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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
17 novembre 2013
NON SI PUO' IMBALSAMARE UN PAESE (di Stefano Olivieri)

Son lì tutti a sdoppiarsi per aumentare l’accerchiamento e la conquista di un centro che è ormai diventato deserto. Non solo l’epilogo della favola berlusconiana (più che favola, direi meglio una saga: vent’anni di cavaliere), a breve Matteo Renzi finirà per spaccare anche il PD, grattando quel po’ di sinistra che si ostina a rimanervi dentro, e a quel punto i giochi saranno fatti. La riedizione dello scudo crociato risveglierà molte salme che torneranno a circolare nel prossimo governo mentre gli esuli della sinistra faticheranno, come è sempre stato, a formare almeno un cartello elettorale.

La gara sarà fra i populismi di destra di Berlusconi e Grillo e quelli di centro di Renzi & soci, quanti e quali è ancora troppo presto dire, occorre attendere la fine dell’emorragia post decadenza del cavaliere. Sì, perché il neocentrodestra di Alfano avrà il respiro troppo corto (di voti e risorse economiche) per tentare la strada dell’illibatezza, e dovrà scegliere prima delle elezioni se sposarsi di nuovo col cavaliere dimezzato e tentare la missione impossibile, oppure provare ad accodarsi al carro di Renzi.

Di tutto questo, al paese importa poco. Con gli operai ormai schiavi nella terra di nessuno e la classe media scivolata nel disagio, alla politica le famiglie non pensano più, impegnate come sono a non scivolare nel baratro. Sono mesi che i media si occupano di Berlusconi mentre le imprese chiudono, i disoccupati crescono, i salari e le pensioni sono sempre più bassi. Il lavoro non c’è e nessuno lo crea, il denaro ci sarebbe ma nessuno vuole andarlo a prendere dove le tasche sono strapiene. Per far ripartire il mercato interno occorrerebbe foraggiare la classe lavoratrice ma il governo sa parlare soltanto di tagli alla spesa che, tradotti, significano maggiori tasse per le famiglie e minori servizi.

Non si può chiedere a un ex o a un neo democristiano di fare la rivoluzione. Che si tratti di Letta o di Renzi, la vedo davvero dura per il prossimo governo. E quello attuale potrebbe anche non arrivare al Natale, perché non si può imbalsamare troppo a lungo la rabbia che cova nel paese.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

4 marzo 2013
LE CHIACCHIERE SON FINITE (di Stefano Olivieri)


La libertà non è star sopra un albero

non è neanche avere un'opinione

la libertà non è uno spazio libero

libertà è partecipazione.

(Giorgio Gaber)

Si discute in questi giorni affannati della necessità di cambiare radicalmente rispetto al passato per dotarsi di strumenti nuovi e più efficaci con cui combattere e vincere le sfide di questi strani tempi, fatti di nemici invisibili e di povertà reali, di diritti e di doveri dei singoli sempre meno considerati, di sentimenti collettivi nati e sviluppati nella rete digitale che esplodono prepotentemente anche nel mondo reale.

Diventare cittadini di un mondo più vasto ed essere sovrani delle proprie scelte è il sogno di questo nuovo impellente bisogno di democrazia partecipativa di cui, in casa nostra, il movimento cinquestelle si è fatto portatore riuscendo a conseguire un successo elettorale oltre le aspettative. Con i voti dei cittadini residenti in Italia sarebbe addirittura il primo partito alla Camera dei deputati (lo è diventato in realtà il PD, grazie ai voti degli italiani all’estero) e forte di questo successo si pone adesso come importante interlocutore per il prossimo governo.

Al PD e al centrosinistra spetta, avendo la maggioranza di deputati alla Camera, l’onore e l’onere di tentare di formare un governo che ha ben poche prospettive di nascere, visto che al Senato, grazie ai meccanismi del porcellum, pur avendo vinto anche lì, seppur di misura, dal punto di vista dei voti collettivi, il centrosinistra si è visto superare dal centrodestra grazie al bonus regionale che Berlusconi e i suoi hanno ottenuto nelle regioni chiave.

Molte istanze portate dal M5S coincidono con quelle di gran parte dell’elettorato PD, prova ne sia il fatto che l’emorragia di voti verso il M5S ha riguardato appunto il partito di Bersani. La logica e il buon senso vorrebbero, a questo punto, che il M5S diventasse parte attiva del cambiamento imponendo l’agenda di tutti quei provvedimenti (dalla soluzione del conflitto di interessi alla legge elettorale; dal falso in bilancio alle regole sul finanziamento dei partiti; dalla revisione delle aliquote fiscali alla lotta alla corruzione e alla evasione; etc.) che da anni, anzi decenni ogni convinto democratico attende che vengano finalmente presi per riportare questo paese nell’alveo della legalità e della giustizia (“...la legalità è il potere dei senza potere...” Alessandro Galante Garrone).

Sta invece avvenendo che il capo carismatico del M5S non intende partecipare, secondo le regole indicate dalla Costituzione, a questa sfida comune. Grillo parla di democrazia partecipativa ma ai suoi deputati e senatori, eletti con i voti dei cittadini, impone il silenzio stampa assoluto e li convoca a porte chiuse per istruirli su ciò che dovranno fare, soprattutto non dovranno fare in Parlamento. Se la prende perfino con l’art. 67 della Costituzione definendolo circonvenzione d’elettore , dimenticando che si potrebbe dire altrettanto di lui per come sta trattando gli eletti del M5S.

L’ho già scritto, lo ripeto. Si sta giocando col fuoco. Gli esodati, i disoccupati, i licenziati, i precari, gli sfrattati e i pignorati, gli incapienti, milioni di famiglie che ormai da anni vivono in una situazione di sempre maggiore marginalità, non comprendono questo gioco e attendono risposte. Se non gliele diamo in tempo saranno loro a dettare la prossima agenda, e non ce ne sarà più per nessuno, neanche per il M5S. C’è un tempo per sognare e un altro per fare, se il paese sarà costretto ad andare a nuove elezioni sotto il fuoco incrociato della speculazione finanziaria internazionale, avremo perso tutti. Se Grillo crede realmente nel valore della partecipazione popolare e tiene nella giusta considerazione la sovranità di tutto il popolo italiano, dovrà cambiare, e in fretta, registro. Se non lo farà tutto il paese avrà perso una fantastica occasione.

Stefano Olivieri

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26 febbraio 2013
LETTERA A BERSANI (di Stefano Olivieri)


Vorrei dire a Bersani che deve aver coraggio, come tutti i padri di famiglia che di questi tempi si caricano sulle spalle la loro responsabilità e cercano, ogni giorno, di trasformare i problemi in opportunità di crescita.

Andiamo in parlamento e parliamo dell’Italia, delle cose da fare. Ce ne sono tante su cui il movimento cinque stelle vorrà dialogare eccome, e darà il suo appoggio, perché è per quello che sono stati eletti dai cittadini. Dal conflitto d’interessi alla gestione pubblica dei beni comuni come l’acqua, dall’Imu che va completamente ridisegnata sulla capacità fiscale dei cittadini, magari facendola pagare anche alla chiesa. Dalle sacche di privilegio che ancora abbondano nel nostro paese e vanno svuotate senza pietà, perché se c’è stata una cosa brutta in questa crisi, ebbene è stato il cinico arricchimento di chi da italiano ci ha speculato sopra, invece di dare una mano. Evasione fiscale, evasione contributiva, corruzione pubblica e privata si possono combattere e vincere con le leggi adeguate. Intervenendo con medesimo vigore sulle regole del mondo del lavoro per restituire dignità e sicurezza ai lavoratori e alle loro famiglie ma anche su quelle che disciplinano le imprese, gli appalti e i pagamenti. E occorre fare in fretta perché le fiamme della speculazione finanziaria hanno già preso ad ardere di nuovo, e se finiamo come la Grecia neanche Grillo basterà all’Italia, per risolvere i problemi che verranno.

E poi c’è la politica del centrosinistra. Anche lì serve coraggio e fermezza nell’indicare la strada. Subito una casa comune con Vendola, che serva da riferimento a quella quota di sinistra che ancora una volta, come già accade nel 2008, non sarà rappresentata in parlamento. È a sinistra che il PD deve, definitivamente, guardare. Perché se non lo farà subito, caro Bersani, e con gesti, parole ed opere più che convincenti, ci saranno altri compagni che, anche a malincuore, sceglieranno il movimento di Grillo. Perché cominciano a essere troppi i sassolini nelle scarpe, a far male.

In casa mia mia moglie e mio figlio hanno votato Vendola, io ho continuato a votare PD. Ma conservo un amaro ricordo delle leggi Fornero, che il PD ha fatto passare come lame nel burro. A un certo punto del governo Monti in tanti ti abbiamo chiesto di staccare la spina, ancora prima che lo facesse il PDL. Ma tu non ci hai voluto ascoltare.

Adesso hai quest’ultima carta, giocala saggiamente ma senza paura.

Auguri, ne hai bisogno.

Stefano Olivieri

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14 agosto 2012
ILVA, LO STATO GARANTISCA LAVORO E SALUTE (di Stefano Olivieri)
 

Che cosa può mai desiderare un lavoratore, non soltanto di Taranto ma di qualsiasi città italiana o del mondo? La risposta non è difficile: un lavoro retribuito secondo la legge, decoroso e sicuro, nulla di più. La fatica ce la mette lui, lo stipendio il padrone e le garanzie lo Stato. E che cosa può desiderare la famiglia di quel lavoratore, se non avere una casa, possibilmente non distante dal posto di lavoro perché anche la mobilità logora, in una zona non degradata, non inquinata, non avvelenata da quello stesso padrone che stipendia il capofamiglia?

La scelta sull’Ilva di Taranto dovrebbe paradossalmente essere, soprattutto per il nostro governo tecnico, la più semplice di tutte. C’è il dato, scientificamente certificato, di un avvelenamento in corso da decenni, con dati di mortalità anche infantile a dir poco allarmanti. E l’indagine della Magistratura ha ricondotto le responsabilità all’ILVA, la fabbrica che produce acciaio, roba cioè che serve e continuerà a servire per la ripresa e lo sviluppo dell’intero paese. La soluzione è terribilmente semplice: l’ILVA deve ammodernare i suoi impianti per metterli a norma ( non italiana: internazionale) per poter consentire la ripresa del lavoro in condizioni di sicurezza ( per i lavoratori e per gli abitanti che vivono lì intorno). Ci saranno da spendere dei soldi evidentemente, denaro risparmiato dall’Ilva nei decenni scorsi in mancate opere di adeguamento, sulla pelle della gente. Ci vorrà del tempo per sistemare tutto ma pianificando l’operazione sarebbe possibile, step by step, consentire una ripresa produttiva in quelle aree già sottoposte a controlli e a manutenzioni. E anzi i lavoratori stessi potrebbero essere coinvolti in questa operazione di bonifica, opportunamente equipaggiati e informati.

E quando mastro lindo avrà terminato le sue operazioni, tutta la fabbrica riprenderà l’attività e l’aria di Taranto sarà finalmente pulita. Così si deve fare, qualsiasi altra soluzione è contro la legge e qualsiasi governante di un paese democratico non dovrebbe neanche prenderla in considerazione. Nel frattempo alle famiglie rimaste senza stipendio saranno corrisposte prestazioni a sostegno del reddito e le risorse necessarie dovranno provenire dall’Ilva stessa, che è l’unica responsabile del blocco degli impianti non a norma, e dal governo italiano, che piuttosto che piangere miseria dovrebbe varare una buona volta quella tassa patrimoniale che tutta la gente onesta si aspetta.

È così che si fa, professor Monti.

Stefano Olivieri
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POLITICA
2 settembre 2010
DOVE VA L'ITALIA ? (di Stefano Olivieri)
  

Quanti sono i cassintegrati italiani ? Quanti i disoccupati ? Quanti sono i precari giovani e meno giovani che nel corso degli ultimi due anni hanno perso il lavoro?

Quanti sono i capifamiglia che hanno il conto corrente in rosso ? Quanti sono quelli che non riescono a mettere un euro da parte alla fine del mese? Quanti sono quelli “incravattati” dal credito al consumo?

Mentre Silvio Berlusconi si riunisce e confabula con il suo avvocato Ghedini e con il suo ministro Alfano sul suo futuro di processato, l’Italia del disagio cresce. Gli ultimi dati forniti dall’Istat sulla disoccupazione italiana ci collocherebbero al di sotto della media europea del 10%, ma all’8,4% italiano vanno aggiunti i cassintegrati e soprattutto vanno aggiunti gli inattivi, in spaventosa crescita in questi ultimi due anni. E un maligno come me aggiunge che se gli “inattivi” crescono così tanto, non è tanto perchè sono sfiduciati, quanto perché è il lavoro nero che li assorbe, in un paese dove regole e sicurezza sul lavoro sono andate a farsi benedire. In Italia sta nascendo di fatto, fin dalla "riforma" scolastica della Gelmini,  un nuovo schiavismo, sotto lo sguardo complice del governo.

Complessivamente l’area di disagio estremo nel lavoro tocca così e supera i 12 punti percentuali, come media, naturalmente. Perché al sud la situazione è di tipo postbellico, un giovane su due è a spasso e se finora non c’è stata una vera e propria insorgenza civile, ciò è dovuto soltanto alla tenuta dei nuclei familiari, molto compatti e solidali nel nostro paese.

La tv di stato dispensa consigli su come combattere lo stress da rientro dalle ferie, ma dimentica che in ferie quest’anno è andata meno della metà degli italiani. Sono piuttosto quelli che sono restati a casa per necessità, che adesso devono anche sopportare la svagatezza, i mugugni e i sospiri dei colleghi più fortunati appena rientrati dalle vacanze.

Ci si lamenta, ci si preoccupa che non si vendono più automobili, quasi il 20 per cento in meno rispetto all’anno scorso. Io sto accarezzando l’idea di venderla la mia auto, altro che acquistarne una nuova. Ne abbiamo due in famiglia perché ho un figlio disabile che altrimenti non si muoverebbe da casa, ma i soldi scarseggiano per mantenerle, abbiamo trascorso tutta l’estate girando con i climatizzatori rotti ( una vera sfiga : si sono guastati a luglio in ambedue le auto) perché non c’erano soldi per ripararli.

Ci sono due Italie. Quella che vende, dal caffè ai pezzi di ricambio per auto, galleggia sulla crisi ritoccando di giorno in giorno i prezzi. Poi c’è l’Italia che acquista soltanto, quella dei lavoratori dipendenti che hanno visto colare a picco salari e stipendi. Questa Italia non ha riparo, è la vittima predestinata della crisi, mentre i furbetti continuano a ridere e a fregarsi le mani.

Dopo la manovra ci sarà la finanziaria, ha ricordato saggiamente Napolitano, invitando il governo ad occuparsi dei guai di tutti i cittadini e non di quelli di uno solo. E questo autunno, con una manovra cha ha lasciato intatti i patrimoni dei soliti noti saccheggiando le tasche già vuote dei redditi medio-bassi di dipendenti e pensionati, sarà davvero terribile. Non sappiamo se avere più paura del disinteresse di un governo che da 4 mesi non nomina un ministro per l’industria, oppure dello zelo con cui si porta avanti un federalismo strabico che ha già fatto aumentare le imposte per i servizi locali ancora prima di sortire i tanto sbandierati effetti positivi.

Abbiamo un partito al governo – la Lega – che ha di fatto commissariato il ministero dell’economia per canalizzare ogni risorsa su un nuovo stato federale che si sa già sarà niente affatto solidale.

Abbiamo un premier che preferisce dedicarsi a Gheddafi piuttosto che ai problemi delle famiglia italiane, e se qualcuno lo critica si mostra perfino stizzito. Abbiamo una scuola che riparte senza ventisettemila insegnanti precari, senza edifici scolastici sicuri, senza risorse neanche per la carta igienica nei bagni. Abbiamo poliziotti che scendono in corteo a Venezia davanti al capo dello Stato, e protestano per i loro diritti. Il problema è che qua nessuno al governo si prende più responsabilità, nessuno si vergogna. Ma come si fa a guardare negli occhi un ragazzo di vent’anni e dirgli che è finita, che non c’è niente da fare, che torneremo forse ai livelli prima della crisi fra vent’anni? Fra meno di una settimana è l’otto settembre. Tanti anni fa in questo giorno l’Italia fu abbandonata a se stessa da un governo che definire fallimentare è poco, oggi il Badoglio di turno per sfuggire ai suoi guai ci precipita tutti nel pozzo.

Come va l'Italia ? Male, lo sappiamo tutti. E dove sta andando ? Non ho una risposta positiva. Molti affermano di sapere piuttosto dove andrà Berlusconi quando sarà costretto a dare le dimissioni. In Libia.

Stefano Olivieri

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POLITICA
5 marzo 2009
UN PAESE INTERO IN C.I.G ( di Stefano Olivieri)
 

l’Inps ha fatto i conti e i dati del mese scorso ripropongono il trend di novembre e dicembre 2008. Tra gestione industria (ordinaria e straordinaria) ed edilizia nel febbraio 2009 le ore autorizzate sono state 42,5 milioni, cioè il 169,7% in più rispetto al febbraio 2008. Se si confronta il primo bimestre (gennaio più febbraio) 2009 con l’omologo periodo dello scorso anno l’incremento di ore autorizzate è stato del 131,7% (per un totale di 72 milioni di ore).

Scomponendo il dato emerge l’aumento eccezionale del ricorso alla cassa integrazione ordinaria (gestione industria): nel mese di febbraio appena passato sono state autorizzate 25,9 milioni di ore, contro le 3,9 milioni di ore dello stesso mese dello scorso anno, con un incremento del 553,17%. Se si fa il confronto sul primo bimestre dell’anno l’incremento sullo stesso periodo del 2008 è del 443,26%.

La COVIP informa che i cassintegrati da più di un anno sono per legge autorizzati a riscattare fino al 50 % della propria posizione accumulata nella previdenza complementare e per questo adesso la neonata terza gamba della previdenza italiana è già a rischio estinzione. Vale in particolare per i cassintegrati – e sono tantissimi – già avanti con l’età, che non faranno in tempo a rimettere i soldi nel fondo integrativo prima di andare in pensione. Ma anche il fondo pensioni lavoro dipendente è a rischio, per il rimaneggiamento della legge 88 / 89 fatto da Tremonti & c. con cui il governo si è disinvoltamente autorizzato a pescare denaro anche lì. E’ come se in una famiglia, per la lavapanni che si è rotta, si andassero a prendere i soldi destinati al pagamento della bolletta della luce. I panni si continueranno a lavare ma dopo un mese non pagando la bolletta la corrente verrà staccata e non funzionerà più niente, lavapanni compresa. Mala tempora currunt ! Per gli italiani a reddito fisso che tirano la cinghia non esiste più rifugio, e la stessa classe media è sempre più schiacciata fra la povertà che dilaga e i ricchi sempre più ricchi : la classe economica dei fornitori e produttori di beni e servizi, infatti, ha dimostrato, con un p.i.l. che arretra ai minimi storici ( - 2,6 la previsione , una delle più nere da 40 anni) e una inflazione che continua a crescere, di saper essere solidale sempre e soltanto con se stessa. Di più, nella crisi che sta distruggendo le famiglie italiane ha adottato comportamenti sempre più aggressivi e profittatori, dai cartelli di banche e assicurazioni alle speculazioni selvagge di immobiliaristi d’assalto che aspettano al varco chi è indebitato fino all’osso e ha come unico bene la casa di abitazione.

L’ho già scritto, molto prima del sindacato e della politica d’opposizione, e lo ripeto oggi : altro che riforma pensioni ( dopo il popò di miliardi scialacquati in Alitalia e rimborso ICI), il governo sappia che democrazia vuole, anzi pretende che in periodo di crisi e di rischio bancarotta per l’intero paese chi può paghi, in rapporto alle sue disponibilità, il soccorso e l’aiuto necessario alle classi più deboli. Ci si dovrà arrivare in un modo o nell’altro, ci dovrà arrivare ob torto collo perfino Berlusconi perché se non lo farà ci sarà davvero il rischio di un incendio sociale senza precedenti. Io sono fra quelli che andrà sotto palazzo Chigi – mia moglie si è già prenotata per starmi a fianco – ad aspettare all’ingresso il premier e chiedergli perché mai la crisi venga spalmata sempre e soltanto sulle famiglie. Se l’Europa ci chiede riforme strutturali, ebbene si guardi anche in alto e non solo in basso, ai redditi da capitale tuttora tassati assai meno dei conti correnti, ad aliquote fiscali che continuano a premiare i redditi alti e altissimi e mortificano la classe media e i poveracci, a una evasione e a una corruzione senza più controlli. Sarò lì all’ingresso di palazzochigi a dirgli che, se vuole una repubblica delle banane, se la vada a cercare altrove, non qui in Italia.

Il 2009 sia l’anno del grande risveglio delle coscienze assopite. Gli scioperi costeranno pure, ma a farsi intimidire da un governo del genere c’è il rischio che ti appioppino uno “sciopero virtuale” anche quando sei al lavoro, facendo tutt’uno della strategia di attacco al sindacato con la sciagurata campagna antifannulloni.

Al PD chiedo che faccia tacere chi come Letta o Ichino dimentica quanto già ha dovuto ingoiare la classe lavoratrice. Se la crisi è globale, globale deve essere per davvero lo strumento per uscirne, ma non è con questo governo che riusciremo a farlo. La diseguaglianza sociale e soprattutto economica che tutti i governi Berlusconi – soprattutto quest’ultimo – hanno sempre perseguito può e deve essere affrontata senza mezzi termini e per questo occorre un impegno straordinario, partiti e cittadini dell’opposizione uniti, perché si vada a uno scontro duro – dialettico ma duro e intransigente – con un esecutivo che non può reggere questa sfida immane. Ogni giorno che passa sono centinaia di posti di lavoro in meno, e se manca un progetto sano che confidando sulle risorse del paese trovi la strada per trasformare la crisi in una occasione di rilancio, rischiamo di mangiarci in pochi mesi quei quattro soldi rimasti in cassa e poi dichiarare bancarotta. Se Tremonti parla di auto ad idrogeno, Berlusconi e Scajola si gingillano con il nucleare e il paese non sa a chi dare retta. la "Robin Hood tax" del ministro consente in Italia di pagare la benzina a 1,2 euro al litro mentre il petrolio sta a 40 dollari al barile, e alle banche di continuare a giocare con lo spread a danno dei risparmiatori. Questi ci stanno menando per il naso, e quando le fabbriche saranno tutte chiuse e tutto il paese sarà in cassa integrazione sarà troppo tardi. Cacciamoli prima dalla stanza dei bottoni, Franceschini ed Epifani suonino la carica all’Italia che lavora.

26 novembre 2008
FINE DEI GIOCHI (di Stefano OLivieri)
 



In Sardegna il dalemiano Cabras fa lo sgambetto sull’emendamento alla legge urbanistica a Soru, che finisce per dimettersi. Da Floris a Ballarò un Rutelli spericolato si avventura in un abbraccio patriota anticrisi con la PDL – “…. Dai, stasera facciamo un accordo…. Dai Lupi, parla con la Moratti e fai intitolare una strada a Biagi a Milano..”. Altrove, un Villari (telecomandato ? E da chi veramente..?) presidente della commissione di vigilanza va avanti imperterrito nella sua fiction di bravo soldatino delle istituzioni, strafregandosene dell’espulsione dal partito e piuttosto adagiandosi sulla immoral soasion delle facce di tolla del PDL, che dopo aver fatto carne di porco delle istituzioni in ogni dove oggi all’improvviso diventano cauti e rispettosi delle prerogative del neopresidente della vigilanza. Infine Latorre, che a quanto mi risulta è ancora dentro il partito e addirittura rivendica le sue ragioni.

Ma che cosa è, un brutto film ? Forse che quando si diceva che il PD era un partito inclusivo si doveva intendere anche questo, che ci saremmo dovuti sorbire tutto lo sconsiderato shopping preelettorale della Margherita ante PD, quando Rutelli dopo aver smesso la dieta di pane e cicoria ha aperto le porte alla politica più deteriore per acquistare peso nel nuovo partito ? Siamo ancora a questo punto, che dopo aver sciolto il più grande partito della sinistra e averlo fuso con gli eredi della DC , dopo aver fatto le primarie per eleggere prima Prodi e poi Veltroni in nome di una sintesi necessaria per vincere, dopo infine aver sacrificato sull’altare della innovazione del PD anche due milioni e passa di italiani di sinistra che non hanno neanche un loro rappresentante in parlamento, adesso ci ritroviamo in mezzo alla palude con la spiacevolissima sensazione di non poterci fidare più nemmeno l’uno dell’altro ?

E con tutto questo casino il congresso si rimanda a settembre del 2009 ? Un congresso, sia ben chiaro, che la gente comune che ha votato PD non pretende soltanto per cacciare questo o quello dal partito. Gli uomini e le donne eletti (……..) a nostri nostri rappresentanti sono soltanto una parte del problema, e nemmeno la più importante. Il punto vero da discutere, anzi da ridiscutere a fondo, è la strategia del maggiore partito italiano in questo momento di tremenda crisi per il paese. Una strategia che non può esaurirsi nella scelta di stare con Di Pietro e con la sinistra ovvero con l’UDC, pwerchè ripeto, non sono le teste che contano, non sono i Rutelli, i Casini, i Di Pietro e i Dalema in più o in meno che faranno davvero la differenza. La differenza la fa una lettura sana, consapevole, disincantata della situazione che si sta vivendo. A differenza vera la fa la capacità di trasformare questo iceberg di problemi in una opzione di crescita in cui tutti, dal cittadino più povero ed escluso fino al riccone più bastardo e antisolidale, tutti nessuno escluso riescano a percepire che il loro personalissimo contributo sarà importante per riportare su il paese. Occorre rialzare le spalle e non farsi intimidire, serve capire fino in fondo che è questo e non altri il momento in cui la vera necessità fa vera virtù, senza trucchi e privilegi per nessuno.

O si diventa onesti in Italia, con le buone o con le cattive, o non ce ne sarà per nessuno, la festa è finita. Poco conta se al momento sia la destra o la sinistra al governo, la crisi è davanti a noi e va affrontata perché ha già iniziato a divorarsi le famiglie. Se Berlusconi ritiene di avere le palle per affrontarla davvero, non certo con i pannicelli caldi che ha mostrato finora, ebbene lo faccia subito, altrimenti rassegni le dimissioni immediatamente e ceda la mano a un qualsiasi governo tecnico di solidarietà nazionale che imbocchi la strada giusta, quella di salvare intanto le famiglie che stanno affogando, dagli operai fin quasi a tutto il ceto medio. Inutile mettere la testa sotto la sabbia, inutile demonizzare lo sciopero del 12 dicembre, ben presto non riusciremo a distinguere un giorno di sciopero da un giorno di lavoro perché i mille fuochi accesi nel paese si vanno saldando in un unico spaventoso incendio.

Se vogliamo che la legalità continui a guidarci in questo difficile passaggio, dobbiamo prima di tutto chiedere al PD maggiore lealtà e trasparenza nei confronti del suo popolo. Basta giuochi, è finita la ricreazione. Walter, se ci sei ancora batti un colpo, ma forte stavolta.

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