scrivere “eco” davanti ad una parola, fate in modo che non sia una balla.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/


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