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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
25 maggio 2011
IL MINISTRO MANTENUTO (di Stefano Olivieri)
 

Andiamo ragazzi. Qui non c’entra la politica, l’ideologia, le falciemartello che inseguono Silvio anche di notte quando non è ottenebrato dalle toghe rosse. Questa vicenda di Scajola è così miseramente zozza da non riuscire a maneggiarla neanche per farne strumento di battaglia politica. Un ministro a busta paga per tutto, ma proprio tutto. Anemone gli dava il biberon da almeno dieci anni, provvedendo alle spese per l’autista, alle spese per l’elettricista, alla terra dei vasi, all’acquisto del frullatore di casa Scajola. Se ne potrebbe fare una fiction, una di quelle cose a puntate con le risate registrate ad ogni battuta dei protagonisti, e sono certo che la troupe degli “Sgommati” di Sky non si lascerà sfuggire una occasione così ghiotta. “Inconsapevole” potrebbe essere il titolo adatto alla serie, facciamoci su due risate che è meglio.

E poi però uno così condanniamolo all’ostracismo per sempre. Che si ritiri a vita privata e non abbia l’ardire di affacciarsi più alla vita politica di questo paese. Se ne stia rintanato dentro casa sua, che non è quella al Colosseo dove da qualche mese è tornato, alla chetichella. Quella casa l’ha acquistata Anemone, il suo munifico provider da almeno dieci anni. Se ne stia tranquillo, l'ex ministro - ligure per di più - di un'industra italiana che ha contribuito ad affossare. Penso alla Fincantieri di Genova, che rischia di chiudere perchè questo sciagurato governo non ha mai avuto una strategia; penso a quei poveri operai disperati, che perdono il posto di lavoro anche per un ministro imbelle e incapace come Scajola.

Purtroppo quel ministro, anche da ex,  lo stiamo ancora mantenendo noi tutti, continuandogli a pagare lo stipendio da parlamentare. E poi la pensione, quando sarà. E’ un po’ che abbiamo perso il conto di questa ribollita di ministri inutili, ma onerosissimi per la comunità, che il governo Berlusconi erutta ogni tanto per combattere i suoi maldipancia. Scajola, buttato fuori due volte e da qualche settimana di nuovo arrembante, forse perché vorrebbe arraffare ancora qualcosa prima che il ventennio azzurro volga al suo termine. E poi quel Brancher che è durato lo spazio di una firma, ma che certamente godrà di una qualche prebenda economica per questo suo essere stato nominato ministro per caso. Poi Bondi, che per mesi non si è fatto vedere al suo ministero perché era triste, forse per Pompei che cadeva a pezzi. Che poi i soldi per Pompei li hanno trovati, al solito modo, aumentando la benzina, spalmando il costo di questa immonda casta sulla povera e laboriosa gente di questo paese.

Ecco, se proprio Bossi ci tiene ai ministeri del Nord, io glieli darei pure, ma che si porti dietro anche ministri del genere. Ci metta Scajola alla cura della sua padania, vedrà che bei servizietti saprà rendergli l’inconsapevole. Inauguri, lo spernacchiatore senatur, un bel ministerone proprio a Cassano Magnago e lo affidi alle amorevoli cure di Bondi, così lo farà tornare di buon umore. E si porti dietro anche Tremonti, che ha appena detto che l'Italia è un paese ricco. Se questi non la smettono di sfottere la povera gente, finiranno male.

Siamo alla frutta, Italia. Ricordiamo di scrollarci le zecche di dosso e bonificare tutto il paese, prima di iniziare la ricostruzione.

Stefano Olivieri

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22 febbraio 2010
L’esca, la trappola e i sorci (di Stefano Olivieri)
 

Così i sorci – gli imprenditori “birbantelli” come li ha amabilmente definiti il nostro premier, quelli che se la ridevano sui morti dell’Aquila e non solo, quelli che avevano trasformato i grandi eventi della Protezione civile in una miniera d’oro ( per loro naturalmente), ebbene quei sorci, compagni di merende di chi avrebbe dovuto controllarli, stavano per scappare dalla trappola ( alla volta di Acapulco, alla faccia nostra) perché qualcuno gli aveva aperto la gabbia.

La collusione del procuratore aggiunto Achille Toro, la sua gola profonda era stata ascoltata non solo dai diretti interessati (Balducci, Anemone & c.) ma anche dal governo nazionale fin dalla mattina del 29 gennaio 2010, come emerge dall’ultimo stralcio di indagini. E questa rivelazione mette in ben altra luce l’improvviso attivismo dell’esecutivo sul decreto che riguarda proprio la Protezione civile, compresi gli articoli che avrebbero dovuto fornire l’impunità agli arrestati.

E Berlusconi invece ha detto ai giudici di vergognarsi, e continua a sostenere di voler mettere il bavaglio alle intercettazioni. Se non ci fossero state oggi oggi tutti i cittadini italiani starebbero probabilmente più tranquilli, certo più disinformati, sicuramente più derubati di quanto non lo siano già adesso. Si vuole che la fiction continui, mettetevi tranquilli davanti alla tv.

Quando si fa confusione con la scusa dell’emergenza fra controllori e controllati, si crea un sistema criminogeno a prescindere dai controlli. Quando poi non si controlla nemmeno è ancora peggio. Quando si parla di mele marce isolate e non di sistema del malaffare non ci si vuole assumere le responsabilità di un fallimento completo.

L’esca, la trappola, i sorci che scappano. La cricca non sarebbe stata tale, senza uno sponsor adeguato. Le macerie dell’Aquila sono lì, a distanza di quasi un anno dal terremoto. La città è morta, ci sono ancora diecimila aquilani in albergo e quel che è peggio, il lavoro a L’Aquila non c’è più, e senza lavoro una città muore, altro che “new town” e verde alberato. Se Berlusconi vive in un dorato mulino bianco, l’Italia intera diventa deserto.

La “feccia che risale il pozzo”, come definì il berlusconismo Indro Montanelli, viene alla luce e infetta tutto il paese. Non solo i cittadini onesti ma anche l’imprenditoria sana, quella che resta sempre fuori dai giochi quando si gioca a carte coperte, devono essere consapevoli che soltanto attraverso il voto si può dare un segnale forte della sofferenza che ormai avvolge l’intero paese.

Mandiamoli a casa, tutti. Qui c'è puzza di fogna.

Stefano Olivieri

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6 luglio 2009
L’ULTIMO PIATTO DEL CAVALIERE ( di stefano olivieri)

 





Il premier professa serenità in vista di questo G8 ma c’è da pensare che sereno non lo sia per niente. Il summit si presenta già difficile di per sé, con un Obama così diverso dalla solita Europa nelle sue ricette per curare l’economia e la finanza, per fronteggiare l’emergenza ambientale, per fronteggiare la crisi dei paesi poveri e le tante guerre in giro per il mondo. A Berlusconi mancherà la spalla dell’amico Bush sulla cui politica aveva genuflesso l’intero nostro paese, e a molte domande del presidente “abbronzato” non saprà come rispondere, perché l’atlantismo berlusconiano in realtà non è mai esistito se non nella peculiare complicità fra Silvio Berlusconi e George Bush, a prescindere, come direbbe Totò, dai guai del mondo. L’Italia è indietro sugli aiuti al terzo mondo, sulla lotta all’evasione fiscale e al denaro sporco ( anzi, è in dirittura d’arrivo in parlamento un altro condono per il rientro di capitali esteri occultati al fisco). L’Italia è brutalmente arretrata sul fronte della giustizia, con il decreto Alfano ( compreso il caso Mills e l'ultimo vergognoso episodio della cena privata con i giudici della C.C. Mazzella e Napolitano) e soprattutto con l’ultimo bavaglio all’uso e alla pubblicazione delle intercettazioni. Infine siamo paurosamente arretrati anche sull’ambiente, grazie ai buoni servizi di una ministra imprenditrice e inquinatrice come la Prestigiacomo, che ha fatto spallucce di fronte alla direttiva europea 20-20.20, a tutto vantaggio degli industriali nostrani zozzoni e menefreghisti.

Tutto questo ha niente e poco a che fare con la questione, del tutto personale per il presidente del consiglio, che riguarda la sua non proprio irreprensibile vita privata all’interno delle sue tante dimore di stato ( ….ma quanto ci costano ? Non si dovevano tagliare gli sprechi ?..) disseminate in giro per il paese.

Congressi carnali, atteggiamenti ambigui con giovani e giovanissime ragazze in cerca di successo, foto e riprese proibite, rivelazioni piccanti. Di tutto e di più si è letto, visto e sentito in questi ultimi mesi, dal caso Noemi a Patrizia D’Addario e oltre. Perché la storia non è finita dal momento che uno scatto sul nudo berlusconiano ha ormai raggiunto quotazioni da far annichilire le più famose top model di tutti i tempi, e nel business del momento la stampa estera ci si ficca di brutto, grazie anche alla mancata concorrenza – imposta per legge – degli editori nostrani.

Questo G8 si presenta insomma come l’ultimo piatto di poker a un giocatore che finora ha millantato tanto, avendo però ben poche fiches ( ben inteso nel senso del poker..) in mano. Ma è una partita che, pur giocata in casa, lui stavolta non potrà dirigere come fa di solito nella politica interna, battendo cioè i pugni sul tavolo e facendo il comodo suo. Stavolta c’è tutto il mondo che guarda e il cavaliere ha una sola puntata da fare : se la sbaglia perde tutto, dal suo (supposto) prestigio internazionale fino alla sua credibilità interna, di fronte ai suoi stessi elettori. Non può truccare le carte, perché gli altri giocatori le conoscono già tutte, e non può neanche rovesciare il tavolo. A meno che non ci pensi il terremoto. Forse anche per questo ha voluto il G8 a l’Aquila.

Stefano Olivieri

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POLITICA
12 aprile 2009
Terremoti, Protezione civile e grandi eventi, passando per la newtown della Maddalena (di Stefano Olivieri)
 

Molti italiani non ne erano a conoscenza e bene ha fatto Claudio Fava ( Sinistra e libertà) a ricordarlo qualche sera fa nell’ultima puntata di Anno Zero interamente dedicata al terremoto de l’Aquila. Così il Dipartimento della Protezione civile da qualche tempo si occupa anche di “grandi eventi”, e per la precisione dei grandi lavori alla Maddalena nell’area dell’ex arsenale militare per accogliere il prossimo G8, dell’organizzazione del 150° anniversario dell’unità d’Italia e anche dei mondiali di nuoto che si terranno a Roma nel corso della manifestazione “Roma 2009”.

Apparentemente sembrerebbe quanto meno insolito mischiare i cavoli con i vescovi, come recita un vecchio proverbio per sottolineare gli accoppiamenti malfatti. Ma dipende dai punti di vista : per i media televisivi il terremoto è stato un affaire gigantesco ad esempio, un evento insomma, da fare impallidire tutti i festival di sanremo messi insieme. E Berlusconi, come è noto, di media se ne intende, oltre che di palazzine. Sarebbe interessante ad esempio verificare se e quando le tariffe per gli spot pubblicitari siano stati ritoccati di recente, visto che la liturgia del dolore ha raggiunto in tv picchi altissimi, le rovine dell’Aquila e dintorni prese d’assalto come un’acquasantiera da politici e giornalisti a tutte le ore del giorno, la disperazione di quella sfortunata gente triturata e spremuta fino all’ultimo, giungendo alla perfidia di andare di notte con il microfono in mano fra le auto piene di terremotati che cercavano di prender sonno.

Che cosa c’entri tutto questo con il G8, con il 150° anniversario della repubblica e con i mondiali di nuoto potrebbe spiegarcelo soltanto Bertolaso. O meglio chi ha pensato, in un paese spesso e volentieri sconvolto da alluvioni, terremoti, slavine e quant’altro che era il caso di caricare il dipartimento della Protezione civile di altre incombenze. Lo dico perché  il terremoto dell’Aquila e dintorni si candida da solo ad essere un grattacapo bello lungo e impegnativo, che traguarderà sicuramente e supererà anche le date dell’incontro dei potenti alla Maddalena, l’anniversario della Repubblica etc. etc. Ricostruire dalle fondamenta un capoluogo di provincia non è affare da poco, anche perché dopo i primi giorni di smarrimento e di sgomento comincia ad emergere possente e vigoroso il desiderio degli abruzzesi di tornare padroni del loro destino, a cominciare appunto dalla ricostruzione.

Non vogliono new towns, questo appare assodato. Sanno bene – lo hanno appreso pagando purtroppo a carissimo prezzo questa scoperta – che gran parte delle loro case, vetuste o recenti che fossero, sono andate giù perché costruite male o ristrutturate peggio da una banda di ladroni, politici e imprenditori, che da più di trent’anni continua ad aggirarsi famelica per tutto il nostro paese. Sanno dunque, gli abruzzesi, che niente potrà tornare esattamente come prima, ma al tempo stesso vogliono ostinatamente inseguire un sogno, che la loro cara città e i loro paesi tornino su con le stesse volumetrie, con le stesse facciate, le stesse finestre e gli stessi balconi infiorati. Vogliono le loro piazze e le loro fontane, vogliono poter inseguire di nuovo con gli occhi quei tetti che salgono e scendono nel cielo azzurro dell’Abruzzo, vogliono i loro colori, dal bruno del travertino al rosso dei mattoni. Oggi le macerie odorano di morte e di distruzione, le pale meccaniche hanno preso a violentare le rovine sotto gli occhi senza lacrime di chi dopo aver pianto i suoi morti ora da l’ultimo addio anche alle sue cose, i suoi vestiti riconosciuti fra i detriti, l’armadio della nonna accartocciato nella polvere. Gli abruzzesi guardano tutto, annotano tutto perché vogliono di nuovo esattamente quelle stesse case e quelle stesse cose, in una città che sia identica a quella di prima e forse anche più bella, forte di quella robustezza e di quella solidità strutturale che pur previste dalla legge si sono rivelate assenti da queste parti. Ma è tutta l’Italia così, non illudiamoci.

Proprio per questo non servono le new towns. E non servono oggi – anzi sarebbe il caso di tenerli lontani con i pali infuocati come si fa sulle montagne con i branchi di lupi che si avvicinano alle case - non servono dunque imprenditori senza scrupoli ma con molti appetiti. E invece gente del genere, proprio per effetto delle nuove incombenze affidate alla Protezione civile,  potrebbe trovarsi addirittura in seno alle istituzioni, a gente del genere potrebbe essere stata affidata per esempio la costruzione – coperta per di più dal segreto di stato – della new town della Maddalena, nella località del vecchio arsenale militare. Per il G8 non si baderà a spese, la new town dei capi di stato ospitati dal cavaliere sarà tutta alberghi, centri congressi e piscine, centinaia e centinaia di milioni di euro che escono dalle tasche degli italiani senza che nessuno possa metterci bocca perché c’è il segreto di stato. Un segreto che qualche tempo fa Fabrizio Gatti dell’Espresso ha disvelato con un servizio video e con una ricerca meticolosa che ha confermato ciò che in Italia segreto non è, e cioè che per capire da che parte sta il potere basta seguire l’odore dei soldi. Alla Maddalena sta scorrendo un fiume di denaro per costruire ad un costo a metro quadro quasi quattro volte superiore alla media delle costruzioni di lusso della zona. Eppure lo Stato, da buon amministratore della cosa pubblica, dovrebbe saper risparmiare. Invece le spese sembrano davvero gonfiate, come se tangentopoli non fosse mai finita.

Vi rimando alla lettura dell’articolo e al video di Gatti, per i dettagli. Ciò che qui mi interessa rimarcare è che dentro la nostra protezione civile, soprattutto per ciò che riguarda la gestione dei fondi, con questo bislacco rimescolamento di funzioni non c’è la trasparenza che sarebbe necessario ci fosse, dato che lì, tanto per dire, finiscono i soldi dei nostri sms che vorremmo destinati ai terremotati. E ci bazzicano persone, sempre a leggere l’articolo di Gatti, che giocano spesso su due tavoli, quello dell’amministratore statale che assegna i fondi e al tempo stesso quello dell’impresa privata che li riceve. Un film già visto d’altra parte, come la storia della Rocksoil del ministro Lunardi in un'altra legislatura. Sempre targata Berlusconi, naturalmente.

Così in Abruzzo la gente non vuole le new towns, soprattutto perché il pesce puzza dalla testa. E anche perché non si fidano di un premier che ha già più volte dimostrato scarsa sensibilità per l’ambiente e i monumenti. Uno che in Sardegna, per realizzare uno spot efficace per l’amico texano, non ha esitato a distruggere ettari di meravigliosa macchia mediterranea per ricreare un angolo di deserto texano, con tanto di migliaia di cactus trapiantati. No, grazie presidente. Si tenga Milano2 e Milano3, si tenga i laghetti artificiali e i cigni, e si tenga anche i cactus. In Abruzzo preferiamo ricostruire la città vecchia, ma per bene.

Stefano Olivieri
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POLITICA
3 aprile 2009
MISTER OBAAAAAAAAAAAAAAAAMA ! ( di Stefano Olivieri)
 
Così ora gli piace anche se abbronzato. E quanto gli piace ! Un corteggiamento così asfissiante che Barack avrebbe potuto intentargli tranquillamente causa per stalking se soltanto il g20 si fosse tenuto nel nostro paese. Ma il premier Usa è comunque avvertito, a Luglio alla Maddalena non potrà sottrarsi ad abbracci, pacche sulle spalle, tastatine, guanciaguancia e chissà quali altre “carinerie”. Silvio ha già allertato i suoi fotografi, vuole un album completo di lui accanto al pennellone nero in tutte le pose, ci mancherebbe. Non è andato in America per festeggiarlo quando è stato eletto per non rubargli la scena, ma ora è tutto diverso, ora Obama è presidente anche lui e fra presidenti, si sa, ci si da del tu e ci si abbraccia spesso e volentieri, anche quando si è di idee distanti.

E' la vita. Sembrano passati millenni dall’idillio con il cowboy texano caduto rapidamente nell’oblio del nostro premier, ora è Obama il trend da inseguire, da accalappiare, da circuire spasmodicamente. Ogni mezzo è lecito per poter lanciare servizi su Libero dal titolo “Io e Barack”, e dunque tutti al lavoro, Saccà ripassi in fretta l’elenco delle signorine che stavolta altro che maggioranza al senato, qui si scrive la storia futura dell’umanità intera e sotto deve esserci anche la firma del cavaliere.

Pazienza per le gaffe, per quei decibel in più che hanno infastidito la regina Elisabetta dopo la foto di gruppo a Londra. Tanto ormai lo sanno tutti al mondo che Silvio è fatto così, verace come una vongola e smanioso come una partoriente quando stravede per qualcuno. Non ci si può far nulla, manco Bonaiuti e Capezzone in coro riuscirebbero a giustificare il suo comportamento strabordante, eppoi in fondo all’Italia che lo vota va bene così, che si lasci pure andare il premier del paese dei furbetti e dei mazzettari, alle volte una strizzata d’occhio fatta al momento giusto vale più di una firma ad un protocollo d’intesa. Quindi Obama forever alla grande, che non si pensi mai che l’Italia non ama l’America. E se qualcuno poi fa domande più precise, e chiede per esempio perché anche da noi non mettiamo in gabbia truffatori e corruttori come sta facendo Obama, si può sempre rispondere che si tratta della solita mistificazione della sinistra.

Stefano Olivieri
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