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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
12 settembre 2011
CARA MARIA STELLA GELMINI ( di Stefano Olivieri)

Gentile Maria Stella Gelmini
 
E’ indubbio che una giovane signora bresciana di 38 anni possa perdere la testa, ogni tanto. Soprattutto se nel giro di pochissimi anni si trova prima a ricoprire incarichi prestigiosi nel partito a cui si è appena iscritta; se, laureata in giurisprudenza, riesce a diventare procuratore sostenendo l’esame in Calabria e non nella sua natìa Lombardia; se ancora, appena entrata in politica, si trova a sedere in parlamento, eletta grazie alla legge porcata di Calderoli; se, da deputata eletta, viene addirittura nominata ministra dell’istruzione in un paese come l’Italia, che di istruzione ha un disperato bisogno; se, da ministra, vara una riforma che ha affossato l’istruzione pubblica e ha messo per strada migliaia di professori precari; se infine, dopo tutte queste cose, si è sposata, è diventata mamma e ha scritto addirittura un libro di favole, pubblicato naturalmente dalla maggiore casa editrice italiana, proprietà del premier Berlusconi, suo diretto sponsor politico.
 
Lei ha appena affermato in una intervista rilasciata a “Mattino5”, fra le altre cose, che sua figlia sta bene e non risente della crisi. Ci fa piacere, ma le consiglieremmo per prudenza di pensare, prima di parlare. Lo faccia ogni tanto. Perché le sue parole, sicuramente pronunciate in buona fede ( non vogliamo assolutamente pensare a un gap intellettivo), possono dare adito a più di un risentimento.
 
Per farle un esempio chi le scrive è padre di un disabile dalla nascita, che ha avuto i suoi bravi problemi quando era ancora a scuola. Come quello di essere, sia che la classe fosse di un numero di alunni pari come dispari, sempre solo al banco. Con insegnanti di sostegno non sempre all’altezza del compito a loro affidato.
 
Mio figlio ormai è un uomo, ha dovuto lasciare la scuola anzitempo per problemi di relazione e non di apprendimento, tant’è che pur non avendo buone gambe è un genio nel campo del cinema, come attestato da numerosi e prestigiosi addetti ai lavori.
 
Ma i problemi del sostegno ai disabili nella scuola italiana sono rimasti, e con lei ministra si sono anzi purtroppo accentuati. Avete tagliato risorse al welfare, lo chiamate così perché faccia meno impressione, ma sapete bene che cosa state facendo.
 
Il suo presidente nonché sponsor politico nonché editore ha previsto in manovra un taglio alle risorse sociali per i disabili così rilevante da dimezzarle. Mentre nel frattempo foraggia giovani olgettine bene in carne e disponibili, spesso sistemandole in posti pubblici, con alti stipendi a carico della comunità.
 
I tagli da voi previsti costringeranno presto molte sfortunate famiglie italiane ad arrangiarsi da sole. Capisce adesso, signora ministro, come una sciagurata frase (“mia figlia sta bene e non risente della crisi”) possa fare tanto male all’Italia di oggi?
 
Ci dimenticheremo presto di lei, non dubiti, non appena questo spaventoso esecutivo verrà messo in condizione di non nuocere più al paese. E lei avrà tempo e modo di riflettere un po’ di più su che cosa ha fatto e ha detto in questi ultimi anni.
 
A non rivederci.
 
Stefano Olivieri
11 ottobre 2009
Una settimana in Calabria ( di Stefano Olivieri)



Da una settimana all’altra in Italia può cambiare il mondo. Approfittando dei prezzi stracciatissimi dopo il diluvio universale che ha battuto il meridione, mi sono concesso il lusso di scendere in Calabria ( jonio, Caminia) per cinque giorni di pesca, e mentre ero in riva al mare con la canna in mano a Roma è successo di tutto. Il lodo Alfano respinto dalla Consulta, Napolitano che diventa comunista, Obama nobel per la pace, e chissà come ci sono rimasti male quelli del comitato “Silvioperilnobel”, che avevano peso un sacco di soldi in gadgets, organizzazione, sede sociale, etc. Poi Bossi che annuncia che l’esercito padano è sempre pronto ( ???), perfino la Gelmini commissariata per aver ricacciato in fondo alla classifica dei professori precari quelli a punteggio più alto, che casualmente sono quasi tutti meridionali. I maligni dicono che lo abbia fatto su pressione di Bossi ( che spera forse che un settentrionale gli promuova finalmente il figlio), chissà se per i professori terroni ci sarà una deroga alla mobilità forzata prevista dalle nuove regole di casa Brunetta. Che finalmente dopo tanto bastone sorride e mostra la carota ai dipendenti pubblici, premi e promozioni per i meritevoli, inferno e licenziamento per i fannulloni. Fatto sta che a conti fatti ci rimettono comunque tutti perché i tagli effettuati con la legge 133 restano e pesano soprattutto sulla pensione, per chi ci è vicino. Quanto ai premi, se ad assegnarli sarà Brunetta – quello del culturame per intenderci – ho proprio la sensazione che andranno agli amici e agli amici degli amici. Ma l’effetto annuncio ci sta tutto e di questi tempi è quanto basta.

Con l’aumento della tensione politica, il linguaggio si è ancora di più involgarito, semmai era possibile. Un presidente del consiglio che fa outing – “ io sono di destra” – per avvalorare il suo attacco al presidente Napolitano, che gli ha fatto lo sgarbo di non telefonare alla Consulta per far passare il lodo Alfano. Un presidente del consiglio ed un governo che, qualsiasi cosa facciano, dalla consegna delle case ai terremotati ( a proposito, ora c’è anche Messina : ma non è che Berlusconi porta sfiga sul serio?...) alla legge antifannulloni, marcano la loro distanza dalla sinistra. Che poi non si sa più bene dove stia purtroppo in Italia, se in parlamento o altrove, perché con tutti gli strappi alla Costituzione consumati nelle ultime ore ci sarebbe da scendere immediatamente in piazza con i forconi, e invece niente.

Io comunque mi sono rilassato e ho anche pescato. Purtroppo soltanto dalla riva perché la barca di Nicola, il mio amico calabrese, se l’era presa il mare tre giorni prima che io arrivassi. Con Nicola ho chiacchierato tra una marmora e l’altra, mi ha raccontato le sue preoccupazioni e mi ha fatto riflettere. Lui fa il meccanico da una vita, 40 anni di lavoro, ora ha da tempo una officina tutta sua che gestisce con i tre figli maschi ( ne ha in tutto sei, pochi giorni fa gli si è sposata la seconda femmina e la prima ha partorito un bel bambino). E’ un gran lavoratore e la sua officina la conoscono tutti nel circondario, ora vorrebbe aprire una succursale in un paese vicino e gli servirebbe un prestito di 15mila euro dalla banca per elettrificare i locali. Ma la banca nicchia, dice che non ci sono garanzie sufficienti. Ma come, penso, trovate in Calabria uno che lavora da quarantanni e mette sempre in regola i suoi dipendenti, uno che ha messo su una famiglia numerosa e ha  sistemato i figli, che vuole adesso ingrandirsi per offrire ai figli opportunità di lavoro e di guadagno, e voi gli negate un prestito ? Ma allora a chi li prestate i soldi, alla mafia ? Pensare che con Nicola se parlo di politica ci litigo pure, perché lui è berlusconiano.

I pesci me li sono mangiati ieri sera, perché durante il viaggio di ritorno, a caua di una lunga coda in autostrada causa incidente, mi si erano scongelati tutti. Domani rientro al lavoro e troverò le nuove regole di casa Brunetta, ma non sono granchè preoccupato perché il mio lavoro lo faccio a prescindere da chi sia il ministro della funzione pubblica. Domani è un altro giorno, speriamo che prima o poi gli italiani scelgano un presidente che si dichiari – e si comporti – come presidente di tutti.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

politica interna
29 ottobre 2008
DEDICATO A FRANCESCA ( di Stefano Olivieri)

C’è un episodio importante riguardo agli scontri di piazza Navona, ben riportato in un articolo di Massimo Franchi su l’Unità, che racconta di Francesca, una studentessa di Roma 3 , che in mezzo ai tafferugli di piazza Navona ha avuto la forza e la lucidità di alzare le mani nude in segno di rifiuto della violenza, incitando tutti gli altri a seguire il suo esempio. Intorno a lei sprangate e botte da orbi, ma Francesca ha continuato senza paura. Per un po’ era sola a farlo, poi qualcuno l’ha imitata, poi altri. Poi alla fine tutti ad alzare le mani, una folla compatta e gandhiana di giovani che rifiutavano il principio che la violenza si prendesse la piazza, la loro manifestazione, i titoli dei giornali e i commenti dei politici. Francesca sapeva bene com’era andata perché era lì in prima linea, aveva ben visto le spranghe arrotolate alle bandiere che il gruppo di infiltrati di blocco studentesco esibiva con sfida, ma è rimasta lì, in mezzo agli scontri, al fuggi fuggi generale quando la polizia con colpevole ritardo è intervenuta per separare le due fazioni. Ha urlato finchè ha avuto fiato in corpo e quando la sua voce è diventata afona, quando le sue speranze erano arrivate al lumicino, si è alzato il coro. “CON LE MANI ALZATE ! CON LE MANI ALZATE !”

E’ un bel segnale di come il movimento di questi studenti sia davvero diventato importante e maturo. Perché questi ragazzi hanno capito di dover difendere la loro sete di scuola e di cultura dagli attacchi forsennati di questo governo, perché dove c’è cultura e condivisione non può mai nascere il fascismo. Ma hanno capito anche che l’esempio della non violenza è fondamentale, pesantissimo e decisivo per convincere il paese che gli studenti stavolta fanno sul serio, che non se ne vanno in giro per marinare la scuola ma per difendere diritti sacrosanti, gli stessi diritti di chi a scuola oggi aveva scelto di andarci lo stesso, perché non si può non essere contro un decreto che scientemente vuole smontare la scuola pubblica, farla a pezzi, svuotarla di risorse da destinare agli istituti privati.

La Gelmini e Berlusconi avranno pane per i loro denti perché questi ragazzi non si arrenderanno facilmente, non getteranno la spugna, non si faranno intimidire da un gruppo di balordi venuto a piazza Navona con il preciso intento di sabotare la manifestazione. Andranno avanti e se saranno in tanti ad avere l’intelligenza e il cuore di Francesca, la politica italiana avrà molto da imparare da loro.

Brava Francesca. E ora una preghiera a tutti : non mettiamoci il cappello su ciò che sta succedendo, aiutiamo questi ragazzi schierandoci dalla loro parte ma facciamo in modo che scelgano liberamente come manifestare. Lasciamo che si parlino fra loro, che si spieghino con il loro linguaggio, che sperimentino la loro democrazia nel cercare le parole giuste per convincere chi fra di loro si ostina a credere, danneggiando così tutto il movimento, nella scorciatoia della spranga, e nel mito debole e meschino della violenza sopraffattrice. Stiamo certi che le troveranno quelle parole molto meglio di noi, già a partire da domani.

23 ottobre 2008
CAMPIONI DI TAGLI
Se può servire per la manifestazione....
SOCIETA'
22 ottobre 2008
STUDENTI MA NON SOLO ( di Stefano Olivieri)
 

Nel nostro paese le rivolte studentesche non sono certo una novità. Almeno da 40 anni, dal mitico 1968, gli studenti sono presenti nel dibattito politico sociale di un paese che cambia con la loro voglia di cambiare, di partecipare più attivamente al processo di cambiamento quando questo li riguarda da vicino, come è stato ad esempio nel caso della riforma Moratti e come avviene in questi giorni con il decreto della Gelmini.

Rispetto al passato più lontano c’è però oggi una profonda anomalia : nella folla di manifestanti che vediamo sfilare in questi giorni per strada, nelle piazze e negli atenei non ci sono soltanto gli studenti, ma anche le loro famiglie e i loro stessi professori. E’ questo un dato su cui andrebbe avviata una profonda riflessione da parte di un premier “piacione” come Berlusconi prima di parlare di polizia all’università, perché sarebbe contro una sommossa intergenerazionale che si andrebbero a schierare i poliziotti, con esiti che potrebbero sul serio destabilizzare il nostro già molto precario equilibrio democratico.

Questi giovani, questi adolescenti e bambini del terzo millennio sono la nostra preziosa, insostituibile, unica risorsa. Invece di scontare l’ICI ai benestanti, invece di caricare sui cittadini i miliardi di debiti di Alitalia, invece di regalare soldi a banche e petrolieri, perché questo è il risultato reale della Robinhood tax di Tremonti : benzina ancora alle stelle col petrolio precipitato a settanta dollari al barile e banche italiane che fanno carne da macello dei diritti dei risparmiatori, tant’è che hanno perfino rifiutato l’aiuto di stato; invece di promettere ( senza dare ancora) il bancomat dei poveri o lo straordinario detassato a chi rischia perfino di non vedersi pagare l’orario ordinario di lavoro, invece di raccontare questa montagna di balle agli italiani questo governo dei miracoli annunciati dovrebbe preoccuparsi di loro, degli studenti, della futura classe dirigente del nostro paese, a cui dovremmo consegnare il futuro migliore possibile invece di tagliare i fondi alla scuola.

Berlusconi, quest’uomo ricco, potente quanto ignorante e arrogante, ha ormai raggiunto da tempo l’età dei nonni. I nonni sono buoni, spesso anche troppo con i loro nipotini, sono indulgenti perché ricordano i tempi in cui andare a scuola era un privilegio da ricchi, quando solo i figli dei padroni si istruivano e tutti gli altri a bottega, a imparare il mestiere accanto al padre. Ebbene, quei tempi stanno tornando, e il piano eversivo di nonno Berlusconi, che sulle sue ginocchia preferisce tenere le veline piuttosto che i nipotini, è quello di attanagliare e affamare l’intera classe lavoratrice, e un piano così che non può che passare anche per la scuola. Una scuola povera di mezzi e di risorse, fatta di grembiulini e bacchettate sulle dita per i figli della gleba, che tanto non saranno altro che schiavi per tutta la vita, e dunque è meglio che restino ignoranti. E una scuola ricca e privata per gli eletti, perchè i ricchi i figli li mandano solo in collegio e anche se non studiano, se sono somari incalliti come il figlio di Bossi, un titolo di studio si tira fuori sempre alla CEPU e poi via, sul tapirulà del padre.

Suoni pure le sue trombe signor Berlusconi, che noi dal paese reale, non quello del mulino bianco, suoneremo le nostre campane. Il minimo che può accadere dopo la sua incauta minaccia agli studenti è che in piazza il 25 ottobre con il PD ci siano anche loro, come del resto è giusto e naturale che sia, dal momento che ad un piano globalmente eversivo non si può che rispondere che con una manifestazione di lotta dove padri, madri e figli siano gli uni accanto agli altri, con i loro diritti e i loro problemi. Mandi pure la polizia signor Berlusconi, e nel frattempo prepari le valigie. Non si sa mai.

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