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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
30 settembre 2012
SERVE UNO DI NOI (di Stefano Olivieri)

In un momento di grave difficoltà una comunità si raccoglie in se stessa e fa affidamento sulle sue risorse migliori. L’Italia, grande paese, non dovrebbe avere difficoltà a farlo e invece succede, esattamente in questo momento. Perché da noi la regola dei numeri primi si scontra con la legittima diffidenza dei cittadini che proprio in quei numeri primi non credono più. E fanno bene a non fidarsi perché da troppi anni, troppi decenni il Picone di turno, le caste di turno hanno spedito in alto, nei posti di eccellenza i loro galoppini, i sottopancia, gli yesmen messi lì a eseguire ordini del proprio sponsor. E se le ultime rivelazioni dell’ex consigliori di un ex premier, un qualsiasi Lavitola insomma, non fanno lo scalpore che meriterebbero, è perché oltre la soglia dell’indignazione e della rabbia c’è, pericolosissima, l’inerzia intorpidita di un popolo che non riesce a riconoscersi più, e dà le dimissioni da una sovranità conquistata con i martiri della Resistenza e sancita dalla stessa Costituzione.

Per questo oggi perfino le primarie, raggiunte troppo tardi e nei fatti ancora disapplicate quanto a regole di trasparenza e di pari opportunità (se non sei ricco come ti fai conoscere in dieci province?), diventano inadeguate per restituire credibilità alla classe politica. Troppi anni di commistione fra affari privati e gestione della cosa pubblica, troppi Berlusconi e berluschini ancora in giro per il nostro paese. E soprattutto un premier, il Monti consacrato e osannato da tanti, che fa a meno del parlamento come e anzi più del suo predecessore. Tant’è che dichiara di essere ancora disponibile se lo si vuole ancora lassù a palazzo Chigi, ma senza passare dal suffragio universale. E Casini, Pdl, Fli, Montezemolo e il gruppo di Fioroni nel PD ad applaudire la conclamata promessa di golpe.

Il prossimo 12 novembre sarà un anno esatto dalle dimissioni coatte di Berlusconi. Non è nel frattempo arrivata l’annunciata nuova legge elettorale, che avrebbe dovuto liberarci dalla vergogna del porcellum. Non è arrivata la redistribuzione fiscale e anzi, grazie a Monti e Fornero, le diseguaglianze si sono vieppiù accentuate e il 90 % della middle class italiana è sprofondata nel disagio, accodandosi a una classe operaia ormai ben oltre la soglia della disperazione. Mentre evasori e furbetti continuano a battere cassa e a fare la bella vita. In Francia Hollande vara un piano da 40 milioni di euro che prevede una sostanziosa patrimoniale, da noi si continua a raschiare il fondo della botte al solito modo. E del sì di Parigi e Berlino alla Tobin tax, mentre il governo italiano tace imbarazzato, ne vogliamo parlare? Ormai i cittadini italiani, quando sentono parlare di riforme, mettono sacchi di sabbia alle finestre. A prescindere, come avrebbe detto Totò.

Ci vorrebbe un sogno, qualcuno che avesse non solo la faccia ma anche il sudore e l’integrità morale, l’entusiasmo e lo spirito di servizio della gente comune, della tanta brava gente onesta italiana. Se la politica non lo trova in fretta avremo perso non solo noi ma anche i nostri figli e nipoti. E a quel punto la rivoluzione sarà inevitabile.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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