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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
14 dicembre 2013
ATTENTA ITALIA (di Stefano Olivieri)
 

Attenta Italia. Se questa sia la protesta di autentici forconi proletari o piuttosto quella dei porconi che fino a ieri hanno addentato la parte debole del paese, non so dire. Troppa confusione in giro, troppa baruffa nell’aria. Ci sarebbero anche i sorconi aggrappati al sultano, ma questo è un altro discorso, non meno pericoloso, però.

Ho parlato spesso, in questi ultimi anni, dei mille fuochi che si andavano accendendo. Dalle fabbriche agli uffici, dalle aree metropolitane alle campagne. La gente non ce la fa più, e quando l’orizzonte si abbassa, quando la prospettiva certa è quella di un domani assai peggiore dell’oggi, chi già sta sul fondo del pozzo prende a salire, a mani nude, per riguadagnare la luce.

Se i mille fuochi diventeranno un milione sarà difficile sapere quando e come, dentro a quel falò, si sono imboscati i furbi. La democrazia è un esercizio quotidiano fatto di sintesi e di ragione, quando resta soltanto la sintesi esce fuori il peggio, il rifiuto di tutto e tutti e si finisce in mano al re travicello di turno.

Vorrei che ci fosse un sussulto di dignità in parlamento e smettessero tutti di guardarsi allo specchio. L’unica cosa decente da fare è varare una nuova legge elettorale che renda di nuovo il popolo sovrano nelle scelte, e subito dopo andare a votare.

Subito dopo, perché non c’è più tempo. La crisi corrode ormai i valori fondanti dello Stato democratico e nessun democratico può realmente desiderare uno stato di polizia. Ma le urla in piazza ormai questo portano, la richiesta della testa dei nemici, senza mezze misure. La tabula rasa, per ricominciare.

Non c’è tempo per le mezze bugie e le mezze verità. Non si varare una legge che elimina il finanziamento ai partiti dal 2017, chi non ha neanche un mese di autonomia si sente ancor più preso in giro. Così, per contro, non si può sbattere sul banco degli imputati Equitalia e condannarla all’impotenza, va invece preteso che Equitalia rivolti le tasche giuste, quelle che con la ctrisi si sono riempite a dismisura mentre gran parte del paese è ridotto alla fame vera.

I ricconi in Italia ci sono, e poco importa che non si vedano i loro soldi, blindati in Svizzera o alle Cayman. Si svuotino le carceri di quelli che han rubato alimentari al supermercato e le si riempiano di questi cinici furbacchioni che hanno azzannato per decenni il paese, e continuano a farlo. Non possono esistere mezze misure non ce ne facciamo niente degli sconti sui libri e sulle assicurazioni se i salari sono regolati da norme che premiano soltanto il padrone. Non arriveremo da nessuna parte se continueremo a considerare merce il lavoro, e il lavoratore vuoto a perdere. Alla fine l’incendio totale sarà inevitabile, e non ce ne sarà più per nessuno.

Legge elettorale, elezioni, patrimoniale vera per tutti i redditi non reinvestiti e carcere vero per gli evasori. Intanto per cominciare e restituire fiducia e speranza a un paese che non vuole più essere preso in giro. Fuori i mercanti e i santoni dal tempio della democrazia, torniamo a contare e torniamo a contarci, con le spalle dritte e la testa serena, perché ci sarà sempre qualche furbetto pronto a infiltrarsi. Renzi legga la lettera di Reichlin e mediti, questa è l’ora della verità. Il governo la smetta di essere ondivago e passi la mano, non vogliamo un nuovo ventennio e non ci tireremo indietro. Sappia, Letta, che la sinistra non ha ancora imbracciato i forconi, ma potrebbe decidere di farlo, prima o poi.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
11 novembre 2012
ELEZIONI, RICCHI PREMI E COTILLONS CON IL PAESE IN AFFANNO ( di Stefano Olivieri)


Sarà anche giusta questa battaglia del bonus elettorale, anzi lo è senz’altro. In un paese come il nostro, eticamente modificato da intrallazzi, ruberie e servilismi degli eletti in parlamento, ci vorrà una lunga cura di antibiotici per raggiungere la normalità. Il 42 % imposto dalla destra post berlusconiana come soglia per ricevere il bonus elettorale costituisce un vero e proprio sabotaggio per le prossime elezioni e l’intento di Alfano e Casini è trasparente, rieditare un Monti bis sperando stavolta in un sottogoverno.

Ma c’è un limite a tutto. Qui non si tratta di obiettivi ma di strumenti per raggiungerli, il rigore andava coniugato alla crescita e crescita non c’è stata e non si sarà mai con l’impoverimento della classe lavoratrice, a cui si è aggiunto negli ultimi anni anche il crescente disagio di quella classe media da cui Berlusconi in particolare ha ricevuto per ben tre volte l’investitura a premier. Ora i tempi son cambiati, il centrosinistra del Pd e SEL ha tenuto meglio di fronte allo sgretolamento della fiducia degli elettori, che hanno punito il PDL più che dimezzandone la consistenza da quel che dicono i sondaggi; e l’incognita Grillo, che con il Movimento 5 stelle è accreditato di un consenso intorno al 20 %, rende lo scenario futuro ancora più nero per le aspettative di Alfano e Casini. Così i due tentano di mummificare Monti ( che si presta) e di conservare il loro potere anche nella prossima legislatura.

Tutto questo ha un senso, certamente. Ma l’accanimento mediatico sulla questione sconforta gli italiani che sono giornalmente alle prese con i problemi essenziali della sopravvivenza economica e li allontana dal dibattito politico.

È ora di mettere le mani sul tavolo con maggiore decisione. Alla fine della legislatura mancano ancora ben sei mesi e se non c’è una decisa revisione dei meccanismi di raccolta delle risorse necessarie per la spending rewiew, l’Italia raggiungerà il pareggio di bilancio con le ossa rotte e non riuscirà più a risollevarsi. Considerazione, questa, meramente economica, perché sotto il profilo etico Monti si è rivelato cinico come e peggio di Berlusconi. E la grande menzogna che non esista altra strada che quella di taglieggiare paghe, stipendi e pensioni per far cassa continuerà per tutta la prossima legislatura se già in questa, prossima alla fine, non verrà pretesa un’inversione di tendenza da chi regge in piedi questa legislatura. Chi intende davvero proteggere questo paese si deve smarcare OGGI e costringere Monti a declinare sul serio quell’equità tanto contrabbandata all’inizio del suo governo. I soldi ci sono, sgrulliamo le tasche piene una volta per tutte e ridiamo fiducia a quella metà del paese cha ormai ha rinunciato anche a votare.

Facciamolo oggi, non fra sei mesi e vedrete come anche il popolo del movimento 5 stelle, a quel punto, ci presterà attenzione.

Stefano Olivieri

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POLITICA
24 luglio 2012
ITALIA NON AVER PAURA DEL FUTURO (di Stefano Olivieri)


La patrimoniale sui grandi redditi è ineluttabile, anche perché è proprio lì che si annida la maggiore evasione. La pressione fiscale sul ceto basso e medio ha da tempo superato i limiti e nuovi aumenti genererebbero evasione forzata, per mancanza di risorse, anche fra chi non può evadere, come i lavoratori dipendenti e i pensionati.
E serve, anche e subito, vera giustizia. Pugno di ferro contro i grandi ladri, i grandi evasori, i grandi truffatori. Sono quelli che danno l’esempio, sono loro che hanno prodotto questo paese eticamente modificato. Se non si è inflessibili con questa gente – e Monti ha dimostrato di non riuscire, o di non volere, fate voi, esserlo – non si può governare l'Italia in questo momento. E' l’illegalità diffusa che fa scappare gli investimenti esteri dal nostro paese.
È inutile chiudere ogni volta la stalla dopo la fuga dei buoi. È inutile fare blitz a Cortina, o tassare gli elicotteri se poi ci si inchina di fronte ai potentati e alle banche amiche. Questo paese è fatto prima di tutto di tanta gente perbene, di lavoratori, di cittadini titolari di diritti, e non di banchieri.

Italia non aver paura del tuo futuro. Non aver paura a pretendere, anche nel mezzo di questa tremenda crisi, la piena sovranità delle tue scelte. L’Italia siamo tutti noi, non un governo tecnico che accetta le regole del libero mercato anche quando contraddicono apertamente gli stessi principi ispiratori della Costituzione.
Abbiamo i conti a posto, dicono. Siamo diventati virtuosi. Non lo è altrettanto chi aziona lo spread e in un attimo vanifica i sacrifici di milioni di famiglie. Investitori esteri ( ma anche italiani, c’è da scommetterlo) che giocano cinicamente alla roulette con il nostro debito pubblico. E il denaro che vincono lo nascondono, lo mettono al riparo lontano dall’Italia. È questa gente che si arricchisce sempre di più della virtù italiana, che continua a succhiare fin quando ci sarà da succhiare. Non solo denaro, ma anche il patrimonio immobilare e industriale, e il territorio. Prenderanno tutto e quando avranno terminato scompariranno con il malloppo.
Andiamo a elezioni e buttiamo fuori dal parlamento i ruffiani, i servi, i nani e le ballerine. C’è bisogno prima di tutto di vera democrazia, quella che restituisce voce e diritti ai più deboli e oppressi. Non si può andare incontro al boia. Il PD esca fuori subito da questo gioco al massacro.


Stefano Olivieri
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28 maggio 2012
GLI ULTIMI DELLA FILA (di Stefano Olivieri)


Così anche il calcio nostrano paga dazio alla repubblica delle banane. E alle cricche degli appalti, dei G8, dei terremoti e delle mille truffe italiche si aggiunge adesso anche quella degli scommettitori, un grumo nero di collusori e collusi che si spartivano ogni settimana torte plurimilionarie con le scommesse. È certa una cosa: l’appetito vien mangiando in questo paese dove si professano virtù pubbliche ma poi si spianano le strade soprattutto a chi ha collezionato avvisi di garanzia. Fra un po’, in parlamento, dovranno inserire una norma che chiarisce che possono essere eletti anche i cittadini normali, quelli che possono essere intercettati anche 24 ore al giorno senza che su di essi esca fuori qualche reato, quelli che non hanno avvisi di garanzia o sentenze passate in giudicato da esibire sul curriculum.

È una Italia a rovescio questa della crisi più nera dal dopoguerra, un paese dove i furbi resistono e si moltiplicano togliendo anche l’aria alla gente onesta. In questo mese di incubi fiscali e di suicidi, di terremoti e di bombe alle scuole, questa notizia degli ennesimi arresti di calciatori multimilionari è la classica ciliegina su una torta che era già guasta di suo, figurarsi adesso.

Servirebbe un colpo di reni energico e un definitivo irrevocabile cambio di rotta, per uscire da questa maleodorante palude. Perché dal lavoro allo studio, dalla salute al fisco, dall’ambiente all’energia, dall’informazione allo sport non c’è scenario dove, accanto all’esigenza della crescita, non si prenda in considerazione anche l’ipotesi della corruzione, della mancanza di trasparenza, della fine di ogni criterio meritocratico. Se non sapremo fare questo, rovesciare cioè totalmente questo schema, non ne usciremo fuori.

In un paese realmente democratico e sotto sforzo come il nostro, la prima regola dovrebbe essere quella di tutelare gli ultimi, perché il vero progresso civile non può ammettere effetti collaterali come l’aumento della miseria e della disperazione, come gli esodati e i disoccupati, come la compressione dei diritti dei lavoratori.

Partire dagli ultimi della fila, dai più poveri e derelitti, dai senza lavoro, dai malati e dai disabili e riuscire, avendo sempre sott’occhio le condizioni degli ultimi, a tirare su l’intero paese DEVE essere il compito di questo governo. Per ogni giorno che passa, per ogni abuso ancora impunito la sofferenza di chi continua a pagare e vede precipitare la propria condizione di cittadino e di contribuente, aumenta e comincia a cedere alla rabbia.

Non ci arriveremo tutti al 2013. Se la politica vuole tornare a esercitare il suo primato nelle scelte che contano, la risposta deve arrivare adesso. Il partito democratico si metta alla testa dell’Italia che vuole tornare a sperare, a pensare positivo, e presenti a Monti il conto. Patrimoniale subito, con prelievo progressivo da tutti i depositi che superino i duecentomila euro. E galera vera per i grandi evasori, senza sconti. I soldi in Italia ci sono, chiedetelo alla Banca d’Italia che ha fatto una indagine pochi mesi fa, scoprendo che il reddito medio delle famiglie italiane (immobili esclusi) è di 434mila euro. Il classico mezzo pollo a testa, anzi, altro che mezzo pollo! Qui si parla di un tacchino, e anche bello grosso. Che diventa un bue, anzi uno sconfinato armento di grassi bovini se andiamo a vedere le ultime dichiarazioni dei redditi che sono state rese note, quelle del 2005: i redditi più alti erano sempre, inesorabilmente, quelli di lavoratori dipendenti e di pensionati.

Come dunque si può riequilibrare la bilancia, se non con una patrimoniale che peschi oggi direttamente dai depositi? Come si può pensare che un paese, dove i ricchi esportano denaro all’estero e poi lo possono rimpatriare in modo anonimo con una tassa vergognosamente bassa (l’ultimo condono tombale di Tremonti), che in un siffatto paese la gente sia ancora disposta a lavorare con sempre meno tutele e poi ad andare in pensione con prestazioni economiche sempre più taglieggiate dal fisco? Come si può credere che si possa arrivare indenni al 2013?

Io dico: ora! Bersani risponda all’invito di Vendola e di Di Pietro, e lo faccia in fretta. Preferirei che Beppe Grillo restasse l’eccellente fustigatore del malaffare che ci ha mostrato di essere, piuttosto che vederlo trasformato in un improbabile premier sull’onda del disgusto che sta legittimamente montando dal basso.

Dobbiamo pensare a tutti gli italiani, in primo luogo agli ultimi della fila, che non hanno voce e sono invisibili. La velocità di una slitta dipende dal suo cane più lento, non da quello più vigoroso e veloce. Facciamoci indicare dagli ultimi la strada e sarà quella giusta. Perché se aiutiamo i più deboli a risollevarsi, avremo scritto al tempo stesso le regole per una nuova, più sana e davvero solidale crescita per l’intero paese. Dove dovranno esserci spazio e opportunità per tutti, non soltanto per i figlidi, a cominciare da quelli dei ministri. Un paese senza furbi e senza cricche. Riappropriamoci della sovranità che la Costituzione ha consegnato nel 1948 al popolo, riappropriamoci della politica con elezioni primarie in tutto il paese, riappropriamoci dei partiti che tentennano pensando agli interessi di bottega. Si scenda in piazza con le bandiere prima che altri lo facciano con le armi.

Stefano Olivieri

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5 aprile 2012
PICCOLI FUOCHI (di Stefano Olivieri)


Dall’alto dei cieli sembrano piccoli, insignificanti fuochi. Scintille che brillano nel quieto buio e poi si spengono inghiottite dal nulla. Da vicino, invece, sono incendi devastanti, che bruciano sogni e speranze di famiglie intere, in pochi secondi. I suicidi che aumentano in modo allarmante, di uomini, padri di famiglia o di azienda che alla fine si lasciano vincere dalla disperazione e se ne vanno lassù, a guardare dall'alto altri fuochi. Per le loro famiglie la prossima Pasqua sarà un giorno di lutto, di dolore e miseria. Già 13 nel solo mese di marzo e 3 in questi primi giorni di aprile. C’è chi si spara al petto per cinquantamila euro. Una cifra che, se ce l’hai in tasca, non ti cambia la vita, ma che se non ce l'hai quella tua vita te la può togliere. Se ti fermi per strada in un minuto vedi passare 100 auto che valgono anche di più di quei cinquantamila euro, con a bordo la razza padrona, quella degli euricchi, mentre gli eurognosi alle sette di mattina li vedi fuori dai bar, tutti a grattare su quelle cartoline colorate che promettono di darti la fortuna. I tabaccai sono diventati lunapark dei sogni, alle loro spalle hanno rotoli interi di questa roba. C’è il sogno da un euro, quello da cinque, quelli più grandi da dieci, venti per i più avidi. O i più disperati, che non sanno come far fronte alla prossima trebbia fiscale. I numeretti nascosti nelle finestre dei grattacieli, sulle barre dei timoni, sulle paperelle. E tutti grattano, e poi buttano, e comprano e grattano ancora. Gioca responsabilmente, dicono gli spot alla tv di questa Italia biscazziera. Monti, caro e sobrio professor Monti, ma il gioco d’azzardo non era vietato dalla Costituzione? Quanti gratta e vinci avrà grattato quel padre di famiglia, prima di darsi fuoco? E quell’altro, che si è sparato al petto?

Lo avevo detto, ero stato facile profeta delle cose ovvie, questo trimestre sarà terribile. Gli effetti collaterali di questa normalizzazione italiana si cominciano a vedere, soccombono uno dietro l’altro i più deboli. Continuerà così, fa parte dell’assestamento dell’economia, dicono gli esperti. Il fiscal Compact, il patto di stabilità europeo che uccide la politica e mette i destini di popoli interi in mano alla finanza mondiale. Un patto  deciso a gennaio e firmato, fra i primi, dall’entusiasta premier Monti conteneva dentro di se tutti i piccoli fuochi che si sono già accesi, e anche quelli che continueranno ad accendersi. Piccoli, necessari drammi umani, vittime predestinate di una ripresa europea che ha scelto di non sgarrare più di un euro nei conti degli stati, ma che al tempo stesso lascia le briglie sciolte alla finanza, alle banche, a chi con il denaro ci gioca. Loro giocano a questa gigantesca roulette, noi tutti siamo le fiches, a perdere.

Non va. Non va Monti e non va chi in Europa la pensa come lui. Non va chi crede che il lavoro sia merce, e che la ricchezza sia l’unica cosa che conta. E la povertà un male, da estirpare annullandola alla radice. Con tanti, infinitesimali, piccoli fuochi a perdere. Forse domani tocca a me, a te, chissà. Tanti fuochi però possono creare un unico incendio, l'armageddon che in una sola vampata distruggerebbe tutto. Chi ha perso già tutto comincia sciaguratamente a sperarlo questo suicidio di massa, che almeno riporti nella sciagura un po' di democrazia. Ma a chi servirà a quel punto? Fermiamoci prima.

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8 marzo 2012
IL BURATTINAIO ( di Stefano Olivieri)


È sempre lui il burattinaio. Se ne è andato da palazzo Chigi quando si è accorto che la speculazione finanziaria aveva preso a impallinargli le aziende di famiglia ma è sempre lì, dietro il tendone. Berlusconi è il lato oscuro della forza, il Darth Fenner del governo Monti. L’accoppiamento contro natura fra PDL e PD che ha determinato la nascita del governo di sicurezza nazionale sta per terminare, il coito si è interrotto non appena, terminato di ravanare risorse cash dai soliti noti (pensionati e lavoro dipendente), l’attenzione dell’esecutivo si è rivolta alle voci successiva dell’agenda governativa.

C’era in programma ieri una riunione fra Monti e i capi partito che sostengono la maggioranza, per fare il punto della situazione. Ma alcuni ingredienti del menu non andavano giù al gran burattinaio, che ha imposto ad Alfano di disertare la riunione. Rai, asta televisiva e giustizia, figurarsi. Se del PDL ancora si parla in tv ( perché nel paese è scomparso), è soltanto perché in Rai lo strapotere di Berlusconi è grande e assoluto. E l’asta televisiva non si deve fare, perché significherebbe la fine di Raiset. Della giustizia poi neanche a parlarne, il saccheggio sistematico delle casse di stato ed enti locali deve poter continuare almeno fino alle prossime elezioni amministrative, Boni della Lega può star tranquillo.

Così Monti ha rinviato la riunione a data da destinarsi e nel frattempo il nostro paese ha fatto l’ennesima figuraccia. All’estero si saranno chiesti come mai il bocconiano Monti, il castigatore di Bill Gates, non riesca a togliere di mezzo l’ex premier e i suoi sodali. La risposta è semplice: il nostro paese è profondamente malato, i capibastone e le loro cricche di riferimento esisteranno fin tanto che ci saranno cortigiani disposti a spalleggiarli. E i cortigiani siamo tutti noi, la gente comune. Non necessariamente gli aficionados di Berlusconi, basta essere indifferenti, come ricordava Gramsci. L’indifferenza verso gli abusi di potere e l’arroganza è altrettanto colpevole.

Serve un segnale forte, fortissimo. Adesso. Chissà se uscirà dalla gola dell’opposizione.

Il paese vuole democrazia.

Stefano Olivieri

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27 novembre 2011
MONTI NON SCHERZARE (di Stefano Olivieri)

Caro Monti non ci siamo. Una patrimoniale “mini” me la sarei aspettata da un politico e non da un tecnico. Perché il politico ha un certo qual pudore quando accosta la ricchezza, forse perché ne è attratto e non può ammetterlo, lui sempre in cerca di consensi popolari. Una mini patrimoniale in Italia, per di più limitata ai beni immobili, è un contentino per i gonzi. È la coccardina di quella dichiarata equità che doveva essere il passepartout per gli indignados davvero morti di fame che popolano il bel paese e che non si fidano e stanno all’erta. E secondo me fanno bene.
Ciò che sta accadendo in queste settimane ci ha fatto perfino dimenticare Berlusconi. Se non fosse stato per lui, per quella uscita patetica di oggi (“..starò dietro le quinte..”) che lo ha reso ancor più drop out di quanto non fosse già con la sua lotta ai comunisti mentre la spectre finanziaria si mangia il mondo, non ne avremmo neanche parlato. E siamo passati da Berlusconi a Monti proprio per questo motivo, per stare sul punto, per vedere ben chiaro lo scenario doloroso che si prepara. Ma su una questione siamo intransigenti: se la torta sarà amara le fette più grosse andranno fatte ingoiare a chi questa crisi l’ha cavalcata alla grande, sanguisugando senza pietà i sogni e i bisogni delle famiglie italiane.
Dunque: patrimoniale sia ma vera e soprattutto sui beni mobili, sconosciuti o meno al fisco. Trovarli sarà compito vostro, cominciate dai conti correnti, fate il giro dei portieri degli stabili, andate nei porti e fatevi dire di chi sono le barche, interrogate i gioiellieri. Perchè i ricchi sono furbetti: che succede se uno di loro invece di comprarsi un castello lo prende in leasing? Che facciamo, lo graziamo mentre operai e dipendenti finiscono alla mensa della Caritas perché con il ricalcolo delle rendite finanziarie (fermo al 1989) il valore del bicamere in periferia acquistato con trent'anni di mutuo schizza alle stelle? Ma lo sa lei, professor Monti, che nel 1989 operai e dipendenti stavano meglio, ma molto meglio di oggi? Lo sa che da vent’anni a oggi un oceano di denaro si è trasferito dal lavoro alla rendita? E Lei pensa forse che quella rendita si sia trasformata soltanto in ville e superattici? È al corrente di quali e quante fantasie possa produrre nella mente umana la disponibilità di tanto ma tanto denaro? Lo sa che c’è gente in Italia  capace di spendere in una serata anche centomila euro pur di fare bella figura con la squinzia di turno? Lo sa, per forza lo deve sapere, chi ha occupato la sua poltrona prima di lei si dedicava appunto a questo genere di passatempi.
 
E allora ci spieghi, professore: che senso ha oggi una patrimoniale timida e pudibonda? È un ossimoro, un nonsense, soprattutto adesso che la nave sta per affondare. Che senso ha alzare l’IVA che farà lievitare il prezzo del settore alimentare? Che senso ha non affondare il coltello nella parte grassa e grassissima del paese e nello stesso tempo capitozzare le pensioni? Come vuole che trascorrano la vita i futuri pensionati, con quel bel sasso al collo a cui lei  si prepara a legarli? Doveva essere solidarietà intergenerazionale, giusto? E lei ha trovato la soluzione, se il figlio ha una vita precaria, ebbene l’avrà anche il padre. le pare giusto? Lo sa che i padri pensionati oggi aiutano sempre di più i figli disoccupati? Come faranno domani?
Intanto i soldi, quelli veri e con tanti zeri, continuano a girare. La giostra dei ricchi non si ferma mai, gioielli viaggi ville night club troiette a gogò. E auto da 50mila euro in su, perché anche quelle fanno già scandalo, caro premier Monti, un operaio dovrebbe ibernarsi per due anni insieme alla famiglia soltanto per per acquistarne una, per non parlare di come mantenerla. Figuriamoci poi i suv milionari, le ferrarine e le giaguarine che schizzano da tutte le parti per le nostre vie. Ma quest’Italia gaudente e sprecona, chi la controlla? Lei forse, con l’aumento dell’ICI e la mini  patrimoniale sugli appartamenti? Ma vogliamo prenderci in giro,vogliamo davvero destabilizzare il paese?
Facciamo finta che abbiamo scherzato finora, diciamo che che questo minipacchetto di misure che Lei si prepara a varare nei primi di dicembre sia come il “cip” del pokerista. Un cinguettìo per ammansire gli altri giocatori, farli ingolosire per poi …zacchete! Calare giù la mannaia. Con una bella patrimoniale, vera e prosperosa, da 50 miliardi di euro, e dico ancora poco perché di ladroni in Italia ne abbiamo a iosa.
Spero, voglio illudermi che sia così, caro professor Monti, tecnico prestato alla politica. Perché se così non fosse staremmo perdendo tempo prezioso mentre la nave affonda. Il nostro paese ha già conosciuto, e troppo bene alla fine, un premier che prima di governare faceva altro. Quando arrivò, nel 94, disse che voleva aggiustare l’Italia. E invece l’ha sfasciata. Stavolta abbiamo chiamato un tecnico, un idraulico, un medico, scelga lei caro professore  il paragone che più l’aggrada, perché la situazione è disperata. Perciò, se c’è da tagliare, ora non ci deluda mettendo i ricconi in fondo alla fila. perchè siamo diventati molto sospettosi e anche permalosi da un po’ di tempo, potremmo prenderla male anche se siamo democratici. Non perda tempo e rivolti quelle tasche, che le nostre son vuote e semmai vanno riempite.
 
Stefano Olivieri
4 ottobre 2011
BYE BYE ITALY, AMANDA TORNA A CASA (di Stefano Olivieri)


360 testate giornalistiche e tv, Cnn in testa a tutte, accreditate per seguire la sentenza del processo di Perugia. Un milione di dollari raccolti negli Usa per sponsorizzare l’assoluzione di Amanda. 3 paesi coinvolti: gli Stati Uniti per l’imputata Amanda Knox, l’Inghilterra, patria della vittima Meredith Kercher, infine l’Italia, per la scena del delitto e anche per Raffaele Sollecito, l’altro imputato insieme a Ruby Guede, ivoriano, l'unico a scegliere il rito abbreviato, l'unico tuttora  in carcere con l'accusa di omicidio "in concorso con altri". Ma altri chi?

 

Dicevano che c’era addirittura ( invece è andata via con un volo di linea della British) un jet privato pronto ad accogliere Amanda subito dopo l’assoluzione, che è puntualmente arrivata. Il processo indiziario non ha varcato la soglia di ogni ragionevole dubbio, malgrado la quantità di indizi a carico dei due fidanzatini: le impronte a piedi nudi sporchi del sangue di Meredith di Amanda, le impronte di Amanda sul coltello, la messinscena del falso furto architettata da Amanda e Raffaele rompendo una finestra dall’interno, infine le accuse della giovane statunitense a Patrick Lumumba.

 

Una cosa è certa: Meredith non si è suicidata. E il suo corpo straziato, davanti alle cui immagini proiettate in aula i due imputati si sono girati dall’altra parte senza guardare, non ha subito la violenza di una sola mano. La Cassazione dovrà dire la sua parola definitiva ma ormai la stalla è stata aperta e i buoi sono scappati, non è la prima volta che succede.

 

Ricordo il 2004. Due giovani ricche americane, in vacanza a Roma. Dopo una notte brava trascorsa in giro per le discoteche rientrarono in hotel, completamente ubriache. Dopo poco nella loro stanza scoppiò un incendio che costò la vita a tre persone. Le due però se ne andarono ( in auto diplomatica) e nessuno le vide più. I particolari per chi volesse sono qui: http://archiviostorico.corriere.it/2004/maggio/03/americane_del_rogo_cercavamo_dolce_co_9_040503056.shtml

E poi, naturalmente, la strage del Cermis, che tutti ricordiamo. Il top gun Richard Ashby, capitano statunitense decollato da Aviano, che recide con il suo Grumman EA-6B Prowler i cavi della funivia. 20 persone nella cabina della funivia, precipitano da 80 metri di altezza e muoiono. I pubblici ministeri italiani richiesero di celebrare il processo in Italia, ma il giudice per le indagini preliminari di Trento ritenne che, in forza della Convenzione di Londra del 19 giugno 1951 sullo statuto dei militari NATO, la giurisdizione sul caso dovesse riconoscersi alla giustizia militare statunitense. Il processo si fece così negli Stati Uniti e alla fine il pilota fu prosciolto, amen.

Ciao Italia, Amanda torna a casa dove i prossimi mesi guadagnerà centinaia di migliaia di dollari con le ospitate in radio e in tv. Bellissima e piangente, detenuta modello in questi anni, ora è già al sicuro nella sua villa di Seattle. Forse il fidanzatino Raffaele la raggiungerà, chissà. Internet è impazzita per lei, i gruppi su Facebook che simpatizzano per la giovane statunitense non si contano. Tanto chi muore tace, vero Meredith?

Il Dipartimento di sicurezza americano ha ufficialmente espresso il suo apprezzamento. Siamo pur sempre una colonia.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannochhiale.it

26 luglio 2011
PAROLA DI DISAGIATO, QUESTO GOVERNO NON ARRIVA A NATALE ( di Stefano Olivieri)
 

Una giornata un po’ così, stamane faceva fresco, 12 gradi alle 6,30 quando sono andato a lavorare. Cinquanta euro in tasca che dovrebbero bastare per tre giorni, perché in casa c’è anche mia moglie e mio figlio e la busta paga è 1500, che sono appunto 50 euro al giorno. Ciò che io risparmio guadagnano loro, la benzina col contagocce e il piede sempre più dolce sull’acceleratore,  meno male che la mattina presto c’è poco traffico e si risparmia gas.

Un pacchetto di sigarette, magari riuscissi a smettere. Chissà perché le emergenze invece di fare emergere le virtù accrescono i nostri vizi. Forse perché i vizi crediamo di padroneggiarli meglio, le virtù invece ti lasciano sempre l’amaro in bocca, quel poco che riesci a risparmiare oggi te lo gratta l’aumento di domani.

Trent’anni fa sognavo la pensione, pensavo al bengodi della sveglia che non ti sveglia più a notte fonda, alle volte che sarei potuto andare a pescare a mare.

Oggi tremo al pensiero di quando mi sbatteranno fuori per raggiunti limiti di età, perché dal giorno dopo il nostro già fin troppo morigerato tenore di vita subirà un crollo verticale. Questo è il mulino bianco del liberismo, questa la tassa che paghiamo al progresso, alla libertà da lacci e laccioli voluta dal cavaliere. Quei lacci sono finiti tutti addosso alla classe lavoratrice che lentamente è scivolata nel disagio, e non compra più, non sogna più, non fa più progetti di vita. Ma voi al governo oltre che cattivi siete anche stupidi, perchè se uccidete i nostri sogni morirà tutto il paese.

La finanziaria ci ha tagliato le gambe. Segate di netto. Famiglia monoreddito con figlio e moglie disabili, il capofamiglia presto lo diventerà perché non è una quercia. Chè per caso potrò andare a casa di Tremonti ad apparecchiarmi il pranzo sulla sua scrivania, quando arriverà il default familiare? Oppure mi depilo barba e gambe e mi trasferisco all’olgettina, sperando si ingannare il ragionier Spinelli, così scuce anche a me qualche diecimila euro?

Questo governo puzza dalla testa come il pesce guasto. E parte dell'opposizione purtroppo, da quel che si apprende in questi giorni, in queste ore, pur essendo diversa non profuma di lavanda. La gente onesta di questo paese non vuole più attendere, non accetterà più rognosi perchè a questo mondo, come si dice, il più pulito c'ha la rogna. Se si vuole, si può essere puliti, anzi si deve, prima, durante e dopo la politica. Prima del default economico dobbiamo guardarci da quello etico, molto più infido e pericoloso. Facciamo pulizia e poi facciamo le primarie sul serio, con regole che consentano agli elettori di avere sotto gli occhi la radiografia di tutti i candidati, separiamo con la mannaia la politica dagli affari una volta per tutte e senza voltarci indietro. La migliore Italia, quella che suda e lavora continuando a sognare, se lo merita. 

Io so per certa una cosa. Di cui sono certissimo, come se questa scena l’avessi ora davanti agli occhi. Se le famiglie italiane non arriveranno alla fine di questo terribile anno, ebbene non ci arriverà nemmeno questo governo. Parola di disagiato incazzato. Non so ancora dire come e perché, lo so e basta e lo sanno i milioni di cittadini che stanno come e peggio di me. E se Berlusconi non l’ha ancora capito, tanto peggio per lui. E non solo per lui.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

25 settembre 2010
100 PAROLE NON DI PIU' (di Stefano Olivieri)


L'opposizione supplente di Fini è probabilmente agli sgoccioli, è finita la ricreazione. Il centrosinistra si dia una regolata, il PD scenda nell'arena che è giunta l'ora. E' finita anche l'estate e l'autunno morderà i più deboli, come sempre. Abbiamo poco tempo.

Il sogno dietro l’angolo in 100 parole per ogni problema. Di meno diventa uno slogan e invece c’è bisogno di spiegare, di più non ti ascolta più nessuno, c’è sempre un canale tv pronto a coccolarti nel nonsense. Ma l'Italia deve svegliarsi, non si può tirare avanti con un uomo così al governo. ha traviato due generazioni, ha affossato diritti ed economia, va cacciato.

A marzo si vota e il paese è allo sbando. Nel lavoro, nella testa, perfino nella famiglia. Gli elettori finiranno con l’andar per prati invece che per seggi. Servono poche parole dunque, ma che siano pietre. Da fare anche male, ma che sveglino i pensieri. Io nel mio piccolo ci provo, se può aiutare. Provo intanto a esprimermi su quattro punti, lavoro e giustizia, fisco e protezione sociale. Sintesi e Costituzione, per non sbagliare:

Lavoro : un diritto sancito, dunque un obbligo per chi governa, niente bluff. Semmai flessibile ma non precario perché poi lo resti a vita. Dignitoso, che vuol dire :padrone metti mano al portafoglio. Sicuro, perché di lavoro non si deve morire ma vivere. Meritocratico, cioè premiare talento e competenze stoppando ruffiani, mignotte e figli di. Se oggi abbiamo una classe dirigente che fa schifo è perché su questo fronte non abbiamo mai tenuto. E' ora di farlo.

Giustizia : per garantire i diritti di tutti cominciando dai più deboli. Per indirizzare tutti i doveri verso la comunità democratica. La legge non è mai dura per chi la rispetta. Chi sbaglia va punito subito, altrimenti si puniscono gli onesti e si distrugge la coesione sociale.

Fisco : manette agli evasori prima di tutto, le tasse le devono pagare tutti e chi evade commette un reato verso la comunità, pensate solo al 20 % del nostro pil nazionale che è in nero. Poi, che vengano tassate le rendite da capitale, allineandoci all’Europa. Infine che sia proporzionale al reddito, ma non in senso inverso com’è attualmente. Tassiamo tutti, sgrulliamo le tasche di furbi e furbetti e potremo eliminare la tassa indiretta, quella che si spalma sui beni da consumo, dalla benzina al pane quotidiano, e favorisce i ricchi. Se lo facciamo torneremo competitivi.

Protezione sociale: al welfare ci si deve pensare tutti, non solo i lavoratori dipendenti. Le sue fonti vanno ricostruite anche per ridare legalità al nostro paese, perché finora il famoso cuneo fiscale è penetrato profondamente soltanto nel didietro dei lavoratori. Il sostegno agli incapienti, ai disabili, a chi ha perso il lavoro è dovere di tutti e va ripartito in base al reddito.

La pulizia morale, la giustizia uguale per tutti, il lavoro e la casa come diritto devono diventare un mantra da ripetere a noi stessi, al vicino di casa, al collega di lavoro e di studio. Sei mesi per sconfiggere il re travicello e la sua corte, sei mesi per svegliarci e svegliare il paese che dorme. Il globalismo non può trasformare l'uomo in merce, sono gli uomini e le donne che fanno un popolo, non le merci.

Partito democratico e sinistra unita, cacciamo i mercanti dal tempio della democrazia!

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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