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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
13 novembre 2011
MONTI, VIA! (di Stefano Olivieri)

12 novembre 2011. L’Italia si è tolta il dente cariato e ora deve riprendere in fretta ad andare. Il presidente "a tempo perso", come berlusconi si definiva  davanti alle sue badanti mentre il paese andava a rotoli, se ne è andato dalla porta di servizio insieme alla sua cricca di ministri e io sono tra quelli che credono che non tornerà più, perché perseverare è diabolico e il popolo italiano ha ben compreso l’errore di fidarsi di certa gentaglia. E poi il signorino in questo periodo avrà un bel po' da fare per rispondere finalmente nei suoi vari processi (voglio proprio vedere se la camera dei deputati, in caso di condanna, non da l'autorizzazione a procedere...) .
In ogni casola politica non ne esce bene nel complesso da questa storia perché Monti e i suoi tecnici sono un po’ come il medico venuto a curare un paziente sano e robusto la cui famiglia è riuscita a far ammalare lo stesso. Il paese ora ha bisogno di cure energiche e le prescrizioni stavolta andranno rispettate nei modi e nei tempi, senza indugio: roba decisamente non da governo Berlusconi ma forse, almeno per il momento, neanche da governo di centrosinistra.
 
Un po’ di purgatorio farà bene alla politica italiana, basta che si cosparga il capo di cenere e nel frattempo riprenda contatto con tutto il paese, non solo quello delle imprese e non solo quello degli esclusi. La polis diventa grande quando la democrazia viene applicata a fondo in modo giusto e trasparente. Oggi si parla di patrimoniale perché per troppo tempo c’è stato chi non ha dato e anzi dalla crisi ha preso, quando la bilancia fiscale tornerà in pareggio dovranno essere pronte nuove regole sistemiche che non facciano più nascere cricche e furbetti.
 
Per esempio: per eliminare differenze fra dipendenti ( trattenuta alla fonte inevitabile) e autonomi (dichiarazione propria) si potrebbe/dovrebbe pretendere che l’esercizio di mestieri e professioni sia strettamente vincolato (cioè possibile) anno per anno a una verifica fisco–contributiva verificabile dagli stessi clienti di avvocati, idraulici, dentisti, meccanici, etc. Un meccanismo virtuoso e forzoso di cui tempo addietro lanciai una proposta. Poi ad esempio, nel campo degli sprechi per la salute dei cittadini, si potrebbe obbligare le regioni ad acquistare direttamente i farmaci più richiesti (scontando per grossi acquisti un prezzo migliore rispetto alle farmacie) e venderli alle farmacie con un prezzo imposto. E non sarebbe male, in tema di sprechi, adottare anche in Italia le confezioni monodose dei farmaci stessi, così che si acquistano esattamente le pillole prescritte dal medico e non si butta via nulla.
 
Insomma, di idee in circolo ce ne stanno tante e gli sprechi ( a cominciare dal costo della politica) sono tali in Italia che se Monti riuscisse a tappare prima di tutto queste falle, i cittadini richiesti ai cittadini ( tutti stavolta, non i soliti noti) ne verrebbero drasticamente ridimensionati.
 
Ma è soprattutto da recuperare la dimensione etica di una cittadinanza e di una patria. Il cavaliere sceicco aveva abolito l’ascensore sociale favorendo soltanto i suoi cortigiani (e cortigiane soprattutto) e dimenticando completamente che il governo di un paese democratico non può e non deve dividere la gente in base a credo politico e portafoglio. Ma non lo ha dimenticato, semplicemente gli sono state ignote, per abito mentale e per mancanza di cultura, le più elementari regole della democrazia.
 
Torniamo in Europa con un nuovo premier che dovrà far scordare in fretta tante brutte figure. Operazione non difficile per Monti, che va però aiutato, dal parlamento e dal popolo italiano. Se il nuovo premier manterrà la barra dritta fra esigenze dei mercati e necessità delle famiglie riuscirà ad andare avanti e non ci sarà un deputato o senatore che potrà sbarrargli la strada, perché verrebbe cucinato seduta stante dallo stesso popolo italiano. L’Italia s’è destata finalmente.
 
Buon lavoro Monti. Buona fortuna cara Italia, il ventennio è finito.
 
Stefano Olivieri
10 novembre 2011
GOVERNO MONTI, TROPPI GALLI A CANTARE ( di Stefano Olivieri)


Il PDL che si spacca in due, la Lega che vuole le elezioni, IDV che cerca di rosicchiare qualche voto a sinistra negando la fiducia a Monti, Vendola che invece si dichiara possibilista ma solo per emergenza finanziaria e nuova legge elettorale. Un gran caos che  non aiuta certo il paese a superare questo momento critico, non aiuta neanche i mercati a capire che cosa sta succedendo.

Il PD è in mezzo al guado, da una parte la responsabilità di rispondere all’appello di Napolitano, dall’altra il rischio di bruciarsi a sinistra. Perché se il governo tecnico non si riuscisse poi a fare per la crescita complessiva e trasversale del fronte del no, nella corsa alle elezioni anticipate partirà svantaggiato rispetto a Di Pietro e a Vendola.

Va però considerato non solo l’aspetto dell’urgenza (una elezione anticipata comporta tempi assolutamente più lunghi di un governo tecnico, e nel frattempo i mercati ci possono massacrare) ma anche il fatto che andare direttamente alle elezioni con la legge Calderoli significherebbe restituire in mano alle direzioni dei partiti il potere di decidere chi formerà il prossimo parlamento. Prospettiva micidiale, che ci allontanerebbe probabilmente per sempre dall’Europa. Io voglio una sinistra forte e bella, il più possibile deberlusconizzata e per averla è necessario avere a disposizione anche una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini la sovranità popolare.

Dunque, calma e gesso. Se Di Pietro e Vendola ritengono di non dover entrare nel governo tecnico con Casini e parte (speriamo la migliore) del Pdl, che almeno non ne ostacolino i primi passi. Sarebbe un brutto esempio di discontinuità rispetto al governo Berlusconi che abbiamo tanto criticato finora.

Affrontiamo un problema per volta. Compreso quello di una nuova legge elettorale, che certamente Monti dovrà mettere in agenda non appena si sarà insediato a palazzo Chigi. Soffiamo tutti dalla stessa parte per favore, perché siamo sulla stessa barca. Chi stava su un'altra barca lo conosciamo bene, e se ne sta andando a casa.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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