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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
16 agosto 2014
PER GAZA ( di Stefano Olivieri)

Vorrei che a Gaza giungesse davvero un canto d’amore planetario impetuoso e solenne, un coro immenso fatto dalle voci dei cittadini comuni che vogliono la pace. Ognuno di noi da solo può fare poco o nulla, però un miliardo di voci può diventare un boato inarrestabile, un uragano in grado di spazzare via la guerra di Gaza e quest’ odio assurdo e inutile che uccide e fa uccidere. Vorrei che il sangue fin qui versato diventasse un lago di roccia inossidabile impossibile da nascondere, una lapide immensa con i volti e i nomi di tutti i caduti israeliani e palestinesi, un monumento alla stupidità umana così grande da poter essere visto dallo spazio celeste. Vorrei che gli uomini, i bambini e i vecchi non fossero costretti a scavare gallerie come i topi per difendersi dalla morte che arriva dall’alto, ora ormai anche dal basso. Vorrei che Dio, semmai esiste, facesse sentire adesso la sua voce severa costringendo tutti, vincitori e vinti, a una resa incondizionata. La striscia di Gaza potrebbe tornare a essere la terra meravigliosa e fertile descritta dai Vangeli invece della fabbrica di odio e morte, che dalla prima intifada fino alla scomparsa del nostro povero Simone Camilli, continua a macchiare di vergogna l’intera umanità. Ho sempre seguito con grande passione, e purtroppo anche con un enorme senso d’impotenza, la vicenda di questo sciagurato conflitto, e da autore proprio su Gaza ho scritto un romanzo dove, pur da agnostico convinto, sono stato costretto, per riuscire a mettere la parola fine, a fare intervenire qualcuno al di sopra di questi capi bellicosi e stupidi, che sono tanto bravi nell’iniziare le guerre ma del tutto incapaci nel chiuderle. Si vis pacem, para bellum, scrissero i romani. Non c’è niente di più falso e di più dissennato, l’unico modo di ottenere la pace è distruggere le armi e detronizzare chi quelle armi governa per uccidere. Non c’è scampo alla morte, mentre la vita offre infinite opportunità a chi voglia vivere in armonia fra diversi. Crediamoci e schieriamoci tutti per una pace senza condizioni. Se la politica tentenna che si muovano i popoli interi.


























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28 marzo 2013
BEN NAHID, il mio romanzo (di Stefano Olivieri)


Cari amici, per una volta parliamo di me. Voglio segnalarvi il mio romanzo Ben Nahid, finalista nel torneo Ioscrittore 2012 del gruppo editoriale Mauri & Spagnol. È appena stato pubblicato in formato ebook in questa pagina : http://www.ioscrittore.it/doc/68284/ben-nahid.htm dove potrete leggere la sua scheda e una piccola anteprima, oltre che scaricarlo se decidete di acquistarlo (prezzo promozionale fino al 21 aprile 1,99 euro, si può fare).

Gaza, 10 aprile 2015. Ben Nahid, un contrabbandiere un po’ anomalo perché è pacifista e aiuta a guarire i poveri della striscia di Gaza, muore colpito da un missile.  Il lenzuolo con cui lo avvolgono si rivela essere la copia esatta della Sindone del Nazareno e un reporter canadese se ne accorge, ma scoprirà che non sarà per niente facile pubblicare la notizia…

Trovate a questo link il booktrailer : http://www.youtube.com/watch?v=h0scJ351DKI

Qui invece un brevissimo commento dell’autore : http://www.youtube.com/watch?v=7E0j9TARCes

Buona lettura! Commenti e critiche sono assolutamente apprezzate. Potete indirizzarle tramite face book oppure a questo indirizzo: tindamostory@gmail.com

Grazie a tutti voi.

Stefano OLivieri



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7 giugno 2010
TUTTI PAZZI PER GAZA (di Stefano Olivieri)
 

Ieri il papa, durissimo con Israele, a raccomandare La distensione e la rimozione del blocco navale su Gaza. Oggi la Mezzaluna rossa iraniana che annuncia l’invio di aiuti umanitari, con tanto di scorta navale dei pasdaran pronti a forzare il blocco.

Non serve grande immaginazione per capire che la crisi mediorientale non potrà mai essere risolta senza la collaborazione dei due contendenti. Non serve particolare buonsenso per comprendere che non si difende Israele e i suoi abitanti attaccando (e uccidendo) in acque internazionali una flotta umanitaria. Come ho già scritto, gli atti di guerra sono una cosa, gli atti di terrorismo un’altra e il terrorismo va combattuto ovunque e contro chiunque.

L’ultimo che l’ha fatta fuori dal vaso in questo caso è Israele, e Israele dovrà togliere subito il blocco su Gaza se non vuole addossarsi la responsabilità di un rischio enorme, quello di un improvvisa estensione del conflitto. In un momento per altro difficile per il mondo intero, a causa della crisi economica che può spostare in modo rilevante l’equilibrio delle alleanze sul quadrante mediorientale.

La politica estera italiana è stata per tanti decenni un esempio di equilibrio. Per la nostra posizione nel mediterraneo, per la nostra storia e il nostro sistema produttivo noi siamo un paese che può dare e ricevere molto dal medio oriente, e per questo dobbiamo essere prudenti e lungimiranti. Il niet del governo italiano all’indagine ONU sulla aggressione alla flottiglia non lasciano ben sperare per il futuro, servirebbe un immediato ripensamento per rafforzare la politica estera europea così direttamente interessata al conflitto mediorientale. Il partito democratico deve uscire con una nota ufficiale e chiedere un voto in parlamento su Gaza, oggi e non domani. Abbiamo certo tantissimi problemi interni, ma una cosa del genere non può essere ignorata.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

15 gennaio 2009
AMA IL PROSSIMO TUO E POI AMMAZZALO ( di Stefano Olivieri)

Con quali motivazioni oggi l’occidente si schiera in difesa dello stato di Israele, malgrado ciò che sta succedendo a Gaza ? Se i morti sono tutti uguali – e ci mancherebbe se non fosse così – che cosa fa passare in secondo piano l’enorme, mostruosa sproporzione fra il numero delle vittime israeliane e quello delle vittime palestinesi, per due terzi civili e con tanti, troppi innocenti bambini ? Me lo chiedo e lo chiedo, da padre di famiglia, da uomo della strada che osserva il proprio governo schierarsi deciso dalla parte di Olmert, che osserva legittime, democratiche manifestazioni di piazza in favore della stella di David.

Che cosa c’entra la religione ? Nulla. Il favore, tradizionale e generalizzato con cui l’occidente europeo ( e non) ha sempre guardato a Israele ha certo radici lontane, radicate nel terribile olocausto per mano nazista. Una vergogna per l’intera umanità, che dal dopoguerra ad oggi si è cercato di esorcizzare in ogni modo, consentendo a Israele e al suo popolo di ritornare nella sua terra. Quale sia poi esattamente la terra di Israele, e quali i confini, è ancora materia di conflitto, purtroppo. Ma anche un popolo perseguitato deve osservare le regole scritte dagli uomini, le convenzioni internazionali, ad esempio. Quando si passa dalle parole alle armi è una sconfitta preventiva della ragione, un errore che costa sangue. Ma quando si persevera nell’errore la comunità internazionale non può restare a guardare, perché così si torna indietro, non si va avanti. L’olocausto, l’eccidio, la strage di innocenti che arriva dal cielo sotto forma di neve scintillante e omicida è cronaca di questi giorni, i corpi bruciati dei bambini di Gaza non sono poi molto diversi da quelli di Auschwitz. Il perseguitato che diventa persecutore, la vittima che si fa carnefice. Non scandalizziamoci perché è tutto nella limitata natura umana, piuttosto riflettiamo sul vero obiettivo di Israele, quello di rimuovere il potere di Hamas dal governo della Palestina. Un governo eletto democraticamente come quello dello stato di Israele, che fra breve tornerà alle elezioni, ed è anzi probabilmente proprio per beceri fini elettorali che si è decisa l’invasione di Gaza.

Una definizione ricorrente quando si parla dell’operazione “piombo fuso” è quella della legittima difesa. Argomentazione risibile quando parliamo di intifada, perché è praticamente impossibile stabilire chi ha lanciato la prima pietra, o il primo razzo. Dalla discesa di Ariel Sharon nel piazzale delle moschee nel 2001, da una parte all’altra è stato un continuo accusarsi l’un l’altro dei morti, degli attentati kamikaze, dei missili teleguidati dagli elicotteri. I morti sono morti e non parlano, i vivi hanno il dovere di rimettersi a parlare e interrompere una volta per tutte una guerra inutile per tutti, tranne per chi ci specula su.

Ama il prossimo tuo come te stesso. Se fosse vero i confini fra Israele e Palestina sarebbero stati fissati e rispettati da tempo. Dunque la religione non c’entra, e non c’entrano niente nemmeno le supposte radici cristiane dell’occidente. Di legittimo eccesso di difesa e di guerre preventive l’umanità farebbe volentieri a meno, se potesse davvero scegliere. Non importa se tu sia cristiano, arabo, ebreo o islamico, se ami la pace sai da che parte schierarti.


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permalink | inviato da Stefano51 il 15/1/2009 alle 9:36 | Versione per la stampa
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