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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
10 novembre 2011
GOVERNO MONTI, TROPPI GALLI A CANTARE ( di Stefano Olivieri)


Il PDL che si spacca in due, la Lega che vuole le elezioni, IDV che cerca di rosicchiare qualche voto a sinistra negando la fiducia a Monti, Vendola che invece si dichiara possibilista ma solo per emergenza finanziaria e nuova legge elettorale. Un gran caos che  non aiuta certo il paese a superare questo momento critico, non aiuta neanche i mercati a capire che cosa sta succedendo.

Il PD è in mezzo al guado, da una parte la responsabilità di rispondere all’appello di Napolitano, dall’altra il rischio di bruciarsi a sinistra. Perché se il governo tecnico non si riuscisse poi a fare per la crescita complessiva e trasversale del fronte del no, nella corsa alle elezioni anticipate partirà svantaggiato rispetto a Di Pietro e a Vendola.

Va però considerato non solo l’aspetto dell’urgenza (una elezione anticipata comporta tempi assolutamente più lunghi di un governo tecnico, e nel frattempo i mercati ci possono massacrare) ma anche il fatto che andare direttamente alle elezioni con la legge Calderoli significherebbe restituire in mano alle direzioni dei partiti il potere di decidere chi formerà il prossimo parlamento. Prospettiva micidiale, che ci allontanerebbe probabilmente per sempre dall’Europa. Io voglio una sinistra forte e bella, il più possibile deberlusconizzata e per averla è necessario avere a disposizione anche una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini la sovranità popolare.

Dunque, calma e gesso. Se Di Pietro e Vendola ritengono di non dover entrare nel governo tecnico con Casini e parte (speriamo la migliore) del Pdl, che almeno non ne ostacolino i primi passi. Sarebbe un brutto esempio di discontinuità rispetto al governo Berlusconi che abbiamo tanto criticato finora.

Affrontiamo un problema per volta. Compreso quello di una nuova legge elettorale, che certamente Monti dovrà mettere in agenda non appena si sarà insediato a palazzo Chigi. Soffiamo tutti dalla stessa parte per favore, perché siamo sulla stessa barca. Chi stava su un'altra barca lo conosciamo bene, e se ne sta andando a casa.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
16 dicembre 2008
IMPARARE DA UNA SCONFITTA ( di Stefano Olivieri)
 Europa, il quotidiano di Stefano Menichini molto vicino a D’alema, non usa molte perifrasi dopo le elezioni in Abruzzo e titola : “ …E ora basta con Di Pietro..” L'accusa è sempre la solita, e cioè che IDV – che è cresciuta in Abruzzo fino al 15 %, tallonando un PD ridimensionato al 20 % - più che Berlusconi ha messo nel mirino Veltroni e i democratici. Lavorando sui dati, a livello nazionale il PD si assesta adesso su uno scarso 26 % mentre Di Pietro sale quasi al 9 %. Praticamente un democratico su cinque, dall’indomani delle elezioni politiche ad oggi, si è spostato nell’area di IDV.

La domanda giusta da farsi sarebbe : perché è nata questa lotta fraticida e come evitare che possa danneggiare non tanto il PD, quanto nel suo complesso l’opposizione a Berlusconi ? Ma è una domanda che Europa non si pone. Piuttosto si schiera armi e bagagli contro chi, all’interno del partito democratico, sulla questione PD – IDV reclama coerenza non solo e non tanto con quanto si afferma nel documento costitutivo del partito ( inclusività; arricchimento attraverso la diversità ; etc) quanto piuttosto rispetto alla situazione dell’oggi, con un premier che sempre di più preme l’accelleratore del suo governo in direzione di una deriva autoritaria, facendosi scherno degli avversari e delle istituzioni repubblicane.

L’ultimo caso, esemplare, il tema della riforma della giustizia innescato da vicende tutte interne al PD ( dai casi La Torre e Villari fino a Bassolino, etc.) e artatamente gonfiato dai media genuflessi al premier. Berlusconi e Alfano vogliono fare in fretta e magari da soli una riforma della giustizia che – sappiamo già dalle anticipazioni – segnerà la fine dell’autonomia della magistratura e vedrà sparire un altro cardine della nostra democrazia, ovvero l’obbligatorietà dell’azione penale dei giudici. Questi due aspetti sono per Berlusconi irrinunciabili ( e ben immaginiamo perchè… ) e a queste condizioni non si va a nessun tavolo delle trattative, non si può diventare complici di uno sfascio istituzionale così grande da compromettere la stessa stabilità democratica. Ci vada pure Casini se vuole, si assuma da solo la responsabilità di legittimare il disegno eversivo del premier. Ma Veltroni NO PER FAVORE, Walter per carità, non farlo ! Ma quale tavolo credi che Berlusconi possa concederti sulla giustizia, se non un tavolo truccato ? I suoi avvocati, giusto per fare un esempio, al tavolo che tu richiedi stanno già segando una gamba, con il dl in dirittura d’arrivo grazie al quale Ghedini e gli altri mille difensori del premier potranno usufruire di un numero di testimoni lungo come i rotoloni regina, quelli che non finiscono mai. Per non fare finire mai nemmeno i processi pericolosi per il premier, processi congelati ma che potrebbero riaprirsi nel caso il lodo Alfano fosse – come sarebbe anche giusto – dichiarato anticostituzionale.

Chi è causa del suo mal non può che piangere se stesso, e il PD farà bene ad avviare una profonda autocritica sulla strategia perdente di identificare le sue difficoltà con gli attacchi di Di Pietro. Le mele marce sono marce e basta, occorre disfarsene e semmai tagliare il ramo infetto. I tanti che hanno votato PD proprio credendo non solo alla sua dichiarata vocazione maggioritaria, ma anche alla sua promessa inclusività di idee e progetti diversi da far crescere in un unico grande laboratorio popolare, ora sono perplessi e non sarà certo l’invito perentorio del quotidiano Europa a convincerli. La strada da battere è esattamente l’opposta, anche perché Di Pietro in Abruzzo è probabilmente cresciuto non solo a spese del PD, ma anche recuperando un numero sostanzioso di consensi a quella sinistra che non è più in parlamento. E un partito che si chiama “democratico” non può restare indifferente a un fenomeno del genere quando il problema è crescere nel paese e battere Berlusconi.

Così che si apra pure un tavolo, ma non con Berlusconi e per la giustizia a modo suo. Piuttosto si torni a discutere serenamente con Di Pietro sul tema della giustizia e non solo, perché i temi della crisi e dell’emergenza nazionale sono tanti, ed è necessaria a questo punto chiarezza. Fosse per me, io mi aggrapperei, come suggerisce anche il presidente Napolitano, ai principi fondamentali della nostra Costituzione e li userei come pilota automatico in questo mare in tempesta, ma per essere un po’ più precisi sarebbe bene che il PD chiamasse a un tavolo tutta l’opposizione parlamentare ed anche extraparlamentare su una griglia, per il momento di pochi punti :

1. LAVORO E OCCUPAZIONE : le regole, le tutele da mantenere e quelle da reinventare; precarietà e flessibilità; contratti e ammortizzatori sociali.

2. GIUSTIZIA : autonomia dei giudici; efficienza della macchina della giustizia; risorse della giustizia; obbligatorietà dell’azione penale e mezzi a disposizione;

3. FISCO : revisione delle aliquote fiscali ; tassazione del lavoro; tassazione rendite da capitale;

4. SCUOLA : STRATEGIA E RISORSE per la scuola pubblica .

Ci sarebbe - è vero - molto altro ( sicurezza, politica estera, temi etici, etc) ma se l’opposizione non riesce intanto a trovare una intesa decente su questi quattro gettonatissimi temi il cammino da oggi fino alla fine della legislatura sarà lungo e tormentato da altri insuccessi. Occorre umiltà e avvedutezza, e ricordare sempre che la maggioranza degli italiani alle ultime elezioni NON ha votato per Berlusconi. Si può far cadere questo governo, ma bisogna farlo tutti insieme. Perché si cresce tutti insieme, a cominciare dal PD che deve recuperare al suo interno un gap di democrazia che comincia ad essere allarmante. Ma le discussioni non devono spaventarci, noi non siamo il partito del padrone, per questo malgrado tutto, se lo vogliamo davvero, We Can.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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